Aprile 19th, 2016 Riccardo Fucile
TUTTI I MALUMORI ALL’ASSEMBLEA DEL M5S
Il rito dell’assemblea congiunta di deputati e senatori del M5S si trascina dall’inizio della legislatura.
Quello che doveva essere il centro delle decisioni politiche del Movimento è diventato uno momento di sfogo per le frustrazioni, sempre meno rumorose, degli eletti tenuti ai margini verso quelli che occupano posizioni di rilievo, e di potere, nel nascente organigramma Cinquestelle.
A quella di stasera, come spesso accade, tanti temi e poche decisioni: l’avvio della raccolta firme per il referendum costituzionale, le strategie comunicative da osservare per tenere viva la fiamma di “trivellopoli”, l’analisi del voto di domenica.
Ma un piatto forte, nei toni e nelle rivendicazioni, c’è stato.
Una parte del gruppo di stanza al Senato crede, e lo fa sapere senza troppi complimenti, che la divisione dei compiti privilegi troppo i colleghi deputati.
Il tema non è nuovo, torna ciclicamente sotto forma di una richiesta continua, e continuamente respinta, di un allargamento ai membri di palazzo Madama del direttorio dei cinque alla guida, che invece vengono tutti da Montecitorio. E quattro su cinque dalla Campania.
I senatori M5S vorrebbero più deleghe, più voce in capitolo sulle decisioni e magari un po’ di quella che, almeno fuori dai Cinquestelle, si chiama agibilità politica: uno spazio di iniziativa personale che ai deputati è concesso con molta più libertà , mentre a loro, dalla vicenda del reato di immigrazione clandestina alle unioni civili, è spesso negato o ridotto al minimo.
E poi c’è la questione della cosiddetta “successione”.
L’accelerazione che ha impresso Luigi Di Maio candidandosi a guidare i Cinquestelle alle prossime politiche è piaciuta poco ai puristi del M5S delle origini. Formalmente, nessuno rimprovera al giovane presidente della Camera alcuna forzatura.
Ma Roberto Fico pare aver preso davvero male il colpo di reni del giovane collega.
E con lui tutta una fronda di “duri&puri” che poco c’entrano con lo spirito di pragmatismo che Di Maio sta imprimendo al “suo” M5S.
E se il vicepresidente della Camera s’è preso la testa del Movimento, sul ruolo di Davide Casaleggio tutti tengono a rimarcare la differenza tra la figura del padre, di garante e ispiratore, e quella del figlio, che avrà la responsabilità di coordinare lo staff di Milano che, in ogni caso, vedrà via via ridotti compiti e ruoli che aveva il fondatore in vita.
Lo spiega bene l’ex capogruppo al Senato Maurizio Buccarella uscendo dall’assemblea: «Con Gianroberto viene meno un garante e una guida con cui ci si consultava nei momenti delicati per le scelte comunicative. Viene meno la possibilità di confrontarsi se era il caso di attivare una consultazione online su un certo quesito o di sollecitare lo staff su una certa questione e tanto altro».
Francesco Maesano
(da “La Stampa”)
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Aprile 19th, 2016 Riccardo Fucile
ATTIVISTI CONTRO LA CASALEGGIO PER UN NUOVO REGOLAMENTO, VIRGINIA MEDIA
Ieri mattina Virginia Raggi, la candidata sindaco del Movimento cinque stelle a Roma, è salita a
Milano, la sede di un’azienda privata, per incontrarne il capo, Davide Casaleggio. Entrando ha detto «volevo confrontarmi con lui sullo stato dell’arte della campagna elettorale, è normale, ci stiamo preparando a fare una cosa grandissima, vincere a Roma. Quindi è importante farlo tutti insieme e condividere tutte le tappe».
Davide, ha spiegato la Raggi, «ha un ruolo di garanzia, esattamente come è sempre stato. L’ultima parola su candidati e liste l’abbiamo tutti, ce l’avrò io, ma le decisioni continueranno a essere prese di concerto, come è sempre avvenuto».
A sera, rientrata a Roma, aggiungerà all’assemblea dei parlamentari del Movimento che «Davide la legittimazione ce l’ha già , ce l’aveva da tempo».
Qui possiamo aggiungere qualche altra informazione.
Innanzitutto, la Raggi – se si esclude Luigi Di Maio – è la prima politica del Movimento a parlare a lungo faccia a faccia con l’erede di Gianroberto, dopo la morte di quest’ultimo.
I due sono stati un’ora e mezzo e, particolare interessante, è Raggi a essere andata a Milano da Davide in azienda, non viceversa.
Simboli e formalità che hanno un loro peso evidente.
Di cosa si è parlato? Certamente della campagna elettorale e della composizione delle liste.
A Roma nei giorni scorsi è scoppiata una rivolta degli attivisti del Movimento perchè la Casaleggio ha calato dall’alto un nuovo regolamento (oltre al contratto che La Stampa rivelò in anteprima), regolamento che prevede un nuovo imperativo da Milano: i quindici candidati-presidente di municipio del Movimento (a Roma i presidenti di municipio gestiscono vere e proprie città da duecentomila abitanti e anche più, a volte) saranno scelti solo dagli altri candidati in lista, non da tutti gli attivisti.
La base era arrabbiata, gli attivisti avrebbero voluto scegliere loro quei candidati presidente, così importanti per la vita locale (incarichi, contratti, consulenze, eccetera). Sapete a quel punto la Raggi che ha fatto?
Mostrandosi assai più dotata politicamente del solito pugno di ferro stile Roberta Lombardi a cui erano abituati i simpatizzanti romani, Virginia ha mediato.
Senza derogare dal regolamento voluto alla Casaleggio, anzi; ma proponendo – e facendo passare – una specie di doppio turno: gli attivisti indicheranno in una prima votazione i loro candidati presidenti, mentre in un secondo turno la scelta sarà compiuta solo dai candidati in lista, che però in questo modo dovranno in qualche forma tener conto del volere della base.
Così facendo Raggi compie un’azione molto politica e astuta della sua gestione, che è palesemente iniziata da un po’.
Ragione per cui Davide, Di Maio e lei hanno concordato il passo di questo incontro in azienda.
Un terzo importante elemento dice quanto Raggi stia crescendo nelle gerarchie informali del Movimento: in questa fase è stata Silvia Virgulti, fidanzata di Di Maio, a cercare di costruire un rapporto con lei, non viceversa.
Infine, Raggi si sta palesemente smarcando da Roberta Lombardi, dando la sensazione di essere una che – dentro il meccanismo del partito azienda – riesce a comporre i conflitti meglio. Il che fa di lei un soggetto politico dotato di una sua autonomia crescente rispetto al direttorio; e di un rapporto diretto con Davide.
Qualcuno ovviamente mugugna, specie tra i parlamentari, che dicevano di non sapere nulla di questo vertice milanese. Poco importa.
Lo sapeva il Patto D-D.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Aprile 18th, 2016 Riccardo Fucile
MALUMORI TRA I PARLAMENTARI CINQUESTELLE… E RIMANE OSCURATA LA SCELTA DELLA LEADERSHIP
Da una parte il blitz di Virginia Raggi a Milano da Davide Casaleggio all’insaputa di tutti e dall’altra Luigi Di Maio che si muove sempre più da leader in pectore senza che ci sia stato un sondaggio in Rete per formalizzare il suo ruolo: nel Movimento 5 Stelle è tempo di malumori.
Intanto la trasferta a Milano della candidata 5Stelle a Roma è la dimostrazione che il ruolo di Davide Casaleggio non sarà puramente tecnico.
Anzi, il figlio del co-fondatore del Movimento 5 Stelle, ora che il padre non c’è più, sarà non solo il “garante”, come viene definito, ma vigilerà anche sulla campagna elettorale in vista delle amministrative e assumerà scelte politiche.
Tra queste, per cominciare, si occuperà dei nomi che andranno a comporre la Giunta comunale se la candidata grillina a Roma dovesse diventare sindaco.
Infatti, durante la riunione durata un’ora nella sede della Casaleggio associati, l’erede dell’azienda e Raggi hanno fatto un giro di orizzonte sulle disponibilità raccolte in questo mese e sulle persone da contattare, anche perchè la candidata grillina vorrebbe annunciare a breve la sua squadra per il Campidoglio.
Ciò che tuttavia ha creato non poca irritazione nel Direttorio e malumore tra i parlamentari romani, è il fatto che il colloquio sia stato fissato senza che nessuno lo sapesse e che la candidata lo ha comunicato loro solo quando l’appuntamento era già in agenda.
Inoltre, a differenza della prima volta in cui ha varcato il portone della Casaleggio associati, questa volta Raggi era sola.
All’incontro tra lei e Gianroberto Casaleggio avevano partecipato la deputata Roberta Lombardi, che dal primo momento si occupa della macchina elettorale, e c’erano anche i responsabili della comunicazione Ilaria Loquenzi e Rocco Casalino.
Questa volta c’è stato un vero e proprio faccia a faccia. Al quale nessuno è stato invitato. Ai cronisti che hanno chiesto a Raggi se sia trattato di “una fuga in avanti”, lei ha risposto piuttosto irritata con un “andate a lavorare”.
Per provare a spegnere le polemiche all’interno del Movimento, tornata da Milano, Raggi si è recata a Montecitorio dove era in corso la riunione congiunta tra deputati e senatori del Movimento.
Riunione durante la quale si è discusso della mozione di sfiducia al governo su Trivellopoli, del referendum sulle riforme costituzionale e dell’incontro di mercoledì con il presidente della Repubblica.
Nessuna divagazione e neanche un tributo a Casaleggio, morto martedì scorso. Un modo anche per evitare l’esplosione del malcontento.
Malcontento che riguarda, per esempio, il doppio trauma dei senatori grillini: senza ruolo nel Movimento e con la prospettiva di non avere più una Camera nella quale sedere.
Per questo adesso si giocano il tutto per tutto nel partito per avere voce in capitolo nelle decisioni che contano e di conseguenza avere più visibilità .
Soprattutto chiedono di avere un rappresentante nel Direttorio, al momento composto da cinque deputati.
Si tratta di un problema non ancora risolto, che divide e che pesa.
C’è poi chi non ha gradito le dichiarazioni in cui il vicepresidente si dice pronto ad assumersi la responsabilità di essere il candidato premier e si muove già da leader in pectore.
Non a caso viene sponsorizzato il suo tour europeo a Londra, a Parigi e a Berlino. Tour che in realtà Di Maio intraprenderà in quanto presidente del Comitato di vigilanza per la documentazione della Camera.
E agli incontri istituzionali aggiungerà quelli da “leader del secondo partito italiano”, come spiega Alessandro Di Battista.
Ma a qualcuno del Movimento questa intraprendenza non va molto giù.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 16th, 2016 Riccardo Fucile
ON LINE DAL GIORNO SUCCESSIVO ALLA MORTE DI CASALEGGIO, CONSENTIRA’ LO SCAMBIO DI INFORMAZIONI TRA MOVIMENTO, MEETUP E ATTIVISTI
«Rousseau è stato messo online in onore di Gianroberto. Ci ha lavorato fino agli ultimi giorni», racconta al Corriere della Sera Massimo Bugani, candidato sindaco a Bologna per il Movimento 5 Stelle e uno dei primi a esser coinvolti nel progetto.
È il «sistema operativo» del non-partito di Beppe Grillo e vive sul web dal 13 aprile, il giorno successivo alla scomparsa del guru Casaleggio.
Rousseau era il suo sogno: uno strumento per la democrazia diretta, sviluppato interamente dalla sua società , la Casaleggio Associati.
Ed è il frutto di più di due anni di lavoro.
È una piattaforma digitale che permette la discussione delle leggi e la condivisione di tutta la vita politica dei 5 Stelle.
Bugani è il responsabile della sezione «sharing» e ci racconta in cosa consiste: «Se produco qualcosa di buono nella mia città , grazie al nostro sistema operativo, tutta la documentazione sarà immediatamente disponibile a Bari e in qualunque altro luogo. Così ogni eletto nelle nostre liste non dovrà ricominciare da zero».
Insomma è qualcosa che permette di attivare l’«intelligenza collettiva» della Rete. «Sharing» è una delle aree che, si legge sulla homepage del sito, saranno attivate «in futuro».
«È un periodo complesso per noi, ma andiamo avanti. Contiamo di rilasciare questa funzione a giugno, dopo le elezioni amministrative».
Solo per gli iscritti di lunga data
Per ora il Rousseau comunica molto poco molto a chi non è iscritto. All’esterno si vede una sola pagina: il logo in alto a destra e una breve spiegazione.
E, per chi non ha gli accessi, non ci sono ancora possibilità d’interazione. E non va meglio se proviamo a registrarci. Veniamo rimandati al blog di Beppe Grillo ma, anche dopo aver inserito i nostri personali (dal numero di cellulare, fino a quello della carta d’identità ), rimaniamo fuori.
Hanno diritto a entrare solo gli aderenti al Movimento «verificati» e iscritti al sito prima di gennaio 2015.
«È una misura per evitare troll, provocatori e per tener lontano chi vuol saltare sul nostro carro all’ultimo momento», spiega Bugani.
Ma, in realtà , questa precauzione non è stata pensata per esser così restrittiva.
«La data del 1° gennaio 2015 è stata fissata durante la fase beta, andata online a luglio dell’anno scorso. Allora avevamo deciso di dare accesso solo agli iscritti al Movimento da almeno sei mesi. È un termine che ci sembra ragionevole e presto lo ripristineremo».
Quindi, in futuro, Rousseau sarà accessibile a un numero più ampio di persone.
Le notifiche geolocalizzate
Il sistema operativo dei 5 Stelle è geolocalizzato: ogni iscritto ha una sua homepage, che varia in base al territorio di residenza. Permetterà , per esempio, di votare per il candidato per le elezioni comunali di Milano o partecipare alla scrittura di una legge della Lombardia se si è residenti in questa regione e in questa città .
Rousseau ha un sistema di notifiche personalizzato. Quando sulla pagina del profilo si «accenderà » una stella, vorrà dire che sono in corso votazioni locali che interessano l’utente. Oppure che è attiva la discussione su una legge del territorio.
Bugani racconta di aver già pubblicato sulla piattaforma la futura giunta comunale. Così, se venisse eletto sindaco di Bologna, i militanti sapranno già a quale squadra ha deciso di affidarsi.
Le funzioni già attive
Sul sistema operativo per ora sono attive le funzioni «Lex nazionale», che permette di partecipare alla scrittura delle leggi nazionali proposte dai parlamentari 5 stelle, «Lex regionale», per quelle regionali, «Lex Europa», per quelle europee e «vota», che consente di scegliere i candidati per le liste elettorali o di pronunciarsi su un tema specifico.
Poi troviamo «fund raising», che dà la possibilità di fare donazioni spontanee al Movimento (è una funzionalità in linea con l’ostilità dei 5 Stelle a ogni tipo di finanziamento pubblico ai partiti) e, infine, c’è «Scudo della rete».
Forse è la voce più interessante: è una mappa che localizza gli avvocati disposti a dare supporto legale agli iscritti se, durante le loro attività , dovessero avere problemi.
E quelle future
E poi ci sono le funzioni annunciate ma non ancora integrate. Sono «Activism», un luogo di condivisione delle iniziative sia fisiche che digitali , «sharing», la sezione di cui è responsabile Bugani che, come abbiamo accennato, permette di condividere interrogazioni e leggi locali, per condividere con tutto il territorio il lavoro fatto da un eletto a livello comunale o regionale.
E poi ci saranno le sezioni «E-learning», che spiegherà il funzionamento di una struttura nella quale è stato eletto un appartenente al Movimento, «Lex iscritti» nella quale ogni utente potrà formulare una sua una proposta di legge che verrà poi presentata da un rappresentante locale o nazionale e infine i «gruppi di lavoro», che riprendono il concetto dei MeetUp.
Sono stati la prima forma online di auto-organizzazione territoriale voluta da Beppe Grillo, prima che il Movimento 5 Stelle nascesse. E ora verranno integrati, in una nuova forma, dentro Rousseau.
«Dopo l’affermarsi di Facebook e dei social network, i MeetUp sono diventati meno efficaci. Erano diventati una specie di bar, difficili da gestire. Erano nate discussioni tra MeetUp concorrenti sullo stesso territorio e avevamo difficoltà a capire chi stava lavorando in buona fede e chi invece voleva approfittarsene», spiega Bugani.
Non è una scelta open source
Nella visione di Casaleggio, Rousseau è il padre della democrazia diretta. Ed ecco perchè ha chiamato così il suo sistema operativo.
Ha scelto di creare qualcosa da zero perchè le piattaforme partecipative disponibili non lo soddisfacevano.
Liquid Feedback, per esempio, è la soluzione open source più famosa. È stata pensata per la condivisione di idee e progetti e per far funzionare «democrazia liquida».
Era usata dal Partito pirata tedesco, per certi versi vicino al Movimento 5 Stelle delle origini. Ma il suo sviluppo è rimasto fermo al 2014 e, secondo Bugani, è anche a causa dei limiti di questa piattaforma che il piratenpartei è entrato in crisi.
Rousseau invece è una soluzione proprietaria, chiusa e utilizzabile solo dai 5 Stelle.
Il codice non è mai stato condiviso e, a quanto sembra, ci sarà una licenza «aperta» solo per i contenuti, che vengono pubblicati con licenza «Creative Commons», anche se non ne viene specificata la versione nè la tipologia, e ciò farà storcere il naso ai sostenitori del diritto digitale.
A parte ciò, Rousseau è stato lanciato con una promessa: non verrà abbandonato, continuerà a esser sviluppato attivamente dal team della Casaleggio Associati.
«Senza Gianroberto è più difficile, ma ce la faremo», conclude Bugani.
Vincenzo Scagliarini
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 14th, 2016 Riccardo Fucile
RESTERA’ TUTTO COME OGGI O IL M5S PASSERA’ FINALMENTE A UNA GESTIONE CHE NON ASSOMIGLI PIU’ A UNA AZIENDA SRL ?
Oddio quanto è ipocrita l’Italia! Da quando ho dato in diretta la notizia della morte di Gianroberto
Casaleggio, un’ondata bipartisan ha travolto agenzie e social media con messaggi, post e tweet di questo tenore: “Protagonista politico innovativo e appassionato”, Sergio Mattarella. “Un innovatore”, Renato Brunetta. “Innovativo protagonista della politica”, Corrado Passera. E ancora: “ha rivoluzionato la comunicazione politica nel nostro Paese”, Beatrice Lorenzin. “Uomo coraggioso che ci ha sempre messo la faccia”, Roberto Maroni. “Protagonista della politica italiana”, Nicola Fratoianni.
Eppure da vivo, non gliele hanno certo mandate a dire. Anzi. Lo hanno letteralmente coperto di insulti.
“Uno che a cinquant’anni si fa la permanente è capace di qualsiasi delitto”, disse non molto tempo fa un pirotecnico Vincenzo De Luca (non in versione Crozza…).
E ancora: Stefano Esposito l’ha definito uno “spione”, Enrico Deaglio un “saccente cretino”. Philippe Daverio ha addirittura scomodato la storia: “Goebbels farebbe i complimenti a Casaleggio”.
E Giampiero Mughini da par suo gli è andato dietro: “Il paragone che si può fare è con Albert Speer, l’architetto del Terzo Reich”.
E poi le accuse più antiche a tenaci: essere l’eminenza grigia del Movimento, l’unico che contasse davvero nell’universo pentastellato (persino rispetto a Beppe Grillo, non per niente ritratto da Vauro dopo la morte del guru come un burattino senza fili), tanto da reinterpretare la regola “uno vale uno” in “uno vale tutti”.
Casaleggio diabolico ispiratore delle espulsioni e responsabile dei presunti brogli nelle votazioni online, “quirinarie” in testa, e straordinaria macchina da soldi alle spalle dei poveri ingenui attivisti pentastellati.
Insomma, una vagonata di improperie tanto ricca e variegata da spingerlo a farne un libricino (ovviamente un e-book): Insultatemi. E da questo si può misurare lo spessore del personaggio…
“Ai posteri l’ardua sentenza”. Casaleggio come Napoleone? Non proprio, ma non è ancora il tempo in cui stabilire se la sua “fu vera gloria”, mentre sono questi i giorni in cui si delineerà il futuro del Movimento cinque stelle, rimasto troppo giovane orfano di padre.
E proprio come quando muore un genitore con tanti figli, con la scomparsa di Casaleggio si apre inevitabilmente una complicata successione.
Stamattina, seguendo il funerale, guardando quelle facce smarrite e poi lo strano brindisi del Direttorio con un gruppo di attivisti, tutti ci siamo chiesti chi sarà il suo erede.
Chi raccoglierà il testimone di “capo” di un Movimento in cui uno vale uno, ma in cui ci deve pur essere qualcuno che vale più degli altri (George Orwell docet)? Luigi Di Maio? Alessandro Di Battista? A chi sarà riconosciuta l’autorità indiscutibile che fu di Gianroberto?
Chi vivrà vedrà , ma intanto per i Cinque stelle è il momento della partita più complicata, molto più complicata della conquista del governo: gestire l’interregno rimanendo uniti, senza spaccarsi, senza litigare e senza individuare il nuovo leader con procedure contorte e poco chiare che suscitino polemiche o, peggio, facciano volare le carte bollate.
Eh già , perchè il rischio è anche questo. Da Saragat a Bertinotti, da Rauti a Buttiglione, da Fini ad Alfano, da Fassina a Verdini, la storia della politica italiana è piena di scissioni, liti, recriminazioni.
E come se non bastasse, la Seconda Repubblica ci ha abituato anche a vedere le Aule parlamentari sostituite da quelle dei tribunali.
Ma il Movimento fa della differenza dal resto dei partiti il suo punto di forza. E se i cinque leader del Direttorio si armeranno più o meno come i Sette contro Tebe per contendersi lo scettro del comando, beh allora il colpo per il prestigio e l’immagine di tutti i pentastellati sarà durissimo. Forse esiziale.
Ma parliamo anche dell’altra eredità in ballo: quella legale.
La normale successione prevista dal Codice civile per ognuno di noi e che nel caso di Casaleggio mette nel piatto la gestione del mitico Blog di Beppe Grillo e di fatto quella del Movimento, con tutto ciò che ne consegue.
L’erede designato di questo patrimonio privato eppure così pubblico sembra il figlio Davide, da qualche tempo sempre più presente, anche se da dietro le quinte forse più del padre, nella vita dei Cinque Stelle.
E qui si apre il match più delicato. Se la gestione di un movimento politico che ambisce a guidare il Paese si eredita come un appartamento o un’azienda, il cortocircuito è inevitabile.
Vanno in crisi la Costituzione, le norme sulla rappresentanza politica, la stessa natura democratica del M5s.
E, naturalmente, l’immagine dei grillini e, ancora una volta, la loro pretesa di essere diversi. Anzi, la loro pretesa di essere migliori: perchè se così fosse sarebbero sì diversi dagli altri, ma certamente non in meglio!
E allora? E allora con la scomparsa di Casaleggio per i Cinque stelle è arrivato il momento di crescere. E di cambiare.
Di risolvere la vexata quaestio, di smettere di essere l’unico partito politico italiano (e forse mondiale) gestito da una s.r.l.
Anche perchè, altrimenti, sarà inevitabile il paragone con il partito-azienda per eccellenza, con il solo partito per cui si è ipotizzata (ma non realizzata) una successione dinastica di padre in figlia.
Insomma, sarà inevitabile il paragone con quella Forza Italia che per i pentastellati è l’uomo nero per antonomasia.
Mirta Merlino
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 14th, 2016 Riccardo Fucile
IN BILICO I CAPI DELLA COMUNICAZIONE INVISI AI PARLAMENTARI
La prima conseguenza politica della scomparsa di Gianroberto Casaleggio è che adesso si va verso uno spoils system nella comunicazione del M5S.
Ora si rifaranno sotto i tanti nemici di Ilaria Loquenzi, forse anche a breve, e di Rocco Casalino, l’ex del Grande fratello.
La seconda conseguenza è che Beppe Grillo garantirà la continuità tra padre e figlio: il fondatore del Movimento ha un rapporto affettuoso e quasi da zio con Davide; le occasioni a tre – Grillo, Casaleggio e figlio – sono state tantissime.
In più, particolare non secondario, l’associazione giuridica «MoVimento cinque stelle” è intestata a quattro persone, e in caso di morte di Gianroberto era già previsto che subentrasse il figlio.
L’ultima novità è che nasceranno, accanto al direttorio, tanti mini-direttori regionali; in sostanza i parlamentari deciderebbero candidature e sorti del Movimento nelle aree di competenza.
Una strutturazione da partito che è il primo tradimento, dopo la morte, della volontà di Casaleggio, che aveva dettato questa regola: «I parlamentari non si occupino dei territori, altrimenti diventiamo un partito di cordate locali». Di Maio e Di Battista invece, all’unisono, dicono «ora tutti in prima linea».
Una delle prime cose che Davide e Di Maio gestiranno è la questione dei parlamentari contro la comunicazione.
Fino a oggi Loquenzi e Casalino erano stati protetti dal cofondatore, che non ha mai voluto concedere al gruppo parlamentare la testa di nessuno dei due anche solo per ribadire il suo potere di scelta, che gli spettava da regolamento del M5S (per la verità il gruppo è andato moto vicino a prendersi quella della Loquenzi, le votò contro ma Casaleggio – come La Stampa anticipò – fece annullare il voto e rivotare finchè la fiducia non le venne riconfermata). Sennonchè i due, forti di questa copertura, hanno accentuato atteggiamenti invisi alla grande maggioranza dei parlamentari; Loquenzi andando in giro a dire che tanto sfiduciarla era impossibile, perchè Casaleggio l’avrebbe rimessa al suo posto; e Casalino spintosi a definire – non solo in alcune chat private del movimento, che abbiamo potuto leggere – che i senatori erano degli «incapaci».
Ora inesorabilmente questi nodi verranno al pettine. E vengono al pettine perchè anche Luigi Di Maio s’è persuaso che bisogna cambiare.
In occasione della prima, tentata spallata a Loquenzi, il direttorio aveva tenuto una posizione ambigua, inizialmente assecondando l’assemblea, e poi allineandosi allo stop imposto da Casaleggio.
Adesso anche Di Maio si sarebbe convinto del tutto di sostituire Loquenzi – ovviamente una volta ottenuto il benestare di Davide Casaleggio, che non ha nessuna inclinazione particolare in difesa di chicchessia.
Davide lascerà che queste dinamiche seguano il loro corso normale, senza intervenire su questi punti. Il primo tangibile risultato del patto DD (Davide-Di Maio).
È assai improbabile che Di Maio possa voler nominare la fidanzata Silvia Virgulti a capo della comunicazione.
Quanto a Casalino, basti dire quello che narra un senatore: «Senza Casaleggio lui non terrà più». In precedenza ogni volta che questo delicato equilibrio tra Roma e Milano veniva contestato si faceva sentire il tribunale di ultima istanza rappresentato dal cofondatore.
Ora questo tribunale non c’è più e la dinamica mostra tutta la sua fragilità . E poi: che faranno i non pochi scontenti della guida Di Maio?
Lui vuole gestire in proprio il rapporto con Davide, senza nessuna interposizione, e ha dunque bisogno alla comunicazione di una persona di sua fiducia.
Ma Davide, protetto da Grillo, si terrà un’ultima parola, perchè sa che staccare Roma da Milano significa staccarla dall’azienda di famiglia: il che è anche giuridicamente impossibile, al momento.
Di certo i due hanno qualcosa in comune: anche la compagna di Davide appartiene a quell’universo «motivazionale» – è tra l’altro campionessa di bike estrema – che tanto ha cementato la cellula fondativa della Casaleggio associati, compresi quelli che poi hanno preso la strada di Roma.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Aprile 14th, 2016 Riccardo Fucile
DIRETTORIO CONFERMATO, LE ESPULSIONI NON SARANNO PIU’ IN MANO ALLO STAFF…IL SIMBOLO M5S PASSA DI MANO
Nel Movimento Cinque Stelle sta per cambiare il mondo. 
La scomparsa di Gianroberto Casaleggio ha accelerato un percorso di trasformazione che prenderà il via entro un paio di settimane e che è stato disegnato negli ultimi due anni dal diarca milanese scomparso. Un M5S tutto nuovo.
Nessuna sede fisica, come d’abitudine, ma una struttura “federale” retta dal software Rousseau, lanciato martedì. Sotto quel cappello agiranno tutte le istanze politiche del M5S, dai meet up fino ai vertici.
Partiamo dall’alto.
Resta il direttorio dei cinque: nessun allargamento, nessuna riduzione. Un modo per dare continuità rispetto alle decisioni assunte da Casaleggio, che già dal 2014 ha lavorato all’architettura del M5S dopo di lui che stiamo descrivendo, e per non modificare l’unico caposaldo del Movimento dopo la scomparsa del diarca milanese, dato che Grillo, dopo una fase iniziale di maggior vicinanza ai suoi “ragazzi”, è intenzionato a tornare alla sua attività di comico che ha ripreso da qualche mese.
Scendiamo.
Sempre all’interno di Rousseau verranno nominate delle figure, già presenti nella versione beta dell’applicazione, che costituiranno la “segreteria” del nuovo M5S. Oltre a Paola Carinelli, la più “casaleggiana” tra gli eletti a Roma, che dovrebbe assumere il ruolo che nei partiti ricopre il responsabile dell’organizzazione, verranno nominati dei responsabili di funzione.
Ai meet up Roberto Fico e Alessandro Di Battista. Agli iscritti Danilo Toninelli. All’e-learning Nicola Morra. All’attivismo Paola Taverna.
Al portale lex, che consente agli attivisti di “comporre” proposte di legge online, ci saranno Manlio Di Stefano e Nunzia Catalfo per il nazionale, Davide Bono e per il livello regionale e David Borrelli per il parlamento europeo.
Allo sharing Max Bugani e Marco Piazza.
A Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto e suo successore alla guida dell’azienda di famiglia, dovrebbe spettare un ruolo meramente tecnico e, nel contempo, viene smentita seccamente l’ipotesi di porre in votazione il nome del candidato premier del M5S prima che si sappia la data del voto.
C’è poi l’uso del simbolo del M5S, attraverso il quale si da e si toglie la leggittimità politica a liste, candidati e meet up e che ora è nelle mani di Grillo.
Verrà ceduto all’associazione Movimento Cinque Stelle, dove il presidente è sempre lui: Giuseppe Piero Grillo.
Una decisione dettata dall’esigenza di non finire penalizzati dalla nuova legge sui partiti. I quadri dell’associazione dovrebbero essere aperti a nuove figure, come i parlamentari, ma l’organigramma resterà molto “snello”.
Per prevenire infiltrazioni a livello locale verrà stabilito un codice comune per tutti i meet up secondo il quale occorrerà una frequenza continua da parte degli attivisti e verranno stabiliti meccanismi come il conteggio sul numero di votazioni.
Questo perchè le crisi nei meet up si risolvono spesso a scomuniche reciproche ed espulsioni comminate, finora, dallo staff della Casaleggio Associati. Impedendo, come capitato di recente a Ravenna e Rimini, la presentazione di una lista.
Anche qui c’è una novità . Il comitato dei garanti, oggi formato da Crimi, Lombardi e Cancelleri, verrà ampliato di due unità , con l’ingresso dei senatori Carlo Martelli e Paola Taverna.
Un organismo che assumerà in sè sia l’istanza accusatoria, che verrà svolta a turno da due membri dei cinque, sia quella di collegio d’appello che svolgeva finora, riservata agli altri tre.
Il potere di cacciare dal M5S passerà così dallo staff di Milano agli eletti. Una soluzione controversa che però dovrebbe essere preferita alla creazione di una struttura ad hoc, riservata all’accusa, che rischierebbe di creare una sorta di inquisizione Cinquestelle.
Francesco Maesano
(da “La Stampa”)
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Aprile 13th, 2016 Riccardo Fucile
IL PADRE AVEVA GIA’ PERSO PRIMA DI MORIRE: ERA CONTRARIO AL FATTO CHE I PARLAMENTARI SI METTESSERO IN TASCA 12.000 EURO AL MESE E FOSSERO SEMPRE IN TV
Ora tutto si gioca nella dinamica tra Davide, il figlio di Gianroberto Casaleggio, e Luigi Di Maio, il leader del direttorio dei Cinque Stelle.
I due per ora hanno un patto. Che è riassunto simbolicamente in un incontro cruciale avvenuto ieri.
Il giovane di Pomigliano d’Arco, salito tutto solo a Milano per recare visita in ospedale, s’è però intrattenuto – particolare decisivo – nel primo pomeriggio alla Casaleggio, a salutare Davide. Da soli. Nessun altro.
Il perchè proviamo a spiegarlo.
Gianroberto Casaleggio era stato di fatto scalato mentre era ancora in vita (in ospedale si era fatto registrare con un nomen omen: Gianni Isolato).
Aveva in parte provato a gestire e in parte subìto, complice la malattia e la crescente stanchezza, l’idea stessa di un direttorio nel Movimento cinque stelle.
Aveva certamente subìto – per debolezza e affievolimento delle forze – la metamorfosi di quei parlamentari che aveva creato, così in breve romanizzati e assimilati dal sistema, soprattutto su due punti cruciali delle regole che lui aveva dettato: non si va in tv, «una tv morta e di sistema», si prendono solo 2500 euro al mese e si restituisce tutto il resto; regole che di fatto non esistono più da tempo: oggi le webstar del Movimento ricevono quasi sempre sui dodicimila o tredicimila euro al mese tra indennità e rimborsi, e sono in tv dalla mattina alla sera.
Nulla di male, tanto meno di illegale, ma Gianroberto Casaleggio non voleva questo, e Grillo aveva promesso il contrario.
Se ciò è avvenuto è perchè Casaleggio aveva già perso ancor prima di morire: la politica romana l’aveva già sconfitto, inglobando e blandendo i ragazzi che lui – sia pure sotto il velo dell’«uno vale uno» – riteneva di controllare anche usando espulsioni, o il peso della sua autorevolezza, o semplicemente la paura che sapeva incutere.
Aveva dovuto mollare da tempo il controllo sui testi del blog – che ormai vengono composti spessissimo direttamente a Roma, da personaggi culturalmente elementari e rudimentali rispetto a lui.
Si era tenuto però due cose cruciali: la struttura dei server – cioè le chiavi materiali del blog, l’unico vero strumento politico unificante di quel magma che altrimenti sarebbe stato ed era il Movimento; e il sistema aziendale dei clic e dei siti satellite (con annessa pubblicità ).
Guarda caso, due prerogative aziendali che, alla Casaleggio, si devono – da quel che ci risulta – a Davide, il figlio avuto dalla prima moglie inglese. Gianroberto era l’uomo delle visioni, ma Davide era il braccio; da tempo e sempre di più.
Davide però non è un politico – anche il padre non lo era, nel senso della politica capace di mediare, di cambiare posizioni, la politica come una forma, anche nobile, di intelligenza relazionale, ma era un appassionato di politica e di visioni (spesso distopiche e apocalittiche).
Mentre Davide è sostanzialmente un manager, capace e freddo come manager, molto preparato, uscito dalla Bocconi, più abile del padre sul fronte dei soldi, ma non dotato dell’interesse politico comunque fortissimo che aveva il genitore.
La tenaglia che si delinea per quel partito-azienda che è il Movimento cinque stelle è, dunque, tutta qui: pensati come separati, il Movimento e l’azienda si sono fatalmente sovrapposti non fosse altro che per una ragione: sui server dell’azienda avvengono le tanto sbandierate elezioni online, credibili o meno che le giudichiate.
L’azienda detiene il blog di Grillo. Incassa sui video delle webstar parlamentari.
Può rinunciare il Movimento alla retorica delle elezioni on line?
O alla finzione che, dietro il blog, ci siano Grillo e Casaleggio e non, poniamo, Di Maio, la fidanzata Silvia Virgulti (o ancor meno l’ex del grande fratello Casalino)?
La partita si giocherà qui, è inesorabile.
Il direttorio deve mettere le mani anche formalmente su quei server, quel sito – e in prospettiva anche sull’associazione giuridica «MoVimento cinque stelle», al momento intestata a Beppe Grillo, Enrico Grillo, Enrico Maria Nadasi e Gianroberto Casaleggio.
Oppure deve tenersi ben caro l’appeasement con Davide, che da tempo fa tutto alla Casaleggio, e chiarissimamente è stato investito di una successione che abbiamo già raccontato: da tempo Gianroberto smistava tutto e tutti, anche delicate scelte politiche, al figlio, che le faceva pervenire a Di Maio.
Il patto tra i due, Davide e Di Maio, è stato per ora rinnovato. Di certo però alla Casaleggio hanno sempre visto Di Maio e Di Battista come «i nostri ragazzi»; fungibili.
E Davide li considerava fino a ieri come sottoposti al duo decisionale dell’azienda. Loro, dotati di enorme ambizione anche se non di carisma, lo accettavano a stento da Gianroberto, ma lo accetteranno dal figlio?
E d’altra parte, Davide saprà diventare un po’ «politico» per non finire scalato in breve tempo?
Se l’hanno fatto col padre, parrebbe ancor più possibile con lui.
Ma proprio un freddo – a differenza dell’emotivo Gianroberto – potrebbe rivelarsi un osso più duro per i due capipopolo napoletano e romano.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa“)
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Aprile 13th, 2016 Riccardo Fucile
ENTRO GIUGNO LA SCELTA ON LINE DEL LEADER….AL FIGLIO DI CASALEGGIO RESTA IL CONTROLLO DEL BLOG
«Presto non avrete più bisogno di parlare con me…», Gianroberto Casaleggio si rese subito conto che
quella battuta poteva prestarsi anche a interpretazioni non politiche. Appena uscito dal solito bar in via Morone, camminava a fatica, sottobraccio al fedele Pietro Dettori, storico impiegato della sua azienda.
«Scusate, oggi proprio non ce la faccio».
Era il primo pomeriggio di venerdì 11 marzo, e molto se non tutto era stato appena deciso, in una riunione mattutina alla quale erano presenti i cinque del direttorio, Beppe Grillo che a Milano stava trattando le nuove date del suo spettacolo, lui e suo figlio Davide. Nessun altro.
Quel giorno si parlò di ciò che sarebbe accaduto nel Movimento Cinque Stelle. Casaleggio verrà ricordato soprattutto per la sua teoria del web come arma di liberazione politica.
Ma nella vita quotidiana della sua creatura hanno sempre inciso di più le doti di pianificatore, il pragmatismo quadrato. Mai avrebbe consentito che la sua scomparsa potesse coincidere con l’anno zero. E quella riunione serviva a lasciare linee guida chiare, almeno nella loro enunciazione.
La prima, e la più importante, riguarda la ricerca di un nuovo leader, dotato di quei poteri riservati finora ai due cofondatori.
A farla breve, il candidato premier alle prossime elezioni politiche, giudicate imminenti. La scelta avverrà entro il prossimo giugno, naturalmente online, su questo Casaleggio non ha mai voluto sentire discussioni, nonostante i recenti pasticci.
Piaccia o non piaccia, all’interno del Movimento a molti non piace, ma ogni indizio porta all’incoronazione di Luigi Di Maio, non a caso etichettato da Grillo come un «Casaleggio senza capelli». Più di una battuta.
Il Casaleggio originale sapeva bene che il successo ottenuto alle elezioni politiche del 2013 aveva chiuso in modo definitivo la fase pioneristica del Movimento Cinque Stelle.
Il direttorio non gli venne imposto ma fu una sua scelta, necessaria per colmare il vuoto lasciato da Grillo, che dopo le Europee del 2014 aveva mollato la presa.
Anche se la malattia non l’avesse vinto in così poco tempo, era già stato deciso di assegnare maggior potere decisionale al gruppo dei cinque parlamentari che avranno voce in capitolo anche su selezione dei candidati ed espulsioni.
Il baricentro si sposterà sempre più a Roma.
Ma il cosidetto movimento-azienda non finisce certo con la morte del titolare della Casaleggio e associati.
Suo figlio Davide diventerà il titolare del sistema operativo che consente l’accesso al blog. I codici del Movimento Cinque Stelle restano così in famiglia, e non si tratta certo di una promozione.
Erano mesi ormai che Casaleggio junior faceva le veci del padre, spesso impossibilitato a svolgere il proprio lavoro.
La famosa scomunica di Federico Pizzarotti e degli altri sindaci 5 Stelle «in cerca di visibilità » apparsa sul sacro blog era firmata dal padre ma concepita e scritta dal figlio, così come la recente intemerata nei confronti di un giornalista della Stampa «reo» di aver parlato delle reali condizioni di salute del cofondatore milanese.
La successione dinastica avverrà anche sul piano legale e amministrativo.
Gianroberto Casaleggio era infatti uno dei quattro membri dell’associazione a cui fa capo il Movimento Cinque Stelle, titolare della proprietà del simbolo e del conseguente potere di revoca. La sua quota verrà rilevata da Davide.
A volerlo è stato soprattutto Grillo.
La scomparsa del suo alter ego avrà conseguenze anche per lui. Casaleggio aveva assecondato il passo indietro dell’amico, senza mai condividerlo fino in fondo.
Era consapevole del fatto che al momento non è dato un M5S senza Grillo. Le dichiarazioni pubbliche non andavano in tal senso, ma era una delle sue maggiori preoccupazioni.
L’ex comico, momentaneamente tornato a essere tale, ha promesso di rimettersi in gioco, non da subito.
Nei prossimi mesi la sua presenza si sentirà soprattutto sul blog. Quando verranno nuove elezioni politiche, l’impegno cambierà .
Grillo sarebbe pronto eventualmente a sobbarcarsi anche un altro «Tsunami tour», come nel fatidico 2013.
Casaleggio se n’è andato con la consapevolezza di lasciare dietro di sè equilibri incerti. Ma non era un uomo tenero. La vocazione autoritaria di M5S veniva da lui. L’ultimo lascito è una stretta sulle regole, con l’introduzione di un antico pallino, un ricorso maggiore alla pratica del «recall», ovvero l’avvio della procedura di espulsione di un eletto nel caso quest’ultimo riceva la sfiducia di almeno 500 iscritti del territorio di provenienza.
L’adesione alle regole non ha mai previsto deroghe , meno che mai adesso.
Con la sua scomparsa ci saranno possibili riposizionamenti interni, e altrettanti mal di pancia. La risposta sarà sempre la stessa.
Emanuele Buzzi e Marco Imarisio
(da “il Corriere della Sera“)
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