Gennaio 17th, 2015 Riccardo Fucile
LO ZOCCOLO DURO DELLA RENZIANA PAITA
Nonno Cofferati lascia indispettito il Pd accorgendosi, dopo appena sei anni, che il sistema di
potere di Claudio Burlando – che ha fatto vincere alle primarie Raffaella Paita – non è esattamente la cena di natale dei sostenitori Emergency.
Meglio tardi che mai, ciao Sergio curati la spalla e goditi la pensione.
Intanto il PdLella benedetto da Matteo Renzi, procede dritto verso la vittoria.
E si fa chiaro anche quale sia il materiale umano che concorre a formare lo zoccolo duro di Lella Paita.
Del suo portavoce Simone Regazzoni ex socialista, filosofo che presenta i suoi libri a Casa Pound (niente di male se fai l’intellettuale, ma ci sta che qualcuno possa stupirsi se fai il portavoce di un candidato del Pd) e vorrebbe negare, come i cowboy Usa, i diritti del codice ai terroristi ( e perchè no la castrazione di piazza dei pedofili?) potete leggere Qui.
Ma oltre ai Franco Orsi, Eugenio Minasso, Alessio Saso, insomma agli ex berlusconiani/scajoliani che hanno sostenuto la Paita, va annotato anche un reduce degli anni teardiani, quel Mauro Testa, ex sindaco socialista di Albenga, arrestato nel 1983 per lo scandalo Teardo dal quale ne uscì con assoluzioni per i reati più gravi e con una prescrizione per uno minore.
Niente di imperdonabile. E’ giusto che chiunque, anche un terrorista (Regazzoni permettendo), possa rifarsi una vita, figuriamoci il Testa.
Magari, però, sarebbe opportuno che non partecipasse più attivamente alla vita pubblica.
Invece Testa fu dirigente dell’Arte qualche anno fa, ed è passato alla storia per aver creato una società mista con l’imprenditore Nucera, oggi latitante a Dubai.
Con Nucera volevano abbattere il vecchio ospedale di Albenga e innalzarvi al suo posto due grattacieli.
Insomma, un curriculum non esattamente prestigioso, ma Testa ha fatto campagna pro Paita e infatti compare nelle foto delle cene (ne hanno parlato solo i siti della Casa della Legalità e Ninin) della vittoria accanto a Franco Vazio, deputato Pd e avvocato nonchè storico amico e difensore di Marco Melgrati ex sindaco di Alassio e consigliere regionale Forza Italia.
E domani, cosa ci riserverà il PdLella?
Marco Preve
(da “la Repubblica”)
argomento: Partito Democratico, PD, Primarie | Commenta »
Gennaio 17th, 2015 Riccardo Fucile
“RENZI HA PROCLAMATO PAITA CANDIDATA SENZA NEANCHE ASPETTARE LE RISULTANZE DELLA COMMISSIONE”
“Di fronte a fatti di questo genere io non posso più restare. Ho trovato inaccettabile il silenzio del
mio partito, lo considero una vergogna”.
Parole di fuoco quelle di Sergio Cofferati, che nel corso di una conferenza stampa a Genova ha annunciato la sua uscita dal Partito democratico dopo quanto avvenuto nelle primarie liguri vinte dall’ex assessore regionale Raffaella Paita.
All’indomani del voto, l’ex sindaco di Bologna aveva denunciato gravi irregolarità , circostanza peraltro confermata dal collegio dei garanti del Pd, che aveva annullato i voti in 13 seggi.
Una vicenda che ha destato non solo grande clamore, ma anche l’attenzione di due procure e della Direzione distrettuale antimafia, che vuole vederci chiaro su quanto accaduto ai seggi domenica scorsa.
Per il premier Matteo Renzi, tuttavia, la vicenda era già chiusa: per lui e per il partito Raffaella Paita rimaneva e rimane la candidata del centrosinistra alle prossime elezioni regionali in Liguria.
Un aspetto che non è andato giù all’ex sindacalista: “Ieri, durante la direzione del Pd, il premier ha immediatamente proclamato Raffaella Paita candidata. Non ha avuto neanche il garbo di aspettare la conclusione dei lavori della commissione” ha attaccato.
Da qui la presa di posizione dell’ex segretario della Cgil. Che ha bocciato il Pd (“In una situazione di questo genere, dove nel mio partito un grande tema etico non viene affrontato, in un partito che non dice nulla, in questa situazione io non posso più restare” ha detto), non il metodo per scegliere il candidato governatore.
Le primarie sono “uno strumento che ha delle pecche e che è da rivedere alla radice — ha detto Cofferati — ma continuo a pensare che debbano essere conservate. Bisognerà però cambiare in profondità le modalità con cui vengono attuate”.
L’ex primo cittadino bolognese, tuttavia, ha anche precisato alcuni aspetti e smentito le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, come ad esempio quella che lo vorrebbe fondatore di un nuovo soggetto politico.
“Esco dal Pd e non lo faccio per fondare un altro partito” ha detto Cofferati ai giornalisti, non risparmiando parole di fuoco anche nei confronti degli avversari degli altri schieramenti.
“La sostanza della mia contrarietà è l’inquinamento delle primarie attraverso il voto sollecitato e ottenuto dal centrodestra” ha specificato l’esponente politico, specificando che “il centrodestra si è mobilitato per votare alle primarie del centrosinistra. E’ un problema politico e morale. Le primarie, così, praticamente non ci sono più”.
Da sottolineare, poi, il parallelismo con quanto accadde a Napoli nel 2011, “dove le primarie sono state invalidate per problemi in 3 seggi. E c’è un comportamento diverso in Liguria dove sono state annullate in 13 seggi”.
“Non capisco che cosa sia successo — ha continuato Cofferati — Resta la partecipazione anomala di povere persone straniere guidate in gruppo e istruite su come votare. Viene anche indicato l’uso di denaro per stimolarne il voto. Ma la sostanza politica è l’inquinamento attraverso il voto sollecitato e ottenuto del centrodestra”.
Cofferati, poi, ha fatto i nomi di Saso, Minasso e Orsi, esponenti di partiti che nulla hanno a che vedere con lo schieramento di centrosinistra.
Eppure sono andati alle urne. L’obiettivo? Governare con il Pd.
L’ex segretario Cgil lo ha spiegato senza mezzi termini: “Un ministro come Pinotti ha teorizzato l’opportunità di fare nascere qui un governo con il centrodestra, secondo lo schema nazionale. E non è stata mai smentita da nessuno — ha attaccato — Che un fascista mai pentito venga a votare alle primarie del mio partito senza che nessuno obietti nulla credo sia inaccettabile”.
“Quando le carte della commissione di garanzia del Pd saranno pronte, sarà mia cura portarle alla procura della Repubblica. Se nel mancato rispetto delle regole emergeranno anche elementi che configurano un reato non lo deve dire la commissione ma lo deve dire la magistratura”, ha concluso l’europarlamentare.
La dura presa di posizione dell’ex sindacalista ovviamente non ha mancato di suscitare reazioni, favorevoli e contrarie. Tra i primi ad intervenire è Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel: “Sosterremmo convintamente Cofferati, ma non intendiamo tirarlo per la giacchetta. Certo se lui vorrà , saremmo entusiasti di portare avanti la sua candidatura“.
Durissima la posizione di Pippo Civati: “Il Pd imbarca con orgoglio la destra (ligure e non solo) e perde molti elettori, tra i quali Sergio Cofferati. Diciamo che si tratta di un voto di scambio, come tanti in questi giorni: dentro la destra, fuori la sinistra”.
“Sono cambiati i nasi, diciamo, rispetto alle primarie napoletane di qualche anno fa” ha scritto il deputato democratico sul suo blog.
argomento: Primarie | Commenta »
Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile
I SICILIANI DI RIESI IN CODA A VOTARE
Prima Albenga, ora Genova. 
Sergio Cofferati aveva evocato “episodi da Procura” subito dopo il voto di domenica delle primarie del centrosinistra, che ha incoronato Raffaella Paita.
Era stato facile profeta: nel giro di pochi giorni prima è stata la Procura savonese ad aprire un’inchiesta sul voto di Albenga per presunti pagamenti a chi andava a votare. E ora si apprende che anche su un seggio genovese si sono mossi gli investigatori.
Il presidente del seggio di Certosa, che aveva denunciato al partito “possibili infiltrazioni malavitose” e un’anomala partecipazione della comunità riesina, è stato ascoltato dalle forze dell’ordine.
L’atto è coperto dal massimo riserbo, anche nella sede del Pd le bocche sono cucite. Potrebbe trattarsi di un’iniziativa collegata a un’indagine indipendente rispetto alle primarie.
Ma al presidente di seggio sarebbe stato anche chiesto l’elenco dei votanti, che è stato depositato alla sede del Pd in via Maragliano.
Dove gli investigatori potrebbero presto presentarsi per ulteriori accertamenti. Il caso di Certosa era stato denunciato dal Secolo XIX già nella giornata di lunedì.
«Li ho visti arrivare al seggio verso le 10.30 in gruppo, erano una quarantina .- aveva raccontato il giovane presidente di seggio Walter Rapetti, consigliere di municipio in Valpolcevera – Spaesati, non sapevano nemmeno cosa fossero le primarie. Mi hanno chiesto: “È qui che si paga?”. Ho cercato di spiegare loro che c’era un contributo per gli alluvionati, ma la scena era surreale», il racconto del volontario.
«Hanno firmato e se ne stavano andando. Li ho fermati:“Ma dovete ancora votare,questa è la scheda!”. Non ci credevo, mi hanno risposto “ma che cos’è la scheda?”. L’hanno presa e poi la volevano restituire aperta. Ho dovuto spiegare che il voto è segreto e che quelle schede dovevano piegarle loro. Erano tutti siciliani dai 50 ai 70 anni. Per loro l’essenziale era solo firmare e non votare.Questo mi ha fatto pensare che fossero stati reclutati. Tutti quanti avevano in mano la moneta da due euro.
“Quel loro comportamento – conclude Rapetti-mi fa pensare che vi sia stata un’alterazione della libertà di voto». Per gli investigatori, però, potrebbe esserci anche altro. A prescindere dalle vicende giudiziarie il verdetto sulle primarie,
Se dovessero emergere gravi irregolarità o con addirittura profili penali il caso non si potrà chiudere così a cuor leggero.
Sergio Cofferati ieri sera era sulla via di ritorno da Strasburgo mentre commentava così al telefono: «Non ho parlato con Renzi nè con altri membri della segreteria nazionale. Ma se l’intenzione di Roma è sopire tutto e fare come se nulla fosse accaduto io non sono certo d’accordo e mi farò sentire. Parlerò una volta che si saranno espressi i garanti».
(da “il Secolo XIX”)
argomento: Primarie | Commenta »
Gennaio 14th, 2015 Riccardo Fucile
IPOTESI DI REATO: “VIOLAZIONE DELLE NORME IN TEMA DI CANDIDATURA”… ACQUISITO UN FILMATO IN CUI UN POLITICO DI FORZA ITALIA AD ALBENGA AVREBBE PAGATO STRANIERI PER ANDARE A VOTARE
Le primarie Pd in Liguria finiscono sotto inchiesta.
La Procura di Savona ha aperto un fascicolo per violazione delle norme in materia di candidature. Mentre è atteso per venerdì il responso del collegio Garanti Pd sui casi di irregolarità segnalati da alcuni esponenti del Pd tra i quali lo sconfitto Sergio Cofferati.
I casi da esaminare sono circa 25 e riguardano diversi seggi.
Secondo Cofferati, che ha perso di soli tre mila voti sulla burlandian-renziana Raffaella Paita, in alcuni seggi ci sarebbe stato un afflusso anomalo di cinesi e marocchini. E a tal proposito ha sottolineato le percentuali “bulgare” riscontrate in alcune zone.
Il collegio dei garanti dovrebbe completare oggi, 14 gennaio, l’acquisizione dei documenti e l’esame preparatorio ma a causa di “impegni pregressi di alcuni componenti” del collegio, la riunione sarà aggiornata a venerdì.
Intanto però si è attivata la Procura.
L’ipotesi di reato è stata formulata a partire dalla testimonianza dell’ex sindaco di Albenga, Rosy Guarnieri, che sostiene di avere le prove di voti comprati. Secondo Guarnieri a pagare alcune persone, indirizzandone il voto, sarebbe stato un politico ex Forza Italia in virtù della promessa di un posto sicuro nella lista di Raffaella Paita, vincitrice delle primarie.
Ufficialmente il video che proverebbe le accuse sarebbe stato distrutto dalla stessa Guarnieri, ma altri sostengono che è stato consegnato all’autorità giudiziaria.
La procura avrebbe già individuato il politico che elargiva cinque euro a chi andava a votare: secondo l’ex sindaco avrebbe agito in base a un accordo con la Paita che gli avrebbe garantito un posto nel listino alle prossime regionali.
argomento: Primarie | Commenta »
Gennaio 13th, 2015 Riccardo Fucile
PER FUNZIONARE HANNO BISOGNO DI REGOLE EFFICACI
C’è chi ha contato i turchi di Imperia e chi ha fotografato i cinesi di La Spezia, chi ha ascoltato i marocchini ad Albenga e chi ha avvistato gli alfaniani a Genova, e vai a sapere quanto hanno pesato queste incursioni sospette sulla vittoria della renziana Raffaella Paita.
Ma sulle primarie del Pd per la presidenza della Regione Liguria pesa l’inaccettabile sospetto che siano state decise da quegli stranieri che nel loro italiano pasticciato chiedevano la scheda per scegliere il successore di Burlando e poi, all’uscita, domandavano ingenuamente dove dovevano andare per ritirare il premio promesso.
È vero: non si raccolgono 29mila voti – quattromila in più di Sergio Cofferati, uno che non ha mai avuto bisogno di stampare volantini per farsi riconoscere dai suoi elettori – portando ai seggi i cinesi con il pulmino.
E infatti persino ad Albenga, dove i marocchini reclamavano la ricompensa, non basterebbe annullare il voto di tutti i 147 extracomunitari che hanno votato lì per riequilibrare un risultato davvero senza storia: 1320 voti per la Paita, 246 per Cofferati. Eppure c’è qualcosa che non va, in quelle comitive di cinesi che si sono presentati al seggio di La Spezia o in quella processione di settanta turchi che andavano a votare a Porto Maurizio.
Così come c’è qualcosa che non va in quel sindaco ex An di Albisola Superiore che ha radunato gli amministratori della Riviera per sostenere la Paita, o in quel capogruppo dell’Ncd che candidamente annuncia che manderà i suoi elettori a votare per la candidata renziana, dando nomi e volti ai sospetti di un inquinamento politico di una consultazione promossa, organizzata e riconosciuta dal Partito democratico.
Cosa c’è che non va? C’è che le primarie, quella festa della democrazia e della partecipazione che abbiamo importato – insieme a tante altre cose – dalla politica americana, rischiano di essere macchiate, snaturate e delegittimate dalle incursioni e dalle scorribande di chi non c’entra nulla nè col Pd nè con le elezioni italiane, e si presenta al seggio solo per dare un voto venduto davanti alla porta oppure per scegliersi l’avversario preferito.
Non è, quella di Genova, una storia nuova.
Le primarie per il sindaco di Napoli, quattro anni fa, furono annullate per i troppi sospetti, e poi si scoprì il tariffario del clan Lo Russo: dalla borsa di pane-latte-carne per un voto singolo ai cinquanta euro per un voto doppio, il primo alle primarie e il secondo alle amministrative.
E anche adesso, in Campania, organizzare le primarie è diventato un incubo, visto che dopo aver rinviato la data per due volte stanno cercando di “superarle” con un candidato scelto a Roma.
L’invocazione delle primarie si è tramutata nella paura delle primarie.
Ma sarebbe un errore imperdonabile tornare indietro. Senza le primarie, uomini estranei alla nomenklatura di partito non sarebbero diventati sindaci di Milano, di Genova, di Roma o di Cagliari.
Senza le primarie, i partiti – non tutti: quelli che le hanno adottate, perchè per gli altri non è cambiato nulla – continuerebbero a scegliere i candidati senza tener conto della volontà dei loro militanti, dei loro iscritti, dei loro elettori.
Ma le primarie, per funzionare, hanno bisogno di regole efficaci.
La prima regola è che le primarie funzionano quando più persone si battono per una sola candidatura, perchè così lo scontro diretto per la maggioranza assoluta fa emergere pregi e difetti di ciascuno.
Sono invece un disastro se vengono organizzate per compilare una lista, quando basta un consenso parziale, perchè allora si torna alla guerra delle preferenze (e ci sarà un motivo se il candidato più votato d’Italia alle primarie del Pd per il Parlamento, il messinese Francantonio Genovese, è stato anche il primo a finire in galera).
La seconda regola è che devono parteciparvi solo i cittadini che siano riconosciuti come elettori di quel partito.
Negli Stati Uniti chi voleva scegliere tra Barack Obama e Hillary Clinton doveva essere un “registered democrat”, un elettore democratico regolarmente registrato nelle liste ufficiali.
Quanto agli immigrati, nel Paese più multietnico del pianeta, possono votare tutti – cinesi, marocchini, turchi e sudamericani – ma solo dopo essere diventati cittadini americani.
La terza regola – la regola delle regole – è che le primarie vanno organizzate non con uno statuto ma con una legge dello Stato.
Non giriamoci intorno: se vogliamo le primarie all’americana, dobbiamo adottare anche quelle scomode regole che lì le fanno funzionare.
È finito il tempo delle primarie alle vongole.
Sebastiano Messina
(da “la Repubblica”)
argomento: Primarie | Commenta »
Gennaio 13th, 2015 Riccardo Fucile
DENARO E PROMESSE DI LAVORO PER PRECETTARE AL VOTO GLI IMMIGRATI…E SPUNTA UN FILMATO CHE PROVEREBBE IL PASSAGGIO DI DENARO
Un voto per diventare in cambio un calciatore vero: un campione, mica un dilettante. 
“Quel candidato ha promesso che darà una mano alla squadra. E anche tu avrai la tua occasione. Fidati”.
E un altro voto per lavorare nelle serre dei carciofi: “Fai come ti dico, quella persona è dei nostri. Se avremo i finanziamenti europei l’azienda farà più affari: tu guadagnerai bene, il padrone non ti licenzia più”.
Primarie del Pd. Albenga, l’alba dell’ultimo autogol della sinistra.
Dicono che ci siano stati imbrogli, pasticci. Che si siano venduti le preferenze per questo o quello, che rimborsavano i due euro per accedere al seggio e aggiungevano una piccola mancia: cappuccino e focaccia, buon appetito.
Che si siano rivolti ad extracomunitari e minorenni, tanto bastano 16 anni e un documento di identità .
Rosy Guarnieri, ex sindaco leghista di Albenga, giura: “Ho le immagini della gente che è stata pagata dopo avere lasciato il seggio. Un piccolo filmato, non si vede molto ma abbastanza. E’ a disposizione dei magistrati, se vogliono”.
Sarebbe successo in piazza Trinchieri, vicino all’auditorium San Carlo di via Roma, dove domenica al seggio hanno raccolto 1.590 voti: 1.320 per Paita, 246 per Cofferati, 8 nulli, 4 schede bianche.
“Votavano, poi venivano in piazza col certificato. Molti marocchini, qualche ragazzo di qui. Qualcuno gli dava 5 monete da un euro. Per rimborsargli i 2 spesi per votare, e per pagargli la colazione”.
Lo raccontano tutti, ma per sentito dire. Come Eraldo Ciangherotti, esponente di Fi e assessore nella precedente giunta albenganese di centro-destra, pronto a fare da sponda. “Via Roma sembrava Marrakesh, il seggio un Centro di identificazione: tutti in colonna ad aspettare il loro turno. Almeno così mi hanno detto”.
Anche Paolo Tabita, che per conto della lista Cofferati ha firmato la segnalazione che domenica notte ha fatto evocare l’intervento delle procure, racconta di ‘voci’ su presunte consegne di denaro.
E sulle ‘truppe cammellate’ che sarebbero state portate da quelli dell’altra lista.
C’è la storia dei ragazzini dell’Albenga Calcio, quelli che vorrebbero diventare tutti dei campioni. Durante la settimana alcuni di loro hanno ricevuto degli sms che suggerivano di presentarsi al seggio e mettere una croce sul candidato ‘giusto’.
Il messaggio proveniva da un dirigente della società , che in passato ha fatto politica per Forza Italia ma ha promesso di appoggiare la Paita con una lista civica alle prossime amministrative. “Non c’è niente di male. E poi questo non è mica un voto vero. Sono solo le primarie”, confessa un sedicenne col sorriso timido di chi pensa sia tutto un gioco.
“Quando si era trattato di votare Renzi, ad Albenga si erano presentati in 1.200. Domenica 400 in più. I conti non tornano”, insistono quelli che non ci stanno.
Puntano l’indice sugli extracomunitari, in particolare la comunità marocchina.
Dicono che la differenza l’avrebbero fatta loro, in cambio di un’assicurazione sul lavoro. Qualcuno fa il nome di Alessandro Andreis, segretario locale del Pd, assessore all’agricoltura e floricoltore. Lui è un paitiano. E dà lavoro a decine di stranieri.
Le truppe cammellate, appunto. “Veramente in questo momento i miei dipendenti stranieri sono solo 4. Tre vengono dal Bangladesh. So per certo che uno di loro ha votato perchè ero al seggio e l’ho visto arrivare con la moglie: vivono qui da anni, lei gestisce un negozio, sono perfettamente integrati. Mi sembra che abbiano tutti i diritti di partecipare alle primarie, o no?”. Andreis sostiene che gli extracomunitari che hanno partecipato alle primarie di Albenga sarebbero circa 150: non più del 10% dei votanti.
Ma lo sa anche lui che c’è qualcosa che non va. “Domani saranno resi pubblici gli elenchi. E sapremo esattamente chi ha votato. Quanti adolescenti, extracomunitari. Tutti i dubbi spariranno”.
Rosa Bellantoni era il presidente del seggio: “Davanti a me, non è successo nulla di strano: e non ho notato particolari differenze rispetto alle altre primarie. Qualcuno nelle prossime ore che giudicherà gli esposti. Fino a domani, basta con le dietrologie”.
Gli elenchi di chi ha votato sono in uno scatolone custodito nella sede del Pd di Savona, in via Untoria. Gli fa la guardia un vecchio compagno, Gian Carlo Berruti.
“La segnalazione sulle presunte irregolarità l’abbiamo girata alla commissione. All’inizio ho pensato: ‘Belin, un altro casino’. Ma poi ho visto che erano solo cose riferite. Però, che tristezza. Io sono uno che viene dal Pci, a queste brutte storie non mi sono ancora abituato”.
Massimo Calandri
(da “La Repubblica“)
argomento: Primarie | Commenta »
Gennaio 13th, 2015 Riccardo Fucile
ANCHE IL SEGRETARIO DEM CONFERMA L’ACCUSA
La signora che stende il bucato alla finestra di via Roma indica l’enorme portone che sovrasta i vicoli del centro storico medievale: «Lo vede? È quello verde. C’era una ressa di stranieri domenica mattina che pareva il Ramadan…».
Al bar d’angolo è lunedì di frizzi e lazzi: «Per un giorno tutti fieui di Caruggi (ragazzi dei vicoli, ndr ): bianchi, neri e gialli…».
Eccola qui la copertina delle ennesime primarie finite in baruffa (se va bene): Albenga, 23 mila anime, 1.590 votanti all’altare laico dei Democratici per scegliere tra Raffaella Paita e Sergio Cofferati.
Un’enormità quanto a partecipazione se solo la si paragona ai 250 votanti di Alassio (su 11 mila abitanti) o ai 392 di Albissola (10 mila residenti).
E mica è finita: di queste 1.590 schede, 1.320 portavano il nome della Paita e solo 236 erano per il Cinese.
Fulvio Briano, segretario del Pd di Savona, la mette giù piuttosto pesante: «Ci sono arrivate segnalazioni che parlano di persone che avrebbero guidato al voto alcuni stranieri extracomunitari. Mi sono stati riferiti anche scambi di denaro e foto scattate nei seggi: se è vero, siamo al voto di scambio, roba da codice penale…».
Rosy Guarnieri, leghista che qui ha fatto il sindaco fino a 6 mesi fa, conferma e rilancia: «Marocchini, cingalesi e indiani, tantissimi… Mi hanno avvertito, sono andata e ho visto in piazza Trinchieri alcune persone che rimborsavano i 2 euro del voto ad alcuni stranieri. C’è stato anche un momento di agitazione quando dal seggio è uscito un sostenitore di Cofferati, gridando: “Adesso basta, sennò ci mettiamo anche noi a distribuire soldi”».
È caccia a «manine» e «gran burattinai» il giorno dopo ad Albenga.
A sentire gli analisti locali, il fronte pro Paita è un ginepraio di interessi nel quale figurano segmenti del Pd ferocemente anticofferatiani e pezzi di centrodestra legati all’ex plenipotenziario di Forza Italia, Claudio Scajola, in disgrazia, ma ancora capace di farsi sentire da Levante a Ponente.
È stato un suo uomo, Franco Orsi, sindaco di Albissola ed ex senatore, ad infiammare queste primarie schierandosi apertamente per Paita e scatenando la reazione del Cinese e della sinistra dem contro le «incursioni della Destra».
Fioccano in queste ore le segnalazioni di noti esponenti del centrodestra visti ai seggi Pd pagare i 2 euro e votare.
Scenari che Lella, come chiamano la vincitrice da queste parti, rigetta infastidita: «I miei voti? Nei giorni dell’alluvione c’ero io in queste terre, con il fango alle ginocchia: non ho visto Cofferati… Mi ha aiutato il sindaco, Giorgio Cangiano, che sul territorio è fortissimo».
Fede pd, fresco di nomina, Cangiano è ritenuto l’uomo forte di Albenga assieme al cugino e parlamentare dem, Franco Vazio, con il quale divide lo studio da avvocato. «Il boom di votanti – spiega il primo cittadino – nasce dal fatto che qui il Pd è tutto per Raffaella…».
Anche marocchini e cingalesi? «Beh, tutta questa ressa io non l’ho vista. E poi è bello se gli immigrati partecipano». Con lui, Alessandro Andreis, segretario del Pd cittadino e suo assessore: «C’è gente che parla per sentito dire. La quota degli stranieri al voto qui è stata del 10%…». Almeno 150 voti.
È un fiume in piena il giallo di Albenga.
Raccontano di calciatori sedicenni portati al seggio assieme alle famiglie per votare Paita.
Lo denuncia Eraldo Ciangherotti, capogruppo di Forza Italia: «Questi giovani atleti, in quanto minorenni, non potranno votare per le Regionali: ma a chi li ha portati al seggio interessavano solo le primarie».
Circola un nome: Roberto Schneck, 44 anni, architetto, una carriera in FI (ex assessore in Provincia), quindi l’addio a Berlusconi e un presente da indipendente.
Da vicepresidente della società Albenga Calcio, su di lui si appuntano i sospetti di aver arruolato calciatori in erba alla causa del Pd.
Al telefono si fa di nebbia. Ma c’è chi giura che, in caso di vittoria alle Regionali di Lella Paita, risponderà al volo all’offerta di entrare in giunta .
Francesco Alberti
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Primarie | Commenta »
Gennaio 13th, 2015 Riccardo Fucile
“C’ERA UN ACCORDO CON IL CENTRODESTRA PER FAR VINCERE LA PAITA: E HANNO USATO TUTTI I SISTEMI PER POI POTER GOVERNARE INSIEME”
«Io di Renzi non parlo. Lui fino ad ora non ha detto una sola parola, e se sta zitto non posso attribuirgli un ruolo che il segretario nè rivendica nè smentisce. Ma la questione delle regole stravolte e dell’inquinamento delle primarie liguri l’ho denunciata per tempo a tutti i livelli. A Roma ci sono persone che rivestono ruoli per esercitarli: ecco, io attendo che comincino a farlo».
Parla Sergio Cofferati, detto «il cinese», anche se è meglio lasciar perdere soprannomi e ironie, visto che le primarie contro Raffaella Paita lui le avrebbe perse, dice, anche per colpa di un po’ di cinesi…
Sono stati loro a fregarla?
«Ce lo dirà la Commissione dei garanti, ai quali abbiamo girato un mucchio di segnalazioni. Cinesi, giovani marocchini, ex fascisti e vecchi arnesi».
Tutti contro di lei? E perchè mai, onorevole?
«Perchè il tentativo di snaturare le primarie, qui in Liguria è perfettamente riuscito: dovevano servire per scegliere il candidato-presidente, le hanno trasformate nello strumento per decidere le future alleanze. E per farlo hanno usato tutto e di più».
Concretamente?
«La mia avversaria ha avviato le primarie dicendo: se vinco io, governerò col nuovo centrodestra. E il nuovo centrodestra ha ringraziato e si è dato da fare. Il segretario regionale dell’Ncd ha annunciato: voto e farò votare per lei. È un ex fascista non pentito e inquisito per voto di scambio: quando, dove e chi ha deciso che in Liguria dobbiamo governare con gente così?».
Magari era una fanfaronata, e poi non è successo e non succederà niente…
«Errore: è successo. In tutti i Comuni dove il sindaco è dell’Ncd, Raffaella Paita ha vinto con percentuali improbabili. Ci sono state riunioni organizzative, come quella voluta dall’ex senatore Orsi (Pdl) sindaco di Albissola, per influenzare il voto alle nostre primarie. Per inciso: Orsi è quel parlamentare che abbandonò il palco per protesta mentre Scalfaro celebrava il 25 aprile… Quel che è accaduto era noto da settimane: loro gli hanno dato anche un nome».
Un nome?
«Sì, un nome: io li accusavo di voto di scambio, loro mi hanno risposto (intervista di Orsi al Corriere della Sera) che era un voto di scambio amministrativo. Hanno votato Raffaella Paita per tornare al governo della Liguria».
E Renzi zitto?
«Lui sì, la sua ministra Pinotti no. È andata a Sestri Levante a sostenere la mia avversaria dicendo che era indispensabile fare un governo come a Roma: e che dunque era giusto cercare i voti della destra».
E Renzi sempre zitto?
«Sì, il governatore uscente della Regione no. Burlando gli ha mandato un tweet domenica sera: penso di riuscire a farti un gradito regalo per la tua festa di compleanno. Immagino si riferisse alla vittoria della Paita e al conseguente governo col centrodestra».
È scandalizzato?
«Non per questo, si figuri, anche se io avevo inteso che l’alleanza con Alfano fosse frutto di una fase di emergenza: si fanno le riforme e si torna a votare. È cambiata la linea? Ripeto: dove e quando?».
È scandalizzato per cosa, allora?
«Per quel che ho visto e che mi hanno raccontato. Decine di marocchini sedicenni portati ai gazebo. Gruppi di cinesi guidati da un capo che pagava per tutti e diceva chi votare. E a Lavagna, addirittura, il caso di una signora che vota, poi le vengono chiesti — come da regolamento — due euro e lei sbotta: ma come, me li hanno appena dati e li devo restituire? Roba da Procura, qualcuno forse lo denuncerà ».
Perchè non lei?
«Perchè alcune di queste cose non le ho viste di persona. E perchè tengo al partito in cui milito: sono uno dei 45 fondatori del Pd…».
Al punto di accettare una sconfitta così?
«Io aspetto quel che diranno i garanti, e poi deciderò cosa fare. Sarebbe meglio facesse lo stesso anche Orfini, presidente del Pd. Ho letto che dice che verrà annullato qualche voto e si andrà avanti: peccato che i garanti tornino a riunirsi proprio domani…».
Federico Geremicca
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Primarie | Commenta »
Gennaio 13th, 2015 Riccardo Fucile
TUTTI GLI EPISODI CHE POSSONO RIAPRIRE LA SFIDA
File di cinesi che votano, amici del Pd che si presentano al seggio con un codazzo di 30 persone,
esponenti di centrodestra che chiedono l’elenco dei votanti, seggi chiusi per i troppi flash di macchine fotografiche che ritraggono le schede.
Non è il racconto delle elezioni in una repubblica delle banane.
Sono episodi riferiti nei verbali presentati ai Garanti del Pd.
Chissà se il voto in massa di cinesi, marocchini e sudamericani ha segnato il destino delle consultazioni che hanno portato alla contestata vittoria di Raffaella Paita. Guardando i risultati ufficiali pare probabile che siano stati decisivi gli scajoliani e gli ex An del Ponente ligure.
Due dati: ad Albenga, cittadina del Ponente ligure, si contano 1500 voti in tutto.
Di questi ben 1300 (quasi il 90 per cento) vanno a Paita e appena 200 a Cofferati. Percentuali bulgare, si diceva una volta. Da queste parti meglio dire scajoliane.
Caso simile a Pietra Ligure: una cittadina che ha regalato a Paita 800 voti di differenza.
Messa insieme con Albenga ha pesato nel risultato complessivo quasi quanto Genova (che ha un numero di abitanti superiore di venti volte).
Già , di rappresentanti politici del centrodestra alle urne se ne sono visti molti: a Beverino, è scritto nelle carte destinate alla Commissione dei Garanti, hanno votato consiglieri comunali Ncd.
Ai seggi di Albisola si è presentato il sindaco Franco Orsi (già scajoliano doc) con tutta la sua squadra. Anche questo è nelle carte.
Infiltrazioni diffuse, massicce. Alla fine forse determinanti.
Più palesi e maldestri altri casi sempre presenti nei verbali destinati ai Garanti. Episodi al limite del grottesco: a La Spezia, denunciano i rappresentanti del seggio Allende, “di prima mattina si sono presentati gruppi di decine di cinesi. Erano accompagnati da italiani, perchè loro non sapevano nemmeno dove mettere la croce”. Ma il troppo stroppia e alla fine le urne sono state momentaneamente chiuse: “Si continuavano a vedere dei flash di macchina fotografica dentro il seggio”.
Cinesi, ma non solo.
A Lavagna è stata verbalizzata la frase sfuggita a un’elettrice al momento di pagare i due euro previsti per il voto: “Ma come, mi avete appena pagato per venire a votare e ora mi chiedete già i soldi indietro?”.
I rappresentanti di seggio di Certosa (periferia di Genova) si lasciano scappare accuse pesantissime: “Il voto qui potrebbe essere stato inquinato dalla malavita”.
Raccontano di file di cinesi e marocchini. Walter Repetti, presidente del seggio, riferisce di gruppi di anziani siciliani: “Li ho visti a metà mattina, saranno stati una quarantina. Non sapevano cosa erano venuti a fare, hanno firmato e poi se ne volevano andare. Gli ho chiesto se non volevano la scheda… ma non sapevano cosa fosse”
Provincia che vai, polemica che trovi.
A Villapiana (Savona) “ci è stato segnalato un rappresentante del Pd locale che come un tour operator accompagnava al seggio interi gruppi di persone”.
Ma non solo: “All’uscita ritirava il cedolino per essere certo che la gente avesse votato”.
Fino alla provincia della scajolianissima Imperia: a Badalucco — secondo le denunce alla Commissione — un simpatizzante di Cofferati si presenta a votare alle otto del mattino, quando il seggio dovrebbe aprire.
Ma scopre che sul registro risultano aver già votato venticinque persone.
Fino a Santo Stefano a Mare. Racconta Giuliana D’Antona, rappresentante di seggio: “Si è presentato un tale, che mi è stato detto essere un sostenitore del centrodestra. Voleva, pretendeva gli elenchi dei votanti. Voleva controllare se i suoi amici avevano votato o se l’avevano fregato… ha detto così, giuro, non credevo alle mie orecchie. Mi ha quasi minacciato: ‘Tu quelle cose me le devi dare, capito?’, ha urlato”. Finirà anche questo nelle carte inviate ai garanti .
Chissà cosa decideranno. A presiedere la Commissione è l’avvocato Fernanda Contri, socialista negli anni d’oro; un passato da giudice costituzionale.
Ma anche da presidente onorario di Italbrokers (società a lungo controllata da un gruppo di amici di Massimo D’Alema e Claudio Burlando, massimo sponsor di Paita). Ma soprattutto, Contri ha ottenuto diversi incarichi di prestigio dal Porto di Genova — presieduto da Luigi Merlo, marito di Paita — e da società da esso controllate.
Insomma, non esattamente una persona ostile alla “cupola” di potere genovese, come l’ha definita Cofferati.
Un guaio per il Cinese? Forse no, visto che Contri era sua testimone di nozze.
Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Primarie | Commenta »