C’È UN MEGA SCANDALO CORRUZIONE MA NESSUNO NE PARLA. SARÀ PERCHÉ C’È DI MEZZO FRATELLI D’ITALIA? IL GOVERNATORE DELLE MARCHE, FRANCESCO ACQUAROLI, FEDELISSIMO DI GIORGIA MELONI, TREMA PER L’INDAGINE SUL SUO EX CAPO DI GABINETTO, FABIO PISTARELLI, NEGLI APPALTI DELLA RICOSTRUZIONE POST-TERREMOTO
“REPUBBLICA”: “L’IMPRENDITORE ENRICO CRUCIANELLI, GRAZIE A PISTARELLI, PRENDEVA L’APPALTO PAGANDO L’EX CAPO DI GABINETTO, FACEVA SUO IL PRIMO FINANZIAMENTO PUBBLICO E REDISTRIBUIVA I PRIMI SOLDI ALLE SOCIETÀ CONTROLLATE DALLA ‘NDRANGHETA E DAI CASALESI”. .. NEL CANTIERE ENTRAVA IN SUBAPPALTO LA ‘MIRA’, AZIENDA CON INTERDITTIVE ANTIMAFIA REGISTRATE IN PREFETTURA, E LAVORAVA FINO A QUANDO LE AUTORITÀ NON SI ACCORGEVANO DEL PESSIMO CURRICULUM. SUBENTRAVA, ALLORA, LA DITTA ‘PROSPERA’, CHE PRIMA DI ESSERE FERMATA LASCIAVA SPAZIO E LAVORATORI AD ‘AMPLIA’, CHE A SUA VOLTA CEDEVA IL CANTIERE AD ‘OMEGA’. TUTTE QUESTE AZIENDE ERANO ASSENTI DALLE WHITE LIST PREFETTIZIE, CHE CERTIFICANO LA PULIZIA DELLE IMPRESE EDILI”. TUTTO SOTTO IL NASO DEL COMMISSARIO GUIDO CASTELLI, ANCHE LUI…
«Per carità, io non sono un dipendente della Crucianelli». Si fa il segno della croce l’operaio
campano, a fianco di un’impastatrice. È nella zona rossa, spettrale e ancora vietata ai non addetti ai lavori, di Camerino.
È uno dei rari muratori italiani del cratere post-sisma e, visto che non è un dipendente di Enrico Crucianelli, già amministratore delegato della Rest Edile srl, continua a lavorare. Qui, nel cuore diroccato di Camerino. Ha certezza della busta paga, il prossimo 15 del mese.
Il più potente effetto collaterale dell’inchiesta Ricostruzione — che quattordici giorni fa ha portato in carcere l’imprenditore Crucianelli, appunto, insieme a Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione, Francesco Acquaroli — è che i 399 cantieri ancora aperti e nella potestà della Rest Edile si sono fermati.
A Camerino, sì, e a Tolentino, a San Severino Marche, in altri 37 comuni della provincia di Macerata. Le aziende subappaltanti, di fondazione malavitosa, reggina e napoletana, da due settimane si sono rese irreperibili. I 270 operai edili della capofila, quasi tutti nordafricani, hanno lasciato il cratere perché bisognosi di uno stipendio per inviare le rimesse in Egitto, Marocco, Tunisia.
Mohammed, egiziano, 47 anni, esce da un cantiere in attività che inizia a tramontare. In passato ha lavorato per Crucianelli, imprenditore monopolista di Tolentino, figlio di papà missino, «e sono stato pagato con regolarità».
Crucianelli aveva regolarizzato tutti i suoi dipendenti, però, al livello uno: manovali al primo impiego, quale che fosse la loro esperienza. E con soli 270 uomini disponibili aveva ottenuto 899 cantieri della ricostruzione, di cui 399 sono ancora da completare.
I manovali egiziani avevano quasi tutti residenza nel Milanese e questo, spiega Mohammed, perché per vent’anni nel capoluogo lombardo si è costruito. Dal gennaio 2023, finito il bonus del 110 per cento, gli arruolatori delle mafie li hanno trasferiti in massa in Centro Italia, area trascurata dalle imprese e indietro nella ricostruzione pubblica e privata.
L’ex commissario Giovanni Legnini, oggi sindaco di Chieti e ieri pomeriggio relatore a Camerino in un convegno Cgil sul terremoto e il suo spopolamento, dice: «Se qualcuno ha 399 appalti della ricostruzione, come è possibile che nessuno se ne sia accorto? Le leggi sugli appalti nelle Marche sono state saltate a pie’ pari». Poi, continua Legnini: «Il sistema di questa ricostruzione si basava sullo sfruttamento dei lavoratori, pagati molto meno del giusto».
Il sistema funzionava così: l’imprenditore Crucianelli, grazie a Pistarelli, lo spin doctor di Acquaroli nella prima, e vincente, campagna elettorale per la presidenza delle Marche, prendeva l’appalto pagando l’ex capo di gabinetto, faceva suo il primo finanziamento pubblico — il cosiddetto Sal al 20 per cento del totale — e redistribuiva i primi soldi alle società controllate dalla ‘ndrangheta e dai casalesi.
Nel cantiere entrava in subappalto la Mira, azienda con interdittive antimafia registrate in prefettura, e lavorava fino a quando […] le autorità non si accorgevano del pessimo curriculum societario. Subentrava, allora, la ditta Prospera, che prima di essere fermata lasciava spazio e lavoratori ad Amplia, che a sua volta cedeva il cantiere ad Omega. Tutte queste aziende erano assenti dalle white list prefettizie, che certificano la pulizia delle imprese edili.
«I mancati controlli del commissario nazionale Guido Castelli hanno amplificato questo sistema negli ultimi quattro anni», dice il segretario generale della Cgil Marche, Giuseppe Santarelli.
La strada dell’omissione di vigilanza porta diretta, tuttavia, agli uffici speciali regionali della ricostruzione. Il governatore Acquaroli, amico e compagno di Pistarelli in Fratelli d’Italia, ne è il responsabile, oltre ad essere il vicecommissario straordinario della ricostruzione nelle Marche. Oggi il presidente, amico della premier Giorgia Meloni, non parla: «Ho detto tutto in consiglio regionale».
Acquaroli si è già difeso dall’accusa di aver chiamato al suo fianco, come capo di gabinetto, il perno politico di una ricostruzione marchigiana affidata alla criminalità organizzata e poggiata sulle tangenti. «Su Pistarelli c’erano voci, senza riscontri», ha detto, «per questo lo avevamo allontanato». il Pd delle Marche nell’ultimo incontro dal vivo gli ha chiesto: «Perché non sei andato in procura?». E gli ha intimato di dimettersi. Pistarelli è il terzo collaboratore che il governatore ha allontanato durante il secondo mandato.
Il commissario alla Ricostruzione, Guido Castelli, senatore di Fratelli d’Italia, presente nelle intercettazioni dei costruttori malavitosi ma non indagato, lunedì sarà alla Prefettura di Macerata per capire se l’impresa Crucianelli, a cui sono stati bloccati 39 milioni, ha abbastanza liquidità per pagare i 1.500 operai dei subappalti. Tre, egiziani, senza stipendio, hanno già protestato a Tolentino. Salendo su una gru.
(da La Repubblica)
Leave a Reply