Dicembre 12th, 2009 Riccardo Fucile
LE SOCIETA’ ITALIANE DI TELEFONIA STANNO SPOSTANDO ALL’ESTERO UNA FETTA DI CALL CENTER, TRA ALBANIA, ROMANIA, TUNISIA E ARGENTINA…. SARANNO 4.000 I LAVORATORI ITALIANI IN MENO: ALL’ESTERO COSTERANNO LA META’….CI SONO I CLIENTI DI SERIE A CHE PARLANO CON UN CALL CENTER ITALIANO, QUELLI DI SERIE B DIROTTATI ALL’ESTERO
Ormai capita spesso: chiami da Torino, Roma o Catania e ti rispondono da Tirana o da
Bucarest.
Le società di telefonia e in parte anche le Tv italiane stanno dirottando all’estero una gran fetta dei call center, dislocandoli in Albania, Romania, Tunisia e Argentina.
Wind ha già 400 lavoratori all’estero, Telecom 600, la “3” 200, Fastweb 50 e anche Sky ha operatori in Albania.
Le previsoni parlano di un passaggio a breve da 1.500 a 4.000 operatori telefonici impiegati all’estero, a scapito dei call center italiani e di migliaia di giovani che almeno sopravvivevano pur con stipendi miseri.
La crisi porta le aziende telefoniche a creare posti di lavoro all’estero dove la manodopera costa la metà , il tutto senza che il nostro governo intervenga.
Ci sono poi altri risvolti, oltre quelli occupazionali, che riguardano il servizio alla clientela.
Perchè sta emergendo un fatto anomalo.
Se a chiamare è un cliente che spende tanto, il numero viene dirottato a un call center di serie A, ovvero in Italia, con personale più pronto e qualificato. Quando a chiamare invece è un cliente che spende poco e che fa poche telefonate, viene instradato verso un call center estero, dove operano lavoratori volenterosi, che parlano un discreto italiano, ma che offrono un servizio più scadente. Continua »
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Dicembre 9th, 2009 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE DELLA LEGA ORA SI DIMETTA, INVECE CHE SCARICARE LA COLPA SUI VIGILI: FORTI COI DEBOLI E DEBOLI COI FORTI ?…I POVERI AIUTATELI, INVECE CHE RUBARGLI LE MONETINE DI TASCA….
Recco rischia di diventare famosa non solo per la squadra di pallanuoto e la focaccia al
formaggio: da un paio di giorni è al centro di una polemica che travalica il contesto locale.
Amministrata da una giunta di centrodestra (con un assessore leghista addetto alla sicurezza), la tranquilla cittadina rivierasca è stata scossa da una vicenda penosa per la classe politica locale che la dice lunga sulla nefasta presenza della Lega in certe amministrazioni locali.
Domenica scorsa, davanti alla chiesa dei frati francescani, una povera donna 50enne di origine maghebina, di nome Salima, chiede l’elemosina senza disturbare nessuno.
I fedeli che escono dalla chiesa vedono la poveretta che aveva raccolto qualche spicciolo alle prese con i vigili della locale sezione che le contestano il reato di accattonaggio, in base a una recente ordinanza che prevede la multa di 50 euro e il sequestro del corpo del reato.
Di fronte “all’efferatezza del crimine” i vigili sequestrano le monete e staccano la multa.
Salima non sa leggere e a Recco ci va di rado, nulla sapeva dell’ordinanza, implora di non farle la multa, i vigili tentennano, probabilmente chiamano l’assessore per sapere che fare.
Nel frattempo esce dalla chiesa padre Ilario, guardiano del convento, e cerca di convincere inutilmente i i vigili a soprassedere: alla fine prende lui il bollettino, la multa la pagherà lui.
I fedeli assistono indignati a questa “brillante e incisiva” azione di polizia urbana, contro il crimine “disorganizzato”, dei dipendenti dell’assessore leghista che tanto ha voluto l’ordinanza: la notizia fa il giro di Recco e finisce sui giornali locali e non.
Evidentemente il sindaco, Dario Capurro, fiuta l’aria e, memore dei suoi trascorsi “sociali” (ex Msi), ritiene che occorra porre rimedio alla brutta figura fatta e annuncia che la multa la pagherà lui. Continua »
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Dicembre 7th, 2009 Riccardo Fucile
LE DONNE OCCUPATE NEL PUBBLICO IMPIEGO FANNO PIU’ FIGLI DELLE DONNE CHE LAVORANO NEL PRIVATO ( + 30%)….IN FONDO ALLA CLASSIFICA LE LAVORATRICI PART-TIME E CON CONTRATTI ATIPICI… UNA GENERAZIONE DI GIOVANI SENZA POTER PROGETTARE IL FUTURO
Le donne italiane che lavorano nel settore pubblico fanno figli con maggiore probabilità
(+30%) delle donne impiegate nel privato.
E’ quanto emerge da un’indagine svolta presso l’università di Oxford.
Hanno meno chance di diventare mamme le italiane libere professioniste. In fondo alla classifica, ci sono le lavoratrici part-time o con contratti atipici.
I numeri non fanno altro che confermare ciò che molti giovani vivono sulla loro pelle: in Italia spesso i “contrattini” non permettono progetti per il futuro, men che meno la possibilità di formare una famiglia.
Al contrario, secondo la ricerca, il pubblico impiego aumenta per le donne “la probabilità di concepire un figlio, forse perchè è un lavoro più sicuro, con scatti di carriera decisi per anzianità e perchè ha orari più flessibili e compatibili con gli impegni familiari”.
Per lo studio sono stati utilizzati dati su coppie in età fertile, inglesi e italiane. Analizzando i fattori che possono influenzare la scelta di fare figli e di entrare o uscire dall’impiego retribuito, è emerso che mentre il tipo di lavoro dell’uomo non influenza tale scelta all’interno della coppia, quello della donna lo fa. Continua »
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Dicembre 4th, 2009 Riccardo Fucile
IL 74% NON CREDE CHE I LAVORATORI STRANIERI TOLGANO LAVORO AGLI ITALIANI….. IL BLUFF DELLA LEGA E LE RAGIONI DI FINI… SOLO IL 43% RITIENE CHE IL GOVERNO STIA OPERANDO BENE SUL FRONTE SICUREZZA….MARONI VAI A CASA , NON HAI LA FIDUCIA NEANCHE DELL’ELETTORATO DI CENTRODESTRA
Stavolta non si può parlare di dati manipolati da qualche istituto di sondaggi vicino alla destra
o alla sinistra e quindi poco attendibili.
Si tratta intanto di una indagine che fotografa, a settembre 2009, le opinioni dei cittadini di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Olanda e ovviamente Italia.
I risultati si possono leggere nel rapporto “Transatlantic Trend Immigration”, curato dal German Marshall Fund of the United States.
Emerge intanto, per quanto riguarda l’Italia, che, indotta o reale che sia, l’immigrazione clandestina preoccupa 8 italiani su 10, mentre con gli immigrati regolari le cose cambiano: ben il 53% degli italiani è favorevole a estendere il diritto di voto amministrativo agli immigrati con regolare permesso di soggiorno.
Rispetto all’anno precedente , per effetto della crisi economica, cresce in tutti i Paesi considerati il numero di persone che si dimostra preoccupata per l’immigrazione: l’Europa passa dal 43% al 50% di questo anno, gli Stati Uniti dal 50% al 54%.
Per quanto riguarda l’Italia emergono numerose contraddizioni: in primo luogo la grande disinformazione in materia che qualcuno alimenta ad arte per fomentare odio e razzismo.
Gli italiani infatti pensano che i cittadini stranieri in Italia siano il 23% della popolazione complessiva, mentre in realtà sono appena il 7%.
E ben il 77% addossa agli irregolari la colpa dell’aumento della criminalità . Dato in controtendenza: ben il 36% degli italiani però metterebbe in regola tutti gli immigrati privi del permesso di soggiorno. Continua »
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Novembre 26th, 2009 Riccardo Fucile
DOPO IL PACCO SICUREZZA SI IMPONE IL PACCO NATALIZIO: CON TANTI PADANI INDIGENTI, NON SI VORRANNO TENERE I SOLDI DI ROMA LADRONA? ….E I 12 MILIONI DI VALORE DI IMMOBILI E TERRENI LI VOGLIAMO DARE AI GIOVANI PADANI PER SPOSARSI O NO?
Con 17 milioni di rimborsi elettorali arrivati da “Roma Ladrona” e senza più il mutuo, estinto
da un anno, per il quartier generale di via Bellerio, la Lega ha il portafoglio gonfio e può finalmente fare del bene al popolo padano.
Il rendiconto dell’esercizio 2008 parla chiaro: il saldo patrimoniale al 31 dicembre si attesta a 24 milioni di euro, con un avanzo di esercizio di 7 milioni di euro.
Senza contare i terreni e gli immobili di proprietà per un valore stimato di 12 milioni di eurini.
E già che ci siamo ricordiamo anche i movimenti consolidati, divisi su due società : la Pontida Srl che gestisce i beni immobili e la Fin Group spa, la holding cui fanno capo tutte le attività commerciali e industriali, compresa la organizzazione di viaggi e l’elaborazione di sondaggi e ricerche di mercato. Un partito “ricco” di ideali insomma: a testimonianza del quale, ecco anche i contributi che arrivano dai parlamentari.
Si tratta della solita percentuale che tutti i partiti cercano di riscuotere dai propri deputati e senatori per consolidare la cassa.
Un partito fatto di militanti vedrà tutti i combattenti in coda per versare l’obolo alle casse del partito: leggiamo invece che sono “ben 39” tra deputati, senatori, ministri e sottosegretari coloro che hanno finanziato le casse. Peccato che 26 senatori più 60 deputati facciano un totale di 86.
E ci sembra che 39 versanti siano circa il 45%, un po’ pochino per i martiri dell’idea.
Qualcuno fa osservare che il ministro Zaia non ha versato nulla, ma non ci sembra il solo.
Poi lui avrà da pensare al radicchio trevigiano, al grana padano ed è anche risaputo che si è dato all’ippica, che volete pretendere…
Certo che vedere tre deputati peones che hanno versato cifre due-tre volte superiori a quelle di Calderoli, Castelli, Cota e Bricolo e sei volte a quelle di Maroni fa un po’ pensare. Continua »
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Novembre 24th, 2009 Riccardo Fucile
NELL’INCHIESTA GIUDIZIARIA IN CORSO, EMERGE CHE LA FORNITURA DI PASTI COSTA 10 MILIONI DI EURO…PER 30 ANZIANI SOLO 20 PEZZI DI FRITTATINA, PASTI FREDDI E LA NOTTE 1 INFERMIERE PER 120 RICOVERATI… E PAGANO PURE 1.400 EURO: UNA VERGOGNA
Per quattro secoli era noto e caro ai genovesi con la denominazione di “Albergo dei poveri”:
oggi nello storico e monumentale palazzo settecentesco i “poveri” non ci sono più, sono stati alloggiati in sei sedi distaccate.
Mentre risuona ancora la lettura del testamento di Emanuele Brignole, fondatore del rifugio, datato 1786, dove al punto 83 si legge “che serva in perpetuo per uso e abitazione dei poveri”, la Guardia di Finanza continua a indagare sugli appalti per le forniture dei pasti agli ospiti delle residenze per anziani.
La fornitura è un affare da quasi 10 milioni di euro e il dubbio che gli inquirenti sono chiamati ad accertare è se l’asta aggiudicatrice sia stata truccata.
Ma al di là della vicenda giudiziaria, quello che è emerso dal racconto dei parenti dei ricoverati, dà l’immagine di una società senza controlli e senza rispetto per gli anziani.
Sono emersi dettagli per cui per il pasto di 30 ricoverati erano disponibili 4 pezzi di frittata e 14 hamburger, oppure in altra occasione 20 pezzi di frittata sempre per 30 persone..
Spesso i pasti arrivano freddi e con sfasamento di orari, per cui si pranza alle 14 e si cena alle 17.
Altri esposti riguardano il fatto che spesso la cena è costituita da una ricottina di 100 grammi, oppure un formaggino o una fetta di prosciutto cotto.
I panini sono vecchi e la frutta fresca inesistente.
Eppure nessuno ha mai fatto nulla, nonostante le rimostranze dei parenti presentate alle autorità .
Speso mancano posate, tovaglioli, piatti, sovente i ricoverati non autosufficienti non hanno aiuto per mangiare, l’assistenza notturna per 120 ricoverati è affidata a un solo infermiere che dovrebbe controllare quattro piani. Continua »
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Novembre 1st, 2009 Riccardo Fucile
IL RISCHIO INDIGENZA COINVOLGE IL 20% DEGLI ITALIANI, CONTRO UNA MEDIA UE DEL 17%… IL 10% DI CHI LAVORA E’ UGUALMENTE POVERO, SPICCA IL 19% DI PRECARI (MEDIA UE 13%)… LE MISURE ADOTTATE EFFICACI SOLO NEL 17% DEI CASI….IN ITALIA LA PROTEZIONE SOCIALE E’ TROPPO BASSA
I sistemi di protezione mesi in atto per aiutare le famiglie, hanno un impatto troppo basso per contrastare efficacemente la crisi economica e l’Italia sta peggio degli altri Paesi europei.
Lo documenta, dati alla mano, il rapporto della Commissione europea “Crescita, lavoro e progresso sociale” che analizza l’impatto della crisi sulle emergenze sociali di fasce della popolazione sempre più povere.
Il rischio povertà in Italia riguarda ormai il 20% dei cittadini, contro una media Ue del 17%.
E non si pensi che riguardi solo le famiglie con disoccupati, ormai avere un posto di lavoro può non bastare per tirarsi fuori dalla crisi: ben il 10% dei lavoratori è povero in Italia, contro una media Ue del 7%.
Anch’essi vivono ormai al di sotto di un livello dignitoso e non possono contare sul sostegno di ammortizzatori sociali.
In particolare i più esposti sono i precari, dove il rischio povertà colpisce il 19% dei lavoratori non stabilizzati contro una media Ue del 13%.
Ed emerge che il problema non sta tanto nell’entità dei capitali investiti negli ammortizzatori sociali, dove siamo in linea con l’Europa, quanto sugli effetti che si producono.
Da noi la protezione sociale ha un buon effetto solo nel 17% dei casi, contro una media europea del 38%, con punte del 60% in Svezia e del 50% in Francia.
Secondo il rapporto Ue, il problema è che in Italia non c’e’ il reddito minimo, un mezzo molto importante per combattere la povertà .
E secondo il rapporto ” non si profila all’orizzonte alcuna inversione di tendenza, anzi si profila un moltiplicatore di effetti”. Continua »
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Ottobre 20th, 2009 Riccardo Fucile
MENO DEL 50% DEGLI AVENTI DIRITTO ANNUNCIATI HA POTUTO AVERLA… E’ MANCATA UNA INIZIATIVA DI COMUNICAZIONE, MOLTI NON SANNO NEANCHE DI AVERNE DIRITTO… TROPPI LACCIOLI E DOCUMENTI: TANTO VALEVA DARE IL DOPPIO DELLA CIFRA, VISTO LA META’ DELLE ADESIONI
Vi sono iniziative che vengono strombazzate a più non posso da questo ( come da altri)
governo: ripetuti passaggi sui media, ministri che sgomitano, volti sorridenti a uso telecamere, richiami al merito a distanza di mesi.
Addirittura proposte vendute due o tre volte nell’arco di pochi mesi, come se fossero sempre una novità . Di altre piuttosto controverse, invece, non se ne sa più nulla, forse perchè è meglio tacere sulla loro reale efficacia.
Fatto lo spot, venduto il prodotto, meglio non indagare se il cliente è soddisfatto.
E’ questo il destino della “social card”, di cui a fine novembre ricorre l’anniversario: erano, infatti, 10 mesi fa quando il ministro dell’Economia Tremonti illustrava a Palazzo Chigi la nuova “social card”, anzi la “carta acquisti” come la definisce il sito del ministero.
Nel quale si spiega che “riguarderà 1.300.000 soggetti” e costerà a regime 450 milioni di euro.
Si tratta di una carta prepagata, già caricata, con 80 euro accreditati ogni due mesi ( 40 al mese), per aiutare ad affrontare spese alimentari, di farmacia, pagare le bollette di luce e gas.
Ricordiamo il caos che generarono fin da subito: un malloppo di documenti richiesti per avere 40 euro al mese di sussidio, carte senza accredito iniziale, altre rimaste a secco per settimane, limiti di spesa nei supermercati.
Quando sarebbe bastato accreditarle, a chi risultava ne avesse diritto, sulle pensioni, senza mettere in moto tutta questa sceneggiata.
Ci furono ovviamente critiche anche per l’esiguità della somma, considerata da molti una “elemosina” più che un serio intervento sociale, tanto è vero che sono stati in molti a rinunciarvi per una somma di ragioni. Continua »
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Ottobre 19th, 2009 Riccardo Fucile
E’ LA VERA EMERGENZA SOCIALE DEL NOSTRO PAESE … SONO SOTTO LA SOGLIA DI 222 EURO A COPPIA AL MESE, IL 75% SONO DONNE…… LE CAUSE PRINCIPALI SONO LA PERDITA DEL LAVORO (59%), I PROBLEMI DI SALUTE (30%), LA MORTE DI UN FAMILIARE (15%), LA SEPARAZIONE (15%).….VIVONO GRAZIE ALLE 8.000 ASSOCIAZIONI CHE DISTRIBUISCONO PACCHI VIVERI
Sono le storie di un’Italia nascosta ma che esiste, vicende di uomini e donne che pur
lavorando riescono a tirare avanti solo grazie ai pacchi viveri distribuiti dalle 8.000 associazioni della rete del Banco Alimentare.
Mangiano con 50 euro al mese, il 75% sono donne, costretti poi a rivolgersi ai centri di assistenza per ricevere un aiuto concreto.
E’ quanto emerge da una ricerca della “Fondazione per la Sussidiarietà ”, presentata in Campidoglio: la soglia di povertà alimentare è stabilita in 222 euro a coppia.
Dall’indagine si capisce che il povero non è, come vorrebbe un luogo comune, chi non ha voglia di lavorare, ma persone che hanno perso il lavoro o una persona cara, che hanno problemi di salute o hanno subito una separazione.
Senza una rete di solidarietà familiare e sociale è difficile riprendersi nel nostro Paese.
Quali le cause della povertà ?
Per il 59% è la perdita del posto di lavoro, per il 30% la disabilità o problemi di salute, per il 15% la morte di un familiare, per il 15% la separazione dal coniuge.
Vi sono molti padri che, con un solo stipendio, pagato il mantenimento, non riescono a trovare un alloggio per vivere, così come tante donne, lasciate sole coi figli, che faticano a trovare un lavoro con i piccoli a casa.
Chi viene aiutato dal Banco Alimentare? Il 36% è sposato, il 20% sono vedovi, il 26% separati o divorziati. Continua »
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