Ottobre 12th, 2010 Riccardo Fucile
LA DECISIONE IERI SERA DA PARTE DELLA DIREZIONE SCOLASTICA: ADESIVI PER COPRIRE I SIMBOLI, VIA GLI ZERBINI…FINITO IL RIMPALLO DELLE RESPONSABILITA’, CAMBIA ANCHE IL NOME DELLA SCUOLA… E ORA IL SINDACO E LA GIUNTA RIFONDANO LA COMUNITA’ DEL DANNO ECONOMICO E SI TOLGANO DALLE PALLE
La polemica sulla scuola di Adro era inizata il giorno stesso della inaugurazione
dell’edificio del comune della Franciacorta (Brescia) intitolato a Gianfranco Miglio, ideologo della Lega Nord.
L’11 settembre scorso, durante l’inaugurazione, si scopre che il ‘Sole delle Alpi’, simbolo celtico utilizzato arbitrariamente dalla Lega, è stato messo sulle vetrate, ma non solo, del nuovo polo scolastico del Comune venuto alla ribalta nei mesi precedenti per le polemiche sulla mensa – non si volevano ammettere gli scolari le cui famiglie non pagavano – e per le prese di posizione del sindaco leghista Oscar Lancini.
Il simbolo è anche su banchi di scuola, posacenere, cartelloni in cui s’invita a non calpestare l’erba.
Nella scuola, inoltre, i crocifissi sono stati fissati con il cemento nei muri.
La vicenda innesca subito una violenta polemica politica, si chiede un intervento del governo e dell ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, che prende le distanze dall’iniziativa.
La stessa Lega frena: “Il sindaco forse ne ha messi troppi. Avrebbe potuto farne uno bello, che bastava”, dice il 19 settembre il leader del Carroccio Umberto Bossi, il giorno dopo che il ministro Gelmini aveva scritto una lettera al sindaco Lancini affinchè provvedesse a togliere il simbolo dalle aule.
Ma la replica di Lancini dà fuoco a nuove polveri: “se me lo dice Bossi, obbedisco”.
Dal paese si giunge a scrivere al capo dello Stato, e Napolitano risponde dicendo di aver preso atto della decisione del ministro Gelmini sulla rimozione dei simboli.
Seguono alcuni agitati consigli comunali, con i giornalisti tenuti fuori alla porta, e la discussione su chi dovesse pagare la rimozione dei Soli, fino all’epilogo di questa notte.
Il dirigente del polo scolastico di Adro (Brescia) Gianluigi Cadei ha infatti annunciato ieri sera, nel corso di una riunione del Consiglio di istituto, la decisione di procedere alla rimozione dei simboli della Lega presenti nella scuola.
La rimozione potrebbe iniziare già oggi.
Sempre nella riunione di ieri sera il consiglio di Istituto, secondo quando ha riferito uno dei componenti al termine della seduta, ha deciso di intitolare la scuola ai patrioti risorgimentali Enrico e Emilio Dandolo.
Il polo era invece stato intitolato dal sindaco a Gianfranco Miglio
Il consiglio di Istituto, è stato inoltre riferito, ha deliberato di prendere atto della lettera inviata dal provveditore scolastico regionale della Lombardia Giuseppe Colosio al dirigente scolastico di Adro in cui sembra chiedere la rimozione dei simboli.
E, sempre il consiglio di Istituto, ha preso atto della lettera che nei giorni successivi a quella di Colosio, il sindaco di Adro, Oscar Lancini ha inviato a Cadei, diffidandolo dalla rimozione dei simboli stessi.
La decisione del dirigente illustrata al consiglio d’istituto, convocato in seduta straordinaria, ha sbloccato una situazione si stallo nella quale si rimpallavano responsabilità e decisioni sulla vicenda. Ed è giunta in un momento contrassegnato da una crescente tensione.
I Cobas scuola avevano annunciato che Adro sarebbe stata una delle sedi della manifestazione del 15 ottobre.
Inoltre, nello scorso fine settimana, due dei soli affissi su una vetrata dell’istituto e collocati tra i bambini stilizzati, erano stati abrasi da sconosciuti facendo scattare anche l’allarme della scuola.
Il consiglio d’istituto ha ribadito la determinazione delle scorse settimane con la contrarietà alla presenza dei simboli a scuola ed ha dato “la profonda solidarietà “, al dirigente che ha dovuto prendere “una determinazione ovviamente non facile – ha detto – le cui conseguenze in questo momento sono difficilmente delineabili”.
Di fronte al silenzio e alla complicità delle istituzioni, durate settimane, solo una sollevazione popolare trasversale ha finalmente ristabilito il rispetto dell’ordinamento costituzionale anche nel comune di Adro.
In altre circostanze, una vicenda del genere avrebbe portato al commissariamento del Comune e alla denuncia del sindaco e della sua giunta. Confidiamo che ora le spese per la posa e la successiva rimozione dei simboli di partito sia addebitato dalla Corte dei Conti ai soggetti che hanno approvato la delibera, sindaco in primis.
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Settembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
FINI DOVREBBE DIMETTERSI SOLO PERCHE’ DA’ FASTIDIO AI LORO INTRALLAZZI: SI DIMETTANO LORO CHE STANNO ROVINANDO IL PAESE … E POI SI CAMBI LA LEGGE ELETTORALE, QUELLA SUL CONFLITTO DI INTERESSI, SI RIMETTANO LE PREFERENZE E SI TOLGA SCODINZOLINI DAL TG1…POI SI POTRA’ PARLARE DI ELEZIONI LIBERE
Certo che le vicende della politica italiana meriterebbe una “mostra del cinema
umoristico”: ieri sera i due bulli di periferia, il duo Be-Bo, usciti arcorizzati dopo due piatti di risottino Knorr, oscillando chi di suo, chi in preda ad epilessia antifiniana, ed evitando a filo qualche lampione, hanno comunicato che “Fini non può fare più il presidente della Camera” perchè non è amico loro, quindi non sarebbe super partes (concetto da sbellicarsi dal ridere) e che pertanto lo sarebbero andati a dire a Napolitano con urgenza.
Passa la mattinata e alla fine il Quirinale seccato precisa che “non è pervenuta finora nessuna richiesta ufficiale di incontro da parte del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nè nessuna indicazione sul nome del nuovo ministro dello Sviluppo economico”.
Che figura da pirla.
Che dormano ancora i due pifferai? Pare di no, nel pomeriggio Bossi raggiunge il massimo dell’umorismo quando, tra una pennichella e l’altra, a una domanda giornalistica precisa: “Aspetta, bisogna prima vedere quando siamo liberi io e Berlusconi”.
Tanto era urgente la cosa che prima devono guardare l’agendina in tasca, tanto Napolitano è il loro servo e può aspettare.
A questo punto il giornalista chiede se è sua intenzione chiedere il voto anticipato e Bossi risponde che “dipende se Berlusconi vuole andare a votare”.
Ma di che avranno parlato allora la sera prima? Boh, altro che teatro dell’assurdo…
Nel frattempo arriva la secca risposta del finiano Bocchino: “La decisione di Berlusconi e Bossi di chiedere formalmente le dimissioni di Fini è politicamente inaccettabile e grave sotto il profilo istituzionale, violando il principio costituzionale della separazione tra poteri”.
“A Berlusconi e Bossi -continua Bocchino – va inoltre ricordato che furono proprio loro a inaugurare nel 1994 la stagione dei presidenti delle Camere di parte, che fino ad allora erano sempre stati concordati con l’opposizione o addirittura assegnati alla minoranza nell’ottica di favorire la nascita di un contrappeso parlamentare. Tale prassi fu modificata quando Berlusconi e Bossi indicarono Carlo Scognamiglio e Irene Pivetti ai vertici di Palazzo Madama e Palazzo Montecitorio”.
“Successivamente sempre Berlusconi e Bossi – ribadisce il capogruppo di FLI – hanno inaugurato nel 2001 la stagione dei presidenti di Parlamento leader di partito, eleggendo Pierferdinando Casini allo scranno più alto di Montecitorio. Tale innovazione si è poi consolidata con l’elezione di Fausto Bertinotti prima e di Gianfranco Fini poi”.
“Tutto ciò – conclude Bocchino – dimostra pertanto che la richiesta di Berlusconi e Bossi è strumentale, irrituale e irricevibile ed è gravissima sotto il profilo istituzionale, considerato che la terzietà riguarda il ruolo e non la personalità politica, riguarda la conduzione del ramo parlamentare presieduto e non la libera espressione dei propri convincimenti politici”.
Dall’opposizione Antonio Di Pietro “consiglia” Berlusconi: “Salga pure al Colle, ma per dimettersi”.
Mentre Bossi poco fa ha precisato “Bisognerà aspettare qualche giorno, quando si troveranno gli incastri”. Continua »
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Settembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile
LA CORTE DEI CONTI APRE UN’INCHIESTA PER VERIFICARE EVENTUALI DANNI ERARIALI NEI CONFRONTI DEL LEGHISTA EDOUARD BALLAMAN PER AVER USATO L’AUTO PER FINALITA’ NON ISTITUZIONALI PER BEN 70 VOLTE… LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA COLPISCE ANCORA: IMBARAZZO IN VIA BELLERIO
La Procura della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia ha aperto un’inchiesta per verificare eventuali danni erariali in merito all’utilizzo dell’auto blu da parte del presidente del Consiglio regionale Edouard Ballaman (Lega Nord).
A dirlo è il procuratore generale della stessa Corte dei Conti, Maurizio Zappatori, che ha precisato che l’iniziativa è stata avviata sulla base di un servizio pubblicato sul quotidiano Messaggero Veneto.
Il giornale ha riportato, in un dossier dettagliato, una serie di episodi nei quali, dal 2008 al marzo 2010, Ballaman avrebbe utilizzato l’auto di servizio e l’autista per finalità non istituzionali.
Secondo il quotidiano, Ballaman avrebbe fatto dei viaggi a Caorle (Venezia), dove possiede una casa per le vacanze, e in altre località dove si svolgevano iniziative o incontri politici della Lega Nord.
Inoltre sono elencati tragitti per impegni professionali, verso la casa della fidanzata e attuale moglie a Camponogara (Venezia) e viaggi diretti ad aeroporti del Nord Italia non collegati a impegni istituzionali.
Il dossier precisa tutta una serie di episodi in cui il Ballaman ha usato l’auto blu per fini personali: si va dalla “prima” a Milano del film leghista “Barbarossa” all’accoglienza dei parenti all’aeroporto di Venezia, dalla visita dentistica della moglie ad altri impegni.
Circa 70 spostamenti con autista, del tutto ingiustificati.
Dall’aprile del 2010, Ballaman ha rinunciato all’auto blu, ottenendo così il rimborso chilometrico previsto per i consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia.
Per i consiglieri residenti a Pordenone, come Ballaman, il rimborso è di 3.200 euro al mese, un affare. Continua »
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Agosto 31st, 2010 Riccardo Fucile
ARREDI D’ORO, CORREDI PER LE RONDE, FUMETTI STORICI PIENI DI ERRORI, PENNE AL PEPERONCINO, PROPAGANDA PERSONALE COI SOLDI PUBBLICI…MOGLI SISTEMATE, APPALTI RADDOPPIATI, TRIPLI INCARICHI: COME LA LEGA SPRECA I SOLDI DEI CITTADINI
Ferisce più la penna della spada. Se poi è satinata con punta extrafine è dannatamente pericolosa.
Si tratta dell’ultima trovata propagandistica della Lega nel suo feudo del Nord-est.
Centinaia di biro griffate con il “Sole delle Alpi”, che sparano litri di peperoncino sugli immigrati pericolosi.
E soprattutto fanno campagna elettorale nelle borsette firmate delle elettrici. Le donne non devono più temere, perchè nel lungo elenco di sprechi targati Carroccio c’è pure questo sofisticato arnese. Il veleno è un estratto di pepe rosso in percentuali conformi alla normativa comunitaria, recitano le istruzioni. Il getto spara fino a due metri con precisione svizzera. E come al solito, a pagare ci penserà Pantalone.
Che mai volete che sia qualche migliaia di euro magari tagliati dai bilanci della polizia, se nel corpo a corpo con l’aggressore si potrà sfoderare l’arma con le insegne di Bossi?
C’è di tutto nelle pieghe dei bilanci targati Lega Nord.
E il colpo di grazia lo danno quasi sempre i capitoli caldi del gergo padano: cultura, prodotti locali e sicurezza.
Che non scatenano solo le polemiche, come nel caso dell’Inno di Mameli sostituito in Veneto con il Va’ Pensiero.
Ma soprattutto esborsi di soldi. Sempre pubblici.
Gli scolari lombardi forse non sanno che il fumetto camuffato da libro di storia che si sono visti distribuire qualche tempo fa è costato alla Regione 105 mila euro per 10 mila copie.
Un bell’elenco di refusi storici, forse non voluti, ma pagati a caro prezzo: le incisioni rupestri dei Camuni datate 3000 dopo Cristo, un passaggio che sembra attribuire la strage di piazza Fontana ai sessantottini, i galli che cantano “we are the padan cocks” e Garibaldi che scompare dalla storia dell’Unità d’Italia.
A Trieste c’erano arrivati per primi con una legge ad hoc sulle origini celtiche del popolo friulano, costata 6 miliardi di vecchie lire e documentari etnici da 200 mila euro a botta.
Senza contare lo studio della lingua locale nelle scuole, costato finora oltre 35 milioni anche grazie ai baracconi come l’Arlef, l’Agenzia regionale che lo gestisce, dove fra presidente e cda le poltrone sono cinque volte i dipendenti, per un costo mensile di quasi 100 mila euro.
In Veneto le polemiche sono esplose lo scorso marzo in piena campagna elettorale. Nemmeno l’ex ministro leghista Luca Zaia, eletto governatore a furor di popolo, lesinava in quanto a spesa pubblica proprio nei giorni in cui il Senatùr tuonava da Gemonio ordinando ai suoi di “portare le forbici in Regione per tagliare gli sprechi”.
Chi ha sfogliato la rivista “Il Welfare”, stampata da Buonitalia spa (società partecipata dal ministero delle Politiche agricole) e costata alle casse pubbliche 5 milioni di euro, avrà di certo apprezzato il book fotografico del nuovo Doge, distribuito a migliaia di famiglie venete.
Ritraeva Zaia in differenti mise: dal gessato allo sportivo, fra bottiglie di vino, formaggi e salumi.
Se poi qualcuno non l’avesse ricevuto, bastava dare un’occhiata al portale del ministero.
Fino alla notte del 18 marzo, denuncia un esposto alla Procura di Padova, vi comparivano i manifesti elettorali del ministro.
Cliccandoci sopra, poi, l’utente-navigatore veniva collegato al sito della campagna elettorale sotto lo slogan “Prima il Veneto”.
Sempre al ministero, gli statali in orario di lavoro garantivano la visione in rete di spot elettorali, messaggi politici, materiali personali del candidato leghista. Caricati dall’utente “Mipaaf”, che altro non è che la sigla del dicastero romano.
C’è pure un taglio del nastro che ha scatenato la bufera.
Quello, sempre voluto dalla Lega, del faraonico palazzo della Provincia di Treviso all’ex manicomio di Sant’Artemio.
Un appalto che doveva costare 35 milioni di euro, ma che è lievitato fino a 80 milioni.
E se qualcuno ripete che sono aumenti fisiologici, lo scontrino degli arredi parla chiaro: 12.840 euro sonanti per un solo tavolo e 531.426 euro per le sedie.
Fino agli incarichi ai parenti: promozioni e aumenti di stipendio per mogli, fratelli e amici. Tutto targato Carroccio.
Stefania Villanova, la consorte del sindaco di Verona Flavio Tosi fu nominata a capo della segreteria dell’assessorato alla sanità della Regione senza concorso, ma a stipendio triplo. Continua »
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Agosto 30th, 2010 Riccardo Fucile
UN DITTATORE OSPITE DI UN GOVERNO CHE SOPPORTA ANCHE I SUOI PROCLAMI ALL’ISLAMIZZAZIONE DELL’EUROPA E LE COMPARSE A 100 EURO A TESTA… SILENZIO DEL PDL E DELLA LEGA CHE VENDONO I VALORI EUROPEI PER BUSINESS PRIVATI E PER IL LAVORO SPORCO DEI RESPINGIMENTI
Soldatesse da cinema, espressione da film e grugno maschile da una parte. 
Ben 486 ragazze arruolate, per circondare il dittatore, da una società specializzata in casting dall’altra.
Non siamo a Cinecittà e neanche negli studi Mediaset per le prove del Grande Fratello, ma alla visita in Italia del colonnello Gheddafi.
Niente tubino nero necessario per avere accesso a Palazzo Grazioli, ma tute mimetiche marroni e blu o acconciatura sobria con poco trucco, vietata qualsiasi dichiarazione ai giornalisti.
Tra amazzoni e veline va in onda a Roma la sceneggiata della visita del leader libico, noto difensore dei diritti umani, al nostro Paese.
Con le solite cafonate dei ritardi, dei cambiamenti di programma, degli assaggiatori di cibo, delle tende piazzata sui prati, salvo poi dormire in un comodo letto.
Con gli affari privati da gestire in segreto, gli incontri riservati da centellinare, i venditori di tappeti che chiedono udienza e attendono in anticamera.
E gli schiaffi al Paese che lo ospita per i quali possiamo ringraziare chi sta al governo che li definisce solo “folklore”, come Silvio, o tace per convenienza, come Bossi.
Ieri Gheddafi ha convocato a pagamento 486 ragazze, di cui tre presunte convertire all’Islam sul posto, per comunicarci che “l’Islam diventerà la religione d’Europa e che Maometto è l’ultimo profeta”.
Il primo passo per l’islamizzazione del Vecchi Continente, ci ha gentilmente spiegato Gheddafi, sarà l’ingresso della Turchia nella Ue.
Quindi ha dissertato per ore in una lezione coranica di fronte a un pubblico pagato a uso e consumo della Tv libica, presentandosi al suo popolo come colui che converte sulla via dell’amatriciana.
Tre comparse su 486 era stato stabilito che dovessero convertirsi all’Islam e sono state dotate del velo d’ordinanza, mentre Gheddafi bonfonchiava parole di rito.
Per 100 euro (qualcuna sostiene solo 70) quelle povere vestali si erano fatte una lunga selezione, con lezioni di postura e di silenzio e un misero buffet.
Qualcuna è scappata per dignità : “Sono scioccata, non è possibile che la gente venga pagata per sentire queste assurdità . La gente fuori deve sapere quello che è successo. Gheddafi non può venire in Italia a dirci di convertirci all’Islam e che dovremmo sposare un libico, io mi sono sentita offesa”.
Beata innocenza: per Silvio è stato solo folklore, la Lega, baluardo della Cristianità , tace per non compromettere gli affogamenti dei profughi nel canale di Sicilia da parte dei libici. Continua »
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Agosto 27th, 2010 Riccardo Fucile
COME ASSESSORE AL COMUNE, L’IRENE AVEVA FATTO METTERE A DIMORA PIANTE E FIORI AL CIMITERO, GARANTENDO LA GRATUITA’ DELL’OPERAZIONE… FATTURATA INVECE A UNA DITTA BRESCIANA CHE AVREBBE DOVUTO INSTALLARE I DISSUASORI DI VELOCITA’ A TRATTATIVA PRIVATA, ORA SPARITA…LA STRANA TRIANGOLAZIONE, UN SINDACO DA CINELUCE E UNA FATTURA NON ONORATA
E’ notizia di pochi giorni fa che l’ex presidente della Camera, Irene Pivetti, ex leghista,
passata dal foularino verde ai tailleur isitituzionali, dagli eleganti abiti di presentarice televisiva alle mise sadomaso, è stata nominata assessore al comune di Reggio Calabria.
A chiamarla è stato Giuseppe Raffa, sindaco facente funzioni dopo l’elezione di Giuseppe Scopelliti a governatore della Calabria.
Pochi sanno però che la Pivetti non è alla sua prima esperienza di questo tipo: è infatti attualmente anche assessore alla Piena occupazione ed alla Formazione professionale a Berceto, un piccolo Comune di 2.300 abitanti nell’Appennino parmense.
Delega che le e’ stata affidata dal sindaco, Luigi Lucchi, nel momento della nomina, il 25 agosto del 2009.
Commentando il nuovo incarico calabrese, la Pivetti ha sottolineato che
“si tratta di una situazione che accomuna tutte le aree di altura del paese. La montagna è povera e sempre piu’ spopolata e lo è in Calabria come in Emilia o in altre aree. A Berceto, insieme al sindaco Lucchi, ci stiamo inventando ogni sorta di iniziativa per risollevare le sorti del paese, ma e’ un lavoro estremamente difficile. E questo perche’ l’area appenninica, quella che io definisco il ‘sud altimetrico’, registra un problema di grave sottosviluppo economico”.
Che la Pivetti abbia lasciato un segno a Berceto in effetti è opinione diffusa, così come si sia inventata insieme al sindaco Lucchi “ogni sorta di iniziativa”.
Era il non lontano novembre dell’anno scorso quando i cittadini di Berceto vennero fulminati sulla via del’Appennino da singolari manifesti che, se avessero avuto anche l’audio, ben avrebbero potuto essere paragonati ai vecchi Cineluce: “qua è il sindaco che vi parla, a tutti voi, colgo l’occasione per dichiarare un bellissimo regalo. un gesto propiziato dall’assessore comunale Irene Pivetti. Il vivaio Ambrogio di Leno (Brescia) ha provveduto gratuitamente a mettere a dimora diverse piante e fiori nelle aree di competenza del cimitero,un esempio che speriamo sia seguito da altri privati per i diversi cimiteri del comune”.
Ovviamente i cittadini si profusero in mille ringraziamenti verso il loro amato sindaco e la loro benefattrice, non sapendo cosa li attendeva.
Dopo aver integrato il verde cimiteriale con la sistemazione dei vialetti e aver piantato alberi e fiori, il vivaio Ambrogio il 3 novembre 2009 emette una regolare fattura di euro 12.087,35 tutt’ora in attesa di liquidazione.
Ma a chi viene emessa?
Non al Comune, bensì ad un’altra ditta bresciana che non ha nulla a che fare con i cimiteri, in quanto specializzata in impianti antincendio.
Caso strano, la stessa ditta che il Comune di Berceto aveva invitato a trattativa privata per la fornitura dei dissuasori di velocità , apparecchi che il sindaco aveva messo nella lista delle opere urgenti da realizzare in economia. Continua »
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Luglio 24th, 2010 Riccardo Fucile
IN FINANZIARIA, IL MINISTRO NON TROVA SOLDI PER I POLIZIOTTI, MA LI TROVA PER LE MARCHETTE DELLA LEGA… UNA NORMA FAVORIREBBE DI FATTO LA MOGLIE DI CALDEROLI, UN ALTRO CONCEDE I DIRITTI DI SFRUTTAMENTO DELL’ACQUA A CINQUE PROVINCE LEGHISTE… FAVORI A ZAIA SUI CANONI AUTOSTRADALI, AEREOPORTO DI VENEZIA E TUNNEL DEL BRENNERO, A TOSI SULLA TRAMVIA DI VERONA
La manovra di Tremonti non contiene solo norme “lacrime e sangue” per gli italiani nel complesso, ma anche tante regalie ai suoi compagni di merende leghisti, ben nascoste nei faldoni sottoposti all’approvazione del parlamento. Tante belle prebende infilate tra le pieghe che hanno fatto sbottare persino un gentleman come Casini: “Vorrei chiedere a Tremonti perchè non trova i soldi per i poliziotti, ma li trova invece per le marchette della Lega e per i favori ai truffatori delle quote latte”.
Ma in realtà quello delle quote è solo il caso più clamoroso, ve ne sono altri meritevoli di attenzione.
All’art. 12 viene soppresso il comma 12 e si ripristinano “le migliori condizioni di favore vigenti per i piemontesi danneggiati dall’alluvione del 1994, eliminando il vincolo ai soli rapporti di natura tributaria e contributiva”.
I ben informati sussurrano che la sparizione del comma favorirebbe di fatto Gianna Gancia, presidente della provincia di Cuneo, manager import export nel settore vinicolo e moglie del ministro Calderoli.
Nell’art 15 è stato invece sostituito il comma 6: è un atto che assicura ai Comuni imbriferi una maggiore entrata extratributaria e concede vantaggi ai concessionari delle grandi “derivazioni d’acqua a fini idroelettrici” che cedessero a 5 province tra il 30% e il 40% dei diritti di sfruttamento. Continua »
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Luglio 23rd, 2010 Riccardo Fucile
DOVEVANO RIDURRE ASSESSORI, CONSIGLIERI, MUNICIPI, INDENNITA’… ALLA FINE GLI ASSESSORI PASSANO DA 12 A 15, I CONSIGLIERI RESTANO 60, I GETTONI DI PRESENZA VENGONO SOSTITUITI DA UNA INDENNITA’ FISSA DI FUNZIONE…AUMENTANO LE RENDITE, ALTRO CHE TAGLI ALLA POLITICA: MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE SI SONO TROVATE D’ACCORDO
Meno consiglieri, meno assessori, meno Municipi e meno soldi di indennità ai vari
rappresentanti: era questo l’impegno iniziale della bozza del decreto attuativo per la riforma dello status di “Roma capitale”, varato dal governo nelle scorse settimane.
Ma nel passaggio obbligatorio in Campidoglio è avvenuto il miracolo.
I consiglieri comunali all’unanimità hanno subito cancellato la riduzione del loro numero da 60 a 48.
Hanno poi fatto sparire anche l’articolo che fissava “a un quarto dell’assemblea dei consiglieri”, quindi a 12, il numero degli assessori.
Alla fine nella versione modificata gli assessori salgono a 15, tre in più di quelli che compongono l’attuale giunta Alemanno.
Il numero dei Municipi doveva scendere da 19 a 12: ora si legge genericamente che “il numero dei Municipi, inferiore a quello attuale, verrà individuato nello Statuto di Roma Capitale”.
I gettoni di presenza vengono invece sostituiti da un’indennità di funzione, cioè da un vero e proprio stipendio da determinare.
Questi i fatti e la volontà politica emersa: la Casta romana ha colpito ancora in modo bipartisan, anche in tempo di crisi.
Con l’arrivo di tre nuovi assessori e lo stipendio al posto del gettone di presenza, la rendita di posizione aumenterà ancora di più. Continua »
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Luglio 23rd, 2010 Riccardo Fucile
LE AUTO DESTINATE AD ACCOMPAGNARE I CLANDESTINI ALLA FRONTIERA SONO LASCIATE INUTILIZZATE IN 19 QUESTURE…. MARONI HA FATTO UN CONTRATTO CON LA “MAGGIORE” PER NOLEGGIARLE AL COSTO DI 8.000 EURO AD AUTO PER 6 MESI…., MENTRE LE VOLANTI SONO FERME PER MANCANZA DI SOLDI
Sono tempi in cui stringere la cinghia per gli italiani, ma non per la Casta.
Il Ministro degli Interni Maroni ha stanziato un milione e 200 mila euro per il noleggio semestrale di 137 auto, mezzi da utilizzare per accompagnare gli immigrati clandestini alle frontiere, ma che in realtà marciscono al sole nei parcheggi di 19 questure italiane.
In larga parte inutilizzati, utilitarie e Suv, sono finiti anche a qualche funzionario che ha dovuto però darli indietro dopo le denunce dei sindacati.
La spesa per il noleggio salta agli occhi soprattutto in tempo di tagli, con lo Stato che si prepara a mettere le mani nelle tasche degli agenti con il congelamento dei redditi al 2010 e con una sforbiciata del dieci per cento alle pensioni.
Il contratto con la “Maggiore” stipulato dal ministero dell’Interno prevede la fornitura per sei mesi di Panda, furgoni ma anche di fuoristrada con la formula all-inclusive.
Sono cioè comprese anche le spese di carburante fino a 400 euro a mezzo.
A conti fatti, ciascun veicolo costerà poco meno di 8 mila euro per sei soli mesi.
Una “cifra spropositata” denunciano i sindacati. “uno spreco”, alla luce dei tagli al comparto sicurezza
Mentre le volanti cadono a pezzi e i poliziotti non hanno nemmeno le divise estive, si utilizza una fetta ingente di risorse per un’esigenza che alla prova dei fatti si dimostra inesistente, tanto che le auto non vengono utilizzate a Roma come a Palermo.
Quella somma poteva essere impiegata per acquistare un numero ridotto di mezzi e adeguare definitivamente il parco auto. Continua »
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