Destra di Popolo.net

PARLA LUI: TUTTE LE VOLTE CHE GRILLO HA ABUSATO DELLA CREDULITA’ POPOLARE

Dicembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile

QUANDO CI RACCONTAVA CHE COMPRANDO PALLE DI PLASTICA AVREMMO POTUTO DIRE ADDIO AI DETERSIVI, CHE LA CHEMIOTERAPIA UCCIDE E CHE L’AIDS NON ESISTE

Qualche giorno fa durante uno dei suoi MatteoRisponde il Presidente del Consiglio ha mostrato il facsimile di quella che potrebbe essere la scheda elettorale per eleggere i consiglieri regionali che andranno al nuovo Senato delle Autonomie.
Renzi ha precisato che si trattava di un facsimile perchè al momento non esiste una legge che regolamenti l’elezione dei nuovi senatori, questo naturalmente non è uno scandalo, perchè è la stessa riforma costituzionale a prevedere che il meccanismo con cui verrà  composto il Senato debba essere stabilito tramite una legge ordinaria (perchè le leggi elettorali sono leggi ordinarie).
A Grillo però quella scheda elettorale (facsimile lo ricordiamo) non è andata proprio giù, e ha annunciato di voler denunciare Renzi “per abuso della credulità  popolare”,
C’era una volta un blog di “informazione”
Grillo lo ha scritto ieri sul blog prendendo spunto da un post pubblicato dal cittadino/portavoce/deputato Danilo Toninelli (che già  tante gioie ci ha procurato in passato con i suoi post) che paragonava Renzi ad un venditore di pentole (un paragone davvero originalissimo) e annunciava che il MoVimento avrebbe denunciato Renzi per abuso della credulità  popolare perchè “il Presidente del Consiglio induce gravemente e intenzionalmente in errore i cittadini che sono in buona fede“.
Ora, a parte il fatto che il decreto legislativo numero 8 del 15 gennaio 2016 ha depenalizzato il reato di abuso della credulità  popolare e che quindi al massimo Renzi potrebbe rischiare (nel fantasioso mondo delle leggi grilline) una multa. Involontariamente Grillo e Toninelli ci offrono un interessante spunto di riflessione perchè è proprio il caso di dire “da che pulpito”.
Beppe Grillo è infatti noto per essere uno che le spara grosse e che al di là  della fede cieca nell’onestà  e nella trasparenza sulla credulità  popolare ci ha costruito una fortuna, economica prima e politica poi.
Vi ricordate di quando Grillo ci spiegava la pericolosità  degli OGM parlandoci del pomodoro-pesce transgenico che aveva causato la morte di sessanta ragazzi per shock anafilattico?
Lo diceva proprio Grillo: «In questi quattro mesi sono morti sessanta ragazzi di shock anafilattico perchè non sapevano, erano allergici al pesce e mangiavano il pomodoro», non era una battuta, era un esempio “vero” che Grillo utilizzava per spiegare la pericolosità  degli organismi transgenici. E no, non è mai successo.
Sempre nello stesso periodo, mentre ci spiegava che i vaccini non servono a nulla anzi ci fanno ammalare, Beppe Grillo ci presentava una straordinaria invenzione che tutti dovrebbero avere in casa: la Biowashball.
Una sfera di plastica che consente di fare il bucato senza usare detersivi quindi senza inquinare e senza spendere soldi (a parte quelli per l’acquisto della magica sfera).
Indovinate cosa è successo quando giornali e programmi televisivi hanno iniziato a scrivere e a parlare del fatto che la Biowashball non serviva a nulla?
Grillo ha pubblicato sul suo blog un post dove invece che ammettere di aver preso una cantonata spiegava che contro la Biowashball si erano mossi i poteri forti come ad esempio la Coop.
E i poteri forti tornano anche quando Beppe ci spiegava la truffa del Signoraggio bancario oppure che la chemioterapia era inutile e serviva solo a far ingrassare i conti correnti dei primari oppure sul fatto che l’AIDS non esiste dicendo addirittura che “ci sono dei seri sospetti che sia una bufala” e spiegando che nessuno “ha mai fotografato il virus dell’HIV” e che era la cura contro l’HIV a causare l’AIDS (di fatto invitando a non curarsi).
E che dire del rapporto con Stefano Montanari, che oggi possiamo ammirare in trasmissioni come le Iene per par condicio, è lo stesso per il quale nel 2006 si raccoglievano fondi sul blog di Beppe per un microscopio?
Oppure della straordinaria bufala dei cellulari che ti cuociono il cervello come un uovo à  la coque?
Qualcuno potrebbe obiettare che quelli erano spettacoli comici, e che Grillo stava facendo il comico e non lo scienziato. Non è così perchè Grillo all’epoca aveva già  creato la sua immagine di controinformatore e di voce della verità , ovvero colui che dice le cose che gli altri (i politici, le multinazionali, la CIA) non vogliono che la gente sappia.
Quelle di Grillo non erano battute su vaccini, cancro, AIDS ma erano rivelazioni che in un’epoca ancora largamente pre-Internet per la maggior parte degli italiani (stiamo parlando di dieci o dodici anni fa, non secoli) lui faceva al pubblico.
Da sempre Grillo ha promosso il suo blog come portale per l’informazione, non come zibaldone delle sue più belle trovate comiche.
E c’è ora un partito politico, nato proprio su quel blog
Ma se preferite   possiamo passare a tempi più recenti: qualche giorno fa Grillo ad esempio si è fatto fotografare con un mega assegno da 80 milioni dicendo che sono i soldi cui il M5S ha “rinunciato, restituito o donato”.
Ma indovinate un po’? Anche in quel caso Grillo stava cercando di fare passare un messaggio (“ho appena firmato un assegno da 80 milioni di euro”) che non corrispondeva alla realtà  dei fatti.
Potremmo parlare ad esempio di quando disse che le mammografie non servono perchè in realtà  l’unico obiettivo dei medici, anzi di Umberto Veronesi, era quello di farsi pagare dall’azienda produttrice delle macchine per le mammografie.
Oppure potremmo parlare dell’Associazione MoVimento 5 Stelle, quella costituita da Grillo, suo nipote Enrico e dal commercialista di Beppe Enrico Maria Nadasi che non solo è la titolare del simbolo del partito ma è anche l’associazione che effettivamente controlla il partito MoVimento 5 Stelle.
Sempre in nome della trasparenza l’esistenza di questa associazione è saltata fuori solo dopo che alcuni attivisti di Napoli hanno intentato causa a Grillo per essere stati espulsi dal M5S.
Si potrebbe aprire un lunghissimo discorso sul fatto che il M5S è sempre stato descritto da Grillo come il partito della democrazia partecipata in Rete, quello dell’uno vale uno, tutte cose che nel corso di appena tre anni di legislatura si sono dimostrate non essere vere o essere vere in parte e solo a giorni alterni.
Ed infine, sempre per coloro che credono che in fondo Grillo sia un comico (quando in realtà  è il capo politico di un partito) e quindi quello che ha detto non possa essere considerato abuso della credulità  popolare (e perchè mai visto che il C.P. scrive “chiunque” e non “chiunque eccetto i comici”) vale la pena ricordare che molte delle persone che hanno creduto a quello che diceva sono ora in Parlamento.
Tra le fila dei pentastellati eletti nel 2013 (alcuni sono stati espulsi ma non per le loro teorie) troviamo Bartolomeo Pepe, che voleva proiettare in Senato un film sul collegamento tra vaccini e autismo; Tiziana Ciprini che alla Camera denuncia i complotti dei Bilderberg, il signoraggio bancario e mette in dubbio l’efficacia della chemioterapia; Paolo Bernini, il vegano che crede che Osama Bin Laden non sia morto e teme la microchippatura di massa; Marco Zullo che voleva portare all’attenzione del Parlamento la spinosa questione delle scie chimiche e Tatiana Basilio che ha le prove scientifiche che dimostrano l’esistenza delle sirene.
A livello locali c’è chi ricorda Virginia Raggi e il suo divertentissimo complotto dei frigoriferi, che sarà  neutralizzato adottando una misura — quella del ritiro a domicilio degli ingombranti — già  introdotta da Marino.
Infine vale la pena ricordare anche Rosa D’Amato, l’europarlamentare che ha inventato di sana pianta la dichiarazione di un Alexander Purcell, un esperto di Xylella di fama mondiale che è stata presa per vera addirittura dai PM di Lecce che hanno indagato (ahinoi, senza successo) sul complotto per far arrivare la Xylella in Italia.

(da “NextQuotidiano”)

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GRILLO NON E’ PIU’ SICURO DI VINCERE: “VITTORIA O SCONFITTA, NOI ANDREMO AVANTI, ANCHE UNA PERDITA CI RAFFORZERA'”

Dicembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile

NEL DISCORSO A TORINO AMMETTE CHE IL PAESE E’ DIVISO IN DUE E DIMOSTRA DI AVERE FORTI DUBBI SUL FATTO CHE PREVALGA IL NO

“Se vinceremo o perderemo, sarà  la stessa cosa, ormai il paese è diviso in due”. A Torino, Beppe Grillo apre con queste parole il comizio finale della campagna referendaria, garantendo che il Movimento 5 Stelle qualunque sarà  il risultato di domenica “andrà  avanti”.
Anche una sconfitta rafforzerà  i 5 Stelle, secondo Grillo.
“Il fallimento è poesia. Non avrò grandi scompensi lunedì, in caso di sconfitta, perchè anche se perdiamo sarà  una perdita straordinaria, che ci darà  ancora più forza. Cosa farò? Andrò su Marte e farò anche lì il Movimento 5 Stelle…”.
Il leader 5 Stelle, che insiste nell’invitare a votare con la pancia e non con la testa, non mostra sicurezza sulla vittoria del No al referendum e aggiunge: “Siamo in una stasi mentale, siamo in questo limbo, in una situazione neurogastrologica”.
“M5S è un movimento da esperimento, siamo alla prima fase. I ragazzi mi imitano, gridano, fanno, perchè siamo passione totale. E dobbiamo andare avanti. Dobbiamo andare avanti con le nostre idee – ha detto Grillo – come il diritto di cittadinanza che potrebbe anche essere universale. Loro sono ancorati a idee vecchie,che purtroppo resistono. Si stanno equipaggiando per un mondo che non sarà  più. Per noi è una questione di passione, di cuore. Io ogni volta che salgo sul palco vi sento qui nella pancia nel cuore”.
L’invito a votare di pancia è ribadito anche dal palco di Torino. “Se in questi 35 anni non avessi avuto la gastrite che non mi lasciava dormire la notte, se fossi stato bene, non sarebbe nato il Movimento”.

(da “Huffingtonpost”)

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ATTIVISTI M5S: “VOGLIAMO LE DIMISSIONI DEI PARLAMENTARI DELLE FIRME FALSE A PALERMO”

Dicembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile

CHIESTO IL RECALL PER NUTI, DI BENEDETTO, DI VITA, TRIZZINO, LA ROCCA, LUPO E MANNINO… GLI INDAGATI, INVECE DI FARE CHIAREZZA, AVANZANO TEORIE COMPLOTTISTE E ACCUSANO ALTRI GRILLINI PER SALVARSI

La base del MoVimento 5 Stelle di Palermo è sempre più decisa a chiedere le dimissioni di massa ai parlamentari nazionali e regionali implicati nella vicenda delle firme false. Riccardo Nuti, Chiara Di Benedetto, Giulia Di Vita, Giampiero Trizzino, Claudia La Rocca, Loredana Lupo e Claudia Mannino sono i destinatari di questa richiesta che non fa nessuna differenza tra indagati, testimoni o vicini agli indagati a cui la procura non ha fatto finora nessun tipo di rilievo dal punto di vista penale (come Di Benedetto, Trizzino, Lupo).
Una richiesta che viene dagli Attivisti Liberi — Grilli di Palermo e provincia, sia su Facebook che sul meetup e che è arrivata da prima che alcuni dei parlamentari implicati nella storia si rifiutassero di rispondere ai pubblici ministeri. E che oggi torna d’attualità .
Anche perchè ha suscitato molto clamore la decisione di non parlare nè di sottoporsi al saggio grafico davanti al pubblico ministero.
Una scelta che ha l’effetto di rallentare le indagini e giustificata con le scuse più irreali da parte di onorevoli cittadini un tempo dediti all’amore per la trasparenza (altrui) come Giulia Di Vita, che ha ritenuto di dover spiegare che non si è sottoposta al saggio perchè la prova sarebbe stata comunque da rifare successivamente: il che è tecnicamente vero visto che parliamo di un accertamento ripetibile, ma è anche vero che una eventuale mancata corrispondenza del saggio con la grafia delle firme false avrebbe invece costituito una prova lampante di innocenza che il pubblico ministero non avrebbe potuto cancellare in sede di richiesta di rinvio a giudizio: è evidente invece che la scelta serva solo a prendere tempo. Da utilizzare come?
Intanto, a quanto pare, cercando di scaricare le responsabilità  nei confronti di chi ha parlato con i magistrati come Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, di cui la Di Vita ha chiesto incredibilmente le dimissioni dopo aver parlato mentre lei ha fatto scena muta. Un comportamento stigmatizzato persino da Alessandro Di Battista, visto che il grillino ieri a Piazza Pulita ha detto di ritenere inconcepibile il silenzio con i magistrati degli onorevoli indagati: ce l’aveva chiaramente con Nuti, Di Vita e Mannino.
E un atteggiamento ritenuto incomprensibile anche da molti attivisti: «Certo non posso non rimanere colpito dal fatto che questi continuano a professarsi innocenti ad oltranza. A questo punto, e la stessa Di Vita se lo pone come domanda, coloro che hanno deciso di parlare hanno mentito? Può essere mai?
Perchè qui l’impianto accusatorio si basa su firme che sono state evidentemente falsificate, su un professore che già  4 anni fa aveva detto di avere visto che si copia queste firme, su un centinaio di persone che hanno disconosciuto le loro firme e su alcuni che hanno partecipato direttamente alla vicenda e hanno raccontato loro stessi come sono andate le cose. Poi è legittimo il non voler rispondere, perchè lo prevede il codice penale perchè alla fine può anche essere una strategia difensiva per evitare di potete dire qualcosa che poi venga usata contro la persona. Quello che non posso capire e il perchè non abbiano rilasciato il saggio grafico. Metti una firma e si verifica se tu sei tra coloro che hanno ricopiato oppure no. Anche perchè il saggio grafico lo faranno comunque, estrapolandolo da documenti che sono stati firmati da loro».
Nuti intanto su Facebook rivendica la sua linea di difesa nel procedimento penale: è “mio diritto e dovere” .
Mentre altri attivisti si dedicano a una sfiducia che però per ora da Roma non sembra avere alcun riscontro.
La tesi difensiva dei parlamentari per ora pare essere questa: se è successo qualcosa, noi non ne sapevamo niente e siamo stati chiamati in causa dai veri colpevoli per presunte manovre con obiettivi politici.
Per ora nè più nè meno che una teoria del complotto senza alcuna prova e con poca logica, visto che non si capisce quali vantaggi avrebbero avuto coloro che hanno ricopiato le firme dal non far sapere prima nulla al candidato sindaco Nuti e agli altri e poi, quattro anni dopo, dall’accusarli davanti alla magistratura.
Ma tra i sospesi grillini si ragiona in termini di fazioni: non è un segreto che la La Rocca abbia deciso di parlare dopo essersi consultata con Giancarlo Cancelleri, altro uomo forte dei grillini sull’isola e candidato con buone probabilità  di vittoria alla Regione Siciliana: tuttavia, e di questo i sospesi non sembrano rendersi conto, questo farebbe cadere come miserabili fandonie tutte le chiacchiere sull’”attacco mediatico” nei confronti dei 5 Stelle, visto che, se fosse vero quanto da loro ipotizzato, ci sarebbe la prova certa che tutta la faccenda è un inside-job.
D’altro canto su questo ci sono già  pochi dubbi, visto che ancora non si è scoperto chi è l’anonimo che aveva in custodia le firme vere dall’epoca della raccolta e che le ha fatte avere alla procura e alle Iene scatenando lo scandalo.
Ma poteva averle soltanto uno che conosceva tutta la storia dall’interno e che molto probabilmente c’era all’epoca dei fatti.
E che ha deciso di muoversi subito dopo le strane voci che si susseguivano riguardo le comunarie di Palermo. Per vendetta. O per opportunità  politica.

(da “NextQuotidiano”)

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APPENDINO: QUANDO SI E’ ALL’OPPOSIZIONE SI CONTESTA IL CENTRO COMMERCIALE, QUANDO SI GOVERNA LO SI APPROVA

Dicembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile

DOPO ANNI DI BATTAGLIE DEL M5S CONTRO LA COSTRUZIONE DI UN CENTRO COMMERCIALE SULL’AREA EX WESTINGHOUSE QUANDO GOVERNAVA FASSINO, ORA LA APPENDINO LO AUTORIZZA

A Torino il MoVimento 5 Stelle sembra seriamente intenzionato a voler dimostrare che il nuovo corso a Cinque Stelle è quello di seguire il doppio standard inaugurato qualche giorno fa dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi: quando si è all’opposizione si contesta, quando si è al governo si fanno le stesse cose che prima venivano considerate sbagliate o inaccettabili.
Qualche indizio ce l’avevamo già , ad esempio sulle decisioni di Chiara Appendino per le nomine alla guida di Trm, la società  che gestisce l’inceneritore di Gerbido.
Ma Appendino ha saputo fare di meglio e in questi giorni ha autorizzato la costruzione del centro commerciale sull’area ex- Westinghouse.
Quando il MoVimento era contro la volontà  di fare cassa costruendo centri commerciali
La Sindaca Appendino ha giustificato la decisione spiegando che il Comune potrà  così incassare 19,6 milioni di euro che potranno essere così messi a bilancio e utilizzati per sostenere il capitolo cultura e altre iniziative del Comune.
Chi non è di Torino però forse non sa che sull’area dove verrà  edificato il centro commerciale il M5S ha condotto per anni una battaglia durissima.
Se lo ricorda ad esempio Vittorio Bertola (ex consigliere comunale M5S) che su Facebook ha ribadito com la battaglia contro l’ipermercato che verrà  aperto sul giardino davanti al Tribunale è stata una delle più forti tra quelle condotte dai Cinque Stelle durante la precendente amministrazione a guida PD.
Bertola scrive chiaramente che all’epoca erano noti — e Appendino dovrebbe saperlo più di tutti visto che sedeva in Commissione Bilancio — sia lo stato delle finanze cittadine che il costo della rinuncia e di quel “no” alla nuova lottizzazione commerciale.
Questo è quello che scrivevano Bertola ed altri consiglieri pentastellati il 12 dicembre 2014, in un comunicato dove promettevano che “avrebbero vigilato sull’operazione” e invitavano l’Amministrazione ad un confronto con la cittadinanza in modo da garantire “una più ampia partecipazione dei cittadini al processo decisionale”.
Uno degli ultimi atti di una battaglia che il MoVimento torinese stava combattendo da anni, visto che sull’area dove sorgerà  il nuovo centro commerciale doveva inizialmente ospitare una biblioteca, anzi, la biblioteca principale della città .
Progetto che poi è stato abbandonato a favore di un nuovo tipo di insediamento, non senza le lamentele del MoVimento 5 Stelle che ora si trova ad avallare quella stessa decisione che per anni ha osteggiato duramente.
Tanto che all’epoca Davide Bono su Facebook scriveva: “Ma secondo voi servono altri 10 ipermercati a Torino? Per “chi comanda a Torino” ancora edilizia e centri commerciali, intanto in centro chiudono tutti i negozi. grazie Piero Fassino, grazie #pd. il MoVimento Cinque Stelle Torino si farà  sentire!!“. E si è fatto sentire.
Ma era il 2014, all’epoca l’allora assessore all’Urbanistica Stefano Lo Russo in un’intervista su Repubblica aveva giustificato così la decisione della giunta Fassino
“Il Comune non ha i soldi per le tante opere necessarie. Ad esempio per il nuovo centro congressi nell’area ex Westinghouse, 5.000 posti per un’infrastruttura di livello europeo. Ma servono fondi privati e per questo è stato aperto un bando per valorizzare tutta la zona. La proposta che ci è arrivata è quella di realizzare un centro commerciale.
Nel 2016 Chiara Appendino ha giustificato la retromarcia con la necessità  di far quadrare i conti, che in fondo era la stessa spiegazione data all’epoca da Fassino.

(da “NextQuotidiano”)

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FRATELLANZA GRILLINA: LA DI VITA CHIEDE LE DIMISSIONI DI CLAUDIA LA ROCCA

Dicembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

LA DI VITA TACE DAVANTI AI MAGISTRATI MA SCRIVE 800 PAROLE SU FB PER SPIEGARE PERCHE’ NON SPIEGA

La deputata del MoVimento 5 Stelle Giulia Di Vita non ha ritenuto di rispondere alle domande del magistrato nè di sottoporsi a un saggio grafico.
Però su Facebook ha scritto circa ottocento parole per spiegare perchè non spiega cosa è successo nella notte tra il 3 e il 4 aprile 2012 nella sede del M5S Palermo di via Sanpolo e per chiedere pazienza visto che tutto si chiarirà  a breve e finiranno tutti felici e contenti.
Sostiene di non aver rilasciato il saggio grafico — che potrebbe facilmente escluderla dal sospetto di aver falsificato le firme — perchè lei, Riccardo Nuti e Claudia Mannino sono “sotto attacco mediatico e additati come dei delinquenti di terz’ordine, la feccia della politica, il disonore del Movimento 5 Stelle” e poi perchè “prima deve uscire tutto e poi rispondo a tutto. Se no troppo facile per chi si inventa le accuse”.
Ma la parte più interessante delle 800 parole in cui la Di Vita NON spiega perchè non ha rilasciato il saggio grafico che l’avrebbe da subito discolpata è quella in cui parla di due suoi colleghi del MoVimento 5 Stelle siciliano, ovvero Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, entrambi indagati ed entrambi autosospesi.
La Di Vita, dimostrando così di aver interiorizzato perfettamente gli ideali di fratellanza del M5S a cui si richiama continuamente nel suo scritto, dice che chi si è autoaccusato deve dimettersi.
Come mai tutto questo astio e la richiesta di dimissioni per Claudia La Rocca mentre si pretende di non dire alcunchè sulle accuse mossele?
Di certo si nota una certa rabbia per gli elogi arrivati a chi ha deciso di vuotare il sacco davanti ai magistrati.
In lontananza pare anche di scorgere il risultato di una guerra nascosta tra le correnti del MoVimento 5 Stelle: in altre occasioni si è notato l’attivismo di Giancarlo Cancelleri sul tema, visto che il deputato dell’ARS ed ex candidato in vena di bis in Sicilia   in molte occasioni ha ribadito che il M5S non avrebbe avuto pietà  nei confronti di chi ha sbagliato.
Lo stesso Cancelleri avrebbe parlato con la La Rocca prima che questa si decidesse a dire la sua davanti ai magistrati. Ma soprattutto, visto che la ritiene colpevole la tesi della Di Vita sia che la La Rocca abbia falsificato le firme autonomamente (per quale interesse?) e abbia trascinato gli altri nella melma.
Una tesi poco credibile anche per un bambino (tra chi ha abbandonato la causa del M5S c’è anche l’avvocato Francesco Menallo).
Insomma, la deputata Di Vita oggi non ha tempo per spiegare, un giorno lo farà  certo, ma intanto cacciate la La Rocca che ha parlato.
“Un amore così grandeee”, si cantava dal palco a Palermo.

(da “NextQuotidiano”)

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FIRME FALSE M5S PALERMO, LA SCENA MUTA DELLA DEPUTATA GIULIA DI VITA

Dicembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

IN SILENZIO ANCHE IL MARITO DELLA LUPO… ENTRAMBI SI SONO RIFIUTATI DI FARE IL SAGGIO GRAFICO PER LA PERIZIA CALLIGRAFICA

Qualche giorno fa le ricordavano su Twitter che chiedeva di pubblicare tutte le intercettazioni.
Oggi la deputata del MoVimento 5 Stelle attualmente sospesa Giulia Di Vita ha deciso di non rispondere alle domande dei pubblici ministeri in qualità  di indagata nella vicenda delle firme false per le comunali del 2012 a Palermo.
C’è da ricordare che la Di Vita aveva parlato con i magistrati quando era stata sentita in qualità  di testimone (il testimone non può avvalersi della facoltà  di non rispondere).
L’ADN Kronos poi scrive che la deputata M5S e l’attivista Riccardo Ricciardi, marito della deputata Loredana Lupo, entrambi indagati nell’ambito dell’inchiesta sulle firme false di Palermo, si sono rifiutati di fare il saggio grafico, chiesto dai pm durante l’interrogatorio.
Dopo essersi avvalsi della facoltà  di non rispondere, i due, assistiti dall’avvocato Antonina Pipitone, hanno anche deciso di rifiutare la prova grafica chiesta dai magistrati per fare la comparazione della scrittura con le firme falsificate.
Nei giorni scorsi anche i deputati Riccardo Nuti e Claudia Mannino, entrambi indagati, avevano rifiutato di fare il saggio grafico.
Prima di lasciare la procura, la deputata ha parlato con i giornalisti, senza dire molto: «Non ho niente da dire, non voglio dire niente e ai miei elettori parlerò quando voglio e come voglio». E a chi le chiedeva se risponderà  a breve agli elettori replicava: “Chi vivrà , vedrà “.
Nel pomeriggio Riccardo Nuti ha rotto il silenzio sulla sua pagina Facebook, proclamandosi di nuovo innocente ma senza fornire la sua versione dei fatti.
Una scelta legittima vista la sua posizione di indgato, ma curiosa visto il ruolo in Parlamento: una scelta comunque che accomuna tutti e tre i deputati e gli altri indagati.
L’accusa sostiene che ad essere riuscita sarebbe stata solo la ricopiatura di circa 1200 firme a sostegno della lista per le elezioni nel Comune capoluogo dell’Isola.
E per questo la Di Vita è stata indagata, assieme ad altre 12 persone, numero destinato ad aumentare.
Fra gli altri indagati — tutti rimasti in silenzio davanti ai pm — ci sono i parlamentari Nuti e Mannino, l’attivista Busalacchi, l’avvocato Francesco Menallo e il cancelliere Giovanni Scarpello.
Lo scambio delle mail testimonia chi probabilmente c’era e chi no. Pochissimi i riferimenti espliciti all’operazione della ricopiatura, oggi ammessa da quattro dei protagonisti: Claudia La Rocca, Giorgio Ciaccio, Giuseppe Ippolito e Stefano Paradiso.

(da agenzie)

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BALLE A CINQUESTELLE: L’ASSEGNO DA 80 MILIONI DI BEPPE GRILLO E’ SCOPERTO

Dicembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

MA CHE RESTITUZIONE, META’ DI QUEI SOLDI IL M5S NON LI HA MAI POTUTI INCASSARE PER ASSENZA DI STATUTO E   ALTRI 16 LI AVEVA GIA RESTITUITI IN PASSATO

Lunedì Beppe Grillo era a Firenze in una Piazza della Signoria semi deserta a presentare l’ultima trovata del MoVimento 5 Stelle in fatto di propaganda: l’assegno da 80.727.585 euro (156,4 miliardi di vecchie lire) che il M5S ha intestato “al Popolo Italiano”.
Si tratta del secondo Restitution Day del 2016, a maggio infatti i parlamentari del MoVimento avevano presentato — con il solito mega assegno che fa tanto concorso a premi — la restituzione di sedici milioni di euro da destinare al fondo per il microcredito.
Il gioco delle tre carte di Beppe Grillo
Ma a Firenze Grillo ha voluto fare le cose in grande e ha spiegato sul blog che tra le ragioni per dire No alla riforma costituzionale Renzi-Boschi che promette di tagliare i costi della politica c’è il fatto che il MoVimento ha fatto risparmiare agli italiani 80 milioni di euro “senza cambiare 47 articoli della Costituzione”.
Questo perchè, come scrive Grillo sul sito ufficiale del suo partito “il MoVimento 5 Stelle dalla sua nascita ad oggi ha rinunciato, restituito e donato oltre 80 milioni di euro. Precisamente: 80.727.585 euro (156,4 miliardi di vecchie lire). Una cifra che aumenta ogni giorno“.
Ma c’è un problema, perchè quell’assegno che Grillo ha mostrato con orgoglio insieme ad altri parlamentari, eurodeputati e attivisti pentastellati a 5 Stelle è scoperto. Per scoprirlo non serve andare in banca (sarebbe davvero scomodo presentare quell’assegno allo sportello) ma basta guardare come i Cinque Stelle sono arrivati a quella cifra.
Lo spiega direttamente Grillo sul blog quindi affidandoci alla sua trasparenza scopriamo che 42.782.512 di euro sono i rimborsi elettorali per le politiche 2013 cui il M5S ha “rinunciato”; 4.773.536 sono i elettorali rimborsi per le regionali 2010-2014; tre milioni di euro sono i fondi cui la delegazione del M5S all’Europarlamento avrebbe diritto in quanto parte del gruppo EFDD.
Ci sono poi i 19.493.075 derivanti dai tagli degli stipendi dei parlamentari e dalla restituzione della parte di diarie non rendicontate che sono stati destinati al fondo per il microcredito e al fondo per l’ammortamento per i titoli di Stato.
Anche i consiglieri regionali hanno restituito 8.613.724 destinandoli al fondo al microcredito, così come i parlamentari europei che hanno restituito 479.000 euro.
C’è poi il 1.091.744 derivante dalla rinuncia all’indennità  di carica da parte dei parlamentari e consiglieri regionali ed infine i 420 mila euro raccolti durante lo Tsunami Tour e donati per la ricostruzione di una palestra a Mirandola dopo il terremoto del 2012 (poi però quando gli elettori votarono PD i grillini se la presero male).
Finanza creativa
Chi si fosse limitato a guardare il mega assegno e a leggere i post trionfanti dei politici pentastellati potrebbe essere stato indotto a pensare che il MoVimento ha davvero versato, il 28 novembre 2016, 80 milioni di euro (e rotti) al popolo italiano, ma non è così.
Partiamo dalla cifra più consistente, i 42 milioni di euro di rimborsi elettorali per le politiche 2013 cui il MoVimento ha rinunciato.
In realtà  a quei soldi il partito di Grillo non aveva diritto poichè al momento delle elezioni non aveva uno statuto, cosa che è nota almeno dal 2012 ovvero da quando è stata approvata la legge che regola i rimborsi elettorali che prevede che per ottenere i rimborsi i partiti (ma anche i movimenti) devono dotarsi di uno statuto, ovvero di quella cosa che per diversi anni il M5S si è rifiutato di avere.
E dal momento che non si può rinunciare a qualcosa che in ogni caso non ti sarebbe stato dato allora non si possono conteggiare quei 42 milioni di euro.
Andiamo oltre: per quanto riguarda i tre milioni destinati dall’Europarlamento al M5S quei soldi sono in minima parte del Popolo italiano, poichè l’Europarlamento è finanziato con i contributi di tutti gli Stati membri, quindi di tutti i cittadini europei. Arriviamo quindi alla restituzione vera e propria, quei quasi venti milioni che i parlamentari a Cinque Stelle hanno destinato al fondo al microcredito.
Come abbiamo già  visto 16 milioni di euro erano già  stati versati a maggio, quante vuole si possono versare gli stessi soldi? Solo una.
Un bellissimo assegno scoperto, oggi.
Ma questo per il MoVimento non è un problema visto che ad ogni “restituzione” annuale l’ammontare dell’assegno staccato a favore del fondo al microcredito aumenta (nel 2015 erano dieci milioni ad esempio) di pari passo con il totale.
Ma un conto è dire che “stiamo restituendo 16 milioni” lasciando intendere “per il 2016” un conto è dire “quest’anno abbiamo restituito 6 milioni che si vanno ad aggiungere ai dieci che abbiamo già  versato in precedenza”.
Da qualunque parte la si guardi il MoVimento ha già  restituito quei 16 milioni, quindi non può metterli nell’assegno da 80 milioni (datato 28 novembre 2016).
Lo stesso si può dire per la donazione per la palestra di Mirandola che sono effettivamente già  stati versati.
Il fatto inoltre che l’intera manifestazione sia stata chiamata “Restitution Day” lascia intendere che la donazione/restituzione da 80 milioni sia avvenuta contestualmente in un solo giorno, ma questo non è vero.
Il Capo Politico del MoVimento ha quindi poco da stupirsi riguardo al fatto che “per i giornali”   il Restitution Day da 80 milioni di euro non è mai esistito, perchè è vero: Grillo non avrebbe mai potuto restituire il 28 novembre quegli 80 milioni di euro, semplicemente perchè più della metà  non li ha mai avuti e gli altri li ha già  dati.
Se il Popolo italiano volesse incassare quell’assegno scoprirebbe semplicemente di essere stato truffato.

(da “NextQuotidiano”)

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IL REGALO DI NATALE DELLA GIUNTA RAGGI A TREDICINE, COI CAMION-BAR E’ “UN AMORE COSI’ GRANDE”…

Dicembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

CANONI MENSILI IRRISORI RESTANO INVARIATI: CON LICENZE VECCHISSIME E POSTAZIONI CHE OSCURANO I MONUMENTI, IL POTENTE CLAN DEGLI AMBULANTI POTRA’ CONTINUARE A PAGARE DIECI EURO AL GIORNO…. MENTRE IN PERIFERIA UN NEGOZIETTO PAGA 5.000 EURO DI LOCAZIONE AL MESE

La Giunta Raggi ascolta il vento che sta nettamente cambiando e per camion bar e tavolini all’aperto dei locali, uno dei maggiori problemi per il degrado del centro storico, dei monumenti e e della città , mantiene per il 2017 gli stessi canoni degli anni precedenti.
Una decisione che fa felici gli operatori dei camion bar che con licenze vecchissime e postazioni che oscurano i monumenti continuando a pagare una decina di euro al giorno (prima della giunta Marino ne pagavano 3): per la felicità  della famiglia Tredicine che a Roma controlla buona parte del settore.
E il bello della storia non è tanto questo, ma il fatto che, come racconta oggi un articolo del Messaggero, l’assessore al Commercio Adriano Meloni, che aveva promesso battaglia alla sua maggioranza sulla Bolkestein, dice che entro febbraio porterà  il provvedimento di adeguamento con un incremento del 20%: il consiglio comunale grillino lo farà  passare?
Chi ha preceduto Meloni, vale a dire Marta Leonori (Pd) che si trovò con i camion bar che protestavano sotto l’ufficio, provò a disporre un aumento più realistico (30 euro al giorno), ma il consiglio comunale, dove i gruppi di pressione erano forti anche senza l’avvento della maggioranza pentastellata, l’affossò, limando a 10 euro.
Piuttosto di niente è meglio piuttosto. Ma nel bilancio di previsione che la giunta Raggi si appresta a portare in consiglio comunale alla voce Osp (occupazione suolo pubblico, ci sono ad esempio anche ambulanti e tavolini all’aperto) non è previsto alcun aumento. La pacchia continua. Così, per un settore che a Roma dovrebbe valere oro, il Campidoglio incassa in un anno circa 36 milioni di euro
Va anche ricordato che la Leonori, per i tavolini all’aperto, provò a fare passare una riforma improntata sulla tariffa puntuale: paga di più chi ha i tavolini in zone di pregio, di meno chi è in periferia.
Ma anche questa iniziativa si arenò in consiglio comunale, per le pressioni delle associazioni di categoria. Ora bisognerà  capire se Meloni riprenderà  questa filosofia. Tenendo conto che la maggioranza M5S in consiglio comunale ha approvato una mozione contro l’applicazione della direttiva Bolkestein, il nuovo tentativo di Meloni di adeguare quelle tariffe appare arduo.
L’assessore già  è andato contro la maggioranza spiegando una cosa che dovrebbe essere banale: «Non possiamo non applicare la legge e dunque mettere a gara le postazioni come prevede la Bolkestein».
L’assessore ora assicura — ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il consiglio comunale — che entro febbraio porterà  il provvedimento di adeguamento di quanto gli operatori pagano per la Osp: si lavora su un incremento del 20 per cento. Meloni: «Io sono il più capitalista del mondo, ma in questo caso penso davvero che i profitti vadano redistribuiti nell’interesse pubblico, perchè vi sono categorie che occupano il suolo pubblico e fanno ricchi incassi, eppure pagano un canone irrisorio».
Chi apre un negozio in periferia magari si trova a versare un canone di locazione tra i 5 e i 10mila euro mensili. Chi posiziona il suo camion bar sui Fori Imperiali se la cava con 300 euro al mese.
M5S e camion bar: un amore così grande
D’altro canto, come cantava Grillo a Palermo, c’è un amore così grande tra M5S e bancarellari che, a parte le foto di Luigi Di Maio con i rappresentanti sindacali, si è concretizzato in tante occasione.
Come nel tentativo della maggioranza pentastellata di far svolgere la festa di Piazza Navona anche in assenza dei tempi tecnici per il bando.
Lì l’assessorato al commercio alla fine si mise di traverso e non se ne fece niente. Ma l’amore così grande è continuato con la sceneggiata sulle bancarelle, quando l’Aula Capitolina si trovò a votare una richiesta di rinvio della direttiva Bolkestein che non era nelle competenze dell’amministrazione comunale.
In questo imitati, perchè la cattiva politica c’è dappertutto, anche dalla Regione Lazio. E tutto ciò nonostante anche Berdini abbia più volte protestato per i camion bar in centro.
L’epopea comincia con Donato Tredicine, che arrivò a Roma dall’Abruzzo negli Anni Sessanta. All’epoca Donato era un venditore ambulante e la sua principale fonte di reddito era la vendita di caldarroste (che è ancora uno dei business di famiglia).
È con l’arrivo dei cinque figli ( Mario, Alfiero, Elio che è il padre di Giordano, Dino ed Emilia) nella Capitale che quello della famiglia Tredicine inizia a diventare un impero.
Un’inchiesta di Repubblica di qualche anno fa rivelava che nel 2012 dei 68 posti disponibili per i venditori ambulanti nel centro di Roma 42 erano di proprietà  dei Tredicine.
Il Tempo invece sostiene che delle 70 licenze del centro storico “almeno la metà  sono riconducibili direttamente o indirettamente a Tredicine“.
Insomma la famiglia di Giordano detiene un vero e proprio impero commerciale, a volte le licenze le vende (e dal momento che il Comune di Roma non ne rilascia di nuove da anni il prezzo si aggira intorno ai 600 mila euro) a volte le affitta o dà  in concessione lo spazio ad altri ambulanti.
Oltre a questi i Tredicine controllano la metà  (centocinquanta su trecento) dei “posti fissi e unici” ovvero quelle postazioni di vendita “storiche” assegnate dal Comune una settantina d’anni fa e che nel corso degli anni la famiglia Tredicine ha acquistato.
Un business milionario: una postazione per la frutta “vale” 20-30 mila euro al mese, un chiosco per gelati davanti al Colosseo può garantire un incasso fino a cinquemila euro al giorno.
Quello che conta è che i Tredicine (e i loro amici) detengono un vero e proprio monopolio della vendita in strada: oltre alle caldarroste e ai camion bar c’è anche il redditizio business delle bancarelle in Piazza Navona nel periodo della Befana. Scrivevano Federica Angeli e Fabio Tonacci su Repubblica:
Con la festa della Befana in piazza Navona un banco di articoli natalizi alza 50-60 mila euro di guadagno netto in due settimane.
Il centinaio di posti disponibili viene assegnato in base ad alcuni criteri, tra cui l’anzianità .
Puntualmente la maggior parte finisce ai quattro fratelli, grazie alla loro posizione dominante e al loro immenso parco licenze. Si possono permettere, ad esempio, di tenerne alcune in zone meno centrali solo per acquisire punti per entrare nella lista dei grandi eventi.
Possono spostare le licenze da una zona all’altra, da un familiare all’altro, a seconda della convenienza. Una ferita alla concorrenza di mercato in un comparto, quello degli ambulanti, già  congestionato, con 7 mila venditori e 130 mercati rionali. Insieme coprono il 22 per cento dell’intera vendita al dettaglio della città .
Nel dicembre di due anni fa il potere esercitato dai Tredicine sulle associazioni di categoria (Alfiero Tredicine è presidente di Apre-Confesercenti, Mario è vicepresidente dell’Upvad-Confcommercio, mentre Dino è vicepresidente della Fivag-Cisl) ha condizionato non poco la trattativa tra l’Amministrazione e gli ambulanti per la riorganizzazione del tradizionale mercato natalizio di Piazza Navona.

(da “NextQuotidiano”)

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IL SISTEMA DI FAKE NEWS DELLA CASALEGGIO DANNEGGIA L’EVOLUZIONE POLITICA DEL M5S

Dicembre 1st, 2016 Riccardo Fucile

LE CREATURE COMMERCIALI DELLA SOCIETA’ SONO UN BOOMERANG POLITICO

Su BuzzFeed Alberto Nardelli e Craig Silverman ihanno raccontato un aspetto fondamentale di come funziona la propaganda del M5S. Esiste una fitta rete di siti ufficiali e non che mette a disposizione incessantemente materiale “informativo” e propagandistico pronto all’uso.
Per noi italiani non è una novità , visto che sono cose che sappiamo da sempre, per gli americani invece — ancora presi dalla frenesia sulle fake news — la cosa conferma quello che già  “hanno capito” sulla vittoria di Donald Trump.
Oltre al blog di Beppe Grillo che è l’house organ ufficiale del partito ci sono, come aveva già  “scoperto” Sebastiano Messina su Repubblica due anni fa siti come TzeTze, la Fucina e la Cosa; i primi due non sono direttamente collegati con il MoVimento ma sono di proprietà  della Casaleggio Associati e spesso le notizie che vengono pubblicate su Tze Tze vengono condivise su Facebook dalla pagina ufficiale di Grillo. TzeTze e la Fucina sono infatti siti “indipendenti” ovvero non appartengono al M5S ed è per questo — nota correttamente Buzzfeed — che non è esplicita l’affiliazione con il MoVimento.
Il collegamento tra M5S e i due siti — spesso dediti a spacciare bufale scientifiche mediche o a rilanciare notizie “INCREDIBILI, SENSAZIONALI, CHE NESSUNO VI DIRà€ MAI” — è appunto la Casaleggio, che controlla direttamente i contenuti pubblicati sul sito di Grillo tant’è che molti dei post anonimi pubblicati sul “blog” sono probabilmente scritti da Davide, il figlio di Gianroberto guru per successione dinastica.
Ad esempio TzeTze, un aggregatore di news spinto fortemente dal clickbaiting che condivide spesso video da La Cosa, che è il sito che i Casaleggio utilizza per ricaricare spezzoni degli interventi dei parlamentari pentastellati in Aula o nelle varie trasmissioni televisive.
Ma non lo fa passando per gli account ufficiali del leader del MoVimento e nemmeno per quelli dei parlamentari.
Le pagine da cui TzeTze condivide i video e i post a sostegno del MoVimento sono quelle “non ufficiali” come Beppe Grillo Fan, W IL M5S, l’improbabile Alessandro Di Battista Presidente del Consiglio oppure Perchè votare Movimento 5 Stelle.
Tutte pagine (a parte W Il M5S che ne ha 400mila) con poche migliaia di like, niente in confronto all’oltre un milione di mi piace totalizzato da TzeTze.
Perchè non utilizzare direttamente condivisioni dalla pagina di Grillo?
Un trucchetto forse per far capire agli attivisti — non che serva in realtà  — che TzeTze è dalla loro parte.
Il problema principale è che oltre alle notizie politiche la Fucina e TzeTze si occupano anche di informare il pubblico sulle più importanti scoperte mediche e scientifiche: spesso si tratta di bufale e fake news, altre volte di teorie che Grillo stesso ha sostenuto in passato durante quegli spettacoli (la biowashball, il signoraggio, i vaccini che causano il cancro e l’autismo, l’Aids che non esiste, il pomodoro transgenico esplosivo) grazie ai quali si è costruito la sua fan base elettorale.
Parliamo ad esempio del sostegno che i siti della Casaleggio danno costantemente al Metodo Di Bella, tanto che il figlio dell’inventore della terapia a base di somatostatina è uno degli autori fissi de La Fucina.
Da quando però il MoVimento ha iniziato a fare politica ed è entrato in Parlamento Grillo e Casaleggio (padre) si sono resi conto che certe notizie non potevano più trovare spazio su quello che i giornali avevano iniziato a prendere in considerazione come la voce ufficiale del partito non-partito e del suo Semplice Portavoce (vi ricordate di quando Grillo si faceva chiamare “megafono” del MoVimento? Sono passati appena tre anni).
Per questo motivo tutte quelle notizie che pure raccoglievano un buon numero di click non potevano più essere pubblicate lì e quindi piano piano si sono trasferite sui “siti satellite” della Casaleggio che voleva trovare un modo per monetizzare quel capitale di assetati di controinformazione che fino a poco prima si erano abbeverati alla fonte di Grillo.
Il problema è — però questo BuzzFeed non lo dice — che questi siti stando all’ultimo bilancio della società  risultano essere in perdita, quindi la trovata di Casaleggio — quel gran guru dell’Internet e della comunicazione — non sembra stare funzionando, almeno dal punto di vista economico.
Di più: nella scarna nota di accompagnamento dei conti depositata in Camera di commercio si leggeva dell’intento di «disinvestire» in questi canali, il che non vuol dire chiuderli ma magari evitare di spendere molti soldi nella sponsorizzazione dei contenuti su Facebook, ad esempio.
Quella della contiguità  tra M5S e Russia è questione che sta molto a cuore ai giornalisti e ai lettori statunitensi: le bufale pro-Putin e anti USA.
In Italia tendiamo a sottovalutare la portata delle manovre di avvicinamento del M5S alla Russia in netta opposizione con il ruolo del nostro paese nella NATO e nella UE. Però per BuzzFeed, che a volte presenta TzeTze e Fucina come siti del MoVimento 5 Stelle, il fatto che sia dato così ampio spazio a teorie del complotto sul “ruolo degli USA nel favorire l’arrivo di immigrati nel nostro Paese” o sul fatto che Putin venga presentato come una figura estremamente positiva che cerca di impedire che gli USA si intromettano negli affari di stato di altre nazioni potrebbe rappresentare un problema.
Il fatto che BuzzFeed scriva chiaramente — come riporta anche il Corriere — che il più popolare partito politico italiano è impegnato a diffondere bufale e notizie a sostegno della macchina della propaganda del Cremlino viene accolto da noi con un’alzata di spalle perchè   “in fondo si tratta solo di propaganda” e nemmeno troppo sottile.
Ma per gli americani la cosa è diversa, negli USA dove tutti sono intenti a macinare analisi sulla vittoria di Trump, giunta dopo una campagna elettorale dove il Presidente ha detto falsità  e fatto promesse che già  ora sembra non avere intenzione di mantenere la cosa assume un peso diverso.
Per la verità  le connessioni che BuzzFeed ha trovato tra Casaleggio e propaganda putiniana (al di là  delle incursioni di Manlio Di Stefano in terra russa) sono deboli e si limitano sostanzialmente al fatto che le fonti utilizzate per parlare di faccende russe siano i network di informazione vicini al Cremlino, il che — con buona pace di quelli che in Europa non gradiscono le notizie di Sputnik — non è certo un reato, anche se rappresenta un bel problema di attendibilità  di cui però, pare, nella Casaleggio non si preoccupino.
In ogni caso non sembra proprio la pistola fumante che uno si aspettava di trovare dopo aver letto il titolo.
Più che altro TzeTze sta semplicemente seguendo il trend populista che vede da tempo Putin “campione” di tutti quei movimenti e opinionisti — da Blondet a Giulietto Chiesa — che si oppongono all’imperialismo americano e all’Unione Europea.
C’è infine la questione relativa al fatto che la Casaleggio, in nome dei principi di trasparenza che sono il core del pensiero politico del guru junior, si è rifiutata di rispondere alle richieste di chiarimento da parte di BuzzFeed che le aveva posto una dozzina di domande.
BuzzFeed News put a list of 12 questions to M5S and Casaleggio Associati about the network of sites they controls, their role in propagating fake news and pro-Russia propaganda, and the party’s relationship with the Kremlin.   Casaleggio Associati said the company’s policy was to not respond to the type of questions that BuzzFeed News asked. It said all the specific allegations on the firm were inaccurate, but declined to explain how. A spokesperson added that the company had no relationship with Russia or Russian firms. M5S also declined to comment. A spokesperson told BuzzFeed News it would not be able to provide any “feedback” on the questions until after Sunday’s referendum
Ma il punto di tutto il discorso è che la macchina delle notizie della Casaleggio, quei visionari che hanno capito tutto dell’Internet, sembra essersi inceppata; dietro tutta questa operazione familiare non c’è l’idea di dare vita ad un nuovo modo di fare informazione ma quello — ben più terra terra — di massimizzare il risultato politico ed elettorale del movimento messo in moto da Grillo; ma se sei in perdita allora vuol dire che qualcosa non va.
Questo conferma quello che già  scrissi tempo fa su Gianroberto Casaleggio, ovvero che l’operazione “MoVimento 5 Stelle” gli è riuscita solo perchè Beppe Grillo gli ha dato ascolto, prova ne è che i siti della Casaleggio — senza Grillo — non se la cavano poi così bene (e il fatto che Casaleggio non figurava inizialmente nel direttivo dell’associazione).
E se pensate che la Casaleggio è un’azienda che si occupa di Web e informazione questa cosa, unita al fatto che i dipendenti non sembrano essere in grado di comprendere la differenza tra una bufala e una verità  non è proprio un bel biglietto da visita.
Forse un giorno il MoVimento si renderà  conto che ormai non ha più bisogno della Casaleggio e riuscirà  a ripulire la sua immagine.
Ma dal momento che Davide possiede le chiavi di Rousseau e della piattaforma di voto del M5S la cosa non succederà  tanto presto.
Il M5S dovrebbe ricordare i tanti contratti firmati dagli eletti M5S, come ad esempio a Roma, dove gli assessori e la sindaca, per contratto, devono comparire sui canali del M5S.
Contratti che non sono stati stipulati con la Casaleggio Associati ma con l’Associazione MoVimento 5 Stelle (quella che controlla il M5S); sull’applicazione e il rispetto di questi contratti vigila però “lo staff” che non è quello dell’Associazione ma quello della Casaleggio.
Anche questa volta che doveva rispondere il M5S dimostra di non aver capito la domanda.

(da “NextQuotidiano”)

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