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MI CHIAMANO MIMÃŒ, MA IL MIO NOME È VIRGINIA: E DAVANTI AI GIUDICI LA RAGGI E’ SVENUTA ALLA VISTA DELLE POLIZZE

Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile

I RETROSCENA DELLL’INTERROGATORIO DELLA SINDACA…ANCHE ROMEO FINISCE AL PRONTO SOCCORSO PER TROPPO STRESS… “IL FATTO” PARLA DEGLI AMORI EXTRACONIUGALI   DI VIRGINIA, SALITI A TRE

Durante l’interrogatorio, alla vista delle due polizze a vita stipulate da Romeo e a lei intestate, Virginia Raggi avrebbe avuto un mancamento.
A riportare il particolare è Il Fatto Quotidiano che racconta le 8 ore passate dal sindaco della Capitale nella caserma dello Sco, il servizio speciale della polizia.
Ecco, il mancamento è giunto quando i magistrati le hanno infilato sotto gli occhi il prestampato. Assicurazione sulla vita. Causale: motivi affettivi, Sottoscrittore: Salvatore Romeo. beneficiaria: Virginia Raggi. Io? Proprio io?
La donna -esile già  di suo -si è afflosciata sulla sedia, ridotta a un gomitolo. Ha perso i sensi.
Una lunga notte quella della sindaca pentastellata, ritrovatasi (a sua insaputa) in un vortice. In conseguenza all’episodio di Virginia, sempre stando a quanto riferisce il giornale di Marco Travaglio, lo stesso Romeo sarebbe finito in pronto soccorso per stanchezza da stress.
Virginia a terra, al di fuori di ogni metafora e i suoi legali furiosi a contattare Romeo: “Che cazzo hai fatto?”. Le parole sono pietre e Salvatore […] ha sentito quelle parole, divenute pietre, conficcarsi in petto. Svenuta lei, al pronto soccorso anche lui.
Non si sa in quale ospedale abbia chiesto asilo e soccorso.
l Fatto Quotidiano, poi, si spinge ad ipotizzare anche una relazione sentimentale tra la Raggi e Romeo che porterebbe le relazione extraconiugali della sindaca a tre.
Gli amori illegittimi di Virginia. secondo gli avvistamenti virtuali o le suggestioni o soltanto le presunzioni di noi giornalisti alle prese col Campidoglio grillino, sono saliti a tre. prima Daniele Frongia, vicensindaco e compagno di cordata interna. Poi Raffaele marra, il Richelieu de noantri finito ingabbiato, e infine Romeo.

(da “Huffingtonpost”)

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NESSUNO SALVA IL SOLDATO RAGGI

Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile

TRAVAGLIO: “MASCALZONI O COGLIONI”… FERRARA: “STORIA DI NULLA”… FELTRI: “VADA A NASCONDERSI”

Nessuno salva il soldato Raggi. Gli editoriali sui principali quotidiani nazionali non lasciano scampo alle vicende del Campidoglio che travolgono la sindaca M5S – il caso Marra prima, il caso Romeo poi – e demoliscono Virginia Raggi per l’incapacità  dimostrata nei primi 9 mesi di amministrazione.
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Mascalzoni o coglioni”
“Per un attimo, l’altroieri, abbiamo segretamente sperato che nelle 7 ore e più di interrogatorio i magistrati avessero finalmente incastrato Virginia Raggi in una grande storia di corruzione […] Una bella tangente camuffata da polizza vita, sia pure di soli 33.500 euro, era un’ottima scappatoia per farla finita con gli errori, i collaboratori infidi, i nemici interni, i direttorii, i commissari grillini, i linciaggi a mezzo stampa e tv basati su invenzioni e panzane varie, le accuse per tutto quel che accade sotto il Cupolone (dalla pioggia ai licenziamenti di Sky). E, diciamolo, anche una riabilitazione dall’offesa più sanguinosa: quella di non saper fare niente, neppure rubare. Che in tempi di beatificazione di San Bettino, è un peccato mortale. Poi purtroppo […] è giunta come fulmine a ciel serenola nota della Procura di Roma: nessuna nuova ipotesi di reato, nessuna rilevanza penale. […] Dopo 420 e passa minuti sotto il torchio dei pm, il minimo che ci si possa augurare è che questi le abbiano contestato tutto il contestabile e che ora le facciano sapere le loro conclusioni: o la arrestano, o la lasciano stare. […] Quindi peggio per Virginia: invece di tornarsene a casa, dovrà  restare in Campidoglio e provare a governare Roma. Che poi è la peggiore delle condanne. […] Restano in piedi tutte le questioni che anche ieri segnalavamo […] non si governa una macchina complicata, anzi impazzita come il Comune di Roma, senza la necessaria autorevolezza. […] Il M5S sbaglierebbe ad archiviare il caso Roma come fanno gli struzzi o come ha fatto Renzi dopo le sconfitte. […] Il caso Roma ha cause profonde che non dipendono solo dagli errori della sindaca, ma anche dal deficit di trasparenza, democrazia interna e chiarezza sul processo decisionale del Movimento. […] Il mondo che guarda a loro con interesse e simpatia, senza pregiudizi nè anatemi, sempre più spesso si domanda perchè mai noi siamo sempre condannati a scegliere fra mascalzoni e coglioni”.
Giuliano Ferrara sul Foglio: “Storia di un nulla: Virginia Raggi”
“Con quella bellezza stanca da festa ginnasiale e quegli occhi inespressivi, Virginia Raggi ha la ventura di essere una storia che non si sa raccontare, che non ha capo nè coda. È tutto così tremendamente banale. Nasce da una selezione posticcia, aperta ai cretini più che agli infiltrati, e a qualche molestatore di città  immerso nella ordinaria corruttela romana. […] Si afferma sindaca di un equivoco carrozzone municipale sulla scorta del connubio fra un vaffanculatore di provincia che ogni tanto viene a fare a Roma, in un albergo di passo o in un agriturismo alla vaccinara, un comico vertice a composizione variabile, col motociclista e o’ guappo, in associazione con una modesta ditta privata e commerciale di business milanese illegale, che procede per comunarie e penali nella rete degli scherzi e dei troll.
Tutto si mostra subito un brodo di colla acida e maleodorante. […] Il vero delitto, cosciente o a insaputa di lei e dei suoi ridicoli corifei, è la gran perdita di tempo inflitta alla città  e agli italiani” […] “In fondo siamo il paese della Commedia all’italiana. È desolante questa storia che non si tiene, non fa piangere e non fa ridere, di una fatina imbambolata, nutrita di ambizioni sbagliate da loschi ambienti movimentisti e cabarettari, circondata da una congrega di derelitti”.
Vittorio Feltri su Libero: “Cara Virginia, vatti a nascondere”
“Virginia Raggi ci fa tenerezza. È diventata sindaca per disperazione. Non la sua ma quella dei romani che avrebbero votato chiunque, quindi anche lei, pur di togliersi dal Campidoglio gli arruffoni che vi avevano stabilito fissa dimora per motivi alimentari. La povera ragazza, non avendo capito lo spirito che aveva indotto gli elettori a sceglierla, si è convinta di aver conquistato lo scranno per meriti personali, ignoti a tutti, forse anche a lei stessa. […] Coloro che ne hanno visto la faccetta pulita hanno provato simpatia per la candidata e l’hanno sommersa di suffragi. Ma sì, prendiamoci questa qui che almeno non sarà  una ladra nè una mafiosa. ed eccola sul trono municipale con l’aria smarrita e felice di una che abbia azzeccato la schedina del Superenalotto. I primi giorni furono di festa. […] Adesso anche i compagni di partito la considerano una iattura e vorrebbero togliersela dai piedi. Succede sempre così: chi sale troppo in fretta e brucia le tappe, velocemente ricade nella polvere. Nella polvere adesso Raggi annaspa. […] Non abbiamo vogla di impallinare per questa robetta suor Virginia, ma la preghiamo di andare a nascondersi. Una sindaca di questo genere non può essere al vertice della Capitale, le conviene tornare nell’ufficio legale a fare le fotocopie”.

(da “Huffingtonpost”)

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GRILLO E CASALEGGIO BLINDANO LA RAGGI, MA I MALUMORI SONO DESTINATI A RIEMERGERE

Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile

E SE L’INCHIESTA NON FOSSE FINITA QUA?… LA STORIA DI ROMEO E GIULIETTA E’ FINITA IN TRAGEDIA, VALE LA PENA RICORDARLO… NON E’ MATERIA DI GUITTI DA AVANSPETTACOLO O DI SENSALI DEL WEB

Beppe Grillo furioso. Non con Virginia Raggi bensì con chi, nel Movimento 5 Stelle, ha attaccato il sindaco di Roma per la polizza vita stipulata per “motivi affettivi”, nel gennaio 2016, in suo favore da Salvatore Romeo, divenuto ad agosto capo della segreteria con uno stipendio triplicato.
Insomma, ancora una volta, il leader pentastellato nel pomeriggio ha mandato un chiaro messaggio ai naviganti, che in sostanza è riassumibile così: “Guai a chi parla, nessuna dichiarazione contro Virginia. Sarà  lei e solo lei a parlare”.
Decide così di far andare il sindaco in tv e affida la preparazione della performance a Rocco Casalino, il punto di raccordo tra i vertici del Movimento e Roma. “Nel Movimento alcuni contro di me? Ci sono persone che ti amano e persone che ti amano meno, facciamocene una ragione e andiamo avanti”, dirà  ospite di ‘Bersaglio mobile’.
Il primo cittadino della Capitale viene quindi blindato ancora una volta da Grillo e Davide Casaleggio. Raggi va avanti.
“Ho la fiducia del Movimento, ho anche sentito Grillo”. Niente dimissioni, anche se “non posso dire di non averci pensato, in questi mesi”, ammette.
Dopo il diktat del leader, nessuno ha parlato ufficialmente nè tra i pragmatici nè tra gli ortodossi. Questi ultimi che, fino a poche ore prima delle indicazioni arrivate da Grillo, invocavano il giudizio della Rete, adesso sulla storia della polizza, sempre a taccuini chiusi, tendono a sminuire, come chiesto loro espressamente dal leader. Leader che non ha concesso, e per adesso non ha alcuna intenzione di farlo, il voto degli iscritti, anzi ha invitato tutti ad abbassare i toni e ad entrare nel merito della questione il meno possibile.
Alessandro Di Battista, per esempio, nel post scriptum su Facebook annota: “Questa sera Virginia Raggi risponderà  a tutte le domande”. Mentre Beppe Grillo condivide sul suo blog la nota in cui il sindaco dice che fino a ieri non era a conoscenza delle polizze assicurative.
Stessa linea difensiva utilizzata in tv. “A Romeo chiederò perchè non mi ha avvertito, non averlo saputo è stata una cosa spiacevole. E quando lo vedrò – dice Raggi – gli chiederò di cambiare il beneficiario della polizza perchè solo l’idea di questa polizza mi mette ansia”.
Poi racconta di aver conosciuto l’ex capo della segreteria nel 2013, “lui ci ha aiutato tantissimo quando eravamo consiglieri di opposizione. Nel tempo si è consolidato il rapporto con tutti e quattro del gruppo, si è consolidata un’amicizia, lui ci ha presentato Raffaele Marra, poi era mortificato per averlo fatto. Per quanto riguarda Marra era una persona molto competente, in qualche modo ci ha fatto capire come funzionava la macchina del Comune”.
Sta di fatto che dopo l’interrogatorio fiume di ieri sul caso Marra e le rivelazioni sulle polizze vita, oggi a Palazzo Senatorio è trascorsa un’altra giornata campale.
Nel bel mezzo arrivano anche le parole di Salvatore Romeo all’agenzia Ansa in cui si difende dicendo che le polizze “non hanno nulla a che vedere con il Movimento, nè tantomeno sono state aperte a favore di suoi esponenti in modo da favorire Virginia Raggi piuttosto che un altro candidato alle primarie per la scelta del Sindaco di Roma. Grave e non vera è la tesi secondo cui le somme con cui sono state aperte tali polizze non sarebbero state in realtà  mie ma di terzi, con ciò facendomi passare per un tesoriere occulto o un prestanome”.
Poco dopo Raggi aggiunge: “Credo che Romeo abbia commesso una grande leggerezza, voglio vederci la buona fede”.
Poi chiede: “Basta gossip, sono sindaca di una capitale che deve rinascere”. “Non ho ricevuto un solo euro” dalle polizze, dirà  poi, minacciando querele.
E Romeo: “voglio chiarire che non c’è stata e non c’è alcuna relazione fra me e Virginia Raggi”.
La procura fa sapere che le polizze per l’allora aspirante sindaca – una da 30 mila euro del gennaio 2016 e priva di scadenza, l’altra da 3.000 euro con scadenza 2019 – non hanno rilevanza penale “in quanto non emergerebbe un’utilità  corruttiva”.
Anche Romeo conferma di averle stipulate senza dirglielo: “Per una grande stima e amicizia nei suoi confronti”. Ma i pm vogliono comunque capire se ci fossero motivazioni diverse da quelle indicate dal titolare delle assicurazioni sulla vita.
Nel M5S i dubbi, seppur messi a tacere, rimangono tra i militanti e i consiglieri comunali che appaiono preoccupati e divisi.
Si aspettano sviluppi giudiziari, qualcuno tra i corridoi di Camera e Senato teme che non sia finita qui.
Intanto però toni bassi fino a nuovo ordine.

(da “Huffingtonpost”)

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IL PROF RAZZANTE DELL’ANTIRICICLAGGIO: “POLIZZE INTESTATE A PERSONE FITTIZIE SONO UNO SCHEMA TIPICO DEL RICICLAGGIO”

Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile

“PIU’ POLIZZE E CAMBI DI DESTINATARIO SONO TIPICHE IPOTESI DISSIMULATORIE SECONDO LA BANCA D’ITALIA”

Il professor Ranieri Razzante, presidente dell’Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio è intervenuto a Sky Tg 24 sul caso di Salvatore Romeo, delle polizze vita e del rischio riciclaggio per questo tipo di prodotti finanziari: «Il riciclaggio si fa al momento del riscatto: il beneficiario prende dei soldi la cui provvista è stata illegale. Lo schema descritto dai media nel caso Romeo è tipico del riciclaggio, poi se si tratta di riciclaggio o no lo dirà  la procura. Il sindaco Raggi avrebbe potuto sapere in fase di liquidazione di essere la beneficiaria. Queste polizze sono state intestate a persone non esistenti, come la figlia: questo è un reato ai sensi dell’articolo 55 della legge antiriciclaggio, la 231/2007. Prevede la reclusione da sei mesi a un anno per chi fornisce informazioni false. La motivazione della causale, poi, va indicata altrimenti l’intermediario deve rifiutare la natura del rapporto. Ora mi chiedo: è stato specificato che erano per la figlia? Se sì, questo configura un falso e un inadempimento della compagnia. Non si può proseguire quando ci sono informazioni che appaiono non veritiere».
Razzante, che che è anche consulente della Commissione parlamentare Antimafia, ha continuato: «La Banca d’Italia nel 2010 dedica degli indicatori di anomalia; tra questi è anomalo che una persona stipuli più polizze con beneficiari diversi e — non dimentichiamo — qui viene cambiato il beneficiario frequentemente. I cambi di beneficiario sono tipiche ipotesi dissimulatorie. E poi: non mi preoccupo tanto delle polizze. Ma come fa una persona con un reddito di 40mila euro a pagare tutte queste polizze? La normativa antiriciclaggio prevede che si facciano approfondimenti anche su questo. Penso che l’IVASS (l’istituto di vigilanza delle assicurazioni, ndr) dovrà  verificare molto su questo».
E la Raggi davvero non sapeva nulla? «Io se avessi in regalo delle polizze, come degli appartamenti, lo saprei».
Romeo non ha spiegato perchè abbia indicato una relazione privata come causale della sua scelta di Raggi come beneficiaria nè perchè abbia indicato tra i beneficiari una persona definita come “figlia” nonostante non lo fosse, come ha appurato la procura. Sono infatti sette le polizze (con altri beneficiari) accese presso la San Paolo per un valore complessivo di 92 mila euro. Polizze per oltre 40mila euro sono state stipulate presso altri istituti bancari.

(da “NextQuotidiano”)

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PERCHE’ ROMEO E’ ANCORA ISCRITTO AL M5S?

Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile

PER MOLTO MENO SONO STATI ESPULSI VALIDI ATTIVISTI DEL M5S… PERCHE’ LUI VIENE PROTETTO DAI VERTICI?

È stato costretto a dimettersi da caposegreteria della sindaca Virginia Raggi a causa dei suoi rapporti con Raffaele Marra.
È stato chiamato a testimoniare come teste a discarico da Salvatore Buzzi nel processo di Mafia Capitale; lì il pubblico ministero Luca Tescaroli gli ha chiesto: «Mi può dire quante volte ha incontrato l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno?». Lui ha risposto di averlo incontrato soltanto una volta, ma « Le verifiche dimostrano che ha mentito. Ci sono diversi incontri», ricorda oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera.
Ha sostenuto che la nomina della Giunta Raggi fosse frutto di un errore perchè «era agosto, faceva caldo…», procurando disdoro a tutto il MoVimento 5 Stelle oltre che alla sindaca, ammantandola di ridicolo.
Ieri, la storia della polizza. A questo punto la domanda sorge spontanea: perchè Salvatore Romeo è ancora iscritto al MoVimento 5 Stelle?
Perchè Francesco Battistini a Genova viene messo sotto procedimento disciplinare con l’accusa di aver salutato con affetto tre fuoriusciti e Romeo è ancora lì?
Il fatto di non essere un eletto del M5S non è parso rilevare in tanti casi tra i grillini: sono stati espulsi decine di attivisti siciliani che erano entrati in contrasto con i vertici dell’isola; sono stati espulsi attivisti che seguivano il M5S da dieci anni e avevano rapporti con Grillo e Casaleggio come Ernesto Leone, animatore del gruppo 878. Sono stati espulsi gli attivisti di Napoli Libera.
Sono stati espulsi alla vigilia delle comunarie romane tanti attivisti della Capitale. Tanti si sono ritrovati con l’accesso al portale disabilitato senza troppe spiegazioni. Salvatore Romeo è ancora un iscritto al M5S.
Alle sei di pomeriggio dell’altro oero Romeo cadeva dalle nuvole: «Quali polizze vita?», rispondeva, tentando di prendere tempo.
Da quel momento il suo telefonino squillerà  a vuoto per tutto il resto della lunghissima giornata. D’altronde, ripeteva prima di interrompere le comunicazioni, «nel M5S c’è un codice etico: non parlare coi giornalisti».
Già , perchè lui si sente parte integrante del Movimento al quale si avvicina già  nel 2013. Un’appartenenza che gli veniva riconosciuta anche dalla Raggi che, proprio come con Marra, lo ha sempre difeso davanti alle critiche che gli arrivavano da altri pentastellati.
Il giorno che è uscita la notizia della sua convocazione come testimone nel processo Mafia Capitale ha detto di non aver ricevuto nulla, come per tentare di smentire la notizia. Non ha mai spiegato pubblicamente dettagli e contorni del suo rapporto con Marra. Poi c’è la storia di Alemanno.
Perchè Salvatore Romeo è ancora iscritto al M5S?

(da “NextQuotidiano”)

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ROMEO, L’UOMO CHE RASSICURAVA LA RAGGI E CHIAMAVA MARRA “CAPO”

Febbraio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

UN FUNZIONARIO OSCURO DIVENTATO POTENTE E ASSAI BRUSCO NELLA GESTIONE DEL POTERE, GRAZIE A DUE LEGAMI

Chi è Salvatore Romeo?
Virginia Raggi si fidava così tanto dell’uomo che poi è stato capo della sua segreteria che, in occasioni importanti, andava in totale difficoltà  psicologica (e non è una metafora) se solo Romeo si allontanava in un momento critico.
Un legame politico tanto forte da sconfinare in una forma di affidamento personale. «Io non sono un gargarozzone, un ingordo di potere, non faccio parte di questo mondo. Non voglio mettere in difficoltà  il mio sindaco», disse al Messaggero Romeo quando gli fu chiesto della storia della sua nomina con stipendio triplicato (prima della Raggi prendeva 39mila euro lordi all’anno, lei li porta a 110mila, poi ridotti a 97mila dopo una delibera dell’Anac).
Romeo non è ricco di famiglia. Ha raccontato lui stesso di aver conosciuto Raffaele Marra perchè era capo del suo dipartimento. E in alcuni recenti messaggi a tu per tu, finiti nell’inchiesta, lo chiama «capo».
«La mia conoscenza con Raffaele è iniziata nel 2013 quando lui era il mio capo di dipartimento. Sicuramente ci sarà  stato un errore di valutazione evidente da parte mia. Ma i fatti che gli vengono addebitati sono precedenti al suo rapporto con il M5S che nessuno di noi conosceva», diceva tempo fa. Insomma, lo scaricava. Un passaggio che però può essere pericoloso.
Chi di loro sa più cose degli altri? Romeo – già  prima delle tantissime chat e dialoghi che sono ormai al vaglio dell’inchiesta, e possono uscire da un momento all’altro – chiede subito che le cose non rilevanti penalmente non escano: «Faccio un esempio – disse – se io le scrivo (alla Raggi, ndr.) in una chat che sono innamorato di lei, e poi viene pubblicato, la gente penserà  che io e lei siamo amanti anche se non è vero». Sceglie di fare proprio questo esempio; e praticamente quando ancora non è uscito niente, delle chat.
Marra invece chiede tutt’altro: il deposito integrale del contenuto di quella chat al Riesame. I due – che vengono fotografati alla festa del medesimo avvocato – viaggiano ormai separati. Eppure si muovevano uno corde, anche con modi assai da capo, ha raccontato Carla Raineri, la magistrata ex capo di gabinetto, che provò ad arginarli assieme a Marcello Minenna.
Loro davano ordini a tutti; Romeo anche con arroganza, sostenne Raineri: la circostanza è confermata in Atac e Ama, le due principali partecipate capitoline.
Con dettagli pittoreschi sullo stile di esercizio del potere delle sue riunioni in interfono.
Ma anche la sintonia tra «Salvatore e Virginia» subisce qualche colpo durante l’indagine. Per spiegare la storia del tetto di Palazzo Senatorio, dove i due furono immortalati a chiacchierare in una foto presto famosa, Romeo disse: «Io e Virginia Raggi sapevamo delle cimici in Comune dal secondo giorno di governo della città ». Alt: quali cimici?
La Procura smentì subito che fosse stata disposta alcuna intercettazione ambientale in Campidoglio, ma allora a cosa si riferiva lui? Quel pomeriggio stesso la Raggi, rispondendo per strada a dei cronisti, disse invece: «Cimici? Magari le mettessero, così almeno capiscono che non abbiamo nulla da nascondere». Due versioni clamorosamente diverse su cui non si è messo abbastanza l’accento.
Quel passaggio verso il tetto poteva essere tenuto bene d’occhio dagli uffici di quattro persone, Raggi, Romeo, Marra e Frongia.
Ha dell’incredibile che, in una delle quindici uscite lassù, «Virginia e Salvatore» siano beccati dal fotografo giusto al posto giusto, un portoghese, tal Frederico Duarte Carvalho, che però sembra Paolo Rossi sul cross di Conti a Italia-Polonia 2-0. Un miracolo al quale molti, nel M5S, non credono.
In un colloquio con Qn Raineri disse «Marra e Romeo hanno portato una montagna di voti alla Raggi, poi sono passati all’incasso. Però, forse, la questione non si limita solo a questo. Ho la sensazione che ci sia anche di più».
E ai giudici ha evocato la parola «ricatti».
E in più, aggiungiamo, promesse tradite, passioni, menzogne, reti di relazioni, e trasparenza finita stavolta giù, dal tetto.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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LA PROVVISTA DI 90 MILA EURO E LA PISTA DELLA COMPRAVENDITA DI VOTI

Febbraio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

IL SOSPETTO CHE I SOLDI DI ROMEO PROVENISSERO DA CHI AVEVA PUNTATO SULLA RAGGI, FACENDOLE VINCERE LE PRIMARIE PER POI PUNTARE AL CAMPIDOGLIO

È di 90 mila euro la provvista che Salvatore Romeo aveva investito in polizze sulla vita. E adesso i magistrati cercano l’origine di quei soldi accumulati quando era un semplice dipendente comunale.
Perchè vogliono scoprire come mai – sei mesi prima dell’elezione a sindaca di Roma – abbia deciso di mettere in cima alla lista dei beneficiari proprio Virginia Raggi.
Lei dice di non saperne nulla, ma non convince. Il sospetto è che almeno una parte di quei soldi provenissero da chi aveva deciso di puntare tutto sulla giovane avvocatessa, facendole vincere le «primarie» e portandola poi alla guida della giunta capitolina.
Dunque servissero a comprare voti. E siano soltanto una parte dei finanziamenti occulti giunti al Movimento 5 Stelle a Roma.
Le verifiche effettuate in queste settimane hanno infatti accertato che Andrea Mazzillo, il tesoriere della campagna elettorale di Virginia Raggi poi promosso assessore al Bilancio, ha «secretato» tutti i versamenti inferiori ai 5 mila euro.
Il flusso dei soldi Fino al 2013 Romeo è un semplice impiegato del Campidoglio. Poi viene folgorato dalla passione per i grillini, diventa attivista, oltre un anno fa entra in quel cerchio ristretto di persone che lavora per Raggi.
A gennaio 2016, quando la indica come beneficiaria della polizza da 30 mila euro è già  nel suo staff anche se non c’è alcuna certezza che sarà  proprio lei la vincitrice delle «comunarie ». Eppure lui sceglie di destinare proprio a lei quel denaro. Perchè? Non è l’unico interrogativo da chiarire. Lo stipendio di Romeo certamente non giustifica il possesso di tutti quei soldi. Dunque, da dove provengono? E soprattutto, chi gli ha suggerito di donarli proprio a Raggi?
La contropartita Romeo potrebbe in realtà  essersi messo a disposizione di altri, fungendo da semplice prestanome. E ottenendo, in cambio del favore reso, la garanzia di avere un ruolo chiave al Comune di Roma in caso di elezione di Raggi.
Cosa che puntualmente è accaduta, visto che è stato nominato capo della segreteria ed è stato beneficiato con un congruo aumento. Uno stipendio che – nonostante i rilievi dell’autorità  anticorruzione guidata da Raffaele Cantone – supera i 90 mila euro. Non solo
Di fronte agli attacchi provenienti dai leader e dagli altri esponenti, anche di rilievo, del Movimento Raggi lo ha sempre difeso, così come ha fatto per Raffaele Marra. Erano sempre connessi nella chat aperta sulla piattaforma Telegram e chiamata «quattro amici al bar». I magistrati sono convinti che dietro il loro legame ci sia un intreccio di interessi e per questo non credono che fosse all’oscuro della polizza.
Una risposta potrebbe arrivare analizzando quanto accaduto il 24 gennaio scorso. Al processo «Mafia Capitale», Romeo viene convocato come testimone e interrogato per una vicenda del 2013 legata all’Ama quando era semplice dipendente. Il pubblico ministero Luca Tescaroli gli fa una domanda a bruciapelo: «Mi può dire quante volte ha incontrato l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno». Romeo rimane apparentemente impassibile e risponde: «Nella mia vita una sola volta».
Le verifiche dimostrano che ha mentito. Ci sono diversi incontri. Perchè Romeo lo ha negato? Alemanno aveva certamente un legame con Salvatore Marra e per questo si vuole comprendere se esistesse un rapporto pure con Romeo che lui sta cercando di tenere celato. Ultimo mistero che coinvolge un personaggio con cui Raggi andava a parlare sul tetto del Campidoglio, probabilmente nel timore che i loro colloqui fossero intercettati

Fiorenza Sarzanini
(da “ il Corriere della Sera”)

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TUTTO QUELLO CHE NON TORNA NELLA STORIA DELLE POLIZZE VITA ALL’INSAPUTA DELLA RAGGI

Febbraio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

UN LEGAME PRIVATO CON COLUI A CUI HA TRIPLICATO LO STIPENDIO DOVREBBE PORTARE A RASSEGNARE LE DIMISSIONI… MA SE L’ACCORDO FOSSE PIU’ VASTO SAREBBE ANCHE PEGGIO

C’è molto che non torna nella faccenda della polizza vita del valore di trentamila euro stipulata un anno fa dal dipendente del Comune di Roma Salvatore Romeo con beneficiaria Virginia Raggi. I punti oscuri sono tanti, troppi. E non tutti ampiamente circostanziati.
Ad esempio c’è la questione del tipo di polizza: di regola in caso di morte del dipendente comunale, la futura sindaca incasserà  il premio. Ma i soldi possono anche essere riscattati in anticipo.
Poi c’è il mistero delle informazioni: nell’interrogatorio di ieri la sindaca ha sostenuto di non saperne nulla.
Andrea Castiglione, di mestiere gelataio, fondatore del meet up grillino di Fonte Nuova, addirittura dice a Repubblica di non conoscere nemmeno Romeo: «Qualcuno forse ha fatto dei magheggi con il mio nome, il mio cognome. Non mi meraviglierei. Io mi sono candidato alle Comunarie di Fonte Nuova, ho firmato tante carte, ma con Roma non c’entro nulla».
Ma Alessandra Bonaccorsi, ex fidanzata del dipendente capitolino, invece sapeva della polizza stipulata a suo vantaggio: «Andò così: sei-otto mesi dopo il nostro inizio, mi chiama e mi chiede di prendere un caffè sotto casa. Lui andava sempre di corsa. Io scendo. E al bar mi consegna una cartellina. La apro e vedo che dentro ci sono dei documenti bancari. Che cos’è? chiedo. E lui: “È un investimento che potrai incassare se mi dovesse succedere qualcosa”. Credo mi avesse intestato 10mila euro», dice lei.
Salvatore Romeo non ha ritenuto di dover fornire spiegazioni per il suo gesto.
Si può ipotizzare un “legame privato” dietro la decisione? Sì, visto che lo fece anche per il legame privato con la Bonaccorsi.
Ma no, visto che non aveva “legami privati” con Castiglione, che dice che non lo conosceva neppure. Di certo se l’ipotesi del legame privato con Virginia Raggi corrispondesse al vero la sindaca avrebbe nominato come caposegreteria una persona con cui era segretamente legata: sarebbe troppo grossa anche per una che si è fidata di Raffaele Marra.
Anche se, scrive sempre il Corriere, i magistrati sono convinti che dietro il legame tra i tre ci sia un intreccio di interessi e per questo non credono che Marra fosse all’oscuro della polizza.
La pista che porta alla compravendita di voti
D’altro canto le ipotesi che escludono il legame privato sono però ancora più pesanti nei confronti di Virginia Raggi e Salvatore Romeo.
Il sospetto è che almeno una parte di quei soldi provenissero da chi aveva deciso di puntare tutto sulla giovane avvocatessa, facendole vincere le «primarie» e portandola poi alla guida della giunta capitolina. Dunque servissero a comprare voti, scrive oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:
Romeo potrebbe in realtà  essersi messo a disposizione di altri, fungendo da semplice prestanome. E ottenendo, in cambio del favore reso, la garanzia di avere un ruolo chiave al Comune di Roma in caso di elezione di Raggi. Cosa che puntualmente è accaduta, visto che è stato nominato capo della segreteria ed è stato beneficiato con un congruo aumento. Uno stipendio che – nonostante i rilievi dell’autorità  anticorruzione guidata da Raffaele Cantone – supera i 90 mila euro.
Non solo. Di fronte agli attacchi provenienti dai leader e dagli altri esponenti, anche di rilievo, del Movimento Raggi lo ha sempre difeso, così come ha fatto per Raffaele Marra.
Erano sempre connessi nella chat aperta sulla piattaforma Telegram e chiamata «quattro amici al bar». I magistrati sono convinti che dietro il loro legame ci sia un intreccio di interessi e per questo non credono che fosse all’oscuro della polizza.
C’è poi la questione dello stipendio.
All’epoca della stipula delle polizze Romeo percepiva uno stipendio da 40mila euro lordi annui: un po’ poco per riuscire a pagare premi di quel livello. Ma qui la risposta potrebbe essere semplice: Romeo ha altre rendite e immobili, la disponibilità  economica non dovrebbe essere un problema per lui.
Difficile anche ipotizzare un legame logico (quale?) con la storia dei dossier contro De Vito che la sindaca, insieme al fedelissimo Daniele Frongia e al consigliere Enrico Stefà no, utilizzò per mettere sotto accusa il fedelissimo della Lombardi di fronte agli attivisti romani.   il marito — da cui la Raggi vive separata — Andrea Severini, attivista del Movimento 5 Stelle e suo fedelissimo, scriveva ieri su Facebook «Non vedo nessun reato in quella polizza, per riscuotere lo dovrebbe ammazzare» (post poi cancellato).
Così come c’è chi ricorda che le verifiche effettuate in queste settimane hanno infatti accertato che Andrea Mazzillo, il tesoriere della campagna elettorale di Virginia Raggi poi promosso assessore al Bilancio, ha «secretato» tutti i versamenti inferiori ai 5 mila euro.
Come del resto prevede la legge, spiegava lo stesso Mazzillo al Fatto Quotidiano che gliene chiedeva conto qualche tempo fa. E proprio Il Fatto oggi pubblica le chat tra i parlamentari di ieri, quando la vicenda era appena scoppiata:
La notizia della polizza vita di Salvatore Romeo a favore della sindaca piomba su un M5S già  in ansia per l’interrogatorio della Raggi. E provoca subito un diluvio sulle chat interne, mentre i capi rimangono increduli. Si aggrappano ai telefoni, per chiedere ad avvocati ed esperti di polizze: “Cosa può significare questa storia? ”. Nel frattempo gli ortodossi di peso inondano di messaggi Beppe Grillo, qualcuno prova a chiamarlo. Ma il capo non risponde. Lui e Davide Casaleggio entrano in costante collegamento con la comunicazione e alcuni parlamentari, una sorta di gabinetto di crisi.
Intanto sulle chat irrompe la deputata Roberta Lombardi, la prima avversaria della Raggi. Posta i pezzi del Fatto e de L’Espresso,e a chi prova una battuta replica: ““Beati voi che scherzate”. Ma sono pochi, quelli che hanno voglia di sorridere. “Sono basito”,“Non ci posso credere” scrivono in parecchi.
“Di solito le polizze si stipulano per familiari o compagne”, riassume un deputato milanese. E un ex capogruppo ironizza: “Domani ci diranno che è andata bene perchè non ci è scappato il morto”. Ironia nei confronti dei capi
In tutto ciò, cosa pensano i vertici? Tutte le ricostruzioni sostengono che Grillo e Casaleggio hanno consultato avvocati e assicuratori, che li hanno tranquillizzati:
Alla fine, il verdetto è innocentista. Si tratta, spiegano i legali, dopo aver sentito Romeo, di «polizze ad accumulo», dove il beneficiario può ottenere i fondi solo in caso di morte. Magari i soldi si possono riscattare prima, ma lo farebbe l’intestatario. E quindi, ragiona Grillo, «dove sarebbe la corruzione? Che beneficio avrebbe avuto la Raggi?». Non c’è dolo, annuiscono i legali (Alessandro Trocino, Corriere della Sera).
C’è un problema, però.
Come spiega oggi Il Giornale ci sono molti tipi di polizze vite. La polizza «Temporanea caso morte» prevede, ad esempio, il pagamento di un capitale al beneficiario se l’assicurato muore prima del temine stabilito dal contratto. Se alla scadenza l’assicurato è vivo, l’assicurazione non dovrà  nessuna prestazione, e i premi versati dal contraente resteranno di proprietà  dell’assicurazione medesima.
La polizza Vita intera prevede invece il pagamento di un capitale alla morte dell’assicurato in qualunque momento avvenga, senza limiti di tempo. Poi ci sono le assicurazioni con rendita vitalizia finchè l’assicurato è in vita.
Può essere immediata o differita: la rendita immediata comporta il pagamento di un premio unico all’atto di stipula del contratto e l’erogazione della rendita, a scadenza della polizza, immediata o entro un anno, come stabilito. E così via.
Le polizze sono impignorabili. Come hanno fatto i legali a visionare che tipo di contratto ha stipulato Romeo se la notizia è giunta soltanto ieri? Lo sapevano da prima oppure parlano per sentito dire in base a quello che leggono sui giornali

(da “NextQuotidiano”)

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L’EX FIDANZATA DI ROMEO: “SAPEVO DELLA MIA POLIZZA, NON CAPISCO QUELLA DELLA RAGGI”

Febbraio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

“SALVATORE GUIDAVA VIRGINIA E FRONGIA IN CONS, COMUNALE, EVIDENTEMENTE ‘E STATO RICOMPENSATO”… INTERVISTA AD ALESSANDRA BONACCORSI, UN TRASCORSO GRILLINO BURRASCOSO E LA POLIZZA DEL 2012

Anche intorno a una semplice polizza vita si possono intrecciare vicende politiche e burrascose storie sentimentali. Come è accaduto all’ex capo della segreteria Salvatore Romeo, che ne avrebbe regalata una a Virginia Raggi prima che venisse eletta a sindaco di Roma, la stessa polizza che però, probabilmente, prima apparteneva a un’altra donna, Alessandra Bonaccorsi, ex-consigliera municipale del M5S.
Bonaccorsi, lei sapeva dell’esistenza di questa polizza?
«Certo, la conoscevo, ma me ne ero dimenticata. Io e Salvatore, cosa che non avevo reso pubblica, fra febbraio 2013 e agosto 2014 abbiamo avuto una storia sentimentale. Dopo 6 o 8 mesi di frequentazione mi chiamò e mi diede una cartelletta con tutte le informazioni bancarie».
La Raggi sostiene di non aver mai saputo di alcuna polizza…
«Ricordo però che Salvatore non l’aveva fatta solo a me, ma anche ad un paio di suoi vecchi amici. E ogni volta aveva messo a conoscenza il diretto interessato, davanti a un caffè, dandogli tutte le informazioni necessarie. Ora che ci penso, non escludo che la polizza girata a Raggi sia proprio la mia»
E che impressione si è fatta, quindi, della vicenda?
«Che questa storia fa schifo a livello politico, per il giro di soldi. Con me aveva anche un senso umano, oltre a stare insieme, al tempo, ho un figlio e il padre è morto. Ma con la Raggi, da cittadina, non la capisco proprio».
Con Romeo, oltre alla storia sentimentale, ha anche condiviso una passione politica. Di lui che idea si è fatta?
«È una persona limpida e mi stupirebbe se da questa storia ne uscisse male. Quando ci frequentavamo, ai tempi di Ignazio Marino, era già  un attivista e dava sempre una grande mano ai consiglieri dei cinque stelle, tra cui la Raggi e il suo ex vicesindaco Daniele Frongia. All’interno del Comune, il vero consigliere era lui perchè loro erano totalmente inesperti».
Si spieghi meglio…
«Lui gli diceva tutto: cosa fare, come farlo e quali interrogazioni presentare. Ricordo che gli telefonava il consigliere Enrico Stefà no dicendogli che non capiva un documento e lui attraversava Roma per aiutarlo. Io mi arrabbiavo, gli dicevo: “Fai da servo e loro neanche ti dicono grazie o ti guardano in faccia”. Poi, evidentemente, è stato ricompensato».
Anche lei ha avuto un suo posto in municipio con i Cinque stelle…
«Io sono stata nei Cinque stelle solo un anno, ma gli attivisti mi odiavano perchè non partecipavo ai banchetti. Mi seguivano e mi minacciavano. L’unico a difendermi era il deputato Stefano Vignaroli. Venne durante una riunione degli attivisti e disse loro che facevano schifo. Poco dopo uscii dai cinque stelle ed entrai nel gruppo misto. Allora smisero di perseguitarmi».

(da “La Stampa”)

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