Novembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
RIECCOLI CON GLI ODIATI BANCHIERI… DI MAIO,TENUTO ALL’OSCURO, CI RIMANE MALE: I CONTATTI VUOLE TENERLI LUI
Nel Movimento 5 Stelle in tanti cercano uno spazio e studiano come allacciare rapporti e
accreditarsi come forza di governo credibile sia sul piano nazionale e sia su quello internazionale.
Quindi, niente paura di sedersi al tavolo con quelli che da sempre M5S ha considerato “i poteri forti”
Luigi Di Maio costruisce la sua figura da candidato premier parlando con i giornali stranieri e incontrando, come ha fatto l’otto novembre scorso investitori a Londra. Mercoledì prossimo toccherà a Carla Ruocco e a Barbara Lezzi andare a cena – come riporta La Repubblica – con investitori stranieri portati da Mediobanca.
Occasione che però ha creato fastidio allo stesso Di Maio, in rotta con la Ruocco dai tempi del caso Roma.
Il vicepresidente della Camera non era infatti a conoscenza di questo meeting e si è quindi sentito scavalcato.
Se Ruocco e Lezzi abbiano concordato l’incontro direttamente con Grillo non è dato saperlo, sta di fatto che la fuga di notizie non è stata presa bene dal leader in pectore: “Non ne sono a conoscenza. Verifichiamo prima la notizia se esiste l’incontro. Detto questo, c’è tanta curiosità verso il M5S in questo momento storico del paese. Se esiste la cena sono sicuro che lo diranno pubblicamente”.
Quando Di Maio parla di sedi giuste si riferisce, con ogni probabilità , al fatto che una cena di pesce in un famoso ristorante nel centro di Roma forse non è il luogo più adatto per far sedere i 5Stelle.
Sta di fatto che Carla Ruocco conferma che l’incontro ci sarà . E ricorda di far parte della commissione Finanza, per questo l’invito è stato rivolto a lei.
In tanti, tra i 5Stelle, in questi giorni si danno da fare per conquistare terreno all’interno del Movimento ora che il Direttorio non esiste più.
Più di tutti è tornato a muoversi Luigi Di Maio. L’incontro a porte chiuse tra il vicepresidente della Camera e la società di lobbying Fb&Associati non era andato giù agli attivisti grillini e neanche a diversi colleghi parlamentari dal momento che il Movimento si contraddistingue per la volontà di trasmettere in streaming ogni evento che li riguarda.
Da allora Di Maio, complice anche il suo coinvolgimento nel caso che ha travolto l’assessore di Roma Paola Muraro, ha evitato incontri pubblici con i poteri che contano.
Quindi ha snobbato il Forum Ambrosetti di Cernobbio e poi ha dato forfait ai giovani di Confindustra a Capri.
Mosse che lo hanno tenuto lontano dai riflettori e al riparo da polemiche. Ma ora il vicepresidente della Camera e altri alla ribalta mostrano il volto dialogante del Movimento.
Quello che serve per rassicurare i mercati e i tanto odiati poteri forti
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Novembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI VITTORIA CRISOSTOMI, ARCHITETTA E DIRIGENTE DEL COMUNE, INDAGATA CON I COSTRUTTORI CERASI E NAVARRA PER LA LOTTIZZAZIONE DEL LAURENTINO… MA LA RAGGI NON ERA QUELLA CHE AVREBBE CACCIATO I PALAZZINARI?
Virginia Raggi ha affidato a Vittoria Crisostomi, 64 anni, architetto, dirigente del comune di Roma, la delega alla gestione dei finanziamenti pubblici per la riqualificazione urbana.
Una nomina curiosa visto che la Crisostomi è indagata per corruzione dalla procura di Roma con i costruttori Emiliano Cerasi e Luca Navarra impegnati in alcuni progetti di lottizzazione fra cui uno, imponente, nella zona sud di Roma (Laurentino).
La storia è nota e la racconta il Corriere della Sera: nella sua ordinanza (la 112) la sindaca scrive che «si ritiene opportuno affidare all’architetto Vittoria Crisostomi» l’incarico in questione.
Secondo le verifiche dei carabinieri del Noe, coordinati dai pubblici ministeri Stefano Pesci e Alberto Pioletti, la dirigente sarebbe intervenuta a favore di Cerasi con l’ex assessore all’urbanistica Giovanni Caudo.
Si trattava di far passare un intervento di correzione su una compensazione urbanistica: se da un lato si riducevano le cubature edificabili nell’area sud dall’altro si chiedeva di ampliare quella in via di costruzione a Roma nord. Alla Crisostomi sarebbe stata assegnata la delicata intermediazione fra Cerasi e Caudo.
Raggi ignora il coinvolgimento nell’inchiesta?
Oppure ha deciso di effettuare comunque la nomina?
Un nuovo caso per la sindaca già alle prese con la vicenda Muraro e la squadra incompleta: mancano ancora capo gabinetto e segretario generale, mentre la Ragioneria lavora con un interim fino al 30 novembre.
E pure la procedura di nomina di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica è finita sotto il faro dei pm.
In più c’è il caso politico legato al nome di Raffaele Marra, questione che agita da tempo il Movimento ma che è stata congelata in virtù di una tregua fino al 4 dicembre.
L’indagine fa riferimento a tre diversi filoni d’inchiesta raccontati dai giornali a fine 2015. Second l’accusa, l’ingegnere Roberto Botta avrebbe ricevuto utilità dal costruttore Luca Navarra in cambio della soluzione dei problemi emersi nell’avvio dei lavori del ponte della Scafa, appalto vinto dalla società del costruttore.
La tangente si sarebbe concretizzata in un lavoro inerente una scala di legno all’interno di una dimora privata dell’indagato, già sotto inchiesta — insieme con il suo braccio destro Fabrizio Mazzenga — con l’accusa di aver alterato le gare indette dal Comune per favorire un cartello d’imprenditori nella manutenzione stradale.
Il ritorno economico di Navarra, secondo l’accusa, sarebbe l’impegno di Botta a evitare al costruttore il pagamento di 2milioni di euro per «i lavori di saggio archeologico» non ricompresi nel capitolato d’appalto ma all’improvviso resisi necessari.
«L’appartamento facente parte del complesso residenziale di via Marco Polo — rettificano da Italiana Costruzioni — nel quale abbiamo eseguito dei lavori è di proprietà di un soggetto privato che ha soltanto lo stesso cognome del funzionario comunale ingegner Roberto Botta.
Le false accuse in tal modo rappresentate ai lettori determinano dei danni enormi per la nostra azienda e per tutti coloro che si impegnano quotidianamente al suo interno», aveva rettificato all’epoca l’azienda.
Qui comunque entra in scena la Crisostomi:
A insospettire il gip sui «rapporti ambigui tra la famiglia Navarra e Botta» è la circostanza che l’imprenditore si senta libero d chiamare l’ingegnere al cellulare.
Insieme al capo del dipartimento — lo stesso che ha consigliato a Mazzenga di «turarsi il naso» sulle «offerte anomale» presentate dalle imprese durante le gare — a finire indagata per corruzione anche è l’architetto Vittoria Crisostomi, funzionaria del dipartimento programmazione e funzione urbanistica.
Stavolta la questione che preoccupa l’imprenditore, e il suo socio Emiliano Cerasi, pure lui sotto inchiesta, è la decisione della Giunta di non costruire più palazzi in via Colle della Strega — zona Laurentina — riducendo le cubature edificabili dai due costruttori edili da 72mila a 45 mila.
Un danno per Cerasi che si lamenta con la Crisostomi, cui chiede di compensare la perdita costruendo in zona Lucchina, vicino alla stazione Ottavia.
La risposta della dirigente è il riconoscimento del diritto due imprenditori.
Un altro caso sospetto riguarda infine l’assegnazione senza nessuna procedura dei lavori per la costruzione di un impianto di sollevamento delle acque reflue in via Procaccini, nella zona Giustiniana, all’«Opera srl». Responsabile unico del procedimento: il capo dipartimento, Roberto Botta.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Novembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
MINACCE DI MORTE, TELEFONATE NELLA NOTTE E INSULTI PER AVER DIFESO L’ONESTA: DEMOCRAZIA A CINQUESTELLE
Una sorveglianza leggera, ma pur sempre una forma di tutela e protezione. 
Con le auto dei carabinieri che pattugliano casa sua sull’Appennino bolognese, a Vado di Monzuno, a intervalli regolari.
E’ la misura decisa dagli inquirenti per Stefano Adani, l’ex grillino autore dell’esposto contro la raccolta firme alle regionali 2014, bersagliato nei giorni scorsi da offese e minacce di morte sul web.
Adani, che potrebbe presto decidere di sporgere denuncia contro gli autori delle minacce, ne è stato informato giovedì sera, per telefono, dai carabinieri di Monzuno. Protezione anche per Paolo Pasquino, l’altro autore dell’esposto.
“Infame”, “Traditore”, “Spia”, alcuni degli epiteti che si è visto rivolgere da utenti Facebook, tramite messaggi privati oppure post sulla bacheca.
“Sei un grandissimo infame, spero che ti spacchino la faccia”, “Sul profilo metti la tua faccia invece del cane, o ti schifi da solo?” ,”Sei il nulla mischiato col niente”, “Anfame, quanto è bello fa la spia mortacci tua”.
Questi solo alcuni dei post. Adani ha inoltre ricevuto telefonate anonime e anche altre forme di intimidazione.
Non è la prima volta, a Bologna, che grillini ribelli vengono messi sotto protezione per ondate di insulti ricevuti sul web.
E’ successo a Giovanni Favia, prima, e poi all’ex consigliera comunale Federica Salsi. Il copione per i dissidenti è sempre lo stesso: minacce di morte, accuse, post al veleno sul web.
E’ la democrazia diretta a Cinquestelle
(da “La Repubblica“)
argomento: Grillo | Commenta »
Novembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
DI MAIO: “A DIFFERENZA DEL PD, NOI CHIEDIAMO AUTOSOSPENSIONE DEGLI INDAGATI”… INFATTI NON SI AUTOSOSPENDE NESSUNO DOPO CHE L’HA CHIESTO
I deputati Riccardo Nuti e Claudia Mannino, iscritti nel registro degli indagati per il caso delle firme false di Palermo, sono in rottura totale con i vertici pentastellati.
Su di loro infatti il pressing del Direttivo del gruppo della Camera non ha funzionato. I due hanno deciso di non autosospendersi: “Faremmo un favore a chi ci accusa e sarebbe un’ammissione di colpa che invece non abbiamo”.
Questo il ragionamento fatto da Nuti e Mannino che si rifiutano di fare un passo indietro nonostante dalle dichiarazioni di Luigi Di Maio sembrerebbe cosa fatta: “La differenza tra noi e il Pd si vede dalla reazione. Noi chiediamo l’autosospensione degli indagati. Il Pd ha governatori che incitano al voto di scambio e tace”.
In realtà però le autosospensioni sono arrivate solo da parte di due deputati regionali, Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, sui dieci grillini iscritti nel registro degli indagati.
Il leader pentastellato non vuole sporcarsi le mani lui direttamente e passa la palla al collegio dei probiviri -Riccardo Fraccaro, Paola Carinelli e Nunzia Catalfo – che appena entrerà nel pieno delle sue funzioni procederà alla sospensione, ma difficile che questo possa avvenire prima della marcia.
Intanto lunedì Nuti, che sarebbe stato presente la notte in cui vennero copiate le firme, e Claudia Mannino, accusata di aver materialmente ricopiato le firme da moduli non validi a causa di un vizio di forma in nuovi moduli corretti, saranno ascoltati in Procura a Palermo.
(da agenzie)
argomento: Grillo | Commenta »
Novembre 24th, 2016 Riccardo Fucile
STEFANO ADANI TRA TELEFONATE NOTTURNE, INSULTI E MINACCE VIA WEB: SI MANIFESTA LA DEMOCRAZIA GRILLINA
Telefonate anonime ricevute per tutta la notte, insulti e minacce sul web da parte degli oltranzisti del Movimento.
Non sono state delle ore tranquille per Stefano Adani, uno dei due ex attivisti del M5S che ha presentato, insieme a Paolo Pasquino, l’esposto ai carabinieri di Vergato sulle firme irregolari raccolte dal Movimento durante la campagna per le regionali 2014 in Emilia-Romagna.
Ieri mattina è arrivata la notizia dell’indagine della Procura di Bologna contro il vicepresidente del Consiglio comunale Marco Piazza e altri tre attivisti pentastellati. “Da quel momento non ho avuto pace — racconta Adani ad AdnKronos -, è iniziata la macchina del fango: messaggi privati con minacce di aggressione, insulti sui social e stanotte telefonate mute in continuazione”. “Infame”, “Traditore”, “Spia”.
Gli attivisti più intransigenti del Movimento condannano senza se e senza Adani anche sulla sua bacheca di Facebook.
“Sei un grandissimo infame , spero che ti spacchino la faccia”, “Sul profilo metti la tua faccia invece del cane, o ti schifi da solo?” ,”Sei il nulla mischiato col niente”, “Anfame, quanto è bello fa la spia mortacci tua”.
Questi solo alcuni dei post.
C’è chi cerca di screditare il contenuto e le motivazioni dell’esposto: “Secondo me hanno scoperto chi era e l’hanno mandato via a calci in c… ecco perchè gli brucia”, e ancora: “Ecco un altro poveretto che parla del nulla, non hai argomenti e ti rifugi nel nulla assoluto………..salutami Pasquino……eunuchi”.
“Le minacce non mi fanno certo stare tranquillo — dice Adani — ma non mi impaurisco e non mi tiro indietro”.
E replica alle accuse sui social precisando: “Siamo stati io e Pasquino, contestualmente all’esposto, ad andare via dal Movimento, nessuno ci ha cacciato. Addirittura ho scoperto che posso ancora votare sul blog di Grillo, proprio perchè non sono mai stato espulso. Quindi chi dice che la nostra è stata una vendetta per essere stati allontanati, sbaglia”.
Adani conferma, come ha dichiarato ieri l’ex capogruppo in Regione Andrea De Franceschi, che hanno agito da soli e non su suo impulso.
Una tesi sempre sostenuta dal capogruppo e portavoce al Comune di Bologna del M5S, Massimo Bugani. “Non potevamo coinvolgere De Franceschi, questo fatto sarebbe stato strumentalizzato” spiega Adani.
Tania Forini, ex 5 Stelle, ha parlato apertamente delle procedure irregolari in un’intervista pubblicata oggi su Repubblica Bologna.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Novembre 24th, 2016 Riccardo Fucile
LA VOTAZIONE: GLI ISCRITTI POSSONO SOLO DIRE SI O NO, VOILA’ LA DEMOCRAZIA DIRETTA
Beppe Grillo ha messo in votazione il collegio dei probiviri, segnalando che il nuovo regolamento appena entrato in vigore li prevede perchè devono “fare da paravento” al Capo Politico.
In origine la votazione avrebbe dovuto essere tra una rosa di nomi scelta dallo stesso Grillo. Invece no: il comunicato appena uscito sul blog di Beppe spiega che i nomi sono stati già scelti (sempre da Grillo, come da regolamento) e gli iscritti, probabilmente in nome della democrazia e del pluralismo, potranno solo dire sì, ci stanno bene o no, non ci stanno bene.
I tre nomi proposti da Grillo sono Nunzia Catalfo, Riccardo Fracccaro e Paola Carinelli.
Secondo quanto scritto oggi da Repubblica, avrebbe dovuto far parte della terna anche Riccardo Nuti, fedelissimo siciliano di Beppe e Gianroberto, ma ormai caduto definitivamente in disgrazia dopo la storia delle firme false e il rifiuto di autosospendersi.
Il regolamento prevede una prima decisione del collegio dei probiviri, che deve ascoltare gli interessati, e poi una seconda, su eventuale richiesta degli interessati, da parte del comitato di appello.
Il comitato di appello è attualmente composto da Roberta Lombardi, Vito Crimi e Giancarlo Cancelleri.
Lo stesso regolamento spiega che nei casi più gravi (e probabile che a Palermo si rientri in questa casistica) il collegio dei probiviri ha facoltà di disporre la sospensione cautelare dell’iscritto, dandogliene comunicazione a mezzo e-mail.
Poi ci sono i poteri speciali di Beppe:
Il capo politico del MoVimento 5 Stelle, laddove sia in disaccordo con una sanzione irrogata dal collegio dei probiviri o dal comitato d’appello, ha facoltà di annullarla e, ove la sanzione risulti inflitta dal comitato d’appello, può irrogarne una più lieve.
In ogni caso, il capo politico del MoVimento 5 Stelle, laddove sia in disaccordo con una decisione del collegio dei probiviri o del comitato d’appello, può rimettere la decisione ad una votazione in rete di tutti gli iscritti al MoVimento 5 Stelle.
La decisione dell’assemblea degli iscritti è definitiva ed inappellabile, anche se intervenuta su decisione del collegio dei probiviri.
In ogni caso di sospensione o di espulsione, il gestore del sito provvede alla disabilitazione dell’utenza di accesso.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Novembre 24th, 2016 Riccardo Fucile
I DEPUTATI MANNINO E NUTI NON NE VOGLIONO SAPERE DI AUTOSOSPENDERSI… LA BUSALACCHI ALLONTANATA DALL’ARS
Sono dieci gli indagati M5S per le firme false a Palermo: ieri la Digos ha notificato gli avvisi a
comparire (che contengono gli avvisi di garanzia) ai parlamentari Riccardo Nuti e Claudia Mannino, al deputato regionale Giorgio Ciaccio, al cancelliere Giovanni Scarpello, all’avvocato Francesco Menallo, candidato alle Comunali del 2012 e oggi fuori da M5S. Gli indagati sono in totale 10.
Salvo Palazzolo su Repubblica Palermo racconta che «in queste ultime settimane sono state ascoltate 400 persone in questura, oltre cento hanno messo a verbale il loro disconoscimento della firma. Dopo gli interrogatori, i magistrati potrebbero aprire anche altri filoni d’inchiesta, per accertare la provenienza di alcuni nominativi finiti fra i 1.900 della presentazione delle candidature: nomi rubati, dalle liste per il referendum, e forse anche da altri elenchi su cui si sta indagando».
Non solo: Samantha Busalacchi è stata allontanata dalla collaborazione del gruppo all’Assemblea Regionale Siciliana, come racconta sempre Repubblica Palermo:
Ieri i deputati e i dipendenti, molto legati all’ala che fa riferimento a Giancarlo Cancelleri e Gianpiero Trizzino, e di cui Ciaccio e La Rocca fanno parte, hanno deciso di allontanare Busalacchi.
La collaboratrice Busalacchi nei giorni scorsi ha avuto momenti di tensione con La Rocca, che l’ha apertamente invitata a collaborare sulla vicenda firme false.
Al gruppo non è piaciuta la chiusura assoluta della Busalacchi a qualsiasi collaborazione, a differenza di La Rocca che è stata la prima ad andare a parlare con i magistrati per raccontare quanto accaduto nel 2012 per la presentazione delle liste alle Comunali. Busalacchi ieri è stata convocata da deputati e altri dipendenti dei 5 stelle all’Ars e le è stato comunicato l’invito a non frequentare più gli uffici e a restituire il badge.
Lei, visibilmente colpita, ha svuotato i suoi cassetti ed è andata via. Continuerà a lavorare ma come collaboratrice di Ciaccio, che a sua volta si è autosospeso e da tempo è assente per motivi personali.
Busalacchi comunque è considerata una delle attiviste più presenti, non solo al gruppo ma anche nelle attività della base e in questi giorni è stata presente a Palermo ai banchetti per sostenere il No al referendum costituzionale.
Anche questa una presenza che qualcuno ai vertici non ha gradito, proprio mentre infuria la bufera sulle firme false che la coinvolge.
Intanto Nuti e Mannino non ne vogliono sapere di autosospendersi, come racconta Annalisa Cuzzocrea:
Ma Mannino e Nuti, viene raccontato da alcuni colleghi, vedono nell’autosospensione una sorta di ammissione di colpevolezza, mentre i due continuano a dichiararsi estranei alla vicenda che vede finora dieci indagati. E sono pronti a spiegarsi davanti ai magistrati che li interrogheranno nel fine settimana o all’inizio della prossima.
In realtà , anche lo stesso gruppo parlamentare M5S è diviso sulla vicenda. Il caso firme false, sul quale aveva già indagato la Procura nel 2013 giungendo a un’archiviazione, nasce da una guerra interna al meetup palermitano, e il timore di molti è che la storia finisca in una bolla di sapone, creando però fratture insanabili.
Del resto, Nuti era stato presidente del gruppo M5S alla Camera, rivestendo un ruolo di estrema fiducia. Fiducia che ora, evidentemente, è venuta meno.
E Grillo è determinato a spingersi fino all’allontamento dei suoi portavoce. Così, il movimento è tornato ieri a minacciare gli indagati che non fanno un passo indietro: «Da noi chi sbaglia va via, senza sconti», scrive il blog di Grillo.
Per loro quindi interverrà presto il collegio dei probiviri, che non era ancora stato eletto in occasione della votazione per il nuovo regolamento entrato in vigore alla fine di ottobre.
In più i grillini, prima di affrontare le comunarie, dovranno risolvere un altro problema: chi è la talpa del MoVimento 5 Stelle?
La storia è venuta fuori grazie all’elenco con le firme false inviato alla trasmissione tv di Mediaset, a Luigi Di Maio via mail e alla procura di Palermo.
Ma niente è accaduto per caso: chi si è mosso lo ha fatto con il chiaro intento di danneggiare i parlamentari “romani” e la loro “corrente” in occasione delle comunarie di Palermo.
Per questo in tutto questo bailamme rimane ancora aperta la domanda: chi ha materialmente inviato i fogli che stanno mandando a puttane le Comunarie e il M5S a Palermo?
E visto che un documento del genere non può non essere posseduto da un “interno” al gruppo che forse già era interno nel 2012, quale convenienza ne ha avuto o ne avrà ?
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Novembre 24th, 2016 Riccardo Fucile
“HO PRESO UN MODULO PER LA RACCOLTA FIRME E L’HO PORTATO A CASA PER CHIEDERE LA FIRMA ALLA MIA VICINA, POI LORO AVREBBERO SISTEMATO TUTTO”
Ballano trenta firme irregolari e quattro falsificazioni nell’inchiesta sulle firme a Bologna che ha coinvolto ieri il MoVimento 5 Stelle e che per ora conta quattro indagati tra cui Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale a Bologna, e il suo collaboratore Stefano Negroni.
Secondo l’indagine assegnata alla pm Michela Guidi e seguita dal procuratore Giuseppe Amato, sarebbero diverse le irregolarità riscontrate anche se si tratterebbe di un numero contenuto rispetto alla mole di firme depositate a suo tempo (350 in più del necessario).
Tania Fiorini e Giuseppina Maracino sono le altre due sotto indagine: la prima delle due ha parlato con Repubblica Bologna, confermando in pratica tutte le accuse della procura sull’irregolarità delle procedure nella raccolta delle firme:
«Ho preso un modulo per la raccolta firme e l’ho portato a casa, è vero. Ho chiesto la firma ad una mia vicina, pensavo si potesse fare, mi sono fidata, pensavo che loro poi avrebbero sistemato tutto, coordinava tutto Serena Saetti. Ero anche a Roma, sono passata alla manifestazione del circo Massimo e ho visto che raccoglievano le firme per le regionali anche lì, ma non avevo idea di come si facessero queste cose».
Tania Fiorini, candidata alle ultime Regionali nella lista dei 5 Stelle, e oggi uscita dal Movimento, conferma l’ipotesi investigativa messa in piedi dai magistrati della procura.
Indagata nell’inchiesta sulle firme raccolte irregolarmente dai grillini in vista delle Regionali del 2014 ammette, di fatto, di aver fatto firmare una conoscente in assenza di certificatori.
Conferma, inoltre, che a Roma furono chieste le firme per le Regionali. Un’ammissione piena, oltre la quale aggiunge che lei dei meccanismi di raccolta delle firme non sapeva nulla e che quindi si era fidata dei vertici bolognesi del movimento. Fiorini, sentita da Repubblica, va anche oltre e spiega: «Certo mi stupisce che tra gli indagati non ci sia anche Massimo Bugani, visto che ha sempre condiviso tutto insieme a Marco Piazza».
E rincara la dose: «C’era molta paura di non fare in tempo a presentare la lista, molta disorganizzazione. Quando ho visto che, alla fine, avevano raccolto tante più firme del necessario ho immaginato che quelle raccolte come nel mio caso, non sarebbero state consegnate».
Conclude: «La Saetti si occupava di questa cosa e non solo a me ha chiesto di raccogliere le firme. In quanti lo abbiano fatto non lo so»
Ieri Marco Piazza, uomo di fiducia del plenipotenziario emiliano Max Bugani, ha annunciato l’autosospensione dal movimento («non appena riceverò l’avviso di garanzia»).
Lo stesso Bugani ha invece continuato a parlare di “trappolino” accusando Andrea Defranceschi e gli altri “ribelli” di Bologna.
L’ex consigliere regionale escluso dalle liste intanto ricorda: «Dopo le dimissioni del presidente Vasco Errani — racconta Defranceschi — il tempo stringeva. Ho scritto al Movimento, nessuno mi ha mai risposto».
È solo nella mattina di settembre 2014 in cui si apre il voto on line per le primarie dei candidati che Defranceschi scopre di non essere “votabile”.
È infatti stato indagato con l’accusa di peculato, accusa da cui poi sarà assolto nell’inchiesta sulle “spese pazze”.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Novembre 24th, 2016 Riccardo Fucile
L’AUTORE DELL’ESPOSTO: “BUGANI SAPEVA E MISE IL LIKE… FAVIA COMMENTA: “E’ L’ARROGANZA DI CHI SI SENTE POTENTE”
Nella storia degli indagati M5S per le firme a Bologna, inutile girarci intorno, è Massimo Bugani
l’uomo politicamente nel mirino.
È uno dei tre membri dell’Associazione Rousseau (assieme a Davide Casaleggio e all’europarlamentare David Borrelli).
Ha un ruolo importante nella piattaforma informatica. È stimato da Casaleggio junior, che lo considera persona di fiducia.
Bugani, ha osservato ieri, ritiene che ci siano «giochetti in corso contro di noi a Bologna», per colpire lui e direttamente Beppe Grillo e Davide Casaleggio; e si sfoga tornando a evocare anche il «sabotaggio».
Grillo sul blog fa una difesa d’uffico ma poi dice: «Anche qualcuno di noi a volte sbaglia, ma state sicuri che pagherà , come sempre è accaduto e come sempre accadrà »: un modo per fare quadrato, sì, ma non una difesa senza se e senza ma di nessuno.
Segno di una differenza da cogliere, tra il fondatore e il giro di Davide Casaleggio.
La tesi di Bugani è che «siamo caduti o in un banale errore o in una trappola tesa da ex esponenti del Movimento allontanati».
La sua testimonianza è che «Marco (Piazza, il suo braccio destro indagato) è scrupolosissimo. Se è accaduto qualcosa è stato fatto in assoluta buona fede, senza che lui ne sapesse nulla, o per danneggiarlo».
Dice che loro sono prontissimi ad andare dagli inquirenti. E minaccia querele contro i suoi accusatori politici. Piazza fa sapere che se c’è l’avviso di garanzia si autosospenderà .
Gli accusatori però non arretrano affatto, per la minaccia di essere querelati. Anzi. Stefano Adani, uno dei due che materialmente hanno presentato l’esposto, ci dice: «Innanzitutto non sono episodi isolati. Ne citiamo quattro. Il banchetto al Circo Massimo, dunque con autenticatore fuori Regione, cosa vietata dalla legge. Due episodi a Bologna, di cui uno al circolo (usa proprio questa parola, «circolo») Mazzini, dove si raccoglievano firme che venivano autenticate dopo: è vietato. E almeno un altro accaduto a Vergato, comune dell’Appennino bolognese, dove arrivò un autenticatore da un altro paesino».
Bugani cosa c’entra? Risponde Adani: «Fa parte dell’esposto che Bugani sapesse di almeno una delle cose illegali avvenute: su Facebook gli scrisse un militante mandandogli la foto della sua firma al Circo Massimo, e Bugani mise il like. C’è lo screenshot, pubblicato da Radio Città del Capo due anni fa. Poi il like Bugani l’ha cancellato, sostenendo che il suo tablet era finito nelle mani di un collaboratore che era d’accordo con noi. Cosa ovviamente non vera».
Toccherà naturalmente ai magistrati verificare chi abbia ragione, sarebbe un caso di «like a sua insaputa».
Potrebbe finire dunque anche il braccio destro di Casaleggio nelle indagini?
Adani non vuole rispondere sui nomi del suo esposto, ma aggiunge un dettaglio: «Non ci sono solo i quattro indagati: gli episodi dell’esposto documentano anche altre persone. E pensare che noi anni fa a Bologna andavamo ai banchetti del Pd per verificare e contestarle a loro, le firme false; poi nel Movimento c’è chi si è messo a fare le stesse cose».
C’è mai stato un incontro tra loro e Bugani o Piazza? «Glielo abbiamo chiesto, non ci ha mai risposto».
Bologna e l’Emilia sono terre fondative, dei cinque stelle.
Terre di guerre interne, di storie brutte come la lapidazione sessista di Federica Salsi, o come quella di Giulia Sarti messa sotto attacco per le mail.
Una terra di grandi divisioni dentro il Movimento, tra ciò che poteva essere e ciò che è stato. Favia versus Bugani su tutte, con Favia che finisce fuori, il volto delle origini, il pupillo di Grillo.
Ora Favia ci dice: «Il gruppo di Bugani non può sperare di cavarsela con l’ingenuità o l’ignoranza: vi dico per certo che sono persone che conoscono benissimo le leggi sulla raccolta delle firme. Perchè fanno queste cose? Per l’arroganza di chi si sente ormai potente e può tutto».
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
argomento: Grillo | Commenta »