Destra di Popolo.net

POLTRONE RAI, PER LA DIREZIONE DEL TG1 SPUNTA DEL DEBBIO, UNA GARANZIA DI PLURALISMO, ROBA DA REGIME

Ottobre 3rd, 2018 Riccardo Fucile

PERSINO A MEDIASET GLI HANNO TOLTO IL PROGRAMMA PERCHE’ FOMENTAVA ODIO VERSO GLI IMMIGRATI… ORA I SOVRANISTI LO RICICLANO IN RAI, A SPESE DEI CONTRIBUENTI

Tutto ancora in alto mare: manovra e def hanno fatto finire in secondo piano la trattativa sulle nomine in Rai e, nonostante i contatti siano in corso, l’accordo nella maggioranza sembra lontano.
A partire dalla poltrona più ambita, quella del Tg1, che non è chiaro se finirà  in orbita Lega o Movimento 5 Stelle.
In ogni caso il rebus non si scioglierà  questa settimana: il cda non è stato convocato e venerdì si terrà  solo l’assemblea dei soci per la ratifica delle deleghe conferite al nuovo presidente Marcello Foa nell’ultimo consiglio.
La Lega è comunque al lavoro per tentare di definire quanto prima il quadro.
Il dossier è in mano a Matteo Salvini e ai suoi stretti collaboratori che mantengono i contatti con i candidati e stanno sondando anche giornalisti esterni.
Un ostacolo per alcuni degli interpellati si starebbe rivelando il tetto di 240mila euro agli stipendi nella tv pubblica.
Senza considerare che, secondo il piano anticorruzione, è necessario seguire un percorso definito e trasparente per le assunzioni a tempo indeterminato.
Al di fuori di questa procedura, l’ad può assumere, ma solo a tempo determinato, un numero pari al 5% dei dirigenti in forza all’azienda (che sono circa 250) con contratto a tempo determinato. Il possibile arrivo di un esterno fa già  infuriare l’Usigrai, che già  si dice pronto alla battagli.
Da Mediaset potrebbe arrivare Paolo Del Debbio: avrebbe dato la sua disponibilità  e che i leghisti vedrebbero bene alla testata della rete ammiraglia ma, in caso di rifiuto dei Cinque stelle, potrebbe anche essere destinato a un altro ruolo.
Lo schema prevede una divisione equa tra le due forze di governo, anche se dal Movimento 5 Stelle fanno sapere – come sottolinea il capogruppo in Vigilanza Gianluigi Paragone – che “sarà  l’ad Fabrizio Salini a decidere e intromissioni non ci saranno”.
La Lega vedrebbe bene al Tg1 anche Gennaro Sangiuliano, ma è disposta a cedere la casella agli alleati se ci sarà  la conferma del direttore ad interim Alessandro Casarin alla TgR e se potrà  indicare un nome anche per Rainews, considerata sempre più strategica. Il candidato è Luciano Ghelfi, che potrebbe però finire alla guida del Tg2. I Cinque Stelle puntano su Franco Di Mare al Tg1, Alberto Matano appare destinato alla vicedirezione della testata o a Rainews, mentre Giuseppe Carboni potrebbe, invece, finire alla guida di Radio Rai.
A Rai Sport in pole sono Jacopo Volpi e Maurizio Losa, mentre Rai Parlamento (ma anche il Giornale Radio) dovrebbe essere appannaggio di Forza Italia: il candidato più gettonato è Antonio Preziosi. In quota opposizione invece dovrebbe restare al Tg3 Luca Mazzà .
Per quanto riguarda le reti, a Rai1 la Lega sarebbe orientata verso Marcello Ciannamea, ma non è esclusa una conferma di Angelo Teodoli, mentre per la seconda rete, oltre a Maria Pia Ammirati, l’ipotesi è Carlo Freccero, cui potrebbe essere affidata un’altra direzione editoriale.

(da “Huffingtonpost”)

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“CON LA CONDUZIONE DELLA ISOARDI LA PROVA DEL CUOCO HA PERSO 600.000 TELESPETTATORI”

Settembre 28th, 2018 Riccardo Fucile

IN VIGILANZA RAI ANZALDI DENUNCIA IL CROLLO DEGLI ASCOLTI A TUTTO VANTAGGIO DELLA CONCORRENZA MEDIASET… FACEVA DA TRAINO AL TG1,ORA GLI FA PERDERE ASCOLTI

“Fino all’anno scorso La Prova del cuoco faceva da traino al Tg1 delle 13,30, ora invece è diventata la palla al piede”. Il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, ha presentato un’interrogazione al presidente e all’amministratore delegato della Rai per denunciare il crollo degli ascolti della trasmissione condotta da quest’anno da Elisa Isoardi, che è la compagna del vicepremier Matteo Salvini.
“Intendo sapere se i vertici Rai e la direzione di Rai1 non ritengano opportuno prendere immediati provvedimenti, ed eventualmente quali, per rivedere l’attuale formula de La Prova del cuoco, i cui cambiamenti hanno causato un crollo di pubblico di 600mila telespettatori e 3 punti di share rispetto alla passata stagione, affinchè possano essere recuperati gli ascoltatori persi e si eviti un evidente danno all’edizione delle 13.30 del Tg1, che rappresenta il secondo notiziario più seguito di tutta l’informazione del servizio pubblico”, argomenta Anzaldi.
Nella passata stagione, con la conduzione di Antonella Clerici, la trasmissione aveva registrato una media di share del 15,9% e 1.891.000 telespettatori, in crescita sulla stagione precedente. Nelle prime tre settimane della nuova stagione invece gli ascolti sono passati dal 16% di share della prima puntata, andata in onda il 10 settembre, a una media del 13% nell’ultima settimana di settembre, con un picco negativo addirittura del 12,4% nella puntata del 25 settembre. Da 1.611.000 telespettatori dell’esordio, la trasmissione si è ora posizionata su una media di poco superiore a 1.200.000″, ha fatto i calcoli Anzaldi.
“Al calo di ascolti del programma su Rai1 ha fatto da contraltare una continua crescita della diretta concorrente Canale 5. Forum ha guadagnato in tre settimane circa 200mila telespettatori, con uno share del 17% e picchi del 18,4%, addirittura sei punti sopra Rai1”.
Il Tg1 è passato da una media di share del 22,9% senza La Prova del Cuoco (nel mese di agosto e inizi settembre) a una media del 20,7% con La Prova del cuoco, a partire dal 10 settembre.

(da agenzie)

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FOA PRESIDENTE RAI CON I VOTI DI SILVIO E LE ACCUSE DI BROGLI

Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile

PASSA CON 27 VOTI, MA TRE IN MENO DEL PREVISTO… PARTE LA SPARTIZIONE DELLE POLTRONE NEI TG

Chiusa sbattendo i pugni sul tavolo la pratica Marcello Foa la controrivoluzione gialloverde è pronta a partire.
La mission è cambiare volto, cambiar pelle, persino dna al servizio pubblico televisivo. Finiti i tempi delle pecorelle, sfumano anche le immagini edulcorate, i richiami al non è mai troppo tardi del maestro Manzi, la tv didattica, la narrazione sbandierata e mai realizzata dalla passata gestione.
Il voto blindatissimo della maggioranza ha rimesso la chiesa al centro del villaggio, cioè Foa sulla poltrona rivendicata da Matteo Salvini: 27 voti a favore, tre in meno del previsto, con 3 contrari, una nulla e una scheda bianca.
La caccia ai traditori si è già  aperta. Ma volano parole pesanti, accuse di broglio.
L’ACCUSA.
Le malelinque sostengono infatti che, incassato il sostegno di Forza Italia, nonostante i numeri fossero ormai arcisicuri, i leghisti abbiano preteso un voto, per così dire, controllato. A scanso di possibili franchi tiratori. Brogli mascherati.
“Se è vero, come mi è stato riferito da alcuni colleghi che la votazione per Foa è stata taroccata — tuona Michele Anzaldi, segretario della Vigilanza — con due voti nulli trasformati in favorevoli saremmo davanti ad un caso gravissimo, ho chiesto un immediato accesso agli atti. Foa per essere eletto deve aver ricevuto 27 Si e non altro. Se le 27 schede non ci sono, se sono 25 o 26 siamo di fronte ad un falso”.
Una doppia bocciatura sarebbe stata imperdonabile. E Salvini in questa votazione ci ha messo la faccia più di tutti gli altri.
Il Pd incassa una sonora sconfitta (i dem non hanno partecipato al voto e continuano a minacciare azioni legali), così come LeU che la sua contrarietà  l’ha espressa.
Tanto per cambiare i dem si dividono. Michele Anzaldi, l’ultimo a darsi per vinto, a metà  pomeriggio se la prende con Rita Borioni, consigliere Rai in quota dem colpevole a suo dire per non aver depositato il ricorso e impugnato la delibera del Cda che designava per la seconda volta alla presidenza Foa.
Un errore, sostiene il deputato renziano, che potrebbe costare carissimo. “Con la sospensiva del Tar — ha detto in sintesi Anzaldi — intervistato da Repubblica.it — avremmo bloccato subito una nomina del tutto illegittima”.
Parole di fuoco che non risparmiano neanche l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai. Dietro le quali si cela lo scontro tutto interno al partito della Nazareno , il sospetto che la Borioni abbia agito per nome e per conto del presidente Orfini in cambio di uno strapuntino. Un inciucio insomma. Così sta messo il Pd.
IL VOTO DI SILVIO
Nell’audizione del pomeriggio Marcello Foa ha mostrato il suo volto più moderato e dialogante. Uno che piace alla gente che di questi tempi piace. Cravatta arancione e pochette, modi accomodanti e garbati, un giornalista innamorato della sua professione, uno dei tanti figli e figliastri di Indro Montanelli, uno che non sembra neanche lontano parente dell’ex ad del Corriere del Ticino, il Marcello Foa sovranista e anti-vax che passava il suo tempo a twittare e ritwittare cinquettii imbarazzanti, anche contro il presidente della Repubblica.
Tipo quello sulla lobby dei discendenti di Carlo Magno che determinerebbe i destini del mondo
In Vigilanza Rai Foa si presenta come un “liberale di cultura antica”, un “garante del pluralismo e della qualità  del giornalismo”, assicura di essere un uomo fuori dai partiti – “non ho mai militato in un partito politico, non ho mai cercato un appoggio politico per fare carriera” – promette una Rai che “sia di tutti i cittadini italiani”.
Le sue parole “convincono” Forza Italia a votarlo e a farlo passare in Vigilanza, anche se il piano era già  ben definito al tavolo Berlusconi-Salvini. Alla fine i 27 sì arrivano con i voti di Lega, M5S, Forza Italia e Fratelli d’Italia.
SI PARTE DAI TG
Il neo presidente dovrà  fare al più presto le nomine dei Tg. A cominciare dalle testate cosiddette in scadenza. Già  venerdì potrebbero arrivare i primi nomi. Le sostituzioni più urgenti sono quelle di Roberto Pippan a RadioRai (avrebbe dovuto già  andare in quiescenza) e di Vincenzo Morgante alla Tgr (dal primo ottobre firmerà  per Sat2000). Dato ormai quasi per certo Matano al Tg1 (nomina che piace a tutti, anche a Casini), è bagarre al Tg2 dove ieri si è tenuta un’affollata assemblea.
In pole c’è Luciano Ghelfi ma Forza Italia (in particolare Tajani) spinge per Antonio Preziosi, ex direttore di RadioUno e corrispondente da Bruxelles.
Per RaiSport c’è in pole position sempre Jacopo Volpi. Tutto invariato e tutti confermati al Tg3 e a RaiNews24.
Come dire che qualcosa della vecchia gestione Rai resterà .

(da “Huffingtonpost”)

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LA LOTTIZZAZIONE DELLA RAI: TG1 AL M5S, TG2 ALLA LEGA

Settembre 21st, 2018 Riccardo Fucile

MATANO VERSO IL TG1, GUELFI AL TG2…   TANTO VALE COLLEGARSI CON LA TV DI STATO DI MOSCA O I SITI NAZISTI DI BANNON

C’è chi parla di telefonate concitate, sms furenti, autocandidature lanciate a tempo scaduto. Ma, a parte qualche ritocco in extremis, la Rai dell’era Salvini-Di Maio, secondo qualcuno, è già  fatta. I contendenti non hanno aspettato l’incoronazione ufficiale di Marcello Foa – dopo il voto del cda ormai presidente Rai in pectore, in attesa della Vigilanza – per mettere a punto ognuno la propria strategia. La partita non si giocava nè a San Macuto nè a Saxa Rubra collegate da sempre da inossidabili porte comunicanti. In palio le direzioni di Rete e le testate dei Tg. E tutti possano immaginare cosa voglia dire navigare a vista in attesa che si definiscano ruoli e mansioni: circa 1350 giornalisti rimasti per quasi tre mesi a vagare nella terra di nessuno, in balìa di pressioni e promesse.
Ma andiamo con ordine. Il posto più ambito resta la direzione del Tg1. Il tg delle 20 è la casamatta, il presidio da occupare. Lo è stato per anni, e a quanto pare, nonostante il cambio della guardia, continuerà  a esserlo.
Fino a qualche tempo il favorito sembrava Gennaro Sangiuliano (Genny per gli amici) considerato in senso un po’ troppo tranchant il “luogotenente” di Matteo Salvini. In realtà , prima di accostarsi al leader leghista, Sangiuliano, vice direttore del Tg1, docente e saggista, ha percorso un lungo percorso, a volte un po’ contorto, però. Dalla svolta moderata che lo portò ad An e poi a Forza Italia (dopo lo scontro Berlusconi-Fini), alle acrobazie del Carroccio.
Per lui una poltrona di prestigio ci sarà , ma, a quanto pare non sarà  al tg più ascoltato d’Italia. Favoritissimo per la direzione è Alberto Matano, 46 anni, da 3 a questa parte conduttore scelto dell’ora di punta.
Alle spalle qualche anno di gavetta, il giornalista calabrese è considerato uno di area grillina. Unico neo: la trasmissione andata in onda su RaiTre “Sono innocente” che non lasciò molte tracce nell’audience.
Alla direzione di Rete andrà , tranne colpi di scena, Marcello Ciannamea, 53 anni, gradito alla Lega, attuale direttore della Direzione palinsesto e consigliere di amministrazione Auditel.
Anche la casella del Tg2 sembra assegnata. In pole position Luciano Ghelfi, vicino alla Lega. Una lunga esperienza sia in Parlamento che a Rai Quirinale, Ghelfi potrebbe essere insidiato solo da un eventuale ripescaggio di Sangiuliano. Una sorta di premio di consolazione che potrebbe interferire con gli equilibri immaginati per ora solo a tavolino.
Nel risiko delle nomine, l’attuale direttrice del Tg2 Ida Colucci potrebbe finire dalle parti del presidente Mattarella, cioè al Colle, un ruolo che potrebbe finire anche ad Andrea Montanari.
Come ogni spoils system che si rispetti la conseguenza anche questa volta sarà  un ampliamento del cimitero degli elefanti. Direttori e megadirigenti parcheggiati nel nulla. Non succederà  al Tg3 dove, secondo le previsioni, dovrebbe restare sia Luca Mazzà  che Stefano Colletta, chiamato lo scorso anno a sostituire alla direzione della Terza Rete Daria Bignardi.
Restano quindi da assegnare le caselle cosiddette di consolazione. Tra queste però non rientra la TgR che per numero di giornalisti non è seconda nessuno. Qui si pensa ad una soluzione “milanese”, ergo leghista. Si fanno i nomi di Alessandro Casarin, Maurizio Losa, volto storico di Mani pulite e Roberto Pacchetti, da sempre in quota Carroccio.
Nessuno al momento sembra insidiare la direzione di Antonio Di Bella a RaiNews 24 mentre potrebbe accendersi un ballottaggio per RadioRai. Fino a qualche giorno fa il nome più gettonato era quello di Filippo Corsini, ma non è escluso che la poltrona dell’etere possa far gola a qualcuno da ricollocare.
Per il gioco dei “resti” c’è sempre la Tsp, il Tg parlamento. molto più di uno strapuntino. Senza dire che la distribuzione delle poltrone di mamma-Rai sarà  solo un piccolo antipasto, dopo sarà  la volta del Csm e dell’Antitrust. Il giro di nomine insomma continua.

(da “Huffingtonpost”)

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RAI, VIGILANZA RIPROPONE FOA PRESIDENTE, FORZA ITALIA SI ASTIENE E’ DA’ IL VIA LIBERA

Settembre 19th, 2018 Riccardo Fucile

LA VERGOGNA DI UN PARTITO CHE IN UN MESE CAMBIA IDEA PER TUTELARE LE AZIENDE DEL PROPRIO LEADER… L’ARROGANZA DEL REGIME CHE RIPROPONE UN NOME GIA’ BOCCIATO: SI ANNUNCIANO RICORSI

È partito il grande minuetto per il ritorno in campo di Marcello Foa, dopo l’intesa Berlusconi-Salvini.
La maggioranza gialloverde è riuscita a far approvare la risoluzione che prevede un nuovo voto sul nome del giornalista sovranista. E Forza Italia si è astenuta. Contrari Pd, LeU e Pier Ferdinando Casini.
La commissione parlamentare di Vigilanza si è riunita questa mattina alle otto e subito è stata presentata la risoluzione M5S-Lega che chiede di ridare al cda Rai la possibilità  di riproporre il nome di Marcello Foa.
Il presidente della commissione, il forzista Alberto Barachini, ha detto: “Ritengo che non ci siano profili tali da mettere in dubbio l’ammissibilità  della mozione di maggioranza, alla luce dei pareri riportati. Ho ricevuto una lettera del collega Mulè in cui si chiede che la commissione prima di votare il parere sul componente del Cda Rai che sarà  designato presidente si proceda alla sua audizione”.
La maggioranza insomma ha tentato di mettere al riparo i consiglieri dai ricorsi già  annunciati da Pd e Usigrai, che hanno raccolto pareri legali per dimostrare che – far rivotare il giornalista dopo che è stato bocciato dal Parlamento – sarebbe una violazione della volontà  degli elettori.
“Qual è questa l’offerta che non si può rifiutare per cui i colleghi di Forza Italia devono rivalutare un nome già  bocciato?”, ha detto Antonello Giacomelli, parlamentare Pd, intervenendo in Vigilanza sulla mozione di maggioranza.
E a proposito della richiesta del parlamentare di Forza Italia Giorgio Mulè, Giacomelli ha aggiunto: “Almeno risparmiamoci l’audizione di Foa”.
Sempre per il Pd è intervenuto Francesco Verducci, il quale ha parlato di “mercimonio” sulla nomina di Foa.
La replica irritata del forzista Giorgio Mulè ai sospetti arriva a stretto giro: “Non solo non c’è stato alcun mercimonio, non è neppure consentito di lordare con parole come ‘inciucio’ o ‘mercimonio’ il percorso fin qui seguito. Quale che sia il presidente che il Cda nominerà  – che sia Foa o Laganà  o chicchessia – è fatto obbligo alla Vigilanza formarsi un giudizio sulla persona che ricoprirà  quella carica”.
Un altro siparietto c’è stato fra Daniela Santanchè (Fdi) e Davide Faraone (Pd), con la parlamentare che provocatoriamente ha osservato: “Nel Pd ora sono tutte vergini”, e ha parlato di occupazione “militare” della Rai da parte dell’ex premier Matteo Renzi.
Tipica mentalità  da parte della Santanche’ comune a chi vorrebbe attaccare.
Dopo un’interruzione in tarda mattinata, la seduta della Vigilanza è ripresa nel pomeriggio proprio per esprimersi sulla mozione di Lega e 5Stelle che chiedeva di procedere “senza indugio” alla nomina del nuovo presidente “senza limitazioni” ai nomi dei consiglieri, eccezion fatta per l’amministratore delegato. Ed è arrivato il sì. Primo passo per il via libera a Foa.
“È incredibile che la trattativa tra Salvini e Berlusconi, che ha portato al rovesciamento di posizioni di Fi, e certo non in cambio di nulla, si sia svolta senza un fiato e con la complicità  dell’M5S”, dice Loredana De Petris, del Gruppo misto. “Eppure è quello stesso M5S che tuonava contro il conflitto di interessi”.
La commissione tornerà  a riunirsi, probabilmente all’inizio della prossima settimana, per il via libera, definitivo, al nuovo presidente dell’azienda di viale Mazzini.
Intanto domani il suggello dell’operazione con il vertice di centrodestra a Palazzo Grazioli.
“Sul futuro della #rai e sui suoi assetti di potere in arrivo nuovo asse Berlusconi-Salvini-Grillo. Caro Di Maio che fine hanno fatto le vostre battaglie contro il conflitto di interesse?”. ha scritto su Twitter il coordinatore nazionale di Mdp, deputato di Liberi e Uguali, Roberto Speranza.
“Di Maio sarà  il nuovo ospite fisso alle cene di Arcore. M5S, Lega e Forza italia, riproporranno come presidente Rai Marcello Foa. Un presidente di parte, abituato ad insultare anche il Capo dello Stato. Ve le ricordate le parole di Fico sul servizio pubblico? Pd farà  ricorso”, annuncia il presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci, su Twitter.

(da agenzie)

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MARCELLO FOA ACCETTA IL PREMIO INVENTATO DAL FONDATORE DI UN SITO RAZZISTA: OTTIMA GARANZIA DI DEMOCRAZIA PER LA PRESIDENZA RAI

Settembre 17th, 2018 Riccardo Fucile

IL “MEMORIAL ORIANA FALLACI”   ASSEGNATO DA UNA ASSOCIAZIONE CHE HA COME PROMOTORE IL DIRETTORE DEL SITO DI BUFALE XENOFOBE “IMOLA OGGI”

Il consigliere della Vigilanza Rai — e candidato Presidente di Viale Mazzini — Marcello Foa ha ricevuto il 15 settembre a Firenze il premio “Memorial Oriana Fallaci”, promosso dall’associazione “Una via per Oriana”.
Tra i vincitori del Premio figurano la leader del Front National Marine Le Pen (2016), il direttore di Libero Vittorio Feltri (2015), l’attrice che interpretò la Fallaci nonchè autrice del libro L’energia trasparente — curarsi con cristalli, pietre preziose e metalli Maria Rosaria Omaggio (2014).
Nel 2012 il Premio era stato dato al fondatore del movimento di estrema destra britannico English Defence League (EDL), Tommy Robinson che recentemente è stato bannato a vita da Twitter per i suoi post ad alto contenuto d’odio anti islamico e che è stato arrestato per oltraggio alla Corte durante un processo.
Nel 2009 ad essere insignito del premio era stato Geert Wilders, leader del partito islamofobo olandese PVV.
A consegnare l’ambito riconoscimento è stato Armando Manocchia, promotore del Memorial Oriana Fallaci. Manocchia è l’uomo dietro al noto sito sovranista anti-immigrati (e relativa pagina Facebook) Imola Oggi.
In passato però è stato anche coordinatore della Lega Nord di Imola e consigliere comunale per la Lega Nord a Borgo Tossignano fino alle sue dimissioni, nel 2010. Dopo essersi allontanato dalla Lega — perchè diffidato dall’usarne il simbolo — Manocchia si è candidato nel 2013 con il partito “Io amo l’Italia”, fondato dal giornalista Magdi Cristiano Allam.
Imola Oggi è un sito (non è una testata giornalistica registrata) online dal 1997 il cui obiettivo è fare controinformazione e dare quelle notizie che gli altri giornali non hanno il coraggio di dare.
Un esempio ad esempio è l’articolo (ripreso come al solito da altri siti) dove racconta la verità  su Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti italiane rapite in Siria nel 2014.
Secondo il sito di Manocchia le due sono “odalische d’Italia” e “fidanzatine” degli islamisti dell’ISIS. Da anni Imola Oggi porta avanti una campagna stampa volta a far passere l’equazione che tutti i musulmani sono pericolosi terroristi.
Qualsiasi cosa abbia a che fare con il mondo arabo viene distorta ed etichettata come pericolosa. C’è la notizia inventata dei musulmani che impediscono alle donne di salire sugli autobus ma anche il complotto USA per usare l’epidemia di Ebola come pretesto per installare basi militari in Africa.
Più di ogni altra cosa Imola Oggi si occupa di strumentalizzare fatti di cronaca e tragedie, soprattutto quelle che hanno come protagonisti cittadini di origine straniera. Tutto serve a dimostrare che l’Italia orma è in balia degli immigrati e che gli italiani sono accerchiati e costretti a subire ogni sorta di sopruso.
È ironico quindi che il “direttore” (Manocchia non è nè giornalista nè pubblicista e il sito non risulta essere una testata giornalistica registrata) di un sito del genere abbia consegnato a Foa il premio spiegando nelle motivazioni che «la scelta di Foa si spiega con il suo essere protagonista di un giornalismo serio, paladino del pluralismo e della libertà  di stampa». O forse no.
Perchè Marcello Foa come Imola Oggi e Manocchia è impegnato a combattere il pericolo islamico, anche ricorrendo a bufale grossolane

(da “NextQuotdiano”)

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PRESIDENZA RAI, RICOMINCIA LA LOTTA PER LE POLTRONE

Settembre 11th, 2018 Riccardo Fucile

UN PARERE LEGALE PER FORZARE LA MANO E RIVOTARE FOA… IL NODO BERLUSCONI E L’INSOFFERENZA DEL M5S

Si riparte, sulla Rai, da dove ci si era fermati. Con un nuovo tentativo (o meglio: una forzatura) su Marcello Foa. Per “stanare” Berlusconi.
Sarebbe possibile, almeno giuridicamente riproporlo, nonostante il voto di inizio agosto in cui il presidente in pectore è stato bocciato dalla Vigilanza. Questa è la notizia. Ci sarebbero cioè i presupposti “legali” per la manovra politica.
Ne hanno già  parlato Salvini e Di Maio, trovando una convergenza di fatto.
Il primo, con l’intento di mettere sotto pressione Silvio Berlusconi, i cui voti continuano a essere determinanti in Vigilanza. Il secondo con l’intento di chiudere una vicenda che rischia di produrre un danno di immagine: “Salvini — dice una fonte pentastellata vicina al dossier — è convinto di incassare il sì di Berlusconi. Facciamo questo tentativo, poi basta, perchè non possiamo rimanere appesi a Salvini, a sua volta appeso a Berlusconi, col servizio pubblico paralizzato e le nomine dei Tg in aria”.
Il problema finora è stato la fattibilità  “normativa” dell’operazione su cui pendono già  una valanga di esposti del Pd.
La novità  è il parere della direzione affari legali e societari della Rai, arrivato nelle stanze che contano del governo. Viale Mazzini ufficialmente smentisce ciò che ad Huffpost confermano più fonti. Del resto sarebbe sorprendente che il parere non fosse stato chiesto considerate le implicazioni legali che il caso ha.
È questo: se la commissione di Vigilanza, per dirimere la questione, chiedesse al consiglio di amministrazione un parere sulla votazione del presidente “senza limitazione su tutti i membri del cda, ad esclusione dell’ad” a quel punto il cda dovrebbe indicare un nome. E quindi Foa. Votato per la seconda volta nel consiglio di amministrazione tornerebbe, di nuovo, in Vigilanza.
Ecco i presupposti della forzatura, in vista della riunione della commissione prevista per giovedì.
Non ci vuole Cassandra per prevedere un inferno di polemiche e di ricorsi in tribunale da parte del Pd. Spieghiamo meglio cosa accadrà  giovedì: la maggioranza (questo è lo schema di gioco) scriverà  una lettera al cda in cui chiede, per uscire dall’impasse di una azienda senza presidente da oltre un mese, di indicare un nome tra i membri del cda. Teoricamente potrebbe indicare come presidente anche un altro consigliere. Teoricamente, perchè è evidente che l’intera manovra è orchestrata per tenere viva la candidatura di Foa, perchè giuridicamente c’è già  un parere che lo rende possibile.
Si materializzerebbe lo scenario di un secondo voto della commissione sul consigliere “nominato” dal governo, l’unico non votato nè dal Parlamento nè dai dipendenti Rai, come nel caso degli altri. Un atto ad altissimo impatto politico.
Siamo nel campo degli appigli interpretativi per giustificare una forzatura che comunque non mette il consiglio di amministrazione al riparo da contenziosi futuri, in sede civile e contabile. Sia come sia, lo scenario è questo.
E consente appunto, come in un gioco dell’oca, di tornare al punto di partenza, dove ci siamo lasciati a inizio di agosto. Perchè poi c’è sempre il nodo Berlusconi, i cui voti sono determinanti nel successivo passaggio in commissione di Vigilanza. Il leader della Lega è convinto che, alla fine, il Cavaliere piegherà  le resistenze dei suoi, come gli aveva garantito nell’ultimo colloquio di inizio agosto.
Incontro che, al momento, non è in agenda. È possibile che i due si sentiranno nelle prossime ore, per un primo colloquio e per fissare la data dell’incontro.
Perchè è chiaro che il Cavaliere, a questo punto, vuole un confronto complessivo con l’alleato, diciamo così, di “metodo” che non riguarda solo la questione della Rai, ma le modalità  e le forse di un percorso comune, il “se” e il “come”. La sensazione è che i rapporti con Arcore si siano complicati negli ultimi giorni, complice l’insofferenza della aziende del Biscione in relazione al voto di domani a Strasburgo sulla direttiva a favore del copyright.
Se i voti della Lega risultassero decisivi per la bocciatura, le conseguenze sarebbero molto rilevanti per le aziende televisive. E sarebbe complicato spiegare e digerire il fatto che un “alleato politico” ha causato un danno economico perchè, in materia, la pensa come i Cinque Stelle. Forse.
Perchè è altrettanto vero che, nel fantastico mondo del conflitto di interesse berlusconiano, anche il dossier Rai ha una sua importanza autonoma considerato lo stato di salute di Mediaset.
E non sarebbe la prima volta che Berlusconi porge l’altra guancia nell’ottica della limitazione del danno. In fondo la forzatura era disposto ad accettarla anche un mese fa. Ed è proprio quello che temono in parecchi, a partire da Gianni Letta. Non a caso gli hanno suggerito di incontrare il leader della Lega assieme a Tajani per imbastire una trattativa vera e non una resa incondizionata.

(da “Huffingtonpost“)

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RAI, SU FOA E’ SEMPRE STALLO, LEGA E FORZA ITALIA TRATTANO ANCORA

Settembre 11th, 2018 Riccardo Fucile

UN GIRO DI POLTRONE IN ARRIVO, MENTRE FORZA ITALIA DEVE DECIDERE SE LEGARSI O SLEGARSI

Neanche la discesa in campo dei pezzi da 90 è servita finora a sbloccare la situazione. E questo la dice lunga sul ruolo che i contendenti attribuiscono all’azienda di Saxa Rubra.
Matteo Salvini sa che il Cavallo di viale Mazzini è l’unico che può aggirare l’arrocco dietro il quale si è trincerato l’ex Cavaliere, il suo alleato di sempre.
Mai come questa volta in gioco però non c’è solo la poltrona di presidente, o l’ostinazione a reiterare la bocciatura di Marcello Foa, ma molto molto di più. L’accordo sulle prossime Regionali in Abruzzo e Basilicata, ad esempio.
Se non addirittura e – in base alla proprietà  transitiva — l’assetto del centrodestra in vista della campagna per le Europee. �
In ballo insomma ci sono scelte cruciali: opa o non opa? Lasciare in vita o staccare la spina che ossigena quel che resta di Forza Italia? Legarsi o slegarsi dall’ultimo anelito moderato che soffia dalle parti di Pontida?
Lo scontro con la magistratura e il sequestro dei beni non hanno rafforzato il partito della conciliazione, anzi hanno fatto da carburante, rimesso distanza
E i pentastellati? Assistono alla battaglia lasciando trasparire segretamente un certo disgusto, anche se nelle ultime ore spingono perchè venga trovata una soluzione e sciolto il nodo. Nodo, che, come detto, li vede per ora spettatori.
La mobilitazione degli alfieri, dei vari Tajani, Letta, Giorgetti, non ha dato al momento gli effetti sperati. Il rebus è rimasto rebus.
Ma già  domani potrebbe essere la giornata decisiva per uscire dallo stallo: Salvini aprirà  infatti la nuova stagione di Porta a Porta e difficilmente Bruno Vespa non coglierà  l’occasione per chiedere al ministro dell’Interno delucidazioni sulla Rai giallo-verde, la concessione e il sevizio pubblico. Che ne sarà ?
La partita la gioca il leader leghista in prima persona ma tutta la sua squadra è schierata pancia a terra. Sono stati acquisiti i pareri legali che rimetterebbero in sella l’ex direttore del Corriere del Ticino dando il via libera dunque ad una seconda votazione del Cda. Il Pd però non cambia linea e preannuncia ricorsi e carte bollate che potrebbero ingessare la situazione.
Difficilmente però giovedì prossimo a San Macuto la Vigilanza si sparerà  addosso, andrà  cioè al voto. Fino all’ultimo istante e anche oltre si cercherà  la mediazione.
Chi conosce l’azienda e il ruolo strategico che viene assegnato al pilota sa bene quanto importante sia per partiti e movimenti muovere le proprie pedine con cautela e attenzione.
Sbloccato il nome del presidente si metterà  in moto il meccanismo a cascata che tiene in fibrillazione e con il fiato sospeso il volubile popolo di Saxa Rubra. I nomi che circolano per le direzioni dei Tg sono più o meno sempre gli stessi: Sangiuliano (Tg1), Matano (Tg2), Mazzà  (Tg3) Paolo Corsini (RadioRai), Casarin o Ghelfi (Tgr), Colucci (RaiParlamento). Reti e Fiction restano per ora caselle da riempire. Forse ancora per poco.

(da “NextQuotidiano”)

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GABANELLI: “IN RAI STESSE MODALITA’ DI SPARTIZIONE ANCHE CON QUESTO GOVERNO”

Settembre 2nd, 2018 Riccardo Fucile

MENTANA: “CHI E’ ALL’OPPOSIZIONE CRITICA LA LOTTIZZAZIONE IN RAI, MA QUANDO POI GOVERNA FA LA STESSA COSA”

“Nelle modalità  di spartizione delle nomine in Rai, non mi pare che vengano seguiti criteri diversi da quelli soliti”.
Milena Gabanelli, intervenendo dal palco della Festa del Fatto Quotidiano nel dibattito “Alla ricerca della verità  perduta nella rete” insieme a Paola Zanca ed Enrico Mentana, ha parlato tra le altre cose dell’assegnazione dei nuovi incarichi nella tv pubblica e dell’influenza della maggioranza di governo nelle decisioni.
“A me preme avere interlocutori competenti”, ha specificato, “poi per chi votano mi interessa molto poco”.
Il direttore del TgLa7 ha invece aggiunto: “Io sono abbastanza disilluso. Ho sempre visto che chi è all’opposizione critica le pratiche della lottizzazione in Rai. Poi quando diventa forza di governo si pone come problema: ‘Chi metto a me fedele in Rai?’. Il problema nasce dal fatto che la politica ha paura di scomparire”

(da “il Fatto Quotidiano”)

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