SPAGNA, BELGIO & C.
TUTTE LE FAKE DI FDI PER RIPRENDERE QUOTA
L’eurodeputato meloniano Carlo Fidanza non è affatto pentito, anzi. E pace se il suo j’accuse
contro i delegati della Cgil (incolpati di aver voltato le spalle durante la commemorazione delle vittime di Marcinelle) era una bufala che ha fatto infervorare sui social pure la premier Giorgia Meloni, prontissima a infiocinare il sindacato di Maurizio Landini. Ma quale pentimento, che abbaglio! Figurarsi chiedere scusa. “Magari i (sindacati) belgi si sono autodenunciati per togliere le castagne dal fuoco a una Cgil in evidente imbarazzo” ha rilanciato dalle pagine del Corriere della Sera il capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, campione di una giornata vissuta pericolosamente. Ma dove c’è gusto, come si dice, non c’è perdenza. Anche se l’attacco ha rischiato, causa contorsioni necessarie ad aggiustare – giusto un poco – il tiro, di aprire un altro fronte diplomatico, questa volta con il governo della destra fiamminga di Bart De Wever. Non bastasse quello, caldissimo, con il governo di Pedro Sánchez dopo i fatti di Ceuta. Per la verità l’abbaglio di Marcinelle e l’approccio meloniano all’invasione dell’exclave spagnola in terra d’Africa si tengono, almeno a sentire il deputato del Pd Toni Ricciardi che la mette così: “Sono arrivati a strumentalizzare Marcinelle per distogliere l’attenzione dalle polemiche sulla sospensione di Schengen con la Spagna”.
Ma la decisione del governo Meloni, oltre a scatenare la reazione del governo spagnolo pare aver innescato una reazione a catena in Europa: la Germania del cancelliere tedesco Friedrich Merz, in affanno per i sondaggi che danno in ascesa il partito di estrema destra Alternative für Deutschland ha deciso la linea dura sui migranti in particolare nei confronti dell’Italia: Berlino rimanderà in Italia i clandestini in nome del principio del primo paese di sbarco. “Altro grande successo del governo Meloni” chiosa il capogruppo in commissione esteri del M5S, Francesco Silvestri per una volta d’accordo con Enrico Borghi di Italia Viva che sintetizza: “Giorgia Meloni, per rincorrere Vannacci e per sognare il ricongiungimento con Trump, è riuscita a spararsi sui piedi: rotta la solidarietà europea, ogni paese si chiude e naturalmente i più esposti torniamo ad essere noi italiani, insieme agli spagnoli e ai greci”.
Tra bufale, scivoloni e polemiche interessate del resto, le ultime settimane per il partito della premier sono state mirabolanti. Che dire di Carlo Nordio? Il Guardasigilli ha tentato di giustificare il no opposto dal centrodestra ai magistrati di Roma (che avevano chiesto di sequestrare le chat dell’ex sottosegretario alla giustizia Delmastro con l’uomo del clan Senese) con uno sfondone che però non ha destato grandi imbarazzi. “Io che garanzia ho che una volta sbloccato il telefonino il pm non apra anche le chat fra Delmastro e Meloni o fra Delmastro e Nordio, o tra Delmastro e il suo collegio elettorale o magari con l’opposizione?” ha detto cercando di convincere i lettori del Corriere che nelle mani dei pm di Roma ci sia lo smartphone del meloniano Delmastro anziché quello di Mauro Caroccia. Ma vale tutto, specie il diversivo. Che dire della manifestazione organizzata da FdI a Castellammare di Stabia per denunciare le “cattive” compagnie del Pd in Campania giusto all’indomani dello scudo per quelle di Delmastro alle latitudini romane? Ma poi c’è tutto il resto, a partire dalle imprese della commissione Covid a guida meloniana: dopo due anni di inchiesta sul banco degli imputati però è finito il governo Meloni e il bonifico da 100 milioni al grande accusatore di Giuseppe Conte.
(da Il Fatto Quotidiano)
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