LA BATOSTA ASSESTATA A TRUMP POTREBBE AVERE COME EFFETTO IMMEDIATO QUELLO DI TUMULARE NETANYAHU. NEL PRIMO GIORNO DI CONSULTAZIONI, YAIR LAPID, LEADER DI YESH ATID, TIRA DRITTO: “IL RISULTATO AMERICANO ELIMINA OGNI POSSIBILITÀ DI UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE GUIDATO DA NETANYAHU”
IN ISRAELE TREMANO PERCHÉ TRUMP HA PERSO TOTALMENTE I RAMI DEL CONGRESSO DA DOVE PASSA L’AUTORIZZAZIONE AI FINANZIAMENTI MILITARI ALLO STATO EBRAICO. RESTA DA CAPIRE COME I DUE GESTIRANNO LA PROMESSA DI “FINIRE IL LAVORO” IN IRAN
L’ansia della vigilia era pari, o quasi, a quella che si avvertiva prima delle elezioni israeliane. […] La sconfitta di Donald Trump, colui che tuttora viene riconosciuto dal 72 per cento degli ebrei israeliani come “il migliore amico di Israele”, ha delle conseguenze nel breve e nel medio termine. I primi segnali già si intravedono.
Che il leader repubblicano perdesse totalmente il controllo in entrambi i rami del Congresso, da dove passa l’autorizzazione ai finanziamenti militari allo Stato ebraico, era considerato il peggiore degli scenari e non il più probabile.
Basta vedere come Danny Zaken di Israel Hayom, free press conservatrice, commenta a caldo il voto americano: “Israele ha perso il Congresso”.
E’ presto per capire quale effetto avrà il voto americano sull’ipotesi della ripresa del conflitto con Teheran. Trump ha ammesso che “l’Iran fa parte dell’esito elettorale […] C’è chi ritiene che un primo ministro privo della maggioranza della Knesset e un presidente Usa che ha perso sia Camera che Senato dovrebbero ora essere assai più cauti con la promessa, più volte ribadita durante le rispettive campagne elettorali, di “finire il lavoro” in Iran.
Ma Trump e Netanyahu possono usare proprio il conflitto come arma di distrazione di massa e via di uscita dallo stallo politico.
L’attenzione degli israeliani è concentrata soprattutto sul musulmano Abdul El-Sayed, il candidato democratico del Michigan che è riuscito nell’impresa di battere il repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato. Non sono solo le origini egiziane di El-Sayed e la sua ostilità agli aiuti militari Usa allo Stato ebraico, a impensierire gli israeliani. C’è qualcosa di più profondo.
El Sayed ha vinto nonostante AIPAC, il più potente e influente gruppo di interesse pro-Israele, abbia investito milioni di dollari sui suoi avversari. Bernie Sanders li ha quantificati in 39: 30 milioni nelle primarie Dem su Haley Stevens, altri 9 milioni a un fondo favorevole a Rogers. Un segnale, questo, che viene letto in Israele con grande preoccupazione
Le reazioni politiche, al momento, sono arrivate dal Blocco di Eisenkot, nel primo giorno delle consultazioni del presidente Herzog. “Il risultato americano elimina ogni possibilità di un governo di unità nazionale guidato da Netanyahu”, dice Yair Lapid, leader di Yesh Atid, e sembra riferirsi al fatto che, secondo alcune indiscrezioni, l’amministrazione Trump spinge per un governo Eisenkot-Netanyahu, senza le ali estreme.
Yair Golan, che guida i Democratici, sostiene che il voto Usa riveli quanto Netanyahu sia stato dannoso per Israele, provocando l’allontanamento delle simpatie di Democratici e Repubblicani nel Congresso. “La permanenza al potere di Netanyahu e Ben-Gvir può portarci a sanzioni internazionali, isolamento e a uno scontro con gli Stati Uniti”.
(da Repubblica
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