GERMANIA, IL MURO INVISIBILE
LA NOSTALGIA DELLA DITTATURA
Carola Vulpius non è certo un’elettrice di destra, ha l’Europa nel cuore, ma è un attenta lettrice delle lettere che appaiono sui giornali locali, dove da trent’anni tornano sempre gli stessi temi.
Torna la rabbia verso la Treuhand, l’Agenzia per la privatizzazione, e la feroce e frettolosa operazione di smantellamento della vecchia industria della Germania est che provocò un’ondata di disoccupazione senza precedenti. Contribuendo allo spopolamento di vaste aree delle vecchie regioni dell’Est.
La Treuhand è una ferita aperta, a est dell’Elba. Nel 1990, l’anno della Riunificazione delle due Germanie, l’Agenzia fu istituita per inglobare le oltre 8.000 aziende statali della Ddr, e all’inizio furono proclamate ottimistiche proiezioni sui possibili introiti.
Invece, dopo aver privatizzato due terzi e liquidato un terzo di ciò che sopravviveva del sistema industriale disastrato della vecchia Germania comunista, la Treuhand chiuse i battenti nel 1994 con un bilancio devastante.
Disoccupazione a due cifre in tutti i Land della vecchia Ddr e un esodo di massa verso l’Ovest. E, come ricorda il politologo Markus Boeick, a fronte di un incasso magrissimo, circa 70 miliardi di vecchi marchi, l’agenzia ne spese 340 per risanare, cancellare debiti o recuperare terreni inquinati. Chiuse con un debito-monstre di circa 250 miliardi di marchi.
Come scrisse Michael Jürgs nel libro Die Treuhändler del 1997, gli ex amministratori continuano a essere «odiati dai tedeschi dell’Est come “rulli compressori” che distrussero le loro esistenze, e ad essere disprezzati dai tedeschi dell’Ovest perché hanno sprecato i loro soldi da contribuenti.
Helmut Kohl ha fatto la Riunificazione, ma ad amministrarla ha chiamato altri, i Treuhändler», gli amministratori dell’Agenzia per la privatizzazione di un intero sistema in bancarotta.
Ma leggendo le lettere che arrivano ai giornali locali, sottolinea Vulpius, tornano spesso anche lamentele per i rapporti deteriorati con la Russia, che molti tedeschi orientali vorrebbero invece più stretti. E poi, annuisce finendo il suo caffè americano, c’è il tema dell’immigrazione, certo.
(da Repubblica)
Leave a Reply