Aprile 23rd, 2026 Riccardo Fucile
HANNO FALLITO L’OBIETTIVO DI RIENTRARE DALLA PROCEDURA DI INFRAZIONE PER DEBITO ECCESSIVO? ALLORA LA COLPA E’ DEI GOVERNI PRECEDENTI, DELL’EUROPA, DELLA GUERRA E DELLE “MANINE DEL PALAZZO”
Se non abbiamo fatto male i conti, mancano solo il terremoto, la tremenda inondazione
e le cavallette, e poi il governo Meloni ha esaurito la liste delle scuse e dei colpevoli da tirare in ballo per i suoi fallimenti.
Ieri è stato il turno, nell’ordine, di provvedimenti di due governi e sei anni fa, dell’Europa, della guerra e delle sempiterne manine di Palazzo, per giustificare il fatto che non siamo usciti dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, e che quindi non ci sono soldi da spendere nella prossima legge di bilancio, a meno di non fregarsene delle regole europee che abbiamo sottoscritto.
Colpa dei miliardi del superbonus, dice Giorgia Meloni, se siamo ancora al 3,1% del rapporto deficit Pil. Dimenticandosi che fu una misura allora votata, tutelata e difesa dai partiti che compongono la maggioranza di governo come Lega e Forza Italia, quando c’era da lisciare il pelo alla filiera edilizia e ai proprietari di case. E che forse sarebbe banalmente bastato evitare di buttare qualche centinaia di milioni di euro in progetti demagogici come i centri per migranti in Albania, tanto per dirne uno, per rientrare sotto la soglia del 3%
O meglio ancora, far crescere un po’ di più l’economia, approfittando dei 209 miliardi messi a disposizione dal Pnnr, una quantità di denaro che nessun governo ha mai avuto a disposizione per accelerare lo sviluppo economico. E che invece, alla fine dei conti, ha prodotto una crescita asfittica dello 0,5% per il 2026 e una lista infinita di crisi industriali. Una stima, l’ha detto ieri, il ministro Giorgetti, che andrà ulteriormente rivista al ribasso.
La crescita, per l’appunto. Colpa della guerra in Iran, dice Meloni. Come se quella guerra non l’avesse scatenata il duo Trump-Netanyahu, che il nostro governo ha sempre difeso e sostenuto, contro ogni evidenza, fino a quando non si è reso conto che ogni stretta di mano a Trump era un punto in meno nei sondaggi. E come se non fossimo, al solito, il Paese che cresce meno in Europa. Ad esempio, la Spagna crescerà del 2,1% nel 2026. La guerra non c’è, a Madrid?
A proposito di Europa: colpa delle regole di Bruxelles, ovviamente. Come se quelle regole, quel nuovo patto di stabilità non fosse stato sottoscritto dal governo Meloni il 20 dicembre del 2023. Regole che allora la stessa premier definì “meno rigide e più realistiche” rispetto a quelle precedenti, ottenute “grazie a un serio e costruttivo approccio al negoziato”. Quelle stesse regole che oggi Meloni vuole infrangere, come se nel 2023 governasse la sua sosia.
E già che ci siamo, perché non dare la colpa pure alla solita “manina di Palazzo”, alla sinistra cattiva infrattata nelle istituzioni che trama contro l’Italia dalle segrete stanze dell’Istat, rifiutandosi di taroccare un po’ i numeri per aiutare il governo nella sua legge di bilancio elettorale di fine mandato. Anziché – orrore! – fornire numeri veri e fotografare la realtà per quel che è, come fanno, o dovrebbero fare, gli organi di Stato e le magistrature indipendenti dalla politica.
Tutto, pur di non dire che un governo in carica da quattro anni, con la maggioranza più stabile e ampia di sempre, e con un sostegno pressoché incondizionato dei mercati, ha fallito sia l’obiettivo della crescita sia quello dell’uscita dalla procedura d’infrazione.
E il bello è che adesso cercano pure i colpevoli.
Quando basterebbe, semplicemente, avvicinarsi al primo specchio che trovano.
(da Fanpage)
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Aprile 23rd, 2026 Riccardo Fucile
NONOSTANTE LA BATOSTA REFERENDARIA VUOLE CONTINUARE A FAR PERDERE VOTI AL CENTRODESTRA
“Signori, è nel codice penale: se si parla di modesta quantità persino della droga, non sarà una bestemmia parlare di modestia anche delle cosiddette mazzette, o del pactum sceleris della corruzione”. Nonostante la batosta referendaria, Carlo Nordio non rinuncia a esibire senza filtri la sua idea di giustizia. Rispondendo al question time alla Camera, il ministro rivendica orgogliosamente il concetto di “modestissima mazzetta”, elaborato nel suo ultimo libro per scagliarsi contro l’uso dei trojan – i virus-microspia installati nei telefoni – nelle indagini per corruzione. Nell’opera uscita a gennaio (Una nuova giustizia, Guerini) Nordio insultava la legge Spazzacorrotti del suo predecessore Alfonso Bonafede, definita “il delirio moralistico di un Parlamento semi-giacobino”: quella riforma, denunciava indignato, ha esteso i trojan alle inchieste per i gravi reati contro la Pubblica amministrazione, “con il risultato che ancor oggi, se un pm ravvisa l’ipotesi anche di una modestissima mazzetta, può chiedere e ottenere l’utilizzo di questo meccanismo diabolico. Dopo il referendum, vedremo di rimediare anche a questa inciviltà”, prometteva.
Alle urne poi è finita come sappiamo, e quel progetto per ora è finito in archivio. Ma Nordio, di fronte alla Camera, sceglie di insistere sulla teoria della mazzetta “omeopatica”: l’assist è un’interrogazione M5S sulla direttiva europea anticorruzione appena entrata in vigore, che, secondo vari giuristi, impone all’Italia di reintrodurre una forma di abuso d’ufficio, reato abrogato ormai due anni fa. “La corruzione non può essere minimizzata parlando di ‘modestissime mazzette’ come
ha fatto lei, ministro. In Europa sanno bene quanto sia importante contrastare la corruzione e, prima ancora, tutte le condotte in cui l’interesse privato schiaccia il bene pubblico”, ha incalzato in Aula Valentina D’Orso, capogruppo pentastellata in Commissione Giustizia, chiedendo se il governo abbia intenzione di rivedere le sue scelte per evitare una procedura d’infrazione. Una citazione provocatoria che il Guardasigilli raccoglie subito. “In premessa – esordisce – vorrei dire che quando si parla e si è parlato di ‘modeste mazzette’ e, ancora una volta, si è attribuito a questo ministro un linguaggio cosiddetto di strada, vorrei ricordare che il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico. Si parla di tenuità del fatto – ricorda – addirittura per escludere la punibilità di un reato; si parla di modesta quantità nella detenzione di sostanze stupefacenti e nelle circostanze attenuanti vi sono le particolari esigenze di tenuità del fatto. Quindi non è un sacrilegio usare questo aggettivo” chiosa l’ex pm. Un paragone, quello tra tangenti e sostanze psicotrope, smontato in due frasi da Giovanni Zaccaro, giudice in Corte d’Appello a Roma e segretario di Area, il maggiore gruppo delle toghe progressiste: “La concussione e la corruzione danneggiano tutti i cittadini, lo spaccio di una dose danneggia al più la salute di chi decide di comprarla. È evidente che i primi reati siano più gravi del secondo”, commenta al Fatto.
Nel merito dell’interrogazione, invece, Nordio annuncia che la direttiva Ue verrà semplicemente ignorata: “La risposta sulla reintroduzione del reato di abuso d’ufficio è nettamente negativa”, afferma. “Abbiamo dimostrato all’Europa che sta nella discrezionalità degli Stati predisporre i sistemi anticorruzione, e in questo l’arsenale preventivo e repressivo dell’Italia è il più ricco di tutti”, con “ben 17 fattispecie di reato”. Secondo Nordio, la previsione europea “non ha niente a che vedere” con il reato abrogato in Italia, “perché non tipicizza nessuna fattispecie incriminatrice e non individua condotte determinate”. Una tesi che si appoggia sull’ambiguità del testo della direttiva, fatto annacquare dall’Italia in cambio del suo sì: nella versione finale, l’articolo 7 obbliga gli Stati membri a perseguire solo “determinate violazioni gravi” commesse dai pubblici ufficiali, consentendo inoltre di “limitare l’applicazione” del reato a “determinate categorie” di funzionari pubblici. A rivolgersi a Nordio nel question time anche Forza Italia, che con il
deputato Pietro Pittalis ha chiesto di accelerare l’iter della proposta di legge per rendere più difficile il sequestro degli smartphone da parte dei pm, imponendo una complessa procedura governata dal gip: dopo l’ok al Senato ad aprile 2024, il provvedimento è ancora fermo alla Camera.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Aprile 23rd, 2026 Riccardo Fucile
ARRIVANO I PRIMI ACCORDI CON GLI INDAGATI, CHE SI SCUSANO E PAGHERANNO FINO A 5MILA EURO A TESTA – “È LA PRIMA VOLTA CHE QUESTO TIPO DI INSULTI VENGONO RICONOSCIUTI PER LA LORO NATURA SESSISTA. ORA, ANCHE LE VITTIME SI SENTIRANNO PIÙ TUTELATE”
Gli hater di Cristina Seymandi iniziano a chiedere scusa e, tra risarcimenti, multe e
spese legali pagheranno fino a 5mila euro a testa.
«Uno mi dava della escort. Diceva che le donne migliori sono quelle che paghi», ricorda ora Seymandi a Repubblica. «Sono stata attaccata in quanto donna. Ed è la prima volta che questo tipo di insulti vengono riconosciuti per la loro natura sessista. È un passo fondamentale per far venire meno quel senso di impunità che si nasconde dietro un certo tipo di azioni violente on line», aggiunge l’imprenditrice, ma non sembra del tutto soddisfatta della piega che ha preso la vicenda.
«Le scuse mi sono sembrate poco credibili», spiega Seymandi, finita nel mirino degli odiatori da tastiera, in seguito alla rottura con il fidanzato Massimo Segre e alla diffusione di quel video in cui l’uomo leggeva una lettera in cui rivelava un presunto tradimento compiuto dalla compagna. Era l’estate del 2024: da lì in avanti, dal video che fu ripreso e rilanciato online arrivarono una enormità di commenti social contro Seymandi.
Si chiude così il primo atto della vicenda giudiziaria dell’imprenditrice torinese, che in passato aveva lavorato con il Movimento 5 Stelle (staffista nell’amministrazione Appendino) e potrebbe ambire a un percorso politico in futuro.
Erano 26 gli indagati per gli insulti sessisti rivolti via social a Seymandi. «Tra loro c’erano anche un professore e un volontario della Croce Rossa», aveva ricostruito Seymandi poco dopo la svolta nelle indagini della scorsa estate. Con alcuni degli indagati — una manciata — si è riusciti ad arrivare a un accordo. Pare che gli uomini abbiano manifestato grande imbarazzo per quanto avevano scritto sui social, si siano scusati e abbiano concordato un risarcimento danni a favore di Seymandi.
Altri, invece, hanno accettato il decreto penale di condanna, ammettendo sostanzialmente la propria responsabilità nella vicenda. Nei loro confronti Seymandi, difesa dall’avvocato torinese Claudio Strata, starebbe valutando se procedere o meno con una causa civile.
«Grazie a questo tipo di provvedimenti, anche le vittime si sentiranno più tutelate e sicure nel denunciare le violenze subite online», sottolinea ora.
All’inizio dello scorso anno, l’imprenditrice si era opposta alla richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Roberto Furlan riguardo alla denuncia per le offese ricevute. In quella occasione, fu la gip di Torino Lucia Minutella, a rigettare la richiesta della Procura. Da lì a poco si è arrivati all’identificazione dei responsabili allertando le procure di mezza Italia.
«La legge non può perseguire milioni di hater, lo capisco bene», ragiona Seymandi e lancia però un appello a interdire i condannati dall’uso dei propri social per un periodo di tempo proporzionale al reato commesso. «Esattamente come chi guida in stato di ebbrezza, perde la patente», conclude la donna.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2026 Riccardo Fucile
TRUMP: “I GIUDICI REPUBBLICANI NON RESTANO UNITI E REGALANO AI DEM UNA VITTORIA DOPO L’ALTRA”
Poco prima dell’uscita di alcune sentenze della Corte Suprema, Donald Trump è tornato ad attaccare il massimo tribunale americano, in particolare i giudici repubblicani che gli hanno votato contro.
“Come possono i democratici non apprezzare il modo in cui vota la Corte Suprema degli Stati Uniti? I giudici democratici restano uniti con la colla, non mancando mai di attenersi alle politiche, alle idee e ai casi distorti e perversi che vengono loro sottoposti. Votano sempre come un gruppo. I giudici repubblicani non restano uniti e regalano ai dem una vittoria dopo l’altra”, ha attaccato Trump citando la sentenza sull’abolizione dei dazi e quella sullo ius soli, che non è ancora arrivata.
“Alcuni giudici ‘repubblicani’ si sono rivelati deboli, stupidi e disonesti, tradendo completamente i principi che presumibilmente sostenevano”, ha insistito il presidente americano. “Concedere rimborsi tariffari per 159 miliardi di dollari a soggetti che da anni stanno depredando il nostro Paese è un atto inspiegabile, una farsa! Uno schiaffo in faccia agli Stati Uniti: uno schiaffo inutile e costoso”.
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2026 Riccardo Fucile
LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI , ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL “SUO” GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ”BADANTE” DEL MINISTRO GIULI-VO
È sempre Fratelli coltelli. Con il passare delle settimane, è sempre più evidente che i
nemici più ostici per Giorgia Meloni non arrivano dalle file della sinistra o del “Campo largo”, ma dal suo stesso partito.
E la sfida più difficile, ormai neanche più sotterranea, è quella che vede coinvolti la premier e il suo inner circle di Palazzo Chigi (Scurti-Fazzolari) contro Ignazio La Russa e la sua “Trinacria magica”.
‘Gnazio, che ha dovuto subire la cacciata di Daniela Santanchè dal ministero del Turismo, si oppone a qualunque ridimensionamento del suo potere e di quello della sua correntona, e fatica a contenere la rabbia per Giorgia Meloni (l’ennesima prova si è avuta al Salone del Mobile di Milano, dove tra i due co-fondatori di Fdi c’è stato un saluto a dir poco gelido)
Per comprendere il potere di La Russa, è sufficiente guardare i nomi dei nuovi 5 sottosegretari, decisi oggi dal consiglio dei ministri.
A partire da Giampiero Cannella, nuovo sottosegretario alla Cultura: il vicesindaco di Palermo è un uomo del mai paludato presidente del Senato (vedi l’uscita delirante sul 25 aprile mettendo insieme la Resistenza e Salò).
‘Gnazio ha puntato su di lui come “compensazione” dopo l’uscita, dal ministero della Cultura, del sottosegretario Gianmarco Mazzi, a lui molto vicino.
Nel mirino non c’è tanto il ministro (per mancanza di prove) Alessandro Giuli, considerato poco più di un “dandy di rappresentanza”, quanto il capo-“badante” del Collegio romano, Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica del Ministero, in
quota Fazzolari. Merlino che lo stesso “Fazzo” avrebbe proposto come sottosegretario ricevendo pero’ un “preferirei di no” di Giorgia Meloni.
La Russa voleva un suo uomo al ministero della Cultura per controllare e fronteggiare lo strapotere del sottosegretario di Pa-Fazzo Chigi, che a sua volta ha ottenuto la nomina del “falco” Alberto Balboni alla Giustizia, al posto del disastro Delmastro.
Anche la nomina di Massimo Dell’Utri agli esteri è ascrivibile alla corrente “larussiana”: Dell’Utri è segretario siciliano di “Noi moderati”, partito di Maurizio Lupi, che La Russa ha scelto come candidato sindaco a Milano per il centrodestra nel 2027.
La prevalenza della Sicilia in questo giro di nomine (due incarichi su cinque, molto pesanti, sono andati a due siculi d’area larussiana) rappresenta una conferma dell’importanza della regione per Fratelli d’Italia.
La Trinacria è una terra di scontri, rese dei conti: rappresenta un potenziale terremoto per il governo.
Da un lato c’è Manlio Messina, il deputato ex Fratelli d’Italia che ha minacciato di rivelare segreti scottanti e imbarazzanti per il partito, salvo poi, misteriosamente, cambiare idea e tacere.
Poi ci sono le inchieste, come il rinvio a giudizio per corruzione dell’assessore regionale siciliana al turismo Elvira Amata e quello del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno (altro personaggio dell’orbita La Russa).
In questo quadretto di fiele, il governatore Renato Schifani appare sempre più indebolito: la sua ascesa al governo regionale fu frutto di un accrocchio, un compromesso Tajani-Meloni che portò alla mancata ricandidatura di Nello Musumeci (poi “affogato” al ministero del Mare), a cui si opponeva Forza Italia.
Con il depotenziamento di Tajani e il rimescolamento interno al partito azzurro, però, Schifani sente il fiato sul collo: Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera molto apprezzato da Marina Berlusconi, sogna di sfilare a Schifani la poltrona da governatore, e chiede apertamente il commissariamento del partito in Sicilia (e ha ottime ragioni, considerata la vittoria a valanga del “No” al referendum sulla
giustizia, cavallo di battaglia del partito fondato da Silvio Berlusconi, che aveva nell’isola una delle sue roccaforti elettorali
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2026 Riccardo Fucile
IL NON POTER ACCEDERE AL FONDO SAFE DETERMINATO DALL’AVER SBAGLIATO I CONTI?
La prossima legge di bilancio è la più importante di tutte, per il governo. Perché è quella che arriva prima delle elezioni e dopo anni in cui non ha speso nulla, il governo la voleva utilizzare per essere generoso al momento giusto. Tanto più ora, con una crisi economica alle porte e un crollo di consensi che non accenna a frenare dopo la sconfitta al referendum.
Insomma, se c’è un anno in cui bisogna spendere, in cui è necessario spendere è proprio il prossimo.
Precondizione per farlo è l’uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, a cui il governo sta lavorando da inizio legislatura, e che non ha mai mancato di annoverare tra i suoi successi prossimi venturi. Con il deficit che torna sotto il 3% del PIL, infatti, si può accedere al fondo Safe per finanziare l’aumento della spesa militare a tassi ridicoli. In questo modo il vantaggio è triplice: si accontenta Trump senza spendere un soldo, si investe un po’ a beneficio della crescita e rimangono soldi – più o meno 6 miliardi in più, contati male – da mettere nelle tasche degli italiani poco prima del voto.Bene. Il problema è che a quanto pare non si esce dalla procedura d’infrazione, perché qualcuno, segnatamente il ministro dell’economia
Giancarlo Giorgetti, ha fatto male i conti. Il nostro deficit infatti è pari al 3,05% del PIL, che arrotondato, fa 3,1%. Quindi, niente fondo Safe per armi e ciao ciao ai soldi in più da mettere in legge di bilancio.
Se vi sembra surreale già così, sappiate che parliamo di una cifra ridicola, che rischia di impedire al governo di spendere 6 miliardi in più per abbassare le tasse o per distribuire qualche incentivo o qualche sussidio in più. Oltre al fatto che uscire dalla procedura d’infrazione avrebbe effetti positivi pure sullo spread e quindi sugli interessi che pagheremo sul debito prossimo venturo.
Lo ammettiamo, pure qua: per settimane abbiamo pensato che alla fine i conti sarebbero tornati. Che si sarebbe trovato il modo di limare quei 23 milioni. E invece, a quanto pare, no: nonostante Giorgetti affermi di “credere ai miracoli”, nel Documento di Finanza Pubblica che presenterà oggi in Consiglio dei ministri, stando alle ultime, c’è scritto 3,1%
La Commissione Europea, non fa lo sconto e non deroga al patto di stabilità. I conti li abbiamo sbagliati noi.
Com’è possibile stia succedendo davvero? Chi ha sbagliato, in tutta questa storia? Davvero finirà così, col governo che rimane a secco all’ultimo giro di giostra e deve rimangiarsi tutte le promesse, ancora una volta, per aver sbagliato i conti di 23 milioni di euro?
Continuiamo a pensare che tutto questo non sia possibile, che siamo su Scherzi a Parte. Altrimenti, questa storia si candida a diventare la Gioconda di tutti gli atti di autolesionismo politico di questo governo. Che da qualche mese a questa parte sembra davvero mettercela tutta, per provare andare a casa.
(da Fanpage)
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Aprile 22nd, 2026 Riccardo Fucile
IL GRUPPO REALIZZAVA DOSSIER CONTENENTI INFORMAZIONI ABUSIVAMENTE RACCOLTE, “NASCOSTE” SOTTO FORMA DI NOTIZIE GIORNALISTICHE: SONO STATE INDIVIDUATE INFATTI ALMENO DUE TESTATE CHE PUBBLICAVANO, SU RICHIESTA DEL GRUPPO, DOSSIER PER COLPIRE QUALCUNO? QUALI SONO QUESTE TESTATE?
Intercettazioni abusive. Centinaia di intercettazioni effettuate autonomamente dai
Servizi, non sempre con l’autorizzazione della Procura generale, ma soltanto con quella dell’Autorità delegata. E ancora: le banche dati delle intercettazioni autorizzate da quasi tutte le procure italiane.
Nell’indagine della procura di Roma sulla squadra Fiore c’è un tema cruciale su cui si giocheranno i prossimi mesi: cosa c’era nell’archivio delle persone indagate. In quello di Giuseppe Del Deo, evidentemente. Così come nei computer e nei dispositivi di Rosario Bonomo, Francesco «Ciccio» Rossi, Luigi De Lisi e di tutti gli altri che emergeranno nelle indagini.
Dalle intercettazioni telefoniche e dai verbali dei testimoni c’è infatti il fondato sospetto che il gruppo potesse contare su un solido archivio, da utilizzare per «finalità di profitto, su richiesta di committenti che hanno interesse ad influenzare settori della politica e dell’imprenditoria e che realizzi, anche su sollecitazione di
altri sodali, report e dossier contenenti informazioni abusivamente e illecitamente raccolte, “nascoste” sotto forma di notizie giornalistiche».
Sono state individuate infatti almeno due testate che pubblicavano, su richiesta del gruppo, dossier per colpire uno piuttosto che un altro. Per farlo il gruppo poteva contare su attrezzature di primo livello, le stesse sequestrate ieri a Bonomo, Rossi e De Lisi dai carabinieri.
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2026 Riccardo Fucile
“È SBAGLIATO VOLERCI CONDIZIONARE, GLI AVVOCATI DEVONO ESSERE SEMPRE LIBERI. I DIFENSORI NON POSSONO RICEVERE COMPENSI SUBORDINATI A UNO SPECIFICO ESITO DELLA LORO ATTIVITÀ” …IL COSTITUZIONALISTA GAETANO AZZARITI: “CI SONO TRACCE DI UNA DEGENERAZIONE DEL PROCESSO LEGISLATIVO SENZA PRECEDENTI. È STATO SVILITO IL PARLAMENTO ED È STATA IGNORATA LA CARTA”
Francesco Greco è il presidente del Consiglio nazionale forense: il maggiore organismo dei difensori italiani che è intervenuto, tra gli altri, a sconfessare la norma “illegittima” del dl Sicurezza. Il caso beffardo vuole che, come categoria, stiano attendendo da mesi un altro decreto legge che dia certezze sull’esame degli avvocati.
Presidente Greco, se non è un pasticcio come dice Meloni, allora cos’è lo spericolato caso degli incentivi previsti per i legali ma solo se il migrante accetta il rimpatrio?
«Il punto non è come definirlo, il punto è che quel passaggio non è tecnicamente possibile.
Nei miei compiti c’è la valutazione di applicabilità della norma al ruolo e alle attività dell’avvocato. E i difensori non possono ricevere compensi subordinati a uno specifico esito della loro attività».
Scusi se insistiamo, com’è stato possibile citare la collaborazione del “suo” Cnf, in quella norma del decreto, senza avere un vostro ok?
«So soltanto che non so più come dirlo. Posso ribadire che sarebbe stato opportuno farlo: invece non siamo stati informati né prima, né durante, né dopo l’approvazione di quell’emendamento».
Il governo dice: raccogliamo i rilievi. Ma da giurista: le sembra corretta l’idea di un dl concepito per correggere un decreto che ha in pancia una misura illegittima?
«Questo attiene alle competenze del Parlamento, da quel che possiamo intuire il rimedio consisterebbe nell’adozione preventiva di un decreto legge ad efficacia “sospensivamente condizionata”, come spiegano alcuni costituzionalisti».
Le opposizioni in aula hanno detto: “L’avvocatura vi ha mostrato che non si fa comprare”. Non crede che sia stato un grave autogol per la destra vedere coalizzate insieme avvocatura e magistratura, dopo le macerie del conflitto referendario?
«Non parlerei di un conflitto. Avvocatura e magistratura sono i due attori fondamentali della giurisdizione. Rimangono, certo, le differenze di vedute. Ma quando l’avvocatura parla lo fa nell’interesse dei cittadini, siamo i difensori dei diritti».
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2026 Riccardo Fucile
TRA I CONTENUTI CHE CIRCOLAVANO NEL GRUPPO C’ERANO CONTENUTI CHE RICHIAMANO ALLA “WHITE JIHAD”: UN MIX TRA SIMBOLI E PROPAGANDA DELL’ESTREMA DESTRA E RICHIAMI AL TERRORISMO JIHADISTA (IL MINIMO COMUN DENOMINATORE È L’ANTISEMITISMO)
Un 19enne è agli arresti domiciliari con l’accusa di aver guidato una rete online di
giovani estremisti neonazisti e antisemiti. L’operazione, coordinata dalla Procura di Milano e dalla Procura per i minorenni, ha portato anche a 15 perquisizioni in tutta Italia, nove delle quali nei confronti di minorenni.
Il giovane, italiano residente a Pavia, è ritenuto dagli investigatori promotore e amministratore di un gruppo, una chat chiamata ‘Terza posizione’ che avrebbe diffuso propaganda razzista e religiosa, contenuti di minimizzazione della Shoah e messaggi di apologia del genocidio del popolo ebraico.
Al centro dell’indagine della Digos di Milano, con il supporto della Digos di Pavia e della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, c’è La chat chiamata ‘Terza Posizione’, nome che richiama l’omonima formazione eversiva degli anni Settanta e accessibile, secondo gli inquirenti, a un centinaio di utenti.
In quello spazio virtuale circolavano materiali neofascisti, neonazisti e apertamente antisemiti, con esaltazione di autori di stragi suprematiste come Brenton Tarrant, responsabile dell’attacco di Christchurch del 2019, e riferimenti a Stephan Balliet, autore dell’attentato del 2019 ad Halle, in Germania.
Tra i contenuti emersi anche la cosiddetta “white jihad”, una miscela ideologica tra simboli e propaganda dell’estrema destra radicale e richiami al terrorismo jihadista, accomunati dall’antisemitismo.
Il 19enne avrebbe inoltre creato un canale parallelo chiamato “Centro Studi Terza Posizione” e redatto, con altri indagati, un documento in cinque punti dal titolo “Manifesto della Terza Posizione”, con contenuti antisemiti e propositi eversivi. Secondo l’accusa, la propaganda online puntava anche a spingere il gruppo ad agire nel “mondo reale”, organizzando sul territorio “Squadroni d’Azione Rivoluzionaria” e invocando aggressioni, mai però concretamente realizzate.
Le perquisizioni hanno riguardato giovani residenti nelle province di Cagliari, Caserta, Cosenza, Matera, Perugia, Roma, Salerno, Siena, Torino e Viterbo. In un ulteriore intervento a Pescara è stato controllato un 22enne, che sui social avrebbe mostrato armi da fuoco e si definiva responsabile locale di un altro gruppo chiamato “Nuova Italia”. Nel corso delle attività sono stati sequestrati telefoni e computer, materiale di propaganda, diverse armi bianche e, in un caso, materiali ritenuti compatibili con la fabbricazione di esplosivi.
(da agenzie)
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