Settembre 18th, 2011 Riccardo Fucile
PER ADERIRE AL PARTITO DEGLI ACCATTONI LA QUOTA SCENDE DA 20 EURO A 10 EURO…TESSERAMENTO IN CRISI, PROROGATO FINO A OTTOBRE
Passa da 20 a 10 euro la quota per diventare “aderente” al Pdl, quindi con potere di
voto congressuale.
Il coordinatore regionale dell’Emilia Romagna: “Farei anche 2 euro a tessera pur di non avere coordinatori locali con la benedizione di Berlusconi”
Gestire un partito politico non è mestiere facile.
Ne sa qualcosa la compagine del Popolo delle Libertà dell’Emilia Romagna che a due anni e qualche mese dalla nascita, e dopo la prima festa nazionale tenutasi a Mirabello lo scorso luglio, non registra l’aumento atteso di adesioni proprio in vista dei primi congressi locali che avverranno tra ottobre e novembre prossimi.
Tanto da far slittare la chiusura del tesseramento al partito dal previsto 30 luglio 2011, al prossimo 30 ottobre.
“Alla fine di luglio nella Provincia di Bologna eravamo arrivati attorno alle 800 tessere di aderenti, cioè coloro che possono avere potere di voto in assemblea ma non essere eletti in organismi del partito”, afferma il coordinatore provinciale di Bologna Alberto Vecchi (ex An), “La proroga vuole fare in modo che si arrivi a 1500-2000 adesioni”.
Una decisione accompagnata parallelamente da un ritocco abnorme sul prezzo di ogni singola tessera.
Dai 20 euro si è passati a 10.
Una diminuzione del 50% che però gli organizzatori non vogliono leggere come una crisi di vocazione verso il partito: “non siamo insoddisfatti della cifra, ma vogliamo che aumenti la partecipazione”, continua Vecchi, “diminuire il costo di ogni singola tessera significa eliminare la possibilità che esistano i cosiddetti signori delle tessere che altrimenti deciderebbero anticipatamente le sorti di ogni singolo congresso del partito”.
Non c’entra quindi nulla la crisi economica o qualsivoglia aspettativa di successo delusa.
Il problema vero, all’interno di questo ancora abbozzato partito di centro destra, pare essere tutto politico, inclinato sul versante partitico tra ex An ed ex Forza Italia.
Infatti, dopo anni di strapotere berlusconiano e la successiva fuga nell’ignoto di Fini, la sommatoria delle due ex compagini che appoggiavano Berlusconi si ritrova a fare i conti con la costruzione di meccanismi validi per una democrazia interna al partito, concretamente tutta da inventare.
“Fosse per me farei pure pagare due euro a tessera, l’importante è evitare gli errori funesti dei grandi partiti della prima repubblica”, afferma serafico il coordinatore regionale del Pdl Filippo Berselli (anche lui ex An),
“Ai primi di luglio a Mirabello ho sottolineato come serva a questo partito l’apertura alla società civile. Per questo le tessere non devono avere prezzi esagerati, altrimenti ritorniamo ai congressi di alcuni vecchi partitoni pre Tangentopoli dove c’era chi spendeva un grosso gruzzolo e si comprava una gran quantità di tessere per conquistare le poltrone decisionali di ogni singolo congresso locale”.
“La nostra necessità assoluta è diventare un partito adulto e maturo”, continua il senatore bolognese, “Non abbiamo più bisogno di coordinatori piovuti dall’alto, da Roma e con la benedizione di Berlusconi. L’unica benedizione di cui hanno bisogno i futuri responsabili delle varie province è quella degli iscritti al Pdl”.
Davide Turrini
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 17th, 2011 Riccardo Fucile
L’AVVOCATO TAORMINA SUI CATTIVI CONSIGLIERI DEL PREMIER: “BISOGNEREBBE CACCIARE A CALCI IN CULO TUTTA QUELLA BANDA DI LADRONI CHE HA INTORNO, CIOE’ TUTTI”….”UNA LINEA DIFENSIVA DA SCONSIDERATI, HA COSTRUITO UN PICCOLO IMPERO DEL MALE, SOLO LUI PUO’ USCIRNE”
“Vede il problema di Silvio non sono le zoccole. O meglio, non sono solo le zoccole.
Voglio dire: con questo circo di zoccole che si è riunito intorno a lui, è più grave mentire agli italiani sulle zoccole, che il fatto delle zoccole in sè. Mi sono spiegato?”.
Carlo Taormina conosce Silvio Berlusconi dal 1993 e dice: “Ero suo amico e lo resto anche ora che è in disgrazia. Ma proprio perchè gli voglio bene non posso non dirgli che, processualmente e politicamente si sta suicidando. Ho una o due idee su quello che dovrebbe fare per salvarsi, sia nel processo che a Palazzo Chigi”.
Taormina, come è noto, è — prima di tutto — un avvocato.
Per questo senti che, soprattutto quando parla male di lui senza nominarlo (cioè per tutta l’intervista) con Ghedini sono scintille.
Taormina ha fondato una sua Lega Italia nel centrodestra, rimpiange la Forza Italia liberale degli albori e tira napalm sul Pdl.
Taormina quando parla della corte di Berlusconi spara a zero: “Bisognerebbe cacciare a calci in culo quella banda di ladroni che ha intorno, cioè tutti”.
Avvocato Taormina, cominciamo da un parere tecnico. Come valuta il fatto che Berlusconi non si presenta davanti ai magistrati?
Dal punto di vista processuale un disastro.
E dal punto di vista politico?
Peggio.
Cominciamo bene.
Glielo spiego, è semplicissimo.
Prego.
È assurdo rifiutare il ruolo di persona offesa e comportarsi già come un imputato. Non solo per una questione di immagine.
Perchè?
Perchè ogni processo è prima di tutto una battaglia di simboli fra accusa e difesa. Se uno che non è imputato si comporta come tale, è inevitabile che prima o poi lo diventi.
E poi?
Mi sembra che Berlusconi e i suoi avvocati si stiano comportando come degli sconsiderati, al punto che mettono su di un vassoio d’argento l’occasione per essere incriminati.
Ad esempio?
La filantropia. Si è mai vista una sciocchezza di queste dimensioni? Tu stai pagando dei testimoni, saltano fuori le rilevanze, e pensi di cavartela raccontando che volevi fare beneficenza? Maddai…
Non lo dica a questo giornale…
Lo dico a chi lo difende. Stanno facendo il replay. E non è che gli convenga molto.
Il replay di che?
Del processo Mills. È sconsiderata l’argomentazione del regalo quando la fattispecie di reato è corruzione di un testimone. E anche sottrarsi agli interrogatori…
Non paga?
Paga perchè forse, andando, conoscendo il suo narcisismo finirebbe per dare ai magistrati dettagli e indicazioni compromettenti!
Ma allora non c’è via d’uscita: se non va sbaglia, se va, invece, si fa incriminare!
Provo a suggerire un’altra linea. Se i magistrati, anche solo giuridicamente ti cuciono addosso i panni della vittima tu cosa fai?
Il principe del foro è lei…
Tu stai al gioco.
Ovvero?
Berlusconi avrebbe dovuto attaccare i suoi estorsori e dire: è vero, mi hanno ricattato.
Pensa che quelli sarebbero stati felici?
Mah, tanto Lavitola è latitante lo stesso, che gli frega.
Ci sono gli altri testimoni!
Appunto. La deposizione della segretaria, Marinella, diceva che lui era infastidito di pagare. Gli aveva preparato bene il terreno. E lui ha buttato all’aria tutto allestendo una trincea indifendibile.
Resterebbe il problema di un premier che paga un estorsore!
Bè, meglio vittima che carnefice. E poi c’è il problema di sopra.
Cioè?
Le zoccole.
Giusto.
Le zoccole sono un problema politico. Qui Berlusconi non ne esce se non dice agli italiani una cosa semplice-semplice…
Quale?
Lui deve finire di negare la presenza delle escort e dire: sì, è vero. Sono uscito di testa per le fanciulline. Sì, è vero: per questa debolezza ho desiderato che me ne portassero a vagonate. Sì, avete capito bene: per questa debolezza umana mi sono messo nelle mani di qualche lestofante che se ne è approfittato di me. Lo vede come la cosa fila meglio, com’è più credibile? Gli hanno perdonato di peggio.
E invece?
Tutto quello che ha detto finora è illogico, assurdo, in contrasto con la realtà !
Concordo. Ma gli italiani preferiscono sapere di essere nelle mani di un satiro?
L’Italia è un paese cattolico, quindi predisposto al perdono. Ma se questo non accade Silvio è al capolinea.
Che altro dovrebbe fare?
Spiegare agli italiani che la cerniera lampo adesso è chiusa, e che così resterà . E poi licenziare tutta quella banda di grassatori e corrotti che si ritrova al fianco.
Tenero. A chi si riferisce?
A tutto lo stato maggiore del Pdl, direi.
Faccia i nomi.
I nomi sono nei faldoni delle inchieste
Cioè?
Non faccia il tonto, che non lo è! Sono tutti i nomi delle bande, delle cricche, delle P3 e delle P4!
Guardi che ci querelano.
La difendo io.
Vuol dire che Berlusconi è stato fregato anche da loro?
Calma. È lui che ha costruito questo piccolo impero del male. Ma è lui che può ancora voltare pagina. Mi creda, gli va detto questo: meglio le puttane a vagonate che le bugie.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 17th, 2011 Riccardo Fucile
PECORELLA: “SERVE UN GOVERNO DI EMERGENZA, ANCHE SENZA DI LUI”…DALLA MAGGIORANZA ARRIVA L’INVITO AL PREMIER DI FARE UN PASSO INDIETRO
Silvio Berlusconi da lunedì a mercoledì sarà a New York per partecipare all’assemblea generale delle Nazioni Unite.
Ma per quanto possa tentare di fuggire ai pm di Napoli, non può scappare dai problemi della maggioranza: sono i suoi stessi fedelissimi ora a chiedergli di lasciare il governo e fare un passo indietro.
Dalla Lega, prima con Flavio Tosi e ora con Matteo Salvini, e dallo stesso Pdl.
E’ il deputato, nonchè avvocato storico del Cavaliere, Gaetano Pecorella, a dire che serve “un governo di larghe intese anche senza Berlusconi”.
Ma il premier sembra avere un unico obiettivo: il ddl Bavaglio.
Le intercettazioni vanno fermate a ogni costo, lo ha ripetuto anche ieri sera alla cena di compleanno del deputato Pdl, Antonio Angelucci.
E stamani, il fidato Maurizio Paniz, ha annunciato: “Approveremo il ddl entro fine legislatura”.
Il deputato del Pdl, ha sostenuto che “sia assolutamente evidente che c’è una persecuzione giudiziaria contro Berlusconi. A Bari non è assolutamente indagato ma finisce al centro della diffusione delle intercettazioni. A Napoli sarebbe la parte lesa, ma con i messaggi che vengono diffusi finisce per essere il capro espiatorio”.
Il testo del ddl, inviato persino a Giorgio Napolitano, e dal Quirinale tornato indietro senza commenti ma con la bocciatura garantita in caso l’esecutivo pensasse di approvarlo, campeggia sulla scrivania del premier a Palazzo Grazioli. Berlusconi non rinuncia e prepara l’offensiva d’autunno.
I mal di pancia escono dunque allo scoperto.
Ma il premier è letteralmente sotto assedio. Lunedì andrà a New York.
Evitando così l’udienza del processo Mills a Milano.
I pubblici ministeri di Napoli dovranno aspettare ancora prima di poterlo sentire.
Il premier è stato convocato, nell’inchiesta sulle escort, come testimone: sarebbe la vittima di una estorsione da parte di Gianpaolo Tarantini.
In veste di testimone è tenuto a presentarsi senza avvocato e ha facoltà di rinviare l’incontro con gli inquirenti soltanto una volta, poi è previsto l’accompagnamento coatto.
A Palazzo Chigi, invece, aumenta chi vorrebbe accompagnarlo all’uscita.
Persino il suo storico avvocato Gaetano Pecorella, ieri, ha detto che “ci vuole un nuovo Governo di larghe intese anche senza Berlusconi, con un Presidente del Consiglio che sia un politico. In una situazione di emergenza ci vuole un governo di emergenza”.
Anche senza il premier.
Che del resto, aggiunge Matteo Salvini, eurodeputato leghista in continua ascesa nell’universo Padano, “ha esaurito il suo mandato: nel futuro della Lega ci sarà una corsa solitaria”, ha detto l’esponente del Carroccio.
“Berlusconi ha esaurito il suo mandato, ha esaurito la voglia, la possibilità e la forza. Non vedo come possa più cambiare il Paese. Noi come Lega Nord stiamo cercando di limitare i danni, ad esempio sulla manovra bloccando le pensioni di anzianità , però penso che la strada della Lega ritornerà a passare da Nord. Ci abbiamo provato con la destra, con la sinistra, con la secessione, col federalismo, con la devolution, ma penso — ha concluso Salvini — che nel futuro della Lega ci sarà una corsa solitaria”.
Già Flavio Tosi, settimana scorsa, aveva scaricato Berlusconi sostenendo che il suo tempo è scaduto.
Prima ancora era toccato al ministro Galan criticare l’operato del Cavaliere.
La difficoltà rimane l’exit strategy.
Perchè è ormai da tutti condivisa (e riconosciuta) l’opinione per cui il Cavaliere vuole rimanere Capo del governo per evitare i tribunali d’Italia.
Rocco Buttiglione ha suggerito un salvacondotto e in molti si sono detti d’accordo.
Lui mostra indifferenza.
Alla cena di compleanno del deputato Pdl Antonio Angelucci, Berlusconi è apparso provato e stanco, ha riferito chi lo ha visto.
Alla festa era riunito lo stato maggiore del partito. Oltre al Cavaliere, presente il ministro della Giustizia Nitto Palma e quello della Funzione pubblica Renato Brunetta.
Tra gli ospiti della cena anche il segretario del Pdl Angelino Alfano, il coordinatore del partito Denis Verdini e il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.
Il Cavaliere si sarebbe lamentato della persecuzione dei magistrati, ripetendo che è a causa dei pm che non riesce a occuparsi dei problemi del Paese.
Ma è soprattutto il tema delle intercettazioni a rubare energie al Cavaliere.
La legge Bavaglio deve essere approvata il prima possibile, va ripetendo ai suoi.
La preoccupazione è per quanto potrà uscire dalla procura di Bari, le telefonate con Tarantini con cui parla di Angela Merkel (che avrebbe definito “culona inchiavabile”). Eppure, secondo quanto riporta Repubblica, gli uomini del premier lo rassicurano sostenendo che può stare tranquillo perchè “quel procuratore è amico nostro. Vedrai che alla fine da lì non esce niente di catastrofico, nè un’incriminazione per favoreggiamento, nè le tue telefonate imbarazzanti”.
Ma Berlusconi ha paura. Che a Bari il procuratore Laudati lo “tradisca”.
Prosegue Repubblica: “Il procuratore, arrivato a Bari direttamente dall’ufficio accanto a quello dell’ex guardasigilli Alfano, il suo bel lavoro pare che lo abbia fatto. Centomila intercettazioni aveva raccolto l’ex pm Pino Scelsi, il primo titolare del caso escort che, esasperato dai metodi di Laudati, ha preferito andarsene alla procura generale”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI VORREBBE UN GOVERNO ISTITUZIONALE… I PARTITI: PD 27,5%, IDV 6%, SEL 7,5%, PDL 26,5%, LEGA 9%, UDC 7%, FLI 3,5%, API 2%….A FAVORE DEL GOVERNO TECNICO IL 44% DEGLI ELETTORI, CONTRO IL 29%, SENZA OPINIONE IL 27%
Berlusconi e il suo governo raggiungono (in discesa) livelli di fiducia “imbarazzanti” nel
sondaggio mensile di Ipr Marketing, mentre le intenzioni di voto sono decisamente a favore del centrosinistra e gli italiani dimostrano di apprezzare l’idea di un governo istituzionale per uscire dalla crisi e condurre il Paese a nuove elezioni.Il premier, dunque, perde 5 punti e crolla a quota 24 interpellati su 100 che dicono di avere molta o abbastanza fiducia in lui, mentre 64 affermano di averne “poca o nessuna” e 12 non si esprimono.
Il suo esecutivo raccoglie un misero 19 di “fiduciosi” (contro 66 negativi e 16 indecisi).
Siamo ai livelli in cui gli anglosassoni (che i sondaggi li hanno inventati) dicono
che non c’è “sopravvivenza” politica del soggetto “sondato”.
La caduta libera di Berlusconi, iniziata nel luglio del 2009 quando per la prima volta è sceso sotto quota 50% è davvero impressionante.
In due anni ha perso 26 punti e ne ha lasciati 38 sul suo massimo di 62 raggiunto nell’ottobre del 2008.
La caduta ha più o meno lo stesso andamento: 36 punti in meno rispetto al top di 55 raggiunto nel giugno del 2008.
Il calo della fiducia si traduce anche in un dato interessante sulle intenzioni di voto.
Il centrosinistra raggiunge quota 44% con un vantaggio di 6 punti e mezzo sul centrodestra (37,5%) con il terzo polo fermo al 13%.
A giugno, Ipr Marketing stimava il divario in 3 punti e mezzo (42,5% a 39%). Un’estate disastrosa, dunque, per il Cavaliere.
Per la prima volta, infine, questo mese, Ipr ha posto al suo campione (lo scorso 13 settembre) una domanda sull’ipotesi di un governo istituzionale formato dai rappresentanti di maggioranza e opposizione: il 44% degli elettori (63% di quelli di centrosinistra e 19% di quelli del centrodestra) ha detto di essere favorevole, il 29% (12% del centrosinistra, 57% del centrodestra) è contrario e il 27% (centrosinistra e centrodestra si equivalgono intorno al 25%) non ha un’opinione. Il 90% degli elettori del Terzo Polo è decisamente contrario a questa ipotesi.
A quota 24 interpellati su 100 che esprimono “molta” o “abbastanza” fiducia nel premier, siamo praticamente al di sotto dello zoccolo duro dei suoi stessi elettori che, secondo il sondaggio (fra Pdl, Lega e altri di centrodestra) dovrebbero essere il 37,5% del totale.
Come dire, con un ragionamento arbitrario ma tecnicamente plausibile, che neppure tutti gli elettori del Pdl (26,5%) hanno fiducia nel loro leader e che ipoteticamente, neppure un elettore della Lega Nord ha fiducia in Berlusconi.
Insomma, un disastro che peggiora ancora se si guardano i dati sull’esecutivo.
Un governo democraticamente eletto in un Paese civile dovrebbe avere di default un tasso di fiducia superiore.
Per fare un paragone numerico, alle ultime elezioni politiche (2008) il 19 per cento dei voti validi corrispondeva a circa 7 milioni di suffragi (grosso modo la somma di Lega Nord, Idv, Udc e La Destra) su un totale di 35 milioni di persone che si erano espresse.
Intenzioni di voto.
In tre mesi (e nonostante l’effetto negativo sul Pd del caso Penati) il centrosinistra ha scavato un solco di 6,5 punti sull’attuale maggioranza. Il Pd, infatti scende dal 27,5% del 12 giugno al 27% del 13 settembre, ma l’Idv guadagna un punto e mezzo (è al 6%) e il Sel cresce dal 6,5% al 7,5%. Calo dei Verdi (dall1,5% al’1%) fermi radicali e socialisti.
Nel centrodestra continua la discesa del Pdl (dal 27,5 al 26,5) e della Lega che lascia sul terreno un altro mezzo punto collocandosi al 9%, A primavera era sopra il 12%. Gli altri di centrodestra sono fermi al 2%.
Il Terzo Polo è sempre al 13% con l’Udc al 7%, l’Fli al 3,5%, Alleanza per l’Italia al 2% e Mpa allo 0,5%, tutti esattamente sulle stesse posizioni di giugno.
Massimo Razzi
(da “La Repubblica“)
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Settembre 14th, 2011 Riccardo Fucile
RESPINTA LA RICHIESTA DELLA PROCURA NEI CONFRONTI DELL’EX BRACCIO DESTRO DI TREMONTI PER 11 VOTI A 10… ORA IL 22 SI ESPRIMERA’ L’AULA: LEGA E UDC LASCERANNO LIBERTA’ DI COSCIENZA, MA BOSSI NON VUOLE NESSUNO IN GALERA, QUINDI NEMMENO I DELINQUENTI
La giunta per le autorizzazioni di Montecitorio ha detto no all’arresto dell’ex braccio destro di
Giulio Tremonti, Marco Milanese.
E’ stata infatti approvata per 11 voti a 10 la proposta del relatore Fabio Gava (Pdl) contraria alla richiesta della Procura di Napoli nei confronti del deputato del Pdl.
Si sono invece espressi per il sì il Pd, l’Udc, Fli e l’Idv.
Il parere sarà ora sottoposto al voto dell’Aula di Montecitorio giovedì 22 settembre a mezzogiorno.
La Lega, che in giunta ha votato contro l’arresto, lascerà libertà di coscienza in Aula, dove l’esito della votazione è più incerto.
“Non credo ci saranno sbandamenti”, ha detto Rodolfo Luca Paolini, commissario del Carroccio in giunta.
E il leader Umberto Bossi è tornato ad esprimersi contro la detenzione: “Devo ancora sentire il gruppo, ma i miei mi dicono che è un po’ una forzatura”, ha detto al suo arrivo alla Camera.
Anche l’Udc lascerà i suoi liberi di decidere in Aula: “Su una scelta così delicata è giusto che i componenti del nostro gruppo si esprimano secondo coscienza. I primi due, che sono componenti anche della Giunta per le autorizzazioni, hanno detto che secondo coscienza voteranno a favore dell’arresto”, ha affermato il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, intervenendo a “La Telefonata” di Maurizio Belpietro,Intanto, l’opposizione chiede il voto palese.
“Siamo contrari al voto segreto perchè il voto deve essere palese rispetto agli italiani e tutte le forze politiche devono assumersi la responsabilità di ciò che fanno”, dice Pierluigi Mantini dell’Udc.
Dal Pd Marilena Samperi osserva che “se ci sarà il voto segreto ognuno deciderà secondo quello che ritiene giusto e meglio fare”.
Se verrà chiesto, aggiunge, essendo previsto da regolamento, “sarà indispensabile darlo.
Anche se noi speriamo nel voto palese perchè la politica deve riprendersi in mano le redini di questa deriva rischiosa. E’ un problema di responsabilità “.
Ieri l’ex collaboratore vicino a Tremonti si è difeso a lungo nella sua audizione davanti alla giunta.
“Sono disposto ad accettare il processo anche subito, ma non l’arresto perchè non ci sono i presupposti per la custodia cautelare”, ha detto il deputato del Pdl, prima di lamentare contro di lui un “massacro mediatico”.
Milanese ha respinto più volte le accuse mossegli dall’imprenditore “Paolo Viscione: “Ha agito per rancore personale perchè non avevo voluto appoggiare la candidatura di suo figlio a sindaco di Cervinara”.
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Settembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
SI FERMA LA COMMISSIONE BILANCIO: SI SPOSA LA FIGLIA DEL PRESIDENTE PDL…IL PREMIER INTANTO VA AL RICEVIMENTO DI NOZZE DI TITTI E RENATO BRUNETTA
“Iamme, iamme, ncoppa iamme ià ”. Tutti a Napoli e auguri agli sposi!
C’è la crisi, l’Italia rischia il default, i mercati sono in fibrillazione, la Germania ci deve salvare, ma i tedeschi sono pure un po’ incazzati per certe battute fuori luogo sulla loro Cancelliera e la Commissione Bilancio di Montecitorio si ferma.
A mezzogiorno preciso, col mondo che casca, i deputati hanno riposto faldoni e tabelle contabili, statistiche e grafici, proiezioni e dati sui conti correnti e hanno chiuso i battenti.
Si sospende l’esame dei provvedimenti. Arrivederci a oggi.
Panico tra ministri e sottosegretari.
Giustificazione da parte del capogruppo Pdl in Commissione: si sposa mia figlia e nessuno vuole rinunciare all’invito, ergo se non sospendiamo la seduta, la maggioranza non ha i numeri.
Alla faccia del Paese e dei suoi problemi: si sposa la figlia giovanissima di Gioacchino Alfano e si va tutti a Napoli a festeggiare.
Gioacchino, ex sindaco di Sant’Antonio Abate, ha fatto una rapida carriera politica e si appresta a scalare tutti i vertici del Pdl nella disastrata Campania di Nicola Cosentino.
L’onorevole lo ha capito quando il suo omonimo, l’altro Alfano, Angelino, ex Guardasigilli in nome e per conto del Cavaliere, è stato nominato segretario del Pdl.
“Se Angelino mi chiama non potrò dirgli di no”, disse con un sorriso sornione al Corriere del Mezzogiorno quando l’Alfano-bis scalò i vertici del Pdl.
I due sono amici per la pelle. “Ogni anno andiamo in pellegrinaggio e ripercorriamo i percorsi della Bibbia, del Vecchio Testamento. Siamo stati anche in Russia sulle tracce della Chiesa ortodossa”.
Chiesa, famiglia e partito.
Come ai vecchi tempi della Dc. Tutti a Napoli, allora, a festeggiare.
Il pranzo sarà luculliano, i vini ottimi, la Falanghina e i rossi vesuviani, il pesce rigorosamente del Golfo, e per finire babà e limoncelli di Sorrento.
Ospiti illustri Angelino Alfano, ovviamente, e Maurizio Lupi, vicepresidente dei deputati Pdl alla Camera, gli amici veri.
Feste, farina e forca.
Ma il recordman delle feste di matrimonio, è Renato Brunetta.
Il ministro della Funzione pubblica, nemico giurato di perditempo (i precari) e parassiti vari (impiegati pubblici e pensionati al minimo), si è sposato una volta sola con la sua Titti, ha festeggiato a Ravello, perla della Costiera amalfitana e non contento ha deciso di ri-festeggiare a Roma.
Bastava farsi un giro ieri in via Nazionale all’altezza del Palazzo delle Esposizioni e vedere uno spiegamento di forze di agenti, carabinieri, artificieri per “bonificare” gli ambienti e le sale dell’Open Colonna.
“Aspettiamo 300 invitati — ci racconta un addetto ai lavori — tutte personalità importanti, big del partito e ministri e forse anche lui. Il Cavaliere”.
Atteso fin dal pomeriggio, Silvio Berlusconi non poteva mancare questa volta. Già diede forfait a Ravello e Renatino Brunetta ci rimase male.
Anche Titti, per la verità .
Ma erano giorni complicati, con Tremonti che dava del cretino a Brunetta e i precari che minacciavano di assediare Ravello e di rovinare la festa.
Cose che a Berlusconi, fondatore del partito dell’amore, fanno venire l’orticaria.
Ma questa volta Silvio non è mancato.
Ha deluso i pm napoletani che volevano sentirlo per l’affaire Lavitola-Tarantini, martedì non ci sarà , non ha voluto fare altrettanto con l’amico Brunetta.
E allora, basta con la crisi e le toghe rosse.
Tutti alla festa.
Viva, viva gli sposi
Enrico Fierro
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE DEL LAZIO E IL SINDACO DI VERONA “LICENZIANO” IL PREMIER, ALEMANNO LI SEGUE A RUOTA…NEL CENTRODESTRA SI ALLARGA LA FASCIA DEGLI SCONTENTI CHE ORA ESCONO ALLO SCOPERTO…PER ALFANO “E’ SCONFITTISMO, POSSONO ACCOMODARSI IN PANCHINA”
Silvio Berlusconi perde i pezzi. 
Oggi due nomi di peso della sua maggioranza lo invitano esplicitamente a farsi da parte: Renata Polverini, governatore della Regione Lazio eletta dal Pdl, e Flavio Tosi, sindaco di Verona con grande seguito nella base leghista.
Pochi giorni fa il medesimo invito era arrivato dal senatore Beppe Pisanu, uno dei fondatori di Forza Italia.
L’ultima puntata dello scandalo escort spinge in superficie il malcontento che cova nel centrodestra.
Anche se può contare su una maggioranza numerica in Parlamento, il premier “deve fare un passo indietro”, afferma Polverini in un’intervista al Messaggero.
Perchè “le vicende che hanno coinvolto Berlusconi nell’ultimo periodo ne hanno minato la credibilità e la reputazione”, continua, e questo si traduce “in un serio problema di credibilità per il Paese”.
Il governatore del Lazio rivela che all’interno del Pdl sono tanti a pensarla così, ma non hanno il coraggio di fare outing: “Ne parlano, è vero in segreto. Ma è diverso affermarlo alla luce del sole, dirlo in faccia”.
A dirglielo in faccia è il leghista Tosi, sulle pagine del Corriere della Sera: ”Un ciclo è concluso. La cosa migliore sarebbe che Berlusconi decidesse di farsi da parte. Ma non nel 2013: il prima possibile”.
Le colpe del premier, secondo Tosi, sono da ricercare in una “gestione della finanziaria piuttosto ondivaga” e nelle sconfitte rimediate ai referendum e a Milano”.
Per il sindaco di Verona, andare alle elezioni politiche oggi sarebbe “una cosa da pazzi”. Neppure un governo tecnico lo convince, dunque “ci vorrebbe una svolta dentro la stessa maggioranza”, che così facendo potrebbe conquistare “nuovi consensi”.
Ma una cosa è certa: non si può tirare a vivacchiare per un anno e mezzo”.
Da motore a zavorra: questa la parabola del Cavaliere secondo un numero sempre più consistente di rappresentanti del centrodestra.
In tarda mattinata arriva la replica del segretario del Pdl Angelino Alfano, ospite ad Atreju, la festa dei giovani del partito, che se la prende “il nichilismo e lo sconfittismo” di certi “scambi di interviste sui giornali” dove si fa “a gara a chi dà la martellata più forte”.
Chi non sta con Berlusconi è fuori, dice in sostanza: “Chi ci crede gioca la partita, chi non ci crede si metta a bordo campo e faccia giocare chi ha voglia di vincere”.
La “questione della premiership” è rimandata “a fine 2012, inizi 2013″, cioè alla fine naturale della legislatura.
Tutti i candidati di rango inferiore, invece, d’ora in poi dovranno sottoporsi alle primarie: ”Entro il mese di settembre — spiega Alfano — al tavolo delle regole affermeremo il principio che tutti i nostri candidati, a sindaco, a presidente provincia, devono avere l’indicazione popolare. L’idea e’ che si deve passare dal ‘calati dall’alto’ allo ‘spinti dal basso’, questo e’ il capovolgimento di prospettiva su cui lavoriamo”.
Ma a manovra economica allarga il campo degli scontenti del centrodestra.
E’ semplicemente “drammatica” per il sindaco di Roma Gianni Alemanno, Pdl, intervenuto ad Atreju insieme al collega milanese Giuliano Pisapia, di Sel (qui il video).
Senza giri di parole, Alemanno ha spiegato che se non verrà cambiata “il servizio di trasporto pubblico sparirà ”.
Poi il sindaco si getta nel dibattito innescato da Polverini e Tosi e aggiunge il suo benservito al Cavaliere: ”Penso che per il 2013 ci sia bisogno di fare le primarie, per individuare un nuovo candidato”, dice ai cronisti durante una visita al parco acquatico Zoomarine.
I toni sono quelli che si rivolgono a un capo che va in pensione: “L’importante è che vada avanti il Pdl e il suo progetto politico, ovviamente siamo tutti grati a Berlusconi per aver fondato il partito”.
Berlusconi va avanti per la sua strada, apparentemente impermeabile agli squilli di rivolta. Torna a parlare nel giorno del decimo anniversario degli attentati negli Stati Uniti contro le Torri gemelle e il Pentagono, in un audiomessaggio pubblicato sul sito dei Promotori della libertà .
Che si conclude con un accenno al caso escort.
E cioè, secondo il Cavaliere, alle “infinite falsità che vengono scritte in questi giorni, anche su di me come persona”. Ma il suo intervento parte dalla “crisi economica”, che “è stata insieme al terrorismo il dato preminente, saliente di questo decennio”.
Da qui la difesa d’ufficio della manovra approvata nei giorni scorsi al Senato, che definisce “la più equa possibile”. Il “necessario rigore” del provvedimento è stato chiesto “dall’Europa e dalla Bce” e “imposta in tempi molto stretti dai mercati”.
Sintesi finale: ”Abbiamo salvato i nostri conti, abbiamo salvato i risparmi dei cittadini italiani, abbiamo salvato l’Italia”.
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Settembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
I RISCHI DELL’INTERROGATORIO PRESSO I PM DI NAPOLI CHE IL PREMIER HA VOLUTO EVITARE…SE TARANTINI CAMBIASSE VERSIONE, PER BERLUSCONI SI PROFILEREBBE IL REATO DI FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE
È giudiziariamente stretto il crinale su cui si muove Berlusconi.
Un passo, una svista, un minimo errore e… oplà , dall’estorsione si precipita nella corruzione di un testimone. Il premier nelle vesti di chi dà i soldi al imprenditore barese Tarantini per garantirsi una versione favorevole sulla vicenda delle escort.
Estate 2008, notti calde a Roma e in Sardegna.
Una versione in cui risulti che solo lui, il medesimo Tarantini, pagava le donne, mentre il capo del governo non ci ha messo una lira.
Pensava, questo finora ha raccontato Tarantini ed è scritto nei verbali di Bari, che le ragazze erano «amiche sue» e non escort di professione.
Versione preziosa, un salvavita per il Cavaliere.
Se Tarantini cambiasse versione e dicesse che Berlusconi sapeva tutto e ha pagato, si aprirebbero subito due porte: quella dell’incriminazione per favoreggiamento della prostituzione e quella delle dimissioni da palazzo Chigi.
È con il fantasma del caso Mills, dell’avvocato londinese David Mills per cui il premier è accusato di corruzione, che il Cavaliere si sveglia e va a dormire in questi giorni.
E sta qui la ragione, tutta giudiziaria e non politica, che ha spinto i suoi consiglieri giuridici a metterlo in guardia e a guidarlo verso il rinvio dell’interrogatorio di martedì.
Nel quale, lui da solo di fronte ai pm senza i fidi Ghedini e Longo, sarebbe bastata mezza parola in più per precipitarsi in un nuovo caso Mills.
Dal quale, merita ricordarlo, il presidente del Consiglio non è ancora uscito.
Anzi, cerca viuzze legislative, tipo processo lungo, per bloccare una possibile condanna per corruzione.
La stessa subita da Mills, ben quattro anni e sei mesi.
S’innesta in questa paura – l’estorsione che può diventare corruzione – la decisione, pure questa “made in Ghedini”, di addossare alla procura di Napoli e di conseguenza denunciare la fuga di notizie sull’inchiesta Lavitola-Tarantini, attraverso un’interpellanza urgente firmata da Costa e Contento, ma anche dal vice capogruppo Pdl Baldelli.
Quindi espressione dei vertici Pdl a Montecitorio.
Attenzione, perchè lo snodo è delicato.
Dicono ottime fonti Pdl: «Berlusconi è vittima di un’estorsione, ma la procura fa uscire carte che lo presentano e lo sputtanano come colpevole».
Colpevole di che? Giust’appunto di una possibile corruzione.
Ecco i verbali della fedele segretaria Marinella Brambilla, interrogata senza avvocato e senza aver ottenuto copia del suo verbale, sui versamenti di denaro a Lavitola.
Tanti soldi, sempre cash, con un’evidente violazione delle regole sul contante.
Ecco interrogare Tarantini e farci cader dentro una risposta di un precedente interrogatorio dell’avvocato Perroni, dal quale risulta che Berlusconi gli ha imposto di difendere l’imprenditore barese che gli procurava le escort.
Stesso avvocato, stessa versione.
O comunque controllo sulla versione possibile.
Ecco la telefonata del 24 luglio con Lavitola, scoperta dall’Espresso, in cui gli si dice di non tornare in Italia.
Tutte carte che possono generare domande assai imbarazzanti per Berlusconi.
Del tipo. Perchè procurava e pagava un avvocato, il suo stesso avvocato, per Tarantini.
Era, o non era un modo per avere la certezza che il manager della sanità pugliese finito in carcere per un anno, non lo avrebbe mai tradito.
E ancora. Tanti, troppi soldi.
A quale scopo? Estorsione o corruzione?
Tutto propende per la seconda ipotesi, soprattutto a sentire quanto rivela Tarantini.
Quando, come se nulla fosse, nell’ultimo interrogatorio, rivela ai pm una frase del Cavaliere: «Io sono dispiaciuto, comprendo che la tua situazione è avvenuta per cause indirette, per cause mie, perchè sono coinvolto con te».
Proprio così, «coinvolto con te».
In che cosa gli avrebbero chiesto i pm.
E allora meglio rinviare.
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Settembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
TRA CRONISTI E DEPUTATI FILTRANO GIUDIZI “INTERCETTATI” DI BERLUSCONI SULLA CANCELLIERA TEDESCA…SI DIFFONDE IL PANICO IN PARLAMENTO: SE ARRIVASSE LA CONFERMA DELLE FRASI REGISTRATE L’ITALIA RISCHIA L’ISOLAMENTO DIPLOMATICO
La calunnia, si sa, è un venticello.
L’ultima indiscrezione sulle intercettazioni tra il Cavaliere e Tarantini, invece, è un uragano. Incontenibile.
Entra di prima mattina in Transatlantico a Montecitorio sotto forma di “pizzino” firmato dalla Jena della Stampa (“ci mancherebbe solo che uscisse un’intercettazione in cui Berlusconi dice volgarità sulla Merkel”) e l’effetto è deflagrante.
“Ma, allora, anche alla Stampa sanno…”. Gli sguardi di alcuni deputati pidiellini di stretta osservanza arcoriana s’incrociano con quelli di un leghista di rito maroniano ed è terrore puro: “Se esce la roba può succedere di tutto; ma te lo immagini — chiede preoccupato il primo del Pdl al leghista — se la Merkel lo viene a sapere???”.
È ormai mezzogiorno quando qualcuno coglie un fitto dialogo tra due cronisti di primo piano nel Palazzo. Che sanno. Cioè, dicono di sapere. Parlano.
E pronunciano un’espressione greve, “culona inchiavabile”.
“Fonte certa”, spacciano.
Si fa anche il nome del cronista che l’ha svelata, nessuno eccepisce.
Qualcuno, che vola alto nella conoscenza delle lingue, la traduce all’impronta “Arsch zu schlieàŸen” (ma, chissà , poi se è letterale) e si chiede, velenoso, se gliela avranno riferita così alla Cancelliera, oppure in italiano.
La storia, in un attimo, si sparge come un’epidemia, al capannello dei cronisti nel cortile della Camera si aggiungono via via anche i deputati che non dubitano — e questo sorprende — che davvero quell’espressione tanto macista e volgare possa averla pronunciata il Cavaliere, parlando con “quella sanguisuga di Tarantini” casomai “in un momento di concitazione” .
Ma “c’è proprio tutto Silvio in quella frase; di sicuro era incazzato…”.
Ci vuol poco a creare una verità dal nulla.
Ieri nessuno ha pensato di aspettare le carte prima di dare per scontato che Berlusconi, parlando con Valter Lavitola dopo averlo invitato a “restare lì”, all’estero, si sia lasciato andare davvero a un simile trivio apostrofando la Merkel come una “culona inchiavabile”.
Casomai — era questa la preoccupazione dei cronisti — chi mai la pubblicherebbe una frase tanto imbarazzante, ma c’è stato subito chi ha buttato lì Dagospia mentre le bacheche Facebook di alcune “firme” della politica hanno cominciato a grondare battute e commenti non meno salaci di quelli di presidenziale lignaggio.
Forse, tra un po’ si saprà la verità . Tanto, non sarà più una notizia.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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