Luglio 5th, 2010 Riccardo Fucile
DALLE PENSIONI ALLA PEDOFILIA, DAL CONDONO AL TFR, DAGLI SCATTI ALLA PREVIDENZA, DA BRANCHER ALLE TREDICESIME: IL GOVERNO SEMPRE COSTRETTO A RIMANGIARSI L’ANNUNCIO… “GHE PENSI MI”: A FAR BRUTTE FIGURE?
L’ultimo esempio è stata quella norma che avrebbe dovuto tagliare una parte delle
tredicesime dei lavoratori del comparto sicurezza, dalle forze dell’ordine alle forze armate: inserita dal governo nella finanziaria, con relativo emendamento del relatore Azzolini, ha suscitato una tale insurrezione bipartisan e una tale giustificata furibonda reazione dei sindacati di polizia, che Berlusconi è dovuto correre in Tv ad annunciare la retromarcia sul provvedimento.
Per la prima volta i nodi del settore sicurezza sono venuti al pettine, con un attacco durissimo delle forze dell’ordine a Maroni accusato di “disinteresse e lontananza”.
Patetico il tentativo successivo della Lega di rivendicare il merito dell’annullamento dei tagli alla tredicesima, dopo essere stati proprio loro i padrini con Tremonti della iniqua proposta: è finito il bluff del “partito di lotta e di governo”.
Ma ormai il governo “dei refusi” ci ha abituati a questa strategia: si fa andare avanti un singolo parlamentare con un emendamento che prevede un taglio: se nessuno se ne accorge, il colpo è fatto.
Se se scatena la protesta, è stata solo l’iniziativa di un povero cristo, il governo dice di non saperne nulla e prende le distanze.
Giochetti noti da Prima Repubblica.
Affidati in questo caso al senatore Azzollini, da Molfetta, Pdl, presidente della Commissione Bilancio.
Politico coerente soprattutto: trascorsi nel Pdup ( estrema sinistra), poi nei Verdi, quindi nel Ppi, espulso dal Pci-Pds nel 1992, approdato infine in Forza Italia.
Un altro rappresentante della Corte dei miracolati di cui si circonda il premier.
Negli ultimi mesi sono ormai più le retromarcie che il governo ha innestato che i passi in avanti: ne ricordiamo qualcuna.
Lo stop all’innalzamento dei 40 anni di contributi per andare in pensione con relativa correzione: “è un refuso”. Continua »
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Luglio 4th, 2010 Riccardo Fucile
ANCHE LA CAMORRA FA LA SUA MANOVRA FINANZIARIA: RETRIBUZIONE PER LA MANOVALANZA TRA 2.000 E 4.000 EURO AL MESE, PER UN CAPOZONA FINO A 40.000 EURO AL MESE…DOPO IL GIRO DI VITE IL CLAN DI LAURO TORNA IN ATTIVO DI 870.795 EURO, MA AVEVANO IMMESSO 300.000 EURO PER GARANTIRE LIQUIDITA’
La crisi globale prima o poi doveva colpire anche gli affari della camorra: descritta da
Saviano come una serie di filiere di comando organizzate, famiglie in collegamento tra loro, soldi sporchi “ripuliti” e reinvestiti in attività lecite all’estero, era impossibile che la crisi dei mercati non avesse serie ripercussioni anche sugli affari camorristici.
Ai boss non è restato, una volta accertati i bilanci in rosso, che prendere rimedi da direttori amministrativi: tagliare i costi e gli stipendi.
E’ quanto emerge dalle intercettazioni della Procura di Napoli sul clan Di Lauro: se prima un sicario era pagato a cottimo, un tanto a lavoro, con una cifra oscillante tra i 10.000 e i 20.000 euro, adesso si preferisce risparmiare, sia nelle esecuzioni che nei compensi.
Il figlio latitante del capoclan Paolo Di Lauro, durante la crisi, ha fissato una retribuzione massima per tutti i sottoposti, non oltre i 2.500 euro mensili.
Non solo: ha pure fatto una manovrina in puro stile ministeriale con una iniezione di liquidità , versando nell’organizzazione 300.000 euro del proprio patrimonio personale e obbligando i colonnelli a versare una tassa di 30.000 euro a testa.
Un piano finanziario che pare abbia dato buoni risultati: il clan è ora tornato in attivo di circa 870.000 euro.
La polizia lo ha scoperto attraverso il sequestro, a casa di un incensurato, dei libri contabili del clan, dove i boss annotavano entrate e uscite con un rigore degno del miglior contabile aziendale.
Nei libri mastri erano indicate minuziosamente le spese: solo a maggio 4.000 euro per corrompere le forze dell’ordine, poi la fattura del fabbro per la messa in posa di porte blindate, le spese del falegname per i pannelli di legno usati come nascondiglio della droga. Continua »
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Luglio 4th, 2010 Riccardo Fucile
SVOLGONO SERVIZI PUBBLICI AL POSTO DELLO STATO, FORNISCONO PRESTAZIONI TECNICHE E DANNO INFORMAZIONI LEGISLATIVE E PROCEDURALI…OFFRONO UN SERVIZIO SOCIALE A BASSO COSTO, MA DANNO FASTIDIO A QUALCUNO: LA FOBIA ANTISINDACALE DI CERTA PSEUDO-DESTRA ANNEBBIA LA VISTA
Se esiste un terreno dove non dovrebbero esistere distinzioni tra destra e sinistra è quello della tutela dei lavoratori, anche perchè la categoria si divide equamente tra chi vota a destra e chi a sinistra.
Come in una certa sinistra vige ancor oggi il concetto che la colpa è sempre dei “padroni”, in certa destra si mantiene il pensiero che essa sia sempre da ricercare nei sindacati, causa di ogni italica disgrazia.
Forse costoro hanno come modello certi regimi militari o prendono ad esempio certe “repubbliche popolari” dove l’operaio deve lavorare dodici ore al giorno, non profferire parola e inchinarsi davanti alla catena di montaggio, senza diritti, senza dignità , senza futuro.
Non essendo consono al nostro ideale sociale questo modello industriale stile “padrone delle ferriere” e ritenendo invece che dovrebbero essere ancora più determinati nelle lotte sindacali proprio i sindacati di destra o autonomi, in quanto slegati dal potere politico che spesso condiziona le scelte di quelli di sinistra, ci fa riflettere un piccolo emendamento inserito in Finanziaria su imput del vertice Pdl, con il quale si stabilisce una riduzione dell’aliquota di prelevamento sul gettito contributivo per finanziare gli istituti di patronato dall’attuale 0,226% allo 0,178%.
Il taglio non si ferma qua: l’emendamento prevede che nel 2011 siano ridotti del 22% anche gli stanziamenti per i patronati previsti nella tabella del Ministero del lavoro.
La proposta del relatore alla finanziaria Azzolini taglia così ai patronati la bellezza di 87 milioni di euro in un colpo solo, ovvero quasi un quarto della somma che viene loro distribuita ogni anno sulla base delle convenzioni stipulate con il ministero. Continua »
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Luglio 1st, 2010 Riccardo Fucile
LA CONFUSIONE E’ TOTALE: GLI EMENDAMENTI DEL GOVERNO SONO ANCORA DA APPROVARE E IL TEMPO E’ SCADUTO…BUSTE PAGA SUBITO RIDOTTE PER DIPENDENTI E PENSIONATI, SOSPENSIONE FINITA PER BOLLO AUTO E CANONE RAI…..E RITORNANO I PEDAGGI SULLE AUTOSTRADE
Nonostante tante promesse e annunci di proroga, di fronte alle proteste che i cittadini aquilani avevano portato fin sotto le finestre di Palazzo Chigi, nonostante gli emendamenti annunciati per un ulteriore congelamento delle tasse fino al 1 gennaio 2011, alla fine i terremotati dell’Aquila si troveranno le buste paga più leggere, a cominciare dai lavoratori dipendenti e dai pensionati.
Il tutto perchè un conto sono le dichiarazioni di intenti, il “vedremo di provvedere”, il “stiamo predisponendo”, altro è approvare realmente gli emendamenti promessi.
Si è così arrivati al 1 luglio e il governo ha rimediato un’altra figura barbina: solo per non essersi mosso a tempo debito, considerando che chi non ha una casa e un lavoro non si capisce come possa permettersi di pagare le tasse.
L’unica cosa certa è che le prime buste paga tassate, col prelievo a monte di Irpef, contributi e addizionali varie, saranno quelle di pensionati e lavoratori dipendenti, le uniche due categorie che non potranno sperare in ulteriori dilazioni.
Il nuovo torneranno a pagarlo, e da subito: non ci saranno miracoli. .
Non è ancora chiarito poi se la soglia dei 200mila euro di fatturato (volume d’affari del 2008, chi lo supera è considerato, dal governo, in grado di ripagare da subito) resterà legata solo alle imprese oppure anche alle persone fisiche, cioè al popolo delle partite Iva (commercianti, artigiani, professionisti) su cui il commissario Gianni Chiodi ha garantito sulla proroga dell’esenzione, con conseguente slittamento al 20 dicembre 2011.
Questo elemento non è stato chiarito a sufficienza.
C’è intesa solo sul pagamento delle vecchie tasse.
Si tornerà a pagarle da gennaio 2011, in 60 rate mensili, al 100%, mentre nei casi dei terremoti dell’Umbria e delle Marche era stato abbuonato il 60%.
Nelle abitazioni stanno tornando le bollette delle utenze domestiche.
In molti casi annunciate da moduli (come nel caso dell’Enel) che chiedono di conoscere lo stato degli immobili per poter usufruire delle tariffe agevolate. Continua »
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Giugno 27th, 2010 Riccardo Fucile
PROMESSI PER LA RICOSTRUZIONE 10 MILIARDI IN 10 ANNI, MA NON C’E’ NEANCHE 1 MILIARDO L’ANNO DA SPENDERE… LE AZIENDE ESISTENTI ABBANDONATE SENZA AIUTI… SI FANNO SLITTARE LE IMPOSTE OGNI SEI MESI, MA IN UMBRIA E MARCHE SI PAGO’ SOLO IL 40% DELL’ARRETRATO
L’ultima visita del premier all’Aquila risale ormai al lontano 29 gennaio: da quando tutti hanno cominciato a capire che i soldi per la ricostruzione non ci sarebbero stati, il governo si è dato latitante.
Dall’Aquila le forze politiche bipartisan lanciano un grido disperato: o arrivano i finanziamenti a suo tempo promessi o l’Aquila diventerà una città morta. Soldi per la ricostruzione non ce sono: la città è coperta di puntelli, sembra divenuta una città di ferro, ma i cantieri dove si lavora si contano sulle dita di una mano.
Vi sono ditte che falliscono perchè hanno fatto dei lavori e non sono state pagate.
Lo Stato paga 16 milioni al mese (per ora) per mantenere migliaia di persone negli alberghi ma, se fossero iniziati a tempo debito i lavori di sistemazione delle loro case classificate B e C , ora potrebbero già abitarvi.
Il Comune non ha neanche i soldi per tagliare l’erba nei parchi, non ci sono servizi, la frutta la portano gli ambulanti da Napoli.
Qualche giorno fa gli aquilani sono sfilati in 20.000 per protestare: nemmeno un cenno sul Tg1 e sul Tg2.
Quando il sindaco ha invitato tutti i media a verificare la situazione, l’invito è stato declinato da Tg1 e da tutte le reti Fininvest.
Qualcuno ha paura che si conosca la verità , lo diciamo da mesi.
Che è ben diversa, fin dall’inizio, da quella raccontata dal governo.
Persino Bruno Vespa, aquilano onesto e non certo schierato con l’opposizione , ha avuto parole dure di analisi.
Il problema è che il governo, sapendo fin dall’inizio di non avere i soldi per ricostruire in tempi brevi, ha stanziato solo 10 miliardi diluiti in 10 anni, ovvero un miliardo l’anno.
Cifra insufficiente, come ricorda Vespa, in quanto nelle Marche e in Umbria, per terremoti minori, si sono spesi 7 miliardi. Continua »
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Giugno 25th, 2010 Riccardo Fucile
IL LINGOTTO FA SOLO I SUOI INTERESSI, COME SEMPRE: NON E’ CERTO PER PATRIOTTISMO CHE HA PROPOSTO INVESTIMENTI A POMIGLIANO…I POLACCHI COMINCIAVANO AD AVANZARE PRETESE E ALLORA CHE C’E’ DI MEGLIO CHE GIOCARE LA PARTITA SU DUE TAVOLI, TIRANDO IL COLLO AI LAVORATORI ?
Dopo il risultato del referendum fra i lavoratori Fiat di Pomigliano che ha visto mobilitati azienda, sindacati, governo e sindaci su fronti contrapposti, è tutto un fiorire di ipotesi tra piani a, b, c che sembra di essere all’Aquila, a parlare di case parzialmente o totalmente disastrate.
In realtà il referendum ha messo in luce solo qualche elemento: in primo luogo che i sindacati contano sempre meno, in proporzione a un difetto crescente di rappresentanza reale dellle istanze dei lavoratori.
Ormai la categoria sindacale è divisa in due componenti: quella che dice sempre sì a governo e imprenditori, a prescindere dalle offerte, percorrendo la strada minimalista “dell’accontentarsi oggi per non ottenere nulla domani”, dall’altra quella che fa finta di dire di no, salvo poi ritagliarsi un ruolo nella gestione successiva della vittoria dei collaborazionisti.
Non a caso, alla fine, a Pomigliano, nonostante marce e marcette, i no hanno abbondantemente superato, con il 36% di consensi, le previsioni.
Qualcuno a destra ha parlato di veterosindacalismo, in parte può anche esere vero se si avesse l’onestà di qualificare la controparte di altrettanto veterocapitalismo.
In ballo c’è sicuramente la necessità di assicurare un lavoro a 50.000 campani, se calcoliamo anche l’indotto, dall’altro l’esigenza di difendere anche dei diritti reali.
Significativo il commento di un operaio di sinistra al clima che aveva creato Fiat prima del voto: “Un atteggiamento peggio che nel fascismo, Mussolini almeno era sociale”.
Quello che vorremmo sottolineare è che, come sempre, quando si tifa per uno o l’altro, si rischia di perdere di vista una visione generale.
In questo caso nessuno ha rimarcato il gioco duplice della casa del Lingotto. Nessuno si è chiesto perchè mai Fiat, che a suo dire non avrebbe alcuna convenienza a trasferire la produzione della Panda dalla Polonia a Pomigliano, andrebbe incontro a un investimento a perdere.
In soldoni: se Fiat sta cosi bene in Polonia, perchè non c’è rimasta? Continua »
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Giugno 18th, 2010 Riccardo Fucile
PER DISTOGLIERE L’ATTENZIONE DALLA CRISI, DAGLI SCANDALI E DALLE INTERCETTAZIONI, IL GOVERNO SI INVENTA UNA MODIFICA DELA COSTITUZIONE NON NECESSARIA PER POTER APRIRE UNA SEMPLICE ATTIVITA’…SI FACEVA PRIMA AD ELIMINARE LE NORME OBSOLETE E VESSATORIE DELLA BUROCRAZIA…IL PERICOLO SUI VINCOLI URBANISTICI
Oggi arriva all’esame del governo la “rivoluzione liberale” per le imprese: per aprire un’attività basterà la “responsabilià personale”.
E’ quanto prevede il primo dei quattro commi in cui si articola il ddl costituzionale portato in Consiglio dei Ministri in pompa magna.
“Bisogna superare le troppe regole e scaricare una parte della zavorra”, si legge nella presentazione del testo.
Per evitare le lungaggini burocratiche, in pratica, prima uno potrà aprire una attività e solo in seguito verrà sottoposto ai controlli previsti delle “carte un regole”.
Per fare questo, il governo ritiene necessario dover modificare gli articoli 41 e 118 della Costituzione.
In pratica la proposta avrà la forma di due testi distinti: un disegno di legge ordinario sulla segnalazione di inizio attività , e un disegno di legge costituzionale.
Si tratta ovviamente dell’inizio dell’iter di un progetto che non sta dietro l’angolo, per capirci.
Fa discutere poi il risvolto urbanistico previsto: “lo Stato e gli Enti locali avranno sei mesi di tempo per adeguare le normative, in modo che le restrizioni del diritto di iniziativa economica siano limitate allo stretto necessario”, concetto vago che fa però venire i brividi a chi si occupa di tutela del paesaggio e che teme un colpo di mano mascherato ai vincoli urbanistici.
Partiamo dalla condivisione concettuale dello spirito dell’iniziativa: è cosa nota, risaputa e denunciata che, rispetto alle norme vigenti all’estero, avviare in Italia un’iniziativa economica è impresa defatigante per la quantità di ostacoli burocratici, lacci e laccioli che la legislazione ordinaria ha sedimentato nel tempo.
Ma emergono diverse domande. Continua »
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Giugno 15th, 2010 Riccardo Fucile
“GIURO CHE FARO’ IL PIANO CASA, CHE RENDERO’ EFFICIENTE LA SANITA’, CHE DIMEZZERO’ LE LISTE DI ATTESA, CHE AUMENTERO’ I SERVIZI, CHE DIMINUIRO’ LE TASSE”… DA FORMIGONI ALLA POLVERINI ORA UNA VOCE SOLA: “CON QUESTA MANOVRA METTEREMO LE MANI NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI”
Si inasprisce lo scontro tra governo ed Enti locali.
Niente autobus nuovi, stop alle metropolitane, meno soldi per le imprese, cantieri fermi:
sono solo talune delle conseguenze della manovra anticrisi che ha portato a 10 miliardi i tagli delle Regioni.
Oggi si riunirà in via straordinaria la Conferenza delle Regioni per dimostrare, dati alla mano, come il giro di vite imposto da Tremonti si tradurrà per il cittadino in meno servizi, meno trasporto pubblico, meno strade, meno edilizia residenziale, meno personale.
Con conseguenze anche per le imprese che dovranno fare i conti con la stretta, perchè incentivi e lavori saranno erogati col contagocce.
Nella Sanità la riduzione drastica del 50% dei lavoratori precari pubblici farà saltare gli equilibri dei Pronto Soccorsi e avrà anche conseguenze sulla spesa sanitaria: o si tagliano i posti letto o si aumentano le tasse.
Altri 3 miliardi sono i tagli ai Comuni che non possono neanche aprire un cantiere per il Patto di stabilità interno.
Anche i sindaci protesteranno giovedi a Roma e l’impressione è che si vada allo scontro, difficili le mediazioni in corso.
Le stesse Regioni accusano il governo di aver tagliato la metà dei loro fondi, ma di aver ridotto le spese ministeriali del solo 10%.
Regioni come Lombardia, Lazio e Piemonte rischiano di perdere molti soldi: Formigoni dovrà rinunciare a 600 milioni di euro solo di trasporto pubblico, tanto che il governatore è sbottato: “questa manovra è squilibrata e spazza via il federalismo fiscale”. Continua »
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Giugno 14th, 2010 Riccardo Fucile
PENSIONI SEMPRE PIU’ MODESTE: IL 45% DEGLI ASSEGNI NON SUPERA I 500 EURO, SOLO IL 7,5% SUPERA I 2.000 EURO…LE DONNE IN MEDIA HANNO UNA PENSIONE INFERIORE DI UN TERZO RISPETTO A QUELLA DEGLI UOMINI…SECONDO GLI ESPERTI PRESTO ANCHE NEL PRIVATO SI ARRIVERA’ A 65 ANNI
L’Europa è contenta: la decisione dell’Italia di anticipare l’aumento dell’età pensionabile delle donne che lavorano nello Stato ha soddisfatto le sue richieste di adeguamento alla normativa comunitaria.
Sicuramente meno soddisfatti sono i pensionati italiani che vivono con importi del tutto insufficienti se rapportati dal costo della vita.
Che le pensioni italiane siano molto modeste lo certifica il rapporto Istat-Inps dal quale risulta che nel 72% dei casi gli importi non superano i 1.000 euro al mese, oltre il 45% degli assegni non va oltre i 500 euro e solo il 7,5% vale più di 2.000 euro.
La fascia più bassa è occupata dalle donne che in media hanno pensioni inferiori di un terzo rispetto agli uomini (11.906 euro contro 17.137 euro). Quasi il 70% dei pensionati supera i 64 anni di età , ma c’è un 3,7% che è quarantenne, legato principalmente agli assegni di invalidità .
La spesa pensionistica tende comunque ad aumentare: fra il 2007 e il 2008 è cresciuta del 3,5%, raggiungendo il 15,3% del Pil.
Dalla messa in atto della direttiva europea e dal conseguente innalzamento a 65 anni delle pensioni per le statali, in realtà pare che i risparmi saranno assai modesti: 1,4 miliardi di euro tra il 2012 e il 2019, non certo una cifra che permetterà chissà che investimenti per milgliorare le condizioni di vita delle lavoratrici, come qualcuno ora vuol far credere, per tentare di indorare la pillola.
Se poi si fa un giro tra i costituzionalisti e gli esperti del settore, tutti fanno la stessa previsione: finità così anche nel settore privato.
Il governo ha già smentito, ma si sa come vanno queste cose: la prudenza è d’obbligo per evitare fughe di massa verso la pensione. Continua »
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