Febbraio 7th, 2017 Riccardo Fucile
I GRILLINI SI VANTANO DELL’ORDINARIA AMMINISTRAZIONE NELLA CAPITALE, ECCO INVECE LA VERITA’
Il sintomo della disperazione con cui la comunicazione del MoVimento 5 Stelle sta difendendo Virginia Raggi è perfettamente dimostrato dal post sui «43 successi di Virginia Raggi e del MoVimento 5 Stelle per Roma» pubblicato ieri sul blog di Beppe Grillo.
Quel post, infatti, anche se è firmato Beppe Grillo, non è stato infatti scritto dalla comunicazione nazionale, dall’ufficio stampa del Comune o da uno degli interessati, ma da Maurizio De Simone, attivista del M5S che l’ha pubblicato domenica pomeriggio.
Da lì è finito sulla pagina Facebook di Daniele Frongia e poi è approvato da Beppe che se l’è attribuito.
Non solo: vista la protervia con cui, mentre Virginia Raggi ammette che la sua amministrazione finora è stata un insuccesso, i grillini tendono a mistificare la realtà dei fatti per attribuirsi meriti che non hanno, tanto vale sottoporre a fact checking il fantasioso rapporto con la realtà che ormai ha obnubilato le menti dei difensori d’ufficio della Giunta, già testimoniato dalla sentenza della Corte dei Conti su Carla Raineri, spacciata come una vittoria della Raggi mentre dava torto marcio alle tesi della sindaca e dava ragione a chi aveva parlato della giunta come di un “centro di malaffare”.
Repubblica, in un articolo a firma di Cecilia Gentile e Giovanna Vitale, sottopone a fact checking alcuni punti, tra cui il primo: «Stanziati 430 milioni di euro per il trasporto pubblico locale».
Di più: al quarto punto Grillo pubblica «l’individuazione di fondi per 10 milioni di euro che verranno distribuiti ai municipi per interventi su strade e viabilità ».
Il quotidiano in primo luogo segnala che Linda Meleo, assessora ai trasporti, e Giuseppe Noia, responsabile comunicazione di ATAC a cui sono stati chiesti lumi sul punto non hanno voluto rispondere alle domande dei giornalisti.
Poi spiega:
I 430 milioni sono il costo del contratto di servizio Atac, siglato il 10 settembre 2015. Nulla di nuovo. «Ora possiamo avere una pianificazione pluriennale con stanziamenti certi, grazie al nuovo contratto fino al 2019, che per il 2016 prevede un corrispettivo di 480 milioni, 430 certi, gli altri 50 se raggiungeremo gli obiettivi, e grazie alla ricapitalizzazione decisa dal Campidoglio», diceva il 31 marzo 2016, epoca Tronca, Maria Grazia Russo, responsabile Corporate di Atac.
I 10 milioni per le buche ci sono, ma riguardano il piano di manutenzione straordinaria che parte a giugno.
Nella propaganda grillina compare poi il vanto sulla Tariffa dei rifiuti: «Abbassata la tariffa sui rifiuti con un risparmio in bolletta per i romani compreso tra l’1,5% e il 2%».
Ora, i romani sanno che la loro tariffa e la più alta d’Italia e immaginiamo le scene di giubilo per lo sconto dell’1,5% che ha regalato la giunta, già immaginando di impegnare quei soldi per una vacanza alle Seychelles oppure per comprare i dvd degli spettacoli di Beppe Grillo.
Ma il bello è che anche questo non è merito della giunta Raggi:
La Tari, la tariffa sui rifiuti, è stata pianificata nel 2015 con l’approvazione in assemblea capitolina dell’affidamento del servizio ad Ama per 15 anni.
Nel primo triennio è prevista una riduzione dell’1,5% all’anno, già applicata nel 2016, ora da applicare nel 2017 e 2018.
Il piano industriale approvato in epoca Marino, con Daniele Fortini presidente di Ama, prevedeva un’ulteriore riduzione con la costruzione di nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti, progetto ora bocciato dall’amministrazione Raggi.
Grillo poi si vanta per il piano freddo che, spiega sempre Repubblica, in realtà , come hanno denunciato la comunità di sant’Egidio e la Caritas, è entrato in vigore con grande ritardo, quando la capitale era già nella morsa del gelo.
A fronte di 3.000 senza tetto stimati dalla comunità di sant’Egidio sono stati messi a disposizione dal Comune soltanto 552 posti.
Il freddo ha fatto tre vittime: Amantina, 51 anni di Santo Domingo, morta la notte del 15 gennaio a piazza Mancini, una donna italiana di 53 anni in una roulotte a Tormarancia appena tre giorni prima, un uomo polacco di 58 anni al Trullo poco prima di Natale. Quando alla Raggi chiesero qualcosa della questione, la sindaca disse che il governo doveva fare il reddito di cittadinanza.
Anche Alessandro Onorato si è dedicato a smontare la propaganda grillina dei 43 successi e ci ricorda tante “curiosità ”, come il vanto per i rifiuti ingombranti quando il bando era stato rinviato da loro (ricordate il complotto dei frigoriferi?) o per la chiusura dei CAT: procedura iniziata da Marino e con un buono che non può essere usato da chi non ha le credenziali per un nuovo affitto.
C’è anche il vanto per le denunce su Monte Stallonara: gli abitanti non sono tanto d’accordo con i grillini sul tema.
Ci sono poi i tagli agli incarichi esterni. Ovvero che «i contratti ex art.90 del Tuel stipulati per i collaboratori di staff della sindaca e di tutti gli assessori producono una spesa per le casse di Roma Capitale pari a 3 milioni 114mila euro», mentre «dal 2012 al 2015 le precedenti amministrazioni hanno stipulato 124 contratti ex art.110 ed ex art.90, costati 29 milioni 606 mila euro, con una media di 7,4 milioni all’anno». Anche qui Repubblica spiega:
Il confronto proposto non è effettuato su dati omogenei. Numericamente, gli incarichi esterni distribuiti nei primi sette mesi di giunta Raggi – 77 contratti disciplinati in 48 delibere – vengono infatti comparati con un dato complessivo (124 contratti) lungo tre anni (2012-2015) e relativo a due giunte diverse, quella di Alemanno e quella di Marino.
Una “furbizia” che vizia anche il calcolo sui costi, che premierebbe i 5S: il paragone viene fatto su una media annuale, ma nessuno a oggi è in grado di dire se, nei prossimi mesi e anni, Raggi spenderà in media più o meno dei predecessori.
E il resto?
Grillo & Company si vantano dei controlli contro l’abusivismo, poliziottescamente effettuati con tanto di videocamera al seguito dall’assessore al commercio Adriano Meloni. Ma si tratta di controlli di routine: l’unica cosa cambiata è che adesso ci si vanta della sceneggiata e la si pubblica su Facebook.
C’è poi la solita vanteria sul bilancio “approvato in anticipo”: la scadenza vera era il 31 dicembre, ed è stata mancata per la bocciatura dell’OREF.
Proprio Palazzo Chigi ha poi concesso una proroga a tutti gli enti locali dal 31 dicembre al 31 marzo. Ma soprattutto: ad approvare il bilancio in ritardo è stata la giunta Alemanno.
In quella di Marino, in quella di Veltroni e in quella di Rutelli si sono rispettati i termini di legge dell’epoca. E ancora, ricorda il Messaggero:
Nell’elenco delle «cose fatte da Virginia» si citano due volte i 25 milioni di euro del Giubileo salvati.
Ribaltando l’affermazione: la notizia è che il Comune è riuscito a spendere i soldi stanziati dal Governo per l’Anno Santo straordinario. Normale amministrazione, appunto.
Ancora più controverso il passaggio sui salari accessori dei 23 mila dipendenti capitolini. Secondo Grillo «bloccati da oltre sei anni dalle precedenti amministrazioni», in realtà la giunta Raggi ha saldato, seppur senza il via libera del ministero dell’Economia, circa 30 milioni di arretrati dei premi a pioggia (non in base al merito) che si riferiscono però agli ultimi mesi del 2015.
Tutti da verificare invece i piani, che Grillo rilancia,contro tutte le forme di abusivismo commerciale che assediano Roma, così come fanno sorridere «le 400 buche riparate» (praticamente una ventina per municipio di Roma, ciascuno grande in termini di estensione come una cittadina di provincia) e una serie di iniziative “normali” tipo la pulizia delle caditoie e delle foglie.
Insomma, ci si vanta di interventi già in programma, ordinaria amministrazione, conti fantasiosi e piccolezze: un po’ come la famiglia riunita attorno al neonato che va in estasi quando ha fatto il ruttino. «Oh che bravo a papà e mamma!», gli dicono.
E intanto Roma brucia.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 7th, 2017 Riccardo Fucile
LUCIANO FONTANA: “ANATEMI E LISTE DI PROSCRIZIONE NON FERMERANNO IL NOSTRO DOVERE DI INFORMARE”
“Non si può chiedere a un giornale di chiudere gli occhi davanti ai fatti”. 
Il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana affida a un editoriale la difesa del quotidiano agli affondi, ripetute nelle ultime settimane, arrivate dal blog di Beppe Grillo e dai rappresentati del Movimento 5 Stelle.
È su Roma e sulle vicende tormentate della sindaca Virginia Raggi che si concentra la difesa di Fontana.
«Confezionatori seriali di menzogne», «campagna di fango contro la Raggi». Sono mesi che il blog di Beppe Grillo ed esponenti, più o meno di rilievo, del Movimento Cinque Stelle usano queste, e altre, frasi fatte per reagire alla tempesta politica e giudiziaria che investe la nuova amministrazione della Capitale.
Un disco rotto, un refrain che l’Italia conosce bene: l’abbiamo ascoltato da tanti partiti, almeno dal 1992 in poi.
La migliore risposta che un giornale come il Corriere può dare è continuare a fare bene il proprio mestiere. Ovvero: informare con scrupolo e obiettività i lettori, senza pregiudizi e senza distinguere tra presunti amici e nemici.
Fontana definisce “anatemi” quelli che ogni giorno arrivano dai 5 stelle, autori di “liste di proscrizione dei mezzi d’informazione”.
E nell’editoriale ricostruisce la falsa partenza di Raggi al Campidoglio, con la giunta che tarda ad arrivare, le nomine sbagliate (quella di Marra le ha procurato i maggiori problemi), i conflitti interni tra correnti. Fino al Polizza-gate, per cui – specifica – non c’è rilievo penale.
Deciderà il giudice ma alcune domande sulla stranezza della cosa sono o no legittime? Oppure è vietato porsele, insieme a milioni di cittadini, come vorrebbero i grillini e qualche giornale amico?
Non ci addentriamo, perchè sarebbe troppo lungo, nelle guerre interne ai Cinque Stelle romani con i sospetti di un’azione di screditamento di Marcello De Vito, rivale della Raggi nella corsa alla candidatura del Movimento per il Campidoglio.
“Su Roma non chiuderemo gli occhi”, conclude Fontana.
Ma non si può chiedere a un giornale di chiudere gli occhi davanti ai fatti.
È stato così, per il Corriere e i suoi giornalisti, quando alla guida di Roma c’erano altri partiti. È stato così in tutte le indagini e le vicende politiche nazionali. Senza doppi pesi e misure e casacche di schieramento da tutelare. Virginia Raggi, la sua giunta, i suoi sostenitori hanno fatto tutto da soli, compreso immergersi in un po’ di fango. Per inesperienza, libera scelta o motivi a noi sconosciuti. Aspettiamo le prossime puntate per capire.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 7th, 2017 Riccardo Fucile
“A ROMA L’IMMOBILISMO DELLA GIUNTA GRILLINA STA PESANDO”
“Brexit, Trump, la vittoria di Hamon in Francia non sono altro che reazioni alla crisi e alla mancanza di risposte politiche. L’elettorato premia chi riporta il cittadino al centro della scena o tenta di farlo. Così in Italia, dove però il “trumpismo” non è destra, è una roba molto più diagonale che coinvolge anche i Cinque stelle”.
È l’analisi di Alessandra Ghisleri, sondaggista, a capo di Euromedia Research.
D’accordo, anche Grillo dentro. Ma sono due fenomeni sovrapponibili?
“Non direi, per un semplice motivo. Mentre il decisionismo esasperato ha portato Trump ad anticipare nei primi dieci giorni i provvedimenti dei classici cento, il M5S ha un grosso problema proprio sul piano delle decisioni, delle risposte: a Roma l’immobilismo sta pesando”.
Perdono consensi?
“Si stanno logorando molto lentamente, ma con costanza, settimana dopo settimana. Proprio perchè la gente percepisce una scarsa capacità di risposta ai bisogni”.
Chi se ne avvantaggia?
“Nessuno al momento”.
Chi sono i trumpisti?
“In linea teorica il partito che più incarnerebbe i principi del liberalismo sarebbe Forza Italia. Ma in Berlusconi non c’è Trump, lui semmai è stato il precursore nel 1994. Oggi esprime il presidente Ppe del Parlamento europeo, figuriamoci”.
Salvini e Meloni, sommati, sono già maggioranza nel centrodestra.
“Ma non esauriscono il trumpismo e non sempre le sommatorie funzionano”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 7th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO MARRA E VIRGINIA, ANCHE IL TERZO “RAGGIO MAGICO” VIENE OSCURATO, SI SALVA SOLO FRONGIA (PER ORA)
Nuovo colpo al Raggio Magico. 
Sul registro degli indagati ci finisce anche Salvatore Romeo, ex capo della segreteria politica della sindaca di Roma.
Mr Polizza verrà sentito domani dai pm che lo accusano di abuso d’ufficio. La vicenda è quella delle nomine.
Nell’invito a comparire, la procura non precisa per quale delle promozioni Romeo è accusato di avere violato la legge. Potrebbe essere la sua: il fedelissimo della sindaca passò da un ruolo di semplice funzionario al dipartimento Partecipate (con stipendio da 39 mila euro l’anno) a uno da dirigente a 110 mila (poi abbassati a 93mila dopo la censura dell’Autorità Anticorruzione).
Ma potrebbe anche essere quella di Renato Marra, vigile urbano e fratello dell’ex capo del Personale Raffaele, suo grande amico e anche lui molto legato alla sindaca grillina.
Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Francesco Dall’Olio hanno volutamente omesso la contestazione specifica: Romeo scoprirà solo domani di che cosa è accusato.
Solo domani saprà anche chi avrebbe commesso questo reato con lui: i magistrati gli contestano anche il concorso, ma senza precisare con chi. Sicuramente, tra i ‘correi’ c’è Virginia Raggi.
Possibile che i magistrati gli chiedano anche delle polizze stipulate in favore dell’avvocata grillina. Anche se per l’accusa non hanno rilievo penale, probabilmente i pubblici ministeri vorranno capire il perchè di quella scelta.
Grillo sostiene la sindaca in ogni modo, ma il Raggio Magico finisce nei guai quasi al completo (manca solo l’ex vicesindaco Daniele Frongia).
Tre dei ‘quattro amici al bar’ sono indagati. Il loro, questo si sa, era un gruppetto molto unito. È stato Romeo, intervistato ieri da Agorà (Raitre), a spiegare il contenuto della chat pubblicate domenica da Repubblica in cui lui e Marra, anche prima delle elezioni, organizzano strategie e spartiscono incarichi. “Sicuramente – ha detto Romeo – ci stavamo preparando per cercare di governare la città laddove si fosse vinto, evidentemente, proprio perchè ci conoscevamo”. E però: “Non era un progetto mio, di Virginia Raggi e di Raffaele Marra. Era della squadra, che è molto più ampia, capitanata da Virginia e dal Movimento”.
Un’altra tegola per l’inquilina del Campidoglio perchè Romeo, ormai scaricato, con lei aveva un rapporto speciale, al punto da intestarle due polizze vita. Di segreti il suo ex fedelissimo potrebbe custodirne parecchi.
Esattamente come Marra, il cui interrogatorio è stato rinviato alla prossima settimana (anche se potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere).
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
“IN TRIBUNALE POTREMO COSI’ AVERE QUELLE INFORMAZIONI CHE IL M5S DOVREBBE DARE, INVECE DI NASCONDERE”
Il vice presidente della Camera alla trasmissione “L’Aria che tira” condotta da Myrta Merlino (La7) annuncia che il Movimento querelerà il nostro inviato Emiliano Fittipaldi dopo avere svelato per primo il caso delle polizze sottoscritte dall’ex capo della segreteria della sindaca di Roma Virginia Raggi.
La risposta del direttore dell’Espresso: «Non vediamo l’ora che arrivi la querela. I nuovi regolamenti dei 5 Stelle vietano agli iscritti di parlare, ma se proprio Di Maio ci vuole in Procura, lì potremo avere quelle informazioni che il Movimento dovrebbe dare anzichè nascondere, non foss’altro che per quella trasparenza che loro stessi invocano»
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
QUANDO GRILLO SCRIVEVA: “LA QUERELA SERVE AL POTERE, E’ UN’ARMA DA RICCHI, USATA PER INTIMIDIRE E TAPPARE LA BOCCA. DI SOLITO SI QUERELA LA VERITA’, MAI LA MENZOGNA”… COME SI CAMBIA, FREQUENTANDO LE STANZE DEL POTERE
Oggi il candidato premier dei Cinque Stelle Luigi Di Maio minaccia di presentare querela contro di
me. Mi accusa di “disonestà intellettuale” per lo scoop sulle polizze vita di Romeo, la cui beneficiaria era Virginia Raggi.
Dice che, oltre a dare la notizia, ho ipotizzato «voto di scambio». Vero. Ma non io. I magistrati.
Ho scritto, giovedì sera sull’Espresso, che «secondo ipotesi di scuola che circolano tra chi è vicino al dossier, ma che restano ancora tutta da verificare, gli investimenti in polizze potrebbero nascondere tentativi di infiltrare e condizionare le “comunarie” organizzate dal Movimento Cinque Stelle che individuarono il candidato sindaco di Roma».
E all’Aria che tira ho ribadito che quelle ipotesi investigative, su tutti i giornali il giorno dopo, ipotizzavano anche investimenti in conto terzi e voto di scambio.
Sospetti poi caduti 12 ore dopo la pubblicazione del mio pezzo, dopo che i pm romani hanno appunto verificato (analizzando i flussi sui conti di Romeo) che le ipotesi erano appunto infondate, o indimostrabili.
La storia della «polizza a sua insaputa» resta invece ancora un mistero glorioso e inspiegabile, che nemmeno di Maio riesce a chiarire.
Di Maio, per raccontare il clima nel quale lavorano i giornalisti d’inchiesta in questo paese, è solo l’ultimo arrivato.
Solo negli ultimi tre mesi sono stato minacciato di querela dall’amico di Renzi Marco Carrai («Fittipaldi fa contro di me una campagna subdola e denigratoria», novembre 2015).
Dal cardinale George Pell, che ha in passato chiuso gli occhi davanti ad abusi sessuali ed è stato pure promosso in Vaticano, e dall’ex vescovo di Messina («il libro di Fittipaldi? Opera del demonio. Querelo» gennaio 2016).
Passando per Raffaele Marra («Scarpellini e la casa Enasarco? Il livore di Fittipaldi gli impedisce un doveroso e sereno approfondimento dei fatti», così poco approfonditi che è stato arrestato 15 giorni dopo sulla base dei miei articoli, ottobre 2015, mentre Raggi, Di Maio mentre denunciavo le collusioni se lo tenevano stretto al loro fianco e al fratello Catello («i miei business a Malta? Da Fittipaldi ora voglio 100 mila euro, dicembre 2015), concludendo con Romeo («querelo “L’Espresso e Fittipaldi») e Di Maio.
Che è in compagnia anche del cardinale Tarcisio Bertone, Nicola Cosentino, Renata Polverini, Stefania Prestigiacomo e altri 200 galantuomini di cui è inutile elencare nomi.
Finora le cause le ho vinte tutte. Civili e penali.
L’Italia è al 77esimo posto della libertà di stampa non solo per giornalisti spesso proni al potere (confermo la pratica), ma anche per la barbara moda delle querele temerarie. I giornalisti hanno un ruolo delicatissimo, mettono in vetrina la vita e il destino (anche politico) delle persone, possono distruggere reputazioni, ed è giusto che chi sbaglia, paghi.
Ma le querele usate dal potere per chiudere la bocca a chi indaga sono aggressioni intollerabili. Che rischiano alla fine di sfiancare anche il più tenace dei cronisti.
Per chiudere, indovinate chi scriveva queste parole nel 2009?
«La querela serve al potere. La querela è un’arma da ricchi. Usata per intimidire. Per tappare la bocca. Per togliere i mezzi economici all’avversario. Spesso con la ricerca del pelo nell’uovo, come ad esempio un mancato virgolettato in una frase. La querela può essere penale o civile. Se va bene si infanga l’avversario e si porta a casa un piccolo tesoretto. Magari con la cessione del quinto dello stipendio di un povero diavolo…Di solito si querela la verità , mai la menzogna. Di solito chi querela sono i politici e i rappresentanti delle cosiddette istituzioni, mai i cittadini. Di solito la querela viene usata in mancanza di altre argomentazioni per finire sui giornali di regime e fare la figura dell’innocente. Schifani che non può essere processato ha querelato Travaglio, Ghedini minaccia di querela chiunque dia del puttaniere al suo cliente (in pratica mezzo mondo), Cicchitto querela l’Espresso…È il regime!».
Era Beppe Grillo.
Evidentemente dopo essere entrato nelle stanze del potere, lui e Di Maio hanno cambiato idea. Un vero peccato.
Emanuele Fittipaldi
(da “L’Espresso”)
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Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
FRONGIA: “MA LORO HANNO DIFFUSO UN DOSSIER CONTRO VIRGINIA”… L’ASILO GRILLINO
Altre discussioni, accuse, veleni. 
Il sito Affariitaliani.it pubblica oggi nuove screenshot delle chat segrete dei consiglieri romani del Movimento 5 stelle in cui.
Come riporta il sito:
“Protagonisti sono Daniele Frongia, allora consigliere comunale e oggi assessore allo Sport dopo essere stato vicesindaco; Paolo Ferrara, ex consigliere del Decimo Municipio e ora capogruppo in consiglio comunale; Monica Lozzi, presidente e all’epoca consigliera del Settimo Municipio; Danilo Barbuto, ex consigliere del Quarto Municipio”.
Nella chat che sarebbe stata creata da Frongia erano presenti vari consiglieri “tranne Marcello De Vito e Tiziano Azzara, ex consigliere del Primo Municipio”.
Secondo Affaritaliani:
“Daniele Frongia pubblica nella chat un messaggio di De Vito (forse proveniente da uno scambio privato con lui o da un’altra chat di gruppo), in cui “il condannato in contumacia” lamenta — in toni piuttosto tragici — lui “che non ha mai rubato niente in vita sua”, di essere stato “accusato di abuso d’ufficio con tanto di parere legale” davanti a cinque parlamentari, due membri del direttorio e uno di un imprecisato “coso”, che ipotizziamo si tratti del comitato d’appello”
Il riferimento è a una riunione “pretesa da Frongia, in cui quest’ultimo, Virginia Raggi e l’altro consigliere Enrico Stefà no accusarono De Vito di abuso d’ufficio davanti a tutti i parlamentari romani tranne uno, ovvero Roberta Lombardi, Alessandro Di Battista, Carla Ruocco (questi ultimi due ex membri del Direttorio), Paola Taverna, Stefano Vignaroli e Massimo Enrico Baroni, e in presenza di Rocco Casalino (responsabile comunicazione Senato), Ilaria Loquenzi (responsabile comunicazione Camera) e Augusto Rubei, blogger del Fatto Quotidiano e consulente alla comunicazione pentastellata alla Camera”
Nella chat vengono poi sottolineati alcuni passaggi in cui Frongia continua ad accusare l’assente De Vito colpevole, secondo Frongia, di diffondere dossier sulla Raggi. Tutte accuse smentite da De Vito.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
LA CLAUSOLA PER IL FRATELLO: CURRICULUM NON VINCOLANTI
C’è un documento firmato da Raffaele Marra che mostra come ogni decisione sulla nuova organizzazione del Campidoglio fosse presa in pieno accordo con Virginia Raggi. Compresi gli stipendi dei funzionari promossi.
È la circolare datata 19 ottobre 2016 che fissa i criteri per le nomine dei dirigenti e spiana la strada alla designazione di Renato Marra come responsabile per il Turismo. Perchè esclude che si debba fare una selezione sui curriculum di chi aspirava a quel posto.
È uno dei punti su cui si gioca il duello tra Marra e la sindaca nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo che li vede entrambi indagati per abuso d’ufficio per aver scelto il fratello di lui nonostante il conflitto di interesse e nonostante il regolamento di Roma Capitale imponesse proprio di valutare il profilo di tutti i candidati.
Raggi deve rispondere anche di falso per aver dichiarato all’anticorruzione di aver agito da sola mentre i messaggi via chat e i documenti acquisiti – questo in particolare – dimostrano come abbia condiviso ogni passaggio della procedura.
L’interpello
Raffaele Marra ha sempre avuto un ruolo chiave nella gestione delle pratiche del Comune di Roma, tanto che quando i leader del Movimento hanno chiesto a Raggi di revocargli l’incarico di vicecapo di gabinetto, lei lo ha nominato capo del Personale.
È proprio in quella veste che a metà ottobre pianifica «il conferimento degli incarichi dirigenziali e subapicali nell’ambito della macrostruttura capitolina».
Nel documento cita esplicitamente l’articolo 38 del regolamento comunale «circa la necessità della previa attivazione di procedure di interpello da svolgersi in maniera trasparente motivata ai fini del conferimento dei nuovi incarichi» e chiede che tutti i candidati spediscano domande e curriculum entro una settimana al suo ufficio
Sono due i passaggi chiave che riguardano il fratello Renato, all’epoca vicecapo della polizia municipale.
Incarico e soldi
Il primo riguarda i requisiti. Scrive infatti Marra nella circolare: «Il conferimento degli incarichi dirigenziali può essere attribuito senza esclusività anche ai dirigenti dell’Avvocatura capitolina e del corpo di polizia locale di Roma capitale» e così lo include nella lista degli aspiranti.
E poi sottolinea: «Le fasce retributive di posizione sono indicate nell’allegato alla presente nota». Con il passaggio al Turismo Renato Marra aveva ottenuto un aumento di 20 mila euro. In una conversazione via chat Raggi si lamenta con Marra «perchè così mi metti in imbarazzo».
Adesso si scopre invece che era stata informata e aveva ricevuto il documento dove venivano specificati i nuovi stipendi.
Il profilo
Scrive infatti Marra nella circolare: «La scrivente direzione trasmetterà la documentazione ricevuta alla sindaca, la quale ad esito dell’esame della stessa e delle informazioni in possesso degli uffici, procederà ai sensi dell’articolo 38 del regolamento al conferimento degli incarichi, tenendo presenti, ove possibile, le candidature ai fini dell’individuazione dei profili di competenze ed esperienze che evidenzino la concreta idoneità a esercitare le funzioni connesse all’incarico da ricoprire»
Subito dopo inserisce però la clausola che rende suo fratello unico candidato perchè chiarisce che l’esame dei curriculum non sarà vincolante: «Il presente interpello ha natura esplorativa e non comparativa». Tutte le pratiche vengono inviate a Raggi. Venti giorni dopo Renato Marra ottiene la nomina.
Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera”)
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Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
“CHIEDI AL MILITARE DI INDAGARE SULLA MURARO”… “HO COMPLETATO IL LAVORO CHIESTO DA VIRGINIA”
«Ho buttato giù le possibili assunzioni negli uffici di diretta collaborazione indicando gli importi».
Questo messaggio lo ha indirizzato lo scorso giugno a notte fonda Raffaele Marra, di lì a poco vicecapo di gabinetto di Virginia Raggi, a Salvatore Romeo, che con i buoni uffici del suo amico sarà presto nominato capo della segreteria della sindaca.
Già allora i due sono in piena sintonia. Perseguono obiettivi loro, non necessariamente condivisi con la Raggi: «Sto lavorando alla Macrostruttura ho trovato come superare l’Assessorato alle risorse umane», annuncia Marra all’amico Romeo.
Un’operazione su cui successivamente aggiunge: «Virginia mi ha dato un’idea diversa sulla Macrostruttura e io sto provando ad andarle incontro, ma è difficile».
I messaggi che Marra e Romeo si scambiano perfino alle due di notte, segno di un’assoluta confidenza, rivelano un dato sconcertante: dei «quattro amici al bar», per chiamarlo come si erano nominati essi stessi sulla famosa chat di WhatsApp, almeno due (Marra e Romeo) giocavano un’altra partita, la loro.
E quando Raffaele Marra, detenuto dal 16 dicembre per un’altra inchiesta che lo chiama a rispondere del reato di corruzione, sarà interrogato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Francesco Dall’Olio, molte domande prenderanno probabilmente spunto proprio dall’esistenza evidente di due diversi livelli nel «raggio magico».
Con i due funzionari in qualche modo al comando del gruppo e sindaco e vice sindaco (Daniele Frongia che ha poi rinunciato all’incarico) in un ruolo gregario.
E pensare che a febbraio, quando Salvatore Romeo spinge a più non posso perchè la Raggi prevalga nelle comunarie, entrambi trasudano ammirazione, una forma d’amore, proprio per la futura sindaca. Romeo, che da poco ha intestato all’avvocatessa la polizza assicurativa (che sostiene non sia un finanziamento politico e per la quale sarà forse sentito dai magistrati), scrive gongolante a Marra: «Il candidato sindaco per il Movimento è Virginia Raggi. E adesso inizia il bello».
E l’altro gli risponde con lo stesso tono: «Fai un grosso in bocca al lupo a Virginia. L’ho appreso al telegiornale».
Ma dopo il ballottaggio che incoronerà la loro beniamina cominciano presto a emergere diversità di opinioni con la sindaca, che ai loro occhi è un po’ troppo indecisa e garantista verso i quadri ereditati dall’amministrazione Marino.
Scrive Marra a Romeo: «Il Dipartimento servizi scolastici e educativi è compromesso. Tu penserai che la Turchi è stata fatta fuori? Invece no. Complimenti».
I due non sembrano nemmeno apprezzare la strenua difesa dell’assessore Paola Muraro messa in campo dalla sindaca. Romeo, infatti, si rivolge a Raffaele Marra che è un ex ufficiale Gdf con una richiesta precisa:«Chiedi al tuo amico della Finanza di indagare sulla Muraro».
L’intento dei due è chiaro: conservare la loro influenza sulla sindaca e dunque sulla gestione del Campidoglio.
Le cose però andranno diversamente e entrambi lasceranno prima di Natale i prestigiosi incarichi, mentre la Raggi riuscirà a resistere. Finora.
Perchè incombe il caso della promozione del fratello maggiore di Marra, l’ex ufficiale dei vigili urbani Renato: la difesa della Raggi ritiene che fosse da seguire il comma 2 e non l’8 del regolamento comunale, e cioè che non fosse necessaria la comparazione dei curricula, ma i giudici non sembrano convinti.
E soprattutto resta agli atti, pesante come un macigno, quella dichiarazione all’anticorruzione capitolina in cui la Raggi rivendica piena autonomia nella decisione e che le è costata l’iscrizione tra gli indagati per falso in atto pubblico.
Edoardo Izzo
(da “La Stampa”)
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