IL GENERALE DI PUTIN. ROBERTO VANNACCI SI È CIRCONDATO DI PERSONAGGI CHE SOSTENGONO IL DITTATORE RUSSO, SONO O SONO STATI VICINI AL CREMLINO. IL CASO PIÙ ECLATANTE È IANA PERMIAKOVA, MOGLIE DI LUCA CARLEO (NOMINATO RESPONSABILE VICARIO DI FUTURO NAZIONALE IN LOMBARDIA, DIMESSOSI PER UN’INCHIESTA PER FRODE) ED EX DIPENDENTE DEL DIPARTIEMNTO DEL SERVIZIO STAMPA DEL GOVERNO RUSSO
NEL PARTITO DEL GENERALE CI SONO EX LEGHISTI E FRATELLI D’ITALIA: DAL “BARONE NERO” JONGHI LAVARINI AL PUTINIANO STEFANO VALDEGAMBERI ALLA VECCHIA RETE DI ALEMANNO
Prima venne Mosca. Poi gli amici russi. Quindi un partito nel quale […] spuntano uomini premiati da Vladimir Putin, frequentatori del consolato russo, amici di Aleksandr Dugin, associazioni che guardano alla Russia imperiale.
E adesso anche una ex dipendente del governo della Federazione Russa, per cinque anni nel dipartimento Stampa e informazione, finita nel consiglio di amministrazione di uno dei maggiori gruppi italiani di informazione locale, mentre il marito assumeva un ruolo di vertice nel partito.
È questa rete di rapporti a spiegare perché l’ascesa del generale preoccupi anche osservatori e cancellerie europee. Il Financial Times gli ha appena dedicato un lungo ritratto, raccontandolo come il possibile «cavallo di Troia» dell’influenza russa in Italia. Dentro Fratelli d’Italia la domanda viene formulata in maniera ancora più brutale: «Non vorremmo poi dover rispondere a Mosca». E il punto di partenza è proprio Mosca.
Vannacci arriva all’ambasciata italiana all’inizio del 2021 come addetto militare. Sono gli anni più delicati nei rapporti tra Nato e Russia. John Foreman, allora addetto alla Difesa britannico, lo conosce e lo frequenta. Ha raccontato al Financial Times che per Vannacci Mosca doveva essere un «partner», che «pensava non dovessimo avere uno scontro con la Russia» e mostrava affinità con la «mano forte» di Putin.
Alla vigilia del 24 febbraio 2022 Vannacci non crede a un’invasione su larga scala. Quando i carri armati attraversano il confine continua a scommettere sulla forza di Mosca: all’ambasciatore Giorgio Starace dice che i russi entreranno in Ucraina «come un coltello nel burro» e che Kiev capitolerà in poche settimane. Lascia Mosca nel maggio successivo, espulso insieme ad altri diplomatici italiani nella rappresaglia russa alle espulsioni decise da Roma. Ma la Russia non uscirà più dalla sua storia.
Quattro anni dopo, alla costituente di Futuro Nazionale, quella storia riappare sotto forma di nomi e cognomi. Repubblica a giugno ne ha ricostruiti diversi. C’è Eliseo Bertolasi, analista e giornalista: nel novembre 2025 entra al Cremlino e riceve direttamente da Putin l’Ordine dell’Amicizia.
C’è Antonio Imperatore, ex parà, animatore del circolo «Amici della Russia Imperiale Terza Roma», una cui delegazione è stata ricevuta dal console generale russo a Milano. E poi c’è Aleksandr Dugin, filosofo ultranazionalista e teorico dell’eurasianismo.
Roberto Jonghi Lavarini, indicato tra gli uomini vicini al generale, frequenta il consolato russo di Milano ed è vicino a Dugin. Giovanni Trombetta, consulente finanziario e presidente del circolo R360, viene indicato come un altro referente italiano del filosofo russo. Il tema del nuovo ordine multipolare compare anche nell’impianto politico di Futuro Nazionale.
E poi c’è Roma. Una parte della vecchia rete di Gianni Alemanno e di Indipendenza è confluita nell’area del generale. Tra gli altri si muove attorno a Ramona Castellino, sorella di Giuliano, l’ex leader di Forza Nuova in carcere per l’assalto alla Cgil, da sempre vicino al mondo russo.
Ma il passaggio più interessante riguarda la comunicazione. I profili social di «Roma ai Romani», movimento confluito prima in Indipendenza e poi nell’area di Futuro Nazionale, vengono trasformati in «Futuro Nazionale Roma». E il 20 agosto, su quei canali, compare un vero e proprio omaggio a Dar’ja Dugina, la figlia di Aleksandr Dugin uccisa nel 2022 nell’attentato che aveva come probabile obiettivo proprio il padre.
Nella rete compare poi Pietro Veniamin Andrejevich Stramezzi, italorusso, frequentatore dell’ambiente vannacciano. Vive a Mosca, è stato fotografato alla Duma e tra i suoi interlocutori c’è Anton Kobyakov, consigliere di Putin. C’è poi Larissa Yudina, soprano italorussa vicina a Futuro Nazionale. E c’è Stefano Valdegamberi, da anni tra gli esponenti politici italiani più apertamente filorussi, che in Veneto ha costituito nel gruppo misto del Consiglio regionale la componente Futuro Nazionale.
È sul terreno dell’informazione che compare adesso una storia nuova. Si chiama Iana Permiakova, è nata a Mosca, vive da dieci anni in Italia ed è la moglie di Luca Carleo. Il 28 luglio Carleo viene nominato responsabile vicario di Futuro Nazionale in Lombardia con delega a Milano.
L’incarico dura 24 ore: quando emerge il suo coinvolgimento nell’inchiesta della Procura di Milano sul gruppo Ops, si dimette dal movimento. Carleo era ai vertici di Ops Retail, l’ex Netweek, gruppo che controlla decine di testate cartacee e siti di informazione locale. Nel consiglio di amministrazione sedeva anche Permiakova, anche lei coinvolta nell’inchiesta.
Il suo curriculum racconta che dal 2011 al 2016 ha lavorato nel «Dipartimento del Servizio Stampa e dell’Informazione» del governo della Federazione Russa a Mosca. Non dunque, tecnicamente, «al Cremlino», ma dentro la struttura di comunicazione del governo russo, mentre l’Europa considera l’informazione uno dei principali terreni dell’influenza di Mosca.
Permiakova si è dimessa in queste ore dal consiglio di Ops Retail. Interpellata da Repubblica precisa: «Lasciare Ops Retail è stata una mia scelta legata a motivi personali e alla volontà di dedicarmi a nuovi progetti». E prende nettamente le distanze da Mosca: «Sono sposata con un cittadino italiano da 10 anni, e da allora risiedo in Italia. Da allora non ho alcun tipo di rapporto con la Federazione Russa se non, naturalmente, quello coi miei genitori che vivono ancora lì».
(da Repubblica)
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