Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
PASSANO A MONTECITORIO GLI EMENDAMENTI DELL’OPPOSIZIONE, VIENE BOCCIATA LA RICHIESTA DELLA MAGGIORANZA DI RINVIARE IL PROCEDIMENTO IN COMMISSIONE… COLPO DI SCENA SULL’ART. 2: IL CARROCCIO VOTA CONTRO SE STESSO…PISANU: “IL GOVERNO NON REGGE”….FINI: “ESECUTIVO DEBOLISSIMO”
Pomeriggio difficile per il governo.
Battuto per ben cinque volte sulla legge sullo sviluppo degli spazi verdi urbani, alla fine alza bandiera bianca e si rimette all’Aula su tutti gli emendamenti al testo, “evidenziando che si vota qualcosa che non ha copertura finanziaria”.
Ad ammettere la resa è stato il sottosegretario all’Ambiente Elio Belcastro dopo l’ennesima sconfitta della maggioranza, andata sotto per ben quattro volte sugli emendamenti di Pd e Radicali e battuta anche al momento di votare la richiesta di rinvio del testo in Commissione avanzata dal relatore, il leghista Angelo Alessandri.
A permettere il blitz dell’opposizione, le assenze nei banchi della maggioranza e lo stato di confusione che regna nel centrodestra che neppure la richiesta di sospensione di Alessandri è riuscita a risolvere.
Le correzioni al testo chieste da Pd e Radicali sono relative ad aspetti giudicati poco “pesanti”, vista anche la materia della legge all’esame di Montecitorio, ma l’aspetto clamoroso di quanto accaduto oggi pomeriggio in Aula è che sul secondo articolo della legge, comunque approvato, ha votato contro solo il gruppo della Lega.
Una circostanza che il democratico Roberto Giachetti ha commentato così. “Visto che il relatore del testo è della Lega, vuol dire che nella Lega ci sono problemi”.
E che la maggioranza non sia più in grado di reggere alle pressioni economiche e giudiziarie è tornato ribadirlo anche un esponente di spicco del Pdl come Giuseppe Pisanu.
“Nel nostro paese – ha detto – si è stabilito un intreccio perverso tra la crisi economica e la crisi politica, l’una alimenta l’altra”.
L’ex ministro dell’Interno, dopo aver chiesto già nei giorni scorsi un segnale di rottura da parte della maggioranza, ha spiegato che “a mio avviso la debolezza politica è dovuta al fatto che abbiamo un governo che non è in grado di reggere il peso dei problemi che incombono e abbiamo un Parlamento che non è in grado di cambiare un governo che pur avendo la maggioranza numerica” non è in grado di tenere la situazione.
“L’Italia non è stata mai stata così a rischio”.
Un giudizio condiviso dal presidente della Camera Gianfranco Fini che cita proprio quanto accaduto oggi a Montecitorio.
Il presidente Pisanu, ha confermato Fini, “fotografa un dato di realtà . Il governo è debolissimo ed è stato battuto quattro volte (poi diventate cinque, ndr) in Aula”.
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Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
L’INTERESSATO: “NON CONFERMO E NON SMENTISCO”, MA IL PASSAGGIO E’ COSA FATTA…ERA STATO DATO IN PRESTITO DAL PDL AI RESPONSABILI PER POTER RAGGIUNGERE LA QUOTA MINIMA RICHIESTA
Un segnale che invertirebbe la tendenza degli ultimi mesi. 
La maggioranza che perde un deputato, l’opposizione che guadagna un parlamentare.
Anche in vista dei delicati passaggi delle prossime settimane e dei rischi numerici che la maggioranza si potrebbe trovare ad affrontare nel caso in cui qualche deputato decidesse di non sostenere più il governo.
Il deputato in questione è Gerardo Soglia, Pdl salernitano e attualmente ‘in prestito’ nella componente dei Responsabili (Popolo e territorio), in tempi non sospetti già critico con il Popolo della libertà .
Soglia è prossimo ad annunciare il suo passaggio a Fli e al gruppo parlamentare che fa riferimento a Gianfranco Fini.
Di fatto, riferiscono fonti parlamentari, il passaggio è cosa fatta, sancito da diversi contatti con i vertici finiani.
Lui però non si sbilancia. “Non confermo e non smentisco”, si limita a dire.
Di certo c’è che il segnale è importante, perchè segna l’inversione di un trend e assottiglia il margine già ridotto del centrodestra a Montecitorio.
E se la situazione precipitasse altri sono pronti a lasciare la barca che affonda.
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Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
LA PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA DICE SI’ ALLA PATRIMONIALE…”IL GOVERNO FACCIA LE RIFORME O VADA A CASA”
«L’Italia è un paese serio e siamo stufi di essere lo zimbello internazionale».
Salgono i toni di Emma Marcegaglia dopo il taglio al rating dell’Italia.
La presidente di Confindustria chiede ormai con regolarità quotidiana al governo le riforme che consentano al Paese di evitare il baratro.
« Ci siamo resi disponibili ad accettare nuove tasse sui patrimoni e altre cose purchè si abbassino le tasse su lavoratori e imprese per recuperare competitività e capacità di crescita» ha detto Marcegaglia parlando a una platea di imprenditori a Bologna.
Marcegaglia ha raccontato del malessere dell’imprenditori italiani quando vanno all’estero con i loro prodotti «di vederci considerati con il sorrisino perchè siamo gente seria che vuole essere giudicata su quello che fa e sui prodotti» che presenta.
«Non vogliamo essere derisi – ha concluso la presidente di Confindustria – per colpe che non abbiamo. Non va bene per l’orgoglio nazionale e non va bene neanche per le esportazioni e la nostra capacità di vendita».
O il governo vara «riforme serie e impopolari» nell’immediato «oppure questo governo deve andare a casa: non ho paura di dirlo, è evidente che è così» ha insistito Marcegaglia.
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Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA DEI PM DI NAPOLI SULLA PRESUNTA ESTORSIONE A BERLUSCONI PASSA AI GIUDICI ROMANI PER COMPETENZA TERRITORIALE: LA DAZIONE DI DENARO E’ AVVENUTA NELLA CAPITALE
L’inchiesta sul presunto ricatto ai danni di Berlusconi dovrà passare a Roma. 
Il gip di Napoli, Amelia Primavera, si è dichiarata incompetente a decidere sulla scarcerazione di Gianpaolo Tarantini, chiesta dai difensori dell’imprenditore pugliese Alessandri Diddi e Ivan Filippelli.
Il provvedimento recita: “In ordine al reato di estorsione, la competenza è dell’autorità giudiziaria di Roma”.
E’ dunque accaduto quanto temevano alla procura di Napoli dove, nelle ultime ore, avevano lavorato per blindare la competenza territoriale dell’inchiesta.
Il gip, quindi, non ha deciso la revoca o l’attenuazione della misura, limitandosi a trasmettere gli atti al pm di Napoli che dovrà a sua volta inviarli alla procura romana. E’ stata proprio la difesa di Tarantini a chiedere di trasferire il fascicolo (secondo indiscrezioni, la procura napoletana aveva espresso parere favorevole ai domiciliari). Sfuma così anche l’ipotesi di accompagnamento coatto del premier, che aveva agitato negli ultimi giorni i rapporti tra pm e palazzo Chigi.
I legali di Berlusconi e il centrodestra avevano sempre contestato la competenza della procura napoletana.
Nello stesso memoriale difensivo di Berlusconi, si sottolineava che la consegna del denaro a Lavitola era sempre avvenuto nella capitale, a palazzo Grazioli: “Si tenga presente – era scritto nel memoriale del premier – che tali dazioni sono sempre avvenute in Roma presso la mia abitazione così come gli incontri con Lavitola che soltanto una volta, mi sembra, si sia recato ad Arcore”.
Il gip si è basato su queste dichiarazioni: “La stessa vittima del reato – si legge nell’ordinanza – ha confermato di aver corrisposto le somme di denaro sempre a Roma traendole da proprie disponibilità liquide che teneva presso la sua abitazione di Palazzo Grazioli. Dichiarazioni credibili con riferimento al luogo della dazione del denaro oggetto dell’attività estorsiva ipotizzata».
A confermare queste affermazioni, è stata anche la storica segretaria del premier Marinella Brambilla, sentita dai magistrati napoletani nelle scorse settimane
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Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
IL FILO ROSSO TRA ACCOMPAGNAMENTO COATTO E L’ARRESTO DELL’UOMO DI TREMONTI
Come per Bettino Craxi. Ecco l’incubo del Pdl.
Difficile dire che cosa in queste ore sia temuto di più nel centrodestra: da una parte Silvio Berlusconi costretto a testimoniare davanti ai giudici di Napoli.
Dall’altra il Parlamento chiamato a salvarlo con un voto che rischia di scatenare l’opinione pubblica.
L’unica via di fuga si aprirebbe se il Riesame di Napoli decidesse di attribuire a un altro Tribunale la competenza dell’inchiesta.
Roma, per esempio, come hanno chiesto gli avvocati del premier.
A Napoli intanto si attende.
Potrebbe essere sentito di nuovo Gianpaolo Tarantini, mentre è attesa l’udienza del Riesame (la sentenza sulla competenza arriverà entro pochi giorni).
Domenica è scaduto “l’ultimatum” della Procura che aveva chiesto a Berlusconi una data per la testimonianza. Ma ormai è certo: il premier non verrà , almeno spontaneamente.
I pm partenopei allora hanno deciso di attendere la decisione sulla competenza. Poi, se l’inchiesta resterà a Napoli, si penserà all’accompagnamento coatto. I tempi allora per Berlusconi potrebbero essere stretti. Molto stretti.
Perchè la procedura è semplice, questione di giorni, al massimo di settimane.
In un clima come questo, di fatto, manca solo il botto finale.
Che cioè, come dicono i deputati Pdl, allo “show mediatico” delle intercettazioni si unisca il momento in cui “la vittima designata (Berlusconi, ndr) viene accompagnata in modo coatto nella trappola tesa da una procura più brava di altre, nel senso che è riuscita a sviluppare un ingegno portentoso” e a mettere il Cavaliere con le spalle al muro.
Uomini di Berlusconi, alla Camera, raccontavano di un premier in preda “all’arrabbiatura più feroce”, ma anche alla paura più nera; il timore è che l’eventuale richiesta di accompagnamento coatto possa arrivare alla Camera proprio giovedì, giorno del giudizio finale per Marco Milanese, per giunta con un voto segreto temuto sia dal Cavaliere — per via dei malumori contro Tremonti interni al partito — che nella Lega.
Che potrebbe spaccarsi definitivamente in due.
Insomma, un corto circuito per la maggioranza che ha mosso tutto il Pdl a far quadrato intorno a Berlusconi con Cicchitto a suonare la carica.
Perchè, di fatto, si tratta di una dichiarazione di guerra: “Se i magistrati di Napoli chiederanno l’accompagnamento coatto di Silvio Berlusconi — ecco le parole del capogruppo alla Camera — noi lo rimanderemo subito indietro; sarebbe un atto gravemente irresponsabile e marcatamente destabilizzante, ma se questo accadesse, tutto il Parlamento dovrebbe rispondere. In ogni caso non credo che verranno a prenderlo i Carabinieri, non siamo ancora ai tempi di Pinochet”.
Una scena che, comunque, qualcuno deve aver rappresentato al Cavaliere se ieri, parlando con i figli a pranzo dopo l’udienza Mills, ha parlato chiaramente della “voglia matta” di “abbattere i pm” che lo stanno stringendo in una morsa.
“Non mi avranno mai, nè ora, nè dopo, una richiesta come quella di Napoli è aberrante…”.
La paura, però, è tanta, ma se dovesse accadere il peggio “io chiederò un voto della Camera — avrebbe detto Berlusconi — in modo da respingerli con perdite; non ce la faranno mai”.
Dichiarazioni forti che però nascondono una paura: in questo momento, è poi così certo che un eventuale voto di Montecitorio per “salvare” il soldato Silvio dall’aggressione dei pm darebbe un risultato così ampio in positivo?
Visto come si sta logorando la tenuta della maggioranza, di qui a un mese lo scenario potrebbe essere radicalmente diverso.
E poi, appunto, come reagirebbe l’opinione pubblica?
Dal Quirinale, intanto, continuano a osservare l’evoluzione della faccenda, non senza preoccupazione.
Anche ieri Giorgio Napolitano avrebbe sentito Gianni Letta per capire quali sono ancora i margini per trovare un accordo con la procura.
La risposta, com’è evidente, è stata negativa.
Sara Nicoli e Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
FERRARA E MINZOLINI COME I RISERVISTI MANDATI AL FRONTE QUANDO ORMAI LA BATTAGLIA E’ PERSA… ADESSO NESSUNO PIU’ SOGNA, NEL BUNKER NON SI RESPIRA
Assediato in casa, chiuso nel bunker, braccato: povero Silvio.
Guardi sovrapporsi sullo schermo della serata informativa del Tg1 il faccione solare e tonitruante di Giuliano Ferrara e i tentativi di lettura del gobbo, tentati dal diafano Augusto Minzolini.
Ferrara è pirotecnico, Minzolini sempre accompagnato da un che di vagamente dislessico.
Ferrara chiama alla battaglia per la difesa del voto popolare con la lingua fluente e gli occhiali inforcati per recitare Lincoln; Minzolini è lugubre, con gli occhi in giù, la fronte corrugata, e le parole che si sfarinano in bocca, assieme agli enjambement stentati di una lettura da dettato di scuole elementari.
Guardi Minzolini e Ferrara, nella loro stupefacente complementarità , come i riservisti mandati al fronte a fine battaglia.
Capisci che i due editoriali sono scritti con la carta carbone del mantra rassicurante: “Berlusconi non si deve dimettere”.
Li guardi, in questa fine epoca catodica. E capisci che le due interpretazioni divergenti si annullano al grado zero.
Un tempo gli editoriali sparati dalle corazzate orientavano le masse a difesa del leader, come dei manzoniani squilli di tromba: adesso sembrano accompagnare la sua disfatta con il contrappunto dell’adrenalina e rendere visibile il suo accerchiamento.
Il premier è solo, gli manca l’aria.
Il voto sull’autorizzazione a procedere di Marco Milanese trasformerà ancora una volta Montecitorio in una roulette russa al cardiopalma, in cui il tamburo gira con un colpo in canna.
Guardi anche quello che nessun tg riesce più a occultare.
C’è un sindaco del nord che dice: “Se passa questa manovra il governo porterà i comuni al fallimento”.
Non è un primo cittadino del Pd, ma il sindaco di Verona Flavio Tosi.
C’è un altro uomo in fascia tricolore che grida: “Roma è in pericolo, è un errore se Berlusconi si ricandida!”.
Non si tratta di Walter Veltroni o di Francesco Rutelli, ma di Gianni Alemanno.
C’è un presidente di Regione con i capelli brizzolati che si indigna: “Così non va, con queste risorse saremo costretti a tagliare i servizi per giovani e anziani”.
E chi è, Vasco Errani? Macchè, è Roberto Formigoni, un altro che ha già archiviato l’era del Cavaliere .
C’è un importante banchiere che dice: “Attenzione, non c’è da scherzare: per l’Italia c’è un rischio default”.
Eppure non è il banchiere prediletto della Quercia, Giovanni Consorte, ma l’amministratore delegato del più importante istituto di credito italiano, Corrado Passera (numero uno di Banca Intesa San Paolo).
C’è una donna che grida: “È stata minata la credibilità dell’Italia!”. E non è mica Susanna Camusso, nè una dama con palloncino rosa del comitato di “Se non ora quando”, ma la confindustriale Emma Marcegaglia.
Poi ci sono i giornali internazionali (tutti), poi ci sono le procure che vogliono processare il premier e quelle che lo vogliono ascoltare come testimone (e lui deve rifuggire da entrambe).
Poi il processo Mills che ritorna incombente perchè il collegio ha accettato di tagliare i testimoni superflui, vanificando la grottesca controriforma de “il processo lungo”. Curiosa beffa: promulgare una legge che compromette mezzo milione di processi, per salvarne uno solo.
E per giunta senza riuscirci.
Ogni giorno che passa, in questo infinito, iridato e feroce tramonto dell’età azzurra, un frammento del blocco di consenso che costituiva il cuore del berlusconismo si sgretola.
C’è la Banca d’Italia che rifà i conti con la matita rossa e blu, c’è la Banca centrale europea che detta ultimatum via lettera, ci sono alleati pulviscolari che pongono veti, c’è Umberto Bossi che proclama per l’ennesima volta la fine dello Stato nazione (il fatto che sia una panzana non diminuisce la gravità e la comicità dei vaniloqui secessionistici), e ci sono i dioscuri di un tempo, oggi annichiliti.
Il sorriso da faina di Denis Verdini, che fu spacciato per l’emblema di un banchiere mediceo, e per l’orgoglio di un solido capo di partito, è tornato il ghigno un ex macellaio prestato alla politica.
L’eminenza cotonata di Gianni Letta, che fu celebrata come il vessillo di un illuminato di Palazzo, e tornata oggi invisibile; l’eroe dei due mondi Guido Bertolaso si è tolto il maglioncino inutilmente a girocollo, ha finito di dare lezioni agli Usa, e si è accoccolato nel silenzio delle proprie strategie difensive.
L’iracondia dentata di Renato Brunetta prima raccoglieva solo applausi, adesso catalizza solo pernacchie. Il ciuffo bianco di Giulio
Tremonti ieri si era ammantato di carisma profetico, quando il suo best-seller da aspirante sciamano,
La paura e la speranza, scalava le classifiche.
Adesso la speranza si è spenta nel balbettio delle paghette versate a Milanese per pagare appartamenti con soffitti affrescati.
È rimasta solo la paura.
Finire braccato vuol dire correre da Giorgio Napolitano trafelato per annunciare un decreto risolutivo che il capo dello Stato non firmerà mai.
Significa perdere il sonno per inseguire il segnatempo delle intercettazioni a orologeria, passare ore ad approntare inverosimili ricostruzioni difensive, significa vivere senza leggerezza, senza più sorrisi, senza il conforto delle guasconate che facevano incazzare mezza Italia e sognare l’altra.
Adesso nessuno più sogna, nel bunker non si respira, il tono orgoglioso del ghe-pensi-mi si è virato nello spettro di una sopravvivenza commissariata a Palazzo Chigi. Povero Silvio.
Quando tutto il senso di quello che hai voluto essere si dissolve nel suo contrario, la permanenza senza prospettiva diventa solo un doloroso male di vivere.
Luca Telese blog
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Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
“DOBBIAMO DIFENDERCI DA QUESTI PM”: NON SI E’ MAI VISTO UN GOVERNO CHE SCENDE IN PIAZZA CONTRO UN’ALTRO RAMO DELLE ISTITUZIONI…IL PDL PUNTA SUL PROCESSO LUNGO PER FERMARE I TRIBUNALI
“Basta, è inutile provare a difendersi da un processo kafkiano, è arrivato il momento di
chiamare a raccolta gli italiani”.
Appresa la notizia che il tribunale di Milano ha rinunciato ai testimoni della difesa (già sentiti per rogatoria davanti a una corte britannica), Berlusconi esplode.
Sente che la tenaglia si sta per serrare, è convinto che entro dicembre arriverà la sentenza di condanna sul caso Mills.
Una mazzata che non solo castrerebbe qualsiasi possibilità di salire al Quirinale, ma renderebbe assai complicato persino immaginare una ricandidatura del Cavaliere a palazzo Chigi in caso di voto anticipato nel 2012.
E la reazione di pancia del premier è quella dell’appello alla piazza: “Dobbiamo organizzare una grande manifestazione per difendere la libertà . Per una giustizia giusta, per l’inviolabilità della privacy, per la difesa del voto degli italiani”.
Una manifestazione che servirà a mobilitare il partito.
Berlusconi infatti non è affatto contento per come i ministri e i big del Pdl – con l’eccezione del fido Alfano – lo hanno fin qui difeso da quello che considera un “assalto” dei magistrati.
E dunque, anche rinunciando all’apertura della stagione congressuale, presto a via dell’Umiltà potrebbe aprirsi il cantiere di una “grande” manifestazione nazionale contro i pm.
Ma quella del corteo è soltanto una delle armi che il capo del governo ha a sua disposizione.
Alla tentazione della piazza si affianca infatti uno strumento più efficace, concepito espressamente per far saltare il processo Mills: il disegno di legge sul processo lungo. A fine luglio il ddl, che obbligherebbe appunto il tribunale di Milano a sentire tutti i testi presentati dagli avvocati Ghedini e Longo, è stato approvato dal Senato con la fiducia.
L’intenzione è quella di farlo passare davanti a tutto, per approvarlo definitivamente alla Camera entro un mese senza alcuna modifica.
Prima della deposizione di Berlusconi in calendario per il 28 ottobre.
A quel punto il processo Mills scivolerebbe inevitabilmente nella prescrizione.
Ma quella che proviene da Milano è soltanto una delle minacce che incombono sulla testa del premier.
Le altre due si consumeranno nei prossimi giorni a Montecitorio.
Giovedì infatti è atteso il voto segreto sull’arresto di Marco Milanese e, nonostante ieri Berlusconi in una telefonata a Bossi (dopo gli auguri per i settant’anni) abbia provato ad avere garanzie dal leader del Carroccio, il destino del deputato tremontiano appare sempre più incerto.
I quaranta deputati “maroniti” propendono infatti per la linea dura.
Il problema inoltre è che nel centrodestra, tra i Responsabili e nello stesso Pdl, l’area degli scontenti aumenta ogni giorno di più.
E il voto su Milanese è considerato come una buona occasione, forse l’ultima, per mandare un segnale al premier, per indurlo a farsi da parte ed accettare l’unica soluzione che preserverebbe la legislatura e garantirebbe un futuro al Pdl oltre Berlusconi: un governo guidato da Alfano allargato al Terzo polo.
Così il voto su Milanese sarebbe sfruttato per mandare un avvertimento al Cavaliere, per fargli capire che la Camera potrebbe anche pronunciarsi a favore dell’accompagnamento coatto davanti ai pm di Napoli.
Per evitare l’arresto di Milanese i fedelissimi del premier stanno già organizzando le difese. “In aula non entreremo nel merito delle accuse – spiega uno di loro – perchè altrimenti Milanese è fritto. Diremo che i pm non posso incidere sul plenum dell’assemblea e faremo presente che l’altra volta, quando la Camera ha deciso per l’arresto di Alfonso Papa, la procura si è comportata male, abusando della carcerazione preventiva. Tanto che il deputato Papa è ancora in cella dopo due mesi”.
L’altra grana che sta per esplodere è la mozione di sfiducia sul ministro Saverio Romano che andrà al voto il 27 settembre.
Ieri Berlusconi l’ha chiamato per confermargli il suo sostegno e smentire le voci di una richiesta di dimissioni preventive.
Ma nessuno nel Pdl scommette sul voto dei maroniani per salvare un ministro che la procura di Palermo vuole rinviare a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Settembre 19th, 2011 Riccardo Fucile
MA NEL PDL STUDIANO UNA LEGGE ELETTORALE PER IL DOPO-SILVIO…. I DUBBI SULLA LEGA E IL TIMORE SUL VOTO PER L’ARRESTO DI MILANESE… CASINI BOCCIA OGNI APERTURA FINCHE’ C’E’ BERLUSCONI
Nemmeno le mura di villa Campari riescono a tener lontano il clangore dell`assedio che lo circonda.
«Ci sono molti sciacalli in giro, anche tra i nostri, ma se vogliono cacciarmi devono venire allo scoperto. E trovare i voti per sfiduciarmi in aula».
Persino la lettura del Giornale, ieri mattina, gli ha procurato un dispiacere, visto che in prima pagina un Giuliano Ferrara senza peli sulla lingua gli suggeriva addirittura di presentare agli italiani` «scuse formali».
Un rimprovero presentato in maniera affettuosa, ma che tuttavia lo ha molto colpito, se è vero che il Cavaliere ha avvertito il bisogno di telefonare all`amico giornalista per chiarirgli che no, lui non sentiva davvero di aver commesso alcunchè di cui dover chiedere scusa.
Eppure, nonostante il segretario del Pdl si sia immolato sull`altare dell`ortodossia, blindando la leadership del premier a costo di gettare a mare le aperture di Pier Ferdinando Casini, la casa è in fiamme.
«Berlusconi non si dimette e noi lo difenderemo», ha annunciato il delfino designato, affossando ogni ipotesi di «larghe intese» aperte all`Udc.
E infatti il leader centrista ha fatto sapere: «Ma quali aperture, finchè c`è Berlusconi io nemmeno discuto».
Una presa di posizione dura, personalmente anche rischiosa (visto che proprio Alfano è stato il protagonista in queste settimane delle trattative sotterranee con Casini) e tuttavia necessaria per provare a stroncare le tentazioni di alcuni settori non marginali del partito.
Non è un mistero infatti che Gianni Alemanno stia ormai apertamente lavorando in una logica post-Berlusconi, fianco a fianco con un altro big del calibro di Roberto Formigoni.
Anche quelli che una volta si chiamavano “teocon” sono in fibrillazione, soprattutto per l`imbarazzo che la vicenda escort provoca in Vaticano.
«Soffro in silenzio», si è lasciato sfuggire Marcello Pera, uno che ha scritto un libro a quattro mani insieme a un certo Ratzinger.
Ma ormai anche la base è difficilmente controllabile.
Tanto che ieri, mentre Alfano difendeva a spada tratta il premier alla festa del Pdl di Cortina, nella sala attigua alcune amministratrici del partito si ammutinavano indossando delle T-shirt contro Nicole Minetti.
La marea è montante e se ne è accorto anche Bobo Maroni, che nelle conversazioni private di questi ultimi giorni ha indicato il voto sull`arresto di Marco Milanese come il passaggio più complicato della legislatura.
Ieri il titolare del Viminale ha cominciato ad uscire dal cespuglio, assestando un colpo micidiale all`alleanza del Nord.
«Noi – ha tuonato a Venezia riferendosi al sottobosco dei Tarantini- siamo diversi da questa gentaglia».
Un attacco che è stato immediatamente riportato a Berlusconi, amplificando i sospetti sul comportamenti dei deputati fedeli a Maroni (la maggioranza del gruppo) in caso di voto segreto giovedì sull`arresto dell`ex braccio destro di Tremonti.
Questa sera, per provare a blindare la Camera, il premier vedrà Bossi ad Arcore.
Ma non è prevista la partecipazione di Maroni.
Intanto, mentre Berlusconi si arrocca e si prepara a resistere all`assedio, i più avvertiti nel Pdl cercano una via d`uscita politica per salvare il salvabile.
Il pericolo numero uno per la maggioranza, dopo l`assalto dei pm, è l`appuntamento con il referendum elettorale.
Se la Corte costituzionale dovesse ammettere il referendum, per la (discussa) teoria della “reviviscenza” tornerebbe in vita la legge precedente, ovvero il maggioritario con i collegi uninominali.
E nel Pdl temono che gli elettori leghisti, quando si troveranno nel collegio un candidato berlusconiano, non daranno più il loro voto, garantendo così la vittoria alla sinistra.
Calcoli alla mano, gli esperti elettorali del Pdl hanno iniziato quindi a ragionare su sistemi proporzionali senza premio di maggioranza, come quelli in vigore in Germania e Spagna, per evitare il referendum e riagganciare Casini.
Sistemi più adatti a un partito che si sente ormai orfano di un leader carismatico.
Nei prossimi giorni, se il governo riuscirà a superare la prova Milanese, se ne parlerà a via dell`Umiltà in maniera approfondita.
Contando sul fatto che il Terzo Polo sarà un interlocutore attento.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Settembre 19th, 2011 Riccardo Fucile
IL RUOLO DI ELVIRA SAVINO E LICIA RONZULLI NEL GIRO DI ESCORT DEL PREMIER.. LA PRIMA PRESENTA CAROLINA MARCONI LA SECONDA SMISTAVA LE GIOVANI A VILLA CERTOSA
I “cacciatori” di ragazze giovani, belle, magre e non molto alte non erano soltanto Gianpi Tarantini o Gianpi Traversi, l’uomo che Berlusconi scambia per Tarantini al telefono e che secondo Lele Mora portò per la prima volta Ruby ad una festa ad Arcore.
Ma anche due insospettabili deputate del Pdl, Elvira Savino e Licia Ronzulli, la prima che siede nel Parlamento italiano l’altra in quello europeo.
Non sono indagate, ma una decina di conversazioni intercettate dalla Guardia di finanza e depositate agli atti dell’inchiesta barese, non lasciano dubbi sul ruolo delle due belle politiche nel reclutamento, o comunque nell’organizzazione, delle ragazze nelle feste organizzate dal Cavaliere.
La Savino, per esempio, è la “responsabile” dell’incontro tra Tarantini e Berlusconi che avviene proprio al suo matrimonio.
Il Cavaliere era il testimone delle nozze.
E’ in quell’occasione che il premier perde la testa per Carolina Marconi (protagonista di un’edizione del Grande fratello), una sorta di battesimo per Tarantini che per la prima volta si dà da fare per portare una ragazza nel grande harem di Silvio Berlusconi.
«Si trattava – ricostruisce la Finanza – del primo “test” con il Presidente Berluscon per dimostrare la propria affidabilità , atteso che in occasione del ricevimento di nozze della Elvira Savino con un imprenditore napoletano che si celebrarono a San Lorenzo in Lucina a Roma, si era impegnato a organizzare un’occasione di incontro tra la soubrette e il presidente».
Cosa è accaduto al matrimonio della Savino lo racconta lo stesso Tarantini a telefono con Elvira.
«Quello (ndr, Berlusconi) a un certo punto è impazzito per Carolina Marconi e ha detto “Fammi avere il numero”».
Tarantini esegue: «Sono andato da lei e quella subito ha preso il telefono, se ne è andata in bagno, me lo ha memorizzato, è ritornata e mi ha dato il telefono».
La Marconi usa però una precauzione: «Non dire niente a nessuno assolutamente, fammi chiamare dal lunedì al venerdì il pomeriggio».
E l’imprenditore barese torna dal Cavaliere: «Presidente, ha detto volentieri, quando vuole organizziamo una cena. Ma non le posso dare il numero perchè sta sempre con il fidanzato. Le do il mio numero e chiami me quando vuole».
Nel racconto di Tarantini, Berlusconi ha risposto: «Va bene, scrivilo su un pezzettino di carta e dallo alla guardia, quello dietro di me».
E’ il 13 settembre. Il 18 sul telefonino di Gianpi arriva un sms del Cavaliere con il nuovo numero di telefono del premier.
Il 19 organizzano la prima cena. E il trofeo da esporre è proprio la Marconi che viene contattata proprio grazie alla Savino.
E’ a lei che Gianpi chiede il numero di telefono.
Ed è lei a fare pressioni su Carolina perchè accetti.
Dice Gianpi all’ex Grande fratello: «Senti, tu martedì sera riusciresti a venire a Roma? Martedì ci vediamo alle sette, sette e mezzo al De Russie, così parliamo e poi andiamo lì».
Concluso l’accordo con Carolina, Tarantini avverte subito la Savino che gli domanda via sms: «Tutto ok. Ci hai parlato vero?» e l’imprenditore barese risponde: «Sì, ho parlato con lei e mi ha detto di sì…e mi vedo domani pomeriggio al De Russie alle sette parlo di persona con le e poi andiamo là ». A questo punto la Savino, curiosa (sottolineano gli investigatori), chiedeva “ma con lui (Silvio Berlusconi ndr) è già fissato?…. dico con lui hai già fissato?””, ricevendo questa risposta: «Sì, con lui ho già fissato!…”».
Ora, la Savino non ha un ruolo qualsiasi nella vicenda.
Annotano i magistrati, che il deputato è molto amica dell’ “Ape Regina”, Sabina Began con la quale per qualche tempo ha condiviso un appartamento a Roma per poi litigare, dicono i maligni, proprio su questioni di gelosia per il Cavaliere.
La Savino, inoltre, non è nuova a guai giudiziari a Bari: è imputata con l’accusa di aver aiutato un imprenditore che riciclava denaro per conto di un clan mafioso.
Non è l’unica a prodigarsi per le serate del Cavaliere.
A lavorare perchè i festini del presidente Berlusconi andassero al meglio c’era anche la collega Licia Ronzulli, oggi eurodeputata del Pdl.
Come racconta in un interrogatorio Barbara Montereale, la Ronzulli si dava da fare ed a Villa Certosa aveva il compito di “smistare” le giovani ospiti del presidente nei bungalow di Villa Certosa in Sardegna.
Era lei a organizzare gli spostamenti aerei. Il cinque gennaio del 2009, per esempio, Tarantini sta organizzando una spedizione in Sardegna nella villa del Cavaliere.
«Siamo io, Linda (Santaguida), Belen, la sorella, l’amica di Belen, Chiara quella ragazza di Modena che dice che lei conosce e una mia amica di Milano (…) vuole che mi metto d’accordo con Marinella?».
Berlusconi risponde: «No, dovresti accordarti con la dottoressa Ronzulli». Tarantini sa di chi si parla: «Chi, Licia?». «Si, Lucia – risponde il Cavaliere – è qui a farmi da segretaria».
La Ronzulli era anche “deputata” a procurare, su incarico di Berlusconi, i biglietti dello stadio per i derby Milan-Inter dove nell’intervallo Berlusconi e Tarantini s’incontravano per “programmare” le serate ad Arcore.
Oppure sempre la Ronzulli si occupava di organizzare i tavoli per la festa del Milan. «Te ne ho preparato uno per 10 persone – diceva orgogliosa a Tarantini – proprio vicino a quello del presidente Berlusconi».
Qualche mese dopo è volata a Bruxelles.
Giuliano Foschini e Francesco Viviano
(da “La Repubblica”)
argomento: Berlusconi, Costume, governo, Interviste, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »