Destra di Popolo.net

IL PD ATTACCA M5S SUL WEBCOMANDANTE CASALEGGIO: “OLTRE AI SUOI, CHI CI DICE CHE NON SPIA ANCHE GLI ALTRI?”

Marzo 5th, 2016 Riccardo Fucile

I DEM PRESENTANO UN’INTERROGAZIONE IN PARLAMENTO SUL CONTROLLO DELLE MAIL AI PARLAMENTARI

Gulag, inquietante spy story, Watergate, setta oscura.
Il Partito Democratico va all’attacco del Movimento 5 Stelle dopo che il Foglio ha documentato come funziona il controllo dei parlamentari grillini da parte della Casaleggio Associati, la società  che fa capo al guru Gianroberto.
Ombre che ora il PD chiede di dipanare perchè è a rischio l’esercizio della funzione parlamentare.
Non solo: il senatore dem Stefano Esposito depositerà  la prossima settimana un’interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno per fare luce sull’accaduto.
“E prima ancora – dice all’HuffPost – chiederemo alle presidenze di Camera e Senato di dare mandato ai questori di avviare un’indagine interna”.
Anche perchè “noi sappiamo che la vicenda ha riguardato parlamentari a 5 stelle, ma chi ci dice che la Casaleggio Associati non abbia violato la privacy anche di altri parlamentari non del Movimento? Il dubbio è lecito, stando a quanto raccontato dal Foglio. Bisogna capire se dobbiamo fare i conti con una nuova Costituzione, quella della Casaleggio Associati”.
“C’è un gruppo politico manovrato, ricattato, minacciato e diretto dall’ufficio di una società  privata a Milano di cui non si sa nulla – continua Esposito – Abbiamo fatto una battaglia contro Berlusconi ma almeno Berlusconi si è candidato. Casaleggio invece vuole dirigere il Paese standosene chiuso nel suo ufficio”.
PD all’attacco. “Che Casaleggio fosse il vero, oscuro e nascosto capo del M5S era già  chiaro, ma è davvero inquietante leggere che spia i suoi parlamentari. La ‘Spectre’ al confronto sembra un’associazione di dilettanti”, ha dichiarato il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini.
“Questa – ha aggiunto – è una brutta idea di democrazia. Mentre noi siamo in mezzo alle persone a scegliere i candidati, lui mette in piedi sistemi per il controllo totale degli eletti del Movimento. Se la vicenda venisse confermata, sarebbe una cosa gravissima, tale da mettere a repentaglio i principi democratici. Per di più con i soldi dei gruppi parlamentari, cioè dei cittadini”.
“Mi rivolgo alle istituzioni della Camera per sapere come sia possibile che una società  esterna possa controllare e spiare le mail e vari documenti di parlamentari”, ha rincarato la dose il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato.
“Mi aspetto che la presidenza della Camera, l’ufficio dei Questori vogliano chiarire quanto prima questa violazione della privacy anche al fine di valutare un eventuale intervento della magistratura”.
Il problema di un presunto controllo da parte dell’azienda del ‘guru’ dei 5 Stelle in realtà  uscì già  molto tempo fa: per la precisione nel mese di ottobre del 2014 ci furono sospetti di hackeraggio di e-mail con la cancellazione di mail ad una trentina di parlamentari pentastellati.
Ci furono diverse assemblee infuocate dei parlamentari grillini che portarono alla nota del gruppo parlamentare M5S con la quale si avvertiva che, in caso di “ingressi abusivi nei sistemi informatici” o “qualunque altro utilizzo improprio del server” ci sarebbe stata una “segnalazione all’Autorità “.
La Casaleggio Associati precisò di non essere coinvolta in alcun modo e annunciò una “denuncia contro ignoti per accertare i fatti di natura diffamatoria e lesiva nei confronti della società  stessa”.
Ora il “sistema” di controllo a danno dei parlamentari torna alla ribalta.
La vicepresidente della Camera, Marina Sereni, ha dichiarato: “Documenti e mail attesterebbero la violazione da parte della Casaleggio associati del server del gruppo parlamentare M5S”, per questo “ritengo sia opportuno un approfondimento ed un chiarimento, in primo luogo nell’interesse dei colleghi pentastellati e a difesa dell’Istituzione Parlamentare. I gruppi sono soggetti essenziali nel lavoro della Camera, i deputati vi aderiscono volontariamente per poter meglio esplicare la loro attività . Per questo non possiamo dimenticare la Costituzione e le leggi che riconoscono ad ogni cittadino la inviolabilità  delle comunicazioni personali e ad ogni parlamentare il diritto-dovere di esercitare liberamente e secondo coscienza il proprio mandato di rappresentante della Nazione”.

(da “Huffingtonpost”)

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CASALEGGIO TI OSSERVA: COME FUNZIONA IL CONTROLLO SUI PARLAMENTARI M5S

Marzo 5th, 2016 Riccardo Fucile

UNA EMAIL SCOVATA DAL FOGLIO DIMOSTRA IL CONTROLLO DELLA CASALEGGIO ASSOCIATI

C’è un sistema di controllo della Casaleggio Associati sui parlamentari a 5 Stelle.
A scriverlo oggi è il Foglio, che ospita il racconto di Tancredi Turco, ex deputato M5S uscito a gennaio 2015.
“A un certo punto, a settembre 2014, venimmo a sapere che la Casaleggio Associati non solo aveva avuto informazioni sui nostri server di posta elettronica, ma capimmo pure che qualcuno da lì aveva potenzialmente accesso al nostro sistema di archiviazione e comunicazione interno, dove si depositano documenti. Ne discutemmo anche in assemblea, di questo fatto. Io, come altri, non feci una denuncia solo per il bene del Movimento. Ma la cosa diede fastidio, si fa per dire, a tanti”
Il quotidiano diretto da Claudio Cerasa ricorda che appena un anno prima, a fine 2013, qualcuno aveva violato la posta elettronica di Giulia Sarti, giovane deputata emiliana, diffondendo foto private, stralci di conversazioni, sfoghi, giudizi, umori.
Parla a tal proposito colui che svolgeva il ruolo di addetto stampa della Sarti, Lorenzo Andreghetti.
“Giulia Sarti si era messa contro lo staff della comunicazione. Alla fine, chissà  come, mentre Giulia si lamentava dello staff, sono state diffuse le sue mail, accompagnate dalla minaccia anonima di rivelarne altre, e di altri parlamentari. A quel punto stavano tutti zitti. C’è sempre stata una tensione che si tagliava con il coltello. Una paura incredibile di essere abbandonati ai cani, di essere in qualche modo esposti alla gogna del web, di essere sputtanati, e di essere anche spiati”.
Il Foglio prosegue raccontando che a settembre 2014 M5S incaricò la Wr Network, azienda torinese fornitrice di servizi per la Casaleggio Associati, di controllare la sicurezza del sistema “parlamentari5stelle.it”, un sistema che oltre alle mail personali dei deputati conteneva ovviamente anche altri dati riservati. Per questo all’ingegnere della ditta non venne dato il pieno accesso alla piattaforma. tuttavia il 30 settembre, su indicazione della Casaleggio Associati e senza informare il responsabile legale del gruppo parlamentare, la capogruppo Paola Carinelli e il capo della comunicazione Ilaria Loquenzi consegnarono alla ditta la password del sistema. E la Wr Network in tempi brevi modifica tutti gli accessi al sistema informatico. Lo smantella, lo rende inaccessibile e non funzionante.
Dinanzi alle preoccupazioni e alle proteste dei parlamentari, risponde la Casaleggio Associati. Una lettera, via mail, datata 3 ottobre e firmata “lo staff di Beppe Grillo”, nella quale si dice espressamente che il sistema non è ripristinabile, va cambiato. La mail contiene un dettaglio che sembra rivelare che lo staff aveva molte informazioni sulla piattaforma: “ad ora risultano meno di 30 persone che stanno utilizzando in modo continuo o la posta o il calendario”.

(da “Huffingtonpost”)

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MEMORIA CORTA: QUANDO IL M5S PROPOSE UNA LEGGE PER LA MATERNITA’ SURROGATA

Marzo 4th, 2016 Riccardo Fucile

APPENA ELETTI I SENATORI PRESENTARONO UN DDL E CHIEDEVANO ANCHE IL MATRIMONIO GAY… ORA FANNO FINTA DI NON RICORDARSELO

«Qualcosa nel concetto di utero in affitto mi spaventa, e non ha a che fare con l’omosessualità », scrive Beppe Grillo adesso.
«I supermarket dell’utero in affitto vanno chiusi», obbedisce Luigi Di Maio.
«È una vera e propria mercificazione della donna trattata come un forno e un serbatoio economico», denuncia un’altra esponente del direttorio, Carla Ruocco, in un’intervista data non casualmente alla tv dei vescovi.
Una linea neocattolica dilaga ormai apertamente nel Movimento cinque stelle, dopo la lettera del fondatore al Corriere.
Alt: è sempre lo stesso Movimento che nel 2013 presentò un ddl in Senato per abolire il divieto di maternità  surrogata?
Uno dei primi atti di rilevanza politica dei cinque stelle, appena arrivati in aula, fu presentare una legge che proponeva varie modifiche al codice civile tra le quali – clamoroso davvero – abolire il divieto di maternità  surrogata, anche per le copie omosessuali.
Ciò che oggi viene definito una «mercificazione» e un «supermercato», appena un paio di anni fa era invece così necessario da meritare un’iniziativa legislativa ad hoc. Beata spensieratezza manovriera, beata obbedienza a Casaleggio.
Il disegno di legge fu depositato alla presidenza del Senato il 5 aprile 2013, il testo è intitolato «Modifiche al Codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso».
L’elenco dei senatori che lo presentarono è interessante: Orellana, Airola, Battista, Blundo, Lezzi, Montevecchi, Bencini, Bottici, Buccarella, Campanella, Casaletto, Castaldi, Crimi, Donno, Gaetti, Molinari, Mangili, Nugnes e Paglini.
Come si vede, vi compaiono molti senatori poi variamente espulsi o usciti, come Orellana e Campanella, ma – sorpresa – anche moltissimi super-ortodossi, parte tuttora della linea dominante del Movimento, da Vito Crimi a Barbara Lezzi, preferita dell’ex del Grande Fratello Rocco Casalino, a Laura Bottici, inflessibile questore M5S del Senato.
Cosa chiedeva questo ddl voluto dall’assemblea cinque stelle?
«Il presente disegno di legge intende far propria una proposta normativa della Rete Lenford, avvocatura per i diritti Lgbt, fondata per rispondere al bisogno di informazione e di diffusione della cultura e del rispetto dei diritti delle persone omosessuali nel nostro Paese»: il testo era tutto centrato su una riconoscimento della «duttilità  della famiglia», e sulla facilitazione del riconoscimento della «genitorialità  delle coppie omosessuali».
Innanzitutto il Movimento voleva rendere «il matrimonio (attenzione, non la semplice unione civile, nda.) accessibile anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso, nel solco di una mutata coscienza sociale e, soprattutto, dei princìpi della Costituzione».
E aggiungeva, al comma 4, alcune modifiche cruciali alla legge 40 sulla procreazione assistita, «per consentire l’accesso ad esse, anche in Italia, da parte delle coppie dello stesso sesso».
Pare incredibile leggerlo oggi dopo le parole odierne (domani chissà ) di Di Maio: «In particolare l’articolo 3, comma 4, dispone l’abrogazione delle parti della legge 40 che dispongono il divieto di accesso alle tecniche di procreazione assistita da parte delle coppie dello stesso sesso e il divieto di ricorso a tecniche di tipo eterologo».
La conclusione è disarmante, letta oggi: «Per consentire anche il ricorso alla maternità  surrogata, si abroga il divieto di dichiarare la volontà  di non essere nominata, imposto alla donna che faccia nascere un figlio a seguito dell’applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita».
Da una mentalità  olandese a una papalina, è un triplo salto mortale carpiato con avvitamento.
Cos’è successo, da allora, per far cambiare idea così al Movimento (social cattolico) cinque stelle?

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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SALERNO, CAOS M5S: IL MEETUP SFIDUCIA IL CANDIDATO

Febbraio 29th, 2016 Riccardo Fucile

LUI REPLICA: “ACCUSATO PERCHE’ TROPPO ANTI DE LUCA”… SIAMO AL SOLITO PSICODRAMMA

Psicodramma a Salerno in casa M5s. Tre mesi di scremature e votazioni rischiano di andare in fumo.
Il candidato sindaco Oreste Agosto, uscito vincente dall’assemblea del 7 febbraio, viene “sfiduciato” perchè ufficialmente accusato di indebite pressioni prima del voto. Ma i suoi elettori lo difendono con un documento e contrattaccano: “E’ stato un risultato limpido e democratico, Agosto vittima di una pregiudiziale al nostro interno: è troppo antideluchiano”.
E’ la sintesi estrema di un problema politico e di un paradosso: quella che era ed è sempre stata l’unica opposizione seria in città  — persino gli ex candidati sindaci di Forza Italia sono finiti nel blocco pro De Luca — ora avrebbe paura di appuntarsi al petto questa medaglia.
Il quadro è il seguente: i parlamentari locali sono divisi, i tre meetup sono in conflitto, nelle assemblee viaggiano documenti non firmati farciti di accuse dure, ci sono attivisti che sentendosi tirati in causa nelle accuse di ‘indebite ingerenze telefoniche’, vietate da norme e prassi del movimento grillino, hanno reagito rendendo pubblici i loro tabulati.
Risultato: la votazione che avrebbe individuato nell’avvocato Agosto il candidato sindaco da contrapporre a 20 anni di deluchismo dilagante, è minata da una sfiducia ad Agosto che punta al ritiro della sua candidatura e manda in frantumi mesi di lavoro iniziati con l’assemblea del 15 novembre 2015: i 98 curriculum degli aspiranti consiglieri, i 57 video, i 33 ‘candidabili’ al consiglio comunale poi ridotti a 27 dopo un ulteriore filtro e l’applicazione di nuove regole a partita in corso.
A cominciare da quella, valida solo per le grandi metropoli ma poi traslata anche sulle città  medie dopo il caso Quarto, che non può candidarsi nel M5s chi alle elezioni precedenti si era candidato in liste avversarie.
Come nel caso di Dante Santoro, nel 2011 in campo con una lista civica di Vincenzo De Luca. Ora Santoro, che aspirava ad essere il candidato sindaco, è fuori dai giochi e starebbe preparando due liste indipendenti e fuori dal Movimento.
Ma di cosa è incolpato Agosto, individuato come candidato sindaco con 92 voti, 21 in più del competitor Nicola Provenza (votarono in 164 su una base elettorale di 288 persone)?
Ufficialmente, di aver violato un articolo del Non Statuto perchè avrebbe telefonato a uno dei votanti screditando l’avversario come “gradito agli ambienti comunali” (traduzione: gradito al mondo di De Luca), e chiedendo un’investitura diretta. Ufficiosamente, Agosto è nel mirino perchè troppo antideluchiano: sarebbe l’opinione, ovviamente legittima, di un gruppo di attivisti grillini che pur non mettendola nero su bianco, ritiene Agosto un nome di ‘totale rottura’ e di impossibilità  al dialogo con buona parte della città .
Agosto è l’avvocato che ha scritto i ricorsi contro l’edificazione del Crescent e per far dichiarare De Luca decaduto dalla carica di primo cittadino di Salerno perchè incompatibile con il ruolo di viceministro del governo Letta.
In quest’ultima battaglia, da legale del M5s, ha inchiodato De Luca e i suoi sodali a una sconfitta clamorosa di cui si è parlato a lungo.
L’attuale Governatore Pd della Campania un anno fa è stato rimosso da sindaco con il marchio di politico che aveva violato una legge dello Stato.
Non è stato un percorso semplice quello concluso con l’individuazione (in bilico) di Agosto.
A novembre ha vinto Santoro, un ex deluchiano, con una base elettorale che comprendeva anche gli iscritti al blog di Grillo.
Poi le regole sono cambiate, Santoro è uscito, si è andati avanti a botte di assemblee senza gli iscritti al blog e di riunioni convocate in maniere più o meno rituali.
Il 5 febbraio, due giorni prima della votazione, si insedia una commissione che dovrebbe ‘processare’ i 33 candidabili per verificare se ci sono infiltrati.
Il 7 febbraio l’assemblea conclusa con la vittoria di Agosto.
Il 19 febbraio, nuova assemblea convocata tramite Facebook dal parlamentare Mimmo Pisano. Lì è sbucato un documento non firmato che attribuiva ad Agosto, a nome di tutti i candidabili al consiglio comunale, i comportamenti scorretti per i quali si è avanzata la sfiducia.
Qualcuno dei candidabili se ne è però dissociato, chiedendo perchè questi comportamenti non siano stati denunciati prima del voto, ed ha a sua volta promosso un contro documento con 70 firme raccolte in assemblea che ha ribadito sostegno ad Agosto.
“A nostro avviso, tale attuale iniziativa di disaggregazione persegue un disegno politico portato avanti già  dal primo momento — si legge — teso ad impedire ad ogni costo e pregiudizialmente la candidatura di Oreste Agosto, ben conosciuto ed apprezzato per i suoi interventi legali a sostegno delle iniziative e delle strutture organizzate del Movimento 5 stelle, perchè considerato “troppo antideluchiano” e, secondo alcuni, “imposto dai parlamentari salernitani”.
Non da tutti, per la verità . Agosto avrebbe l’appoggio di Andrea Cioffi e Mimmo Pisano, ma non quello di Silvia Giordano ed Angelo Tofalo.
Il documento si chiude con l’invito ad Agosto di dare immediatamente il via “alla procedura prevista per la certificazione della lista”.
Prima che il gruppo a lui avverso ne presenti un’altra e costringa Grillo a un intervento diretto sul caso Salerno.

Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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VIRGINIA, LA CANDIDATA CINQUESTELLE CHE LAVORA NELLO STUDIO DEI DIFENSORI DI PREVITI

Febbraio 25th, 2016 Riccardo Fucile

AVVOCATO, 38 ANNI, CONSIGLIERE IN CAMPIDOGLIO

Virginia Raggi è la candidata sindaco del Movimento cinque stelle a Roma: ha ottenuto il 45,5% (1764 voti) contro il 35 di Marcello De Vito (1347 voti).
Ma chi è questa giovane avvocatessa romana che potrebbe davvero conquistare Roma, se sono vere le percentuali a cui è dato il M5S?
Virginia è ormai una “anziana” militante cinque stelle, consigliera uscente in Campidoglio. È molto apprezzata da Casaleggio. È avvocato e lavora per lo studio Sammarco a Roma, in questo non c’è nessuna scoperta, e ovviamente nulla di male: lo comunicò lei stessa nel 2013, nel suo curriculum quando fu eletta consigliere in Campidoglio.
Ma è un dettaglio che è bene raccontare meglio, perchè politicamente rilevante, e ci aiuta a capire di più sul possibile futuro sindaco di Roma.
Gli avvocati Sammarco non sono uno studio qualunque, e a Roma evocano certi mondi anzichè altri.
Lo studio ruota attorno a un piccolo team di avvocati, innanzitutto Pieremilio, civilista; e – consulente esterno – Alessandro, penalista; il quale si assunse la parte penale delle difese di Previti, Berlusconi, Dell’Utri, in importanti processi.
Alessandro subentrò anche nella difesa di Luciano Gaucci, facendo infuriare l’ex legale del vulcanico Gaucci, l’avvocato Montone, che in un’intervista al Fatto accusò: «L’avvocato che mi ha scavalcato (nella difesa) è Alessandro Sammarco, legale del premier Silvio Berlusconi, di Dell’Utri e di Previti». Montone era convinto che la vicenda Gaucci fosse usata politicamente per attaccare Fini e aiutare Berlusconi.
La giovane avvocato Virginia Raggi, arrivata in studio Sammarco nel 2009, non è entrata in questi processi; si occupa di diritto dell’informazione, nuove tecnologie, diritti di proprietà ; e, quando ieri la cosa ha cominciato a circolare molto, ha messo le mani avanti su facebook, minacciando querele: «Stanno facendo di tutto per screditarmi, e così, dopo la bufala di Mafia Capitale (fu fatto filtrare che il suo nome fosse nella relazione prefettizia, e non era assolutamente vero, nda.), eccone un’altra. Ma le bugie hanno le gambe corte. I miei colleghi avvocati sono molto contenti di poter lavorare finalmente a qualcosa di leggero e facile. Ma quanta paura vi faccio?».
La bufala a cui allude è che lei lavori per Forza Italia, cosa palesemente infondata. Mentre risulta tuttora – come abbiamo verificato telefonando in studio – in forze allo studio Sammarco.
Tra Roma Nord, la Lazio, la tribuna all’Olimpico e i Parioli, quello è un mondo di vera destra romana, qualcosa che politicamente entusiasma molto poco la base originaria del Movimento cinque stelle.
Che la candidata sindaco del Movimento lavori in quello studio suscita perplessità  in molti simpatizzanti cinque stelle.
Raggi peraltro è un personaggio interessantissimo anche per altri profili. A Roma ha saputo lavorare astutamente anche col mondo di Sel, con associazioni come la Ex Lavanderia, con occupazioni solidali di luoghi come l’ex Manicomio Provinciale Santa Maria della Pietà .
Ha insomma anche un cotè radical (i suoi avversari dicono radical chic), mercatini biologici e gruppi d’acquisto equosolidali, che la rende spendibile a sinistra.
E poi, d’altra parte, lavora nello studio degli avvocati che difesero Previti e restano a lui legati per il briciolo di memoria collettiva che resta.
È come se si ripetesse l’eterna storia di dottor Jekyll e mister Hyde, stavolta il remake è l’ascesa di una giovane donna.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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L’SMS ALLA CIRINNA’ LA SERA PRIMA: “VOTEREMO IL CANGURO”

Febbraio 24th, 2016 Riccardo Fucile

LA PROVA DEL VOLTAFACCIA DEI CINQUESTELLE

Lunedì 15 febbraio, compleanno di Monica Cirinnà .
Alle 20,56 dal cellulare di uno dei quattro senatori del M5S che seguono la legge sulle unioni civili parte un messaggio netto, chiaro e inequivocabile all’indirizzo della relatrice del ddl.
«Ok, stasera il mio gruppo di lavoro sul tuo ddl ha raggiunto ufficiosamente l’accordo di votare il Marcucci sia integro che spacchettato. Ovviamente mancheranno 2-3 nostri sulla lettera F, sulla step, ma gli altri ci sono. Domattina abbiamo la riunione di gruppo che ratificherà  la decisione. Fino ad allora tienitelo per te, mi raccomando, poi domattina lo diremo noi ufficialmente. Grazie, in bocca al lupo anche a te».
A scrivere, come detto, è uno dei quattro Cinquestelle che si sono incaricati del confronto col Pd sulla legge per le unioni civili. Sono Airola, Buccarella, Cappelletti e Giarrusso.
Non specifichiamo l’autore del messaggio per una ragione banale: il M5S ha dimostrato in più occasioni di essere estremamente rapido nel decidere espulsioni sommarie dei suoi membri e non spetta a chi scrive favorire quel tipo di esiti.
Quel che accade dopo l’invio di quel messaggio è che il contenuto viene comunicato al capogruppo Zanda, il quale basa la sua strategia in aula sulla rassicurazione ricevuta dai Cinquestelle: con loro i numeri ci sono e la legge si può portare a casa in quarantotto ore.
Le cose, come sappiamo, andranno diversamente.
La mattina successiva accade qualcosa.
Fitti scambi di messaggi tra Milano e Roma, tra Camera e Senato, tra gruppi della comunicazione.
L’assemblea dei senatori M5S resta vaga e dubbiosa. Non si arriva in Aula con un mandato chiaro per i dubbi di molti sull’opportunità  di votare il canguro di Marcucci. Così, quando Gian Marco Centinaio rinuncia agli emendamenti, i Cinquestelle finiscono nel panico e decidono di non votare il canguro.
«Hai fatto bingo», si complimenta Roberto Calderoli guardando i banchi del M5S.
I Cinquestelle ancora ieri mattina respingevano questa ricostruzione.
Durante una conferenza stampa convocata al Senato a domanda diretta il presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico, ha negato che qualunque esponente del M5S abbia mai dato rassicurazioni al Pd sull’intenzione del gruppo Cinquestelle al Senato di votare a favore del canguro di Marcucci.
Il messaggio che pubblica «La Stampa» prova il contrario.

Francesco Maesano
(da “La Stampa”)

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“SE SALTA LA STEPCHILD ADOPTION E’ COLPA DI GRILLO E CASALEGGIO”: L’ACCUSA DI GAY CENTER

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

LA PROVOCAZIONE DEL PORTAVOCE MARRAZZO: “LA NOSTRA SOLIDARIETA’ AI PARLAMENTARI GRILLINI CHE NON POSSONO MAI DISSENTIRE DAGLI ORDINI”

“Ora se sarà  tolta la stepchild adoption la colpa sarà  principalmente di Grillo e Casaleggio”. E’ la reazione di Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, alle dichiarazioni di Renzi in merito al ddl Cirinnà .
“La nostra solidarietà  — continua Marrazzo — ai parlamentari grillini che non possono mai dissentire. Spero lo facciano, hanno ancora poche ore. Se viene tolta la stepchild servirà  una grande mobilitazione pro adozioni che apra ai gay ma anche ai single. Sui bambini non si scherza nè con il no ai canguri nè con i no alla cicogna”.
Ugualmente preoccupati in merito gli esponenti del movimento Lgbt, che si rivolgono a   M5S e a Sel.
“Sul tema del voto di fiducia — fanno sapere — il movimento Lgbti italiano ribadisce il proprio dissenso, difendendo la linea parlamentare della legge sulle unioni civili. Le associazioni Lgbt hanno pertanto chiesto un incontro con il direttorio M5S. Anche Sel si è resa disponibile ad incontrare nelle prossime ore le associazioni. Un accordo di governo con mediazioni al ribasso equivale a uno svuotamento della legge e quindi diciamo chiaramente no!”.
Le associazioni Lgbti chiedono inoltre “alle forze politiche di mantenere gli impegni presi con gli elettori e con le persone Lgbti e di trovare le strade regolamentari per farlo. Se necessario tornando al voto degli emendamenti in aula del Senato subito. Qui le forze politiche ed i singoli senatori e senatrici si assumeranno la propria responsabilità . Non servono i proclami e giocare ad un ignobile scaricabarile; ognuno lavori per il risultato senza alibi. Avremo buona memoria”.
“Pertanto — continuano le associazioni Lgbt — facciamo appello perchè Pd M5S e Sel si incontrino nelle prossime ore per trovare un accordo politico che escluda il voto di fiducia. L’attuale legge è già  una mediazione e non sono accettabili altre mediazioni al ribasso, a partire dalla cancellazione della stepchild adoption, per questo saremo davanti al senato dal 24 febbraio alla ripresa dei lavori d’aula e confermiamo la manifestazione del 5 marzo a Roma invitando tutte le persone che hanno a cuore i diritti umani a partecipare e la società  civile a mobilitarsi in queste ore”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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GRANE LOCALI E POLEMICHE INTERNE FANNO CROLLARE I CONSENSI DEL M5S

Febbraio 21st, 2016 Riccardo Fucile

IPSOS:”VENGONO SEMPRE PIU’ PERCEPITI COME GLI ALTRI PARTITI”

Prima Livorno, poi Quarto.
Negli ultimi tre mesi il M5S ha pagato e continua a pagare gli effetti di due vicende controverse che hanno prodotto un deciso calo nei sondaggi.
Sono i numeri a evidenziarlo: in assenza di una prospettiva certa sulla data del voto nazionale, le rilevazioni che ogni settimana descrivono le performance dei partiti servono più che altro a certificare lo stato di salute delle forze politiche e da queste si possono ricavare alcune informazioni sull’impatto che hanno le vicende di cronaca sull’elettorato.
Prendiamo i dati forniti da Ixè ad Agorà , il programma di approfondimento mattutino di Rai Tre. Dopo i giorni caldi del caos rifiuti a Livorno, il M5S ha cominciato a perdere terreno, cedendo in due settimane, tra il 4 e il 18 dicembre, quasi un punto, passando dal 26,9 al 26,1 per cento. Un trend negativo che è continuato con l’esplosione del caso Quarto, a gennaio.
Tra incertezze e svolte improvvise il Movimento ha lasciato sul campo circa un punto e mezzo in due mesi. Dal 26 per cento del 15 gennaio è sceso fino al 24,4 sondato il 17 febbraio.
Paolo Natale di Ipsos spiega che il «comportamento del M5S degli ultimi tempi l’ha portato ad assomigliare un po’ agli altri partiti.
Stanno perdendo quell’aura di diversità  che li ha caratterizzati finora. Inoltre, dimostrando di non saper governare la macchina locale, si rivelano poco credibili anche in chiave nazionale».
Non solo. Guardando la media dei sondaggi dei vari istituiti disponibile su termometropolitico.it la curva discendente dei Cinquestelle appare ancora più chiara, provocando contemporaneamente una lieve crescita in quella del Pd. Dati che al Nazareno hanno portato una ventata di ottimismo.
Oggi tutti i partiti, e in questo neanche i Cinquestelle fanno eccezione, si avvalgono di una war room, cioè un gruppo di persone che studiano e mettono in pratica strategie comunicative.
Per restare nel gergo della comunicazione basta chiedere a uno di questi «soldati» che lavora per il Pd un giudizio informale sull’andamento dei sondaggi degli ultimi tre mesi per sentirsi rispondere che «abbiamo sgonfiato l’hype al M5S».
Tradotto: siamo riusciti a rendere meno efficace la narrazione positiva che erano riusciti a veicolare finora.
Le critiche rivolte da deputati e senatori Cinquestelle al direttorio vertono tutte su questo punto: a uscire perdente da Quarto e Livorno è stata la narrazione di un Movimento pronto a governare. La peggior condizione possibile per lanciare una campagna elettorale per le amministrative.
Il calo nei sondaggi è ben presente al gruppo parlamentare del M5S e rappresenta un ulteriore elemento di nervosismo in queste ore già  calde per la questione delle unioni civili.
Inoltre c’è un tema di potere locale non trascurabile. I più conosciuti tra i parlamentari hanno ormai una delega di fatto sul territorio.
A loro il termine non piace, ma definire Nicola Morra «segretario» dei Cinquestelle in Calabria sarebbe corretto tanto quanto dire che Roberto Fico lo è a Napoli o Roberta Lombardi a Roma.
Alle amministrative di primavera molti di loro si giocano la prima, vera partita politica personale da quando sono stati eletti nel 2013 grazie a un pugno di voti alle primarie online e sull’onda dei quasi nove milioni di consensi raccolti da Grillo.
I big regionali non ci stanno a perdere. Dopo una burrascosa assemblea congiunta di deputati e senatori che si è tenuta giovedì scorso più d’uno, soprattutto tra gli eletti a palazzo Madama, ha chiesto maggior attenzione alla comunicazione a livello locale.
Vogliono garanzie e la decisione di Casaleggio che ha affidato ai due capi degli uffici stampa M5S di Camera e Senato l’incarico di gestire la comunicazione nei territori, sembra loro non bastare.

Francesco Maesano
(da “La Stampa”)

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LA PAGINA FACEBOOK DEL M5S INVASA DAGLI ARCOBALENI

Febbraio 20th, 2016 Riccardo Fucile

LA CAMPAGNA VIRALE DEGLI ATTIVISTI PER PROMUOVERE LE UNIONI CIVILI

Ricordate la bacheca di Matteo Salvini invasa dai gattini? Questa volta a fare i conti con un flash bombing virtuale in piena regola tocca ai Cinque Stelle: la pagina Facebook nazionale del Movimento da alcune ore si sta riempiendo di arcobaleni, il simbolo per eccellenza del movimento Lgbt di ogni misura, che abbiamo visto sventolare anche sul palco di Sanremo.
Bandiere, torte, nastri e cuccioli di ogni colore viaggiano così su Facebook e Twitter con l’hashtag #5stelleArcobaleno e #PrimaveraArcobaleno.
Chiarissima la spiegazione della variopinta tempesta virtuale: gli agguerriti fanatici dell’arcobaleno sostengono la legge sulle unioni civili, che torna in Parlamento mercoledì prossimo.
«“Invitiamo” tutti i senatori grillini a non fare politica sulla pelle della gente – si legge in uno dei tanti messaggi condivisi – riempiendo la loro bacheca con arcobaleni di qualsiasi forma e in qualsiasi formato: facciamogli capire che vogliamo i diritti subito: è arrivata l’ora!».

Nadia Ferrigo
(da “La Stampa”)

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