Giugno 13th, 2010 Riccardo Fucile
DOPO NATUZZI, ANCHE INDESIT BLOCCA LA PRODUZIONE A BERGAMO E A TREVISO, SENZA SPOSTARSI ALL’ESTERO… SI FERMANO ANCHE LA LAMET, LA BIZTILES E LA OLIMPIAS… IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE E’ ALL’ 8,9%, QUELLO GIOVANILE AL 29,5%, MENTRE 2,2 MILIONI DI PERSONE SONO IN CERCA DI OCCUPAZIONE
Una delle ultime notizie sul fronte crisi economica e occupazionale arriva dalla Indesit che lascia a casa 500 dipendenti: la domanda di frigoriferi, cucine e lavastoviglie non tira.
L’anno scorso era toccato allo storico impianto di None, in Piemonte, subire una ristrutturazione, ora tocca a Brembate (Bg) e Refrontolo (Treviso). Contestualmente, la Indesit annuncia un piano di investimenti per 120 milioni di euro in tre anni per rafforzare la presenza a Fabriano, culla della dinastia Merloni, e a Caserta.
La produzione sarà tagliata e l’occupazione ridotta, ma non è prevista alcuna delocalizzazione.
L’azienda è leader in Italia, Gran Bretagna e Russia, con un fatturato 2009 di 2,6 miliardi di euro, ha 16 stabilimenti divisi tra Italia, Polonia, Regno Unito, Russia e Turchia e occupa 16 mila persone.
La crisi dell’azienda si inquadra in un contesto difficile, in cui si moltiplicano gli annunci di chiusure e tagli di personale.
Si va dalla Streglio che interrompe la produzione di gianduiotti alla Nuova Pansac che annuncia esuberi di 440 persone su un organico di 856: chiuderanno gli stabilimenti di Portogruaro, Zingonia e Ravenna.
La Natuzzi metterà in cassa integrazione i suoi 1.400 dipendenti per un anno a rotazione.
Si fermano pure la Lamet in Trentino, la mantovana Biztiles, la vicentina Olimpias mentre la Ferrania in Liguria taglia 225 posti. Continua »
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Giugno 12th, 2010 Riccardo Fucile
PROGETTO “NIRVA” PER IL RIMPATRIO VOLONTARIO ASSISTITO, COORDINATO DAI COMUNI ITALIANI E DA ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI…SETTEMILA FINO AD OGGI: DEVONO ESSERE PERSONE CON REGOLARE PERMESSO DI SOGGIORNO E NON COMUNITARI…POSSONO IN FUTURO RIENTRARE IN ITALIA
Il rientro in patria deve essere visto come una fase del processo migratorio: su queste
basi è nato il progetto Nirva, Networking Italiano per il Rimpatrio Volontario Assistito, che viene presentato in varie città italiane, nell’ambito di una campagna informativa coordinata dall’Aiccre (Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e Regioni d’Europa) e rivolto alle organizzazioni pubbliche e private, nel contesto del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione. In pratica si tratta di un progetto co-finanziato dal Fondo Europeo per il rimpatrio e consiste nella possibilità del migrante di ritornare in maniera volontaria nel Paese di origine, attraverso un aiuto logistico e finanziario per il viaggio e la reintegrazione.
Alla partenza vengono consegnati 400 euro come indennità di prima sistemazione, più il biglietto pagato e un ulteriore supporto finanziario di 1.110 euro da erogare in patria.
Il nostro Paese attua questi programmi già dal 1991: gli immigrati che ne hanno beneficiato finora sono circa settemila, con il nuovo finanziamento si conta di portare i rientri a 200 l’anno.
Vengono privilegiate solitamente le richieste delle vittime di tratta e grave sfruttamento, ma nell’ultimo periodo sono aumentati i casi di migranti con altre difficoltà : donne sole, in stato di gravidanza, nuclei con minori in difficoltà , persone anziane.
Chi può aderire al progetto?
Non tutti: devono essere persone con regolare permesso di soggiorno ed essere cittadini non comunitari. Continua »
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Giugno 10th, 2010 Riccardo Fucile
“MI HA DELUSO: SI PRESENTA IN EUROPA COME SE IL CAPO FOSSE LUI, VUOL FARMI CADERE, MA NON FINIRA’ COSI'”….IL PREMIER NON SI FIDA PIU’ DI NESSUNO, FINI INCONTRA TREMONTI E POI ATTACCA IL FEDERALISMO SENZA COSTI CERTI, NAPOLITANO VALUTA… SIAMO SICURI CHE ALLA CAMERA IL DECRETO PASSERA’ COSI’?
Tanto per cambiare, questa mattina, poche ore fa, il Governo è finito sotto alla Camera
su due emendamenti presentati dal Pd, relativi alla governance della Sanità : assenti ben 75 deputati del Pdl e 11 della Lega, tra dormiglioni, latitanti e “missionari” permanenti.
Contemporaneamente al Senato va in onda la sceneggiata sull’ennesimo voto di fiducia relativo alle intercettazioni, tra bavagli, urla, espulsioni.
Ormai i lavori parlamentari appartengono alla epopea del Far West, tra agguati, prove di forza, imboscate, proclami, sfide: fa specie che chi conta in teoria su più pistoleri, alla fine finisca spesso impallinato dai disertori.
Il “dietro le quinte” spesso rivela profonde spaccature tra parenti serpenti e presunti amici pronti a colpire alle spalle.
Significativo lo sfogo del premier che ieri è sbottato con un esponente del Pdl, a proposito di Tremonti: “Ormai lo considero un nemico, al confronto Fini è un galantuomo: ha fatto una manovra regressiva, facendomi perdere la faccia davanti agli italiani. Si presenta in Europa come se il Capo fosse lui, mi ha deluso, non mi vuole dare ascolto. Vuol farmi cadere, ma non finirà così, qualcuno dovrà pagare”.
Per il premier, Tremonti vuole accelerare, dietro le quinte, la sua caduta per arrivare a un governo tecnico.
Stranamente questa volta la sua analisi collima con quanto Gianfranco Fini ha sostenuto un paio di sere fa a una cena di Farefuturo: “Lui crede che sia io a organizzare complotti alle sue spalle, ma si sbaglia di grosso, sono altri a farlo”. Fini ritiene che dietro Tremonti ci sia la Lega che ha cercato di far saltare il banco: “questa manovra è stata scritta da Tremonti, Bossi e Calderoli: Silvio l’ha solo subita”. Continua »
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Giugno 10th, 2010 Riccardo Fucile
SI PARLA DI “INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA NEGLI APPALTI PER LA RICOSTRUZIONE”: SOTTO ESAME I 185 EDIFICI PER 15.000 SFOLLATI COSTATI 803 MILIONI DI EURO….COI SUBAPPALTI DALLE INIZIALI 121 IMPRESE SI E’ PASSATI A 931….COSTATE 2.600 EURO A METRO QUADRO CONTRO UN VALORE DI MERCATO DI 1.100 EURO AL MQ….QUINDICI AZIENDE GIA’ SOTTO INCHIESTA
Il fascicolo aperto dalla Procura nazionale Antimafia ha per titolo “Infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti per la ricostruzione”: aperta qualche mese fa, inizialmente avrebbe dovuto riguardare l’infiltrazione di aziende mafiose nei lavori per il terremoto dell’Aquila, con circa 15 società già sotto inchiesta.
Con il passare del tempo è stata allargata ad altri nomi di imprenditori coinvolti già nell’inchiesta sui Grandi eventi, fino ad arrivare all’iscrizione nel registro degli indagati di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, già indagato per corruzione a Firenze e Roma.
Al centro delle intercettazioni e delle carte, il Consorzio Federico II, con la toscana Btp, le ditte aquilane Barattelli, Vittorini e Marinelli.
Un consorzio nato il 15 maggio 2009, quaranta giorni post-terremoto, dopo una serie di visite degli imprenditori a Palazzo Chigi, al fine di accreditarsi per gli appalti.
Al Consorzio furono infatti affidati i lavori di costruzione della scuola media Carducci, il restauro della caserma Pasquali e diversi puntellamenti nella zona rossa della città .
Ma al di là dei rapporti tra Verdini e il costruttore Fusi, l’inchiesta della Procura verte in generale sulla ricostruzione e riguarda il progetto C.a.s.e., ovvero i Complessi Antisismici sostenibili ecocompatibili.
Parliamo del fiore all’occhiello del premier che avrebbe dovuto risolvere il problema della casa per i terremotati: in realtà nei185 edifici (4.500 alloggi) vivono solo 15.000 terremotati (altri 30.000 si sono trovati una sistemazione per conto proprio, mentre qualche migliaio è ancora negli alberghi della costa).
Queste C.a.s.e. sono state costruite, tra settembre 2009 e febbraio 2010, su piastre e isolatori sismici in 19 aree della periferia dell’Aquila: secondo i dati della Protezione civile sono costati esattamente 803 milioni e 857 mila euro, compresi oneri di urbanizzazione, verde, arredi e allestimenti.
In pratica, prezzo finito, il costo è stato di 2.600 euro a mq., quattro volte il prezzo finito delle casette di legno che poi sono state acquistate ad integrazione parziale.
In ogni caso sono state pagate due volte il prezzo medio di mercato di 1.100 euro al mq. Continua »
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Giugno 9th, 2010 Riccardo Fucile
ASSUNTO IN QUOTA DISABILI, ERA STATO DESTINATO A FARE DA GUIDA PER I TURISTI A PALAZZO PLATAMONE, ANTICA DIMORA BAROCCA E SEDE DI MOSTRE… IL NUOVO ASSESSORE ALLA CULTURA, IN VISITA, SE NE ACCORGE E LO DESTINA AD ALTRE MANSIONI…MA CON CHE CRITERI VIENE ASSEGNATO IL PERSONALE?
Palazzo Platamone, a Catania, è una antica e bella dimora il cui cortile è stato recentemente ristrutturato, prendendo il nome di Cortile della Cultura: costituisce un gioiello di architettura medievale, meta di visite dei turisti che si aggirano tra le vie barocche della città etnea.
Palazzo Platamone è stato dimora nel XVI secolo della famiglia Platamuni, vicerè nel periodo borbonico, e poi convento di San Placido, oggi un fiore all’occhiello per mostre ed esposizioni.
Catania negli ultimi anni ha avuto parecchi problemi amministrativi: nel 2008 è salita alla ribalta nazionale grazie al buco di bilancio di oltre un miliardo di euro, pari a 3.379 a cittadino.
Un deficit che aveva avuto conseguenze paradossali, come i vigili urbani costretti ad andare a piedi perchè le auto erano senza benzina, o come le strade lasciate al buio perchè non erano state pagate le bollette.
Si era così arrivati a interventi governativi per coprire in parte il buco di bilancio e il 4 giugno scorso è stata varata una nuova giunta, presieduta dal sen. Pdl Raffaele Stancanelli.
Una giunta anomale, composta di soli otto assessori, nessun politico, tutti tecnici, per tentare di dare una svolta.
Assessore alla Cultura è stata nominata la stilista Marella Ferrera che ha deciso subito di andare a visitare le bellezze cittadine, patrimonio la cui tutela è centrale per il ruolo assegnatole.
E Marella inizia proprio il tour di verifica da Palazzo Platamone, all’angolo tra via Landolina e via Vittorio Emanule: si avvicina al portone e trova un uomo seduto su una sedia, con un congegno elettronico in mano.
Gli rivolge un paio di domande, nessun cenno di risposta. Continua »
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Giugno 8th, 2010 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEI SINDACATI DI POLIZIA A GENOVA: “GLI SCAFFALI SONO VUOTI DA MESI, C’E’ CHI GIRA CON LE STESSE CAMICIE DA ANNI, CON I POLSINI LISI”…”BASTA PROMETTERE PIU’ SERVIZI PER LA SICUREZZA QUANDO SIAMO RIDOTTI COSI'”… UN CONTRATTO SCADUTO DA 4 ANNI E ORA CONGELATO: RICEVUTI SOLO DA FINI
Quando qualcuno si lamenta degli statali “parassiti” e inneggia a tagli sul settore
pubblico, come se lo sfascio dell’economia italiana fosse imputabile ai soliti “fannulloni” del sud, dovrebbe prima documentarsi su come sono costrette ad operare le nostre forze dell’ordine.
E’ un tema che abbiano trattato in profondità più volte in passato, documentandolo con dati precisi, in primis denunciando il famoso taglio di 3 miliardi di euro che il buon Maroni ha avallato a suo tempo per i fondi destinati alla sicurezza.
In due anni di governo del centrodestra abbiamo dovuto leggere degli uomini antimafia della “sezione catturandi” siciliana che devono effettuare gli appostamenti con mezzi propri e con una sede che ha dovuto attendere mesi per riparare persino i servizi igienici, abbiamo dovuto leggere di volanti ferme per mancanza di pezzi di ricambio e persino di benzina, di straordinari non pagati e di reparti mobili fatti viaggiare di notte, dopo ore di servizio di ordine pubblico, per risparmiare persino sull’albergo.
E questo dovrebbe essere un governo di destra?
Ora dal sindacato di polizia di Genova arriva un nuovo allarme che, se non avesse aspetti tragici, farebbe persino sorridere: gli agenti non hanno le divise, il magazzino è vuoto, abbondano solo i calzini.
“Mentre la nave affonda, l’orchestrina suona. Indossare una uniforme decorosa è un obbligo, se non lo fai ti puniscono, ma gli scaffali sono vuoti da mesi. C’è chi gira con le stesse camicie da anni, con i polsini lisi”, denunciano i sindacati.
E ancora: “Il contratto è scaduto da 4 anni, gli scatti sono congelati e ora restiamo pure in mutande. Se qualcuno ha la cosiddetta variazione morfologica, cioè ingrassa, è spacciato. Le taglie forti non ci sono, devono fare la divisa su misura e a quel punto fai prima a dimagrire”. Continua »
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Giugno 7th, 2010 Riccardo Fucile
I DIPENDENTI DELLA AGENZIA DELLE ENTRATE NON POTRANNO PIU’ USARE LE AUTO PROPRIE: NIENTE PIU’ RIMBORSO BENZINA….LE VERIFICHE SI FARANNO USANDO TRAM E MEZZI PUBBLICI O ANDANDO A PIEDI…”USIAMO LA NOSTRA AUTO E IL GOVERNO CI RINGRAZIA TAGLIANDOCI GLI STIPENDI E FACENDOCI PURE PERDERE TEMPO SUI MEZZI PUBBLICI”
I tagli indiscriminati previsti dalla manovra del governo penalizzano l’Amministrazione finanziaria in maniera contraddittoria: da un lato si dovrebbero recuperare, in 3 anni, 70 miliardi di euro, dall’altro si congelano gli stipendi, si bloccano turn over e concorsi, si limita la strumentazione per eseguire all’esterno verifiche e accessi fiscali.
E ora si scopre che, per fare gli accertamenti, i funzionari dovranno attaccarsi pure al tram, nel termine esatto del concetto.
Il decreto 78/2010 dice infatti che “per le verifiche fiscali, i dipendenti della Agenzia dell Entrate non potranno più utilizzare il mezzo proprio, ma dovranno limitarsi ad andare coi mezzi pubblici, a piedi o con le auto di servizio” (queste ultime però sono in dotazione esclusiva dei dirigenti).
La manovra ha infatti tagliato anche le spese inerenti l’uso, per il personale contrattualizzato, del proprio mezzo di trasporto.
Si legge infatti che “la norma è rivolta a sopprimere l’utilizzo del mezzo proprio di trasporto per il personale che, nei casi espressamenti autorizzati, dimostrava la necessità di ricorrere al mezzo proprio, attesa l’impossibilità di utilizzo dei mezzi pubblici”.
E’ stata cosi soppressa improvvisamente la misura dell’indennità chilometrica, rapportata a un quinto del prezzo di un litro di benzina super. Continua »
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Giugno 6th, 2010 Riccardo Fucile
OLTRE A 3,5 MILIONI DI STATALI CHE NON VEDRANNO UN EURO IN PIU’ FINO AL 2014, LA MANOVRA PREVEDE IL TAGLIO DEL 50% DEI CONTRATTI DEI PRECARI… VI SONO ANCHE 38.000 LAVORATORI IMPIEGATI NELLA SANITA’ E NELL’ASSISTENZA…A RISCHIO PRONTO SOCCORSO, ASILI NIDO E ANZIANI
Se è ormai chiaro a tutti che, con il blocco del rinnovo dei contratti, ben 3.5 milioni di
statali e dipendenti pubblici non vedranno un euro in più fino al 2014, non è ancora noto a molti che la manovra del governo farà sì che circa 90.000 precari, a partire dal 2011, resteranno senza stipendio a casa.
Basta leggere l’art. 9, comma 28 del decreto: le amministrazioni dello Stato dal 2011 possono avvalersi di personale a tempo determinato, convenzionato o con contratti di collaborazione continuata solo nel limite del 50% della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009.
Non si tratta però solo delle Amministrazioni locali, ma anche di enti pubblici, enti di ricerca, Università , Regioni e Servizio sanitario nazionale, oltre a Comuni e Province.
Il 2011 sarà un anno nero per i lavoratori precari e flessibili, co.co.co. e co.co.pro., esclusi dal rinnovo dei contratti pubblici.
In totale i lavoratori precari del settore pubblico sono circa 220.000: di questi , circa 90.000 rischiano il posto.
Circa 45.000 sono contratti a tempo determinato, gli altri sono contratti flessibili.
Il problema grave è che il taglio riguarderà 38.000 lavoratori impiegati nella sanità e nell’assistenza alla persona, con ricadute pesante sui servizi ai cittadini.
La prospettiva è infatti quella di ritrovarsi con i servizi erogati da Regioni e Comuni in assoluta carenza di personale: pronto soccorso sguarniti, liste di attesa negli ospedali che si allungano, asili nido con personale insufficiente, anziani senza assistenza domiciliare. Continua »
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Giugno 3rd, 2010 Riccardo Fucile
SVELATO L’INGANNO: I TAGLI SBANDIERATI RIGUARDANO SOLO MINISTRI E SOTTOSEGRETARI “NON PARLAMENTARI”: IN TOTALE 2 MINISTRI (GALAN E LETTA) E 7 SOTTOSEGRETARI…IN COMPENSO I DOCENTI PERDERANNO DA 1.000 A 3.000 EURO, 400.000 ITALIANI ANDRANNO IN PENSIONE RITARDATA E ARRIVERA’ IL CONDONO EDILIZIO
Ancora due sere fa, a Ballarò, il ministro Tremonti sbandierava come fiore all’occhiello della sua manovra il fatto di aver voluto dare un “segnale forte” agli italiani di fronte alla cirsi economica: “Chiediamo sacrifici a voi, ma noi per primi ci siamo decurtati lo stipendio del 10%”.
Quel “noi” era riferito, per vulgata comune, alla Casta politica, composta da ministri, sottosegretari, deputati e senatori.
Peccato che le cose non siano così, come si può verificare leggendo il testo del decreto: in primo luogo, e qui molti media lo hanno riportato, il taglio ai parlamentari è stato rinviato a una deliberazione specifica di Camera e Senato e quindi non fa parte della manovra.
In pratica saranno deputati e senatori a decidere, con comodo, di quanto ridursi lo stipendio.
A una prima ipotesi, proposta da Fini, di una riduzione del 15% su stipendio base e diaria (ovvero su base 10.000 euro), si è già passati a un 10%, col rischio che più se ne discute e meno sarà l’aliquota da applicare.
Poi ci è stato detto che sono stati invece tagliati subito del 10% gli appannaggi di ministri e sottosegretari: leggetevi il testo e capirete l’inganno. Intanto il taglio del 10% scatterà dal 1 gennaio 2011, in secondo luogo riguarderà solo ministri e sottosegretari “non parlamentari”, ovvero che non sommano le due cariche.
In concreto sapete quanti ministri riguarderà ?
Solo 2 su 23, precisamente Letta e Galan. Continua »
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