Settembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER TRA I GIOVANI DEL PDL, TRA QUALCHE VUOTO E CRITICHE LATENTI…POI ARRIVA SULLE ZEPPE GRAZIANA CAPONE, UNA DELLE RAGAZZE FORNITE AL PREMIER DA TARANTINI: ORA CURA L’IMMAGINE DI PALAZZO CHIGI
“Qui va avanti tutto come se niente fosse. Io quella là conosco”. 
“E valla a salutare…”. “No, io le zoccole non le saluto”.
La conversazione va in scena in via Monte del Celio, a Roma, fuori dai cancelli della Festa della Giovane Italia.
Sono le otto e mezza della sera e tra il capannello di carabinieri, guardie del corpo e fan che aspettano l’uscita del presidente del Consiglio c’è chi non si è fatto sfuggire una presenza interessante.
Appollaiata su delle zeppe nere, sventola la coda di cavallo di Graziana Capone,
meglio conosciuta come la Angelina Jolie di Bari.
Cerca un passaggio sulle auto di servizio, non lo trova, poi si si incammina lungo la strada, saluta lo staff del presidente e dice: “Ci vediamo su”.
Il giudizio personale di chi non ha voglia di salutarla è piuttosto chiaro.
Di nostro, sappiamo che fu Graziana stessa a raccontare ai giornali il suo trasloco dalla Puglia a Roma (anzi, ad Arcore): “Gianpi mi disse: ‘Vieni che ti presento Silvio Berlusconi’”.
Inutile aggiungere che Gianpi è quel Tarantini finito in carcere per estorsione ai danni del premier. E da quel giorno da Roma non se n’è più andata: cura l’immagine di Palazzo Chigi.
Così, l’immagine di Graziana Capone fuori da Atreju è la fotografia perfetta del groviglio prodotto dalla vita privata di Silvio Berlusconi con la vita pubblica delle istituzioni italiane.
Mentre tutto trema, lei resta lì, appollaiata sulle zeppe. §
D’altronde, ai ragazzi chiamati a raccolta dal ministro della Gioventù Giorgia Meloni, il presidente del Consiglio ieri è tornato a spiegare che non si sente in difetto per niente.
Ha fatto tre fioretti: non balla, non fuma, non gioca d’azzardo.
“Mi è rimasta una sola cosa che non considero un vizio e che spero mi rimanga per gli anni a venire…”.
I giovani di Atreju gli chiedono quale sia il “giusto rapporto tra la vita privata di un leader e quella pubblica”.
“La gente deve poter stimare una persona”, spiega lui.
Poi (è un fioretto) non gioca d’azzardo: “Io ho una grande considerazione di me stesso”. Che senta che qualcosa con il suo popolo si sia incrinato lo racconta una gaffe: appena arrivato all’incontro, mentre la deputata Anna Grazia Calabria lo ringrazia per “averci salvato dal comunismo”, lui dice al ministro Meloni: “Manda su uno a spostare un po’ di gente di là ”.
Peccato che abbia già il microfono aperto.
Le file in alto, ha ragione, sono letteralmente deserte.
I suoi hanno già provato a camuffare le defezioni: in fretta e furia, pochi minuti prima dell’arrivo del premier, i giovani staccano i i manifesti di Atreju.
“Fate largo all’Italia che avanza” c’è scritto sugli striscioni che adesso servono a coprire le sedie vacanti.
Fate pieno a Berlusconi che arriva, verrebbe da correggere lo slogan.
Chiacchierando con la Giovane Italia, si scopre che tutta questa storia delle ragazze qualche fastidio lo ha dato.
Sulle maglie ufficiali della festa hanno impresso una frase di Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere”.
E si arrampicano sugli specchi per giustificare l’incoerenza dei “valori” con la pratica del presidente del Consiglio: “Sai, lui è sceso in politica tardi, non ha fatto la nostra militanza”.
Ma quando comincia a parlare, si scatena il calore di sempre.
“Silvio ti amo”, si confessa un ragazzo. “Trombale tutte”, lo supporta un altro.
E lui può concedersi di tornare un fiume in piena.
Contro i giudici: “La sovranità non è più del Parlamento, ma dei magistrati di Magistratura democratica”.
Sulle intercettazioni: “Tutti abbiamo degli umani sfoghi che abbiamo il diritto di fare se parliamo al telefono con altre persone. Un Paese senza privacy non è un Paese completamente libero”.
Sul futuro: “Non vedo in giro ‘tecnici’ che abbiano l’autorevolezza personale che ho io”. Sugli eredi: “Angelino Alfano presidente del Consiglio e Gianni Letta presidente della Repubblica”.
Sulla stampa: “Capita la sventura di guardare almeno la prima pagina dei giornali. Vedere voi invece fa bene al cuore e non solo al cuore”.
Fuori a contestarlo ci sono otto studenti con uno striscione: “Berlusconi la m… sei tu. Via da questo Paese” (vengono fermati dai Carabinieri).
Un quindicenne appena entrato nella Giovane Italia dice che hanno ragione, che a lui il premier “fa ridere”, che uno così “non rappresenta il Paese”.
Ma allora che ci fai tra i giovani del Pdl?
“Ero indeciso. Mi hanno detto: ‘Tranquillo, ci sono tanti che la pensano come te’”.
Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
HANNO SOSTITUITO IL SENSO DELLO STATO CON L’ASPIRAZIONE ALL’ORDINE NELLE STRADE, IL LIBERO MERCATO CON L’ARROGANZA PADRONALE… COLONIZZATORI CON SOLO IL CULTO DEL REGIME BERLUSCONIANO
Marco Travaglio va alla festa di Fli a Mirabello per un intervento molto atteso.
Le sue riflessioni sono seguite dal movimento “finiano” non meno che in altre aree politiche, e sarà interessante ascoltarlo a un anno dallo strappo che aveva acceso un po’ le speranze di tutti e restituito una prospettiva alla parola “destra”, demolita dal berlusconismo.
Nel tran tran di questi mesi parte di quella spinta propulsiva si è persa.
Ma il caos di questi ultimi giorni dovrebbe aiutare a ritrovarne le ragioni e i sentimenti.
Metto in fila i fatti, come è costume di questo giornale.
La festa dei ragazzi del Pdl, Atreju, storico appuntamento della destra giovanile sale agli onori delle cronache per una disgustosa metafora del ministro Sacconi che associa la critica alla Cgil a una barzelletta sullo stupro di dieci suore.
La Rai1 di Mauro Mazza, uno dei “ragazzi di via Milano” che rappresentarono il giornalismo di destra negli anni ’80, censura la puntata di una fiction tedesca che mostra la cerimonia per l’unione civile di una coppia gay, sostenendo che non è arbitrio ma “scelta ponderata per evitare qualsiasi tipo di polemica su un tema di grande attualità ”.
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa cerca il solito, nostalgico aggancio identitario alla cerimonia per l’8 settembre, con l’elogio di “tutti i caduti per la patria” e del loro ardimento, dimenticando che lui non ha neanche il coraggio di sconfessare il giro della Padania organizzato dal Trota e preferisce prendersela con chi lo contesta.
Ronchi e Urso vengono ricevuti da Berlusconi, immagino in una pausa del risiko in corso con gli staff legali sulle intercettazioni con Tarantini e le olgettine, per rassicurare gli italiani: “Abbiamo fatto un’analisi della situazione politica, si va avanti”.
Immagino il sollievo dei mercati e delle banche europee.
Sono notizie racchiuse in 24 ore, eppure sufficienti a dimostrare come il berlusconismo abbia colonizzato culturalmente, prima che politicamente , la destra italiana fino ad assimilarla totalmente a sè. In questi giorni è in libreria un bel saggio di Giovanni Tarantino (“Da Giovane Europa ai Campi Hobbit”, ed. Controcorrente) che dà la misura di questa degradazione.
Del senso dello Stato non ricordano più nulla, avendolo sostituito con una generica “aspirazione all’ordine” che è sempre e soltanto, come diceva Georges Bernanos, “l’ordine per le strade”.
Del fascismo hanno metabolizzato il peggio, il culto del regime, con nessun interesse per il movimentismo e le fronde che ne erano la parte più interessante.
Del trionfo del libero mercato difendono la parte più oscura, l’arroganza padronale e la cinica gestione dei rapporti di forza.
E l’etica l’hanno trasformata in moralismo clericale, vizi privati e pubbliche virtù.
La possibilità che “dopo Berlusconi” quest’area possa risvegliarsi e trasformarsi in altro, in una destra europea e decente, è pari a zero.
I processi della politica sono come quelli della biologia: si nasce, si cresce, si muore.
Le speranze, per chi non si rassegna alla sparizione della destra, vanno cercate altrove.
Dove le barzellette di Sacconi non fanno ridere.
Dove la censura televisiva disgusta.
Dove il richiamo all’orgoglio nazionale è legato a comportamenti coerenti e non solo al trombonismo.
Il resto è puro inganno, manca solo il verdetto del Paese per sancirlo.
Flavia Perina
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
E SULLE TELEFONATE DI BARI: “PER SILVIO SONO UN RUBY-BIS”…I VERBALI DELL’INTERROGATORIO DI TARANTINI
«Presidente, non riusciamo a sistemare anche qualcosa di mio sui problemi che ho tra Procura, fallimento, indagini, cose…?».
Arcore, marzo 2011.
Giampaolo Tarantini rivede il premier Silvio Berlusconi. Sono trascorsi due anni dallo scandalo di Bari e nuovi atti sono in arrivo dal capoluogo pugliese.
Un’inchiesta esplosiva che, a suo dire, diventerà «il caso Ruby 2».
«Devo dire di Berlusconi, sì, ci sono cose (a Bari, ndr) che lo compromettono. Perchè vederlo uscire sui giornali con ragazze che… Punto e accapo, Ruby 2, certo che non è piacevole per lui, la causa sono stato io».
Novantacinque pagine.
L’imprenditore travolto dal caso escort racconta molte cose nell’interrogatorio sostenuto sabato nel carcere di Poggioreale. Il verbale è stato depositato agli atti dell’inchiesta che vede Tarantini, la moglie Angela Devenuto detta Nicla e il faccendiere Valter Lavitola indagati di estorsione ai danni del premier.
Tesi che i coniugi Tarantini, alle domande dei magistrati, escludono.
Non altrettanto possono dire dell’ex amico. «Lavitola sì, forse lui usava me per ricattare Berlusconi», sostiene Gianpi.
È una dichiarazione importante per lo sviluppo dell’indagine. È lo stesso Lavitola che Tarantini bolla come «un pazzo», «uno psicopatico», «folle e spregiudicato», «invadente, prepotente».
Ancora: uno che «dice fesserie», ma anche «di avere rapporti con la Cia».
Persino con Berlusconi, Lavitola «era prepotente, pressante, perchè si rivolgeva in maniera… diretta».
Per esempio, così: «Senta, dottore, a Tarantini servono 500mila euro per un’attività ». Eppure, di Lavitola il Cavaliere diceva ai Tarantini: «Fidatevi di lui, chiedete quello che volete. Rivolgetevi a Valter per qualsiasi problema e starete tranquilli».
Durante il colloquio con Berlusconi, Gianpi assicura che intende riprendere a lavorare nel settore delle protesi sanitarie.
Al gip Amelia Primavera e ai pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, Tarantini rivela un particolare: provò a chiedere aiuto al premier perfino sulle sue grane giudiziarie.
Ma il premier sbottò: «”Giampaolo, un mese fa sono stato rinviato a giudizio, io presidente del consiglio, per prostituzione minorile, sto per avere mille processi tra Mills, Fininvest, Mondadori, e vieni a chiedere a me?”».
Pm: «Non ho capito. Lei chiese a Berlusconi di sistemarle qualche processo»?
Tarantini: «Chiesi se era possibile intervenire, visto che era il capo del governo, sui miei procedimenti. E lui mi rispose in questo modo: “Giampaolo, ma con tutti i problemi che ho io?”».
Gip: «Non è una richiesta proprio lecita».
Tarantini: «Certo».
Pm: «Come parlare di corda in casa dell’impiccato».
Tarantini: «E disse: “la mia più grossa opposizione non è la sinistra, che non vale niente. Quanto la magistratura”».
Tarantini ai magistrati svela un altro dettaglio: prima di entrare ad Arcore tolse le batterie dal cellulare per non essere intercettato nè individuato dalle celle.
«È una domenica di marzo e credo che dalle intercettazioni telefoniche si possa vedere. Atterriamo a Orio al Serio alle nove, stacchiamo la batteria, lui (Lavitola, ndr).
Lui non so se stacca la batteria, arriviamo a Arcore, dopo una mezz’oretta, lui ci riceve».
Pm: «No perchè lei, ha fatto l’imprenditore, sa che ci sono anche dei problemi fiscali, dei problemi legati alla normativa antiriciclaggio. Questi 500mila lei si è fatto un’idea di come sono transitati dalle casse di Berlusconi a quelle di Lavitola
Tarantini: «No, non me ne fregava niente, mi scusi»
Pm: «Ma lui le ha confermato la storia del conto cifrato in Uruguay?».
T: «Sì»
Pm: «Anche al cospetto di Berlusconi»?
T: «Sì sì, a Berlusconi ha detto che ce li aveva su un conto estero…. Valter inizia lui il discorso e dice “Presidente i soldi ce li ho io, li ho messi lì perchè lei si ricorda mi aveva detto”, e a quello non gliene poteva fregare di meno. Berlusconi non ci pensava proprio, in quel momento, erano le undici di sera».
Pm: «Ma stiamo parlando di 500mila euro… «
T.: «Dottore, stiamo parlando di uno che ha credo 20 miliardi di euro. Quindi, per me 500mila euro in questo momento sono come il Paradiso, per Berlusconi probabilmente…
«Insomma, dico a Berlusconi: “Presidente guardi gradirei una cosa, siccome c’è stato questo equivoco, Valter mi dice che lei non me li può sbloccare finchè io non trovo una attività , ma mi sono adoperato affinchè trovassi un’opportunità di lavoro, non voglio più fare il mantenuto.
Lui gli dice: “Va bene, allora Valter girali”.
E Valter mi dice: “Sì, te li do entro il primo ottobre”.
Ho la certezza che i soldi non ci sono più, perchè se uno ce li ha perchè te li da il primo ottobre se stiamo al 3 agosto?».
Gianpi aggiunge inoltre: «Si chiude il rapporto con Lavitola, e il giorno dopo mi dà i soldi per partire in vacanza ed è finita lì».
Pm: «Cioè, Lavitola le ha dato i soldi per partire in vacanza?».
T: «Non a me, ma come famiglia… Ventimila euro, credo, o quindici o ventimila. Spesso erano in tagli da cinquecento»
I magistrati chiedono poi se Tarantini avesse problemi a cambiare quelle banconote. E Tarantini conferma.
T: «Se tu vai in casa perchè non hai un centesimo e hai 3500 euro in taglio da cinquecento devi andare a fare pure, che ne so, la spesa al supermercato da trenta euro, vai con la (banconota) da cinquecento, hai difficoltà che ti viene il resto… «.
Dall’indagine è già emerso che Lavitola riceveva il denaro da Berlusconi attraverso la segretaria personale del premier, Marinella Brambilla, già sentita come teste dai pm.
«Coinvolto con Berlusconi? Sei finito»
Parlando dei 500mila euro che Lavitola aveva appena chiesto per lui al premier, l’imprenditore racconta: «Il presidente, senza neanche pensarci mezzo secondo, non gliene fregava assolutamente niente, disse: “Gianpaolo, per te non c’è problema, io ti auguro di poterti riprendere economicamente. Io sono dispiaciuto, comprendo che la tua situazione è avvenuta per cause indirette, per cause mie, perchè sono coinvolto con te. Il senso – afferma Tarantini – era quello: ogni volta che qualcuno è coinvolto con Berlusconi è finito».
Nell’interrogatorio si affronta anche il filone degli affari di Lavitola con società dello Stato, tra cui Finemccanica ed Eni. E delle ambizioni di Gianpi di entrare nell’orbita di Eni.
T.: «Allora l’unica mia ansia era quella di cercare un’attività seria. Ho questo caro amico, che è Pino Settanni (non indagato), leader a livello nazionale delle discariche o delle bonifiche in Italia, aveva chiesto, visto che non era mai entrato, di essere inserito tra le grandi aziende con cui l’Eni faceva bonifiche (…). Siccome sono amico di questo imprenditore, egli mi avrebbe poi dato la possibilità di gestire queste bonifiche direttamente con dei compensi abbastanza alti. E lui: “Giampaolo, guarda, se Eni mi inserisce tra le aziende partner per poter fare queste bonifiche, ben venga”».
Pm: «C’è un albo?».
T: «Sì c’è un albo. Lavitola mi diceva sempre. “Sì ho parlato con Scaroni, lo stiamo facendo, lo stiamo facendo”. Questo Pino che non è uno scemo, mi diceva: “Vedi che ti stanno prendendo in giro: perchè se Scaroni (estraneo all’inchiesta, ndr) che è il presidente dell’Eni chiama questa subsocietà e dice “guarda, accredita!”, quindi niente di anomalo o illegale, dice «accredita e fallo lavorare». Pino mi diceva: “Se ti danno quello te lo gestisci tu, ti faccio un contratto da direttore commerciale, facciamo due conti, ti prendi il compenso più alto, e tu diventi completamente autonomo. Parliamo che potevo gestire cifre di 30, 40, 50 mila euro al mese. E finalmente potevo levarmi… «.
Pm. «Dalla tutela di Lavitola».
T: «Di Berlusconi! Sì, perchè io ero legato a Lavitola».
Dario del Porto e Conchita Sannino
(da “La Repubblica“)
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Settembre 9th, 2011 Riccardo Fucile
NEL CENTRODESTRA SI ROMPE IL TABU’ DEL PASSO INDIETRO…DURO SCONTRO CALDEROLI-GALAN SULLE PROVINCE
Berlusconi si tiene forte, la botta più pesante sta per arrivare.
«Ancora una volta – si è sfogato ieri mattina in Consiglio dei ministri – dobbiamo subire un attacco frontale da parte dei giudici, questi ci vogliono mettere a terra e non hanno esitato a mettere in galera una coppia di genitori pur di arrivare a me».
Ma se diversi esponenti del Pdl, anche ai massimi livelli, iniziano a considerare come il male minore l’ipotesi di un «passo indietro» del premier per salvare il centrodestra e la legislatura, l’interessato è determinato a resistere a qualsiasi costo.
Lo ha spiegato agli esponenti ex Fli – Ronchi, Urso e Scalia – ricevuti ieri a palazzo Chigi, ai quali si è voluto presentare spavaldo, offrendo il petto al nemico: «Dovete stare tranquilli, non ci sarà alcun governo tecnico, sotto tutte caz… te. Noi andiamo avanti comunque, fino al termine della legislatura, e useremo questi mesi per fare tante altre riforme, a partire da quella della giustizia».
Tanta baldanza non è tuttavia condivisa dal resto del partito, dove si respira un’aria da fine impero.
A Frascati ieri pomeriggio mezzo Pdl si riuniva in conciliaboli nelle sale della Summer School di Quagliariello e Gasparri e il clima era di grande apprensione per le intercettazioni in arrivo da Bari.
La telefonata tra Berlusconi e Lavitola, anticipata da l’Espresso, ha terremotato la prima giornata di relativa tranquillità sui mercati finanziari, gettando nello sconforto i dirigenti di via dell’Umiltà e oscurando i giudici positivi della Bce sulla manovra. Visto il “niet” del Cavaliere, la sua ostinata volontà di resistere, ai fedelissimi non resta che fare buon viso a cattivo gioco.
«Abbiamo appena varato una manovra che avrebbe gettato a gambe all’aria qualsiasi altro governo – riflette uno dei capigruppo del Pdl – e adesso l’unica via d’uscita è sfruttare il tempo che ci resta, da qui al 2013, per far dimenticare agli italiani questa mazzata e preparare la candidatura di Alfano».
Anche il premier si è già messo al lavoro sulle contromisure, scioccato per quei sondaggi che certificano un crollo del gradimento suo e del governo.
Dopo il bastone della manovra, Berlusconi progetta adesso la carota sotto forma di quoziente famigliare da inserire nella riforma fiscale.
L’ha ribattezzato “Fattore famiglia” – il termine quoziente lo ritiene «troppo da commercialisti» – e spera in questo modo di riagganciare i centristi dell’Udc e riconquistare il Vaticano.
Un’altra ragione per cui il premier è convinto di poter andare avanti è l’atteggiamento di Napolitano.
«Non è dal capo dello Stato – ripete Berlusconi in tutti i suoi incontri – che dobbiamo aspettarci scherzi. Non c’è più Scalfaro al Quirinale».
E quindi, se anche la prossima settimana dovessero uscire telefonate imbarazzanti, il premier non intende affatto gettare la spugna.
Ne ha avuto riprova Fedele Confalonieri, che si è fatto latore due giorni fa di un messaggio di Pier Ferdinando Casini.
In sostanza il leader dell’Udc suggeriva al capo del governo di anticipare il passaggio di testimone ad Angelino Alfano, in questo modo favorendo il realizzarsi di una larga maggioranza di «salvezza nazionale».
Pare che la risposta del Cavaliere sia stata qualcosa simile al gesto dell’ombrello.
E del resto lo stesso Alfano, l’eventuale beneficiario dell’operazione, pur di allontanare da sè il sospetto di essere parte del “complotto”, ieri ha messo le mani bene avanti: «Chi crede nella trasparenza non può che difendere il principio che il cittadino vota chi lo governerà e se quello smette di governare si torna al voto». Insomma, se Berlusconi cade ci sono solo le urne.
Intanto nel governo, nonostante il silenziatore imposto dalla grave congiuntura internazionale, non mancano le slabbrature sulle cose da fare.
Ieri in Consiglio dei ministri si è assistito all’ennesimo scontro tra una parte del Pdl e la Lega sull’abolizione delle province, che il Carroccio ha cercato in qualche modo di edulcorare.
Quando Calderoli ha iniziato a parlare di «province regionali», alludendo alla facoltà delle regioni di istituire delle forme associative tra i comuni, Giancarlo Galan ha perso la pazienza e gli ha risposto a brutto muso.
E, per una volta, Tremonti si è schierato con il ministro dei Beni Culturali, lasciando di stucco i presenti.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
LA TELEFONATA IN ESCLUSIVA SULL’ESPRESSO: IL 24 AGOSTO LAVITOLA CHIAMA IL PREMIER DALLA BULGARIA E GLI CHIEDE: “CHE DEVO FARE?”…E BERLUSCONI GLI CONSIGLIA: “RESTA DOVE SEI”….BRIGUGLIO DI FLI: “SE LA TELEFONATA E’ VERA E PROVATA NAPOLITANO INTIMI A BERLUSCONI DI DIMETTERSI”
Berlusconi che dice a Lavitola: non tornare.
E’ questo il consiglio che il premier dà al faccendiere – attualmente latitante – in una telefonata resa pubblica sul nuovo numero dell’Espresso, in edicola da domani.
“Che devo fare, torno e chiarisco tutto?”, chiede agitato Lavitola da Sofia, in Bulgaria, dove si trova per motivi di lavoro.
E Berlusconi risponde: “Resta dove sei”.
La telefonata avviene il 24 agosto.
In quel momento Valter Lavitola, direttore ed editore dell’Avanti, non è ancora stato raggiunto da una misura di custodia cautelare – da parte dei pm napoletani – per estorsione nei confronti del premier, ma ha comunque motivi per preoccuparsi.
Il settimanale Panorama, di proprietà della famiglia Berlusconi, ha infatti anticipato che c’è un’indagine in corso, proprio a Napoli, nei confronti di Lavitola, dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e di sua moglie, Angela Devenuto. Un’indagine in cui si ipotizza l’estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.
Una fuga di notizia che farà molto arrabbiare i pm napoletani, che la ritengono un danno per l’inchiesta.
Di sicuro c’è che Valter Lavitola non ha più fatto ritorno in Italia.
Come è certo che il primo settembre, Tarantini e la moglie finiscono in carcere, mentre Lavitola – raggiunto anche lui da un ordine di custodia cautelare – non si trova. E fa sapere di essere da lungo tempo all’estero “per lavoro”.
Il caso provoca già le prime reazioni politiche.
“Berlusconi ha detto a Lavitola di restare all’estero? La questione verrà affrontata martedì nelle dichiarazioni che il capo del Governo è chiamato a rendere all’autorità giudiziaria, ma la portata di questa notizia è tale da esigere un’immediata e personale smentita”.
A dirlo è la capogruppo del Pd in commissione giustizia, Donatella Ferranti, che aggiunge: “La situazione economica è drammatica, la reputazione del capo del governo influisce sull’umore dei mercati e i silenzi di Berlusconi non sono ammissibili”.
“Se è vera l’intercettazione – dice Carmelo Briguglio, vicepresidente vicario di Futuro e libertà alla Camera – il presidente della Repubblica imponga a un presidente del Consiglio complice di un latitante, già utilizzato come killer per dimissionare il presidente della Camera, di lasciare palazzo Chigi”.
“Adesso – aggiunge – si è capito da chi, perchè e con quali delinquenti è stato organizzato l’affaire della casa di Montecarlo contro Gianfranco Fini”.
Un riferimento al ruolo attivissimo di Lavitola nel procurare documenti proprio sulla vicenda dell’appartamento di Montecarlo.
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Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
“I MAGISTRATI VOGLIONO UCCIDERMI”…. LE RILEVAZIONI LO DANNO PERDENTE ANCHE SE SI ALLEASSE AL TERZO POLO
Nel giorno della fiducia, con i sondaggi a picco, Berlusconi sa che la tempesta non è finita.
Anzi, la tempesta perfetta potrebbe arrivare nei prossimi 15 giorni.
Il Cavaliere rimane chiuso a Palazzo Grazioli, assente dalla scena pubblica. Pensa solo ai guai giudiziari, al fango che gli sta piovendo addosso, le intercettazioni esplicite sulle sue prestazioni sessuali, le confidenze piccanti con Tarantini.
Proprio quel Tarantini che insieme a Lavitola lo avrebbe ricattato, spillandogli soldi.
Martedì prossimo i magistrati di Napoli andranno a sentire il premier a Palazzo Chigi come parte offesa.
Ma per lui è chiaro che la musica dei pm non è suonata in sua difesa. «Vogliono uccidermi per le mie scopate. Vogliono delegittimare il governo, la mia persona in un momento così delicato per il Paese. È una vergogna pubblicare sui giornali conversazioni private. E nella maggioranza chi vuole fare altro ci metta la faccia, se ha il coraggio…».
Berlusconi non è andato al Senato per la fiducia e non andrà nemmeno alla Camera nei prossimi giorni.
Deve prepararsi a rispondere, senza la presenza dei suoi avvocati, alle domande degli insidiosi magistrati napoletani (ieri pomeriggio ha ricevuto anche il senatore argentino, Esteban Caselli, il cui nome era saltato fuori in una telefonata tra lo stesso Berlusconi e Lavitola).
Martedì prossimo tutto ciò potrebbe avvenire mentre i giornali spiattellano conversazioni telefoniche in cui il premier italiano esprime apprezzamenti poco lusinghieri su alcuni suoi colleghi europei.
Sono questi i timori che serpeggiano nella maggioranza, il panico che prende alla gola ministri e capigruppo. Ed è solo una parte del problema.
La via crucis infatti proseguirà mercoledì 13 settembre quando arriverà il voto in Giunta su Marco Milanese, ex braccio destro del ministro Tremonti.
Un voto palese al quale farà seguito la settimana successiva quello a scrutinio segreto nell’aula della Camera.
Dicono che la sorte di Milanese (il carcere) sia segnata e che le truppe fedeli a Maroni abbiano già pronto il pollice verso. «Quanto potrà resiste Tremonti al suo posto?», dicono i tanti nemici del ministro dell’Economia.
In questo lasso di tempo la manovra troverà sui mercati il suo banco di prova.
Il punto di rottura sarebbe proprio questo: che tutto quello che è stato fatto non serva a fermare la speculazione, a evitare il crollo di Piazza Affari, a scongiurare il declassamento da parte delle agenzie di rating, ad accorciare lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi.
Ecco, la tempesta perfetta che teme Berlusconi.
A quel punto la Lega non potrebbe più reggere la botta e le tensioni al suo interno, con Maroni in movimento per il dopo Berlusconi, esploderebbero.
E’ la tenuta del Carroccio che teme il segretario del Pdl Alfano, più che i movimenti dentro la maggioranza.
Si vocifera però di riunioni segrete, ipotesi di documenti di gruppi della maggioranza. Il deputato calabrese Pittelli dal Pdl è passato al gruppo misto. I sudisti di Miccichè sempre più lontani, argini che nella galassia meridionale si rompono con il passaggio all’opposizione dell’Mpa.
C’è la paura del baratro se Berlusconi non farà un passo indietro per un esecutivo di larghe intese, come gli suggerisce Pisanu. Mentre Cazzola consiglia di «saper lasciare al momento giusto».
In molti si preparano all’apocalisse. C’è chi spera, e chi ne è sicuro, che di fronte alla tempesta perfetta sarà Napolitano a dire al Cavaliere, «nonostante tutto quello che è stato fatto, l’Italia sta affondando: evidentemente il problema è la credibilità del governo, il problema è lei…».
Il Cavaliere si illude di poter resistere.
Ma è proprio dentro la sua maggioranza che cresce la consapevolezza di una fase politica nazionale finita, gravata da una eccezionale crisi internazionale.
Il premier potrebbe dire, «allora elezioni anticipate», facendo paura ai parlamentari che non vogliono andare a casa.
Ma lo stesso Berlusconi sa che perderebbe rovinosamente.
Gli ultimi sondaggi sono disastrosi, 12 punti in meno sul 2008.
Col tandem Pdl-Lega testa a testa con la sinistra pure se si alleasse con Casini e il terzo Polo.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
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Settembre 7th, 2011 Riccardo Fucile
NELLA QUINTA VERSIONE DEL DECRETO PERLOMENO I CONT TORNANO… ALLA FINE LA SINTESI E’ “PIU’ TASSE PER TUTTI”… MANCANO MISURE PER LA CRESCITA E LO SVILUPPO
Se non li puoi convincere, confondili. È la legge di Truman. 
Berlusconi e Tremonti, ormai svuotati di spessore politico, la applicano alla manovra con rigore scientifico.
Dopo quattro tentativi miseramente falliti in appena due mesi, spunta ora la quinta versione del decreto anti-crisi.
Già questa abnorme bulimia quantitativa sarebbe sufficiente a giudicare disastrosa l’azione del governo.
Ma quello che stupisce, e indigna di più, è la totale schizofrenia qualitativa delle misure messe in campo.
A giugno Tremonti aveva garantito che, d’accordo con l’Europa, l’Italia non aveva bisogno di una vera e propria manovra di bilancio, e per questo aveva annunciato una modesta leggina di minima “surplace” contabile.
Ai primi di luglio abbiamo scoperto che eravamo sull’orlo dell’abisso.
Così è cominciata la folle teoria estiva dei decreti usa e getta.
Prima la stangata del contributo di solidarietà sui ceti medio-alti.
Poi la batosta sulle pensioni d’anzianità cumulate con il riscatto della laurea e della naja.
Poi ancora la finta caccia agli evasori fiscali a colpi di “carcere & condono”.
Trovate estemporanee di questo o quel ministro, frustate casuali all’una o all’altra categoria.
Senza logica politica, senza tenuta economica.
Non solo i cittadini allibiti e gli speculatori affamati, ma l’intero establishment interno e internazionale ha fatto giustizia di tanta irresponsabile approssimazione.
L’Unione Europea e la Bce, la Banca d’Italia e la Confindustria. Da ultimo, addirittura il Capo dello Stato, che con il suo intervento ufficiale di due giorni fa ha compiuto un passo senza precedenti, fin dai tempi della Prima Repubblica.
Ha imposto la linea non solo sui tempi, ma persino sui contenuti della manovra.
Alla fine, dopo molte figuracce penose esibite sul mercato politico e molti miliardi bruciati sul mercato finanziario, il governo si è dovuto arrendere.
L’ennesima, radicale riscrittura della manovra non cancella le storture di fondo.
Con l’aumento dell’Iva e la reintroduzione della supertassa sui redditi oltre i 300 mila euro si fa persino più massiccio il ricorso alla leva fiscale, che già occupava quasi il 70% del menù dei provvedimenti varati nelle stesure precedenti.
Svanisce così, ormai anche sul piano simbolico, la ridicola promessa del Cavaliere: “Non mettiamo le mani nelle tasche dei contribuenti”, aveva giurato il premier, che ora invece in quelle tasche ci entra non solo con le mani, ma con tutte le scarpe.
Si anticipa il giro di vite sull’età pensionabile delle donne, e si rinuncia così a qualunque ambizione riformatrice più generale sul capitolo della previdenza.
Resta la drammatica carenza di misure concrete per la crescita e lo sviluppo.
Resta la plastica evidenza di un governo che non ha una visione sulla società italiana di oggi, nè una soluzione per quella che vuole costruire domani.
Tuttavia la quinta manovra, per quanto iniqua e sgangherata, almeno un pregio ce l’ha: i saldi contabili sono finalmente più solidi, come la stessa Commissione di Bruxelles ha già puntualmente riconosciuto.
È certo il gettito in aumento dell’imposta sul valore aggiuntivo, il “male minore” invocato da tempo dalla Banca d’Italia e osteggiato per puro puntiglio dal ministro del Tesoro.
È certo l’incasso a regime dell’intervento sulle pensioni delle donne, suggerito da Confindustria e ostacolato per puro ideologismo dal leader della Lega.
È certo, per quanto risibile, il maggior introito del mini-tributo di solidarietà per i ceti più abbienti, inopinatamente preferito a una seria imposta sui grandi patrimoni per puro opportunismo elettorale.
Dunque, almeno sulla copertura integrale dei 45 miliardi, la manovra risulta oggettivamente migliorata.
Anche se rimane la sua irrimediabile inefficacia, rispetto alle esigenze di equità sociale e alle urgenze di rilancio del Pil.
E anche se rimane la sua probabile insufficienza, rispetto agli impegni sottoscritti in Europa sul pareggio di bilancio e alle aspettative delle società di rating e della business community
Quella di ieri, in definitiva, è solo una tardiva “riduzione del danno”.
I problemi dell’Italia sono tutt’altro che risolti.
Nel momento in cui aggiusta la manovra, il governo certifica paradossalmente la sua fine. Berlusconi, Bossi e Tremonti si acconciano a continui compromessi al ribasso, ormai logorati dentro una convivenza da separati in casa, che li spinge a camminare a tentoni nella buia notte calata su Eurolandia.
Il governo non c’è più.
Lo sostituisce Napolitano, lo commissaria la Banca d’Italia, lo etero-dirigono i mercati.
La stessa coalizione di centrodestra ne è tanto consapevole, che si vede costretta all’ultimo sfregio alle istituzioni: la richiesta del voto di fiducia, su una manovra che lo stesso Pd era pronto a non votare ma a non ostacolare, sembra più un atto di forza interno al centrodestra che non un atto di sfida rivolto al centrosinistra.
In queste condizioni si può tamponare un’emergenza congiunturale, ma non si può affrontare una crisi globale.
Lo scrive ormai anche la grande stampa mondiale, dal “Wall Street Journal” al “Financial Times”: l’Italia è unanimemente considerata la zavorra che rischia di affondare l’euro.
Per questo, ancora una volta, l’unica via d’uscita da questa tempesta imperfetta è l’approvazione rapida del decretone, e poi le dimissioni immediate del governo. Sarebbe l’ultimo, e forse l’unico gesto di responsabilità compiuto dal presidente del Consiglio.
Con la quinta manovra si recupera un po’ di attendibilità aritmetica, ma non si ricostruisce la credibilità politica.
Quella, per il Cavaliere, è perduta per sempre.
Massimo Giannini
(da “La Repubblica“)
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Settembre 7th, 2011 Riccardo Fucile
NESSUN SOPRASSALTO DI DIGNITA’ DA PARTE DEGLI ITALIANI DI FRONTE A UN INSULTO CHE RIGUARDA TUTTI I CITTADINI….SONO 17 ANNI CHE QUESTO MITOMANE SCHIZOIDE DELEGITTIMA TUTTE LE ISTITUZIONI DELLO STATO
“L’Italia è un Paese di merda”. 
Capisco che il presidente della Repubblica, che pur ogni giorno ci rompe i timpani con la retorica dell’Unità d’Italia, abbia le mani legate perchè quell’espressione Berlusconi l’ha usata in una conversazione privata, peraltro con uno di quegli avanzi di galera di cui il premier italiano ama circondarsi. Capisco, per gli stessi motivi, il silenzio del presidente della Camera e del Parlamento oltre che la dovuta inerzia della Magistratura.
Ma mi aspettavo un sussulto, un soprassalto di dignità da parte degli italiani, che a differenza delle cariche istituzionali non hanno obblighi di forma.
Non per un malinteso senso di orgoglio nazionale, ma perchè quella frase, privata o meno, offende tutti noi, uomini e donne, singolarmente presi, dandoci dei ‘pezzi di merda’.
Mi aspettavo quindi che gli italiani scendessero in strada, non per il solito e inutile sciopero politico alla Camusso, ma per dirigersi, con bastoni, con randelli, con mazze da baseball, con forconi verso la villa di Arcore o Palazzo Grazioli o qualsiasi altro bordello abitato dall’energumeno per cercare di sfondare i cordoni di polizia e l’esercito di guardie private da cui è difeso, e dirgli il fatto suo.
Invece la cosa è passata come se nulla fosse. Encefalogramma piatto.
A parte un articolo sul Fatto del solito Travaglio , che ha trattato l’argomento, se così vogliamo chiamarlo, con la consueta, magistrale ironia.
Ma non è più il tempo dell’ironia, che depotenzia la gravità dei fatti.
Sono 17 anni che costui de-legittima, di volta in volta, impunemente tutte le Istituzioni dello Stato: il presidente della Repubblica, il presidente della Camera, la magistratura ordinaria, la Corte costituzionale, la Cassazione, la magistratura civile, la Corte dei conti, il Tar, il governo (quando non c’è lui), il Parlamento (quando non ne ha il controllo) e adesso, in blocco, il popolo italiano.
Sono 17 anni che costui insulta tutti impunemente: “Pm eversivi”, “Pm sovversivi”, “Pm peggio della criminalità “, “i magistrati milanesi come la mafia”, “magistratura metastasi”, “magistratura cancro della società “, “i giudici sono antropologicamente dei pazzi”, “l’opposizione è criminale”, “i giornali sono criminali”.
E non è che un florilegio minimo di un repertorio che va avanti da 17 anni. Fino a quando tollereremo che questo mitomane schizoide, questa faccia di bronzo, questa faccia di palta, questo corruttore di magistrati (nessuno crederà , sul serio, che Previti abbia pagato in nome proprio il giudice Metta perchè ‘aggiustasse’ il Lodo Mondadori a favore della Fininvest), corruttore di testimoni (Mills), corruttore della Guardia di Finanza, concussore della polizia (caso Ruby), creatore di colossali ‘fondi neri’, campione, attraverso decine di società ‘offshore’, di quell’evasione fiscale che oggi dice di voler combattere (proprio lui che incitò gli italiani a ‘eludere’ le tasse)?
Democraticamente non c’è difesa quando esiste una maggioranza parlamentare che, in spregio a ogni principio di uguaglianza, sforna a raffica leggi ‘ad personam’ ed è persino disposta ad avallare la tesi che la marocchina Ruby fosse creduta nipote del presidente egiziano Mubarak.
E se oggi “l’Italia è un Paese di merda” è perchè abbiamo permesso a questo inqualificabile individuo, con la complicità dei suoi sgherri e ‘servi liberi’, di cacarci sopra per 17 anni.
Massimo Fini
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 6th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO IL NO DELLA LEGA AD INTERVENTI SULLE PENSIONI, IL GOVERNO VIRA DI NUOVO SU UN AUMENTO DELL’IVA E SUL CONTRIBUTO PER I REDDITI SOPRA I 200.000 EURO…E CI FACCIAMO BACCHETTARE PERSINO DALLA SPAGNA
La manovra potrebbe cambiare ancora.
Il governo sta infatti pensando a modifiche soprattutto per quanto riguarda l’Iva e il contributo straordinario a carico dei redditi più elevati.
L’invito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a varare «misure più efficaci» e nel contempo la difficile situazione venutasi a creare sui mercati finanziari che sta generando una pressione continua sui titoli di Stato, renderebbe infatti necessario ritoccare un provvedimento che rischia di uscire stravolto dal confronto parlamentare.
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è atteso a Roma per un vertice di maggioranza.
Sul piatto della manovra il capo del governo intende nuovamente mettere la possibilità di un lieve aumento dell’Iva oltre alla riproposizione del cosiddetto contributo di solidarietà , ma in una misura diversa dal precedente.
A essere coinvolti in questo caso sarebbero infatti solo i redditi superiori ai 200mila euro in una misura ancora da decidere.
Del resto i margini di intervento si restringono, visto che dall’incontro di lunedì tra lo stato maggiore leghista e il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è venuta ancora una volta meno la disponibilità della Lega a dare il via libera a un nuovo intervento sulle pensioni, bocciando soprattutto un’accelerazione dei tempi relativi all’aumento dell’età pensionabile delle donne che lavorano nel settore privato (al momento i 65 anni per tutti andranno in vigore solo nel 2028).
Sul tavolo del vertice, tra l’altro, ci sarà anche l’opportunità di porre la questione di fiducia sul decreto, per evitare di veder stravolta la trama dell’intervento dal confronto parlamentare e di prolungare la discussione oltre i limiti: l’ipotesi, infatti, sarebbe di porre la fiducia già martedì sera per arrivare al voto mercoledì.
Sullo sfondo resta il board di giovedì della Bce, dove la Banca centrale europea potrebbe imporre delle precondizioni all’Italia o stabilire un limite temporale al proprio sostegno ai corsi dei titoli di Stato italiani, che avviene attraverso una massiccia operazione di acquisto.
Insomma, si tratta anche di una corsa contro il tempo, per evitare che la tempesta sui mercati finanziari e la disponibilità di partner europei e istituzioni continentali impongano condizioni non trattabili.
A peggiorare ulteriormente la situazione arriva dall’estero la reprimenda del governo spagnolo.
L’Italia e la Grecia non stanno rispettando gli obiettivi di risanamento dei conti, creando così sfiducia nei mercati.
L’accusa arriva dall’esecutivo di Madrid attraverso il portavoce Josè Blanco.
«Stiamo attraversando una turbolenza economica che è evidente ogni giorno», ha dichiarato Blanco intervistato da «Telecinco», proseguendo: «Siamo molto preoccupati perchè alcuni Paesi sono in una brutta situazione e non stanno rispettando i loro obiettivi: la Grecia e l’Italia, che si è rimangiata in pochi giorni il suo piano di aggiustamento».
«Ciò – secondo il portavoce – influisce sulla decisione dei mercati che devono acquistare il nostro debito e ci dirige verso una fase caratterizzata da una certa instabilità ».
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