Agosto 7th, 2018 Riccardo Fucile
LA VIGILANZA INVIA UNA LETTERA AL CDA PER SBLOCCARE L’IMPASSE
“Per quanto mi riguarda il Cda è pienamente operativo. Bisogna eleggere il presidente della
Rai, la legge dice che serve un’intesa tra i gruppi e fino a quando non c’è questa intesa non c’è un presidente”.
Così Luigi Di Maio torna a parlare dei vertici di Viale Mazzini, a margine dei lavori del Senato per le votazioni sul decreto dignità .
Intanto si è appena conclusa la riunione della Commissione di vigilanza Rai, che ha invitato il Cda a scegliere un presidente: “Questa mattina l’ufficio di presidenza della commissione di Vigilanza sulla Rai ha deciso all’unanimità di inviare una lettera al CdA della RAI affinchè domani si pronunci sulla scelta di un nuovo Presidente dopo la bocciatura parlamentare di Marcello Foa – annuncia il capogruppo Pd in commissione Davide Faraone – Mi sembra un atto importante a cui mi auguro il Cda voglia dare una risposta urgente. È assolutamente necessario che il servizio pubblico completi il suo organigramma dopo che il Parlamento, attraverso il voto della Vigilanza, ha bocciato Foa. Il Cda ne prenda atto e sblocchi una situazione non più sostenibile”.
(da agenzie)
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Agosto 7th, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI ALLE CORDE, MARTEDI’ UFFICIO DI PRESIDENZA DELLA VIGILANZA
Matteo Salvini prova a tenere il punto su Marcello Foa. Questo trapela in serata da ambienti vicini al ministro dell’Interno a dispetto dei pareri legali e giuridici che fioccano e vanno tutti in una direzione: contro la permanenza di Foa ai vertici della radio televisione italiana.
L’ultimo è quello a disposizione di Fnsi, Usigrai e Odg che oggi ne hanno inviato una copia all’amministratore delegato Rai, al Cda, ai presidenti delle Camere e all’ufficio di presidenza della commissione di Vigilanza Rai: “Il CdA della Rai – affermano in una nota congiunta- non può operare senza un Presidente la cui nomina sia efficace per effetto del parere favorevole della Commissione di Vigilanza”.
Eppure il Cda è convocato per mercoledì pomeriggio. All’ordine del giorno non ci sono le nomine dei direttori ma la proroga degli highlights delle partite di calcio e l’approvazione dei contratti della nuova stagione della soap opera “Un posto al sole” ma per la consigliera Rita Borioni, quota Pd, il problema resta: “In mancanza di un presidente confermato il Cda non è nel pieno dei poteri. Non va preso sottogamba il tema che anche decisioni come quelle che dobbiamo prendere mercoledì potrebbero essere esposte a ricorsi. Resto dell’opinione che dovremmo riunirci per esprimere un nuovo presidente, è una necessità assoluta, la legge ce lo impone”.
Eppure non sembra questa l’intenzione del governo. Oggi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, Lega, ha spiegato che Foa presiederà il Cda perchè è “il consigliere anziano e fino a quando non ci sarà un presidente si andrà avanti così. Io spero sempre nel pentimento di Berlusconi”.
Ma la posizione di Forza Italia, espressa nei comunicati sostanzialmente identici dei membri della Vigilanza Andrea Ruggeri, Patrizia Marrocco e Alessandra Gallone, non è cambiata. “Non ci sono tempi supplementari o una gara di ritorno, non ci pentiremo mai per aver rispettato le leggi e le procedure”, sono le parole di Marrocco.
Ma se il governo è immobile, a muoversi oggi son state le istituzioni.
Il pesante pressing del Pd sui presidenti delle Camere e sul presidente della Vigilanza ha raccolto i primi frutti. Elisabetta Casellati e Roberto Fico hanno ricevuto i capigruppo dem al Senato.
Un incontro lungo, durato un’ora circa, dal quale Andrea Marcucci e Graziano Delrio escono soddisfatti. “Gli abbiamo chiesto di intervenire a difesa del Parlamento e delle nostre prerogative”, ha detto Marcucci.
Mentre Delrio ha insistito perchè venga individuato un nuovo presidente. Non una parola trapela dalla seconda e terza carica dello Stato se non un ascolto attento sulla vicenda.
Dopo una settimana dal voto che ha affossato Foa, inoltre, si è mosso anche il presidente della Vigilanza Alberto Barachini (Fi) convocando per domani mattina alle 8.30 un ufficio di presidenza.
Si farà il punto sulla situazione e sulla disponibilità del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, azionista di maggioranza, ad essere ascoltato come chiesto dall’opposizione.
Per Michele Anzaldi (Pd), che da subito aveva chiesto una riconvocazione della Commissione, si tratta comunque di una mossa tardiva: “Le Camere stanno per chiudere l’attività per la pausa estiva, ammesso che il Cda esprima un nuovo presidente, chi tornerebbe a Roma a ratificarlo?”.
M5s vorrebbe una rapida soluzione della vicenda tanto che qualcuno si spinge a ipotizzare una convocazione di Vigilanza e Cda subito dopo ferragosto. “Se dobbiamo prendere un aereo e venire a votare un nuovo presidente in piena estate, verremo…”, dice il senatore di Fi Maurizio Gasparri.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile
IL GIURISTA CONTE SI E’ CONVINTO CHE INSISTERE VORREBBE DIRE ESSERE CONDANNATI IN TRIBUNALE… SALVINI DEVE GARANTIRE UN LAUTO STIPENDIO A FOA E LO PIAZZERA’ ALLA DIREZIONE DI UNA STRUTTURA RAI
Dopo il mancato ok della Commissione di Vigilanza sulla RAI sul nome del presidente di viale Mazzini, La Stampa racconta oggi che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria hanno intenzione di sostituire Marcello Foa, nome sgraditissimo a tutta l’opposizione.
In particolari ambasce sarebbe il premier, dopo i pareri negativi dei giuristi sul presidente e sull’intero consiglio di amministrazione:
Da caso politico, infatti, la partita sulla presidenza di Viale Mazzini si sta trasformando in un caso giudiziario, con costituzionalisti e maestri del diritto chiamati in causa, minacce di ricorsi e di esposti che piovano ovunque. E l’avvocato amministrativista Conte ha una certa sensibilità a riguardo. Come al solito, anche indossando le nuove vesti della politica, il premier fa quello che ha fatto per una vita: studiare.
Ha studiato la legge confezionata dal governo Renzi e ha letto le interviste dei colleghi giuristi. Tra le ultime, quelle a Beniamino Caravita di Toritto sul Messaggero che considera impossibile riproporre il nome di Foa come vorrebbe fare Salvini e apre alla possibilità che la Vigilanza si rivolga alla Consulta.
Un’iniziativa che minaccia di intraprendere Michele Anzaldi, deputato Pd, «se l’asserragliamento di Foa dovesse andare avanti».
Su Formiche invece è Cesare Mirabelli a dare il colpo finale alle certezze della Lega. Secondo il presidente emerito della Consulta l’impasse potrebbe addirittura far decadere l’intero cda.
Il ragionamento è semplice: l’elezione del presidente, di nomina governativa, non è efficace se non è ratificata dalla Vigilanza, che ha la funzione parlamentare di bilanciare un consiglio che è quasi di dominio ministeriale.
Foa è stato bocciato dalla commissione e senza presidente è l’intero cda a poter perdere di efficacia: non avrebbe un vicepresidente a guidare il consiglio e non potrebbe procedere a fare nulla, tantomeno le nomine.
Proprio per questo il CdA ha evitato di decidere sui primi dossier che sono arrivati sul suo tavolo, prefigurando il rischio di annullamento degli atti e di danno erariale. Ma nel piano di Tria e Conte c’è un ostacolo:
Salvini però non è intenzionato a mollare. Più che una questione di principio ne fa una questione politica, di sfida al capo di Fi Silvio Bedusconi, e di competizione all’interno di quel che resta della vecchia coalizione del centrodestra. Foa avrebbe già una volta dato disponibilità alle sue dimissioni. Ma Salvini le ha rispedite al mittente. Il leader del Carroccio è intenzionato a ripresentare il giornalista come unico candidato, una forzatura che potrebbe avere conseguenze imprevedibili
Se alla fine, però, in un modo o nell’altro non dovesse spuntarla, Salvini garantirà a Foa un’altra destinazione di prestigio: la direzione di una testata, di una rete odi una struttura in Rai. Anche perchè, spiegano dalla Lega, con la presidenza in tasca si era già dimesso dal ruolo di amministratore delegato del Corriere del Ticino, dove prendeva certamente di più dei 66 mila euro dei semplici consiglieri Rai.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile
LAGANA’ PROSPETTA IL DANNO CHE POTREBBE DERIVARE DALL’IMPASSE E SCRIVE ANCHE ALLA CORTE DEI CONTI
È il consigliere eletto dai dipendenti Rai, Riccardo Laganà . E ha deciso di sollecitare le
istituzioni sullo stallo che ha investito l’azienda dopo il no della commissione parlamentare di vigilanza a Marcello Foa e il pressing della Lega che non rinuncia al suo candidato.
“La autoassunzione della carica di presidente da parte di Marcello Foa, integralmente priva di efficacia, non rimane senza gravissime conseguenze giuridiche per la società Rai e per la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo”, scrive in una lettera indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai presidenti di Camera e Senato Fico e Casellati, al premier Giuseppe Conte e al procuratore generale della Corte dei Conti.
Nella lettera, che si basa su un parere legale, il consigliere eletto dai dipendenti Rai sottolinea che l’indicazione della Commissione di Vigilanza sulla nomina del presidente è “un requisito di efficacia, in mancanza del quale la nomina non completa il proprio iter e rimane priva di effetti”.
E parla dei danni, anche economici, che l’attuale situazione di stallo potrebbe provocare.
Laganà rileva dunque “il pericolo, da prevenire prima che la questione sia sottoposta alla competente autorità giudiziaria, che tutti gli atti sottoposti alla firma di Marcello Foa, in qualità di Consigliere più anziano con funzioni di Presidente, siano in realtà privi di qualsiasi effetto, con gravissimo danno per la Rai sia come società sia come concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo”.
E quindi i destinatari della lettera vengono invitati ad attivare gli strumenti politici, istituzionali, giuridici affinchè l’organo di amministrazione della Rai “dia seguito, in senso sostanziale e non formale, al parere della Commissione bicamerale Rai”.
Ai presidenti di Camera e Senato si era rivolto ieri il Partito democratico con una lettera dei suoi capigruppo, Graziano Delrio e Andrea Marcucci, “perchè sia tutelata la libera decisione della Commissione di vigilanza”.
In queste ore è scesa in campo anche l’Usigrai che attacca Mattteo Salvini accusandolo di un progetto di ridimensionamento dell’azienda: “Ridurre la pubblicità , ridurre il canone. E poi privatizzare. La ricetta perfetta per ridimensionare la Rai servizio pubblico. È questa la sintesi della proposta del vice presidente del Consiglio Matteo Salvini. Altro che rilancio. Altro che sviluppo. Tornano i vecchi progetti per togliere di mezzo la Rai”, si legge in una nota del sindacato dei giornalisti Rai.
E intanto Forza Italia avverte sui rischi di un possibile ricatto ai danni di Berlusconi. “In diversi retroscena c’è la notizia secondo cui il governo sarebbe pronto a una rappresaglia nei confronti di Forza Italia e del suo leader Silvio Berlusconi per il mancato appoggio al candidato presidente della Rai Marcello Foa. Questa ritorsione consisterebbe in un intervento legislativo-punitivo nei confronti di Mediaset con l’introduzione di una tassa sugli spot”, dice il vicepresidente dei deputati di Forza Italia Roberto Occhiuto.
“Se l’indiscrezione fosse vera – aggiunge – sarebbe oltre la soglia della minaccia: si tratterebbe di un volgarissimo tentativo di estorsione nei confronti dei parlamentari di Forza Italia. Tentativo che respingiamo fin d’ora carichi di sdegno. Ma siamo certi che tutto sarà chiarito in pochissimo tempo”.
(da “La Repubblica“)
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Agosto 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SI CONTA SUL FATTORE TEMPO PER FAR SBOLLIRE GLI ANIMI… IN FORZA ITALIA ORMAI PREVALE IL FRONTE ANTI-SALVINI E BERLUSCONI SI ADEGUA
Per comprendere lo stallo sulla Rai, bisogna riavvolgere la pellicola del film, alla giornata di
mercoledì mattina.
Attorno alle 9,00 Matteo Salvini esce dal San Raffaele e chiama Giancarlo Giorgetti, che sulle nomine è in contatto diretto con i Cinque Stelle: “Ho parlato con Berlusconi — gli dice – ed è tutto a posto. È d’accordo su Foa. Oggi in Vigilanza i suoi non votano, ma poi lo riproponiamo e ci sta, in nome della tenuta dell’alleanza di centrodestra. Nel primo pomeriggio fa un’intervista online e lo dice”.
Accade esattamente l’opposto.
Perchè tra il voto della Vigilanza e la dichiarazione, che infatti slitta di ore, prende forma la rivolta dei suoi.
Con il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani che minaccia le dimissioni se fosse stato dato il via libera perchè avrebbe certificato l’irrilevanza di Forza Italia e la sua subalternità alla Lega. Assieme a lui, Gianni Letta, Niccolò Ghedini, il grosso dei gruppi di Camera e Senato.
Un “accerchiamento” che costringe il Cavaliere a subire e a ribaltare la posizione concordata.
Una fonte dei Cinque Stelle che segue da vicino il dossier nomine spiega: “Adesso, dopo la rottura del centrodestra, la situazione si è incancrenita. Tocca a Salvini, in base agli accordi, la soluzione del problema Rai ma, al momento, si è impuntato. Perchè se cambia cavallo dà l’impressione che ha perso la prova di forza con Berlusconi e poi c’è la questione che non è semplice mollarlo. Di qui la scelta di forzare provando ad andare avanti, tenendolo nel ruolo di consigliere anziano che fa le veci come presidente”.
Posizione hard, che suscita le perplessità di Luigi Di Maio, ma su questo torniamo tra un po’. Non è facile mollarlo, dicevamo, anche per un’altra ragione.
Foa, nel momento in cui è stato indicato come consigliere, per evitare “l’incompatibilità ” e, con essa, una valanga di ricorsi, si è dimesso dai suoi incarichi nel gruppo editoriale svizzero MediaTi holding e nella Società editrice Corriere del Ticino, altrimenti non ci sarebbero stati i requisiti per la nomine.
Prosegue la fonte: “È chiaro che non puoi chiedergli di dimettersi senza proporgli un altro incarico, dopo che ha rinunciato al suo lavoro precedente. Ed è altrettanto chiaro che si rischia un problema col Tesoro, che nomina due consiglieri, uno come ad l’altro come presidente. In termini di diritto si rischia che Foa chieda una forma di compensazione al Tesoro”.
Dunque, lo stallo, col consiglio di amministrazione che, anche oggi, e per il secondo giorno di seguito, è andato a vuoto.
E Foa che, al termine della riunione, dichiara di essere in attesa di “di indicazioni dell’Azionista” e che nel frattempo “continuerà , nel pieno rispetto di leggi e regolamenti, a coordinare i lavori del Cda come consigliere anziano, nell’esclusivo interesse del buon funzionamento della Rai”.
Al netto della praticabilità politica di questa strada, su cui il Pd già annuncia ricorsi, c’è un problema politico enorme che molto inquieta Luigi Di Maio.
Ovvero, come si fa, in questa situazione a procedere con le nomine dei Tg, inizialmente previste prima della pausa estiva, anche se formalmente dipendono dall’amministratore delegato?
L’unica strada, imposta dalla necessità , è un classico prendere tempo, in attesa che il clima si rassereni, perchè — al netto delle perplessità — il leader dei Cinque stelle non pare per ora intenzionato ad aprire un caso sulla Rai col suo alleato.
Come si diceva una volta, il “generale agosto” farà il resto. Scavallata la riunione della Vigilanza prevista la prossima settimana, se ne riparla alla ripresa, con un po’ di tossine smaltite.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 1st, 2018 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA RAI HA UN RUOLO DI GARANZIA, NON E’ ESPRESSIONE DEL GOVERNO
Il servizio pubblico è un servizio privato. I partiti hanno sempre utilizzato la televisione di Stato come macchina di propaganda, alloggio per i connessi, piattaforma espositiva delle amicizie influenti. L’informazione fa rima con manipolazione e tutto il mondo è paese. Il potere ha bisogno di indirizzare la comunicazione, orientare l’opinione pubblica, governare, assopire, o anche esaltare.
È storia di questi decenni di come la sinistra abbia gestito insieme alla destra, ed è cifra peculiare di questo Paese che abbia avuto al comando un tycoon dell’industria televisiva.
Queste elementari premesse dovevano consigliare assolutamente a Lega e Cinquestelle di cambiare registro e, almeno sul nome del presidente, ruolo di garanzia e non di governo, offrire al Parlamento la possibilità di scelta su una rosa minima ma degna.
Invece è successo che i Cinquestelle, incassata la nomina dell’amministratore delegato, l’uomo solo al comando, abbia lasciato alla Lega la facoltà di esercitare il diritto di proprietà sulla presidenza. Il nome che è stato imposto, quello di Marcello Foa, aveva unicamente questa funzione: spiegare bene chi comanda e non lasciare agli altri nemmeno la cortesia dell’offerta, solo l’obbligo dell’approvazione.
Il cambiamento ha la sua forza se è sostenuto da uno stile, da un modo di essere, da una pratica di governo. Se questo proposito è falsificato, resiste la vecchia pratica ad opera di volti nuovi.
Non c’era da scandalizzarsi sapendo chi è Salvini, un po’ più di stupore lo assicurano i grillini.
E ruba un sorriso di compassione la fregola con la quale Foa ha agguantato le chiavi della stanza presidenziale e la poltrona di pelle umana prima ancora che la commissione di Vigilanza concedesse il parere vincolante.
Il presidente non si è accorto di essersi trasformato in un Fantozzi in sedicesimo.
Prima lascia meglio è.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 1st, 2018 Riccardo Fucile
QUANDO AL GIORNALE DEL TICINO PUBBLICO’ UNA BUFALA SMASCHERATA DA UN GIORNALE TICINESE… FALSO ANCHE IL NOME DEL GIORNALISTA CHE AVEVA FIRMATO L’ARTICOLO
Uno scoop senza precedenti pubblicato dal Giornale del Ticino che parlava della censura della polizia tedesca sugli attentati dell’ISIS in Germania con tanto di documento intestato al governo di Angela Merkel.
Poi rivelatosi invece un falso grossolano, così come falso (e inesistente) era il nome del giornalista che firmava il servizio sul giornale svizzero.
Oggi che Marcello Foa viene ufficialmente bocciato dalla commissione di Vigilanza Rai (e Lega e M5S non hanno ancora fatto sapere qualche piano B intraprendere), Silvio Buzzanca su Repubblica racconta della figuraccia del Giornale del Ticino, smascherata da Marco Narzisi di Gas, giornale online ticinese:
Foa fece sparire l’articolo dal blog e qualche giorno dopo il direttore responsabile del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia chiese scusa per avere pubblicato la notizia.
Ma il web conserva tutto e si può ancora leggere il commento di Foa al falso scoop: «Si è in presenza di un metodo per la creazione di Post Verità governative o, se preferite, di una manipolazione sistematica delle informazioni».
«Non ci abbiamo messo molto a smontare la bufala», racconta oggi Narzisi. «È bastato controllare con la Bka, la polizia criminale federale tedesca, per appurare che il documento non proveniva da loro».
Era un falso e lo si vedeva anche dai loghi riprodotti ad arte in maniera minuscola. E poi c’era il nome del giornalista, Tomas Muller, un tedesco inesistente.
E alla fine arrivò l’ammissione del direttore Pontiggia: «Il documento oggetto del servizio, che conteneva questa tesi, non ha infatti retto alle ulteriori verifiche di autenticità effettuate sulla base dei dubbi e delle obiezioni puntuali avanzate nei giorni successivi alla pubblicazione (in particolare con i rilievi tecnici da parte del sito del Gas)».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 1st, 2018 Riccardo Fucile
PD, LEU E FORZA ITALIA NON PARTECIPANO AL VOTO DI UN GOVERNO DEL CAMBIANIENTE … I VOTI A FAVORE SOLO 22 (1 IN MENO DEL PREVISTO)
“Prendo atto con rispetto della decisione della commissione di Vigilanza della Rai. Come noto, non ho chiesto alcun incarico nel consiglio che mi è stato proposto dall’azionista. Non posso, pertanto, che mettermi a sua disposizione invitandolo a indicarmi quali siano i passi più opportuni da intraprendere nell’interesse della Rai”. Così Marcello Foa dopo la bocciatura della sua nomina in Vigilanza Rai.
Sta al Mef di Tria, dunque, e alla maggioranza gialloverde, decidere cosa fare.
Due le strade previste dalla legge.
O le dimissioni di Foa con l’ingresso di un nuovo consigliere a viale Mazzini, che possa trovare il gradimento anche dell’opposizione perchè salga alla presidenza – o la permanenza del giornalista nel Cda.
In quanto consigliere anziano Foa presiederà le riunioni del consiglio di amministrazione, a partire da quella convocata oggi alle 14.30.
A San Macuto hanno votato 23 componenti della commissione: i voti favorevoli sono stati 22 (sotto il previsto quorum di 27), una scheda bianca.
Pd, Leu e Forza Italia (fatta eccezione per il presidente Alberto Barachini, che ha votato) non hanno ritirato la scheda e partecipato al voto.
A questo punto la nomina di Foa, dopo l’ok a maggioranza di ieri nel cda Rai, non è efficace: la legge prevede infatti il parere vincolante della Vigilanza per la ratifica definitiva.
Ma la palla passa a Di Maio e Salvini che potrebbero forzare la mano e decidere di non far dimettere Foa aprendo una crisi inedita tra cda e vigilanza.
“Foa non è presidente Rai, l’abuso è stato bloccato. Se pensano davvero di asserragliarsi dentro a Viale Mazzini con una nomina illegittima e illegale, nascondendosi dietro l’inesistente formula del ‘presidente anziano’ e magari dandogli illegittimamente anche un super stipendio, procederemo per tutte le vie, a partire dai ricorsi al Tar e al Presidente della Repubblica”.
Lo scrive su facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai.
“Il Governo rispetti la legge, ritiri Foa e presenti un vero presidente di garanzia, come prevedono le norme. Questa sarebbe la famosa “onestà ” del Movimento 5 stelle? Come fa il presidente Fico, dopo 5 anni di commissione di Vigilanza, a non dire nulla?”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO ALLA PRESIDENZA RAI CHE NEI LUNGHI ANNI A “IL GIORNALE” NON HA MAI MOSSO UNA CRITICA AL SUO DATORE DI LAVORO
Abbiamo passato gli ultimi 15 anni con poche convinzioni. Una, però, era granitica: Il Giornale
del fu Indro Montanelli — in mano alternativamente al duo Belpietro-Feltri — lasciava poco spazio alla informazione.
Al contrario, asservito al patron Silvio Berlusconi, si era attirato tutte le ire del resto della stampa per operazioni, in seguito, definite di killeraggio mediatico.
Uno strumento politico ben congeniato, a uso e consumo di una parte in battaglia.
Fosse Massimo D’Alema o Gianfranco Fini, il giudice dai calzini celesti o Michele Santoro, puntato il mirino lì si mitragliava di parole, di gossip, di balle fino a quando la bava alla bocca dei lettori non si fosse esaurita.
A quel punto si riponeva il redattore nel cassetto pronti a tirarlo fuori non appena un nuovo obiettivo fosse stato individuato.
Tra uno scoop e l’altro, la vita di quel foglio pareva serena e felice. Anche oggi lo scopo che teneva in vita il giornale, sarebbe stato raggiunto colpendo qualcuno.
Intendiamoci, la guerra per bande del circuito mass mediatico coinvolge un poco tutti. Non è prerogativa del solo Il Giornale, anche se (all’unanimità ) i capo cannonieri per molti anni provenivano da quel vivaio.
Se al posto del Pallone d’oro, fosse stato istituito il premio “La balla d’Oro”, quel giornale per qualche lustro nella cinquina finalista, avrebbe avuto sempre una rappresentanza se non il vincitore.
Bene, di prese di distanza o distinguo da parte di Marcello Foa, gli annali non ne riportano.
Quasi condividesse con i propri direttori ogni scelta editoriale, ogni obiettivo colpito, ogni scalpo elevato al cielo.
Una modalità di raccontare la realtà che, indifferente ai fatti, trasformava le opinioni, e spesso le balle, in verità .
Notare che il giornalista non era un figura marginale all’interno di quel quotidiano avendo fatto interamente la propria carriera lì e non altrove. Il suo distacco dal quotidiano berlusconiano è del 2011, in concomitanza con la progressiva marginalizzazione dell’editore dalla vita politica.
Tutto questo per dire che l’avere individuato in Foa un possibile garante della Rai pare più uno scherzo da burloni che non una decisione presa dopo attenta e ponderata valutazione.
Che poi la pensi in modo simile a Tizio o a Caio e non a Pinco o Pallino, è di scarsa rilevanza.
La Rai sarà sottratta alla politica solamente nel momento in cui navigherà in acque private, fuori dall’influenza dei governi di turno. E non è nemmeno sicuro, considerato l’invischiamento tra politica e impresa che ha sempre connotato questo Paese.
Ed è altrettanto certo che è ben poca cosa, in termini di consolazione, ricordare che così hanno sempre fatto i governi precedenti, per la semplice ragione che perpetuare nell’errore. Vi risparmio il detto latino, lascia a bocca asciutta senza alcuna soddisfazione.
Dimenticata la lunga militanza ne Il Giornale, di Foa si racconta che è un intellettuale d’area. Bellissima definizione per salvaguardare l’indipendenza di un individuo anche quando questa indipendenza non si è mai espressa in prese di distanza o memorabili articoli di rottura con il proprio editore o la parte politica che rappresenta. Intellettuale di area omogenea e monolitica, sarebbe più preciso, volendoci scherzare sopra.
Bei tempi quando invece di “intellettuale d’area”, per imprimere un marchio di fabbrica si utilizzava il termine “organico“: intellettuale organico al Pci indicava, senza fronzoli, l’appartenenza a un mondo e a un modo di vedere le cose. Non c’erano ambiguità , voli pindarici, fantasie possibili. Una persona organica a qualche cosa era vissuto come quella determinata cosa. In lei si immedesimava lasciando poco spazio alle interpretazioni.
Gli escamotage verbali e terminologici, in uso oggi, permettono di giocare a rappresentare una realtà diversa da quella precedente anche quando la diversità , per contenuti e condivisione di progetti e obiettivi, non esiste.
Pura propaganda, si diceva un tempo, tesa a rappresentare una realtà opposta a quella effettivamente esistente. In pratica, la Rai è ancora lottizzata, comandata, gestita, diretta dalla politica.
Il cambiamento, come il paradiso, può attendere.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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