Novembre 17th, 2011 Riccardo Fucile
“NAPOLITANO CI TRATTAVA COME BAMBINI”…DAVANTI AI SENATORI IL PROPRIETARIO DI MEDIASET GIA’ ATTACCA IL NUIOVO GOVERNO, POI CON FARE RICATTATORIO DICE: “DURERA’ FINO A CHE VORREMO NOI”… E SU CASINI: “FAREMO RAGIONARE IL RAGAZZO, CON LE BUONE O CON LE CATTIVE”
Il governo di Mario Monti rappresenta una “sospensione certamente negativa della democrazia”.
Sono le parole che Silvio Berlusconi ha usato, parlando ai senatori del Pdl, davanti ai quali ha parlato del nuovo governo, dei punti del programma che non gradisce e di elezioni: “Non possiamo lasciare il paese alla sinistra. E poi a chi? a Di Pietro, Vendola e Bersani. Gli italiani non sono così cretini da dare il voto a questi qua”.
L’ex premier non usa mezzi termini e attacca duramente il nuovo esecutivo: “la decisione finale ci è stata praticamente imposta, con i tempi voluti dal presidente della Repubblica”.
Ce n’è anche per il capo dello Stato: “Come presidente del consiglio mi sentivo impotente, potevo solo suggerire disegni di legge. Anche i decreti, quando arrivavano al Quirinale, il presidente della Repubblica diceva no a 2 su 3 – sottolinea Berlusconi -. Ci correggeva con la matita rossa, come una maestra con i bambini delle elementari”.
Davanti ai senatori del suo partito, l’ex presidente del Consiglio sottolinea che la durata del nuovo esecutivo dipende dal Pdl, decisivo anche nella nuova maggioranza e insiste perchè il nuovo premier chiarisca il suo programa: “Monti ha parlato di sviluppo e crescita, ma non ci ha detto nulla di preciso sul suo progamma. Abbiamo parlato a grandi linee degli impegni presi con l’Europa – ha detto Berlusconi, che ha ribadito il no del Pdl alla patrimoniale perchè sarebbe una misura depressiva.
L’ex primo ministro non ha tralasciato l’argomento elezioni: se si andasse al voto oggi, ha detto, ci sarebbe “L’incognita del Terzo Polo, l’incognita di Casini. Ma non vi preoccupate: faremo ragionare il ragazzo al momento giusto, con le buone o le cattive…”.
Poi, sulla legge elettorale: “Monti non cambierà la legge elettorale, ma siamo d’accordo che va cambiata. Abbiamo un gruppo di esperti che sta valutando quella migliore, va modificata prima delle prossime elezioni”, ha spiegato, ribadendo il suo no per ora al voto anticipato: “Affrontare ora una campagna elettorale, sotto la pressione negativa e l’assedio dei media, sarebbe stato un errore”.
L’ex premier, poi, ha affrontato anche il tema delle intercettazioni: “Quella delle intercettazioni è una vergogna. Io ho deciso che di non avere più il cellulare”, ha detto e ha sottolineato la necessità entro la fine della legislatura di mettere mano al regime delle intercettazioni e alla giustizia.
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Novembre 16th, 2011 Riccardo Fucile
LA SFILATA DELLE CONSULTAZIONI DA PARTE DI BEN 21 GRUPPI E/O PARTITI SPESSO AUTOREFERENZIALI… E MENO MALE CHE GLI ITALIANI NE AVEVANO MANDATI IN PARLAMENTO SOLO CINQUE
Fra le ragioni per cui il governo spread-sidenziale di Mario Monti non è ancora riuscito a
entusiasmare i mercati va annoverato lo spettacolo incomprensibile offerto dalle consultazioni dei 21 (ventuno) partiti presenti in Parlamento.
Fare Italia, Liberaldemocratici, Liberali per l’Italia, Repubblicani Azionisti, Noi Sud, Io Sud, Forza Sud, Popolo e Territorio, Coesione Nazionale, altoatesini, valdostani, vecchi classici come socialisti, repubblicani e radicali e qualche altro manipolo di coraggiosi miracolosamente scampati alla mannaia del bipolarismo.
Molte di queste sigle sono ignote persino ai commessi della Camera.
Figuriamoci al professor Monti, che durante i colloqui coi vari Nucara, Iannacone e Antonione avrà passato metà del tempo soltanto per capire chi erano e soprattutto chi rappresentavano.
Alle ultime elezioni gli italiani mandarono in Parlamento cinque partiti.
Come abbiano fatto, in appena tre anni e mezzo, a diventare ventuno è un mistero per gli osservatori stranieri, ma non per noi.
Bastava guardare le facce di chi, dopo l’incontro con Monti, andava a rosolarsi al sole delle telecamere per leggere la sua bella dichiarazione.
Arturo Iannacone, che ha fondato un partito la settimana scorsa appena in tempo per le consultazioni, ha persino chiesto ai giornalisti se c’erano domande per lui.
E poichè non ce n’era nessuna, se n’è andato sorpreso.
Si sente un leader.
Ha perfettamente capito che in Italia conviene di più essere il numero uno di un monolocale che il numero due di un grattacielo.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)
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Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREFETTO, CANDIDATO AGLI INTERNI, SE LA GIOCA CON LA CANCELLIERI… ALL’ISTRUZIONE SALGONO LE QUOTAZIONI DI PROFUMO (CNR) E ALLA GIUSTIZIA QUELLE DI LIVIA POMODORO
C’è anche il nome del prefetto Alessandro Pansa per gli Interni, oltre alla candidatura di Anna Maria Cancellieri.
Nell’elenco fatto dall’Agi delle possibili novità nei ministeri, si fa sempre più strada l’ipotesi di un interim dello stesso Mario Monti all’Economia, che porterebbe alla nomina di quattro viceministri a Bilancio, Tesoro, Finanze e Partecipazioni statali.
Per l’Istruzione, il rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi è in calo, mentre salgono le quotazioni di Francesco Profumo, presidente del Cnr e in seconda fila di Marco Mancini presidente della Conferenza dei rettori delle Università italiane.
Per quanto riguarda la Giustizia il nodo è aperto: il Pd ha chiesto forti garanzie di equilibrio e oltre a questo pesa la necessità di un’adeguata presenza femminile nel governo; dunque oltre ai nomi di Piero Alberto Capotosti o Cesare Mirabelli, si fanno anche quelli di Livia Pomodoro (presidente del Tribunale di Milano, sulla quale il Pdl ha escluso veti ) e di Paola Severino.
Per la Funzione Pubblica Luisa Torchia (anche se non ci sarebbe il gradimento di Brunetta), Antonio Malaschini ai Rapporti con il Parlamento, Corrado Clini all’Ambiente, Rolando Mosca Moschini alla Difesa, Salvatore Settis ai Beni culturali, Carlo Secchi allo Sviluppo Economico.
Un’altra casella su cui il Pd chiede di dire la sua, senza avanzare candidature, è quella del Welfare (il ministero dovrebbe essere accorpato con quello della Sanità ), dove finora si era parlato di Carlo Dell’Aringa.
Al ministero degli Esteri potrebbe andare Giuliano Amato, visto che Mario Monti insisterebbe su una figura ‘forte’ sul piano internazionale.
Nei giorni scorsi erano circolate anche le candidature di Giampiero Massolo, Gianni Castellaneta e dell’ambasciatore Giancarlo Aragona.
Alle Infrastrutture potrebbe andare Antonio Catricalà .
Stamani Monti presenterà la squadra a Giorgio Napolitano.
Non è escluso che in un secondo momento possano esserci nuovi ingressi politici.
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Novembre 14th, 2011 Riccardo Fucile
SOUBRETTE, MODELLE E IGIENISTE DENTALI : IN UN’INTERCETTAZIONE BERLUSCONI SPIEGAVA COME SI ERA LIBERATO DELLE SUE GIRLS
“Me le sono tolte dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio”.
L’illuminato assioma è di Silvio Berlusconi. Lo rivela Barbara Faggioli a Nicole Minetti nel corso di una telefonata intercettata dai pm milanesi titolari dell’inchiesta Ruby.
E a guardare in consigli comunali, provinciali, regionali e nelle aule del Parlamento si trovano decine e decine di ragazze che il premier è stato così cortese da togliersi “dai coglioni” scaricandone il mantenimento allo Stato.
Cioè dei contribuenti.
Di quelli che in Italia le tasse le pagano e che non hanno seguito il suo monito da statista: “Giusto evadere le tasse esagerate”.
Lui cade, trascina con sè il Pdl, ma al Paese lascia (anche) le rappresentanti della corrente forza gnocca elette in mezza Italia.
A cominciare proprio da Nicole Minetti, simbolo di “forza gnocca” nonchè regina indiscussa delle notti a ritmo di bunga bunga.
L’ex valletta e igienista dentale, dal premier apprezzata per le performance sul palo di lap dance ad Arcore tanto da meritare la benedizione di papi con il crocifisso, è stata inserita nel listino bloccato di Roberto Formigoni.
Lo stipendio a carico della Regione Lombardia è di circa ventimila euro al mese.
Sta bene, lo ammette anche lei in diverse telefonate.
Invece l’amica Barbara Faggioli dal consiglio comunale di Milano, dove Berlusconi le ha garantito una poltrona, vuole arrivare a Montecitorio.
Se ne lamenta con l’amica. “Facciamo come la Carfagna. A lui gli fa comodo mettere me e te in Parlamento, perchè lui dice me le sono levate dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio”. Faggioli si lamenta. “Che cazzo faccio sto in Comune per altri cinque anni? A guadagnare 600 euro”.
Meglio il Parlamento in effetti. Minetti preferisce restare dove è. “Io sto troppo bene a Milano, me ne sto lì dove sono, sto da Dio”.
A Roma “alla fine guadagnerei uguale, perchè guadagni duemila euro in più, chi se ne frega per duemila euro”.
Anche perchè in Regione l’impegno profuso in questi anni da Minetti è pari a zero. Ma almeno partecipa con assiduità alle sedute consiliari.
Francesca Pascale, invece, in aula è entrata appena una volta.
La 26enne meteora dello spettacolo è stata eletta nelle file di forza gnocca nel 2009 al consiglio provinciale di Napoli.
Da allora ha preso parte ad appena una riunione della commissione Lavoro.
In media le commissioni si riuniscono 20 volte al mese.
Ma non manca nelle serate di relax del premier. Mercoledì, nelle ore tra le più drammatiche per il Paese, la papi-girl è corsa a Palazzo Grazioli con la sua Smart sfilando davanti le decine di giornalisti assiepati in attesa di comunicare al mondo la liberazione e la caduta del berlusconismo.
Il cavaliere era comprensibilmente stressato.
Pascale percepisce uno stipendio di circa diecimila euro.
Poco meno di Giovanna Del Giudice, ex meteorina del Tg4 di Emilio Fede, che alla Provincia di Napoli è riuscita a ottenere persino il posto di assessore.
Come Antonia Ruggiero, anche lei assessore ma in Regione Campania.
Lei ha ringraziato pubblicamente: “Mi ha voluta lui”.
Fortuna toccata anche a Emanuela Romano, oggi assessore a Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli, ed esclusa dalle liste per le Europee a causa dell’uscita di Veronica Lario sul “ciarpame senza pudore”.
Anche a Bruxelles di donne “di cui fidarsi” il premier ha fatto in tempo a sistemarne.
Laura Comi si è salvata dall’epurazione. Così come Barbara Matera e Licia Ronzulli, indicata come prima vera “selezionatrice” delle pulzelle da portare nelle cene eleganti del premier.
Le eurodeputate hanno stipendi più bassi e meno benefit rispetto alle colleghe sedute a Roma.
Del resto, la Casta più privilegiata al mondo, ormai è noto, siede a Montecitorio.
E le rappresentanti di forza gnocca (quasi una corrente del Pdl) qui sono addirittura salite al governo.
È deputata Elvira Savino, amica dell’ape regina Sabina Began.
Alla Camera siede anche Mariarosaria Rossi, badante di B. fino a essere stanca del bunga bunga (“che palle, ti saluto”, disse a Fede).
Qualche scranno di lato e si trova Gabriella Giammanco, ex giornalista del Tg4 ed ex fidanzata di Augusto Minzolini.
Ma le vere pupille di Berlusconi hanno conquistato il governo: Mariastella Gelmini, Michela Vittoria Brambilla e la preferita Mara Carfagna.
Di cui il Cavaliere tesse le lodi al telefono con il latitante faccendiere Valter Lavitola.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
NAPOLITANO: “NON E’ TEMPO DI RIVALSE FAZIOSE”… IL PDL PONE PALETTI E I TEMPI SI ALLUNGANO
Impegno, emergenza, riscatto, crescita e attenzione all’equità sociale: dopo esser stato
incaricato dal presidente della Repubblica, Mario Monti ha tenuto un discorso alla stampa.
Quattro minuti scarsi per tracciare le linee guida del suo impegno per il Paese.
Ha detto di aver accettato con riserva il compito attribuitogli dal capo dello Stato, ma ha ribadito che a sua volta farà delle consultazioni (“rapide ma scrupolose”) prima di sciogliere o meno la sua riserva.
Subito dopo è toccato a Giorgio Napolitano presentarsi nella sala stampa del Colle, per spiegare ciò che lo ha portato ad incaricare l’ex rettore della Bocconi di formare un nuovo governo. “Non si tratta di operare nessun ribaltamento nè di venire meno all’impegno di rinnovare la democrazia dell’alternanza attraverso le elezioni. Si tratta solo di dar vita a un governo che unisca forze politiche diverse in uno sforzo straordinaria che l’attuale emergenza esige” ha detto Napolitano.
Poco prima, mentre Monti era a colloquio al Quirinale, Berlusconi ha registrato il suo video-messaggio al Paese: un discorso in cui l’ormai ex-presidente del Consiglio assicura di non volere fare un passo indietro: “Non mi attendo riconoscimenti, ma non mi arrenderò finchè non saremo riusciti a liberare il Paese dalle incostrazioni ideologiche e corporative. Anzi, da domani raddoppierò il mio impegno in Parlamento.”
Mario Monti nella dichiarazione pubblica ha invece spiegato di aver accettato con «grande senso di responsabilità e di servizio» e che svolgerà le sue consultazioni «col senso dell’urgenza ma con scrupolo», sottintendendo che non prevede certo di sciogliere la riserva in un giorno o due. «Intendo adempiere a questo compito con grande senso di responsabilità e di servizio verso il nostro Paese» ha aggiunto.
«L’Italia deve vincere la sfida del riscatto in un quadro europeo e mondiale turbati». I
l Paese «deve tornare a essere elemento di forza e non di debolezza di un’Unione europea e di cui siamo stati tra i fondatori».
L’obiettivo del suo governo dovrà essere «risanare la situazione finanziaria e riprendere il cammino della crescita in un quadro di accresciuta attenzione all’equità sociale».
Il suo governo sarà tecnico, ma Monti ha volutamente precisato che lavorerà con «profondo rispetto nei confronti del Parlamento e delle forze politiche. Opererò per valorizzarne l’impegno comune per uscire presto da una situazione che presenta aspetti di emergenza ma che l’Italia può superare con uno sforzo comune».
Come previsto il “no” secco a Mario Monti arriva solo dalla Lega Nord.
Ma tutti gli altri “sì” hanno comunque due discriminanti principali: la durata che dovrà avere il nuovo governo (a tempo o fino alla naturale scadenza della legislatura?) e soprattutto il programma (seguire solo i dettami della Ue? Mettere mano alla legge elettorale?).
Sono queste le “forche Caudine” attraverso le quali Monti, dopo aver ricevuto l’incarico, dovrà provare a passare indenne.
Ma intanto proviamo a riassumere le posizioni in campo, così come annunciate all’uscita dai colloqui con Napolitano e prima delle ore (24, 48?) decisive per le successive trattative con il premier incaricato per il varo del nuovo governo.
Le differenze di vedute sono evidenti.
Il Pd ad esempio è favorevole ad un governo dal forte carattere tecnico e di rottura, capace di fare anche un vasto pacchetto di riforme tra cui – e questo rappresenta un enorme ostacolo – quella elettorale.
Il Pdl ha tutt’altra posizione: limitare il mandato agli impegni con l’Europa. Mentre l’Idv chiede un termine molto breve alla durata della permanenza di Monti a Palazzo Chigi.
Popolo della Libertà .
Il segretario Angelo Alfano: “Ribadiremo che gli impegni assunti con la Ue rimangono il contenuto essenziale del programma di governo. La durata dell’eventuale esecutivo resta collegato al programma che ci verrà presentato. Sulla composizione, preferiamo l’ingresso di tecnici piuttosto che di politici”.
Partito Democratico.
Il segretario Pier Luigi Bersani: “Per noi l’Italia viene prima di tutto e per questo abbiamo dato al presidente della Repubblica la disponibilità e il nostro impegno per un governo di emergenza e di transizione, per un governo che sia totalmente nuovo a forte autorevolezza e caratura tecnica per affrontare l’emergenza”.
E ancora: “Abbiamo consegnato a Napolitano il nostro pieno impegno perchè il Parlamento metta mano a urgenti riforme, anche quella elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari, la riforma dei regolamenti e altre riforme istituzionali. Tutti temi sui quali abbiamo le nostre proposte”.
Udc-Api-Fli.
“Noi auspichiamo la nascita di un governo fino a fine legislatura perchè tatticismi e furberie non sarebbero ammessi”, ha detto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che a nome del Terzo Polo riferisce il senso del messaggio portato al Capo dello Stato.
“I partiti italiani sono al bivio: o speculano sulla situazione sperando in qualche rendita elettorale o si assumono delle responsabilità come noi abbiamo sollecitato per primi e da soli in questo periodo”.
Italia dei Valori.
Il partito di Di Pietro attende di conoscere la futura squadra del governo Monti, il programma e, soprattutto, la tempistica, ovvero la durata del nuovo esecutivo per decidere se accordare o meno la fiducia.
“Aspettiamo – ha ripetuto l’ex pm – di conoscere la squadra, il programma e i tempi. Ci auguriamo che riesca, noi lavoriamo affinchè si realizzi”.
Lega Nord.
“Abbiamo detto no all’ammucchiata. Non hanno bisogno di noi. Staremo all’opposizione. Saremo vigili. Vedremo cosa c’è nel programma”.
Queste le parole del leader del Carroccio Umberto Bossi dopo il colloquio con Napolitano.
Union Valdotaine.
“Pieno appoggio al tentativo Monti”, dicono Antonio Fosson e Rolando Nicco. “Le elezioni, in un clima sociale ed economico come quello attuale, sarebbero molto pericolose”.
Sud Tiroler Volkspartei.
“Napolitano pensa ad una persona autorevole e molto competente. E noi questo lo apprezziamo”. Così il deputato Siegfried Brugger dopo le consultazioni con Napolitano. Quanto al futuro governo l’Svp “valuterà provvedimento per provvedimento”.
Mpa.
“Pronto a sostenere l’eventuale governo Monti”. Anche i centristi di Raffaele Lombardo appoggiano l’ex commissario Ue.
“Dal nuovo esecutivo – ha spiegato il senatore Giovanni Pistorio – ci aspettiamo una attenzione straordinaria ai temi della coesione sociale e nazionale e soprattutto dell’equità sociale e territoriale”.
Partito Socialista Italiano.
“Sì a un governo tecnico, ma siano presenti politici nel nuovo esecutivo. E i provvedimenti siano improntati all’equità “, ha evidenziato il segretario Riccardo Nencini.
Fareitalia.
Gli ex finiani appoggiano Monti e “un governo composto da tecnici di alto valore con un programma definito sulla linea del rigore e dello sviluppo. L’Italia ha bisogno di riforme, non di elezioni”.
Partito Repubblicano Italiano.
Il segretario Francesco Nucara ha espresso “pieno apprezzamento” sul nome di Mario Monti: “Potrà dare voce alle nostre proposte.
Già in passato avevamo auspicato il forte contributo che il professor Monti avrebbe potuto dare al paese”.
Popolo e territorio.
Il capogruppo Silvano Moffa riferisce il consenso del suo gruppo ad un governo “formato esclusivamente da personalità non riconducibili ai partiti politici. Non mancherà il nostro sostegno se il programma sarà incentrato sui provvedimenti in linea con la lettera all’Europa ed una volta raggiunti quei risultati la parola deve tornare agli elettori”.
Grande Sud.
Apprezzamento con riserva, ha spiegato il capo delegazione Arturo Iannaccone: “Monti sembra essere il nome su cui si registrano le maggiori convergenze. Ora attendiamo di conoscere il programma: la fiducia verrà accordata o meno alla luce delle dichiarazioni programmatiche”.
Partito Liberale Italiano.
Il rappresentante della nuova componente parlamentare Roberto Antonione ha lasciato il Quirinale senza lasciare dichiarazioni. Con lui nel neonato gruppo ci sono i fuoriusciti del Pdl e del centrodestra Giustina Destro, Giancarlo Pittelli, Fabio Gava e Luciano Sardelli.
Liberaldemocratici.
“Pieno appoggio a Monti, senza condizioni”, fa sapere l’ex sottosegretario Donatella Melchiorre. Il nuovo esecutivo, ha aggiunto, dovrà vedere “la piena partecipazione dei partiti politici”.
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Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
SENZA PDL NON CI SONO I NUMERI PER UNA MAGGIORANZA
Mentre impazza il totoministri e le posizioni dei partiti sul sostegno o meno di un esecutivo
guidato da Monti sono ancora in via di definizione, un dato appare certo: senza Pdl non ci sono i numeri per una maggioranza.
Silvio Berlusconi è comunque nell’esecutivo.
Mentre la formazione del governo Monti vive ore di grande incertezza, tengono banco i numeri parlamentari su cui potrà contare il nuovo premier.
E un fatto appare certo: sarà sempre il Cavaliere a tenere saldamente le redini del controllo parlamentare del governo. I numeri, purtroppo, fotografano una situazione assolutamente chiara. E per niente rassicurante.
Il Cavaliere, insomma, è ancora qui e ci resterà a lungo. Non sarà più il presidente del Consiglio, certo, ma avrà in mano la golden share della maggioranza parlamentare e dunque, potrà decidere in ogni momento — e a suo totale piacimento — quanto tempo far andare avanti il nuovo governo.
In barba anche ad ogni accordo preso con il Quirinale che, è noto, tra un anno non avrà neppure più il potere di scioglimento delle Camere per l’inizio del semestre bianco (nel dicembre 2013).
Chi, insomma, pensava di essersi lasciato alle spalle 17 anni di Berlusconi e di berlusconismo, per il solo fatto che il Cavaliere lascerà palazzo Chigi, è bene che si fermi un attimo a riflettere.
Perchè i numeri, alla fine, in politica contano molto più delle intenzioni e quelli che sono usciti dalle urne del 2008 non lasciano spazio ad interpretazioni; comanda sempre lui.
Certo, nel Pdl molti potrebbero lasciare il Cavaliere. E la Lega non ha ancora una posizione ben definita.
Roberto Calderoli annuncia che il Carroccio non sosterrà nessun governo che non sia quello che esce dalle urne, Roberto Maroni (con i suoi alla Camera) è pronto a votare per una nuova legge elettorale e circolano indiscrezioni secondo cui Bossi potrebbe sostenere un eventuale esecutivo guidato da Lamberto Dini. Ma sono voci in libertà .
Soltanto oggi si conoscerà la posizione definitiva del Carroccio dopo la riunione del gruppo a Montecitorio convocata alle 14 proprio per decidere la linea da tenere. Insomma, ancora nulla di certo sul fronte Padano.
Il governo Monti, comunque sia costituito, potrà contare sull’appoggio del Pd, del Pdl e del Terzo Polo, con un’apertura da parte dell’Idv arrivata oggi (“ma non al buio”, ha detto Di Pietro) e l’opposizione della Lega.
Tradotto in numeri —sempre che, come sostenuto questa mattina da Pisanu, alla fine tutto il Pdl decida di sostenerlo — potrà contare su una maggioranza “bulgara” di 484 deputati alla Camera e 285 senatori a palazzo Madama (senza contare quelli del gruppo misto in entrambi i rami del Parlamento).
Una maggioranza che potrebbe apparire più che solida, anzi granitica, ma che risente di una pesante fragilità . Più visibile e netta alla Camera, meno al Senato, ma comunque chiara.
La principale architrave numerica della maggioranza a Montecitorio sarà il Pdl con 215 deputati. Che unito al folto gruppo dei responsabili (ora Popolo e Territorio), presenti solo alla Camera con 25 componenti, fanno raggiungere quota 240 “teste”.
Senza di loro, insomma, Monti avrebbe solo 244 deputati, cioè non avrebbe la maggioranza. Tradotto in sostanza politica; Monti sarà ostaggio di Berlusconi alla Camera.
E anche al Senato, dove non ci sono i Responsabili, ma il Pdl ha 130 senatori.
E Monti, sempre contando le forze politiche che si sono dichiarate disponibili al sostegno, avrà una maggioranza di 285 senatori. S
enza i 130 pidiellini, anche qui niente maggioranza e stop secco a quota 155.
Si governa male con il guinzaglio corto, si governa male (nonostante tutti gli appoggi e le benedizioni internazionali per “salvare l’Italia”) con un governo che sarà sempre e comunque ostaggio di una parte che pare decisa, comunque, ad andare presto alle urne.
Insomma, sarà Berlusconi a decidere quando far cadere il governo Monti.
E anche il perchè.
C’è poi un aspetto da non sottovalutare in tutta questa partita.
Molti deputati e senatori non hanno ancora raggiunto il numero di giorni necessari per ottenere il vitalizio (la pensione parlamentare).
Che si raggiunge dopo essere stati per almeno cinque anni (anche non consecutivi) seduti sugli scranni delle Camere.
In questa legislatura, i parlamentari che non hanno ancora diritto a ricevere il vitalizio sono 350 (in entrambe le Camere), per la precisione 247 deputati (39,2%) e 103 senatori (32,7%). In termini assoluti, è il partito democratico ad avere il maggior numero di deputati “scoperti” (84 su 206), ma anche il Pdl non scherza, con 77 onorevoli su 215 (35%).
Dato importante quello degli ex Responsabili, con 12 deputati su 25 ancora lontani dal traguardo. In termini assoluti, la maggior parte dei deputati complessivamente senza vitalizio (238 su 247) raggiungerà l’agognato numero di giorni utili per conseguire la pensione il 3 aprile del 2013.
Ossia alla fine naturale della legislatura.
La propensione di molti sarà quella di tenere in piedi il governo il più possibile, ma questo potrebbe non corrispondere alle prospettive di Berlusconi.
Al Cavaliere, d’altra parte, c’è un fatto che interessa più di ogni altra questione; rimanere con l’attuale legge elettorale.
Non è dunque escluso — e di questo si parla proprio in queste ore di profonda concitazione nel Pdl — che alla fine possa decidere di staccare la spina a Monti nel momento in cui questo dovesse tentare di cambiare il suo adorato “porcellum”.
Prima o dopo non ha importanza.
Con buona pace di tutti quelli che resteranno senza pensione e senza più posto da “onorevole”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
AVANZA L’IPOTESI DI UNA SQUADRA DI TECNICI
Ministri tecnici, nessuna imposizione dai partiti e rispetto rigoroso dell’articolo 92 della
Costituzione.
Mario Monti viaggia da solo. Da Berlino a Roma, passando per Milano. Arriva nella Capitale e sale subito al Quirinale.
Per concordare le prossime mosse. E piantare qualche paletto.
Il Professore della Bocconi non ha intenzione di farsi dettare nomi e programma di governo dalla politica che vive ore di frenesia e spaccature.
Se premier sarà , dovrà poter esercitare in piena autonomia il potere di proporre la sua squadra al Capo dello Stato.
Ed è il “modello Dini” – un governo di soli tecnici – quello che potrebbe consentirgli di far tornare i conti tra richieste dei partiti, litigi della politica e necessità di formare rapidamente un esecutivo capace di placare i mercati.
L’immagine plastica di quello che sta accadendo l’hanno avuta i passeggeri del volo che ieri pomeriggio ha portato Monti da Milano (dove ha fatto scalo in arrivo da Berlino) a Roma. Quando alle 15.30 l’Az in arrivo dalla Capitale si avvicina al finger di Linate, una flottiglia di auto blu a sirene spiegate recupera un gruppetto di ministri di rientro dai palazzi romani.
Dal finestrone del gate ad osservare la scena c’è proprio Mario Monti.
Il neo senatore a vita è solo, seduto insieme agli atri viaggiatori che aspettano l’imbarco. In mano stringe un trolley e sulla spalla porta una sacca di tela blu: sopra c’è scritto “Eu Antitrust”, un ricordo dei dieci anni vissuti da commissario europeo a Bruxelles.
Un altro viaggiatore che assiste alla scena lo avvicina: “Professore, ci salvi lei”.
Poi Monti si imbarca, siede al posto 1C e si mette a leggere. Al suo arrivo a Roma lo prende in consegna una Lancia Thesis blu messa a disposizione del Quirinale.
Con il presidente Napolitano Monti ci resta poco meno di due ore.
Dopo i ringraziamenti per la nomina a senatore a vita si entra nel vivo delle discussioni.
Si parla dei tempi per varare il governo. Si concorda sulla necessità di fare in fretta.
Tra domenica e lunedì, dopo l’approvazione della Legge di Stabilità , ci dovranno essere incarico e giuramento.
Già , perchè tanto il presidente quanto il Professore su una cosa concordano: bisogna agire rapidamente per placare i mercati. Poi il nodo su struttura di governo e personalità che potrebbero farne parte.
Si esamina la possibilità che in una prima fase – per sfruttare al massimo la credibilità internazionale del presidente della Bocconi – Monti oltre che la presidenza del Consiglio assuma anche l’interim all’Economia.
Però trovare la quadra in tempi ristrettissimi non sarà facile.
Lo dimostra il Berlusconi che in serata di fronte ai senatori di un Pdl sempre più spaccato, per placare i suoi propone di essere lui a proporre il futuro premier e il suo ministro dell’Economia. D’altra parte del futuro governo e dei suoi componenti ne parlano anche negli altri partiti, a partire dal Pd.
Che ieri ha stoppato la richiesta di Berlusconi di inserire Gianni Letta nella squadra di Monti. Una botta per il premier, che confida nella benefica (per lui) presenza di Letta nelle stanze di Palazzo Chigi. Altra gatta da pelare per il Cavaliere la richiesta di almeno sei suoi ministri di restare al governo.
Veti e controveti che starebbero spingendo Monti a scegliere il “modello Dini”: un governo snello, composto interamente da ministri tecnici con i politici al massimo relegati nel ruolo di sottosegretari.
In pubblico Monti non parla.
Ma oltre al Capo dello Stato ieri il Professore ha sentito diversi rappresentanti dei partiti. Secondo i quali l’ex commissario europeo non vuole essere trascinato nel gorgo delle trattative tra le forze parlamentari e nelle strane alchimie che potrebbero scaturirne appesantendo il suo governo prima ancora della sua nascita.
Sarebbe questo il ragionamento, raccontano i politici che ieri lo hanno sentito: “Se devo assumermi questa responsabilità non posso accettare che mi si imponga il programma e la struttura del governo”.
Ecco perchè a Napolitano ha chiesto di poter usare a pieno il suo potere di proporre i ministri, come previsto dall’articolo 92 Costituzione.
Che se saranno tutti tecnici, come ormai è propenso a fare, assomiglierà molto ad un “governo del presidente”, un esecutivo che fa riferimento al Capo dello Stato.
Uscito dal Quirinale Monti viene depositato dagli uomini del Quirinale in un noto albergo nel centro di Roma. È solo, viaggia leggero.
A chi lo ferma per chiedere un commento sulla sua prima giornata da premier in pectore risponde con un sorriso: “Buonasera, ma non posso parlare”.
Stringe la mano e si congeda con un educato saluto.
Oggi il suo esordio in aula al Senato per la Legge di Stabilità .
Poi per lui si potrebbero aprire le stanze di Palazzo Chigi.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
PROFESSOR MONTI, ATTENTO ALLE TRAPPOLE… DOMENICA FORSE L’INCARICO? SU QUALE MAGGIORANZA PUO’ CONTARE? SUI MINISTRI DECIDERA’ LUI? BERLUSCONI CHE GIOCO FA?
Le valigie sono pronte. Ma Mario Monti, di ritorno da un convegno a Berlino, non è nemmeno passato da casa a prenderle.
“Gliele porto io”, dice la moglie, anche lei in partenza da Milano. I minuti sono contati, il presidente della Repubblica ha bisogno di vederlo in fretta, non c’è tempo da perdere: sabato il voto della legge di Stabilità e le dimissioni del premier, domenica mattina un rapido giro di consultazioni, la sera il giuramento del nuovo governo, pronto a presentarsi lunedì mattina all’apertura dei mercati.
L’investitura ufficiale, in verità , non c’è ancora stata: ieri Monti è salito al Colle solo per ringraziare il Capo dello Stato della nomina a senatore a vita.
Ma basta guardare la durata del colloquio per smontare in un attimo la versione ufficiale: due ore, un tempo infinito per la tabella di marcia frenetica.
Li ha battuti solo il presidente del Consiglio dimissionario, il terzo incomodo: a colloquio con i suoi, ieri, Berlusconi è rimasto per quattro ore di fila.
La febbre e le coliche
Le discussioni, come ovvio, hanno due toni decisamente diversi. I primi due pensano alle “tante cose da fare” a cominciare dalla “cancellazione dei privilegi – così dice Monti – e delle rendite di fatto di tutte le categorie della società ”.
L’altro, il terzo incomodo, briga con mezzo partito, spaccato a metà tra chi vuole andare a votare e chi partecipare al governo Monti.
E a sera — con la “febbre alta”, una “piccola colica” notturna e i fischi presi fuori dal Senato — il suo sostegno “ineludibile” al professore, è diventato un generico “vediamo” a chi gli chiedeva del futuro delle larghe intese.
Tutto a questo punto si gioca sui nomi. Non solo perchè la composizione del governo dirà se il nuovo esecutivo è davvero di emergenza o è un inciucio di rango istituzionale, ma anche perchè è sui nomi che Berlusconi e i suoi valuteranno il da farsi.
Zio Gianni (e pure Enrico) In Transatlantico lo chiamano già “il governo della famiglia Letta”.
Gianni, lo zio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio uscente che il premier vuole assolutamente lasciare a palazzo Chigi.
Enrico, il nipote, il vicesegretario del Pd disposto ad andare in pasto al governo del presidente.
Pronto a fare il ministro del governo Monti? Mentre sale le scale della Camera dei Deputati, il nipote allarga le braccia e sorride, come se anche questa fosse una scelta “ineludibile”.
Poi chiarisce: “Tutto è possibile in queste ore. Ma è più probabile un governo di soli tecnici”. È la linea ufficiale del Pd, l’unica in grado di disinnescare le mine che Berlusconi sta mettendo sul cammino delle larghe intese.
Come si fa a giurare fedeltà alla Repubblica a fianco di Altero Matteoli o di Ignazio La Russa, di Franco Frattini e perfino del ministro della Giustizia Nitto Palma?
L’album del giuramento
I democratici considerano la domanda “prematura”, ma i primi a fargliela sono gli (ex?) alleati dell’Italia dei Valori.
Il portavoce del partito di Di Pietro Leoluca Orlando ha gli occhi fuori dalle orbite quando immagina la fotografia che potrebbe vedere sui giornali lunedì.
“Dobbiamo tenere duro: ora ci attaccano, ci danno degli irresponsabili, poi si scoprirà che avevamo ragione”.
Nel Pd sperano di uscire dall’impasse, sperano che Napolitano e Monti alla fine si decidano a fare a meno dei politici.
O almeno di non volerli tra i ministri e di lasciarli solo sottosegretari.
Ci sono tante personalità , da Giuliano Amato allo stesso Monti (che potrebbe tenere l’interim all’Economia) da Renato Siniscalco a Umberto Veronesi, che potrebbero gestire le delicate questioni di governo.
Per questo, quando si sparge la voce che al posto di Nitto Palma a occuparsi di giustizia (e di conseguenza dei guai del premier) potrebbe andare la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, dal Pd reagiscono così: “Non esiste!”, anche se ammettono che “trovare un tecnico che si occupi di quel ministero sarà una delle cose più difficili”.
Il governo Goldman Sachs
La Lega resta “fuori per controllare meglio”, dice Umberto Bossi, e “contratterà volta per volta” le misure con il nuovo governo.
Loro lo considerano un commissariamento da parte di “un’oligarchia di banchieri e finanzieri”, una “banda bassotti”.
Difficile liquidarla come una sparata leghista anche per chi nel governo ci sarà : se a governarci saranno “Mario Monti, i due Letta e Mario Draghi da Bruxelles – confessa qualche centrista – l’Italia rischia di diventare una filiale di Goldman Sachs”.
Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: governo, Monti, Parlamento, Politica | Commenta »
Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
ANCHE FORMIGONI TRA I PRETENDENTI, BERLUSCONI VUOLE LETTA E PALMA… IL PD VUOLE COINVOLGERE ANCHE IDV E SEL
Le riunioni dei vertici di Pdl, Lega, Terzo polo e Pd, con Berlusconi ancora in carica, si
trasformano in un vorticoso totoministri.
I democratici parlano a lungo, durante il loro vertice, dei possibili ministri che il Pdl intende salvare e quelli che al contrario pensa di sacrificare.
Nomi e cognomi. Con un criterio che già si affaccia nei contatti informali.
Tra gli schieramenti si stabilisce il principio di “veto reciproco”, la possibilità di esprimere dei no davanti a certe candidature, quindi l’apertura a “rose” per arrivare alla condivisione finale.
Silvio Berlusconi chiede di tenere al loro posto Frattini (Esteri), Nitto Palma (Giustizia), Fitto (Affari regionali) e soprattutto Gianni Letta nel cuore di Palazzo Chigi.
Per un curioso caso del destino nello stesso governo potrebbero trovarsi zio e nipote. Enrico Letta infatti è il primo dei candidati democratici per un ministero o per la carica di vicepremier.
Il Pd chiederà sicuramente il dicastero del Lavoro.
Appoggerebbe poi la nomina di Giuliano Amato all’Interno.
Sul nome dell’ex premier si sono diffuse le voci più frenetiche. Berlusconi lo avrebbe voluto come premier tecnico, contando sul sostegno del capo dello Stato.
Poi Monti ha ripreso quota, ma secondo i democratici Amato avrebbe adesso chance concrete per il ministero della Giustizia o per la funzione di vicepremier.
La linea del Pd è un mix di tecnici e politici.
«O lo subiamo o per non subirlo dobbiamo starci dentro». Nelle parole di Massimo D’Alema, al coordinamento del Pd, c’è la conspevolezza di una scelta delicatissima, ma anche la volontà , condivisa da Bersani e Enrico Letta, di affiancare a Mario Monti nel governo che verrà i dirigenti del Partito democratico.
Mettere cioè un po’ di politica nel nuovo esecutivo. E quindi i politici.
Di questo si discute nel Pd, del profilo dei ministri.
Visti i tempi strettissimi escono anche i nomi. Molto anticipato, ma il toto- governo è già una realtà .
Il presidente del Copasir, come il segretario e il vice, pensa infatti che la seconda opzione sia quella giusta, che il Pd debba essere visibile nell’esecutivo del neosenatore a vita.
«Le due strade – avverte D’Alema – hanno entrambi rischi alti. L’importante è scegliere ».
E i democratici hanno già scelto: cercare un mix di personalità tecniche e di uomini (e donne) di partito. Sono le premesse per la nascita di un vero governo di grande coalizione.
Per i ruoli tecnici i nomi sono Fabrizio Saccomanni o Lorenzo Bini Smaghi al ministero dell’Economia.
La casella di Via XX settembre andrà sicuramente a un espero fuori dalla politica.
Pier Ferdinando Casini, grande sponsor di un’intesa politica tra Pd e Pdl, cioè di larghe intese vere, non potrà sottrarsi dall’esprimere dei candidati del Terzo polo.
Il nome, a metà strada, è per il momento quello di Piero Gnudi, ex presidente dell’Enel. Non solo tecnico, ma anche un po’ politico.
Ma le spine sono fuori da questo perimetro. D’Alema ancora una volta dà voce a una fetta consistente del suo partito che parla apertamente di «suicidio».
Per tenerla sotto controllo, per favorire davvero una scelta condivisa e consapevole. «Dobbiamo tenere dentro tutte le opposizioni». A cominciare da Antonio Di Pietro, che sta in Parlamento. E per schivare il cannoneggiamento di Vendola, che naturalmente avverrebbe a danno del Partito democratico. È bene saperlo: il governo Monti farà saltare il Nuovo Ulivo. Per questo è necessario metterci dentro «segnali di cambiamento rispetto alla politica sbagliata di questi anni, idee, contenuti diversi». Non appiattirsi sulla lettera della Bce in maniera acritica, sviluppare programmi nuovi.
È l’antico rovello di un’abdicazione della politica da scongiurare a ogni costo. Altrimenti nel Pd crescerà la tentazione, attribuita anche al segretario, di far durare l’esecutivo il tempo necessario ad affrontare l’emergenza per andare comunque a votare prima del 2013.
Dall’altra parte si lavora sulla trincea della Lega.
Un ministero a Roberto Formigoni può ammorbidire i toni: lascerebbe infatti libera la poltrona di governatore di Lombardia.
Va risolto il problema degli ex An. Lo strappo di Altero Matteoli può essere recuperato magari proponendo proprio a lui una conferma.
Ma non siamo nemmeno all’inizio.
Però i mercati non si fermano.
Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica”)
argomento: Costume, economia, emergenza, governo, Parlamento, Politica, radici e valori | Commenta »