Settembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
CADE L’ACCUSA DI ABUSO D’UFFICO PER TUTTI GLI INDAGATI… “ORA MI TOGLIERO’ QUALCHE SASSOLINO DALLA SCARPA”
ll gip del tribunale di Parma, Paola Artusi, ha disposto la archiviazione del procedimento a carico di tutti
gli indagati, tra cui il sindaco Federico Pizzarotti, coinvolti nella vicenda delle nomine dei vertici del Teatro Regio di Parma.
Per tutti l’accusa era abuso di ufficio.
Il gip ha accolto la richiesta d’archiviazione avanzata dalla Procura circa una decina di giorni fa.
Pizzarotti ha commentato l’archiviazione con un post su Facebook dove ha scritto: “Ora qualche sassolino dalla scarpa me lo toglierò.”
La vicenda mette certamente in imbarazzo i vertici Cinquestelle che avevano colto l’occasione per sbarazzarsi di una voce non conformista all’interno del movimento e spesso critica verso Grillo.
Che scusa troveranno per non reintegrarlo?
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
IL DIRETTORIO E’ SPACCATO E TRA I PARLAMENTARI C’E’ CHI PARLA ORMAI DI “LOSCHI FIGURI IN CAMPIDOGLIO”…I CASI MARRA E ROMEO HANNO ALLONTANATO ANCHE GLI ELETTORI
Ormai non gli danno pace. Altro che passo di lato come lui avrebbe voluto. 
Beppe Grillo, quasi un giorno sì e uno no, è costretto a fare un passo in avanti per sedare le risse a ripetizione che scoppiano tra tutti contro tutti.
Nell’ultimo intervento sul suo blog si legge: “Virginia non si tocca”. Nel prossimo chissà .
Il post arriva dopo l’ennesima giornata di passione per il Movimento 5 Stelle. Il Direttorio è puntualmente scavalcato dagli eventi, non interviene nelle vicende romane, non dà la linea politica e in pratica non ha più voce in capitolo, essendo tra l’altro diviso al suo interno.
In queste condizioni – secondo alcuni ben informati – rischia anche di saltare, nel senso che è sempre più annacquato.
L’ultima lite tra comari, per usare una formula da Prima Repubblica, lessico rispolverato da Alessandro Di Battista e dai grillini negli ultimi giorni, è stata tra Roberta Lombardi e Virginia Raggi.
A seguire Grillo è intervenuto contro Lombardi perchè in questo momento, secondo il leader, il Campidoglio va tutelato senza se e senza ma perchè è da qui che doveva iniziare, secondo i programmi, la scalata verso Palazzo Chigi.
Senza che nessuno lo sapesse, Lombardi ha sferrato un attacco frontale alla sindaca di Roma: “La trasparenza è un valore del M5S, sono sicura che il sindaco Raggi pubblicherà subito i pareri dell’Anac in suo possesso sulle nomine di Marra e Romeo”. E poi ancora: “Qualcuno (Marra ndr) si è autodefinito ‘lo spermatozoo che ha fecondato il Movimento’. Io penso che la definizione esatta sia ‘il virus che ha infettato il Movimento’. Ora sta a noi dimostrare di avere gli anticorpi”.
Quasi subito arriva la condivisione su Facebook di Carla Ruocco, anche lei in rotta con Raggi da quando l’assessore al Bilancio Marcello Minenna ha lasciato l’incarico in polemica con il sindaco e con il ‘raggio magico’ guidato appunto da Marra.
Nei corridoi di Montecitorio, i deputati grillini sono sempre più confusi e in balia degli eventi: “La verità — dice più di qualcuno — è che ci vorrebbe Gianroberto Casaleggio”, che per i 5Stelle è sempre stato la Cassazione, colui che decideva e bloccava sul nascere correnti e fazioni, che adesso invece stanno proliferando.
A Lombardi, per esempio, si accoda anche il deputato Mimmo Pisano che parla di “loschi figuri” in Campidoglio: “Mi auguro che Virginia sappia reagire prontamente ed in autonomia ma mi auguro anche che i consiglieri eletti con il M5S si facciano sentire. È opportuno che esprimano pubblicamente la loro opinione su questa faccenda”.
Ma non finisce qui.
Il giorno prima era stato Roberto Fico, condiviso da tanti “ortodossi” del Movimento, a lanciare un avvertimento dopo che Di Battista ha parlato di “governo di scopo”: “M5S non accetta compromessi”.
Il componente del Direttorio, in rotta con Di Maio e Di Battista, nonchè con Raggi, se la prende quindi con i traditori della rivoluzione.
La rottura, che sembra insanabile, all’interno del Direttorio, nasce dalla mail scritta da Paola Taverna a Luigi Di Maio per informarlo che l’assessore Paola Muraro era iscritta nel registro degli indagati. Mail che il leader in pectore, almeno fino a dieci giorni fa, non ha condiviso con gli altri membri.
Da qui ha avuto inizio una crisi senza precedenti che non è stata superata neanche con l’arrivo di Grillo a Roma la scorsa settimana e con la manifestazione a Nettuno.
Anzi, da allora è stato tutto un precipitare. Lombardi lunedì scorso è andata a Milano per parlare con Davide Casaleggio della kermesse Italia a 5Stelle, ma i due hanno affrontato anche il caos Roma
L’ex componente del mini-direttorio capitolino, che due mesi fa si è sfilata, neanche a dirlo in polemica con il sindaco, ha fatto presente al figlio del fondatore M5S tutte le sue perplessità e riserve sulla gestione del Campidoglio.
Ma sia Davide Casaleggio sia Beppe Grillo le hanno chiesto di mantenere la calma e di evitare ulteriori strappi in un momento così difficile e alla vigilia della due giorni palermitana.
Ma lei, quando ha letto dell’affare tra Marra, allora dirigente del Campidoglio per le politiche abitative, e Sergio Scarpellini, costruttore romano da sempre inviso al Movimento, non si è più trattenuta.
Ed è qui la genesi del post con cui ha attaccato ferocemente la sindaca. Un’invasione di campo che per Grillo non ci sarebbe dovuta essere, anche perchè da giorni il leader chiede ai parlamentari di lasciare piena autonomia alla Raggi. È Grillo in persona a vigilare e per il momento la difende pur vedendone i limiti.
A spostare l’ago della bilancia, nell’immediato, potrebbe però essere la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024.
Per i vertici del Movimento, la questione è dirimente: il no, sbandierato in campagna elettorale, dal Campidoglio deve arrivare forte e chiaro. Su questo anche Grillo è deciso a non transigere e l’intero Direttorio sembra essere d’accordo, senza divisioni di sorta.
Da Raggi non è ancora arrivata una parola chiara e l’assessore Adriano Meloni ha addirittura dichiarato che ‘sarebbe bellissimo ospitare’ i Giochi, mentre Daniele Frongia starebbe lavorando sottotraccia in questo senso.
Se la sindaca dovesse cambiare idea rispetto a quanto promesso in campagna elettorale, allora lo strappo potrebbe diventare decisivo.
Anche per Grillo.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 13th, 2016 Riccardo Fucile
“TORNA A STUDIARE” L’INVITO CHE GLI RIVOLGONO SUI SOCIAL
Un’altra gaffe per Luigi Di Maio.
Non è un periodo fortunato per il vicepresidente della Camera: dopo non aver “capito” la mail che Paola Taverna gli aveva inviato per informarlo dell’indagine a carico dell’assessore all’Ambiente di Roma Paola Muraro, Di Maio è inciampato di nuovo, questa volta sui social network.
In un lungo post su facebook, nel quale attaccava il presidente del Consiglio Matteo Renzi paragonandolo a Pinochet, ha commesso un errore “geografico”:
“Il referendum di ottobre, novembre o dicembre (ci faccia sapere la data, quando gli farà comodo) lui stesso lo sta facendo diventare un voto sul suo personaggio che ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Venezuela. E sappiamo come è finita”.
Il vicepresidente della Camera ha quindi confuso il Venezuela con il Cile: una svista che è stata successivamente corretta ma che non è sfuggita ai tanti commentatori su Facebook: “Se parla di Pinochet in Venezuela, capisco perchè non ha capito le mail…..”, scrive Marco.
“Quale scusa userai per aver confuso il Cile con il Venezuela? Eri assente quando c’era lezione? Non ti era arrivata la mail con gli orari di scuola?”, prosegue Giulio.
E ancora: commenta Stefano: “Che figura! Non ne azzecchi una che sia una. Pure sul Venezuela te sei fatto beccà “.
Oppure: “Venezuela eh! Beh chi non sa leggere una mail figuriamoci i libri di storia e geografia! Gigi, scusa, ma chi ti scrive i testi?”.
Infine, Federico invita Di Maio a riaprire i libri: “Parli di Pinochet e nemmeno sai che era in Cile e non in Venezuela. Torna a studiare, dai retta a me”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
IL DIRETTORIO NON SARA’ AZZERATO MA ALLARGATO
“Che Beppe abbia scritto un post è un fatto positivo. A prescindere”. Mentre passeggia nel Transatlantico, una deputata 5 Stelle – in prima linea nel far fronte alla crisi che ha sconvolto, e anche cambiato, il mondo pentastellato — tira un respiro di sollievo vedendo sul suo cellulare che il fondatore è ancora in campo e prende decisioni.
Una rassicurazione che arriva quando il Movimento 5 Stelle è al massimo livello dello scontro al suo interno, tanto che era circolata la voce, riportata dal Corriere della Sera, di un imminente azzeramento del Direttorio, che in fondo in tanti vorrebbero.
Grillo non scrive una smentita vera e propria ma interviene via blog, con firma in calce al post, per sedare la rivolta.
Da un lato blinda il Direttorio, lasciando intendere che non ci sarà un azzeramento, ma dall’altro avverte che ci sarà un allargamento della struttura di coordinamento, intesa non necessariamente come Direttorio ma in senso più ampio.
Insomma, la struttura va rafforzata, saranno distribuiti alcuni incarichi ad eletti e attivisti M5S perchè il Direttorio non basta più.
Il leader non va nel dettaglio, i contenuti rimangono vaghi, ma di certo mette per iscritto quanto basta per dire che lui c’è e che segue da vicino tutto ciò che succede.
Dopo la ricaduta del ‘caos Roma’ sul Movimento nazionale, dopo che Luigi Di Maio non ha informato i suoi colleghi del fatto che l’assessore Paola Muraro era stata iscritta nel registro degli indagati, sempre più deputati e senatori si sono fatti sentire per chiedere di resettare tutto e avere un maggiore coinvolgimento nelle decisioni da prendere. In questo senso le pressioni sul leader, nei giorni scorsi, sono state costanti e una fuga di notizie ha lasciato trapelare un azzeramento del Direttorio.
Così, non poco spaventati, i cinque della struttura creata da Beppe Grillo e da Gianroberto Casaleggio, hanno subito contatto il leader: “Beppe, ma è vero?”.
A Roma si attendevano una smentita: “Ma l’unico che può farla è proprio Beppe”, spiegavano in mattinata i vertici, mentre continuavano gli interrogativi su chi avesse messo in giro determinate voci per seminare zizzania.
Poi arriva il post nelle prime ore del pomeriggio. Più che una smentita è una ‘fotografia’ sulle strutture che governano il Movimento: il direttorio e non solo.
C’è anche l’associazione Rousseau con tutte le nomine che ne sono conseguite. Il leader vuol far vedere quindi ai critici dello strapotere dato a Di Maio, Di Battista, Ruocco, Sibilia e Fico, che il Direttorio c’è e resta in piedi, ma ci sono anche altre strutture e ce ne saranno sempre di più perchè “il Movimento sta crescendo”.
C’è tuttavia un po’ di incertezza nello stesso Direttorio, tra chi tenta di interpretare e chi si fida delle parole di Grillo, costretto nei giorni scorsi ad arrivare a Roma e ad organizzare in fretta e furia la piazza di Nettuno per far vedere un Movimento unito. Ma decisioni condivise, sul tavolo, al momento non sembrano esserci, solo tanta incertezza.
Intanto si susseguono le riunioni tra Palazzo Madama e Montecitorio per serrare i ranghi. Senatori e deputati insieme per stabilire la linea comune in questo momento di emergenza, cioè cosa dire quando si viene interpellati dai giornalisti.
Poi solo deputati e poi solo senatori. Questi ultimi però non sono rimasti del tutto soddisfatti dal post di Grillo: “Non basta sapere che ci sarà un allargamento della struttura di coordinamento. È necessario un allargamento del Direttorio”, avrebbe fatto presente un senatore durante uno degli incontri.
Intanto Di Maio prova a tornare in campo smentendo in prima persona, poco prima della pubblicazione del post, la volontà di azzerare il Direttorio e poi su Facebook scrive: “Avanti nonostante le difficoltà ”.
Si tiene alla larga dalle vicende romane rispondendo sempre: “Chiedete in Campidoglio”, segno che il responsabile Enti locali del Movimento ha ormai perso il polso della situazione.
Alessandro Di Battista invece annuncia nuove tappe del suo tour contro la riforma costituzionale e si muove sempre più attraverso le piazze nella sua scalata.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
MA NON E’ STATA LEI A PORTARE IL FIGLIO IN CAMPIDOGLIO COME UN’ICONA? DI CHE SI LAMENTA?… E I SUOI COLLEGHI, PRONTI A GIUDICARE TUTTO E TUTTI, NON SONO ALLA STESSA STREGUA DI AVVOLTOI?
Il buongiorno del lunedì la sindaca lo dedica ai giornalisti: Virginia Raggi filma i cronisti e poi via Facebook si sfoga contro i reporter che l’aspettano sotto casa. “Buongiorno a quei poveri giornalisti che aspettano ore e ore sotto casa mia…Cosa vi hanno ordinato di “catturare” oggi? Un dito nel naso, i capelli fuori posto, mio figlio che magari fa i capricci per dire che sono una madre snaturata? Mi fate un po’ pena a dir la verità : tutta la vostra vita passata ad aspettare che qualcuno “inciampi”.
E poco dopo, sempre sul suo profilo privato, aggiunge: “Per ridere (siamo all’assurdo). Un fotografo dopo il post su Facebook: c’è gente che ci odia! È contenta sindaco? È contenta?. Beh… Se pubblicare una foto di voi sotto casa, può portare a tanto, forse non è solo “merito” mio. E immaginate cosa potrebbe accadere se pubblicassi il video del buongiorno quotidiano! La trasparenza è anche questa: che le persone sappiano come fate vivere non tanto me, ma mio figlio (che non ha alcuna responsabilità in questa follia che state creando). P.s. Ho un’altro video di giornalisti che scattano foto mentre porto Matteo al centro estivo e mentre esco dal centro estivo
E sul web ironia e sfottò per l’errore grammaticale della sindaca che ha scritto “un’altro” con l’apostrofo.
Sfoghi a parte, sarà una settimana intensa per la prima cittadina.
Nei prossimi giorni potrebbe essere sentita dai pm l’assessora ai Rifiuti, Paola Muraro, e la procura acquisirà tutte le carte della commissione Ecomafie.
Solo a questo punto si saprà se la sua posizione in giunta resterà o meno la stessa. Poi c’è il rebus giunta: restano scoperte ancora 4 caselle e Raggi dovrà esaminare una decina di curricula per trovare l’assessore al Bilancio.
Il vicesindaco arrivato in Campidoglio ha escluso che la nomina possa essere fatta in giornata.
Dopo il video e il messaggio pubblicato su Facebook, sono state immediate le reazioni.
“La sindaca Raggi invece di amministrare Roma impiega il suo tempo ad insultare giornalisti e fotoreporter colpevoli di fare il loro mestiere – attacca Francesco Giro, senatore di Forza Italia – Se la sindaca non vuole i giornalisti fra i piedi (ma non era costei alfiere della trasparenza?) c’è un solo modo: cambi mestiere, si dimetta. Roma e i romani non hanno bisogno di una sindaca inadeguata e in preda ad una crisi di nervi. E non è stata proprio la sindaca ad esibire il figlio minorenne ai flash dei fotoreporter che oggi insulta? Allora perchè oggi si lamenta? Un esibizionismo al quale non si è sottratto neppure il marito che su Facebook ci ha informato con dovizia di particolari sul mènage familiare. Evidentemente credevano nel palazzo del Campidoglio di vivere un gioco a tinte rosa. Ma ora è un incubo. Allora basta con l’ipocrisia e i piagnistei. La sindaca sia la prima a lasciare fuori il figlio piccolo da questo agone politico mediatico invece di insultare i professionisti della stampa. Si vergogni!”. Interviene l’ordine dei giornalisti dopo i post della Raggi. “Il sindaco – spiega Enzo Iacopino interpellato dall’agenzia Dire – dovrebbe avere consapevolezza che la sua privacy è attenuata. Ed è doverosamente sotto i riflettori. Dall’altra parte, i giornalisti dovrebbero fare informazione, non gossip”.
Difende i giornalisti, il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito.
A chi gli chiedeva un commento sulla stampa, accusata in queste ore di fare “pena”, De Vito ha sottolineato: “Assolutamente no, talvolta penso che si esageri però ho rispetto del vostro lavoro, ovviamente”.-
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
IL LEADER VUOLE UNA NUOVA STRUTTURA… INSUFFICIENTE L’IPOTESI DI RITIRARE LE DELEGHE
Uno scossone all’orizzonte dopo le polemiche e le liti. I Cinque Stelle vogliono ripartire da zero e lo fanno dalle fondamenta. I cocci della vicenda romana hanno lasciato il segno. Profondo.
Nel Movimento in questi giorni sta maturando una riflessione collettiva e condivisa, che ha toccato anche Beppe Grillo e Davide Casaleggio.
Una riflessione che – secondo le indiscrezioni – avrebbe del clamoroso: un addio al direttorio.
I motivi
La mossa sarebbe solo il preludio a un ripensamento della struttura del M5S ed è dettata da una duplice considerazione: da un lato i pentastellati si stanno espandendo (i Comuni amministrati ora sono qualche decina e non più pochi casi sparuti, le ambizioni sono quelle di una formazione di governo), dall’altro la cabina di regia in questa gestione delle vicende romane ha mostrato crepe evidenti.
Il mancato coordinamento, la fuga di notizie, l’arroccarsi su posizioni a volte inconciliabili tra loro ha di fatto sancito la fine di questa fase politica del Movimento. Inizialmente si era valutata l’idea di ritirare le deleghe principali (enti locali e meet up) a Luigi Di Maio, Roberto Fico e Alessandro Di Battista, ma l’opzione sarebbe sembrata ai vertici aleatoria, insufficiente per ricompattare i cinque deputati, finiti anche nel mirino dei senatori.
Oltretutto ci sarebbe un altro (doppio) nodo: si vorrebbe creare una rete più capillare per gestire i rapporti con gli enti locali e aumentare il numero di persone coinvolte nella gestione del M5S.
I tempi
Grillo, in sostanza, chiede una scossa, quel «bagno di umiltà » evocato anche da alcuni esponenti della prima ora.
Il progetto è quello di azzerare la struttura per dare vita a una nuova organizzazione e a una nuova fase (non è ancora chiaro se i parlamentari si dimetteranno dal loro ruolo, come sembra più probabile, o se il garante interverrà in qualche modo).
Le valutazioni su quello che sarà il Movimento post-direttorio sono ancora allo studio, ma – visti anche i cambiamenti allo statuto che si stanno ultimando in questi giorni – è chiaro come i pentastellati abbiano tempi stretti.
L’idea di dare una risposta forte per ricompattarsi e l’esigenza di avere un quadro chiaro prima della kermesse di Italia 5 Stelle in programma tra meno di due settimane a Palermo fa sì, gioco forza, che quella che inizia oggi sia una settimana decisiva per sancire i nuovi equilibri. Non è un caso che il weekend sia stato fitto di incontri e contatti tra i parlamentari.
La creazione
Sono trascorsi meno di due anni dal novembre 2014 quando Grillo annunciò via blog di «essere un po’ stanchino» e diede vita al direttorio.
Da allora molte cose sono cambiate, ma per certi versi le parole del garante sono ancora attuali. «Dobbiamo ripartire con più energia ed entusiasmo – scriveva –. Il M5S ha bisogno di una struttura di rappresentanza più ampia di quella attuale. Questo è un dato di fatto».
Grillo nel frattempo ha tentato il suo «passo di lato», ma gli eventi degli ultimi mesi lo stanno riportando al centro della scena. La sua voce è stata determinante nel gestire la crisi.
Appare improbabile possa esserci un suo ripensamento dell’ultima ora sulla fine del direttorio. Ciò che è certo, invece, è che il peso dei cinque deputati che ne fanno parte è cresciuto con il tempo e, anche con una nuova struttura, avranno un ruolo di primo piano (e potranno ancora assecondare le loro aspirazioni per la leadership pentastellata)
Il riserbo
Nel Movimento sull’argomento c’è il massimo riserbo, la parola direttorio sembra quasi un tabù e i commenti si limitano solo a manifesti di buone intenzioni. «Speriamo di dare una svolta a questa situazione», dicono alcuni glissando riferimenti alle novità in arrivo.
«Siamo ottimisti, ripartiremo presto con il piede giusto», sostengono (lasciandosi andare a un mezzo auspicio) i più.
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
E’ IL REGISTA DELLA COMUNICAZIONE, MA ORMAI LA SUA INFLUENZA SI E’ ESTESA A MOLTE AREE… DAL GRANDE FRATELLO ALLA CORTE DI LELE MORA
Nel bel mezzo della bufera che sconvolge il Movimento, lui sembra aver stretto un patto con il
demonio.
Rocco Casalino, 44 anni, ingegnere elettronico, semidio talebano dell’ortodossia grillina, è infatti oggetto di un fenomeno tutto particolare: più nei Cinque stelle aumenta il caos, e più il suo potere invisibile cresce.
Per il capo dei capi della comunicazione M5S, colui che porta nel mondo il verbo di Casaleggio, è una danza sul bordo dell’effimero.
Col delirio di Roma, poi: figurarsi. Ma intanto, dai e dai, il suo ruolo pare assurto a parodia dell’investitura di un cavaliere medievale: “Coordinatore della Comunicazione Nazionale, Regionale e Comunale del Movimento Cinque stelle, Portavoce e Capo comunicazione del Gruppo M5S al Senato”.
Così recita la più recente definizione ufficiale di ciò che fa, da lui diffusa a destra e a manca. Accipicchia.
Non vi sono ormai aree del movimento sulle quali Casalino non abbia un ascendente. Via via s’è fatta universale, tra i parlamentari, la platea di quelli che rispondono: «Chiedi prima a Rocco».
C’è chi arriva a definirlo spin doctor, chi al contrario argomenta l’incapacità a grandi strategie.
Ad ogni buon conto, lui parla poco, scrive ancora meno – vanta sei lingue straniere, gli invidiosi sostengono zoppichi giusto in italiano – ma via WhatsApp si fa intendere alla perfezione.
La sua missione di penombra corre parallela a quella più arruffata e allegra del popolo dei militanti, e in fondo anche degli eletti: mentre gli altri festeggiano o discutono, conquistano voti o li perdono, lui – l’anima oscura – se ne sta dall’altro lato della sala, pronto a mettere in scena il prossimo gioco, il prossimo espediente.
Una volta è la gara del silenzio o l’arte della fuga, come nei giorni più neri del caso Muraro, quando non si trovava parlamentare disposto a dire alcunchè; un’altra è l’effetto uomo invisibile, come accadde al senatore Alberto Airola nei momenti difficili delle Unioni civili, quando Casalino in pratica lo fece sparire dai radar; in taluni casi speciali – come per esempio quando scoppiò il caso di Quarto – sono pure i quattro cantoni, anzi tre (Di Maio, Fico, Di Battista), spediti contemporaneamente su diverse reti tv a parare i colpi.
Quale che sia quello prescelto, il gioco sarà eseguito con cortese e spietata determinazione.
Perchè Casalino, col suo passato trash tra scuderia di Lele Mora e litigate in tv, notorietà e oblio, ha un passo cinico che gli dà una misura d’assoluto in ciò che fa.
Se tace, se mente, se giura vendetta: indietro non torna.
Del resto è così, raccontano, che entrò nelle grazie di Gianroberto Casaleggio: con una esibizione di fedeltà talmente marcata da non poter esser ricambiata altro che con incondizionata fiducia.
Anche se poi altri, nemici del popolo di certo, la spicciano così: «È solo ruffianeria». Ha funzionato alla perfezione, comunque. Casalino è alla fine il più longevo dei comunicatori, li ha fatti fuori tutti: Caris Vanghetti, il primo che introdusse i grillini alla Camera, Daniele Martinelli, che durò pochissimo, e poi Nicola Biondo, Claudio Messora, di cui cominciò come vice.
Pugliese nato in Germania, cresciuto e diplomato nella bianca Ceglie Messapica (Brindisi), laureato a Bologna, ha vissuto dieci anni a Milano e per questo tutt’ora si definisce milanese. È stato marchiato a fuoco dalla partecipazione alla prima edizione del Grande Fratello, quella condotta da Daria Bignardi.
I Cinque stelle sono la sua seconda, o terza, incarnazione, ma la televisione è da sempre il suo specchio, la telecamera il suo metro. Ai tempi del GF Casalino l’ha subìta: poi ha lavorato per dominarla. Ci ha messo quindici anni a passare da uno status all’altro e oggi è lui a concedere la presenza del grillino in un certo studio televisivo, o evento giornalistico in genere.
Esempi a iosa, dei suoi diktat o “regolette” memorizzati da autori e giornalisti: «pollaio mai», «niente contraddittorio», «per i big solo faccia a faccia», fuori gli altri ospiti, in studio ce ne possono essere «massimo tre», «massimo quattro»; il Cinque stelle deve essere l’unico di opposizione; e comunque per i politici, come per i giornalisti, vi è una black list di indegni (per esempio personaggi come Daniela Santanchè e Maurizio Gasparri sono vietatissimi).
Raccontò Casalino al “Quotidiano di Puglia”, nel lontano 2000, che nella casa del Grande Fratello, «le telecamere rappresentavano qualcosa di soprannaturale, un dio che ti controlla».
Di qui l’evoluzione: nella vita dei Cinque stelle, ora è Casalino che controlla. In un completo capovolgimento di fronti (da controllato a controllore) di uno che da ragazzo ha dato la propria vita in pasto alle telecamere e adesso, per contratto, manda in televisione le facce e le reputazioni altrui. Con l’ambizione finale di essere diventato lui, il grande occhio che tutto vede e giudica. Un semidio, appunto.
Ce ne è abbastanza, per abbozzare la trama di una specie romanzo di formazione, tra reality, social e blog? E dire che tante volte Casalino ha invocato il diritto all’oblio: «Non giudicatemi per quello che sono stato, ma per quello che sono».
Eppure, altro che inchiodarlo: il passato è la sua chiave di volta, è ciò che l’ha mandato avanti. Altro che ingegneria. Tanto più che poi lui quasi sempre di televisione si è occupato: oltre a Mediaset, ha lavorato per Vero Tv, Telenorba, Telelombardia.
Quando approdò ai Cinque stelle, se ne giustificò: «Sono un giornalista televisivo, purtroppo, e questo mi porta a dover andare spesso in televisione: sono praticamente in onda da dodici anni tutti i giorni, solo che su televisioni minori», chiariva nel dicembre 2012, quando il Movimento lo rifiutò come candidato in Lombardia. Ancora, in effetti, discettava di ex grandi amori cubani davanti alle telecamere di Vero tv, chiarendo di aver “capito che mi innamoravo senza razionalizzare”.
Con la calata a Roma, appresso a Vito Crimi, dal 2013 in poi ha smesso. Conquistandosi la fiducia dei Casaleggio e anche, di riflesso, quella del cofondatore Grillo (che lo chiama “Casa”) al punto – dicono – da convincerlo ad andare ospite da Vespa, nel 2014, e riuscendo poi persino a non farsi poi cacciare per il madornale errore strategico e comunicativo.
Che poi era solo l’inizio di una serie: visto con gli occhi di oggi, una bazzecola.
Susanna Turco
(da “L’Espresso“)
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Settembre 11th, 2016 Riccardo Fucile
STA NAUFRAGANDO LA MITOLOGIA EGUALITARIA DEI GRILLINI
La mitologia egualitaria dei grillini, esplicitata nell’omaggio a Jean-Jacques Rousseau al quale è stata
intitolata la piattaforma digitale di collegamento tra iscritti ed eletti del M5S, sta naufragando.
Il filosofo francese, sostenitore di una consensuale e libera volontà generale, è schiacciato tra Robespierre e Lenin, tra il furore di un custode della purezza rivoluzionaria, e il rigore di un arcigno supervisore del comportamento politico.
Come tutti i nuovi movimenti anche i grillini hanno brandito la purezza e l’innocenza come un’arma assoluta.
Tutti i riformatori religiosi, dalle eresie medievali in poi, sono stati arsi dal fuoco della redenzione dai peccati del mondo
I rivoluzionari francesi rappresentano il riferimento più vicino a noi.
Robespierre identificava la rivoluzione come l’avvento della “ virtù” nella nazione. Per questo ogni nemico era, prima di tutto, corrotto moralmente; e solo la riaffermazione continua della virtù poteva salvare la rivoluzione.
La mistica grillina dell’”onestà ”, attributo peraltro fondamentale in un paese intimamente prono al non-rispetto delle norme come il nostro, risuona di quegli accenti.
Il richiamo a Rousseau, forse più evocativo che puntuale, rimanda sia al mito del “buon selvaggio”, una condizione primigenia di verginità e candore che può solo essere deturpata dalla cattiva società , sia alla volontà generale, espressione di un corpo politico composto da liberi ed uguali.
Ovviamente, i grillini non sono tutti uguali, e non ci voleva molto a renderlo palese. Non solo: la linea di comando che si è instaurata per volontà insindacabile del fondatore calpesta il principio della rappresentanza posto a fondamento della democrazia liberale, e cioè l’autonomia dell’eletto.
Poichè il problema essenziale del M5S è quello di evitare inquinamenti, gli eretici – i peccatori contro la virtù dell’onestà – vanno allontanati senza tentennamenti. Robespierre invocava che la nazione si ergesse alta come una montagna ed eruttasse fuoco e fiamme per distruggere i suoi nemici.
Non basta quindi invocare l’eguaglianza insita nella formazione di una rousseauiana volontà generale: per difenderla ci vuole il fuoco sacro di un Robespierre.
Avanti quindi con le ghigliottine simboliche delle espulsioni. La virtù va sorvegliata e difesa giorno per giorno.
Per questo gli eletti devono essere sottoposti a un continuo screening ed eventualmente allontanati.
«La fonte dei nostri mali – scriveva il rivoluzionario giacobino nell’agosto del 1793 – viene dall’indipendenza assoluta dei rappresentanti, che non si consultano con la Nazione».
Il potere di veto che il M5S esercita sui propri eletti rimanda anche alla tradizione dei partiti di massa di inizio Novecento quando i rappresentanti non erano altro che messaggeri delle volontà del partito ed ad esso totalmente subordinati.
Che oggi i sindaci grillini siano stati scelti direttamente dai cittadini non muta in nulla l’impostazione partitocentrica del M5S per cui l’eletto risponde non agli elettori bensì al “partito”.
Una vecchia storia che riaffiora anche nella più nuova ed originale delle formazioni politiche, a dimostrazione che la politica ha delle ferree regole a cui non si sfugge.
Per questo il mito della purezza e dell’uguaglianza evocata con il nome di Rousseau si infrange contro la durezza della realtà politica impersonata, nel passato, dall’alfiere più tragico della necessità assoluta di una virtù della nazione, e dal più rigoroso teorico dell’asservimento degli eletti al volere del partito.
Il paradosso è che il partito più nuovo e moderno – anzi, post-moderno – dello schieramento partitico italiano riscopre i sentieri percorsi, e per fortuna, abbandonati dalla politica e dai partiti un secolo fa. Invece di proseguire lungo la strada di una inedita, ed auspicabile, democrazia elettronica orizzontale, il M5S batte le strade antiche del controllo dall’alto e dall’esterno sui propri eletti.
E il suo riferimento rousseauiano rimane stritolato tra Robespierre e Lenin.
Piero Ignazi
(da “la Repubblica”)
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Settembre 10th, 2016 Riccardo Fucile
IL PRANZO AL RISTORANTE SUL ROOF GARDEN CON VISTA SUL FORO ROMANO
E’ davvero un menù stellato quello che si sono concessi Beppe Grillo e il direttorio M5s durante il
pranzo di due giorni fa in un hotel romano servito per fare il punto sulla crisi del Campidoglio.
Il leader del Movimento ha convocato Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Carlo Sibilia e Roberto Fico al ristorante sul roof garden dell’hotel Forum, una sala fatta di vetrate con vista sul Foro romano e – anche – sull’ufficio di Virginia Raggi che si scorge in lontananza.
La sindaca non c’era, come non c’era Carla Ruocco, pure membro del direttorio M5s.
Le stelle dell’albergo sono 4, niente lusso estremo, ma il luogo è suggestivo e la carta del ristorante è di tutto rispetto.
Non è dato sapere quali portate abbiano ordinato i vertici M5s, la sala era off limits ai giornalisti, ma la vista sul Foro è impagabile e i prezzi del menù ne risentono: l’antipasto più economico, “Bresaola della valtellina con rucola” viene 26 euro, mentre ce ne vogliono 29 per la “Tartare di tonno di Carloforte” e 36 per il “Plateau royal”.
I primi sono tutti sopra i 20 euro, ad eccezione della “Zuppa di verdure” e della “Vellutata di zucchine”, per le quali bastano 19 euro.
Si arriva invece a 29 euro per i “Tonnarelli ai frutti di mare” e per le “Trenette all’astice”.
Ancora più cari, chiaramente, i secondi, sia di pesce che di carne, tutti sopra i 30 euro a portata.
Grillo e il direttorio si sono trattenuti per un paio d’ore, poi il leader M5s ha registrato un’intervista con una Tv russa.
Subito dopo il leader M5s è filato via da un ingresso laterale salendo su un pullmino nero con i vetri oscurati e inveendo contro la troppa foga dei giornalisti che cercavano di fargli qualche domanda.
Alessandro Di Matteo
(da “La Stampa“)
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