LA NUOVA LEGGE ELETTORALE E LA CONSULTA: IL RISCHIO-SENTENZA DOPO IL VOTO E I PROFILI DI INCOSTITUZIONALITA’
SI PENSA A DIMEZZARE I TERMINI DEL GIUDIZIO… I NODI:IL PREMIO DI MAGGIORANZA, IL NOME DEL PREMIER, LE FIRME
La nuova legge elettorale di Giorgia Meloni accelera il voto alle politiche. Ma la Corte Costituzionale è pronta a esaminare lo Stabilicum anche dimezzando i tempi della consultazione. Per arrivare a un giudizio prima della data delle elezioni. Ma c’è il rischio che non si faccia in tempo. E in questo caso «lo scenario di un giudizio a Parlamento già eletto, sarebbe da evitare, ma comunque non sarebbe inedito. È accaduto nel 2014, quando venne dichiarata incostituzionale la legge Calderoli di circa dieci anni prima», spiega il presidente della Consulta Giovanni Amoroso. I ricorsi delle opposizioni partiranno già lunedì 12 ottobre. Mentre «la quantità di criticità in questa legge è tale che è difficile metterle in fila: in questo caso la somma fa il totale», dice Gaetano Azzariti, docente all’Università Sapienza di Roma.
Il premio di maggioranza
Il punto più critico della nuova legge elettorale è anche la sua caratteristica principale: il premio di maggioranza. Lo Stabilicum assegna i seggi con metodo proporzionale. Ma al partito o alla coalizione che ottiene più voti, se e solo se raggiunge il 42% in entrambe le Camere, è assegnato un premio di maggioranza: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Con un tetto: la coalizione che vince non può avere più di 220 seggi alla Camera (55%) o 113 al Senato (56,5%) senza contare gli eletti all’estero. Resta il proporzionale invece se una coalizione ottiene il 42% in un solo ramo del Parlamento. La sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum, che risale al 2017, dichiarava legittimo il premio per chi otteneva almeno il 40% dei voti.
Il ritocchino da lassù
Per questo, racconta il Corriere della Sera, i leader del Campo Largo sono pronti al ricorso. «Cambiatevi questa legge da soli, noi voteremo no e vinceremo comunque», ha detto ieri Elly Schlein. I ricorsi sono stati già annunciati nei tribunali dei 29 distretti di Corte d‘Appello. L’avvocato Pietro Adami e i professori Enrico Grosso e Roberto Zaccaria li illustreranno la settimana prossima in una conferenza stampa. I leader si attendono, è il retroscena, «un ritocchino da lassù», ovvero dai giudici. E non dal Quirinale che invece la legge dovrebbe firmarla. Intanto proprio il presidente della Consulta Amoroso spiega al Corriere della Sera la questione dei tempi: «Se si vota alla scadenza naturale della legislatura sicuramente» si arriverà a un giudizio in tempo. Ma questa è l’ipotesi meno probabile.
Dimezzare i tempi
Invece «nell’ipotesi del voto in primavera si rischierebbe di arrivare sul filo. C’è il tempo necessario per instaurare un giudizio davanti al giudice ordinario; quello che impiegherebbe quest’ultimo per sollevare la questione; quello per pubblicare in Gazzetta Ufficiale l’ordinanza del giudice dopo i controlli di rito; infine quello, di almeno un mese, per mettere in moto il giudizio costituzionale. La Corte potrà decidere di dimezzare i termini: è l’unico strumento di cui dispone per accelerare». C’è anche il rischio di un giudizio ex post rispetto al voto.
Ma non sarebbe un problema: «Posso dire che la giurisprudenza della Corte, nelle sue linee generali, è già delineata in due sentenze del 2014 e del 2017. I nodi principali, in passato, sono stati il premio di maggioranza, che persegue sì il legittimo obiettivo di favorire la formazione di stabili maggioranze parlamentari, ma che non deve essere di entità tale da determinare un’eccessiva sovrarappresentazione della lista di maggioranza relativa, e le liste che, se bloccate, non possono essere lunghe, perché non consentirebbero al cittadino di esercitare la propria scelta in qualità di elettore».
Il nome della premier, il numero di firme, il premio di maggioranza
Amoroso naturalmente non si esprime sui tanti profili di incostituzionalità indicati dalle opposizione, come l’indicazione del nome della premier, il numero di firme, il premio di maggioranza: «Il riserbo che credo debba tenere chi fa parte — o ha fatto parte — della Corte non mi consente di dire altro. Le questioni, se sollevate, saranno affrontate dalla Corte con il consueto approfondimento e con indipendenza di giudizio nel binario tracciato dalla sua giurisprudenza».
Azzariti invece spiega al Fatto che «anche la maggioranza sa quanto sia elevata la possibilità che consistenti parti del testo possano essere dichiarate incostituzionali. Così lo dico oggi per domani: nessuno nel prossimo futuro potrà lamentarsi per eventuali decisioni sgradite della Corte, perché la Consulta è il giudice delle leggi, quindi le spetta l’ultima parola».
La Carta
Secondo il costituzionalista la Consulta «ha spiegato che premi e liste bloccate sono ammissibili, a patto che il premio sia limitato e il blocco valga solo per una parte dei seggi, mentre le liste devono essere ‘corte’, così da rendere conoscibile all’elettore il parlamentare che vota. Ora, se si prevede un listone da eleggere nella sua interezza, per la cui assegnazione varrà tanto il voto espresso in Calabria quanto quello in Piemonte, si rende non conoscibile all’elettore il candidato che si contribuirà a mandare alla Camera o in Senato».
Il Quirinale
E sempre secondo la Carta «il Senato va eletto su base regionale, mentre il premio opera su base nazionale, rendendo irrilevante l’esito nelle varie regioni». Sull’indicazione del candidato premier, infine, «siamo di fronte al primo caso di auto-assoluzione di una legge ordinaria rispetto al rischio di essere dichiarata incostituzionale, visto che prevede: ‘Fatte salve le prerogative del presidente della Repubblica’. Ma è evidente che incide su una prerogativa del capo dello Stato, che in base all’articolo 92 della Carta nomina il presidente del Consiglio». E l’obbligo di firme? «Una soglia irragionevole – sostiene – che discrimina i partiti senza eletti nelle Camere e che chiude i Palazzi a movimenti potenzialmente rilevanti». Norme che potrebbero mettere in imbarazzo anche il Capo dello Stato, ragiona Azzariti: «Ma quale sarà il suo orientamento non spetta a me dirlo».
(da Open)
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