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L’AQUILA, MI MANDA PICCONE: “LEGAMI DEL SENATORE PDL CON IL CLAN DEI CASALESI PER GLI APPALTI DELLA RICOSTRUZIONE”

Marzo 1st, 2011 Riccardo Fucile

NELL’INCHIESTA DELLA PROCURA ANTIMAFIA, IL PARLAMENTARE E’ STATO ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI… DA UNA INTERCETTAZIONE EMERGEREBBE IL SUO RUOLO DI REFERENTE POLITICO DEL CLAN…. IN PASSATO AVEVA GIA’ AVUTO PROBLEMI PER LA REALIZZAZIONE DI UN TERMOVALORIZZATORE SU UN SUO TERRENO E PER L’ACCUSA DI AVER COMPRATO CON 600.000 EURO LA SUA ELEZIONE…HA PARTECIPATO CON LA SUA AZIENDA ALLA COSTRUZIONE DELLE CA.S.E. PER I TERREMOTATI

C’è un’indagine che potrebbe cambiare la storia della ricostruzione post-sisma dell’Aquila.
Un’indagine che ha al centro un’azienda legata al clan dei casalesi, ed un politico: un senatore del Pdl.
Si tratta di una inchiesta della procura distrettuale antimafia dell’Aquila, nata da un fascicolo della procura antimafia di Napoli.
Cuore della vicenda, una intercettazione.
Una serie di telefonate e incontri dimostrerebbero che il clan dei casalesi sarebbe entrato nella ricostruzione dell’Aquila grazie all’aiuto di un senatore del Popolo delle Libertà  che ora è sotto inchiesta.
Si tratta di Filippo Piccone, coordinatore regionale del partito di Berlusconi e imprenditore.
Il suo nome adesso è iscritto nel registro degli indagati nell’ambito di un’inchiesta per associazione di stampo mafioso.
Secondo gli inquirenti, il senatore sarebbe stato il “contatto” attraverso il quale l’azienda del clan si sarebbe inserita nella ricostruzione e avrebbe iniziato a lavorare.
A far cadere il parlamentare nella rete degli inquirenti sarebbero state, appunto, una serie di intercettazioni telefoniche captate dalla procura distrettuale antimafia di Napoli e immediatamente “girate” ai colleghi che si occupano delle indagini sulle infiltrazioni nella ricostruzione.
Telefonate nelle quali gli uomini legati al clan parlano di un appuntamento con il senatore Piccone per sbloccare i lavori da ottenere nell’ambito della ricostruzione post-sisma all’Aquila.
L’indagine   –   portata avanti dal sostituto procuratore Antonietta Picardi assieme al procuratore Alfredo Rossini – è blindata.
Ma questa non è certo la prima inchiesta che coinvolge il politico-imprenditore Piccone.
Due procure (L’Aquila e Pescara) indagano sull’affare del termovalorizzatore su un terreno del senatore.
Un affare che, secondo le informative della polizia giudiziaria, Piccone avrebbe cercato di realizzare “piegando” gli interessi della collettività  abruzzese, ovvero, cercando di ottenere un’autorizzazione per un secondo termovalorizzatore che secondo gli uffici pubblici regionali del settore ambiente era inutile.
Piccone fu anche al centro del memoriale consegnato alla procura di Pescara dall’ex moglie dell’onorevole Sabatino Aracu (Pdl).
La donna accusò Piccone di aver comprato la candidatura con 600 mila euro consegnati al marito e a Fabrizio Cicchitto.
La Procura di Pescara archiviò per insufficienza di prove.
Una delle aziende di Piccone è poi coinvolta in un’indagine sul riciclaggio di denaro proveniente dalla malavita organizzata portata avanti dalla procura di Avezzano che riguarda la realizzazione di un centro commerciale.
Ma non è tutto: Piccone ha anche lavorato per la realizzazione delle 4900 case del Governo per i terremotati con le sue aziende, ottenendo due sub-appalti per un valore complessivo di due milioni di euro.

Giuseppe Caporale
(da “La Repubblica“)

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GIUSTIZIA E IMPUNITA’: EMERGENZA RUBY, A MARZO LA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI

Marzo 1st, 2011 Riccardo Fucile

IL GOVERNO, INVECE DEI PROBLEMI REALI DEGLI ITALIANI, CONTINUA A PENSARE A COME DISINNESCARE IL PROCESSO DEL PREMIER… CON UN EMENDAMENTO ALLA LEGGE SI VUOLE INTRODURRE “L’INCAUTA INTERCETTAZIONE”   PER NEGARNE LA POSSIBILITA’ DI UTILIZZO NEL PROCESSO, MINANDONE IL VALORE PROBATORIO

Disinnescare alcune delle armi più pesanti e feroci in mano alla Procura di Milano sul caso Ruby vietando, in sede di giudizio, l’utilizzazione delle intercettazioni come fonte di prova.
Più che la pubblicazione di nuove, pruriginose confessioni di Ruby o delle altre adepte al “bunga bunga” arcoriano, il Cavaliere tenterà  di annullare — o almeno depotenziare — il potere probatorio delle intercettazioni relative all’inchiesta di Milano.
Con un emendamento che, probabilmente, verrà  votato in commissione Giustizia già  questa settimana quando riprenderà  l’esame del ddl intercettazioni — e dove il Pdl ha la maggioranza di un deputato — il provvedimento diventerà  un arma a triplo taglio.
Su suggerimento dell’avvocato-deputato Niccolò Ghedini e con l’assenso di Pietro Longo e Maurizio Paniz, il disegno di legge intercettazioni modificato solo in alcune parti, colpirà  non solo la possibilità  di pubblicazione e quella d’indagine da parte dei magistrati, ma anche “l’incauta intercettazione” e, appunto, la possibilità  del suo utilizzo con valore probatorio durante il processo.
Ecco perchè anche sabato Silvio Berlusconi è tornato a parlare della legge sulle intercettazioni come un provvedimento imminente e necessario: “In un Paese civile non c’è libertà  se non c’è certezza dell’inviolabilità  delle proprie conversazioni”.
Perchè poi queste “possono essere modificate, si possono tagliare parole e frasi che poi cambiano il senso del discorso, si possono trascrivere diversamente da come sono e si può imitare la voce con i pc”.
Questa la prossima strategia parlamentare: “Abbiamo una maggioranza minore ma sufficiente per governare e applicare questa riforma, ora non abbiamo più lo stop che avevamo quando Fini era presente e il suo no era un no per quasi cento parlamentari dell’ex An”.
Adesso questo “stop”, secondo gli uomini del Pdl, sarebbe superato al punto di poter intravedere un’approvazione della legge, in via definitiva, addirittura entro i primi di aprile, prevedendo anche un secondo, rapido passaggio al Senato per codificare le modifiche della Camera.
Già  oggi, infatti, durante la conferenza dei capigruppo, il Pdl potrebbe chiedere, come già  accaduto per il processo breve, la calendarizzazione in aula per la fine di marzo, con possibilità  più che concrete di vincere la partita. La corsa contro il tempo sulle intercettazioni si basa sul tentativo degli avvocati del premier di arrivare al 6 aprile, giorno della prima udienza sul caso Ruby con la legge approvata in modo da depotenziare, almeno parzialmente, le armi della Procura sul fronte probatorio.
E pronti anche a far valere la minaccia della denuncia contro i magistrati milanesi per “incauta intercettazione” qualora il processo si concludesse con un’assoluzione per Berlusconi sia sulla concussione che sul favoreggiamento della prostituzione.
Ma la firma del Capo dello Stato su una legge che restringe ulteriormente la possibilità  di manovra della magistratura non è affatto scontata.
Berlusconi comunque non ha più nulla da perdere ed è pronto allo scontro finale.

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COLLETTA URGENTE: REGALIAMO UN TELEFONINO A SILVIO, POSSIBILMENTE CON LA SUONERIA DEL BUNGA BUNGA

Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile

DACCI OGGI IL NOSTRO DELIRIO QUOTIDIANO: CONTUMACE A MILANO, IL PREMIER ATTACCA NELL’ORDINE NAPOLITANO, LE TOGHE, FINI, LA CORTE COSTITUZIONALE E IL PARLAMENTO…”NON HO PIU’ IL TELEFONINO, ALTRIMENTI MI INTERCETTANO” …”NON VEDO L’ORA DI MOLLARE”: MENTRE L’ITALIA STA PER ESULTARE ALLA NOTIZIA, ARRIVA LA DOCCIA FREDDA: “NO, E’ MEGLIO CHE RIMANGO”

Folla di cronisti, fotografi e operatori televisivi davanti all’aula della Corte d’assise d’appello di Milano dove è ripreso il processo sui fondi neri dei diritti tv Mediaset.
Silvio Berlusconi, accusato di frode fiscale, non si fa vedere: il premier, che deve rispondere di frode fiscale, è stato dichiarato contumace dai giudici perchè non presente in udienza.
I difensori del premier, come era stato anticipato, non hanno presentato alcun legittimo impedimento.
Il processo sui fondi neri dei diritti tv Mediaset, che vede, tra gli imputati, Silvio Berlusconi, è stato quindi rinviato all’11 aprile.
Ma il premier si è fatto sentire per tutta la mattinata, rilasciando dichiarazioni nel corso delle varie iniziative a cui è intervenuto.
Dopo il pauroso autogol sulla scuola pubblica (con relativa patetica smentita, visto che esiste una registrazione che attesta che le cose le ha dette), oggi il premier spara contro tutte le istituzioni dello Stato.
Tornando a calcare la mano sulle riforme della giustizia, attaccando toghe e Fini, puntando il dito sulle intercettazioni (“per colpa delle intercettazioni non ho più il telefonino. Questo non è un paese civile”) e chiamando in causa anche il Colle: “Se una legge non piace al capo dello Stato e al suo staff, quella legge torna alla Camera e al Senato. Se invece non piace alla Corte costituzionale, la respinge”.
Forse il premier non ha ben presente l’ordinamento costituzionale della Repubblica italiana che come tale non può essere considerata una monarchia assoluta.
E quanto ad essere “illuminata”, rispetto alla sua, pare più luminoso un fiammifero svedese in fase terminale.
Ma non è finita qua, dal Colle al Parlamento: “‘Lavorano al massimo 50 persone tutti gli altri stanno li’, fanno pettegolezzo e poi seguono ciò che dice il capogruppo”.
Insomma nessuno fa una mazza in Italia, lavora solo lui, anzi neanche va a dormire, visto che fino alle 4 del mattino deve intrattenere le escort.
Infine lo sfogo: “Ne ho piene le scatole e non vedo l’ora di tornare a fare il cittadino privato”.
Come la notizia è trapelata dalle agenzie, le piazze italiane sembravano diventate quelle di Bengasi, alla notizia della liberazione dal suo compagno di merende: scene di gioia, canti, abbracci, bandiere finalmente tricolori e non padane al vento.
Ma l’equivoco è durato poco: “ma se vado via anche il 51% degli italiani che mi stima penserebbe che ho disertato. Non posso lasciare perchè altrimenti avrei il giudizio negativo del 100% degli italiani”.
Il solito doppio bluff: la fiducia degli italiani si è ridotta al 26% e si sa bene che Silvio non può lasciare, perchè sarebbe costretto a rispondere nei processi come un comune cittadino.
In ogni caso una colletta per un telefonino nuovo potremmo sempre farla, così le girls posso chiamare papy e spillargli soldi per il silenzio.
Va beh, ci siamo impietositi, ora andiamo a vedere troviamo un cellulare con la suoneria del bunga bunga.

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TOMMASO STAITI: “BASTA FIGHETTE, A 80 ANNI RITORNO DA FINI”

Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile

CONTRO LA “BECERODESTRA”, L’EX PARLAMENTARE DEL MSI ANNUNCIA: “PRENDO LA TESSERA DI FUTURO E LIBERTA”…”LA RUSSA COME RASPUTIN, GASPARRI UN INFORMATORE DELLA QUESTURA, MOFFA COME LA TAPPEZZERIA AL MURO”…”BERLUSCONI? UN VENDITORE DI TAPPETI CHE   NON CONOSCE L’IDENTITA’ NAZIONALE”

Nei tempi del calciomercato. Nei tempi della follia, della miseria e della ferocia politica, è accaduto anche l’incredibile, quello che nessuno avrebbe osato immaginare.
Ovvero che uno dei più antichi avversari politici di Gianfranco Fini nel vecchio Movimento sociale, Tommaso Staiti di Cuddia, ex parlamentare, settantottenne, indomito polemista, fuori da qualsiasi partito, ha annunciato il grande passo: “Prendo la tessera di Futuro e Libertà , voglio stare al fianco di Fini in questa battaglia”.
Così, intervistare il salmone che corre controcorrente diventa un compito avvincente ed anche divertente.
Se non altro perchè del gruppo dirigente della ex An, Staiti conosce vita, morte e miracoli.
E anche perchè è convinto che quello di Fli sia l’unico treno per costruire in Italia la destra che non c’è mai stata: “antibigotta, libertaria e perbene”.
Scusi Staiti, ma quando abbiamo letto la notizia non ci credevamo
Eh, eh, lo capisco. Chi me l’avrebbe mai detto che sarei diventato finiano ad ottantanni…
Come se lo spiega?
Con la logica e con il carattere. Sono uno che non è mai andato una volta in soccorso del vincitore. Vedere quello spettacolo osceno dei venditori di tappeti che si offrono e che cambiano bandiera è stata per me una vera sofferenza.
Nomi, nomi
Ho letto l’intervista in cui l’on. Belotti diceva di aver fatto cabaret. Dava a se stesso del buffone per motivare la sua scelta di abbandonare Fli. Mi ha fatto pena, anche umanamente.
Eppure lei ne ha viste tante
In 60 anni di carriera politica è uno dei punti più bassi che abbia mai visto a   destra
Poi lei dice che   c’è anche una ragione politica
Eccome, altrimento sarei un pazzo emotivo. Ho apprezzato il coraggio di Fini. Ha avuto la forza di mettere in gioco tutto per una idea. Questo ha suscitato in me persino ammirazione.
Se ci legge, Fini penserà  di avere le traveggole
Invece gli ho anche telefonato per dirglielo. Lui sta facendo adesso l’operazione politica più importante che andava fatta a destra negli ultimi 50 anni: la separazione della destra da quella che io chiamo la “Becerodestra”
E che cosa la distingue?
Se vogliamo semplificare possiamo dire così: la guerra fredda e il muro di Berlino hanno costretto a stare insieme due cose che non avevano nulla a che fare l’una con l’altra. Il bigottismo, il conservatorismo e i valori più retrogradi, con la storia di uan destra innovatrice, progressista ed evoluta sul piano civile.
E Fini ha scelto la seconda strada?
Direi proprio di sì: ci portiamo dietro due scorie insostenibili e speculari del Novecento. il luogocomunismo e la becerodestra. Il miglior interprete di quel modo di pensare è Silvio Berlusconi.
Gli ex An che stanno nel Pdl dicono che non esiste una destra al di fuori di Berlusconi
Ah si? E allora è la migliore prova che sia possibile. Vede, io ho delle responsabilità  terribili su La Russa
Cioè?
Me lo ricordo quando pascolava in piazza San Babila con la fidanzata bionda e il cane lupo. Era una specie di Rasputin missino, non era amato dai camerati perchè lo consideravano un fighetta. Io credevo che avesse delle doti e lo imposi come dirigente, a Milano, in una riunione finita a   sediate
E ora?
Come vorrei che mi avessero steso e quella carriera non fosse iniziata
E Gasparri lo ricorda?
E’ quello che è cambiato meno. Aveva già  allora la fisiognomica e i modi dell’informatore questurile. Se c’era un angolo buio, in una sezione, lì c’era Gasparri che declinava organigrammi nell’ombra
E’ vero che ha avuto parole dure anche per Moffa, suo ex compagno di corrente?
Vere, direi. Moffa è uno che fa poliitca da mezzo secolo, con il complesso di colpa più drammatico per un politico. Si confonde con la tappezzeria del muro che ha alle spalle. Per far parlare di sè ha dovuto tradire in modo miserabile, intruppandosi in quella   trovata satirica che è il gruppo dei responsabili
Ma esiste davvero la destra progressista che lei sogna?
Eccome. Forse, ora che son caduti i muri, c’è la possibilità  di costruirla davvero.
Mi dica cosa non va di questa destra berlusconiana
Sa, io sono uno che Cicchitto lo vede sempre con il cappuccio nero in testa
Ma lei come si definisce?
Ateo, spiritualista, progressista e liberale. Vedrete, questa destra c’è, e prenderà  più voti senza Barbareschi e Belotti che avendoli tra le sue fila
Ma è sicuro che Fli non abbia posizioni di sinistra?
Quando ho visto Berlusconi che baciava la pantofola a Gheddafi e usava le nostre frecce   tricolori per regalargli il teatrino mi son vergognato di essere italiano. Berlusconi è quello. Un venditore di tappeti che non conosce l’identità  nazionale. E’ ora di chiudere con la vergogna del berlusconismo una volta per tutte. E il tempo è questo.

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL 12 MARZO ANCHE I FINIANI IN PIAZZA “A DIFESA DELLA COSTITUZIONE”

Febbraio 27th, 2011 Riccardo Fucile

UN NO ALLA RIFORMA AD PERSONAM DELLA GIUSTIZIA E AL BAVAGLIO DELL’INFORMAZIONE… FARE FUTURO: “LA DESTRA HA IL DOVERE DI STARE DOVE SI COSTRUISCE L’ITALIA DI DOMANI E DI DIFENDERE LA DIGNITA’ DI UNA COMUNITA'”

Difendere la Costituzione.
Difendere lo spirito costituente.
Difendere il tricolore.
Difendere la nostra libertà .
Difendere il diritto di espressione contro ogni bavaglio.
Difendere la speranza.
Difendere l’idea che gli italiani non si debbano sentire, sempre e comunque, in un’eterna guerra civile.
Difendere l’idea che la condivisione possa vincere sull’odio sociale.
Difendere il diritto di avere avversari e non nemici.
Difendere il senso dello Stato.
Difendere valori che devono essere di tutti, nessuno escluso: l’onestà , la sincerità , il decoro, la lealtà , la legalità , la giustizia…
Difendere l’unità  nazionale da chi la vuole mettere nella soffitta dei brutti ricordi.
Difendere il buonsenso. E la moderazione.
Difendere la democrazia.
Difendere la dignità  di un popolo. E di una nazione.
Difendere la politica intesa come arte del far bene alla polis. E non come salvaguarda d’interessi di parte.
Difendere l’idea che le regole debbano essere condivise.
Difendere l’idea di un’Italia che sappia rialzarsi, che sappia uscire da questa maledetta notte.
È arrivato il tempo dell’azione.
È arrivato il tempo per una destra moderna e non berlusconiana di mettersi in gioco, di scendere in piazza.
Perchè non si può più star zitti.
Perchè il mondo vero è là  fuori, non certo in Parlamento.
È arrivato il tempo dell’urlo.
È arrivato il tempo del patriottismo. E dell’interventismo.
È arrivato il tempo di manifestare con una sola bandiera.
Di uscire da casa con i simboli che unisco e non dividono, che ci fanno sentire Nazione: la Costituzione e il tricolore.
La Costituzione non certo come lettera morta ma come spirito vivo, come vento della storia e della sfida.
Non come libro ammuffito, dimenticato sotto troppa polvere.
Ma come segno concreto di una grande avventura storica che ha saputo riunire una Nazione dopo la tragedia della guerra mondiale.
Un’avventura che deve proseguire giorno dopo giorno, anno dopo anno.
La Costituzione come spirito unificatore tra persone che si guardano in faccia per esaltare ciò che le unisce: un destino comune, un romanzo collettivo, un patrimonio pubblico.
Per tutto questo e per altro ancora, Farefuturo webmagazine aderisce con entusiasmo alla manifestazione indetta da Articolo21 per il 12 marzo a Roma e in tutte le città  d’Italia e d’Europa.
Non è un’adesione di maniera.
Andiamoci in piazza, tutti insieme, in tanti, in tantissimi.
Con l’allegria di chi sa che sta facendo la cosa giusta.
Una destra repubblicana e patriottica ha il dovere di stare là  dove si costruisce l’Italia di domani, la patria di domani.
Ha il dovere di difendere la dignità  di una comunità . Scendiamo in piazza, urliamo tutta la nostra moderazione.
Ma urliamola senza alcun moderatismo.
Perchè nessun uomo libero può starsene a dormire.

Filippo Rossi
FareFuturo

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COMPRAVENDITA DEI VOTI IN PARLAMENTO: BUCCHINO VA DAI MAGISTRATI, Il “PARTITO DEI VENDUTI” VA CON LA SCORTA

Febbraio 25th, 2011 Riccardo Fucile

IL CAPOGRUPPO DEI “RESPONSABILI” DEFINISCE “UNA VERGOGNA” L’ACCUSA DI AVER TENTATO DI CORROMPERE CON 150.000 EURO UN DEPUTATO PER FARLO PASSARE CON IL GOVERNO… MA L’INTERESSATO CONFERMA TUTTO: “SIAMO AI SALDI DI FINE STAGIONE, VERGOGNOSA E’ L’IMMAGINE DI DEGRADO CHE VIENE DATA IN PARLAMENTO, ANDRO’ DAI MAGISTRATI”

“In effetti siamo ai saldi di fine stagione”.
Gino Bucchino, il deputato del Pd che ha rivelato di aver ricevuto un’offerta (150mila euro e la certa rielezione) in cambio del salto della staccionata per passare tra i “Responsabili” a sostegno della maggioranza, replica in aula a Luciano Sardelli.
Il deputato ha detto di essere pronto, se la magistratura lo riterrà  utile, a illustrare la vicenda anche ai magistrati.
Bucchino ha replicato ‘per fatto personale’ a Sardelli intervenuto in aula stamane alla Camera a nome del gruppo dei cosidetti Responsabili.
Il tutto durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia al milleproroghe.
A Sardelli che aveva messo in dubbio la veridicità  della versione di Bucchino, definendo la cosa una vergogna, Bucchino ha affermato che “vergognosa è l’immagine del degrado che viene data del Parlamento”.
Inammissibile, ha aggiunto, è il fatto che il destino di 60 milioni di italiani debba essere detrminato da 2 o 3 persone con il loro cambiamento politico. Perchè – ha chiesto il parlamentare democratico – da parte dei Responsabili c’è questo mettere le mani avanti? Questa excusatio non petita?”.
Quanto al rischio denunciato dai Responsabili che ha portato alla rischiesta di essere ‘scortati’, Bucchino ha replicato: “Io non sono e non chiedo di essere escortato, pardon scortato…”.
SardelliM aprendo il suo interventoM ha detTo che “nove dei ventotto rappresentanti del nostro gruppo vengono dall’opposizione, e alcuni di questi stanno scontando in questi mesi un’aggressione senza precedenti, verbale quando non fisica, per cui viaggiano scortati”.
Ma se si ritengono degli eroi e affermano di aver voluto salvare l’Italia dalla catastrofe di una crisi di governo, di che si lamentano?
Tutti gli atti di eroismo comprendono dei rischi: in nome dei loro grandi valori, farebbero bene a rinunciare alla scorta.
Se poi dovessero prendere due sputi per strada potrebbero sempre indicare, nel loro scarso curriculum, di essersi immolati alla altrui salivazione per salvare la patria umiliata e derisa dalla bieca opposizione.
Ma secondo voi di chi è la colpa della situazione, secondo il partito dei venduti?
Ovvio, del presidente della Camera Fini perchè “non c’è nessuna tutela da parte della Presidenza della Camera che anzi alimenta dubbi sulla libertà  e sulla consapevolezza di queste scelte”.
E pensare che una volta la scorta la si dava a Falcone e Borsellino…
Siamo proprio messi male.

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ALTRO CHE SCIPPI, IL MALE DELL’ITALIA SONO LE MAZZETTE

Febbraio 25th, 2011 Riccardo Fucile

INTERVISTA A CAMILLO DAVIGO: “OCCORRE ADEGUARE SUBITO LA LEGISLAZIONE AGLI STANDARD EUROPEI”…IMMUNITA’ DEI PARLAMENTARI, PRESCRIZIONE, RIFORMULAZIONE E ADEGUAMENTO DELL’ELENCO DEI REATI

La Corte dei conti c’informa che la corruzione è aumentata del 30 per cento nel 2010.
La classifica stilata da Transparency, sulla percezione della corruzione, per lo stesso anno ci vede al 67esimo posto, dopo paesi come Ruanda e Ghana. Nel 2001 eravamo 29esimi.
Più siamo corrotti, meno ce ne accorgiamo.
Come s’inverte questa tendenza?
Lo abbiamo chiesto a Piercamillo Davigo, ex pm di Mani Pulite, oggi consigliere di Cassazione.
La corruzione sembra una malattia, che peggiora di anno in anno. L’Italia è spacciata o qualche rimedio esiste?
Dal punto di vista del diritto sostanziale bisognerebbe ratificare le convenzioni già  firmate come quella europea sulla corruzione: prevede fattispecie che, se fossero introdotte, sarebbero molto utili, anche per riformulare i reati che oggi non permettono di colpire una serie di comportamenti.
Per esempio?
Nonostante l’Italia abbia firmato convenzioni che prevedono la punibilità  degli appartenenti alle assemblee legislative, i parlamentari non sono in concreto perseguibili per corruzione, essendo questa collegata al compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio o di atti d’ufficio. Siccome l’attività  dei parlamentari è   sovrana, non è riconducibile nè all’uno nè all’altro parametro.
Si parla di rimodificare la prescrizione. In peggio.
L’Italia e la Grecia sono gli unici paesi d’Europa dove la prescrizione decorre anche dopo la sentenza di condanna di primo grado. È una stravaganza: se è appellante l’imputato, perchè mai dovrebbe decorrere la prescrizione? È lui che rimette in moto la macchina della giustizia, perchè dovrebbe usufruire della prescrizione?
L’ideale sarebbe arrestarne la decorrenza al momento della richiesta di rinvio a giudizio del pm.
Certo. O almeno dalla sentenza di condanna in primo grado, se l’appellante è l’imputato.
È favorevole all’idea di riunire in un unico titolo di reato corruzione e concussione?
Oggi i due reati creano difficoltà . Di solito quelli che hanno pagato dicono di essere vittime di concussione, mentre quelli che i soldi li hanno presi negano di essere autori di concussione e che si tratta di corruzione impropria. Se le fattispecie fossero unificate eviteremmo quella che capita oggi. Cioè che se si comincia con la concussione e i privati che hanno pagato vengono sentiti come testi, poi magari in appello decidono che è corruzione, gli stessi avrebbero dovuto essere sentiti con le garanzie previste per gli indagati, le dichiarazioni non sono più valide. Alla fine, tutti assolti.
Se si parte dalla corruzione?
Quando si arriva in appello e viene invocata dai privati la concussione, poichè vi è il divieto di reformatio in peius, il funzionario pubblico non contrasta la tesi e i privati vengono assolti.
Una delle proposte contenute nel ddl è introdurre la   “legislazione premiale”. Ovvero   la non punibilità  del corruttore   o del corrotto se va spontaneamente   a confessare e a   denunciare i suoi complici, prima   che la notizia di reato sia   stata iscritta a suo nome.
Serve ad avere collaboratori di   giustizia. La corruzione è un reato seriale. Se ci fosse una norma del   genere, ci sarebbe interesse a confessare.   E non, come ora, a coprire. Renderebbe anche più difficile   commettere questi reati: bisogna   stare molto attenti a scegliersi i   complici.
E dal punto di vista processuale?
Data la diffusione del fenomeno,   dovrebbe essere prevista la possibilità    di operazioni sotto copertura   in materia di corruzione. Come   avviene per droga, armi, terrorismo.   Ora non è previsto. E non si   può fare: se una delle due parti simulava,   il reato non si perfeziona.   In altri Paesi è uno strumento utilizzato   e si chiama “test di integrità ”,   perchè serve a capire se un pubblico ufficiale prende i soldi o   no.
La criminalità  economico-finanziaria   si è aggiornata. Bisognerebbe   adeguare anche   l’elenco dei reati?
La corruzione tra privati esiste nella   legislazione comunitaria e quindi   bisognerà , prima o poi, adottarla.   Il traffico di influenze illecite è   previsto dalla Convezione di Strasburgo   del ’99. Se ci fosse, si creerebbe   una barriera giuridica a qualunque   dazione di denaro tra privati,   finalizzata alla corruzione di   pubblico ufficiale.
Perchè gli italiani non capiscono   il danno economico di   reati come l’evasione fiscale e la corruzione?
Per decenni è stata raccontata la   favola che il problema del Paese è   la microcriminalità . Ma quando   c’era il processo per l’aggiotaggio   Parmalat vi erano 40 mila parti civili   costituite. Quanto ci impiega   uno scippatore a fare 40 mila scippi?   Anche ammesso che ne faccia   4 al giorno e non venga beccato, ci   vogliono 10 mila giorni. Non ho   mai visto nessuna vittima di scippo   che aveva nella borsetta i risparmi   di tutta la vita. Mentre molti   investitori Parmalat si sono giocati   tutto. Il danno è ben maggiore.
Ci sono state decine di proposte   e ddl sul tema, insabbiati da   varie legislature. Perchè nessuno   è diventato legge?
La preoccupazione della classe   politica negli ultimi 17 anni non   è stata contrastare la corruzione.   Ma contrastare le indagini e i   processi sulla corruzione.

Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL PARLAMENTO RESO UNA FOGNA: 150.000 EURO E RIELEZIONE CERTA PER PASSARE CON BERLUSCONI, IL GARANTE ERA VERDINI

Febbraio 24th, 2011 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL DEPUTATO BUCCHINO, ELETTO ALL’ESTERO… CASINI CONFERMA “POTREI FARE ALTRI VENTI ESEMPI”… E’ ORA CHE QUALCUNO MANDI I CARABINIERI A MONTECITORIO CON QUALCHE MANDATO DI ARRESTO PER PORRE FINE AL REGIME DELLA CORRUZIONE E DEL DEGRADO

Gli avrebbero garantito 150mila euro e la certa rielezione in cambio del salto della staccionata per passare tra i “responsabili” a sostegno della maggioranza.
Gino Bucchino, 62 anni, medico, residente in Canada ed eletto nella circoscrizione Nord e Centro America nelle liste del Pd, denuncia il tentativo di corruzione subito in conferenza stampa a Montecitorio.
Garante dell’operazione, nelle parole del deputato Pd, il coordinatore Pdl Denis Verdini, che subito dopo la rivelazione nega di aver mai conosciuto Bucchino.
Primo, sarcastico commento di Pier Ferdinando Casini: “Perchè vi stupite? Se volete vi porto altri 20 di questi esempi”.
Franceschini: “Bucchino è persona seria e rigorosa. Il suo è un atto di coraggio”.
Bucchino rivela di avere ricevuto l’offerta da un giovane aderente a Rifondazione Socialista, che gli avrebbe fatto il nome del coordinatore Pdl Denis Verdini quale referente dell’operazione.
Bucchino non fa il nome del latore della proposta, riservandosi di rivelarlo al magistrato in caso di convocazione.
Racconta che il giovane lo ha contattato circa tre settimane fa, proponendogli un incontro per sottoporgli un “importante progetto”.
“Ci siamo visti il giorno dopo, in piazza San Silvestro – prosegue Bucchino nel suo racconto -. Lui è andato subito al sodo, senza perdersi in troppi giri di parole: ‘questo Paese è in difficoltà  e, piaccia o meno, può andare avanti solo sotto la guida di Berlusconi. Nel gruppo dei Responsabili c’è bisogno di gente di sinistra, proprio come te, che mantengano le proprie idee e la loro impostazione politica”.
Per piegare la sua resistenza morale, il sedicente esponente di Rifondazione Socialista gli avrebbe detto: “Non devi rinunciare alle tue idee. Ma tu nel Pd non hai incarichi particolari… Con noi puoi far sentire la tua voce… Poi ci sarà  una distribuzione di incarichi…”.
A seguire, i 150mila euro come contributo per le spese e l’assicurazione della rielezione.
“E chi me lo garantisce?” avrebbe chiesto Bucchino.
E l’altro: “Denis Verdini. Ne ho parlato con lui fino alle due di questa notte”.
“Io – puntualizza Bucchino – ho ascoltato e non ho detto nulla. Lui allora mi ha chiesto di pensarci su e di dargli una risposta entro 24-48 ore. Di questa faccenda poi ne ho parlato con i miei collaboratori, ho messo al corrente i miei amici e alla fine ho mandato un sms a questo esponente di Rifondazione socialista, dicendogli che non ero interessato. L’ho ringraziato e la cosa è finita lì”.
Il parlamentare democratico ha deciso di non rivolgersi all’autorità  giudiziaria e di aver preferito una conferenza stampa “per fare una denuncia politica. Non ho intenzione di rivelare il nome della persona che mi ha contattato. Non ho grande esperienza di queste faccende ma se venissi convocato rivelerei l’identità  della persona in questione. Finora non ho voluto raccontare questa storia per un importantissimo motivo: mio padre era molto malato e avevo altro a cui pensare. Ora che purtroppo è deceduto ho denunciato l’accaduto”.
Denis Verdini replica alle accuse negando di conoscere Bucchino o che qualcuno lo abbia mai contattato a suo nome.
Sulla credibilità  di Gino Bucchino garantisce invece il capogruppo Pd alla Camera, Dario Franceschini. “E’ una persona seria e rigorosa. La sua denuncia è un atto di coraggio e fornisce la prova della vergognosa campagna messa in atto per ricostruire numericamente una maggioranza che la politica ha già  demolito”.

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FINI RILANCIA: “FUTURO E LIBERTA’ NON MUORE”, L’INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

Febbraio 24th, 2011 Riccardo Fucile

“I RITORNI NEL PDL? UN DELIRIO, FRUTTO DI ALLUCINAZIONI E MALAFEDE”… “BERLUSCONI? VUOLE UN’ORDALIA INFINITA…” “FUTURO E LIBERTA? ANDIAMO AVANTI IN NOME DELLA DESTRA: SARA’ UNA TRAVERSATA NEL DESERTO, MA C’E’ IN GIOCO UN GRANDE PROGETTO POLITICO”…”NON E’ PIU’ UNA QUESTIONE POLITICA, MA DI DIGNITA”….E STASERA FINI AD “ANNO ZERO”

“No, non mi sento uno sconfitto. Mi sento in battaglia, fermamente intenzionato a combattere per un’altra idea di centrodestra. Saranno gli elettori a dire alla fine se questa idea ha cittadinanza. O se l’unico centrodestra possibile in Italia è quello di Berlusconi e di Bossi”.
Si scioglie il gruppo di Futuro e Libertà  al Senato, continua il transito di ex fedelissimi verso Palazzo Grazioli, ma visto da vicino il presidente della Camera non sembra affatto il politico finito di cui sghignazzano i peones del Pdl alla buvette di Montecitorio.
Calma zen, determinato, in un lungo colloquio, Gianfranco Fini ripercorre il suo anno più burrascoso, dalla nascita di Fli fino al travaglio di questi giorni. Gelide considerazioni su chi se ne va: “Un delirio: frutto di allucinazione collettiva, o di malafede”.
E la consapevolezza che la strada è ancora molto lunga: “Una traversata nel deserto a piedi, l’esito è tutt’altro che scontato. In gioco c’è molto di più di un gruppo parlamentare: c’è un progetto politico ambizioso e, banalità , il futuro della persona che anima il progetto. Comunque Fli non vuole partecipare allo scontro quotidiano tra berlusconiani e anti-berlusconiani: sono due facce della stessa medaglia”.
Un progetto che per Fini viene da lontano: “Non c’è nessuna improvvisazione, come qualcuno pensa: prima di essere brutalmente estromesso dal Pdl, con la fondazione Farefuturo avevo cercato di proporre un centrodestra sensibile ai diritti civili, rispettoso delle istituzioni, innovativo sull’integrazione degli stranieri”.
Nessuna volontà  di rottura, all’inizio.
Neppure nella direzione Pdl dello scontro pubblico con Berlusconi, quello del “che fai mi cacci?”, finito sulle magliette dei giovani finiani: “Non sapevo cosa avrebbe detto Berlusconi quella mattina, quel che è successo è stata una sorpresa anche per me. La verità  è che sono stato messo alla porta: Berlusconi è talmente l’opposto dei valori liberali che sbandiera da non poter tollerare alcun tipo di dissenso”.
La traversata nel deserto parte da lì.
Insieme al mix di attacchi contro chi non si piega e di lusinghe verso chi torna indietro che fanno parlare al fondatore di Fli di “armi seduttive del potere finanziario e mediatico”.
Mai si è visto un presidente della Camera denunciare l’esistenza di deputati disposti alla campagna acquisti, ma Fini puntualizza: “Mi sono meravigliato a vedere le mie frasi così tradotte: deputati comprati. Il mio ragionamento è più ampio: il conflitto di interessi esiste, lo sa bene anche la sinistra che quando ha governato ha ignorato la questione, in una fase in cui la messa all’indice di chi si oppone diventa il tratto distintivo, contrastare il gigante comporta gravi rischi. Ma la nuova anima del berlusconismo non è il conflitto di interessi, è l’oggettivo interesse al conflitto. C’è un interesse al conflitto permanente per creare uno stato di tensione, una perenne ordalia in cui si fa vivere agli italiani sempre l’ultima ora della campagna elettorale decisiva. Berlusconi alza muri per far dimenticare i suoi fallimenti, scava fossati contro i nemici: i comunisti, i giornalisti, i magistrati, gli alleati infedeli, Santoro, Fini… Va ben oltre il conflitto politico: come ha sottolineato il capo dello Stato, il pericolo è scatenare un conflitto istituzionale. Berlusconi ha delle istituzioni la stessa idea che ha del Pdl: una concezione proprietaria che lo porta ad attaccare i giudici, la Consulta, la Camera, fino a lambire il Quirinale”.
Oggi, però, imprevedibilmente il principale nemico dell’uomo di Arcore è diventato il leader della destra italiana, ieri delfino in pectore, ora accusato di ogni nefandezza, compresa quella di aver stretto un patto occulto con le toghe per bloccare ogni riforma sulla giustizia.
“Risibile”, reagisce Fini: “Io vado fiero di aver esercitato, nella fase in cui ero determinante nel Pdl, un notevole potere di interdizione per bloccare presunte riforme che non avevano nulla a che fare con l’interesse generale”.
Sul caso Ruby il presidente della Camera sgombra il campo dai sospetti: “Non è nè saggio nè giusto auspicare che Berlusconi possa essere costretto a rassegnare le dimissioni per via giudiziaria. Berlusconi va sconfitto politicamente, con le elezioni”.
E ripete quello che dichiarò a vicenda appena scoppiata, quattro mesi fa: “Se quella telefonata c’è stata, ci sarebbe un uso privato di incarico pubblico”. “Nulla da aggiungere oggi, se non che sottoscrivo in pieno quanto ha detto il capo dello Stato: l’imputato ha diritto di difendersi nel processo, non dal processo. Ed è un’ipocrisia dire: il giudice naturale è il Tribunale dei ministri. Se fosse davvero così basterebbe che il Pdl chiedesse alla Camera l’autorizzazione a procedere in tal senso. Altrimenti è tutto un infingimento. Un gioco degli specchi”.
Eppure sul processo Ruby il presidente della Camera potrebbe essere chiamato a schierarsi in prima persona.
Se il Pdl decidesse di sollevare il conflitto di attribuzione con il tribunale di Milano l’ufficio di presidenza della Camera sarebbe chiamato a votare sulla questione e il parere di Fini sarebbe determinante.
Il presidente pesa le parole una a una: “Si tratta di una questione molto delicata per una semplice ragione: non ci sono precedenti. Se si porrà  la questione la affronterò. Bisognerà  condurre un’istruttoria molto attenta, ascoltando il parere della Giunta del regolamento. D’altronde, non mi sembra che ci siano le idee molto chiare neppure tra i legali del presidente del Consiglio…”.
Ma di una cosa Fini è convinto: “Prendiamo l’immunità  parlamentare: non ci sarebbe nulla di eretico a discuterne, i padri costituenti l’avevano prevista, in assemblee come il Parlamento europeo ci sono prerogative analoghe. Ma oggi in Italia parlare di ritorno all’immunità  significa garantire l’impunità . Non è così? E allora sfido il Pdl: prevediamo per l’autorizzazione a procedere una maggioranza qualificata, i due terzi dei votanti della Camera, in modo che siano bloccate solo quelle inchieste dove è evidente il fumus persecutionis e non ci sia invece il rischio di garantire l’impunità  a colpi di maggioranza. So già  che anche questa elementare proposta sarà  considerata una provocazione. Perchè il Pdl è solo alla ricerca di una corazza per Berlusconi contro i giudici”.
Un rilancio che dimostra come Fini non abbia nessuna intenzione di togliere il disturbo e di lasciare il piano nobile di Montecitorio.
Ecco il nuovo paradosso: un presidente della Camera extraparlamentare, pasoliniano, che invita a distogliere l’attenzione dal Palazzo per guardare a quello che si muove nella società .
Un anno fa Fini rifiutò di partecipare alle iniziative del Pdl per le regionali, cosa farà  per le amministrative?
“Confermo: non farò campagna elettorale. E non è ostacolo al progetto di Fli che io sia presidente della Camera, perchè si può parlare al Paese in molti modi. Attenti a non cadere nel politicismo: Berlusconi avrà  anche i numeri, 315 o 320, per far passare la legge sulle intercettazioni o sul processo breve, anche se non credo che sarà  così facile, ma pensa davvero che un successo a Montecitorio possa rappresentare un successo nel Paese? Che le sue priorità  siano le stesse del cittadino comune?”.
E Fini nega che la riuscita di Fli sia legata al numero dei parlamentari: “A Milano ero soddisfatto, avevo tolto dal campo l’equivoco di un’alleanza con la sinistra, senza ambiguità . E Bocchino, Urso e Viespoli avevano usato le stesse parole. Ora andremo avanti più spediti di prima. Voltiamo pagina, guardiamo al futuro e non al passato. Cosa sarà  del Pdl dipenderà  dall’epilogo della stagione di Berlusconi. E l’epilogo saranno le prossime elezioni, tra due mesi o due anni, è lì che vedremo se abbiamo vinto o perso”.
Prima di arrivare all’appuntamento, però, c’è un “tragitto a piedi”, non è una novità  per l’erede di Giorgio Almirante.
Quando sciolse An Fini, citando Marco Tarchi, ricordò che essere di destra nella prima Repubblica significava essere “esuli in patria”, un destino di minoranza.
Anche oggi Fini, con la sua idea di destra liberale, sembra uno straniero nell’Italia berlusconiana: “Ne valeva la pena?, mi sono chiesto spesso. Ma di fronte a quello che vedevo mi sono detto: non è per questo che ho deciso di fare politica da giovane. A quasi sessant’anni non è più una questione politica. È qualcosa di più profondo: una questione di dignità “.

Marco Damilano
(da “L’Espresso“)

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