Novembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
COMUNARIE A UN PASSO DAL SALTARE
Tutti contro tutti. 
Il Movimento 5 Stelle a Palermo è una polveriera pronta a esplodere quando, la prossima settimana, saranno ascoltate dalla Procura le persone iscritte nel registro degli indagati nell’ambito del caso relativo alle firme copiate a sostegno della lista per le elezioni comunali del 2012, che vedeva come candidato sindaco Riccardo Nuti, attuale deputato.
Tra accusatori, accusati e attivisti che si sono autodenunciati, le ‘Comunarie’ per scegliere chi correrà alle amministrative di aprile sono a un passo dal saltare definitivamente.
Per adesso sono state congelate, dopo che ad agosto scorso erano state già raccolte le adesioni, 120 circa, e i video dei partecipanti, ma considerando le faide interne più di qualcuno conferma che “non è il clima adatto per la selezione dei candidati in Rete. Dovrebbe farlo Beppe Grillo direttamente e comunque bisogna aspettare almeno la fine delle indagini per capire meglio”.
Indagini che potrebbe tuttavia essere a una svolta dopo che lo stesso leader 5Stelle ha schiacciato sull’acceleratore dicendo ai suoi “Chi sa parli”.
Così la deputata regionale Claudia La Rocca, poi iscritta nel registro degli indagati, ha deciso di presentarsi davanti ai magistrati e raccontare tutto.
Ovvero che nella notte prima della presentazione delle liste, in una stanza della sede M5S c’erano, fra gli altri, Claudia Mannino, poi eletta deputato nazionale, e Samantha Busalacchi, oggi aspirante alla candidatura come sindaco di Palermo.
Sarebbero state loro, anche secondo la testimonianza di Vincenzo Pintagro, le autrici delle firme ricopiate da moduli non validi per un vizio di forma in moduli corretti.
Il caso firme ha travolto i meet up locali subito dopo la kermesse di Italia 5Stelle che si è celebrata proprio nel capoluogo siciliano e che doveva servire a tirare la volata in vista anche delle elezioni regionali dell’autunno prossimo. La rabbia sul web monta sempre di più.
Un attivista della prima ora, Massimiliano Trezza, si schiera: “Il Movimento cinque stelle è stato infangato da voi ‘ricopiatori’ seriali! Fuori dal M5S i ‘poltronisti’ a tutti i costi”, dice Trezza che di recente aveva chiesto un’assemblea per discutere dell’argomento. Assemblea che non c’è stata.
Poi l’attivista palermitano cita anche i nomi che, a suo avviso, avrebbero “infangato” il Movimento: “Nuti dimettiti, Mannino dimettiti. Busalacchi fuori dall’Ars”.
I vertici del Movimento continuano a sperare che le indagini della Procura finiscano il prima possibile, così da chiudere il caso ed espellere o sospendere le persone accusate in tempo per partecipare alle elezioni di aprile con o senza comunarie.
Intanto però sarebbero state tirate in ballo una trentina di persone, che rischiano l’incriminazione, tra cui deputati nazionali.
Il testo unico del 1960 che disciplina la materia elettorale prevede infatti che il reato di alterazione di un atto collegato a una consultazione popolare venga contestato non solo a chi materialmente lo commette ma anche a chi ha tratto consapevolmente beneficio da quelle falsificazioni. Per adesso sono state ascoltate solo le persone informate sui fatti, ma la prossima settimana si entrerà nel vivo degli interrogatori.
Sui nomi degli iscritti nel registro degli indagati il Movimento mantiene il massimo riserbo, ma non è escluso che ci possano essere parlamentari.
Riccardo Nuti, interpellato, preferisce non fare “dichiarazioni per rispetto del lavoro della magistratura” e in ogni caso — dice — “naturalmente sono a disposizione dei magistrati per essere ascoltato”.
Quanto alle amministrative di Palermo del 2017 interviene Giancarlo Cancellieri, in pole per essere candidato presidente alle elezioni regionali: “Faremo certamente una lista anche per il Comune di Palermo, è impensabile che il Movimento Cinque Stelle non partecipi alle prossime elezioni comunali del capoluogo siciliano. Ci saremo assolutamente”.
Di certo appare difficile immaginare le Comunarie.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 13th, 2016 Riccardo Fucile
“NOMINARE IL FRATELLO? MARRA NON POTEVA”: L’IRA DEI CONSIGLIERI M5S
Chiedevano trasparenza e condivisione. Ma, seppur turandosi il naso, si sono dovuti adattare alle scelte della sindaca: dopo settimane di sfiancanti riunioni sulla rotazione dei dirigenti comunali, i consiglieri grillini hanno scoperto soltanto a giochi fatti della promozione di Renato Marra.
Vigile urbano e soprattutto fratello del contestatissimo capo del personale Raffaele, per la sorpresa degli eletti del M5S, l’ex comandante del Gssu della polizia municipale è approdato alla neonata direzione del Turismo.
Gli integralisti del Movimento, per quieto vivere, hanno ingoiato il boccone.
Si sono imposti di digerire pure l’aumento di stipendio di Marra junior. Ma l’ultima scoperta ha acuito di nuovo un mal di pancia mai davvero placato: “Raffaele Marra non poteva disporre il trasferimento di suo fratello Renato”
La procedura d’interpello, contestata dagli stessi vertici degli uffici comunali e a rischio contenzioso, potrebbe infatti finire per ritorcersi contro il suo ideatore.
Perchè sistemare un familiare, almeno nell’ambito del pubblico impiego, è vietato. L’articolo 7 del codice di comportamento dei dipendenti pubblici, in vigore dal 2013, non sembra lasciare troppi margini interpretativi: “Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado”.
Letto il regolamento e ripresi in mano gli ultimi atti della prima cittadina, gli ortodossi del M5S non hanno potuto far altro che trasecolare.
La firma di Raffaele Marra è in bella mostra sull’ordinanza numero 95 della sindaca. Quella di Virginia Raggi appare alla fine del documento.
Sommate, danno il via alla rotazione dei dirigenti comunali. E a quella di Renato Marra. Se la sindaca non corre alcun rischio, è la posizione del suo fedelissimo a traballare: parte dei consiglieri ha iniziato a farsi delle domande sull’iter, fino a ravvisare un potenziale abuso d’ufficio.
La direzione del Personale ha indetto e gestito la procedura d’interpello. I dirigenti, compreso Marra junior, hanno inviato la propria candidatura al dipartimento delle Risorse umane.
Richieste e desiderata sono stati quindi vagliati da Raffaele Marra in persona: “La scrivente direzione – si legge nella nota che ha dato il via alla procedura – trasmetterà la documentazione ricevuta alla Sindaca, la quale, ad esito dell’esame della stessa e delle informazioni in possesso degli uffici, procederà al conferimento degli incarichi”.
Così, senza informare la responsabile della prevenzione della corruzione del Comune del possibile conflitto d’interessi, il fratello maggiore ha avuto tra le mani il curriculum del minore.
Poi ha firmato l’ordinanza. Senza lasciare che fosse almeno il suo vice a siglare l’atto, senza dare peso alle prescrizioni del codice di comportamento o curarsi di una possibile istruttoria Anac.
Dopo il parere sull’ex capo di gabinetto Carla Raineri, Raffaele Cantone ha infatti messo sotto vigilanza il Campidoglio e i suoi atti.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
IL RAGIONIERE GENERALE FERRANTE A SETTEMBRE ANNUNCIO’ IL SUO ADDIO, MA LA RAGGI SMENTI’ SU TWITTER: “E’ QUI E LOTTA INSIEME A NOI”… INFATTI IERI LA LASCIATO LA COMPAGNIA DI GIRO
Quei bugiardi dei giornalisti.
Continuavano a scrivere che il ragioniere generale del Comune di Roma Stefano Fermante aveva chiesto ufficialmente di essere sollevato dall’incarico per incomprensioni con l’attuale amministrazione.
Ma Virginia Raggi sosteneva su Twitter che no, non era vero, Fermante era al lavoro in Campidoglio e tutto il resto erano chiacchiere di quei cattivoni dei giornalisti.
E però, peccato che Stefano Fermante oggi non sia più il ragioniere generale del Campidoglio. E che sia stato involontario protagonista anche dell’ennesimo figurone dei grillini.
Ieri infatti Salvatore Romeo, il dipendente del Comune e attivista grillino diventato dirigente con stipendio triplicato a causa di una delibera scritta “ad agosto, quando fa caldo, ci si può sbagliare” e poi parzialmente detronizzato in seguito ai rilievi dell’ANAC, si è infatti presentato alla seduta della Commissione Bilancio per annunciare che Fermante era stato allontanato per ragioni politiche, come riportato dall’agenzia di stampa DIRE:
“Purtroppo ci sono state circostanze che hanno ritenuto non rinviabile la sostituzione del ragioniere generale. Fino a 10 giorni fa pensavamo rimanesse lui, poi e’ stato allontanato per ragioni politiche ma rimane comunque in quell’ufficio”.
Lo ha detto il capo della segreteria della sindaca Virginia Raggi, Salvatore Romeo, a margine della seduta della commissione Bilancio per l’audizione dei vertici di Adir a cui l’agenzia Dire ha assistito, in merito alla nomina ad interim a ragioniere generale del Campidoglio della dirigente Paola Colusso in sostituzione di Stefano Fermante.
E subito veniva in mente che le dimissioni di Fermante erano state protocollate insieme a una relazione di venti pagine sullo stato delle finanze capitoline consegnato alla Raggi dallo stesso Fermante.
Che sembrava davvero addolorato, a sentire quello che aveva detto ai suoi collaboratori: «C’è troppa confusione. Io sono completamente isolato, lavoro senza un indirizzo politico, visto che l’assessore al Bilancio si è dimesso il primo settembre e la sindaca in tutto questo tempo non ha mai voluto incontrarmi. Ma nella situazione in cui versa il Campidoglio i rischi sono troppo alti: i conti sono peggiorati, io sto in prima linea, esposto a critiche spesso feroci, senza che nessuno mi dica cosa fare. Una responsabilità enorme, che non posso sopportare da solo».
Ma prima delle 8 di ieri sera, racconta oggi Mauro Favale su Repubblica, l’amministrazione ha fatto dietrofront: per Romeo «il dottor Fermante aveva già richiesto circa un mese fa di essere sostituito a capo della ragioneria generale per ragioni personali e che non c’è quindi una motivazione politica all’origine del suo spostamento».
Una precisazione che conferma, a oltre un mese di distanza, la notizia data da Repubblica. Romeo poi aggiunge che «in occasione dell’interpello, il dottor Fermante ha espressamente chiesto di essere posto a capo di una direzione. E mi risulta sia stato accontentato».
Il dirigente, in ogni caso, non commenta, provando a tenere i toni bassi nonostante l’amarezza, intenzionato piuttosto a chiedere lo spostamento in un altro ente
La vicenda ci dà l’esatta dimensione di quanto valgano le smentite della sindaca.
Il ragioniere generale del Campidoglio aveva rimesso il suo mandato nella seconda metà di luglio, secondo indiscrezioni, e da allora non era mai stato convocato dalla sindaca Virginia Raggi.
Ai primi di settembre il funzionario avrebbe reiterato il passo ufficiale.
La sua lettera sarebbe stata protocollata solo a metà settembre, come scriveva Repubblica Roma. “Non ci sono le condizioni per lavorare”, aveva detto Fermante a persone a lui vicine.
Fermante, già vice ragioniere generale della Provincia di Roma, nominato in Comune dal sindaco PD Ignazio Marino nel dicembre 2014 avrebbe atteso da luglio un riscontro dall’amministrazione M5S che non sarebbe mai arrivato.
Da qui la decisione di reiterare la lettera con cui rimetteva il suo mandato all’epoca.
Ma in questa ricostruzione c’è qualcosa che non torna.
Tra le ordinanze della Raggi infatti ce n’è una, datata 23 settembre, in cui la sindaca conferisce l’incarico ad interim di direzione della I U.O. “Programmazione finanziaria e gestionale” della II Direzione “Programmazione e Bilanci” della Ragioneria Generale proprio a Stefano Fermante.
Quindi l’incarico ad interim è stato conferito quel venerdì; il lunedì successivo Fermante avrebbe rimesso di nuovo il mandato dopo il precedente di luglio.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
SECONDO I MEDIA SAREBBE CLAUDIA LA ROCCA, LEI SMENTISCE
Nella vicenda delle firme false a 5 Stelle per le comunali di Palermo del 2012 spunta un pentito.
Ieri si è parlato ripetutamente di un attivista dei 5 Stelle che avrebbe vuotato il sacco in procura durante gli interrogatori autoaccusandosi e accusando anche qualcun altro.
Repubblica scrive che le attenzioni si concentrano su una superteste che, nei giorni scorsi, si è presentata in Procura raccontando quel che accadde nella notte di 4 anni fa in cui le firme furono contraffatte.
La donna avrebbe anche fatto i nomi di altri esponenti del Movimento coinvolti, passando dallo status di persona informata dei fatti a quello di indagata. I pm mantengono il segreto sull’identità della testimone, ma secondo alcune indiscrezioni ad avere svelato quel che accadde quella sera sarebbe stata la deputata regionale Claudia La Rocca.
Che contattata, risponde così: «A mia tutela in questo momento non posso dichiarare nulla».
Ci sarebbe poi anche un’altra gola profonda che avrebbe già cominciato a parlare con i magistrati. Il tutto mentre a Roma, tra giovedì e ieri, sono stati sentiti dall’aggiunto Dino Petralia e dalla sostituta Claudia Ferrari, per sommarie informazioni, i deputati Andrea Cecconi, Giulia Di Vita, Loredana Lupo e Chiara Di Benedetto.
Il nome di Claudia La Rocca era circolato nei giorni scorsi perchè in un primo momento si era scritto che era circolato anche il suo nome tra quelli degli eletti da sfiduciare secondo un documento con 40 firme raccolto dall’attivista Massimiliano Trezza nel quale insieme “a una quarantina di attivisti storici e nuovi iscritti al M5S” veniva chiesta “la sospensione dei parlamentari Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Claudia La Rocca e di estromettere dalle comunarie Samanta Busalacchi e Riccardo Ricciardi, marito della deputata nazionale Loredana Lupo, quest’ultimo per evitare ‘parentopoli’”. Successivamente Trezza aveva smentito che nel documento ci fosse il nome della La Rocca sulla pagina Facebook della deputata regionale
Il testimone, che confermerebbe la storia raccontata dall’attivista Vincenzo Pintagro in tv, si sarebbe autoaccusato e avrebbe confermato che, accortisi di un errore formale nelle indicazioni relative a uno dei sottoscrittori della lista, alcuni 5 stelle avrebbero apportato la correzione e ricopiato centinaia di firme dalle originali raccolte.
Sul caso la procura indagò, in seguito a un esposto anonimo con l’ispettore della Digos Giovanni Pampillonia, già nel 2013, ma l’inchiesta venne archiviata. Dopo la denuncia dell’attivista è stata aperta una nuova indagine, prima a carico di ignoti, poi di noti.
I guai per il M5S continuano…
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
LA LOMBARDI E LA BASE GRILLINA NON NE POSSONO PIU’: “NOMINA ARROGANTE”
Se Raffaele Marra non viene toccato dalla rotazione dei dirigenti in Campidoglio e resta capo del
personale, la sindaca di Roma Virginia Raggi ha deciso di promuovere il fratello del suo fedelissimo, Renato Marra, spostato dalla Polizia locale a capo del settore turismo del Comune.
La partita dei dirigenti in Campidoglio finisce così: Marra-Grillo: 2-0.
Non solo
Raffaele, braccio destro della sindaca Raggi, rimane al proprio posto a capo del dipartimento Personale, ma il fratello maggiore, Renato, viene promosso: da capo del gruppo Gssu dei vigili urbani, specializzato nell’abusivismo commerciale, passa al ruolo di direttore della Direzione Turismo.
Uno scatto che gli vale la nomina a dirigente di terza fascia. E passa così dai 103mila euro all’anno del 2015 a un incremento di circa 20mila euro
Un caso che scuote nuovamente il Movimento 5 Stelle a Roma, con Roberta Lombardi che, sul Messaggero, definisce questa “una nomina arrogante e inopportuna”.
Il presidente dell’Assemblea capitolina, Marcello De Vito, aveva detto solo ieri che la conferma di Raffaele Marra a capo del personale di Roma capitale è stata una “scelta condivisa”, ma molti dentro M5S sono scontenti.
C’è Roberta Lombardi che parla in chiaro e vede “un virus che sta infettando il M5S”, ma anche molti consiglieri masticano amaro.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 11th, 2016 Riccardo Fucile
“IL MESSAGGERO” RICORDA IL CONTRATTO FIRMATO DA VIRGINIA CHE LA OBBLIGA A PARLARE ATTRAVERSO QUEL CANALE…E PREVEDE ALTRI OBBLIGHI
Simone Canettieri sul Messaggero di oggi maligna oggi sull’abitudine di Virginia Raggi di
comunicare attraverso il blog di Beppe Grillo.
Lo ha fatto l’ultima volta in occasione dell’annuncio di delibera sulle slot machines, ma la circostanza si è ripetuta in varie occasioni durante il suo incarico da sindaca.
La tesi del quotidiano è che così la Casaleggio ci guadagna: «Sia il comico sia l’azienda madre si fregano le mani a pensare alla stretta sulle slot dell’amministrazione. È una questione di clic, e quindi di soldi. Da quando si insediò in Campidoglio con un memorabile video dell’ufficio («Vedete, questa è la casa di tutti i romani») Virginia Raggi comunica la propria attività da sindaco della Capitale scegliendo la piattaforma del Capo (www.beppegrillo.it che poi rimanda anche al nuovo blog delle stelle) e lo fa a discapito del sito del comune di Roma. Obbligando, chi fosse interessato a seguirne l’attività via social, a ingrassare il traffico della sacra piattaforma».
In realtà c’è da segnalare che i video della Raggi non sono corredati dalla pubblicità video che invece è ospitata in altre iniziative sul blog della Casaleggio Associati.
E che, come nell’occasione del video che celebrava l’arrivo dei primi fra i 150 bus comprati dalla Giunta Marino, molto spesso i filmati vengono embeddati direttamente da Facebook.
Ma non si può nascondere che i banner sulla pagina di Grillo sono visibili lo stesso.
In questo modo poi «Virginia» aumenta gli utenti unici e le pagine visualizzate. Una mano non da poco alla casa madre.
Perchè da questi dati di pendono variabili importanti per «l’oracolo del M5S» che ultimamente non se la passa molto bene a contatti.
Passati (dati Audiweb) da 1 milione di utenti al mese (rilevazione agosto 2015) a circa 420mila (rilevazione agosto 2016).
Sicchè il traffico che produce la Raggi con le comunicazioni istituzionali fa alzare, in quota parte, il valore dei banner pubblicitari che si trovano sul blog.
Ieri per esempio ce n’erano sette.
In più la pubblicità non è presente sulla pagina di foglia del blogdellestelle, ma soltanto sul sito di Beppe (e sull’home page del blogdellestelle)
(da “Nextquotidiano”)
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Novembre 11th, 2016 Riccardo Fucile
E QUESTA SAREBBE L’OPPOSIZIONE CHE DOVREBBE COSTITUIRE IL RICAMBIO AL GOVERNO DEL PAESE
Ieri sera a Piazza Pulita Alessandro Di Battista, dopo averci spiegato che ci sono persone nel nostro Paese che non sono in grado di interpretare la realtà e la novità di un MoVimento politico come il Cinque Stelle ci ha regalato una delle solite perle dei politici di professione, quelli che parlano senza sapere ciò di cui stanno parlando. Dovete sapere infatti che dopo aver abbandonato il scooterone ora Di Battista è in giro per l’Italia in tour in treno per spiegarci perchè è assolutamente necessario votare No al referendum costituzionale del 4 dicembre
Bisogna difendere la Costituzione, spiega in ogni piazza il deputato pentastellato, quella che ci hanno lasciato i nostri padri costituenti ripete come un mantra.
Ma davvero Di Battista conosce la Costituzione?
Se dovessimo basarci su quello che ha detto ieri la risposta è no.
Perchè ad un certo punto l’onorevole Di Battista, rispondendo ad una domanda di Formigli sul fatto che fosse o meno in imbarazzo di trovarsi — nella battaglia per il No — a fianco di Casa Pound e di altre forze neofascista, ha detto “mi state dicendo che mi dovrei vergognare a difendere la Costituzione del Boom Economico o la Costituzione approvata a suffragio universale nel 1948 perchè qualcun altro vuole votare no? A me non interessa, io porto avanti le mie idee”.
A Di Battista questo non interessa, ed è legittimo, e porta avanti le sue idee, pure questo è legittimo.
Idee che però sono soltanto sue e, cosa assai strana, non riguardano la Costituzione che vuole difendere.
Perchè la Costituzione (del 1947, lo Statuto Albertino è del 1848) non è la Costituzione del Boom Economico, è la Costituzione nata dalla guerra di liberazione. Poi, ma qui non stupisce visto che Di Battista è uno di quelli che ci spiegano che Renzi è un presidente non eletto da popolo (tecnicamente anche Trump, come tutti i Presidenti USA lo è, ma lì invece per Dibba non ci sono problemi), l’onorevole difensore della Costituzione la spara grossa e ci dice che secondo lui la Costituzione approvata dall’assemblea costituente che ha lavorato dal 1946 al 1948 è stata “approvata a suffragio universale”.
Probabilmente Di Battista intendeva dire che la Costituzione è stata votata dal popolo sovrano per mezzo del referendum, votazione alla quale hanno potuto partecipare tutti i cittadini italiani maggiorenni indipendentemente dal sesso (sarebbe questo il suffragio universale).
Ma non è così, perchè la Costituzione è stata invece approvata in Parlamento il 22 dicembre 1947 ed è entrata in vigore, senza che fosse stato necessario alcun referendum confermativo, il 1 gennaio 1948.
Qualcuno più realista del re si trova sempre
Ma c’è di più: la Costituzione che Di Battista sta strenuamente difendendo non è più solo quella del 1947. Forse l’onorevole Di Battista era impegnato a non occuparsi di politica ma già dal 1948 sono state approvate numerose leggi costituzionali che hanno emendato o modificato il testo della nostra carta fondamentale (ad esempio la pena di morte è stata abolita del tutto solo nel 2007).
Inoltre nel 2001 è stato messo in atto un complesso procedimento di riforma della Costituzione (quello relativo al Titolo V della Carta) in seguito al quale gli italiani sono stati chiamati ad esprimersi tramite referendum.
Un altro referendum costituzionale si è tenuto nel 2006 e in quell’occasione gli italiani hanno respinto le modifiche alla Costituzione approvate dal Parlamento.
Nel 2012 infine il Governo Monti ha introdotto in costituzione il pareggio di bilancio. Quale Costituzione sta difendendo Di Battista?
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 11th, 2016 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA SAREBBE STATA TENUTA NASCOSTA ALLO STAFF DEL M5S… IL CASO DEL VICEQUESTORE AMICO DEI GRILINI CHE HA TRATTENUTO IL GIORNALISTA DELLE IENE MENTRA LA DIGOS PERQUISIVA LA SUA ABITAZIONE SENZA MANDATO SPECIFICO
La pazienza di Beppe Grillo è finita: i deputati 5 Stelle siciliani coinvolti a vario titolo nel caso delle
firme false di Palermo potrebbero essere sospesi già nelle prossime ore o nei prossimi giorni.
«Ne va della nostra credibilità » ha spiegato il comico. E la notizia che quattro di loro (un altro lo sarà questa mattina) sono stati ascoltati come persone informate sui fatti in Questura a Roma, dovrebbe solo accelerare gli eventi, anche perchè sarebbe stata tenuta nascosta allo staff del M5S.
A essere ascoltati sono stati tre deputati tra i cinque coinvolti, più Andrea Cecconi, presidente del gruppo dei grillini a Montecitorio, l’unico non siciliano, convocato dopo l’intervista a Libero in cui definiva «errori veniali» le firme false.
Dopo di lui si sono alternati davanti al pm salito a Roma da Palermo Giulia Di Vita, Loredana Lupo e Chiara Di Benedetto, mentre oggi dovrebbe essere interrogato Riccardo Nuti.
Non si sa invece ancora quando verrà sentita Claudia Mannino, la deputata su cui pende l’accusa più compromettente.
È lei che il superteste Vincenzo Pintagro dice di aver beccato a falsificare materialmente le firme assieme a Samanta Busalacchi, la grillina che ha visto sfumare la sua candidatura a sindaco di Palermo.
Sapere di più deputati varcare l’ingresso della Questura non è certo un’immagine che fa piacere, con il Pd e Matteo Renzi pronti a sfruttare ogni minima debolezza del Movimento in vista del referendum.
Ieri il premier si è scagliato duramente contro i 5 Stelle: «Sono sempre così quando una cosa riguarda gli altri gridano, urlano, sbraitano, quando riguarda loro fan finta di nulla. Le firme false sono una cosa clamorosa e sono una dimostrazione che sono uguali agli altri partiti».
Renzi sa, come lo sa Grillo, che lo scandalo palermitano nato da un’inchiesta della trasmissione tv Le Iene può varcare facilmente i confini dell’interesse locale e diventare una grana nazionale bella grossa per il M5S.
Questo è l’unico vero fronte scoperto, a oggi, per i grillini.
E il Pd ne approfitta chiedendo di sapere chi sono i deputati indagati. In realtà , tra i palermitani e lo staff c’è stata totale rottura.
I grillini hanno rifiutato la richiesta di autosospendersi piovuta direttamente da Grillo. Ma potrebbero comunque essere costretti a un passo indietro: di sicuro qualora arrivassero gli avvisi di garanzia.
La vicenda ha però, in parallelo, altri contorni da chiarire.
Dopo quella del Pd, un’altra interrogazione parlamentare al ministero dell’Interno, questa volta dell’ex senatore 5 Stelle Bartolomeo Pepe, verrà presentata per fare luce sui legami tra il vicequestore della Digos Giovanni Pampillonia e il M5S.
La richiesta di Pepe parte dall’articolo della Stampa di ieri, ma si lega a un’altra interrogazione del senatore, dello scorso 20 ottobre in cui si parlava della segnalazione anonima arrivata alla redazione delle Iene dove tra le tante cose si rivelavano dettagli sconosciuti riguardo alle prime indagini sulle firme false, del 2013, subito archiviate.
L’anonimo segnala che a dirigerle era un funzionario della Digos con amicizie e parentele nei 5 Stelle. E lo descrive come «alto con naso lungo, irregolarità nel volto e somiglianza con l’attore Antonio De Curtis, in arte Totò».
Le Iene puntano su Giovanni Pampillonia che effettivamente ha un cugino candidato alle comunali del 2012.
Dopo il servizio, l’inviato Filippo Roma viene convocato in Questura a Palermo. E qui, come raccontato da Roma alla Stampa, viene «trattenuto per tre ore» e «senza un avvocato»: il motivo è la notifica per la consegna di materiale probatorio che si trova a casa dell’inviato nella Capitale.
Pampillonia chiede a colleghi della Digos romana di andare a casa della “iena” dove non si limitano a prelevare solo quanto richiesto dai pm.
Perchè Pampillonia, secondo Roma, e come è riportato nella nuova interrogazione di Pepe, «ha ordinato telefonicamente ai funzionari di cercare altri documenti nell’abitazione del conduttore, acquisendo anche la segnalazione anonima pervenuta nella quale veniva citato Pampillonia quale parte chiamata in causa del misfatto». Cioè quell’esposto in cui, come unica traccia, si parlava di un funzionario della Digos che assomigliava a Totò.
(da “La Stampa”)
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Novembre 10th, 2016 Riccardo Fucile
DAI VIRGINIA, DICCI PERCHE’ NON PUOI FARE A MENO DI LUI
La sindaca di Roma Virginia Raggi ha firmato l’ordinanza per la rotazione dei dirigenti, individuati
per la prima volta con la procedura di interpello prevista dal piano anticorruzione condiviso con Anac.
Un sistema all’insegna del “merito e trasparenza”, per Raggi, che coinvolge 40 direttori tra dipartimenti e municipi: 25 vengono confermati mentre 11 cambiano destinazione.
La sorpresa è che Raffaele Marra, uomo di fiducia della Raggi, da tempo al centro di polemiche, resta a capo del personale
I 25 dirigenti confermati sono 10 nei municipi e 15 nelle strutture centrali, mentre gli undici 11 che cambiano destinazione sono cinque nei municipi e sei nelle strutture centrali.
L’ordinanza fissa i ruoli di 36 dirigenti, per altri quattro interverrà una decisione successiva.
I quattro ruoli inclusi nella procedura di interpello ma su cui si attende ancora una decisione ufficiale sono: i vertici della polizia locale (dove dovrebbe essere confermato Diego Porta), dell’avvocatura, della ragioneria e delle politiche sociali. Marra, inizialmente nominato come vice-capo di gabinetto vicario della sindaca, poi solo vice capo di gabinetto e infine spostato all’organizzazione delle risorse umane, qui resta.
A capo del Dipartimento Sviluppo Economico e Attività Produttive arriva Luigi Maggio, prima al Patrimonio; al dipartimento Cultura resta Vincenzo Vastola, come pure a quello Mobilità , Viola Maurizio; al Patrimonio va Cristiana Palazzesi prima alle politiche abitative, dove invece arriva Aldo Barletta. Al dipartimento Lavoro, Turismo (il turismo viene diviso dalla Cultura) e Formazione c’è Maria Cristina Selloni, mentre a capo dell’Urbanistica rimane Annamaria Graziano.
Non cambia ruolo nemmeno Cinzia Padolecchia, salda al vertice al dipartimento Scuola, dipartimento da cui viene scorporato lo Sport al cui vertice va invece Francesco Paciello.
Roberto Botta resta ai Lavori Pubblici, come il collega Pelusi Pasquale Libero all’Ambiente.
Al dipartimento Mercati all’Ingrosso ci sarà Silvana Sari, che lascia lo Sviluppo economico.
A capo della Sovrintendenza Capitolina rimane Claudio Parisi Presicce. Rita Caldarozzi viene confermata a dirigere la razionalizzazione della spesa, come pure restano a capo dei dipartimenti ufficio stampa, Maria Rosaria Pacelli, e comunicazione, Carmela Capozio.
Ancora: al dipartimento risorse economiche resta Andreina Marinelli, come pure le colleghe Luisa Massimiani al dipartimento partecipazioni e Sabina De Luca ai progetti europei. Cambia invece il vertice dell’Innovazione Tecnologica dove arriva Antonella Caprioli.
Inutile sottolineare i mal di pancia grillini per quest’ennesima “prova di forza” della Raggi che aveva promesso a Grillo di sistemare Marra in un ruolo più defilato e invece lo mantiene al Personale.
“Perchè Virginia non può fare a meno di Marra?” – si chiedono molti del M5S – “Marra è estraneo al nostro mondo, chi rappresenta?”.
(da agenzie)
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