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L’INCREDIBILE INTERVISTA A LUCA BELLOTTI, DEPUTATO FINIANO RITORNATO NEL PDL: “GLI ATTACCHI AL PDL? SCHERZAVO, FACEVO SOLO DEL CABARET”

Febbraio 24th, 2011 Riccardo Fucile

L’EX FUTURISTA APPENA TORNATO A CORTE: “DICEVO CAZZATE, TANTO PER DIRE”…”SOLO CHI NON CONOSCE LA POLITICA NON SA A QUALI PROVE SI VA INCONTRO, A QUALI COMPROMESSI”…”LA POLITICA ESALTA I PEGGIORI SENTIMENTI E LE UMANE DEBOLEZZE”… “AD UN QUARTO MANDATO CI TENGO…”

“Era cabaret”
Dalla bocca di Luca Bellotti, uno degli ultimi fuggitivi da casa Fini, le parole antiberlusconiane sgusciavano come anguille.
C’era anche del sarcasmo.
Noi non prendiamo ordini da Capezzone. E fortunatamente nemmeno da Cicchitto!.
C’era anche dell’ironia in quelle mie parole. Comunque mi avevano consigliato di andare in vacanza, sparire per quindici giorni.
Ma lei è fiero e mostra il petto
Si fanno cazzate, si dicono cazzate. Vai sul palco, ti lasci prendere dall’emozione.
Ha tirato fuori il Vangelo e San Luca, ha sterminato con una gragnuola di colpi la Santanchè.
Poi con lei mi sono chiarito. Daniela è un’amica, dai!.
Si è scaraventato contro Gasparri e La Russa, leader di una destra di carta.
Ah no, qui confermo.
Gianfranco, fai come Mosè e portaci fuori dalle acque!
Ci sta che mi si dica che il mio appare adesso un intervento da cabaret.
Ieri l’altro si è consegnato a Berlusconi, condotto per la collottola da Verdini.
Però al presidente ho detto che comunque mi tengo un po’ distante. Lui è del Milan, io delI’Inter. E non solo calcisticamente.
Era stretto stretto a Fini.
Gli voglio un gran bene ancora (porca troia, porca troia, porca troia).
Sembra totalmente contrito.
Ho praticamente realizzato la grande kermesse di Mirabello, quando in estate si iniziò il cammino con Fli. Ho corso per l’Italia a fare circoli, propaganda. Mi sono battuto, e sono finito stremato.
Il suo entusiasmo era veramente impareggiabile.
Invece i dubbi mi rodevano. Mica avevo fatto tutto quello per Bocchino e Briguglio? Io avevo aperto il cuore a Gianfranco Fini (che resta ancora il mio leader ma in senso più spirituale e spero di ritrovare un giorno, chissà …).
“Non passerò mai di là “. L’ha detto due giorni prima di trasferirsi ad Arcore.
Solo chi non conosce la politica non sa a quali prove va incontro, quale stress, quali compromessi.
Tre legislature. Verdini le ha garantito la quarta?
Dire che non penso alla quarta è una bugia. La politica esalta i peggiori sentimenti, le umane debolezze
Verdini cura le debolezze, per l’appunto.
In effetti mi seguiva da tempo.
La monitorava.
Si è comportato da signore
Su di lei Fini contava moltissimo.
Non me lo dica che mi sento male (porca troia, porca troia, porca troia).
Ormai il passo è compiuto.
Sono innamorato di Fini.
Adesso qualcuno potrebbe pensare: Bellotti è serio o fa cabaret?
Comprendo anche questo punto di vista
Ha comunque un grande senso della posizione in campo.
Non per niente sono il bomber della squadra di calcio dei parlamentari. Simpaticissimo.
Dai, ci vediamo alla buvette.

Antonello Caporale
(da “La Repubblica“)

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INTERVISTA A SARA GIUDICE, LA TEMERARIA CONSIGLIERA PDL “ANTI-MINETTI”

Febbraio 24th, 2011 Riccardo Fucile

GIOVANE CONSIGLIERA DI ZONA A MILANO DEL PDL, HA RACCOLTO 12.000 FIRME PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI NICOLE MINETTI DAL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA… IL PARTITO PRIMA HA FATTO FINTA DI NON CONOSCERLA, ORA LA VUOLE CACCIARE… CHI TOCCA I FILI DEL SULTANO MUORE?

Esiste una difficoltà  di “selezione della classe politica” e di “democrazia interna” ai partiti?
Ed esiste un problema di carenza di “meritocrazia” in politica (una “questione morale”, specie coniugata al femminile)?
Questi gli interrogativi sollevati da Sara Giudice, giovane militante prima di Forza Italia e poi del Pdl, dal 2006 consigliera circoscrizione a Milano.
Domande che l’hanno spinta ad intraprendere un’iniziativa “inedita” nel suo partito (per la quale è salita alla ribalta delle cronache nazionali): l’indizione di una petizione pubblica per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti, “igienista dentale” del Premier eletta alle elezioni regionali del 2009 dopo essere stata inserita “in extremis” nel listino bloccato del governatore Formigoni!
Tale iniziativa era destinata a suscitare “infuocate polemiche” e prese di distanza nel Pdl (partito ontologicamente poco “propenso” alla dialettica interna…).
Quello che in pochi si sarebbero aspettati, invece, sono le ampie “simpatie” che la Giudice ha riscosso tra la sua stessa base: ad oggi, sono oltre “12 mila” le firma raccolte!
Adesso, però, la Giudice rischia di pagare “a caro prezzo” il coraggio mostrato nello sfidare pubblicamente il suo Presidente: la prospettiva che le si apre davanti è l'”espulsione” dal partito!
Troppo “rischioso” concedere spazio e visibilità  ad una “meteora” fuoriuscita dall'”orbita totalizzante” dal leader?

Quando (e perchè) hai maturato l’idea di una petizione pubblica per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti?
Ho contestato la sua candidatura al mio partito più di un anno fa, ancor prima che fosse formalizzata…Il motivo? Semplicemente perchè mi sono resa conto che la candidatura della Minetti sarebbe stato un esempio “estremamente negativo” per i giovani, una dimostrazione di facile “arrivismo”, di ricorso a scorciatoie e compromessi per puntare alla scalata sociale!
Quante firme hai raccolto ad oggi (e quante speri di aggiungerne)?
Cosa rispondi, inoltre, a coloro che denunciano che a firmare la petizione siano soprattutto elettori di sinistra (cui farebbe comodo strumentalizzare un certo “malessere” intero al Pdl)?
Le firme raccolte sono già  più di 12.000 e la raccolta terminerà  solo quando nessuno più firmerà . La petizione (che è “pubblica”, quindi controllabile!) è stata sottoscritta, inoltre, per ben il “75%” da elettori di centrodestra delusi da come stanno andando le cose…
Cosa ti auguri di ottenere tramite questa iniziativa?
Mi auguro semplicemente di ridare “orgoglio” al centrodestra. Noi abbiamo aderito al messaggio politico di Silvio Berlusconi perchè ne abbiamo condiviso valori e speranze… Strada facendo, invece, ci siamo ritrovati con un personale politico dedito solo ai propri affari ed a soddisfare le propri esigenze “di ogni tipo”! Essere uomini (e donne) impegnate in politica, invece, vuol dire a mio avviso avere anche un’etica ed un comportamento (sia pubblico che privato!) che deve essere di “esempio”.
Perchè hai voluto esser presente alla manifestazione di Giuliano Ferrara (“In mutande, ma vivi”) dello scorso 12 febbraio? L’accoglienza che hai ricevuto dal Presidente della tua regione, Roberto Formigoni, lascia intendere che la tua sia una battaglia alquanto “solitaria” nel partito?
Ho voluto essere presente per testimoniare la contraddizioni di persone come Ferrara che ieri si battevano per il diritto alla vita e oggi per difendere i “capricci” del Premier, oppure della Santanchè che ieri di Berlusconi asseriva che al Premier piacevano solo “donne orizzontali” e che oggi (magari per interesse economico…) lo difende a spada tratta. Quanto a Formigoni toccherà  a lui spiegare al popolo di Comunione e Liberazione se i valori a cui si ispirano sono compatibili con la condotta del Premier o della Minetti…
In tempi non sospetti ti sei chiesta: “Cosa c’entrano le soubrette con il Consiglio regionale della più importante regione d’Italia?”. Una risposta sembra essere indirettamente venuta dal Cavaliere, il quale, intervenuto telefonicamente a “l’Infedele”, ha difeso a spada tratta la Minetti, elogiandola quale studentessa modello (laureata con lode e dotata di un’ottima conoscenza della lingua inglese…). Ma un titolo di studio e la conoscenza di una lingua straniera (requisiti, tra l’altro, non sempre sufficienti “nemmeno” per entrare nel mercato del lavoro…) sono idonei a “legittimare” una candidatura, ossia a comprovare la “stoffa politica” di un candidato?
Penso di no. E credo che nemmeno Berlusconi lo pensi. Io credo (e son convinta che anche la maggioranza degli Italiani la pensi come me!) che la scelta di candidare la Minetti risponda “ad altri meriti”.
Non credi che l’attuale legge elettorale (o “Porcellum”, come ribattezzata dal suo ideatore, il ministro Calderoli!), privando i cittadini della facoltà  di esprimere una preferenza e trasformando le elezioni in un “nomina dall’alto” (instaurando, di fatto, un sistema di “cooptazione” dei candidati), abbia contribuito allo “scadimento” del livello della classe politica italiana?
Del resto, è stata proprio una deputata del Pdl, l’on. Angela Napoli, a dichiarare che la “prostituzione” (credo intendesse dire anche “intellettuale”…) è oramai divenuta un criterio di selezione per entrare in Parlamento…
Credo proprio di si. Lo scadimento generale della politica, il suo allontanarsi dagli interessi e bisogni della gente ed il mercato “vergognoso” della compravendita di parlamentari rappresentano una delle pagine più buie della seconda Repubblica, che l’attuale sistema elettorale ha enormemente incoraggiato.
Tempo fa hai dichiarato: “Quando si parla di dare spazio alle donne, mi chiedo quali siano le donne a cui pensa il mio partito e se la tanto citata meritocrazia valga per tutte o solo per talune…”. Permettimi, allora, una domanda indiscreta: credi che tu, potendo certamente vantare un curriculum pari (se non superiore!) a quello della Minetti, avresti potuto sedere al suo posto in Consiglio regionale se solo avessi trovato il modo giusto per entrare nelle “simpatie” del Presidente (magari varcando i cancelli di Arcore per qualche “innocente” cena)?
No, non ci ho mai pensato perchè ho sempre creduto che la meritocrazia, alla fine, venisse premiata! Poi, purtroppo, i casi della Minetti e delle altre ragazze che, intercettate, rivelavano di auspicare come premio per la loro presenza alle feste di Arcore magari ad un posto in Parlamento (a spese dei contribuenti…) credo abbiano messo una “pietra tombale” alla speranza che questo sistema sia attento ai valori e al merito… Ecco perchè “darsi da fare” per cambiarlo, per dimostrare che esiste un Paese che fa sacrifici, che lavora e che è composto da tanti giovani perbene che sono la parte migliore del nostro Paese e sui quali bisogna investire.
Già  ben prima del “caso Minetti” non erano mancati segni di una “anomalia” -politicamente parlando!- nel rapporto tra il Cavaliere e le donne…
Sorge spontaneo, allora, chiedersi: perchè i giovani del Pdl non hanno denunciato prima certe “anomalie” nella selezione della classe politica (specie femminile)? E com’è possibile che abbiano accettato che il gruppo dirigente storico di Forza Italia (formato da personalità  come Giuseppe Pisanu, Antonio Martino, Marcello Pera, Giuliano Urbani…) fosse sostituito da figure alquanto “surreali” quali la Santanchè e la Brambilla?
Non penso, in tutta onestà , che tutti gli esempi portati rappresentino il modello Minetti di cui stiamo parlando… Ad ogni modo, credo che nessuno potesse immaginare un simile decadimento nella selezione della classe politica come quello avvenuto negli ultimi due anni, dalle elezioni europee in avanti.
La linea del Pdl nei confronti del caso Minetti, dettata dal coordinatore lombardo Guido Podestà , sembra delineata: “Nessuno -ha dichiarato Podestà – è colpevole fino a quando non c’è una sentenza passato in giudicato. La presunzione d’innocenza è un concetto fondamentale ed è la base del vivere civile”.
Non credi, però, che nel partito si faccia un pò di confusione tra giudizio penale (spettante alla magistratura) e giudizio politico (che gli elettori dovrebbero poter esprimere, sulla base anche di acclarate condotte private, “prescindendo” da eventuali responsabilità  penali)? E non credi che tale confusione sia dettata dall’anomalia di un Premier coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari, dai quali emergono “fatti” suscettibili di un giudizio non proprio “esaltante”?

Conosco bene Guido Podestà  ed è una persona che stimo molto: la sua è stata solo una dovuta “difesa d’ufficio” nei confronti della Minetti e del Premier…
Podestà  ha una figlia della mia stessa età , una ragazza preparata e che ha fatto sacrifici per studiare e laurearsi: sono pronta a scommettere, in realtà , che la pensa esattamente come me! Per il resto, credo anche che Berlusconi sia stato oggetto di “troppa attenzione” da parte di uno sparuto gruppo di magistrati, ma la Magistratura merita il nostro rispetto. Chi è “uomo di Stato”, per intendersi, ha il dovere di rispettare gli altri organi dello Stato.
Ritieni che il problema della selezione della classe politica riguardi solo le donne?
Il problema di una cattiva selezione della classe politica credo riguardi sia gli uomini che le donne, sia la destra come la sinistra…Nel nostro Paese, a mio avviso, si dovrebbe introdurre anzitutto il “limite di due mandati” per gli eletti, a tutti i livelli di governo (Comuni, Province, Regioni e Parlamento): questo, infatti, “obbligherebbe” i partiti a rinnovare la propria classe dirigente.
Tale rinnovamento, invece, oggi è molto lento e ostacolato, perchè quando qualche nuova personalità  politica emerge la vecchia nomenclatura tende a ridimensionarla per timore di perdere il posto. Il risultato, così, è quello di vedere da un lato all’altro del Parlamento politici che occupano comodamente la propria poltrona da 20/30 anni senza alcuna volontà  di lasciare libero il proprio posto!
Nella più grande democrazia al mondo, gli Stati Uniti, il Presidente invece dura in carica “al massimo” 8 anni (due mandati, per l’appunto): perchè mai questo non sarebbe possibile anche in Italia?
Qual’è il tuo giudizio sulla manifestazione delle donne (“Se non ora, quando?”) dello scorso 13 febbraio?
Penso che sia stata una grande manifestazione per affermare che ci sono donne nel nostro Paese che lavorano, sorreggono e accudiscono la famiglia, fanno politica con passione e sacrifici e vogliono essere valutate per quello che sono e non solo per come appaiono! E’ il segno che c’è ancora un Paese orgoglioso di affermare dei valori, da destra come da sinistra. Per questo ho partecipato con orgoglio alla manifestazione.
Ti va certamente riconosciuto il merito di non nasconderti “dietro un dito”: di giocare “a carte scoperte” la tua battaglia politica su di un campo rivelatosi non proprio “amico”…Ma come rispondi a coloro che ti accusano di esserti prestata al gioco di Michele Santoro (che ti ha concesso in più occasioni la ribalta televisiva di “Annozero”) per farti pubblicità  e spianarti la strada in vista di una tua prossima candidatura alle Amministrative?
A chi mi dice che questa battaglia la conduco per averne un vantaggio personale rispondo che, se avessi voluto trarne veramente vantaggio, sarei stata “buona e zitta” ad aspettare il mio turno… invece ho preferito mettermi in discussione rischiando tutto! Vorrei ricordare che mio padre, che è stato un importante esponente del PdL milanese (tra l’altro ex Presidente del Consiglio Comunale di Milano), probabilmente “pagherà  le spese” per questa mia scelta, finendo con l’essere emarginato e isolato nel partito…
E’ stato comunque lo stesso ad incoraggiarmi nella mia battaglia, perchè mi ha insegnato che far politica vuol dire credere in alcuni valori “non negoziabili”!
Capisco che può essere complicato comprendere ciò da parte di chi proviene da Pubblitalia, Mediaset oppure Edilnord… ma far politica vuol dire esprimere e difendere valori, non prodotti da vendere o comprare!
Tu hai posto un problema di “assenza di democrazia” e di “mancanza di dialogo interno” nel Pdl. Per questo hai dichiarato: “Vogliono mandarmi via dal partito, non sopportano il dibattito interno…”. Non credi che la tua posizione sia molto vicina a quella assunta negli ultimi due anni da Gianfranco Fini (co-fondatore del partito)? E non temi -senza voler fare paragoni avventati!- di fare la stessa fine dell’attuale leader del Fli, ossia di essere “messa alla porta” (subendo magari lo stesso “trattamento” riservato al Presidente Fini dai giornali più vicini al Premier…)?
Si, questo è un partito “leaderistico”: quello che fa il leader è legge e chi contraddice questa legge è messo da parte! Un po’ in tutti i partiti, in realtà , c’è questo aspetto, dettato anche da una forte “personalizzazione” che i partiti hanno assunto in questi anni… Se pensiamo, poi, che con l’attuale legge elettorale i capi dei partiti nominano pure i deputati, capisci come l’omologazione al pensiero del leader sia pressochè “totale”! Quando, come nel mio caso, c’è una voce fuori dal coro, allora la prima reazione è quella di “rimuoverla”, non certo di comprenderne le ragioni… Ecco perchè spero che questa voce diventi un “insieme di voci”: più saremo, più sarà  difficile toglierci dal coro!
Recentemente hai dichiarato: “Noi stiamo dando una grande lezione alla politica… Io la chiamo generazione 1000 euro, perchè con grande difficoltà  affronta i problemi del Paese…”. Credi che il Presidente Berlusconi sia in grado di affrontare i seri problemi cui hai fatto cenno?
Io ho “sperato” di si, in tanti abbiamo sperato nella rivoluzione liberale che avrebbe cambiato la storia di questo Paese e che ci aveva promesso dalla discesa in campo. La speranza, però, ha ormai lasciato il posto all’“illusione” ed oggi non penso più che Berlusconi possa portare questo Paese fuori dai gravi problemi che sta attraversando…
Si vocifera di “corteggiamenti” nei tuoi confronti (precisiamo: proposte di candidatura!) mossi sia dal Fli sia dall’Udc che da la Destra di Storace… Di contro, tu hai lasciato intendere la possibilità  di costituire una nuova lista civica, chiamata “Generazione mille euro”. Dove sta la verità ? Hai già  deciso se candidarti alle prossime Amministrative di primavera?
Nessun partito mi ha offerto candidature. Tanti elettori e militanti di altri partiti (sia di destra che di sinistra), invece, mi hanno scritto e sostenuta, esortandomi ad andare avanti, a non fermarmi: ho sentito il bisogno di andare al congresso del Fli, allora, proprio per ringraziarli pubblicamente! Il nostro obiettivo è quello di portare una novità , una “ventata di freschezza” nel panorama politico italiano (sia a livello locale che nazionale), e ci proveremo partendo da Milano e da quelle altre città  italiane dove riusciremo a presentarci al voto con liste civiche che si rifaranno allo slogan di “Generazione 1000 euro”.
Noi sfidiamo la vecchia politica e ci rivolgiamo a tutti quelli che vogliono un Paese migliore. E’ una sfida ma anche un invito a tutti coloro che vogliano unirsi a noi: siamo in tanti e cresceremo ancora!
Hai dichiarato di volerti rivolgere a quella “generazione dei giovani per bene che studiano, lavorano e non scende a compromessi”.
Credi di parlare solo ai giovani del Pdl delusi dalla gestione del loro partito oppure anche a giovani di diversa estrazione politica? E in che modo credi che si debbano rapportare i partiti di oggi con le ideologie di ieri?
Io mi rivolgo a tutti, giovani e meno giovani, al mondo delle professioni e del lavoro, a tutti quelli che credono nel merito e nella possibilità  di cambiare questo Paese: a distanza di “150 anni”, un’altra Italia è possibile! A tutti coloro che credono in questa possibilità , noi diciamo: non ci interessa da dove venite ma diteci se possiamo fare un pezzo di strada insieme. I partiti oggi, tramontate le ideologie, sono chiamati ad essere portatori di valori ed a rappresentare al meglio le istanze della società , invece mai come in questo periodo sono lontani dal sentire comune.
Molti ti hanno definita “la rottamatrice” del Pdl (adattando un termine coniato dal sindaco di Firenze, il democratico Matteo Renzi…). Accetti di “buon cuore” tale definizione?
Si, e dico al sindaco Renzi (dimostrazione vivente di come le cose possono cambiare!) che è vero che bisogna rottamare le idee e non gli uomini… ma se le idee camminano sulle gambe di questi uomini forse è utile rottamare anche loro!
A dimostrazione di una tua “coerenza” di fondo, fin dal primo momento in cui è stata avanzata la candidatura della Minetti, nel febbraio 2009, tu ti sei chiesta (“provocatoriamente” immagino…): “Che senso ha continuare con il mio impegno in politica?”. Ad oltre un anno di distanza ti sei data una risposta?
Si, il senso l’ho ritrovato nella voglia di dire “basta” a questo modo di intendere la politica e le istituzioni. C’è un Paese migliore che dobbiamo far rinascere, una paese di gente onesta, che lavora e fa sacrifici, che spesso prende porte in faccia ma non abdica alla propria dignità … un Paese che non merita che la sua parte migliore, rappresentata dai giovani, sia costretta ad andare all’estero per esprimere il proprio talento!
Noi vogliamo per noi questa Italia. Per questo io mi sono messa in gioco e traggo energia per il mio impegno politico dai tanti che mi sostengono.

Gaspare Serra
(dal blog “Panta Rei“)
http://gaspareserra.blogspot.com/2011/02/i-rottamatori-del-pdl.html

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MANNHEIMER: FUTURO E LIBERTA’ E’ AL 6% E NON HA MAI PERSO VOTI

Febbraio 24th, 2011 Riccardo Fucile

IL NOTO SONDAGGISTA SOTTOLINEA CHE IL PARTITO DI FINI E’ SOTTOQUOTATO DA MOLTI OSSERVATORI… IN REALTA’ ATTRAE ANCHE UNA FASCIA MOLTO AMPIA DI POTENZIALI ELETTORI CHE POTREBBERO ANCHE ORIENTARSI SU FLI AL MOMENTO DEL VOTO.. OGGI COME OGGI IL CENTROSINISTRA E’ IN VANTAGGIO SU PDL-LEGA… IL TERZO POLO POTREBBE ESSERE DETERMINANTE

La formazione di Gianfranco Fini “gode di una percentuale, nelle intenzioni di voto, nettamente superiore a quanto molti osservatori si possano aspettare e attrae una quota molto ampia di elettori potenziali”.
Futuro e Liberta’ perde quasi ogni giorno un senatore o un deputato.
Ma a livello elettorale, almeno per il momento, non ha subito alcun contraccolpo.
E’ quanto rivela in esclusiva ad Affaritaliani.it il presidente dell’ Ispo Renato Mannheimer.
“Secondo il nostro ultimo sondaggio, Fli si attesta tra il 5 e il 6% e cambia un po’ tutti i giorni a seconda delle varie notizie che i cittadini leggono sulla stampa. Si tratta di un movimento molto volatile”.
Mannheimer tiene pero’ a precisare che la formazione di Gianfranco Fini “gode di una percentuale, nelle intenzioni di voto, nettamente superiore a quanto molti osservatori si possano aspettare, viste tutte le uscite di parlamentari che ci sono state negli ultimi giorni”.
“Futuro e Liberta’ attrae una quota molto ampia di elettori potenziali, anche perche’ e’ una novita’ dello scenario politico. E tanti del Popolo della Liberta’ guardano ancora oggi con interesse a Fli”.
Per quanto riguarda i dati degli altri partiti, spiega Mannheimer, “la situazione non e’ cambiata molto nelle ultime settimane”.
Il Pdl? “A noi risulta attorno al 30%, anche se, secondo altri istituti di ricerca, la percentuale e’ inferiore”.
Il Partito Democratico e’ invece “stabile al 25-26%”, cosi’ come la Lega Nord “tra il 10 e l’ 11%”.
Ma chi vincerebbe le elezioni politiche se veramente si tornasse alle urne in primavera?
“Se ci fosse un’ ampia coalizione che va da Pierferdinando Casini a Nichi Vendola, sarebbe certamente quest’ ultima a conquistare la maggioranza dei seggi sia alla Camera sia al Senato”.
Ma attenzione, sottolinea Mannheimer, perche’ “secondo le ultimissime rivelazioni, anche il centrosinistra composto da Pd, Sinistra Ecologia Liberta’ e Italia dei Valori (piu’ altre formazioni minori) avrebbe la meglio sullo schieramento Pdl-Lega, nonostante la corsa solitaria del Terzo Polo Fini-Casini-Rutelli”.

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NEW YORK TIMES: “L’IMMAGINE DI BERLUSCONI E’ A PEZZI: OCCORRE UN GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE PER SALVARE L’ITALIA”

Febbraio 23rd, 2011 Riccardo Fucile

“IL PARLAMENTO DOVREBBE VOTARE CONTRO IL PREMIER E VARARE UN ESECUTIVO DI TRANSIZIONE PER PREPARARE IL VOTO”: QUESTO IL   PARERE DEL PIU’ AUTOREVOLE QUOTIDIANO AMERICANO

Un governo di unità  nazionale dovrebbe rimpiazzare l’attuale governo Berlusconi, per il bene dell’Italia.
E’ l’auspicio di un editoriale dell’Herald Tribune, edizione globale del New York Times, che aveva già  giudicato più volte necessarie le dimissioni del leader del Pdl a causa degli scandali e dei processi in cui è sempre più coinvolto, ma ora indica anche espressamente la soluzione migliore per uscire dall’impasse in cui si trova il nostro paese.
“I governi italiani sono raramente noti per la loro efficienza”, comincia l’editoriale, che non è firmato e dunque rappresenta l’opinione della direzione del più autorevole quotidiano d’America.
“Ma perfino i problemi più urgenti del Paese vengono ignorati da quando un tribunale ha deciso che Silvio Berlusconi deve essere processato con l’accusa di prostituzione di una ragazza minorenne e abuso di potere per coprire lo scandalo”.
L’articolo osserva che questi sono tempi particolarmente difficili perchè l’Italia possa permettersi una stasi di governo.
Le nuove normative per l’euro attese nei prossimi mesi, lo sconvolgimento del vicino Nord Africa, dove l’Italia “contava su Gheddafi per il suo fabbisogno petrolifero e sul deposto presidente tunisino Ben Ali per contenere l’immigrazione”, lo stato poco salutare delle finanze nazionali e l’anemica crescita economica, sono i problemi per noi più urgenti, secondo l’Herald Tribune.
Berlusconi dice di “non avere intenzione di dimettersi e non ha l’obbligo legale di farlo”, non essendo ancora stato condannato e conservando una pur “esigua” maggioranza in Parlamento, ma “la sua autorità  morale è a pezzi”, prosegue l’editoriale.
D’altra parte, pochi partiti o elettori desiderano nuove elezioni, in cui il solo partito che si aspetterebbe di guadagnare terreno sarebbe la Lega Nord. Ciononostante,   conclude l’articolo,   “solo una risoluzione democratica della crisi può cominciare a restaurare la salute politica e la rispettabilità  dell’Italia”. Il parlamento italiano può votare “per rimpiazzare questo governo con una temporanea coalizione di unità  nazionale il cui compito principale sia prepararsi per nuove elezioni”.
Alcuni leader politici “hanno già  cominciato a premere per una soluzione del genere, altri ancora dovrebbero unirsi a loro” con la stessa richiesta.

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ATTI SEDIZIOSI: DA UNA PARTE LO STATO, DALL’ALTRA L’ANTI-STATO

Febbraio 21st, 2011 Riccardo Fucile

IL CONFLITTO TRA NAPOLITANO E IL PREMIER: PER IL PRIMO, VIGE IL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA DI FRONTE ALLA LEGGE E LE GARANZIE PER L’IMPUTATO… IL SECONDO ESASPERA OGNI GIORNO LO SCONTRO TRA POTERI, DELEGITTIMA LA MAGISTRATURA E LA VUOLE ASSERVITA AL POTERE POLITICO…GARANTISMO LIBERALE O TRUCE AVVENTURISMO?

L’Italia precipita in una rovinosa “democrazia del conflitto”.
Come è evidente, si fronteggiano due forze.
Da una parte c’è lo Stato, con le sue ragioni e le sue istituzioni.
Il simbolo dello Stato, oggi più che mai, è Giorgio Napolitano.
Dall’altra parte c’è l’Anti-Stato, con le sue distorsioni e le sue convulsioni. Il paradigma dell’Anti-Stato, ormai, è Silvio Berlusconi.
Dall’esito di questa contesa dipenderà  l’assetto futuro del nostro sistema politico e costituzionale.
La giornata di ieri fotografa con drammatica evidenza questa contrapposizione irriducibile tra due modi diversi di vivere la cosa pubblica e di interpretare il proprio ruolo nella “polis”.
Il capo dello Stato, in un’intervista al settimanale tedesco Welt am Sonntag, tenta di ricucire il tessuto lacerato delle istituzioni.
Si fa interprete dell’esigenza di responsabilità  che si richiede alla politica e del bisogno di normalità  che chiede il Paese.
Si fa ancora una volta custode della Costituzione.
Non per conservarla staticamente, ma per farla agire dinamicamente nella naturale dialettica tra i poteri.
Questo vuol dire Napolitano, quando parla dei processi del premier osservando che si svolgeranno “secondo giustizia”: il nostro sistema giurisdizionale, incardinato coerentemente nel meccanismo della garanzia costituzionale, gli permetterà  di difendersi davanti ai tribunali, di far valere le sue ragioni di fronte ai suoi giudici naturali.
Si tratta solo di riconoscere la legittimità  dell’ordinamento giuridico e la validità  dei suoi codici.
Si tratta solo di accettare l’irrinunciabilità  di un principio che sta alla base della convivenza civile: la legge è uguale per tutti, tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.
In altre parole, si tratta solo di riconoscere lo Stato di diritto, di difenderlo come una missione, e non di subirlo come una maledizione.
Invece è proprio questo che Berlusconi ha fatto e continua a fare.
Il capo del governo, nel suo ormai rituale messaggio domenicale ai promotori della libertà , fa l’esatto opposto di quello che ha fatto e continua a fare Napolitano.
Allarga lo strappo istituzionale, esaspera lo scontro tra i poteri, rilancia le “riforme della giustizia” a una sola dimensione: non quella dei cittadini, che chiedono un sistema giurisdizionale più equo, più rapido e più efficiente, ma quella del premier, che esige una magistratura umiliata, delegittimata e subordinata alla politica.
Spaccare il Csm, separare le carriere, stravolgere i criteri delle selezioni dei giudici della Consulta, reintrodurre l’immunità  parlamentare come mezzo per assicurarsi l’impunità  politica, rilanciare la legge   –   bavaglio per negare ai pm l’uso di un prezioso strumento investigativo come le intercettazioni e per negare all’opinione pubblica il diritto di essere informata su ciò che accade negli scantinati del potere.
Tutto questo non è nobile “garantismo liberale”, ma truce avventurismo politico.
Non è alto “riformismo costituzionale”, ma bassa macelleria ordinamentale. “Atti insensati”, quelli della Procura milanese?
Piuttosto sono “atti sediziosi” quelli del premier.
Ed è penoso, per non dire scandaloso, che su alcuni di questi atti trovi una sponda anche nel centrosinistra, che non sa più distinguere tra le leggi varate nell’interesse di una persona e quelle varate nell’interesse della collettività .
Con queste premesse, lo Stato di diritto non si difende nè si migliora: va invece abbattuto e destrutturato.
Questa è oggi la posta in gioco.
Questa è la portata della guerra tra il Presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio.
Una guerra asimmetrica tra un capo del governo che l’ha dichiarata e la combatte ogni giorno, e un capo dello Stato che non l’ha mai voluta e ora tenta di disinnescarla.
Ma in questa guerra, di qui al 6 aprile, il Cavaliere trascinerà  ogni cosa. Trascinerà  il governo, trasfigurato in una trincea dove l’unico motto di generali e luogotenenti è “credere, obbedire, combattere”.
Trascinerà  il Parlamento, trasformato nel “tribunale del popolo” che dovrà  opporsi a qualunque costo al tribunale di Milano.
Trascinerà  il Paese, che non ha bisogno di “rivoluzioni” populiste nè di pulsioni autoritarie, ma urgente necessità  di una strategia per tornare a crescere, produrre ricchezza e occupazione, a offrire opportunità  alle donne e futuro ai giovani.
Questa è e sarà  la guerra delle prossime settimane.
Proprio per questo, in un momento così difficile, dobbiamo essere grati a Napolitano.
Senza il suo Presidente, l’Italia sarebbe un’altra Repubblica.
“Monocratica”, non più democratica.

Massimo Giannini
(da “La Repubblica“)

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CASO RUBY: IL PDL PENSA AL “CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE”, MA LA CONSULTA GIA’ FA SAPERE CHE E’ INAMMISSIBILE

Febbraio 20th, 2011 Riccardo Fucile

LE CERCANO TUTTE PER BLOCCARE IL PROCESSO… LA FINTA DESTRA DEI VIGLIACCHI A PAROLE “NON ASPETTA L’ORA DI PRESENTARSI DAVANTI AI GIUDICI NATURALI”, NEI FATTI SCAPPERA’ COME SEMPRE DAL GIUDIZIO GRAZIE AL VOTO IN AULA

Il legale del premier e senatore del Pdl Piero Longo lo ribadisce per l’ennesima volta: il Tribunale di Milano non è competente a giudicare sul “caso Ruby”.
Così tutti danno ormai per scontata l’intenzione della maggioranza di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Consulta.
C’è chi assicura che lo farà  la Camera, chi sostiene che lo farà  il governo. Intanto, il Pdl potrebbe presentare lunedì, in Giunta per le autorizzazioni, una iniziativa in tal senso nella quale si ribadirebbe l’incompetenza del tribunale di Milano.
E puntare su una sorta di braccio di ferro con l’Ufficio di presidenza di Montecitorio (passaggio obbligato per qualsiasi richiesta) dove il centrodestra è, almeno sulla carta, in minoranza.
L’obiettivo sarebbe di metterlo in competizione proprio con la Giunta dove Pdl e Lega invece avrebbero i numeri sufficienti per far passare la richiesta di conflitto: un via libera – si ragiona- del quale non potrebbe non tener conto l’organismo presieduto dal presidente della Camera.
Ma la Corte Costituzionale sembra voler mettere le mani avanti osservando, attraverso un suo autorevole esponente, che sulle questioni di giurisdizione possa decidere solo ed esclusivamente la Corte di Cassazione.
Lo prevede l’articolo 37 della legge n.87 del 1953: una norma piuttosto chiara nella quale, a proposito delle competenze della Consulta, dice che per le questioni di giurisdizione «restano ferme le norme vigenti».
Il che significa che è solo il codice di procedura penale a disciplinarle.
La Corte Costituzionale, si rammenta, potrà  intervenire nel caso in cui ci siano due istituzioni che rivendichino ognuna per sè lo stesso potere-prerogativa.
Ma il caso Ruby, si osserva, è un pò diverso.
Qui c’è la Camera che si è espressa per l’incompetenza del Tribunale di Milano, senza che poi quest’ultimo, ad esempio, abbia indicato a sua volta il Tribunale dei ministri come ufficio competente.
Fino a che insomma, non si ravviseranno due ‘litigantì non ci sarà  alcun conflitto da sollevare.
A meno che per ‘litigantè non passi la Camera che, prima con la Giunta per le Autorizzazioni e poi con l’Aula, aveva indicato competente il Tribunale dei ministri.
Nel caso di Abu Omar, ad esempio, fu il governo da solo a sollevare conflitto per togliere la competenza al procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro.
La Camera, comunque, sottolinea l’ex presidente Luciano Violante (Pd) potrebbe anche sentirsi privata del potere di dare o negare l’autorizzazione a procedere.
«E poi – incalza il senatore dell’Idv Luigi Li Gotti – basta anche con il tirare in ballo continuamente il ‘precedente Matteolì! Questo, infatti, riguardò la procedura adottata dal Tribunale dei ministri in quella determinata situazione. Ma il Tribunale dei ministri nel caso Ruby ancora non è stato investito di alcun processo. Quindi quelle che spara la maggioranza sono solo fandonie…».
La soluzione prospettata da alcuni esponenti del Pdl di sollevare comunque il conflitto alla Camera sembra poi una strada in salita anche perchè, nell’ufficio di presidenza di Montecitorio che deve valutare se accogliere o meno la richiesta per sollevare il conflitto di attribuzione, il centrodestra non ha la maggioranza.
I tecnici del Pdl, comunque, sono al lavoro anche su altri fronti.
È di queste ore la notizia secondo la quale si starebbe studiando anche una norma per rimodulare il reato della prostituzione minorile facendolo scattare solo in caso di “infra-14enni”.

(da “La Stampa“)

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TELEBAVAGLIO, UNA NUOVA ACCUSA DEI PM DI ROMA CONTRO BERLUSCONI: CONCUSSIONE E MINACCIA AL CORPO DELLO STATO

Febbraio 19th, 2011 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI ROMA HA CHIESTO AL TRIBUNALE DEI MINISTRI L’UTILIZZO DELLE INTERCETTAZIONI DEI DIALOGHI TELEFONICI TRA BERLUSCONI E IL COMMISSARIO DELL’AUTORITA’ GARANTE DELLE COMUNICAZIONI, IN CUI IL PREMIER CHIEDEVA DI INTERVENIRE PER CHIUDERE ANNO ZERO E ALTRE TRASMISSIONI A LUI SGRADITE

La Procura di Roma vuole procedere contro Silvio Berlusconi per concussione e minaccia a corpo dello Stato.
Il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare che il 3 febbraio 2011 il Procuratore capo Giovanni Ferrara ha firmato la richiesta di utilizzazione delle telefonate intercettate nel procedimento di Trani a carico di Berlusconi.
Sono le famose conversazioni dell’autunno caldo del 2009 tra il commissario dell’Autorità  Garante delle Comunicazioni, Giancarlo Innocenzi, e il premier rivelate all’opinione pubblica dal Fatto con uno scoop che è costato al nostro Antonio Massari una perquisizione e un’inchiesta per rivelazione di segreto. In quelle telefonate il commissario (già  sottosegretario del Pdl) era sottoposto a ripetute e crescenti pressioni per chiudere Annozero e gli altri talk-show sgraditi da parte del premier.
Per esempio, il 14 novembre del 2009 Berlusconi gli notifica: “Ho fatto l’altra sera nel corso della trasmissione Annozero una telefonata indignata al presidente dell’Autorità  Calabrò dicendogli: ‘Sta guardando la trasmissione? Ma è una cosa oscena quello che succede!’”.
Di fronte alle giustificazioni balbettanti di Innocenzi sui suoi limitati poteri, il Cavaliere ordina: “Adesso bisogna concertare che l’azione vostra (dell’Agcom, ndr) sia da stimolo e consenta alla Rai di dire: ‘Chiudiamo tutto””.
Un’altra telefonata rilevante per i pm romani è quella del 28 novembre.
Dopo la puntata di Annozero sul caso Mills, Berlusconi torna alla carica con Innocenzi: “È una cosa assurda questo Garante! Se voi     non riuscite nemmeno a intervenire e a dire che non si fanno i processi in televisione … ma che cazzo di organismo siete? Lasciate andare avanti una cosa del genere? Ma scusami che cazzo siete lì a fare?”.
Quando le intercettazioni vengono pubblicate dal Fatto nel marzo del 2009 esplode l’indignazione per un premier-magnate delle tv che tratta come un maggiordomo il commissario Agcom, nominato dal Parlamento, inamovibile per 8 anni e pagato 400 mila euro all’anno proprio per garantire la sua indipendenza.
Ma subito entrano in funzione i soliti ammortizzatori mediatici e giudiziari. L’indagine, come oggi Berlusconi chiede per il caso Ruby, finisce al Tribunale dei ministri, che potrà  condannare Berlusconi solo con l’autorizzazione del Parlamento.
Il Collegio dei reati ministeriali sente una decina di persone, compresi il Direttore generale della Rai Mauro Masi, Innocenzi e il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, poi passa la palla alla Procura di Roma che – per legge – deve formulare la sua richiesta: archiviazione o richiesta di rinvio a giudizio. La stampa amica preme per la prima ipotesi.
In questo clima, a sorpresa, la Procura di Roma trova il coraggio per vergare un provvedimento che va in senso opposto: quelle telefonate sono rilevanti penalmente.
Il procuratore Giovanni Ferrara, l’aggiunto Alberto Caperna e i due sostituti Roberto Felici e Caterina Caputo con il loro atto del 3 febbraio scorso ne chiedono l’utilizzazione contro il presidente Silvio Berlusconi.
La richiesta di utilizzazione delle telefonate non è ovviamente una condanna, nè è equiparabile alla richiesta di rinvio a giudizio, ma certamente questo atto — tutt’altro che scontato — delinea una valutazione positiva della sostenibilità  dell’accusa in un eventuale giudizio.
La stessa Procura di Roma ha     spiegato, infatti, in un altro procedimento a carico di Berlusconi (quello per la corruzione dei senatori per dare la ‘spallata’ a Prodi nel 2007) che la richiesta alla Camera è necessaria solo per usare le telefonate contro un parlamentare e non serve invece per usarle in suo favore.
Se i pm avessero voluto archiviare l’indagine nata a Trani lo avrebbero fatto subito senza chiedere il permesso a nessuno.
C’era anche una terza possibilità : la Procura avrebbe potuto chiedere subito il rinvio a giudizio senza chiedere di usare le intercettazioni.
Un’opzione scartata perchè l’accusa perderebbe vigore senza gli audio della voce imperiosa del premier che intima di chiudere Annozero a un Innocenzi balbettante.
I pm di Roma con questo atto di fatto sposano la tesi del collega di Trani.
Dal 3 febbraio 2011 quattro magistrati romani, compreso il capo dell’ufficio, condividono il     lavoro del coraggioso magistrato pugliese Michele Ruggi
ero, che ha alzato il velo sui traffici telefonici tra Masi, Innocenzi e Berlusconi. In questo triangolo delle Bermuda dovevano scomparire per sempre dagli schermi le voci ostili al Cavaliere.
Una strategia recentemente riattivata con gli stessi strumenti adottati allora, a partire dal regolamento che vieta di raccontare i processi in tv.
Era questa l’arma letale vagheggiata dal Cavaliere     e da Innocenzi nelle intercettazioni per bloccare le puntate di Annozero sui processi a Cosentino e Dell’Utri.
Ed è sempre quel regolamento a essere stato riesumato ora dal Direttore generale Mauro Masi nella sua telefonata ‘dissociata’ ad Annozero per il caso Ruby.
Proprio quando l’assedio ai talk show politici riparte, la magistratura batte finalmente un colpo.
Ora a ritenere che in quelle telefonate ci siano elementi di prova utili a contestare al presidente del consiglio Berlusconi una serie di reati gravissimi sono i vertici dell’ufficio più prudente e potente d’Italia.
Se il Tribunale dei ministri accogliesse l’impostazione della Procura di Roma, il premier rischierebbe un processo con accuse ancora più gravi di quelle formulate a Milano.
Accanto alla concussione, contestata anche nel caso Ruby (il più grave dei reati contro la pubblica amministrazione punito con la reclusione fino a 12 anni) nel caso Agcom c’è anche la minaccia a corpo dello Stato, punita con la reclusione fino a sette anni.
Il procuratore capo Giovanni Ferrara e l’aggiunto Alberto Caperna hanno passato ore a riascoltare le telefonate per interpretarne il senso e il tono delle parole del premier.
Dopo quattro mesi di riflessioni insieme ai due sostituti hanno deciso di spedire la richiesta di autorizzazione all’uso delle intercettazioni al Tribunale dei ministri.
Ora sarà  questo collegio composto da tre giudici estratti a sorte a decidere il destino del premier.
Il presidente del collegio Eugenio Curatola (giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Roma) e i due componenti Alfredo Maria Sacco (giudice civile a Roma) e Pier Luigi Balestrieri (giudice penale a Tivoli) certamente terranno in considerazione le valutazioni dei cinque pm.
Se confermeranno la linea della Procura, la parola passerà  alla Giunta e poi all’aula della Camera dei deputati.
Solo allora davvero si potrà  dire che a Roma c’è un ‘giudice rivoluzionario’.

Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SI RIUNISCONO I “RESPONSABILI” E FINISCE CHE SI METTONO LE MANI ADDOSSO PER LE POLTRONE

Febbraio 19th, 2011 Riccardo Fucile

MARTEDI SCORSO TRA SARDELLI E PEPE SI E’ ARRIVATI AL CONTATTO FISICO PER CHI DEVE FARE IL CAPOGRUPPO DEL PARTITO DEI VENDUTI…. RAZZI MINACCIA: “O MI DATE IL POSTO DI SEGRETARIO D’AULA O ME NE VADO”… E CHI ASPETTA UN POSTO FREME ED E’ IMPAZIENTE

Il passaggio di peones dal Pdl ai Responsabili per recuperare voti nelle commissioni più importanti di Montecitorio (Affari costituzionali e Bilancio, dove la maggioranza non c’è più e infatti non hanno dato parere sul decreto milleproroghe) si sta rivelando un’operazione ad altissimo rischio.
Mario Pepe, arrivato ai Responsabili dal Pdl nemmeno due settimane fa, prestato dal Pdl per permettere loro di arrivare alle venti unità  necessarie, ha quasi provocato una rissa in una riunione che si è tenuta martedì scorso.
La tensione è salita al massimo quando, a proposito di spartizione di poltrone, tema sempre all’ordine del giorno, l’ex forzista ha posto una questione dirimente: «Noi non riusciamo a prendere altri deputati da Futuro e libertà  perchè ci serve un capogruppo autorevole in grado di attrarre gli ex An. Al posto di Sardelli io candido Silvano Moffa…».
A quel punto Pepe si è arrivati quasi al contatto fisico con la componente di Noi Sud.
Ma Pepe ha tenuto il punto fino a ottenere lo scrutinio segreto per l’elezione del capogruppo che è stata fissata per mercoledì prossimo.
Quel giorno, dunque, sarà  lanciata la Grande lotteria dei Responsabili. con ricchi premi e cotillns,   salvo che non scorra invece già  il sangue.
Spettacolo da non perdere.
Pepe è deciso a giocare tutte le sue carte e, per rafforzare la sua microcorrente, si è fatto raggiungere da altri due ex forzisti: Paolo Guzzanti e Giancarlo Lehner.
Poi ci sono gli incerti.
Come l’ex dipietrista Antonio Razzi che, nella stessa infuocata riunione, ha minacciato di andarsene se non gli verrà  dato il posto di segretario d’aula a Montecitorio.
Anche l’uomo della dentiera nuova insomma vorrebbe capitalizzare qualcosa di più a breve.
E come lui sono sul piede di guerra tutti coloro cui è stato promesso un posto da viceministro, sottosegretario, presidente di qualcosa.
Una situazione che riflette l’incertezza che più in generale regna nella cabina di regia di tutta la maggioranza, soprattutto in materia di giustizia.
Non solo sulla cosiddetta Grande Riforma, per l’ennesima volta annunciata ieri dal ministro Alfano, ma anche sulla reintroduzione della immunità  parlamentare.
Si pensi che uno degli avvocati-parlamentari un tempo più vicini al premier considera del tutto impraticabile il testo presentato da oltre 100 deputati Pdl. «Perchè – spiega – subordinerebbe al sì del Parlamento anche le indagini per omicidio».
Difficile, in effetti, vincere un referendum confermativo sulla licenza di uccidere.

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GUZZANTI PATETICO: DATO CHE NON EMERGE UN ANTI-BERLUSCONI ALLORA E’ MEGLIO APPOGGIARE IL PREMIER

Febbraio 19th, 2011 Riccardo Fucile

PER LA SERIE “NON C’E’ LIMITE ALL’INDECENZA” L’AUTORE DI “MIGNOTTOCRAZIA” DICHIARA “SU SILVIO NON CAMBIO IDEA, MA ORA NON HO ALTERNATIVA”: QUINDI MEGLIO VOTARE A SUO FAVORE…ED ENTRA NEL PARTITO DEI VENDUTI PER “SCONGIURARE LE ELEZIONI”…O FORSE PER FARSI RINNOVARE IL CONTRATTO DI COLLABORAZIONE SU “IL GIORNALE”?

Paolo Guzzanti torna ad appoggiare il governo dell’ex odiato Silvio.
A darne notizia per primo è Luciano Sardelli, capogruppo di ‘Iniziativa responsabile’:
‘”E’ con grande soddisfazione personale e politica che accogliamo l’onorevole Guzzanti come indipendente liberale nel nostro gruppo, sicuri che porterà  uno straordinario contributo culturale e politico alla nostra attività  parlamentare”.
Venduto più, venduto meno…
E appena la notizia esce, lui subito si giustifica con alcuni sms ai colleghi e amici che gli chiedono spiegazioni:   “Fallito il terzo polo, in totale assenza di qualsiasi alternativa, la priorità  è scongiurare le elezioni anticipate per preparare il dopo. Mantengo e ribadisco tutto su ‘mignottocrazia’: putinismo, paralisi del parlamento, legge elettorale. Nessuno sconto, nessun ripensamento”.
E ancora: “Oggi Silvio Berlusconi rivincerebbe con la stessa legge elettorale. Prima si deve rifare la legge, poi si vota. Avevamo lanciato un referendum. Chi sarebbe oggi l’alternativa di massa a S.B.? Non c’è. Allora per ricostruirla occorre ripartire da zero e intanto va affrontata la crisi economica. C’è un governo alternativo? No. Un leader alternativo? No. Se si vota oggi siamo punto a capo peggio di prima. L’antiberlusconismo puo essere una posizione etica ed estetica ma politicamente da sola è zero.”
Alle 17 esce un post sul suo blog “Ecco perchè oggi ho aderito al gruppo di ‘Iniziativa responsabile’.
Le spiegazioni sono le stesse fornite dagli sms.
“Ho deciso oggi di aderire come indipendente liberale a ‘Iniziativa responsabile’, un gruppo eterogeneo che fornisce sostegno sufficiente al governo per evitare elezioni anticipate”, scrive Guzzanti illustrando i motivi della sua scelta.
Primo, “il congresso milanese del Fli e prima ancora il convegno di Todi del terzo polo, cui ho aderito con grande entusiasmo”; secondo, il fatto che ”a me, giornalista da mezzo secolo, è stato impedito di scrivere”.
Sia dai giornali di destra, Feltri in primis, sia dalla stampa di sinistra con il messaggio “noi non ti vogliamo non perchè tu sia stato berlusconiano, ma a a causa della Commissione Mitrokhin”.
Poi “l’atto di coraggio e onestà ” di Sallusti che pubblica le due lettere su il Giornale“.
Ecco il motivo della svolta: “E’ accaduto che per la prima volta sul Giornale della famiglia Berlusconi si sia parlato apertamente di mignottocrazia, delle frequentazioni inaccettabili con Putin, della schifosa legge elettorale. Dunque, riassumendo: non sono diventato o tornato berlusconiano e se fosse stato per me, con la sfiducia del 14 dicembre avremmo potuto avere un governo alternativo che però non c’è stato e non c’è. Dunque, palla al centro”.
Sono quindi bastate un paio di lettere pubblicate da Il Giornale per convincere Guzzanti a buttare alle ortiche tutti i motivi di dissapore con il premier o perlomeno accantonarli.
Motivi espressi con chiarezza in due libri che avevano definitivamente segnato la rottura con Berlusconi: Mignottocrazia e Guzzanti Vs Berlusconi (entrambi ed. Aliberti).
Libri che a modo loro hanno fatto storia, il primo per aver inventato il termine per indicare il meccanismo di reclutamento di veline, soubrette senz’arte nè parte approdate alla corte di Re Silvio per meriti non certo politici; il secondo dove Guzzanti rimprovera al presidente del Consiglio “di non aver voluto e saputo fare quel che aveva promesso, ciò che gli ha consentito di arraffare i voti di milioni di italiani affamati di libertà . Il ritratto di un uomo che non sopporta critiche, Costituzioni, Parlamenti, partiti, opposizioni, dipendenti non adoranti e che prostituisce la donna italiana con ignobili messaggi mignottocratici”, scriveva Guzzanti sul suo blog ‘Rivoluzione italiana’.
Poi le lettere pubblicate da Alessandro Sallusti.
Forse esistono due elementi integrativi che Guzzanti dovrebbe spiegare.
In primis il suo contratto da migliaia di euro con “il Giornale” era in scadenza e vogliamo scommettere che gli è stato rinnovato e magari incrementato?
In secondo luogo perchè è cosi tanto interessato a far proseguire la legislatura ad ogni costo? Forse per lo stipendio e per non perdere la pensione?
Bastava dirlo e avrebbe evitato figure da pataccaro.

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