Giugno 8th, 2017 Riccardo Fucile
IL M5S NON STA AI PATTI E VOTA SI’ A UN EMENDAMENTO DELLA FORZISTA BIANCOFIORE (CON PARERE CONTRARIO DEL CAPOGRUPPO BRUNETTA)… IL VOTO ERA SEGRETO MA PER UN ERRORE DEL COMPUTER DELLA CAMERA VIENE VISUALIZZATO PER QUALCHE SECONDO: I FRANCHI TIRATORI SONO 82 GRILLINI E 59 PARLAMENTARI DI CENTRODESTRA
Questa mattina la maggioranza è andata in frantumi sulla legge elettorale. 
A certificarlo è l’esito della votazione su un emendamento di Forza Italia che riguarda le minoranze linguistiche in Trentino Alto Adige che è passato nonostante il parere contrario della commissione.
L’emendamento era stato presentato da Michaela Biancofiore (FI) ed è passato con 270 sì, 256 no e un astenuto. Durante la votazione segreta però per un disguido tecnico il tabellone luminoso della Camera ha mostrato i voti come se fosse a scrutinio palese.
La foto mostra come dai banchi del 5 Stelle ci sia una selva di voti favorevoli.
Al contrario dalla parte del PD i voti sono quasi tutti contrari. Fa eccezione — a sinistra — il voto favorevole dei parlamentari del gruppo di MPD Articolo 1.
Ora a causa di quell’errore tecnico è molto semplice vedere chi ha votato a favore e chi ha votato contro.
Ma Alessandro Di Battista riesce a confezionare un capolavoro per spiegare ai suoi elettori quello che è successo secondo lui.
In un post su Facebook Di Battista prima scrive che l’emendamento era stato presentato da Riccardo Fraccaro, cosa non è vera perchè ad essere stato votato era quello della Biancofiore.
Che però è di FI e sappiamo che il MoVimento ha qualche remora a farsi vedere d’accordo con la vecchia politica.
Si passa alla fantasiosa spiegazione sul perchè l’emendamento è passato. In Commisisone i partiti che sostengono la legge si erano accordati per il voto contrario. In Aula invece Fraccaro — che aveva presentato un emendamento identico a quello della Biancofiore — lascia intendere l’appoggio del suo gruppo all’emendamento.
Per Di Battista “l’hanno votato tantissimi del PD”.
Ora basta guardare il tabellone per vedere che a sinistra del banco della Presidenza i voti sono tutti rossi (ad eccezione di quelli di MPD).
Luigi Di Maio, Roberto Fico e Daniele Toninelli hanno tutti votato sì all’emendamento.
A Di Battista però questa spiegazione non basta, ci deve essere anche qualcosa che faccia pensare ad un piano preordinato.
Ed ecco tornare fuori i franchi tiratori. Il portavoce del M5S ricorda come i franchi tiratori del PD già impallinarono Prodi nella corsa verso il Quirinale nel 2013. Ergo: sono stati di nuovo loro!
Eppure anche in questo caso Di Battista sta mentendo, perchè il tabellone non mente: il PD ha votato contro. Certo, c’erano alcuni assenti ma a far saltare l’accordo sono stati i Cinque Stelle
«La legge elettorale è morta»
Emanuele Fiano, relatore del provvedimento di legge dopo il voto in Aula ha detto “”La legge elettorale è morta, e l’hanno uccisa i 5 Stelle”.
Lorenzo Guerini a Montecitorio invece invita a fare una valutazione e a verificare le condizioni minime per andare avanti. Guerini ricorda che quello approvato è un emendamento che lo stesso M5S aveva bocciato in commissione e fa notare come “due terzi del gruppo M5S esultava nel momento del voto”.
Guerini ha chiesto a Roberto Fico di ritirare gli emendamenti del M5S “sennò è complicato andare avanti”. Fico però ha risposto “impossibile”.
Complessivamente sono 59 i franchi tiratori che hanno fatto approvare i due emendamenti identici presentatida Riccardo Fraccaro e Michela Biancofiore sulla circoscrizione del Trentino sui quali la Commissione aveva espresso parere contrario. Secondo i tabulati la maggioranza allargata composta da Forza Italia (46), Lega Nord (18), PD (246) e M5S (82) avrebbe avuto complessivamente a disposizione 392 voti (calcolando solo i parlamentari partecipanti al voto). A questi vanno aggiunti i 5 deputati delle minoranze linguistiche. Toale: 397 voti.
Togliendo gli 82 voti del M5S che aveva annunciato il voto a favore all’emendamento Biancofiore/Fraccaro (seppure contro il parere del relatore di maggioranza) restano 315 deputati. I voti contrari però sono stati 256 quindi al conto mancano 59 voti.
Sono quei 59 che hanno affossato la legge elettorale.
Certo se gli 82 pentastellati avessero votato con la maggioranza come da accordi gli emendamenti non sarebbero passati perchè la maggioranza di 270 si sarebbe ridotta a 188 voti.
Ma quindi dove stanno i franchi tiratori? Guardando il tabellone si direbbe non nel PD. I voti verdi sono infatti quasi tutti nell’area dove siedono i deputati del M5S e del centrodestra.
(da “NextQuotidiano“)
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Giugno 7th, 2017 Riccardo Fucile
GRILLO IN DIFFICOLTA’ CI RIPENSA: “RIVOTINO GLI ISCRITTI”… 209 EMENDAMENTI PRESENTATI, SU UN CENTINAIO VOTO SEGRETO… PD. “SE IL M5S SI SFILA ALLORA SALTA TUTTO”
Cento ostacoli per il primo sì alla legge elettorale. 
I piccoli partiti che osteggiano il patto a quattro sulla riforma in chiave “tedesca” riescono a strappare cento votazioni segrete su altranti emendamenti.
Sono 209 quelli depositati che da oggi sono messi in votazione nell’aula di Montecitorio, dopo la discussione generale svolta in un emiciclo semideserto.
Sarà una corsa contro il tempo: il Partito Democratico ha fatto sapere che sarebbe disponibile ad accogliere la richiesta dei Movimento 5 Stelle di fissare il voto finale sulla legge elettorale lunedì 12 giugno.
Una data che ha fatto scattare la voce di un rinvio: “Nel nostro programma abbiamo chiaramente scritto che i giorni di Aula” dedicati alla legge elettorale “erano il 6,7 e 8 giugno e nella settimana successiva per un eventuale seguito dell’esame della legge elettorale ove esso non sia stato già concluso. È scritto tutto. Non emerge nulla che andrebbe contro la capigruppo”, ha precisato la presidente della Camera Laura Boldrini.
Si parte col voto sulle questioni pregiudiziali opposte da centristi e Mdp, poi via con gli emendamenti.
Franchi tiratori in azione.
E già al primo voto si registra il primo ‘caso’: “Nelle pregiudiziali ci sono stati 100 voti in meno rispetto alla sommatoria dei 4 gruppi, vi ricordo cosa accadde quando furono 101…”. ha detto il capogruppo dem Ettore Rosato all’assemblea del Pd alla Camera.
“Sono sicuro – ha aggiunto – che saranno importanti i primi voti, noi abbiamo la responsabilità di tenere duro fino in fondo”.
A conti fatti e al netto dei deputati in missione, alla maggioranza che sostiene la riforma della legge elettorale, sono mancati 66 voti sulle pregiudiziali, a quanto risulta dalla lettura dei tabulati della votazione segreta.
Voto segreto mette a rischio il patto.
Sebbene il fronte di Pd, Forza Italia, Cinque stelle, Lega e Sinistra italiana cerchi di restare compatto, i franchi tiratori annidati negli stessi gruppi dei leader che hanno siglato l’accordo e scritto la legge sembrano materializzarsi nel segreto dell’urna della Camera, costringendo a sostanziali o parziali modifiche del testo.
Sono un centinaio le votazioni segrete chieste, come prevede il regolamento di Montecitorio, da trenta deputati o da uno o più presidenti di gruppi che rappresentino appunto almeno quel numero di parlamentari.
Grillo in difficoltà : “Nuove votazioni online per iscritti M5s”.
Intanto M5s annuncia sul blog di Beppe Grillo di lavorare a modifiche, soprattutto per il voto disgiunto, dicendo che la legge che uscirà dal dibattito in Parlamento dovrà essere rivotata dagli iscritti, mettendo così a rischio il patto.
Ultimatum Pd.
Rosato è stato perentorio ad apertura dell’assemblea dei deputati dem: o i quattro partiti votano compatti sulla riforma elettorale o il Pd tornerà alla sua proposta, il Rosatellum. E più tardi, sulla scelta di Grillo di dare l’ultima parola agli iscritti, dice che il Partito democratico, rispettando le procedure interne al Movimento, è disposto “a venire incontro a questa esigenza”, pertanto “si voterano tutti gli emendamenti e gli articoli della riforma elettorale in questi giorni, ma il voto finale, se la presidente della Camera sarà d’accordo, si farà lunedì”.
Ma lancia un monito: “Avvertiamo però che o il testo è quello concordato dai 4 partiti oppure non c’è blog che tenga, fuori da quel testo non c’è la possibilità di fare la legge elettorale. Ricordo infatti che il Pd ha fatto i passi più lunghi per scrivere le regole insieme, perciò non accettiamo atteggiamenti di preponderanza da parte di nessuno – chiarisce Rosato – non è che il blog condiziona il Parlamento, il blog condiziona il voto finale dei 5 stelle”.
Anche l’area Orlando mette le mani avanti: “Le regole devono valere per tutti. Lealtà da parte nostra se i 4 contraenti rispettano i patti”, il senso degli interventi degli orlandiani. Se M5S non ritira i suoi emendamenti, salta l’accordo e “per noi -si spiega- non c’è più vincolo di maggioranza Pd”.
Voto anticipato, Calenda dice ‘no’.
Intanto, al fronte contrario al voto anticipato in autunno si iscrive anche il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: “Penso che le elezioni a settembre siano un errore perchè questo Paese ha bisogno di un pò di calma, far finire le riforme che non derivano da me ma dal governo Renzi, di fare una Finanziaria seria, finire di mettere a posto la questione delle banche che è una questione complessa e di fare una legge elettorale che ci riporti indietro nel tempo. Il rischio per il Paese è serio”.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 6th, 2017 Riccardo Fucile
BINDI E FINOCCHIARO VERSO L’ADDIO… I TORMENTI DEI GRILLINI ORTODOSSI… BOSSI E ALTRI EX LEGHISTI IN LISTA CON BERLUSCONI… DE MITA E POMICINO PER UN NUOVO CENTRO
Le elezioni sembrano avvicinarsi. E nei palazzi della politica, tra un comma e l’altro della nuova legge elettorale, si fanno sempre più insistenti i rumors su chi rientrerà nel prossimo Parlamento e chi, invece, è arrivato a fine corsa.
Tra gli entranti ci potrebbero essere sorprese che portano i nomi di Ciriaco De Mita e Paolo Cirino Pomicino.
Insieme ad altri big della vecchia Dc, e grazie al ritorno del proporzionale, stanno tentando di rimettere in piedi un partito di centro che dovrebbe chiamarsi «Popolari e liberali».
«Il cattolicesimo politico è nato in Italia con Sturzo, possibile che solo da noi debba sparire?», si chiede Pomicino. Che si definisce l’”Ultimo dei Mohicani” per essere uscito dal Parlamento nel 2008: l’ultimo appunto di quella generazione di democristiani.
E spiega: «Io e Ciriaco siamo piuttosto agèe, e l’obiettivo dell’operazione non è certo la nostra candidatura, ma il recupero di una cultura politica».
Nel nuovo centro, che dovrebbe comprendere anche Angelino Alfano (Stefano Parisi invece se n’è chiamato fuori), potrebbe tornare, sempre che la lista superi il 5%, anche Clemente Mastella, oggi sindaco di Benevento. Mentre è in forse la candidatura di Denis Verdini che avrebbe confidato ad alcuni amici (ma poi ha smentito) la volontà di restare fuori dalle Camere per dedicarsi ai suoi processi.
Restando nell’orbita (presente o passata) di Berlusconi, è assai probabile l’arrivo in Senato di Adriano Galliani. L’ex ad del Milan, dopo il passaggio ai cinesi della squadra rossonera che ha guidato per 31 anni, ha confidato di essere in deficit di adrenalina ed è sempre più assiduo alle riunioni politiche ad Arcore. «Non mi sono annoiato neppure un minuto», ha raccontato agli amici come riferito ieri da Monica Colombo sul Corriere della sera.
A sinistra si annuncia il clamoroso ritorno di Massimo D’Alema: dopo il ritiro a denti stretti nel 2013, quando Bersani lo sacrificò sull’altare della rottamazione, l’ex premier potrebbe candidarsi con Mdp, magari nel collegio di Gallipoli che per anni lo ha visto vincitore.
Nel Pd quasi certe le uscite di Rosy Bindi e Anna Finocchiaro. Entrambe, la prima con più nettezza, dopo diversi lustri hanno fatto capire di sentirsi a fine corsa.
Con loro ci sono oltre 50 eletti del Pd, in Parlamento dal 2001 o prima, che hanno superato i 15 anni di mandato e dunque hanno bisogno di una deroga per potersi ricandidare: tra questi ci sono nomi del calibro di Paolo Gentiloni, Dario Franceschini, Beppe Fioroni, la ministra Roberta Pinotti, Marco Minniti, Vannino Chiti, Ermete Realacci, Giorgio Tonini, Ugo Sposetti.
Per Gentiloni la deroga è assicurata, per gli altri si vedrà .
Ma con una nuova legge elettorale alla prima prova, le sorprese potrebbero essere comunque dietro l’angolo. Nel 1996, ad esempio, Giorgio Napolitano, capolista in Campania per i Ds nel proporzionale, non fu eletto perchè la coalizione vinse un numero di collegi uninominali più alto del previsto.
Un meccanismo simile a quello di allora sta creando il panico nel M5S. In alcune regioni come Lazio e Campania, infatti, alcuni big non sono certi di riuscire a rientrare per l’affollamento di nomi eccellenti.
Tra i più inquieti vengono segnalati Paola Taverna, Roberto Fico, Roberta Lombardi e Carla Ruocco. In Sicilia invece il movimento potrebbe vincere più collegi dei seggi a disposizione. Mentre in Lombardia, dove i consensi sono più bassi della media, è difficile trovare il sistema per essere eletti al 100%.
Chi invece non trema è Umberto Bossi. In Parlamento ininterrottamente da trent’anni, il Senatur, anche se scartato da Salvini, può contare su un ripescaggio da parte di Berlusconi. L’ex Cavaliere sta pensando a un gemellaggio con una formazione di ex leghisti per drenare voti alla Lega nel Nord.
(da “La Stampa”)
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Maggio 18th, 2017 Riccardo Fucile
COLLEGI PER ALFANO MA ANCHE PER PISAPIA A PATTO CHE NON CANDIDI GLI EX PD… RENZI PUNTA ALL’APPROVAZIONE ENTRO L’ESTATE
Si chiama Rosatellum, prende il nome dal capogruppo Dem alla Camera Ettore Rosato ed è la proposta di legge elettorale che consente al Pd di tornare a dettare le carte sugli altri partiti, soprattutto sui piccoli, a destra e a sinistra, raccogliendo come può e siglando alleanze anche a macchia di leopardo.
Un po’ come faceva Forza Italia con il vecchio Mattarellum: con la Lega al nord, con An al sud.
Ma passando all’attualità , il modello è oltralpe: Emmanuel Macron in Francia, il neoeletto presidente francese che con sistema elettorale del tutto diverso — certo — sta formando il governo prendendo a destra come a sinistra e puntando a spaccare i partiti tradizionali per avere una maggioranza alle legislative di giugno.
Di questi tempi più francofilo che mai, Matteo Renzi ci prova e conta sull’ok del Parlamento entro l’estate. Ma come al solito c’è l’incognita della maggioranza in Senato.
Eccolo su Facebook: “Dopo mesi di rinvii, la Camera ha deciso di andare in aula il 29 maggio. Questo permetterà – per regolamento – di avere tempi contingentati e di approvare la nuova legge nei primi giorni di giugno. Come Partito Democratico lanciamo un appello a tutti gli altri: per favore, non perdete altro tempo. Diteci dei no o dei sì, fate emendamenti, avanzate controproposte. Ma non rinviate ancora la data del 29 maggio. Sono passati ormai quasi sei mesi dal referendum: per favore, non prendete in giro i cittadini. Il Pd offre serietà ma chiede rispetto per gli italiani”.
Chi la osserva da fuori Pd, come Arturo Scotto di Mdp, dice in Transatlantico che il Rosatellum è un meccanismo “con il massimo della torsione maggioritaria e il minimo di governabilità . Una sorta di pesca a strascico…”.
Certo, il 50 per cento di maggioritario con il 50 per cento di proporzionale la governabilità non è assicurata, ma la soglia di sbarramento al 5 per cento ‘strozza’ i piccoli partiti.
Scotto effettivamente sente puzza di bruciato. E non ha torto. L’idea che ispira il Rosatellum è di siglare alleanze a livello di collegio e a seconda del territorio, distribuire collegi di elezione sicura ad Alfano ma anche a Mdp, a patto che i candidati non siano ex Pd: da Bersani a D’Alema a Speranza.
Altrimenti provino a superare il 5 per cento da soli, dicono dal Nazareno in una giornata caldissima, forse decisiva sul fronte della legge elettorale.
Il meccanismo è simile a quello per l’elezione del sindaco e dei consigli comunali.
C’è un candidato di collegio per la quota maggioritaria e ci sono delle liste bloccate a lui collegate per la quota proporzionale, liste corte, ognuna con quattro candidati. L’elettore può scegliere se votare il candidato di collegio e una lista a lui collegata oppure uno dei due.
Se vota solo il candidato di collegio, vota solo per la quota maggioritaria. Se vota una delle liste collegate, automaticamente il suo voto va anche al candidato di collegio. Proprio come per i sindaci.
Unica differenza è che il Rosatellum non permette il voto disgiunto: tra lista e candidato di collegio. E rispetto al Mattarellum (75 per cento maggioritario, 25 per cento proporzionale), prevede una scheda unica per il Senato e una per la Camera.
“Per l’assegnazione dei seggi il sistema favorisce la creazione di una maggioranza – dice il costituzionalista Stefano Ceccanti – Nei collegi è eletto il candidato che arriva primo. Nella parte relativa alle liste si entra con la proporzionale solo superando il 5%. Il 50% di collegi uninominali e la significativa soglia di sbarramento favoriscono la crazione di una maggioranza anche se non la garantiscono. Tuttavia a differenza del vigente sistema alla Camera il testo è più flessibile perchè con quello di oggi o la va (qualcuno arriva al 40% e prende il premio) o la spacca (se nessun ci arriva c’è la proporzionale quasi pura con sbarramento al 3%). Qui invece una sovrarappresentazione di chi arriva primo c’è in tutti i casi. Con i vincoli dati, dopo il referendum e la sentenza della Corte, è un sistema migliorativo sia per la formazione di una maggioranza sia perchè evita le preferenze che nel voto politico sono la scelta più devastante”.
Stavolta si fa sul serio? E’ questo l’input che arriva dal Nazareno ai gruppi Pd in Parlamento.
Alla Camera il presidente della prima commissione Andrea Mazziotti, relatore del testo base ritirato per via del no del Pd, cede il testimone al Dem Emanuele Fiano. Sarà lui il relatore del Rosatellum. Inizialmente al quartier generale di Renzi la prendono come una ‘croce’: avrebbero preferito non avere la responsabilità diretta del coordinamento sulla legge elettorale. Ma il Rosatellum sembrerebbe aver rotto gli indugi, nella stessa giornata di oggi.
I Dem contano di approvarlo alla Camera entro le prime due settimane di giugno con i voti della Lega, Ala, Autonomie, che si sommerebbero ai 282 deputati del Pd.
Anche se non sfugge che Forza Italia punti ad allungare i tempi. “Potrebbero slittare. Chiederemo tutto il tempo che serve…”, avverte Paolo Sisto.
Ma il partito di Berlusconi invia segnali contrastanti al Nazareno: come spesso succede, dal gruppo del Senato sono più disponibili.
Anche se Palazzo Madama resta il suk della maggioranza: un tunnel buio che non assicura nulla, nè voti e nè che il testo di legge esca così come è entrato.
Comunque, al Senato i Dem contano di avere 148 voti circa sul Rosatellum, cioè la somma di Pd, Lega, Autonomie e Ala. “Ma un’altra dozzina dovrebbe arrivare da Forza Italia o da Mdp…”, segnala una fonte Dem.
A Palazzo Madama circolano voci sulla nascita di un nuovo gruppo parlamentare di centrodestra in appoggio alla legge elettorale del Pd. Ne parla apertamente il fittiano ed ex forzista Rocco Palese: “Ci sono voci consistenti sulla nascita di un nuovo gruppo al Senato a sostegno della legge elettorale”.
Gaetano Quagliariello di ‘Idea’ dice di non avere “alcuna intenzione di fare un nuovo gruppo per accordarmi col Pd”. Lo stesso Rosato declassa il tema a “bufala”.
Ad ogni modo, il senatore renzianissimo Andrea Marcucci è certo che “in Senato la legge elettorale proposta dal Pd si farà strada.
È l’unica alternativa praticabile alle sentenze della Consulta o alla palude da Prima Repubblica vagheggiata dal M5s. L’obiettivo è avere un nuovo sistema entro l’estate, una legge Elettorale che tenga insieme governabilità e rappresentatività . Sono certo che i gruppi a Palazzo Madama non si faranno scappare l’ultima possibilità di avere voce in capitolo sul tema”.
Ma i Dem non escludono che fino alla fine i voti possano arrivare anche da Articolo 1- Movimento democratici e progressisti, il nuovo gruppo nato dalla fusione degli ex Pd con gli ex di Sinistra e libertà .
“Potrebbero spaccarsi sul Rosatellum”, prevede una fonte Dem. “In quanto dovranno scegliere se accettare qualche candidatura di collegio oppure se andare da soli e provare a superare il 5 per cento…”.
Va da sè che l’offerta Dem non vale per gli ex Pd, ma si rivolge a Giuliano Pisapia e i suoi, come tra l’altro ha detto in chiaro Renzi due settimane fa. Scotto intanto chiude: “Primo: non ci piacciono le liste bloccate, anche se corte. Secondo: noi in un’alleanza con Alfano non ci stiamo”.
E Alfano ci sta col Pd? Al Nazareno contano di superare le perplessità del ministro degli Esteri offrendo anche a lui alcuni collegi di elezioni sicura. “Se poi vuole aprire una crisi di governo perchè non gli piace la soglia del 5 per cento, faccia pure — dice una fonte Dem — Tanto siamo a fine legislatura”.
E in questo caso si andrebbe al voto in autunno, appena approvata la legge elettorale prima dell’estate: sogno di Renzi, convinto che il M5s in realtà non voglia andare al voto anticipato. “Ma Alfano non aprirà alcuna crisi…”, sono certi al quartier generale del Pd.
Da stasera via al nuovo round in commissione Affari Costituzionali di Montecitorio.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 17th, 2017 Riccardo Fucile
303 COLLEGI, PROPORZIONALE E NIENTE SCORPORO
303 deputati eletti in altrettanti collegi uninominali, altrettanti eletti con metodo proporzionale senza meccanismo di scorporo in circa 80 circoscrizioni sub regionali, in listini bloccati di quattro nomi.
Questa l’architettura della proposta del Pd sulla legge elettorale, denominato Rosatellum, dal nome del capogruppo Ettore Rosato.
Nell’ottica di una possibile approvazione di questo testo, il Pd ottiene come relatore della legge elettorale Emanuele Fiano.
Fiano prende il posto del centrista Andrea Mazziotti. “Ringrazio tutti i gruppi – ha detto Mazziotti – che mi hanno chiesto di rimanere come relatore, ritengo però che il Partito Democratico si sia assunto la responsabilità di portare avanti la propria proposta con altri gruppi. E quindi nomino come relatore Emanuele Fiano, capogruppo del Pd in commissione”.
Il testo che l’Ansa ha visionato, sarà presentato in Commissione Affari costituzionali della Camera dal relatore.
La proposta Pd è molto diversa dal sistema tedesco, ma appartiene a quelli che in gergo tecnico sono chiamati “grabensystem” (sistema a fossato), con una netta separazione tra parte maggioritaria e parte proporzionale.
La proposta non modifica il metodo proporzionale per eleggere i 12 deputati esteri, e conferma i collegi uninominali per il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta.
I 606 deputati restanti vengono appunto eletti per la metà in collegi uninominali a turno unico, e per metà con metodo proporzionale in listini bloccati di massimo quattro candidati, come era per il Mattarellum.
La sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale che ha bocciato il Porcellum ha detto che le liste bloccate sono ammissibili purchè corte perchè permettono la conoscibilità dei candidati. Di qui la scelta di limitare a quattro i nomi.
Questo comporta che le circoscrizioni siano più piccole delle 23 del Mattarellum: saranno tra le 80 e le 100 (come i collegi dell’Italicum) e su questo c’è una delega al governo a disegnarle.
L’altro aspetto che accentua il sistema a fossato, cioè la separazione tra maggioritario e proporzionale, e l’assenza dello scorporo, che invece era presente nel Mattarellum: questo meccanismo sottraeva (scorporava) i voti presi dai partiti nei collegi da quelli della parte proporzionale, così da favorire i piccoli partiti. Nel Rosatellum il proporzionale è puro.
Quanto alla soglia essa è indicata nel 5% su base nazionale, mentre nel Mattarellum era al 4% e nell’Italicum al 3%.
La scheda che avrà l’elettore sarà unica, in questo uguale allo “stimmzettel” tedesco: sulla sinistra dovrà barrare il nome dei candidato del collegio uninominale e sulla sinistra apporre una croce sul simbolo del partito.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 12th, 2017 Riccardo Fucile
ITALICUM CORRETTO O SISTEMA TEDESCO: VANTAGGI E SVANTAGGI DELLE DUE RIFORME ELETTORALI IN CAMPO
Due sistemi di voto assai diversi, sostenuti da due blocchi parlamentari trasversali: così si gioca il risiko della legge elettorale in queste ore.
Tedesco o Italicum corretto, ecco è il dilemma, che si traduce nella sfida finale tra proporzionale o maggioritario.
Con un’avvertenza: il campo è fluido ed è chiaro che un patto tra Pd e Lega è fragile almeno quanto quello tra Movimento cinque stelle e Forza Italia.
Arrivare a una riforma, insomma, resta un’impresa.
Di seguito, i due meccanismi elettorali a confronto, quali forze favoriscono e chi li sostiene
Il sistema tedesco e l’asse Renzi-Verdini-Salvini
Il modello che guarda a Berlino punta a mantenere un’impronta maggioritaria attraverso i collegi uninominali, con i quali si sceglie il 50% dei seggi.
Cosa significa? Che l’elettore, come con il Mattarellum, potrà scegliere nel proprio collegio il candidato unico messo in lista dai partito.
Una spinta, appunto, maggioritaria, che favorisce di norma le due forze o i due schieramenti più consistenti (Pd e M5S, allo stato), ma anche i partiti “regionali” radicati in alcune zone del Paese (ad esempio la Lega che, non a caso, sostiene questo schema).
Sfavorite, invece, le forze intermedie, che difficilmente ottengono seggi, pur racimolando consensi a doppia cifra (Forza Italia infatti è ferocemente ostile).
Proprio questi partiti “medi”, però, potranno ottenere seggi attraverso la quota dedicata alla ripartizione proporzionale degli scranni: nel Mattarellum era il 25%, con questo “Verdinellum” in salsa tedesca si passa al 50%.
Il meccanismo prevede anche alleanze pre-elettorali per chi preferisce correre in coalizione (conviene, soprattutto alle forze meno consistenti) e soglie di sbarramento di media entità , difficilmente superiori al 5%. Non è stato chiarito se il sistema tedesco introduca anche un premio di governabilità .
Il sistema dell’Italicum corretto e l’asse M5S-FI-piccoli partiti
E’ il percorso apparentemente più semplice, ed è stato proposto dal presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Andrea Mazziotti.
Non gode del consenso del Pd, ma di quello di Beppe Grillo e Silvio Berlusconi. Prevede di esportare il sistema elettorale della Camera — così come è stato corretto dalla Corte costituzionale — anche al Senato: si tratta di un proporzionale senza ballottaggio e con un premio di maggioranza alla lista fissato al 40%.
E’ più o meno lo stesso sistema proposto dai cinquestelle, il cosiddetto Legalicum, che infatti lo sponsorizzano. Se nessuno raggiunge quella soglia, la ripartizione dei seggi è totalmente proporzionale, con una soglia di sbarramento al 3%, o fissata comunque a metà strada tra il 3% della Camera e l’attuale 8% del Senato. Quest’ultimo aspetto, oltre all’impianto fortemente proporzionale (difficile immaginare in un quadro tripolare o quadripolare che una forza possa raggiungere da sola il 40% dei consensi) attira il sostegno dei piccoli partiti (Ncd e centristi, ma anche la galassia alla sinistra del Pd).
L’intero territorio è ripartito in 100 maxi collegi alla Camera, con capilista bloccati (meccanismo che piace “storicamente” a Silvio Berlusconi, contrario invece alle preferenze), e in collegi ancora più grandi al Senato.
L’Italicum corretto è gradito ai grillini perchè assicura alla forza che si classifica prima di ottenere dal Colle l’incarico a cercare alleanze parlamentari e a formare un governo.
Esecutivo che, con ogni probabilità , sarà appunto di coalizione o addirittura frutto di larghe intese post elettorali.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 5th, 2017 Riccardo Fucile
TRACCE RINVENUTE NEL BAGNO DEI DEPUTATI, VICINO ALL’AULA
Tracce di cocaina nel bagno (maschile) dei deputati, appena fuori dall’aula di Montecitorio. Subito prima di un’importante votazione.
Le ha trovate un giornalista inviato da FQ Millennium, il nuovo mensile di editoriale Il Fatto spa in edicola da domani sabato 6 maggio.
Il cronista ha condotto diversi test con salviettine Nark II a base di cobalto tiocianato acquistate in un negozio di Roma specializzato in dispositivi per indagini di polizia scientifica.
Il risultato positivo, confermato da una doppia prova con esiti identici, è stato ottenuto mercoledì 29 marzo 2017, nel momento in cui molti dei 400 deputati presenti si sono serviti della toilette dell’atrio appena prima di entrare in aula per una votazione relativa al testo di legge su magistrati e politica.
Le tracce dello stupefacente sono state rinvenute dalla mensola all’interno di uno dei bagni.
Quella stessa mensola, al mattino, era risultata negativa.
A scopo di documentazione sulla correttezza del test, il giornalista di Fq Millennium ha ripreso tutta la scena con uno smartphone.
Proprio alla Camera è ferma dal 25 luglio dell’anno scorso il testo firmato da oltre 200 deputati che legalizzerebbe il consumo ricreativo di cannabis, nei bagni della stessa istituzione si consuma droga pesante.
Una bella immagine della nostra classe politica…
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
PROPORZIONALE CON COLLEGI UNINOMINALI E SOGLIA DI SBARRAMENTO AL 5%
Il Partito Democratico e Forza Italia tornano a parlarsi. E la lingua scelta è il tedesco. Dopo il bagno di folla delle primarie il partito di Renzi starebbe mettendo a punto un sistema di legge elettorale che ricalca il sistema tedesco (proporzionale con collegi uninominali) con una soglia di sbarramento al 5%.
Un sistema che non dispiacerebbe a Berlusconi e che farebbe superare l’ipotesi di un accordo con il MoVimento 5 Stelle, che produrrebbe giocoforza una legge favorevole a Grillo.
Che si tratti di un cambio di strategia è indubbio.
Il 13 marzo scorso è stato depositato un ddl a prima firma del Dem Gian Mario Fragomeli che andrebbe nella direzione auspicata dai 5 Stelle: la proposta prevede un premio di maggioranza al 40% al primo turno ma, se nessun partito raggiunge la quota prestabilita, il premio scende al 37% al secondo turno, al quale accedono tutte le liste che superano il 20%.
E il premio si presenta come meno ‘schiacciante’ rispetto a quello dell’Italicum, consentendo a chi vince di arrivare al 52%.
Il sistema tedesco invece prevede il proporzionale con sbarramento al 5% con la possibilità del voto al candidato del collegio uninominale e soglia.
Il sistema tedesco, scrive l’ANSA, potrebbe trovare sponde inedite in Parlamento prevedendo il 50 per cento di collegi uninominali, il 50 per cento di quota proporzionale, una soglia al 5 per cento e nessun premio di maggioranza: «Massimo D’Alema, per dire, è un estimatore di antica data del sistema di Berlino ma alla luce della scissione bisognerà vedere se MDP sarà favorevole. Anche Silvio Berlusconi è storicamente un fan della legge ma ha due motivi per frenare: non accelerare la fine della legislatura in attesa della sentenza di Strasburgo ed evitare tensioni sia dentro il partito che con gli alleati che spingono per una legge che favorisca le coalizioni.
Ma secondo Francesco Verderami sul Corriere della Sera la mossa del PD sarebbe semplicemente tattica: in realtà Renzi non vuole che la riforma elettorale venga incardinata «fin quando non ci sarà un accordo», perchè teme di restare ingabbiato nelle procedure parlamentari che gli legherebbero le mani e gli toglierebbero le residue speranze di andare al voto anticipato in autunno.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 19th, 2017 Riccardo Fucile
ALCUNI DEM AVEVANO SALVATO L’EX DIRETTORE DEL TG1 DALLA DECADENZA
Il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, domani chiederà che si votino a scrutinio palese le
dimissioni del parlamentare di Forza Italia, Augusto Minzolini.
Lo si apprende da ambienti Dem di Palazzo Madama. E Zanda dovrebbe invitare anche il suo gruppo a esprimersi a favore delle dimissioni del senatore, ex direttore del Tg1, che invece era stato “salvato” dalla decadenza, anche con il voto del Pd.
Il 16 marzo, l’aula del Senato aveva votato contro la decadenza di Minzolini. I senatori avevano infatti approvato con 137 sì, 94 no e 20 astenuti l’ordine del giorno di Forza Italia che respingeva la deliberazione della Giunta per le Immunità che nel luglio scorso aveva dichiarato decaduto l’ex giornalista dal mandato di parlamentare perchè condannato con sentenza passata in giudicato. I senatori del Pd che avevano votato insieme a Forza Italia per “salvare” Minzolini erano stati 19.
Minzolini era stato condannato con sentenza definitiva per peculato. Il regolamento del Senato comunque non prevede il voto palese per le dimissioni di un parlamentare.
(da “Huffingtonpost”)
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