Aprile 24th, 2026 Riccardo Fucile
IL LEADER ERA UN 19ENNE DELLA PROVINCIA DI PAVIA, CHE AVEVA “ADEPTI” IN TUTTA ITALIA: NELLA LORO CHAT CIRCOLAVANO DEI VIDEO CHE SPIEGAVANO COME FABBRICARE DELLE BOMBE…SOTTO AL LETTO DI UN 15ENNE SONO STATE TROVATE DELLE MOLOTOV … LE CRITICHE AI DESTRORSI DI CASAPOUND, CHE INVECE DI AGIRE “STANNO LÌ A BERSI LE BIRRE…”
L’abbandono degli studi e le giornate trascorse davanti a smartphone e pc. Il 7 febbraio
dell’anno scorso, dalla sua cameretta nella casa a Pavia in cui vive con i genitori, un diciannovenne italiano crea un gruppo Telegram.
Lo chiama “Chat Terza Posizione”, in omaggio al movimento neofascista fondato a Roma nel 1978 da Giuseppe Dimitri, Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi. In pochi giorni alla chat si uniscono un centinaio. Sono tutti della Generazione Z e sono accomunati dall’odio per chi non è bianco come loro e per le persone di fede ebraica.
La sezione antiterrorismo della Digos di Milano con la collaborazione dei colleghi di altre 15 città d’Italia, sotto il coordinamento della Direzione centrale polizia di prevenzione ha smantellato la rete e chiuso gli spazi virtuali. Il fondatore della chat è stato messo agli arresti domiciliari su ordine della gip Rossana Mongiardo, e inibito a usare internet, mentre altri 15 giovani che frequentavano questo gruppo e altri analoghi sono stati perquisiti in comuni delle province di Cagliari, Caserta, Cosenza, Matera, Perugia, Roma, Salerno, Siena, Torino e Viterbo.
Nelle loro abitazioni sono stati trovati coltelli, mazze, carabine, pistole ad aria compressa e precursori chimici che possono essere assemblati per fabbricare ordigni artigiani esplosivi. Il tutto è stato sequestrato e portato via. È stato un intervento di natura preventiva per interrompere «una spirale di fanatismo difficile da arrestare». Il gruppo si era dotato di un manifesto ideologico creato dal diciannovenne con la collaborazione di altri.
Il documento di 11 pagine, riporta l’ordinanza, è composto da cinque punti programmatici ed è pieno zeppo di «asserzioni antisemite e complottistiche» con «un marcato risentimento verso il popolo ebraico da parte dell’autore, a tal punto da non riuscire neanche a scrivere la parola “ebrei” per il forte disprezzo ma usando per indicarli i più beceri “stereotipi”».
Gli idoli da cui trarre ispirazione diventano gli autori delle principali mattanze di matrice suprematista: dai più noti Brenton Tarrant, lo stragista di Christchurch che nel 2019 uccise 51 musulmani neozelandesi, e Anders Breivik, il killer di ragazzini sull’isola di Utoya in Norvegia nel 2011, al neonazista Stephan Balliet, l’attentatore della sinagoga di Halle, in Germania, con un’arma da fuoco che aveva componenti realizzati con una stampante 3D.
Il primo istigatore sarebbe stato il 19enne con questi slogan «Più nuclei formiamo meglio è. Non dobbiamo stare con le mani in mano. Tutti organizzati per la stessa causa. Fuori di casa con le spranghe. Questa è casa nostra».Nel periodo d’indagine non si sono registrate aggressioni commesse dagli indagati, ma solo atti di danneggiamento e di vandalismo, come l’imbrattamento con croci celtiche della sede di Sinistra Italiana di Siracusa.
A essere insultati non sono solo i principali movimenti di estrema destra («Quelli di Casapound stanno a bere le birre») ritenuti troppo poco radicali. Sono prese di mira anche la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein, etichettate in un post su Tik Tok come «burattine degli ebrei».
Dall’analisi degli utenti della “Chat Terza Posizione” gli investigatori della Digos milanesi, diretti dal Marino Graziano e Beniamino Manganaro, sono risaliti ad altri due gruppi: la chat “Nuova Italia”, amministrata da due giovani che si autodefinivano rispettivamente presidente e vicepresidente del gruppo, dove venivano veicolate le stesse istanze neofasciste e neonaziste.
È stata poi scoperta una terza piattaforma virtuale in cui due dei minorenni perquisiti, in totale sono nove, hanno pubblicato anche diversi video concernenti la fabbricazione di esplosivi.
Quest’ultimo era stato scovato dopo aver setacciato il cellulare di un 15enne del Trevigiano, detenuto da luglio in misura cautelare in un carcere minorile del Nord Italia per apologia di terrorismo ed addestramento ed auto-addestramento per finalità di terrorismo. Sotto il suo letto erano state trovate delle molotov.
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2026 Riccardo Fucile
COSTI FISSI IN CRESCITA, TURNI LUNGHI E NUOVE ABITUDINI DI CONSUMO
Il 2025 è stato un anno duro per i bar italiani, hanno cessato l’attività 10.529 bar, mentre le nuove aperture si sono fermate a 3.950 unità. È quello che emerge dal Rapporto Ristorazione FIPE del 2026. Il risultato è una perdita netta di 6.579 imprese in un solo anno, dentro un trend che negli ultimi anni sta erodendo progressivamente la rete dei bar italiani. La regione che presenta la maggiore perdita è la Lombardia (-1.334), seguita dal Lazio (-770) e dal Veneto (-680).
La trasformazione del settore
Non si tratta però solo di chiusure, come racconta a Open Luciano Sbraga, responsabile del Centro Studi FIPE: il dato va letto anche come trasformazione interna del settore. «Non tutte le chiusure sono reali. In molti casi il bar non sparisce, ma cambia pelle e diventa altro». Il riferimento è al fenomeno del bar tradizionale che si sta progressivamente spostando verso modelli più ibridi, perché servire solo la colazione non è più sufficiente a mantenere attiva l’attività. È quella che il Rapporto definisce la «crisi invisibile», cioè una contrazione apparente che nasconde una profonda ristrutturazione del settore.
L’insostenibilità di costi fissi elevati
Il principale problema del bar tradizionale italiano è semplice da capire: incassa poco per ogni cliente, ma deve sostenere costi molto alti per restare sempre aperto. Lo scontrino medio, fermo a poco più di 4 euro, racconta bene questa realtà. «Il bar è un’attività che vive dentro una divaricazione costante tra costi e ricavi. È un
lavoro ad altissima intensità e a bassa marginalità. Spesso è aperto anche 14 ore al giorno, sette giorni su sette. Questo rende l’equilibrio economico estremamente delicato», racconta Luciano Sbraga. Infatti, spiega che i clienti vedono solo il prezzo del caffè, ma non i costi fissi per tenere aperto il bar come l’energia, l’affitto e il personale. «Quel costo esiste anche quando non entra nessuno, ogni scontrino contribuisce quindi a sostenere il servizio di accessibilità, cioè la possibilità di trovare sempre un bar aperto», racconta Luciano Sbraga. Per questo molti esercizi si spostano verso attività che generano più profitti come i pranzi, gli aperitivi o il food service. Non per scelta, ma per necessità, perché, come sintetizza Sbraga, «con i caffè devi fare volumi enormi per sopravvivere».
La crisi invisibile e il passaggio verso modelli ibridi
Quindi una quota rilevante delle chiusure non corrisponde a una reale uscita dal mercato, ma a una sua trasformazione. Tra il 2019 e il 2022, su oltre diecimila bar usciti dall’anagrafe, quasi la metà non ha cessato realmente l’attività, ma ha semplicemente cambiato classificazione economica. Nel 44,3% dei casi, infatti, si tratta di imprese che hanno modificato il proprio codice Ateco. Questo significa che quasi metà delle chiusure ufficiali sono in realtà riconversioni. Il pranzo, in particolare, diventa la leva principale perché consente di aumentare lo scontrino medio senza modificare in modo significativo i costi fissi già sostenuti. Come spiega Sbraga: «Il passaggio verso attività a maggiore valore non aumenta necessariamente i costi, ma permette di assorbirli meglio». In questo scenario, il bar tradizionale, basato quasi esclusivamente su colazione e consumazioni veloci, diventa quindi sempre meno competitivo e pranzi o aperitivi diventano strumenti per aumentare il totale sullo scontrino.
Le nuove abitudini degli italiani
Secondo il Rapporto, questa trasformazione si intreccia anche con un cambiamento delle abitudini di consumo, soprattutto tra le nuove generazioni che «non seguono più il modello tradizionale italiano di colazione, pranzo, aperitivo e cena, ma lasciano spazio a una logica molto più frammentata», fatta di micro pause distribuite nell’arco della giornata. A questo cambiamento si sommano anche fattori esterni. Da un lato lo smart working, che ha ridisegnato le giornate con meno pause codificate in ufficio e più incontri distribuiti nel tempo. Dall’altro, come segnala il Rapporto, pesa anche il nuovo contesto normativo legato al Codice della strada, che ha reso più complesso e meno frequente il consumo di alcolici nel dopolavoro, incidendo direttamente sull’aperitivo, uno dei pilastri del bar italiano. In questo scenario, il turismo gioca un ruolo decisivo. Le presenze straniere sono cresciute del +20% rispetto al 2019 e hanno rappresentato il principale sostegno al settore, compensando il calo dei consumi interni. «Il turismo internazionale è stato il vero stabilizzatore del sistema», sottolinea Luciano Sbraga, «ed è anche il motivo per cui molte città hanno retto meglio la crisi».
Il «lavoro usurante» e la crisi delle gestione familiare
Accanto alla crisi economica emerge un cambiamento sociale altrettanto profondo: la rottura della continuità familiare che ha storicamente caratterizzato il mondo dei bar italiani. Il modello dell’impresa di famiglia, tramandata di generazione in generazione, si sta indebolendo sotto il peso di una trasformazione del lavoro sempre più intensa. Il modello della ristorazione italiana si basa infatti su un grande sacrificio di tempo: secondo il Report di FIPE 8 imprenditori su 10 lavorano più di 40 ore a settimana e 1 su 2 supera le 60 ore. È in questo contesto che si spiega il progressivo allontanamento dei figli dagli esercizi di famiglia. Il 45,4% dei ristoratori dichiara di preferire che i propri figli intraprendano un’altra strada professionale.
Il futuro dei bar
Il futuro del bar italiano resta difficile da prevedere. «Non sarà un anno di forte crescita», osserva Luciano Sbraga, «perché il settore è esposto a fattori esterni che le imprese non controllano: energia, geopolitica, inflazione e soprattutto andamento del turismo». Il vero punto critico, oggi, non è se il bar esisterà ancora, ma in quale forma. «Il bar non sparirà», conclude Sbraga, «ma il bar generalista è in difficoltà. Sopravvivranno quelli capaci di differenziarsi e creare valore, non quelli che restano uguali a se stessi». In questo scenario servono anche interventi da parte della politica. «La ristorazione non è ancora pienamente riconosciuta come parte del sistema turistico, nonostante rappresenti una delle principali voci di spesa dei visitatori in Italia», sottolinea Sbraga, «e questo limita l’accesso a politiche e
strumenti di sostegno». Accanto a questo «servono sgravi sul lavoro festivo, una formazione più pratica e allineata alle esigenze delle imprese, e politiche per facilitare il passaggio generazionale nelle attività familiari». Un esempio positivo arriva dal «Modello Trentino», l’unica regione in cui i bar sono cresciuti nel 2025, grazie a un sostegno pubblico alle piccole imprese familiari e a una maggiore tenuta del tessuto socio-economico locale.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2026 Riccardo Fucile
GIÀ NEL 2020 DALL’OPPOSIZIONE IL SUO FEDELISSIMO, IL BISTECCHIERE DELMASTRO, RIVENDICAVA L’IMPEGNO AFFINCHÉ IL GOVERNO CONTE II NON TOCCASSE LA MAXI-DETRAZIONE FISCALE
«Ho presentato un emendamento in cui chiedo al governo di prorogare il Superbonus
110 per cento sino al 2025. Fratelli d’Italia dalla parte di imprese e famiglie!». Il post (con tanto di foto personale), datato 27 novembre 2020, porta la firma Andrea Delmastro, all’epoca deputato di Fratelli d’Italia all’opposizione del Conte II.
Sulla propria pagina social annunciava, quindi, una proposta ad hoc per dare seguito alla misura introdotta dall’esecutivo. Per la serie: chi lo ha introdotto, non pensi di toglierlo.
Anche sul Superbonus, dunque, il partito Giorgia Meloni ha fatto un’inversione a U: ieri, giovedì 22 aprile, la presidente del Consiglio lo ha definito «la sciagurata misura della sinistra e del Conte II» che non avrebbe consentito di far scendere sotto il 3 per cento il rapporto deficit/Pil. Lasciando l’Italia in procedura di infrazione.
Quella di Delmastro non era infatti una fuga solitaria. Anzi: nel tempo Fratelli d’Italia ha sempre perorato la causa del Superbonus. Anche attraverso la sua leader. «Siamo pronti a tutelare i diritti del superbonus e a migliorare le agevolazioni edilizie», scriveva Meloni, nel settembre 2022, sul sito personale, postando un video-elogio al Superbonus: «È una misura nata con intenti lodevoli. Rinnovare il nostro patrimonio edilizio in funzione della transizione ecologica».
Da lì partiva la critica alle successive modifiche fatte alla norma. Ma nessun anatema scagliato verso la presunta “devasta conti pubblici”. C’era al contrario il riconoscimento all’iniziativa avviata dal governo Conte II e la rivendicazione del suo partito di voler essere vicino alle famiglie e alle imprese. Proprio come faceva Delmastro due anni prima.
Solo alla fine di quel video, Meloni parlava di voler conservare l’impianto del bonus, con il ritocco per portarlo all’80 per cento.
La galleria di posizioni pro-Superbonus è del resto lunga. Agli atti c’è una dichiarazione dal responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, rilasciata nel novembre 2021, alla trasmissione Rai Agorà, e rilanciata dal sito del partito: «Fratelli d’Italia è favorevole al mantenimento del Superbonus, ma è un provvedimento che va sicuramente migliorato così come vanno semplificate le
procedure per accedervi. Mettere tetti, limiti e cavilli scoraggia le persone, rendendo la misura accessibile solo a una minoranza di tecnici e caparbi». […]
Insomma, nonostante fosse all’opposizione, Fratelli d’Italia non hai manifestato dubbi sul Superbonus. Agli atti non ci sono barricate e ostruzionismo parlamentare, bensì emendamenti per proroghe e salvaguardia della misura.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL SENATORE RENZIANO ENRICO BORGHI: “CI SAREBBE DA INTERROGARSI SE SI TRATTI DI SEMPLICE SCIATTERIA O DI VOLONTÀ. VI SIETE SCAVATI IL BUCO CON LE VOSTRE MANI E CI SIETE FINITI DENTRO. IL PROBLEMA È CHE CI È FINITO IL PAESE”
“Eurostat ha confermato il rapporto deficit pil dell’Italia al 3,1%. Questo congela qualsiasi tipo di iniziativa, di spazio di manovra e di capacità di intervento.
Ci sarebbe da interrogarsi se si tratti di semplice sciatteria o di volontà, perché in termini assoluti lo 0,1% di scostamento vale 679 milioni di euro, esattamente il costo dei cpr in Albania. Vi siete scavati il buco con le vostre mani e ci siete finit
dentro. Il problema è che ci è finito il Paese”. Lo dice il senatore di Italia viva, Enrico Borghi, vicepresidente del partito, intervenendo in Aula sul decreto carburanti.
“Mi chiedo cosa accadrà adesso con il programma Safe, visto che non sarà possibile accedere a quei fondi, come in quest’aula avevano annunciato i ministri Giorgetti e Crosetto. Dove è finita la politica economica di questo Paese? – aggiunge – E’ necessario riaggiornare la nostra agenda di lavoro e di discussione perché siamo di fronte a errori clamorosi di questo governo, costretto a fare i conti con un suo autogol”.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2026 Riccardo Fucile
PIU’ SALE IL NUMERO DEI PARTECIPANTI AL VOTO PIU’ SCHLEIN SCENDE E SILVIA SALE, MENTRE CONTE RESTA FERMO ALLA STESSA PERCENTUALE
Se si svolgessero le primarie, la segretaria del Pd batterebbe Giuseppe Conte (fino a non
troppo tempo fa dato come favorito) e Silvia Salis, la sindaca di Genova individuata da alcuni come possibile federatrice di un’alleanza che tenga dentro anche la quota centrista della sinistra.
§È quanto emerge dal sondaggio realizzato da YouTrend per SkyTG24, che assegna a Schlein il 41% delle preferenze tra gli elettori del campo largo che sicuramente voteranno e il 36% tra quelli che probabilmente lo faranno.
Il sondaggio offre anche una panoramica generale della fiducia nei leader politici. Giorgia Meloni è in calo, al 33%
Chi vince le primarie nel campo largo
Il quesito, rivolto specificamente agli elettori del campo largo sicuri di andare a votare, restituisce un risultato molto netto: Elly Schlein stacca tutti e conquista il 41% delle preferenze. La competizione per il secondo posto è più serrata. Giuseppe Conte si ferma al 26%, superando di un solo punto Silvia Salis, che sorprende con un solido 25%.
Finora infatti la sindaca ha escluso l’ipotesi primarie, che a suo giudizio sarebbero divisorie, limitandosi a dire che se le chiedessero di scendere in campo come “un anti-Meloni” lo “prenderebbe in considerazione”.
Tra coloro meno sicuri di andare a votare, la leader del Pd resta in testa con il 36%. Sale Salis cresce al 29% contro il 26% di Conte.
Più in fondo: Ernesto Maria Ruffini del gruppo civico Più Uno, tra il 3% e il 4%; un possibile candidato scelto tra le fila di Alleanza Verdi-Sinistra, tra il 5% e il 3%, e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, all’1%.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2026 Riccardo Fucile
CAMPO LARGO AVANTI
Situazione i assestamento dopo gli scossoni nelle rilevazioni delle settimane successive al referendum costituzionale. Con la sfida tra centrodestra e campo largo che si mantiene su un livello di sostanziale parità, in attesa che si chiarisca la questione del candidato premier dell’opposizione.
Questo in sintesi quanto emerge dalla supermedia Agi/Youtrend di questa settimana.
L’analisi degli scostamenti parla, dunque di una stabilizzazione rispetto ai valori visti la scorsa settimana, e di una conferma di alcuni trend già individuati: lo stabilizzarsi di FdI intorno al 28% (stesso dato delle Europee); il lieve calo di Forza Italia; la piccola crescita della Lega; la conferma di Futuro Nazionale, ormai stabilmente sopra il 3%.
Questa, nel dettaglio, la Supermedia
Liste:
FdI 28,2 (+0,1) Pd 22,4 (-0,2) M5S 12,8 (+0,1) Forza Italia 8,3 (-0,3) Lega 7,3 (+0,1) Verdi/Sinistra 6,2 (-0,2) Futuro Nazionale 3,5 (+0,2) Azione 3,0 (=) Italia Viva 2,6 (+0,3) +Europa 1,5 (=) Noi Moderati 1,1 (+0,1)
Questa la Supermedia coalizioni 2026:
Campo largo 45,3 (-0,1)
Centrodestra 44,9 (=)
Futuro Nazionale 3,4 (+0,2)
Azione 3,0%
Altri 3,4
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Aprile 23rd, 2026 Riccardo Fucile
UN FATTO INSOLITO, VISTO CHE SU QUEL CANALE IL CALCIO NON SI VEDE DA DIECI ANNI,.. GIORDANO, INSIEME A DEL DEBBIO, È UNO DEI “DISSIDENTI” DEL BISCIONE RISPETTO ALLA SVOLTA MODERATA DI MEDIASET (E DI FORZA ITALIA). SABATO SCORSO, IL GIORNALISTA ERA ALLA MANIFESTAZIONE LEGHISTA A FAVORE DELLA REMIGRAZIONE, OSTEGGIATA DAGLI AZZURRI
Fuori dal coro balla la Liga e salta un turno. Il 10 maggio il programma di Mario
Giordano su Rete4 non andrà in onda: colpa dell’acquisto dei diritti della partita Barcellona-Real Madrid, che Mediaset trasmetterà in chiaro al suo posto
Non una gran notizia per Giordano, reduce con il collega Paolo De Debbio da giornatine movimentate nel rapporto coi Berlusconi.
Se fino a qualche tempo fa sarebbe apparso un normale cambio di programmazione, oggi viene naturale ragionare sul contesto politico, vista l’aria che si respira a Cologno Monzese. Due dei principali volti dell’informazione – Del Debbio e Giordano appunto – di recente hanno infatti espresso posizioni in forte dissenso con la linea della famiglia Berlusconi.
Il primo a smarcarsi è stato il conduttore di Dritto e rovescio, che sulla pagina della Verità ha criticato la decisione di Marina Berlusconi di convocare Antonio Tajani negli uffici del Biscione
Giordano invece sabato scorso ha partecipato alla manifestazione “Padroni a casa nostra” organizzata dalla Lega in piazza del Duomo, a Milano, attorno al concetto di remigrazione e contro le regole economiche e ambientali dell’Europa. La mobilitazione è stata contestata da Forza Italia, che lo stesso giorno ha messo in piedi un sit-in per raccontare “il valore e il contributo delle seconde generazioni”.
La famiglia Berlusconi si è mossa per sostenere la contro-manifestazione, con interventi prima di Marcello Dell’Utri (“sarebbe piaciuta a Berlusconi”) poi della nuova capogruppo in Senato Stefania Craxi e di altri dirigenti. Dal palco leghista, Giordano ha rivendicato il diritto a quella piazza: “Qualcuno voleva che questa bellissima piazza non ci fosse. Sono qui perché amo la libertà di dire anche parole che sembrano proibite come remigrazione”.
Si arriva così alla partita. Mediaset ha acquistato mesi fa i diritti per alcune sfide della Liga, il campionato spagnolo. Lo scorso ottobre la partita d’andata fra Real Madrid e Barcellona si è giocata nel pomeriggio ed è andata in onda su Italia 1. Il 10 maggio si gioca il ritorno, che potrebbe anche essere decisivo per la vittoria del titolo.
Ai piani alti del Biscione nessuno parla di decisione politica, ma di una scelta commerciale quasi obbligata: su Italia 1 è prevista l’ultima puntata di Zelig, da preservare, mentre la partita, da cui pure si attendono buoni ascolti, non è pensata per una prima serata di Canale
Ci sarebbe il canale 20, dove in passato Mediaset ha trasmesso diverse partite, ma
l’azienda ha preferito Rete 4, anche se il calcio da quelle parti non si vede da dieci anni. Alla fine paga Fuori dal coro, quindi, anche se Giordano e i suoi giornalisti dovrebbero recuperare la puntata persa a fine stagione, col caldo estivo. Per loro fortuna, i diritti dei Mondiali li ha la concorrenza.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2026 Riccardo Fucile
LA GIURIA DELLA BIENNALE, QUANDO IL TAPPULLO E’ PEGGIORE DEL BUCO: “ISRAELE E RUSSIA, I CUI LEADER SONO ACCUSATI DI CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ DALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE, SARANNO ESCLUSI DAI PREMI DELLA MOSTRA”
La Giuria internazionale della Biennale Arte di Venezia “si asterrà dal considerare quei Paesi, i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità da parte della Corte penale internazionale”.
Lo annunciano la presidente Solange Farkas, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi: anche Russia e Israele saranno esclusi dalla competizione per i Leoni d’Oro e d’Argento.
“In questa edizione della Biennale desideriamo dichiarare l’intenzione di esprimere il nostro impegno per la difesa dei diritti umani nello spirito del progetto curatoriale di Koyo Kouoh” spiega la Giuria.
“Noi, componenti della Giuria internazionale di In Minor Keys, 61/a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, siamo onorate di essere state selezionate per questo ruolo da Koyo Kouoh, direttrice artistica. Siamo state coinvolte a contribuire al suo progetto designando gli artisti per il Leone d’oro e d’argento tra centodieci artisti selezionati da Kouoh per l’Esposizione.
Nello svolgere questo compito, riconosciamo anche il lavoro del team curatoriale composto da Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira, Rasha Salti, Siddhartha Mitter e Rory Tsapayi” spiegano la presidente Solange Farkas e le componenti della Giuria internazionale Zoe Butt, Elvira Dyangani Os, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi.
“Come componenti della Giuria, abbiamo anche una responsabilità nei confronti del ruolo storico della Biennale, come piattaforma che collega l’arte alle urgenze del suo tempo. Comprendiamo la complessa relazione tra la pratica artistica e la rappresentazione dello Stato/Nazione che fornisce la struttura centrale della Biennale di Venezia, in particolare il modo in cui tale relazione lega il lavoro degli artisti con le azioni degli Stati che loro rappresentano” sottolineano su e-Flux Notes.
“Con ciò, siamo solidali nell’abbracciare la dichiarazione curatoriale di Koyo Kouoh: ‘Nel rifiutare lo spettacolo dell’orrore, è giunto il momento di ascoltare le tonalità minori, di sintonizzarsi sottovoce sui sussurri, sulle frequenze più basse; per trovare le oasi, le isole, dove è salvaguardata la dignità di tutti gli esseri viventi'” concludono.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2026 Riccardo Fucile
LA COMMISSARIA E’ JENNY PARIDO, SENZA ALCUNA ESPERIENZA NEL SETTORE MUSEALE, IL CUI IMPIEGO PIÙ RECENTE È STATO QUELLO DI PROPRIETARIA DI UN NEGOZIO DI CIBO PER ANIMALI. IL CURATORE E’ JEFFREY USLIP ACCUSATO DI INSENSIBILITA’ RAZZIALE PER UNA MOSTRA IDEATA 10 ANNI FA – SENZA CONTARE ALMA ALLEN, UNO SCULTORE AMERICANO POCO CONOSCIUTO CHE VIVE IN MESSICO
Per quasi un secolo, la partecipazione degli Stati Uniti alla più importante mostra d’arte
del mondo, la Biennale di Venezia, ha seguito uno schema noto: un gruppo di importanti direttori di musei o curatori proponeva progetti che coinvolgevano i migliori artisti del Paese.
Come molte tradizioni, sotto la seconda amministrazione Trump anche questa è stata stravolta. I veterani del mondo dell’arte sono fuori gioco.
Al loro posto: un’organizzazione no profit fondata da pochi mesi e guidata da Jenny Parido, il cui impiego più recente è stato quello di proprietaria di un negozio di alimenti di lusso per animali domestici a Tampa, in Florida.
Parido, 37 anni, che non ha alcuna esperienza nel settore museale, si affida alla competenza di Jeffrey Uslip, un curatore indipendente che ha lasciato il mondo dei musei dieci anni fa dopo che una mostra da lui organizzata era stata criticata per insensibilità alle tematiche razziali. A sua volta, Uslip si affida all’artista che ha selezionato per rappresentare gli Stati Uniti: uno scultore americano poco conosciuto che vive in Messico di nome Alma Allen. Oltre una dozzina di ex curatori ha dichiarato ai media che con queste scelte il governo mina la credibilità del Padiglione.
Secondo Robert Storr, ex preside della Yale School of Art e primo americano a curare la Biennale di Venezia nel 2007, «la gente si chiederà: è questo il meglio che siamo riusciti a fare?». Un portavoce della Casa Bianca, Davis Ingle, dichiara invece che «Il Dipartimento di Stato è orgoglioso di mettere in mostra l’eccellenza americana attraverso la visione di Alma Allen, talentuoso scultore autodidatta che incarna la grandezza del sogno americano».
Non è la prima volta che Uslip si trova sotto i riflettori. Quasi un decennio fa, in qualità di curatore capo del Contemporary Art Museum di St. Louis, organizzò una mostra di Kelley Walker che includeva immagini di afroamericani durante le proteste per i diritti civili: l’artista le aveva serigrafate con cioccolato bianco e
fondente spalmato. Sia il museo che l’artista si scusarono in seguito a accuse di razzismo.
Uslip è poi tornato nel mondo dell’arte come curatore del Padiglione di Malta alla Biennale di Venezia del 2022. Sia Uslip che Parido hanno rifiutato di rispondere alle domande del New York Times dopo aver inizialmente accettato un’intervista tramite un portavoce. Non hanno voluto dire come si sono conosciuti, né quanto fossero pagati per lavorare a una mostra parzialmente finanziata dai contribuenti. Ci sono poche aspettative che l’American Arts Conservancy possa coprire il costo del Padiglione, che ha raggiunto 5,8 milioni di dollari nel 2024 per la mostra di Jeffrey Gibson.
Nei documenti costitutivi dell’organizzazione, stimava di poter raccogliere 150.000 dollari quest’anno, con quasi il 73% di tale somma destinata a stipendi, salari e onorari professionali.
L’American Arts Conservancy non ha risposto alle domande sulle sue finanze o sulla strategia di raccolta fondi. Ma i post sui social media mostrano che ha fatto affidamento sui funzionari di Trump per ottenere sostegno; inoltre, non ha mai contattato i tradizionali finanziatori del Padiglione, tra cui la Ford Foundation e la Andrew W. Mellon Foundation, secondo quanto riferito da tali organizzazioni. Ha invece raccolto sostegno partecipando a un vertice culturale alla Casa Bianca e incontrando gruppi conservatori.
La signora Parido ha descritto il Padiglione come “pro-America” e quindi è stato sorprendente quando l’American Arts Conservancy e il Dipartimento di Stato hanno annunciato che Allen avrebbe rappresentato gli Stati Uniti. Non era la scelta più ovvia per rappresentare l’ideologia “America First”: Allen è emigrato in Messico nel 2017 e si affida a uno staff messicano per realizzare le sue sculture. L’artista sostiene di aver accettato l’incarico nonostante non avesse mai sentito parlare di Uslip o Conservancy. «Avere l’opportunità di esporre al padiglione e rappresentare l’America — c’è un grande potere in questo», ha detto in un’intervista e ha aggiunto di non aver mai incontrato «nessuno nell’orbita di Trump».
Al Padiglione, Allen si concentra su ciò che può controllare: la sua arte. «Non credo che il mio lavoro sia politico in senso partitico», dice. All’esterno dell’edificio ha collocato un gigantesco occhio di bronzo montato sulla parete esterna: un simbolo visivo che secondo lui può essere interpretato in diversi modi, in senso ottimistico come simbolo di protezione divina, come l’Occhio della Provvidenza, in senso negativo come espressione di costante sorveglianza. «È un occhio che osserva l’edificio», dice «Penso che le persone dovranno giudicare da sole».
(da agenzie)
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