Dicembre 1st, 2011 Riccardo Fucile
LA PROTESTA DEI DEPUTATI E SENATORI DEBUTTANTI
Raccontano che la più sorridente, a fine riunione, fosse la ministra al Welfare Elsa Fornera:
«Così ci date una grossa mano d’aiuto, in vista delle misure che stiamo per adottare per le pensioni di tutti gli italiani», ha detto rivolta ai presidenti di Camera e Senato.
«Da gennaio passeremo al contributivo pro rata per tutti i lavoratori e dare il buon esempio ci aiuta».
La stangata previdenziale d’altronde è in arrivo, non è un mistero.
Così, l’input in questi ultimi giorni è partito dalla terza carica dello Stato.
Sembra sia stato Fini a contattare il collega Schifani: «Non possiamo cancellare i vitalizi dalla prossima legislatura, non basta, dobbiamo dare un segnale a spese nostre».
I capannelli che si sono formati in Transatlantico subito dopo la fine del vertice, intorno alle 19, erano lì lì per trasformarsi in focolai di rivolta.
Nel panico sono andati subito i 350 parlamentari che oggi sono alla prima legislatura.
La gran parte di loro non ne è ancora al corrente, come spiegavano ieri sera dagli uffici, altri lo apprenderanno in queste ore.
Ma si da il caso che i 246 deputati e 104 senatori che sono approdati in Parlamento nel 2008, se anche completeranno la legislatura, non avranno diritto ad alcun vitalizio o pensione.
Per tutti loro infatti, da gennaio scatterà il sistema contributivo, ma solo per l’ultimo anno di legislatura. Quando ancora non avranno raggiunto quei 4 anni, sei mesi e un giorno che col vecchio sistema avrebbe garantito loro il vitalizio (pur dal compimento del 65esimo anno di età ). Ma non finisce qui.
Le proteste montano e sono trasversali, 84 deputati del Pdl, 83 del Pd, in queste condizioni, tra gli altri, 38 senatori berlusconiani, 34 democratici.
L’argomento è stato congelato nella riunione dei presidenti col ministro..
Ma i questori non escludono affatto che venga studiata a giorni una norma transitoria che garantisca in qualche modo i 350 parlamentari sotto scopa e che venga introdotta nella deliberazione finale degli uffici di presidenza congiunta di Camera e Senato.
«È tutta pubblicità ingannevole, demagogia bugiarda» urlava ancora pochi giorni fa all’indirizzo di Gianfranco Fini, il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
E molti nei capannelli a Montecitorio e Palazzo Madama ripetevano: «Così non prenderemo mai la pensione».
Proteste dentro il Palazzo, ma anche fuori. Alla spicciolata apprendono la cattiva notizia i 228 ex deputati che stavano per raggiungere la fatidica soglia dei 50 o 55 anni di età e con essa, il vitalizio.
Agli antipodi i casi di Ilona Staller – la pornodiva che proprio in questi giorni ha compiuto i 50, salvandosi per una manciata di settimana dalla tagliola del primo gennaio – e di Irene Pivetti. L’ex presidente della Camera che a gennaio avrebbe compiuto i 50, dovrà attendere il 2023, dunque altri dieci per percepire il vitalizio.
Ma l’elenco è lungo.
Incappa nella stretta il presentatore ed ex deputato socialista Gerry Scotti.
Ma anche il governatore della Regione Campania, Stefano Caldoro (Pdl) e l’attuale vicepresidente della Regione Lombardia, il leghista Andrea Gibelli.
L’ex deputato questore Edoardo Ballaman (anche lui del Carroccio) e l’ex sottosegretario verde Paolo Cento.
Poi ci sono altri deputati in carica, ma che avevano quasi raggiunto l’età pensionabile con i criteri attuali e che vedranno allontanarsi il miraggio di una decina d’anni.
Dai leghisti Giancarlo Giorgetti e Giacomo Stucchi a Italo Bocchino.
Ma la palma del sacrificato numero uno va al finiano Roberto Menia. I 50 anni li compie il 3 dicembre.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Novembre 30th, 2011 Riccardo Fucile
A “LA ZANZARA” L’ESPONENTE POLITICO SI LAMENTA DI FARE UNA VITA DA CANI : “SE UNO INVESTE IN POLITICA, I SOLDI CHE GUADAGNO SONO POCHI”
“Mi sento penalizzato con questo stipendio, io faccio una vita da cani per essere additato alla
Casta?! La vera Casta è quella che ci governa in questo momento”.
Lo ha dichiarato a La Zanzara Michele Pisacane, l’onorevole del PID balzato agli onori delle cronache lo scorso mese, quando si è scoperto che sua moglie è consigliere regionale della Campania e, contemporaneamente, amministratrice delegata dell’Istituto per lo Sviluppo Agroalimentare.
Sul doppio incarico della signora (che come ad ISA percepisce 140.000 euro lordi all’anno), Pisacane dichiara stizzito: “Non c’è nessuna incompatibilità . Il mio stipendio di questo mese è 4.412 euro. Per ascoltare gli elettori si hanno delle spese. E’ chiaro? Se io tornassi a fare la mia professione, porterei a casa molti più soldi netti di quelli che mi rimangono adesso!”
Alla domanda di Cruciani sui 30 mila euro netti mensili che entrerebbero in casa Pisacane, il deputato ha replicato: “Se uno investe nella politica, questi soldi che io guadagno sono pochi! Cruciani, sarebbe il caso che interrompessimo la chiamata!”.
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Novembre 24th, 2011 Riccardo Fucile
RIMBORSI, BENEFIT E SCONTI COL FISCO, IL BENGODI DEI PARTITI… E C’E’ PURE CHI RUBA
E=mc al quadrato. Per una formuletta di tre lettere Einstein ha guadagnato il Nobel.
Chissà che premio conquisterebbe uno scienziato capace di calcolare i rimborsi elettorali dei partiti italiani. Alla faccia della trasparenza.
Ma quanto paghiamo ogni anno ai partiti?
Nel 2011 circa 180 milioni (172 milioni per Camera, Senato, Europee e regionali cui vanno aggiunti amministrazioni a statuto speciale e referendum). Contando le voci accessorie si tocca quota 217,5 milioni (senza contare esenzioni fiscali e sanatorie che vedremo).
Un calcolo improbo.
Primo, i finanziamenti sono divisi in cinque fondi, uno per ogni elezione (Camera, Senato, Europee, Regionali e referendum).
Secondo, la somma va divisa per anni e per consultazioni elettorali.
Per dire, nel 2010 i partiti hanno preso i rimborsi per le politiche del 2006.
Ma nel frattempo si erano svolte anche quelle del 2008. Gli uffici della Camera spiegano: “In alcuni anni i rimborsi si sommano”.
E la riduzione promessa del 30%?
Quasi nulla: nel 2008 i rimborsi, sommando Camera e Senato (+10% rispetto al 2011), Europee (+2%) e regionali (-15%) arrivano a 177 milioni.
I tagli sarebbero del 3%.
Ma in quell’anno si sovrapposero i rimborsi di due elezioni politiche, aggiungendo altri 37 milioni, per un totale di oltre 250.
La politica è vorace.
Qualche maligno, vedendo quanto entra nelle casse dei partiti dalle mazzette, sostiene che potrebbe bastare (ogni anno la corruzione ci costa 60 miliardi, quanto gli interessi sul debito).
Ma oltre ai finanziamenti illeciti ci sono quelli legali.
Qui forse i partiti contano sulla memoria corta degli italiani che nel referendum del 1993 avevano votato con il 90,3% contro il finanziamento pubblico.
Ma è bastato cambiare il nome e i soldi sono rimasti. Anzi, sono aumentati a dismisura.
Oggi si chiamano “rimborsi elettorali”.
I risultati sono paradossali, anche senza contare casi come quello ricordato da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella del partito che alle Europee del 2004 spese 16.435 euro e ne ricavò un rimborso di 3 milioni.
Dal 1998 al 2008 i “rimborsi” ai partiti sono aumentati del 1110%.
Dal 1976 al 2006 gli italiani hanno sborsato ai partiti oltre 3 miliardi.
Meglio non fare confronti: ogni francese paga 1,25 euro l’anno, gli spagnoli arrivano a 2,58, mentre noi italiani sfioriamo quota 3,62 (contando i contributi ai giornali).
Per carità di patria bisognerebbe tacere degli Stati Uniti, dove i cittadini pagano mezzo euro e una volta ogni 4 anni (per le Presidenziali).
Non basta: in sedici anni lo Stato ha pagato 600 milioni di euro (37 milioni l’anno) per i cosiddetti giornali organi di partito . Decine di testate, alcune storiche come l’Unità , altre figlie di partiti nemici di Roma Ladrona, come la Padania o il Foglio della famiglia Berlusconi e di Denis Verdini (leggi l’articolo).
Ma si ricorda anche dei contributi al Campanile nuovo dell’Udeur di Clemente Mastella. Giornali con una buona diffusione, ma anche testate mai viste in edicola. Fin qui le voci (faticosamente) quantificabili.
Ci sono state altre entrate sparse in mille leggi e leggine.
Prima c’era stata la storia del 4 per mille infilato nella dichiarazione dei redditi. Ma è stata eliminata. Anche perchè aveva portato una miseria.
Poi ecco una norma mimetizzata nel testo unico sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche: prevede un’esenzione fiscale del 19% sulle donazioni. In pratica su 100 euro di donazione 19 li mette lo Stato.
Con esiti sconcertanti, come ricordato da Rizzo e Stella: “Le aziende di Francesco Gaetano Caltagirone e della sua cerchia familiare hanno donato tra il 2008 e il 2010 all’Udc di Pier Ferdinando Casini, marito di Azzurra Caltagirone, 2 milioni e 700.000 euro in 27 assegni da 100.000 euro”.
Perchè tante complicazioni?
“Le donazioni ai partiti, fino a un tetto di 103.000 euro, hanno appunto uno sconto fiscale del 19 per cento. Avessero fatto un assegno unico, con quel tetto, le aziende Caltagirone avrebbero potuto risparmiare 19.000 euro. Facendone 27 ne hanno risparmiati 19.000 per ciascuno.
Risultato finale: uno sconto di 513.000”.
Niente di illegale, la colpa non è di Caltagirone.
Ma se invece che al partito del genero avesse regalato la somma, per dire, a un’associazione per bambini malati avrebbe avuto sgravi fiscali 51 volte inferiori.
Così ai 220 milioni di euro ne vanno aggiunti altri.
Impossibile dire quanti. Dovrebbero bastare. E invece no, perchè poi a questo bisogna aggiungere stipendi e benefit di tanti esponenti di partito che sono parlamentari o consiglieri regionali.
Un elenco che per gli inquilini di Montecitorio è lungo come un rosario: l’indennità mensile, dopo le ultime riduzioni, è pari a 5.246,97 euro netti (5.007,36 per chi svolge altri lavori).
La diaria, riconosciuta a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma è di 3.503,11 euro. Il rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori vale 3.690 euro.
Per i trasporti ogni deputato usufruisce di tessere per la libera circolazione (in Italia) autostradale, ferroviaria, marittima e aerea.
Per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso trimestrale (da 3.323,70 a 3.995,10 euro).
Il Parlamento non fornisce cellulari, ma ogni deputato dispone di 3.098,74 euro l’anno per le spese telefoniche.
Ecco poi l’assegno di fine mandato e il vitalizio che a ogni legislatura si promette di eliminare.
Infine parrucchieri (uno ogni 52 parlamentari), bar e ristoranti che costano come il dopolavoro ferroviario.
Per non dire delle auto blu. Infine le sanatorie per l’affissione abusiva di manifesti elettorali. Un classico.
Così un writer che scarabocchia un muro di Roma si becca 500 euro di multa. Mentre un partito che imbratta mezza Italia si vota la sanatoria che liquida le multe con mille euro.
Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
QUANDO PER L’ONOREVOLE L’ITALIANO E’ UN OPTIONAL
«A scuola, allora, si cominciava con le aste, centinaia di aste su quaderni a quadretti con la matita,
non ancora col pennino e l’inchiostro. Poi, si passava alle vocali; poi, alle consonanti; poi, all’assemblaggio di una consonante e di una vocale; quindi, si congiungevano le sillabe per formare parole. E si copiavano parole dal sillabario e si facevano schede d’esercizi. Esercizi che duravano dei mesi…».
Ecco, l’onorevole ripetente Michaela Biancofiore dovrebbe ricominciare da quell’ultima intervista data da Leonardo Sciascia a Le Monde prima di morire.
Riparta dalle aste.
O almeno dalle vocali: a-i-u-o-l-e.
Perchè una cosa deve mettersela in testa: deve piantarla di difendere l’italianità dell’Alto Adige commettendo strafalcioni mostruosi non solo per un deputato ma per un somaro della seconda elementare.
Si è schiantata sugli accenti («dò», «stà », «pò»), ha detto che gli avversari la vogliono «distrutta, annientata, denigrata, scanzonata» (voce dello sconosciuto verbo michaeliano «scanzonare»), ha inventato «l’amantide religiosa».
Creatura che, con l’apostrofo lì, è ignota in natura.
Insomma: un disastro.
Prendiamo la sua ultima battaglia, contro la rimozione, dalla parete del Palazzo degli Uffici finanziari di Bolzano di un altorilievo che raffigura il Duce a cavallo.
Ricordate?
Berlusconi fece con Durnwalder nell’autunno 2010 un accordo scellerato: la Svp s’impegnava a non votare, in quel momento delicato, la sfiducia a Bondi e in cambio Roma dava ciò che nessun esecutivo, di destra o sinistra, aveva mai concesso: lo stop ai restauri del monumento alla Vittoria, la rimozione dell’altorilievo e lo spostamento del monumento all’Alpino di Brunico.
Tre simboli dell’italianità vissuti dalla Svp come ferite.
Bene: mentre scoppiava la rivolta, la ripetente «pasionaria» pidiellina se ne restò muta: «Invito tutti alla calma. Il governo ha già abbastanza problemi».
Entrata tardi in battaglia per amore berlusconiano, la Biancofiore ha però ragione: non c’è senso a rimuovere l’altorilievo.
Come ricorda nel libro Non siamo l’ombelico del mondo Toni Visentini, che certo non è un italianista fanatico, «la piazza non è mai stata vissuta (ed è opportuno che non si cominci ora) come “fascista”» anche perchè «il bassorilievo – splendido – è opera di un grande scultore bolzanino di lingua tedesca, Hans Piffrader».
Cosa resterebbe se i posteri avessero distrutto tutti i ritratti di Giulio Cesare e Luigi XIV, papa Borgia o Ezzelino da Romano?
Ormai è lì, ci mettano una targa che spieghi la scelta di non distruggere l’arte nonostante le infamie del Duce e fine.
Ma in nome dell’Italia, dell’italianità e della lingua italiana la Biancofiore la smetta di scrivere, come ha fatto su carta intestata spingendo Emiliano Fittipaldi a riderne su l’ Espresso , che si trattò di un accordo preso «senza sentire n’è i dirigenti del Pdl n’è verificare la sensibilità dei nostri elettori…».
Ma chi l’ha promossa in terza elementare?
Pensa di avere, come deputata, l’immunità ortografica?
Gian Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera“)
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Novembre 21st, 2011 Riccardo Fucile
IN QUESTA FASE ERA UN ESECUTIVO NECESSARIO PER LA GRAVE SITUAZIONE ECONOMICA DETERMINATASI NEL NOSTRO PAESE? O ERA PREFERIBILE ANDARE SUBITO AL VOTO? SI STA MUOVENDO IN MODO POSITIVO O NEGATIVO?
Vi segnaliamo che nella colonna sinistra del sito abbiamo lanciato un nuovo sondaggio in merito al giudizio che ritenete di dare sul governo Monti.
Abbiamo pensato di porre quattro possibili risposte, anche sulla base degli orientamenti che stanno facendosi largo nell’opinione pubblica.
Necessario, in quanto siamo di fronte ad una situazione economica molto grave che necessita sia di uno dei massimi esperti mondiali di economia che di un governo di larghe intese, se pur transitorio.
Un esecutivo di tecnici che sappia far decantare l’aspro confronto politico e al tempo stesso abbia il coraggio di imporre misure impopolari ma necessarie per far rientrare l’Italia negli equilibri economici europei.
Non dimenticando che la figura di Monti pone fine al processo di emarginazione e di scarsa credibilità della leadership italiana in Europa.
Meglio le elezioni, in quanto avrebbero portato a una miglior chiarimento dei rapporti di forza parlamentari, pur correndo l’Italia il rischio che i mercati non avrebbero apprezzato e avremmo quindi corso il serio pericolo di default.
E pur tenendo presente che si sarebbe andati a votare con l’attuale sistema elettorale che non garantisce una maggioranza ampia e/o certa al Senato, soprattutto alla luce di tre raggruppamenti elettorali.
Negativo, in quanto la presenza di soli tecnici appoggiati da un vasto arco parlamentare e il programma che presumete andranno ad adottare non sono idonei a traghettarci verso l’uscita dalla crisi.
Positivo, in quanto per le ragioni opposte pensate invece che sia stata la scelta migliore, con competenze tecniche tali da saper coniugare equità , rigore e risanamento dei conti, proprio per la mancata presenza di politici incapaci di operare, per interessi di partito, scelte impopolari.
Non vi resta che indicare quale risposta sia quella più vicina al vostro pensiero.
Il sistema permette di votare una sola volta, al fine di rendere più attendibile il sondaggio.
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Novembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
IL CONFRONTO DEI DATI RIVELA L’ASSURDA NORMATIVA DELLA CASTA ITALIANA CHE PERCEPISCE UNA CIFRA FINO A QUATTRO VOLTE SUPERIORE A QUELLA DI ALTRI PAESI EUROPEI
Italia
Il vitalizio in Italia scatta al 65° anno di età , dopo cinque anni di mandato effettivo. Il limite di età però diminuisce fino ai sessanta anni in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti. L’importo del vitalizio comunque va dal 20 al 60 per cento dell’indennità parlamentare a seconda degli anni passati in Parlamento. È anche previsto un contributo dell’8,60% che equivale a 1006,51 euro.
Importi
Con 5 anni, 2486,86 euro
Con 10 anni, 4973,73 euro
Con 15 anni, 7.460,59 euro
Francia
In Francia il vitalizio scatta dal 62°anno di età . In più dal primo gennaio 2018 non sarà richiesto un limite minimo di mandato. L’importo è predeterminato in base al numero di anni di contribuzione, con un limite massimo di 41,5 anni di contributi. Anche in Francia è previsto un contributo che è del 10,55% (787 euro). Se si versa anche un contributo facoltativo i singoli importi salgono, ma il tetto resta a 6300 euro.
Importi
Con 5 anni, 780 euro
Con 10 anni, 1500 euro
Con 41,5 anni, 6300 euro
Germania
In Germania il vitalizio scatta al 67° anno di età se si è fatto un anno di mandato. L’importo è pari al 2,5% dell’indennità parlamentare per ogni anno di mandato fino ad un massimo di 27 anni che corrisponde al 67,5% dell’indennità . I deputati non versano alcun contributo.
Importi
Con 5 anni, 961 euro
Con 10 anni, 1917 euro
Con 15 anni, 2883 euro
Con 27 anni, 5175 euro
Gran Bretagna
In Gran Bretagna il vitalizio è legato ai contributi versati e scatta al 65°anno di età . Il contributo varia dal 5,9% all’11,9%. Con il contributo minimo il vitalizio è 1/60 della retribuzione moltiplicata per gli anni di mandato, con il contributo dell11,9 sale a 1/40 dell’ultima retribuzione moltiplicata per gli anni passati in Parlamento. Qui sono riportati solo gli importi massimi in base agli anni di mandato.
Importi
Con 5 anni, 794 euro
Con 10 anni, 1588 euro
Con 15 anni, 2381 euro
Parlamento europeo
Anche per i parlamentari europei è previsto un vitalizio che scatta al 63° anno di età . L’importo è pari al 3,5 per cento dell’indennità parlamentare per ogni anno di mandato, fino ad un massimo complessivo del 70 per cento dell’indennità . I deputati non versano alcun contributo. Oltre i 20 anni il vitalizio non aumenta. Questo regime è in vigore dal 2009. Prima il vitalizio era deciso da ogni singolo paese.
Importi
Con 5 anni, 1392 euro
Con 10 anni, 2784 euro
Con 20 anni, 5569 euro
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Novembre 19th, 2011 Riccardo Fucile
VOLTAGABBANA E INDAGATI, L’AULA DIVENTA UNA MACCHINA DEL TEMPO
Dice il presidente del Consiglio di aver accettato l’incarico con “profondo rispetto nei confronti del Parlamento”.
Il che, in un dialogo istituzionale corretto, è legittimo e anzi dovuto.
Problemino: li ha guardati un po’ in faccia, il professor Monti, i membri delle nostre malandatissime Camere, eletti con una legge elettorale soavemente definita porcata?
La fauna è alquanto variopinta, un circo in cui manca solo la donna che mangia il fuoco.
Ci sono le papi girl, quelle che il giorno del crollo si son vestite di nero (per molte, dopo questo giro di giostra, è presumibile quanto augurabile che l’esperienza politica finisca).
Ci sono i falchi e le colombe — l’Italia non si smentisce mai — e un’orda di voltagabbana, nelle Camere più scambiste della storia.
Simbolo indiscusso il pignorato Domenico Scilipoti, icona del mercatino del 14 dicembre 2010, il Natale ricco dei Responsabili che salvarono l’agonizzante B, atteso al voto di fiducia dopo la scissione dei finiani.
Con mister Predellino si schierarono Massimo Calearo (ex Pd), Bruno Cesario (ex un
sacco di cose: Margherita, Pd, Api), Antonio Razzi (pure lui eletto con Di Pietro, poi pentito), Silvano Moffa, ex Fli, Paolo Guzzanti e l’ex Mpa Elio Belcastro.
Come dimenticare poi Aurelio Misiti eletto con l’Italia dei Valori, poi sottosegretario, vice ministro ai trasporti per circa un quarto d’ora, dal 24 ottobre?
È davvero la legislatura delle mutazioni genetiche, tipo quelle di Santo Versace (ex Pdl, dal 29 settembre nel gruppo Misto) e miss Cepu Catia Polidori (prima Pdl, poi Fli, poi Responsabile, oggi Popolo e Territorio).
Sono i giorni del grande riposizionamento: la bandiera del trasloco di potere (questa volta in fuga dal Pdl) è la ex soubrette del Biscione Gabriella Carlucci, folgorata sulla via di Casini.
Del resto il presidente della Camera ha parlato chiaro, indicando senatori e deputati comprati e venduti in un’asta dominata “dal potere finanziario e mediatico del premier”: conversioni più o meno disinteressate.
Gli onorevoli di Fli Di Biagio e Muro hanno raccontato al Fatto esplicite profferte da parte del coordinatore del Pdl Denis Verdini.
Ma non ci sono solo i pentiti, ci sono anche (e sono tantissimi) quelli inguaiati con la giustizia, a partire dallo stesso Verdini: indagato per violazione della legge Anselmi, associazione per delinquere e corruzione, nell’ambito dell’inchiesta sulla P3.
Per i finanziamenti pubblici intascati da il Giornale di Toscana Verdini è invece accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato.
Per la gestione del Credito cooperativo fiorentino, poi, Verdini è indagato per associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita.
L’ex ministro Aldo Brancher (Pdl), condannato in primo grado e appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al Psi, è stato condannato, nello scandalo Antonveneta, per ricettazione e appropriazione indebita.
Tra le vecchie glorie c’è Giuseppe Ciarrapico (senatore Pdl), collezionista di condanne (dalla ricettazione fallimentare alla bancarotta fraudolenta).
Nicola Cosentino (Pdl): indagato per concorso esterno in associazione camorristica — parliamo dei Casalesi — il Parlamento l’ha salvato dalla richiesta di arresto.
Marcello De Angelis (deputato del Pdl), condannato in via definitiva a 5 anni per banda armata e associazione sovversiva.
Antonio del Pennino (oggi Gruppo Misto a Palazzo Madama): ha patteggiato 2 anni per finanziamento illecito ai partiti durante tangentopoli, quando militava nel Pri.
L’onorevolissimo Pdl Renato Farina, nome in codice “Betulla”, nel 2007 patteggia 6 mesi per favoreggiamento nel rapimento dell’imam Abu Omar. Incassò dal Sismi 30 mila euro che, a suo dire, furono poi versati a un santuario.
Raffaele Fitto, ex ministro, è sotto processo a Bari per abuso d’ufficio, corruzione e finanziamento illecito ai partiti.
L’ex ministro a sua insaputa Claudio Scajola, indagato a Roma, con l’accusa di finanziamento illecito, per la ormai famosa casa con vista Colosseo.
Non può mancare dal memorandum Francesco Saverio Romano, ministro indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Stesso reato per il senatore Marcello Dell’Utri, amicone di B e del mafioso-stalliere Mangano, già condannato in secondo grado.
Sempre in tema di mafia, c’è anche Renato Schifani, presidente del Senato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Su Alfonso Papa (sotto processo, prima in carcere e poi ai domiciliari, per l’inchiesta sulla P4) si faceva conto negli ultimi giorni dentro il bunker per un possibile rientro a Montecitorio con conseguente voto in più.
Marco Milanese è indagato a Roma e a Napoli per reati che spaziano dalla corruzione al finanziamento illecito e alla falsa fatturazione.
D’altra parte Massimo D’Alema è indagato a Roma per finanziamento illecito ai partiti: 5 voli privati offerti gratuitamente dalla Rothkopf Aviation.
Alberto Tedesco (Pd): il Parlamento pochi mesi fa l’ha salvato dall’arresto, chiesto dalla procura di Bari, per vari reati di corruzione nella gestione della sanità pugliese.
Antonino Papania (Pd): nel 2002 patteggia 2 anni per abuso d’ufficio.
Lo spazio, come il tempo è tiranno. Gli esclusi sono molti.
Ce ne scusiamo con gli interessati, sapendo che loro non hanno nessuna intenzione di scusarsi con gli italiani.
Antonio Massari e Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 18th, 2011 Riccardo Fucile
LA PRIMA INTERVISTA DOPO IL “TRADIMENTO”: “MOLTI DEPUTATI SI INTASCANO TUTTO E NON FANNO NULLA”
«Rilascio l’intervista se lei legge tutti gli atti della Commissione Cultura in cui sono stata osteggiata dal mio partito e appoggiata dalle opposizioni».
Affare fatto.
Ho tra le mani 40 pagine che narrano l’accidentato percorso della Legge quadro sugli spettacoli dal vivo proposta dall’onorevole Gabriella Carlucci, “Gabriella Iscariota”, per Silvio Berlusconi da quando, abbandonando il Pdl, ha dato la spallata al suo governo ed è diventata il simbolo dei traditori, proprio lei che era una star della Fininvest, tra le prime a passare dalla Tv al partito.
Nel 1994, quando il Cavaliere scese in campo, sorella di mezzo delle tre Carlucci, due lauree, era famosissima: si lanciava col bungee jumping e cavalcava tori di 900 chili a Buona Domenica.
Questa è la sua prima intervista dopo il “tradimento”.
Le 40 pagine trattano materia ingarbugliata, che va da marzo a ottobre 2011 e si accende quando le colleghe di partito Fiorella Ceccacci e Gabriella Giammanco si mettono di traverso o quando la Carlucci si rifiuta di votare un paio di nomine in aperta sfida al ministro della Cultura Giancarlo Galan.
La sostanza è che, alla dichiarazione di voto finale, Pd, Udc e Idv si schierano con lei, tacciando la linea ufficiale del Pdl come uno dei soliti pasticci buono a vanificare tre anni di lavori.
Onorevole, ho letto.
Aspetti. Le mando anche gli articoli di giornale che dimostrano che l’anno scorso il Pdl non mi voleva sindaco di Margherita di Savoia, in Puglia.
Leggo pure quelli. E visiono svariati servizi di Tg locali. In effetti, il presidente della Provincia Francesco Ventola voleva “uno del territorio”, il ministro Raffaele Fitto gli teneva bordone, poi la Carlucci — già deputata di zona, detta “la Thatcher delle Saline” — ha raccolto quattromila firme, Fitto ha capitolato, e lei è stata eletta sindaco col 70 per cento dei voti, portando al Pdl un comune che era rosso da 30 anni e riuscendo pure a gemellarlo nientemeno che con Miami.
In sintesi: se n’è andata con l’Udc perchè i suoi non la sostenevano?
Non è questo. Quei documenti servono solo a dimostrare che ho sempre lavorato bene, che ho una mia indipendenza e non ho mai spiattellato all’esterno i problemi col partito.
Lei teneva alla sua legge.
Era stata votata da tutti i partiti, la vuole tutto il mondo dello spettacolo perchè introduce misure fiscali che darebbero ossigeno a un intero settore in crisi. Eppure, ho chiesto aiuto al segretario, al capogruppo, a Berlusconi.
Nessuno ha fatto niente.
Ci lavoravo dal 1996, da quando ero responsabile del dipartimento spettacolo del partito. Ora sono avvilita perchè avevo messo in conto gli insulti ma non che venissi considerata uno zero, un’ingrata venuta dal nulla. Invece, ho pure il massimo delle presenze in aula e nel 2001 sono stata eletta col maggioritario in un collegio perso.
Cosa l’ha convinta a cambiare partito?
Quando Berlusconi ha detto che i ristoranti erano pieni, non potevo più girare per Margherita di Savoia. Io so che c’è crisi perchè sono sindaco: vedo le banche che non danno soldi, le aziende che licenziano.
Si è sfilata all’ultimo, sul voto del resoconto di bilancio.
Erano mesi che galleggiavamo con uno o due voti di scarto e chiedevamo interventi al partito. Tutti, non solo i sei che il 3 novembre hanno firmato la lettera per l’allargamento della maggioranza. Avevo firmato anch’io, ma Isabella Bertolini mi ha tolta perchè ero la più nota. Mi ha detto: qui finisci ammazzata.
Chi sono i dissidenti rimasti silenti?
Molti li ho visti imboscarsi durante le votazioni sul resoconto: nascosti dietro la porta. Persone senza coraggio.
Come è arrivato a questo punto Berlusconi?
Era attorniato da signorsì che lo isolavano e gli nascondevano la gravità della situazione.
Chi? Verdini? La Russa? Santanchè?
I nomi li sta facendo lei.
Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto?
Loro sono lucidi, come Gianni Letta.
Cosa ha convinto Berlusconi a capitolare
Ha compiuto un gesto di responsabilità che smusserà l’ostilità degli avversari.
Esiste quindi un patto tra gentiluomini in cambio di un passo indietro?
Può essere che vi sia stata una trattativa in questa direzione.
La Severino alla giustizia, che non dispiace a Berlusconi, rientra in questa logica?
Non sono aggiornata, ma anche questo è possibile. Anche se l’altissimo profilo del ministro resta innegabile.
Che altre concessioni avrà il cavaliere
Non userei il termine di concessioni. L’idea è che non subisca aggressioni.
Il Giornale ha scritto che lei alla Camera esce dal retro per paura di incrociare quelli del Pdl.
Io sono sempre passata da lì: andando in auto, entro dal parcheggio laterale.
Che ci fa con tre segretarie tra Trani e Andria?
Raccolgo le istanze dei cittadini, poi io faccio la rompiscatole.
Sarebbe?
Chiamo i ministri, i sottosegretari e chiedo.
Che cosa?
Che so… Chiedo per la guardia carceraria che lavora a Milano, ha la mamma malata, la moglie e i figli in Puglia e vuole tornare al Sud.
Lei raccomanda.
No. Segnalo. Tutto alla luce del sole. Così ho convertito un collegio rosso.
Il Pdl l’avrà ringraziata.
Nessuno ti dice grazie, solo la gente per strada ringrazia.
Anni fa, disse che lo stipendio da deputata non è alto.
Se paghi uffici, bollette, assistenti, i soldi se ne vanno. Ma molti deputati si intascano tutto e non fanno niente.
Con chi si è consultata per la sua scelta?
Con mio marito. E coi miei genitori e le mie sorelle.
Che ha detto Milly?
Mi ha sostenuta perchè mi sostiene qualunque cosa faccia.
Perchè non ha parlato di persona con Berlusconi?
Perchè avevo già deciso.
Magari le avrebbe offerto un sottosegretariato, soldi?
In quei giorni c’era la sensazione che potesse accadere qualunque cosa.
Per la cronaca, la Carlucci ha poi voluto mandare altri documenti.
Sono undici lettere del 2001 inviate a Gianni Letta da direttori di teatri e associazioni culturali: “raccomandazioni dalla base” per segnalare l’egregio lavoro svolto dalla Carlucci medesima al dipartimento spettacolo di Forza Italia e sollecitare un incarico istituzionale nella cultura (che non è arrivato).
L’onorevole ormai dell’ Udc le tiene molto da conto perchè proprio non ci sta a passare per velina ingrata e miracolata.
(da “Il Corriere della Sera“)
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Novembre 18th, 2011 Riccardo Fucile
IL PARLAMENTARE E’ UNO STRETTISSIMO COLLABORATORE DEL SEN. DELL’UTRI, FINITO NEI GUAI PER NON AVER PAGATO LE FATTURE DI COMPETENZA DEL CIRCOLO DI DELL’UTRI… ORA AVRA’ LO STIPENDIO DECURTATO DI 140.000 EURO
L’onorevole Domenico Scilipoti è in buona compagnia nella lista dei deputati che si sono visti pignorare da un giudice il «quinto dello stipendio» perchè non hanno onorato i vecchi debiti.
Insieme a Scilipoti – che con i Responsabili ha contribuito a tenere in vita per quasi un anno il governo Berlusconi – c’è il collega del Pdl Nicola Formichella, strettissimo collaboratore del senatore Marcello Dell’Utri, che non avendo altri redditi e proprietà dichiarate rischia di vedersi decurtato nella misura di 140 mila 367,24 euro lo stipendio di parlamentare alla voce «rimborso spese inerente al rapporto tra eletto ed elettori».
Così. dopo l’infortunio con gli ufficiali giudiziari capitato al parlamentare agopuntore di Terme Vigliatore in provincia di Messina, ora emerge dai carteggi giunti a Montecitorio anche la vicenda del collega Formichella di Benevento: se Scilipoti è inciampato in una storia tutta privata di debiti non onorati — per le parcelle non pagate all’ingegnere Alberto Recupero — il giovane e brillante deputato campano si è, per così dire, immolato per il partito.
Meglio, si è sacrificato per il suo mentore politico, Marcello Dell’Utri che ha inventato i circoli del buon governo, tanto da accollarsi l’onere di alcune fatture non pagate dalla corrente-componente di Forza Italia poi confluita nel Pdl.
L’atto di precetto depositato al tribunale di Roma riguarda la società 2B Team arl che è rimasta a bocca asciutta dopo aver lavorato a lungo per il Circolo Giovani di Roma di cui l’onorevole Nicola Formichella era, appunto, il legale rappresentante all’epoca dei fatti.
Il decreto ingiuntivo esecutivo si riferisce alla somma dovuta in seguito a lavori di allestimento per il circolo di «130 mila euro oltre gli interessi legali nonchè le spese della procedura per spese, competenze e onorari per un totale di 140 mila 367,24 euro».
Per questo, nell’atto di pignoramento, oltre a Formichella, che risulterebbe nulla tenente, vengono citati la Camera dei deputati e il gruppo parlamentare del Pdl nella persona del suo presidente.
Ecco allora che contrariamente a quanto è successo a Scilipoti che milita in un gruppo meno solido alle spalle, il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, si è visto costretto a scrivere all’avvocato del ricorrente, Carla Anastasio del foro di Roma, una lettera «in relazione all’atto di pignoramento presso terzi depositato presso il tribunale di Roma su istanza della società 2 B TEAM arl in danno della camera dei Deputati e del gruppo parlamentare del Pdl».
Così in attesa che i ricorsi del deputato Formichella abbiano una risposta definitiva, il capogruppo Cicchitto ha dovuto pur adottare un provvedimento cautelativo.
Lo ha fatto con una formula un po’ involuta ma di rito: comunicando per iscritto al debitore «di essere debitore nei confronti del debitore esecutato (cioè l’onorevole Formichella, ndr) della somma di euro 3.690,00 a titolo di rimborso spese al rapporto tra eletto ed elettori».
Il gruppo del Pdl, assicura infine Cicchitto, «custodirà le somme pignorate in ottemperanza a quanto previsto dal combinato disposto di cui agli articoli 545 e 546 del codice di procedura civile».
Come dire, che anche a Montecitorio per pagare i debiti c’è sempre tempo con buona pace della società 2 B TEAM arl che ha offerto le sue prestazioni ormai un paio di anni fa.
Dino Martirano
(da “Il Corriere della Sera“)
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