Luglio 24th, 2013 Riccardo Fucile
MANCANO CINQUE MILIARDI CHE SALGONO A 15 CON IMU, IVA E SPESE DA FINANZIARE
Finalmente se n’è accorto anche il governo: la recessione in Italia è peggiore di quella che ancora risulta a verbale sul Documento di economia e finanza (Def).
L’ultima modifica risale infatti a marzo, quando a palazzo Chigi c’era ancora Mario Monti, e prevedeva un Pil in calo dell’1,3% rispetto all’anno precedente e un deficit al 2,4% del Prodotto.
Poi il rapporto deficit/Pil è stato corretto al 2,9% per effetto del pagamento di venti miliardi di euro di debiti commerciali della P.A. e la Commissione europea ci ha benedetto con l’uscita dalla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo.
Peccato che ora anche quella (de)crescita dell’1,3% non sia più realistica: le cose vanno molto peggio di così.
E infatti, in questi giorni, la Direzione Analisi economico-finanziaria del Tesoro, guidata da Lorenzo Codogno, ha cominciato a riscrivere il Def incorporando una recessione maggiore: più o meno il calo del Pil dovrebbe aggirarsi — secondo il nuovo testo del governo — attorno all’1,9%, in linea con le recenti previsioni di Banca d’Italia, Ocse e Fondo monetario.
Ovviamente, questo non può non avere effetti anche su tutti gli altri parametri di finanza pubblica cari a Bruxelles: a meno di non scrivere palesi bugie nella prossima nota di aggiornamento al Def, insomma, per tenere il deficit sotto il 3% servirà una manovra correttiva.
CHIUSO NEL CASSETTO
Quanto vi stiamo raccontando non è affatto ancora ufficiale.
Nonostante il ministro Fabrizio Saccomanni l’avesse annunciata nella sua audizione in Parlamento — e nonostante il Pdl glie-l’abbia chiesta formalmente il 4 luglio durante il vertice di maggioranza — l’esecutivo non renderà pubblica nessuna “nota aggiuntiva” al Def 2013 fino a settembre, vale a dire quando la legge gli impone di presentare quella “di aggiornamento”.
Il viceministro Stefano Fassina, che ha la delega su queste materie, lo ha detto chiaramente anche se con motivazioni un po’ contraddittorie: “Per l’aggiornamento seguiremo le scadenze previste, anche per lasciare al Parlamento il tempo per esprimere le proprie valutazioni e fornire alla Ue un testo condiviso”.
Come possano le Camere dare pareri su alcunchè senza essere informate sul reale stato dei conti pubblici è un mistero, ma tant’è.
COSA CI ASPETTA
A quanto dovrà ammontare questa correzione dei conti pubblici?
Difficile dirlo ora, visto che il lavoro di riscrittura al Tesoro è appena iniziato e mancano dati fondamentali come ad esempio le entrate (la cui dinamica, al momento, non è positiva) della Pubblica amministrazione.
Qualche conto a spanne, in ogni caso, si può provare a farlo.
Si stima che la mancata crescita si rifletta almeno al 50% sull’indebitamento: nel nostro caso, se la correzione sul Pil sarà dello 0,6%, quella sul rapporto col deficit varrà almeno lo 0,3%, che in soldi fa più o meno cinque miliardi.
Poi, restano da trovare le coperture per i provvedimenti ponte su Iva e Imu per il 2013: all’ingrosso altri sei miliardi.
E ancora ci sono le spese non finanziate da Monti per altre centinaia di milioni di euro: la Cassa integrazione straordinaria, il rinnovo di migliaia di precari della Pubblica amministrazione, le missioni all’estero scoperte da settembre, alcune convenzioni con contratti di servizio e altro ancora.
Anche per questo si stima un fabbisogno di circa sei miliardi.
Insomma, per fare tutto e tenere il deficit sotto le colonne d’Ercole europee serve una manovra non inferiore ai 15 miliardi, all’ingrosso un punto di Pil.
Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 24th, 2013 Riccardo Fucile
PER IL PDL VIA IL PRELIEVO PER TUTTI, PER PD E SCELTA CIVICA RIDUZIONE SELETTIVA
Con prudenza e molta tattica, perchè la partita è cruciale anche dal punto di vista politico, i
partiti cominciano a scoprire le carte sulla riforma dell’Imu.
Che avverrà in due tappe, con uno sgravio sulla prima casa per il 2013 e la riforma complessiva del fisco immobiliare rinviata al 2014.
Ed entro i limiti finanziari offerti dal bilancio pubblico, che sono davvero molto risicati.
Per quest’anno, secondo quanto è emerso nei primi incontri della cabina di regia tra il governo e la maggioranza, sul piatto c’è, per ora, 1 miliardo e 800 milioni di euro.
Un miliardo sarebbe recuperato con il maggior gettito Iva dovuto alla spinta sul pagamento dei debiti commerciali arretrati dello Stato, il resto da tagli di spesa che il Tesoro ha definito solo a grandissime linee.
Mentre la riforma delle tasse sulla casa che scatterà dall’anno prossimo dovrà essere compensativa: il fisco immobiliare vale 40 miliardi l’anno, potranno esserne modificate le poste, ma il gettito dovrà rimanere invariato.
I paletti di Saccomanni
Almeno questo è quello che il Tesoro ritiene possibile allo stato attuale della situazione. Il che non esclude ipotesi di riforma più ambiziose, come quella alla quale punta il Pdl.
L’importante è che ogni sgravio fiscale sia coperto preferibilmente attraverso tagli della spesa pubblica, ha spiegato il ministro Fabrizio Saccomanni a Renato Brunetta del Pdl, Matteo Colaninno del Pd e Linda Lanzillotta di Scelta Civica. La messa a punto delle proposte dei partiti è in corso.
Le riunioni si susseguono in vista degli incontri bilaterali che i «registi» della maggioranza avranno già a partire da questa settimana con i tecnici del ministro, cui spetterà la sintesi finale.
Che si annuncia davvero non semplice perchè per quel che sta emergendo dal lavoro interno dei partiti, i progetti per la revisione della tassa sugli immobili sono completamente diversi l’uno dall’altro.
Negli aspetti concreti, ma anche nell’impostazione “filosofica” di fondo.
Il Partito Democratico ed il gruppo che fa capo a Mario Monti non ritengono affatto prioritario l’abbattimento delle tasse sulla casa.
Almeno non in questo momento. «Se deve esserci un taglio delle imposte la priorità deve andare alla riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese. Poi viene il resto» dice Enrico Zanetti, responsabile della politica fiscale per Scelta Civica.
Sulla stessa posizione è il Partito Democratico, che non prende neanche in considerazione l’ipotesi di cancellare il prelievo sulla prima casa per tutti. Completamente diversa l’impostazione del Pdl, che prefigura una riforma più ambiziosa. Renato Brunetta ha già messo nero su bianco la bozza di un articolato di legge di cui sono emersi alcuni elementi. Il punto cardine, in ogni caso, è l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa per tutti.
Pdl: bonus prima casa per tutti
Il partito di Silvio Berlusconi ne ha fatto lo slogan della campagna elettorale e non è disposto a cedere di un millimetro.
L’unica eccezione che il PdL è disposto a concepire riguarda le case extralusso, come ville e castelli.
Ma in prospettiva chiede che queste abitazioni siano definite in una categoria catastale ben precisa, comunque diversa dal classamento attuale.
L’esenzione totale riguarderebbe anche i terreni e i fabbricati funzionali all’attività agricola, mentre per gli immobili strumentali delle imprese si prevede un’aliquota ridotta allo 0,4 per mille, così come per le case in affitto (0,5 per mille). L’alleggerimento sulla prima casa vale circa 3,5 miliardi di euro. E per il 2014 si ricorre a una delega al governo per introdurre, accorpando Imu e Tares, la nuova Service Tax.
Gli sgravi non sarebbero coperti da altre tasse, ma da tagli di spesa, tra i quali quello delle agevolazioni fiscali per le società di investimento e i fondi immobiliari.
Pd: nuovi parametri
Il Pd, nel frattempo, ha rivoluzionato la sua proposta per la revisione dell’Imu.
Fino a pochi giorni fa si ipotizzava semplicemente un aumento della franchigia sulla prima casa dagli attuali 200 a 600 euro, che avrebbe di fatto esentato dalla tassa l’85% delle famiglie.
Adesso si ragiona, invece, su parametri del tutto nuovi ai quali agganciare l’imposta. Non più la pura e semplice rendita catastale rivalutata per 160, ma un doppio criterio legato sia al reddito del proprietario che al valore dell’immobile.
Sarebbero presi in considerazione sia l’indicatore Isee, utilizzato per misurare la ricchezza, che l’indice Omi, l’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, sul valore degli immobili.
E questo almeno finchè non si sia varata la riforma del catasto, per la quale occorrono almeno tre anni.
Lo sgravio dell’Imu sulla prima casa sarebbe dunque molto selettivo, più intenso per i proprietari di abitazioni modeste e con redditi bassi, che sarebbero di fatto esentati dall’imposta, e nullo per i ricchi proprietari degli immobili di pregio.
Una simile manovra, secondo i calcoli che si stanno facendo nel partito in queste ore, costerebbe 2 miliardi di euro.
L’ipotesi che sarà discussa nei prossimi giorni con il Tesoro prevede che lo sgravio sia compensato a partire dal 2014 con un incremento delle altre imposte sugli immobili, che andrebbero comunque razionalizzate.
Per il Pd, in ogni caso, il peso del fisco immobiliare non dovrà ridursi, nel complesso, rispetto ai livelli attuali. Anche e soprattutto per ragioni di equità .
Sc: più peso alla famiglia
La manovra forse più articolata è quella messa a punto da Scelta Civica, che tiene in maggior considerazione la componente del nucleo familiare.
I parlamentari di Mario Monti suggeriscono un aumento della detrazione fissa sulla prima casa dagli attuali 200 a 400 euro e di quella per i figli a carico da 50 a 100 euro ciascuno.
Una famiglia con due figli avrebbe uno sgravio di 600 euro contro i 300 dell’attuale regime.
Tornerebbero inoltre ad essere considerate prime case gli immobili concessi in comodato gratuito ai figli, quelli degli anziani nelle case di cura, quelli dei residenti all’estero.
La manovra costerebbe 2,2 miliardi, ed escluderebbe totalmente l’Imu per il 55% delle famiglie, percentuale che sale al 75% per le famiglie con due figli. E per il 2014 Scelta Civica vorrebbe la riduzione dell’Imu sulle case date in locazione, recuperando la copertura dalla cancellazione della cedolare secca sugli affitti.
Mario Sensini
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 24th, 2013 Riccardo Fucile
BERLUSCONI: “ANCHE SE CONDANNATO TERRO’ IN VITA IL GOVERNO PER ALMENO DUE ANNI”… L’EX SINDACO DI ROMA RITROVA UNA SORELLA E TANTI FRATELLI
Il ritorno a Forza Italia a settembre è cosa fatta.
Non si torna più indietro, avverte Silvio Berlusconi.
Interdizione o no, quel grande comitato elettorale che è sempre stato il partito in stile ’94 dalla ripresa sarà di nuovo su piazza.
Addio Pdl, coi suoi organi dirigenti, addio segretario, solo facce nuove, giovani, abili manager a caccia di fondi e un coordinatore unico nazionale.
Il Cavaliere resta blindato ad Arcore, ormai proiettato solo sulla sentenza di Cassazione della settimana prossima.
Sempre più convinto di un esito nefasto ma non per questo a far cadere il governo: «Lo terrò in vita comunque, almeno due anni».
Ad ogni modo, per ogni evenienza, rilancia il partito personale.
«Nulla è escluso dopo il 30 luglio, di certo non resteremo mani nelle mani, non accetteremo una sospensione della democrazia» ripetono i più “interventisti” tra chi gli parla in queste ore da Roma.
Ad Arcore invece per tutto il pomeriggio sono stati con lui Daniela Santanchè e Denis Verdini per valutare il da farsi dopo la sentenza e i dettagli organizzativi del “lancio” forzista.
Anche perchè, come sostiene nelle stesse ore al Tg3 Renato Brunetta, con la condanna di Berlusconi «la parola torna al popolo sovrano: di fronte a una ferita del genere, il problema non è il governo, l’imu, l’iva, ma la democrazia nel nostro paese».
Quello stesso capogruppo che pure in mattinata aveva proposto un «patto di legislatura» che blindi il governo Letta per i prossimianni.
Linea ondivaga, come l’umore a fasi alterne del Cavaliere, racconta chi lo frequenta. In mattinata, il leader si è affidato a Facebook per confermare: «Abbiamo deciso di tornare a Forza Italia perchè vorremmo rivolgerci, come ci riuscì 20 anni fa, ai giovani e ai protagonisti del mondo del lavoro per chiedere di interessarsi al nostro comune destino. Spero che con il lancio di settembre possano aggiungersi a noi tanti italiani». Confortato del resto dagli ultimi sondaggi consegnati da Alessandra Ghisleri: il nuovo-vecchio partito sarebbe già a ridosso del 30 per cento, spingendo il centrodestra al 35, col centrosinistra un soffio dietro.
Venti elettorali che stridono con la tesi di chi sostiene che Berlusconi, al contrario, si sia convinto della necessità di reggere anche in caso di interdizione un governo Letta destinato, in assenza di incidenti, a proiettarsi fino al 2015, dopo il semestre di presidenza europea.
«Il capo, come Grillo, si prepara a restare il leader fuori dal Parlamento, per consolidare nel frattempo Mediaset portandola fuori dalla tempesta finanziaria» spiega uno dei dirigenti Pdl di primo piano.
Non a caso, colombe come l’altro capogruppo, Renato Schifani, spiegano in serata al Tg1 che «gli italiani si aspettano grande senso di responsabilità e il Pdl è pronto a fare la sua parte».
C’è però chi lascia già il partito, come Gianni Alemanno per approdare a Fratelli d’Italia, con la sponsorizzazione di La Russa.
Annuncio ufficiale rinviato di qualche settimana per evitare concomitanze con la sentenza di Cassazione.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Luglio 24th, 2013 Riccardo Fucile
UNA SENTENZA INDEGNA CHE DI FATTO PERMETTE AI DELINQUENTI DI GIRARE PER STRADA MENTRE LA VITTIMA DEVE STARE CHIUSA IN CASA PER NON INCONTRARLI
Non è obbligatorio il carcere per lo stupro, anche se perpetuato dal branco. 
La Corte costituzionale lo ha stabilito ieri con una sentenza (la numero 232) dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’articolo 275 comma 3 terzo periodo del codice di procedura penale.
Era stato il tribunale del Riesame di Salerno a sollevare presso la Corte la questione di legittimità , ma non era la prima volta nella nostra giurisprudenza.
Già nel 2010 la Consulta si era espressa in favore di misure alternative al carcere per gli stupratori e poi nel 2012 ci aveva pensato la Corte di cassazione a stabilire che per i violentatori del branco non si dovevano necessariamente aprire le porte del carcere.
Ieri la sentenza della Corte costituzionale, relatore il giudice Giorgio Lattanzi, ha stabilito che qualora emerga, in relazione al caso concreto, se le esigenze di custodia cautelare possono essere soddisfatte con altre misure il giudice può applicarle.
Va da sè, la Consulta conferma la gravità del reato da considerare tra «i più odiosi e riprovevoli» del nostro codice, ma sostiene che «la più intensa lesione del bene della libertà sessuale non offre un fondamento giustificativo costituzionalmente valido al regime cautelare speciale previsto dalla norma censurata».
Non ha dubbi la Consulta: «la compressione della libertà personale deve essere contenuta entro i limiti minimi indispensabili a soddisfare le esigenze cautelari del caso concreto».
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Luglio 24th, 2013 Riccardo Fucile
PESANTI CRITICHE AL NUOVO TESTO ALL’ESAME DEL SENATO: RENDE IMPOSSIBILI LE INCHIESTE
Un avverbio di troppo, «consapevolmente». 
Una parola impropria, «procacciamento ».
Gli anni di pena che si fermano a dieci anzichè arrivare a 12 e rischiano di mettere in crisi molti processi in corso, tipo Cosentino, Ferraro, Fabozzi. Basta questo per rovinare la festa del 416-ter, lo scambio elettorale politico-mafioso, il cui restyling i magistrati anti-cosche attendono dal 1992.
L’anno in cui venne varato, e da allora tutti gli anni a seguire in cui non ha mai funzionato.
Come annota diligente l’ex pm Raffaele Cantone – toga famosa contro la camorra costretta poi a trasferirsi al massimario della Cassazione per via delle minacce dei clan – 15 sentenze in tutto rispetto alle 862 per associazione mafiosa.
Che succede dunque?
Oggi, nella commissione Giustizia del Senato, dovrebbe essere approvato in sede deliberante, quindi diventare subito legge, il nuovo 416-ter.
Frutto di un compromesso, già siglato alla Camera una settimana fa, tra Pdl, Pd, Scelta civica.
Il testo recita così: «Chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti con le modalità previste dal terzo comma dell’articolo 416bis in cambio dell’erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità indicate dal primo comma».
Tutto a posto? Niente affatto.
C’è chi difende il testo. Come il Pd Davide Mattiello, ex coordinatore di Libera, il noto gruppo antimafia, protagonista della battaglia dei «braccialetti bianchi », parlamentari bipartisan per cambiare il vecchio testo, perchè «è il primo tentativo di normare l’innesco del reato di concorso esterno, che è la forza della mafia».
Lo sponsorizza il presidente del Senato Piero Grasso, che ha dato il via libera al voto senza passare per l’aula.
Ma di perplessi con forte mal di pancia ce ne sono a bizzeffe.
Al punto che il voto di oggi è a rischio. L’ex pm Felice Casson, la giornalista anti-camorra Rosaria Capacchione, l’ex pm Cantone che sul Mattino ha scritto un blog di fuoco.
Il perchè è presto detto.
Quel «consapevolmente» comporta che l’inchiesta giudiziaria debba dimostrare l’effettiva «consapevolezza » dello scambio.
La parola «procacciare» sostituisce l’originaria «promessa» che rendeva assai meglio il momento iniziale dello scambio.
Critico anche il riferimento alle modalità del 416-bis perchè ciò comporta un’azione violenta che potrebbe non esserci.
Infine la pena, quei 10 anni anzichè i 12 del 416-bis, col rischio che processi in corso per reati associativi – come Cosentino, Ferraro e Fabozzi a Napoli – vedano gli avvocati chiedere la riqualificazione del reato con un ricasco negativo sulla prescrizione.
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Luglio 24th, 2013 Riccardo Fucile
LA CONDANNA DI DEL TURCO E LE RUBERIE TRASVERSALI
I commenti alla condanna di Del Turco a 9 anni e mezzo per corruzione sono identici a quelli che avrebbero accolto una sua assoluzione.
È sempre così, quando finiscono alla sbarra i politici e gli altri imputati eccellenti: è sempre complotto, accanimento giudiziario, teorema senza prove, persecuzione politica, nuovo caso Tortora.
Essendo potenti, dunque innocenti a prescindere, le sentenze non contano.
Se vengono assolti, è la prova che c’era un complotto.
Se vengono condannati, è la prova che c’è un complotto.
Gli atti, le udienze, le prove, gli indizi, le testimonianze, le intercettazioni non contano nulla: tanto chi commenta i processi non li segue, non li conosce, non li studia.
Al massimo capita che la stampa di destra giudichi colpevole qualche potente di sinistra per dovere d’ufficio, o viceversa.
Ma di solito i processi ai potenti riguardano ruberie trasversali, di larghe intese: la destra ruba, il centro tiene il sacco e la sinistra fa il palo o, invertendo l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia.
E una mano sporca lava l’altra.
Il processo alla Sanitopoli abruzzese è un caso di scuola.
Lì — secondo la sentenza di lunedì e un’altra d’appello — non c’era destra nè centro nè sinistra: le giunte cambiavano, ma governatori e assessori e consiglieri continuavano a rubare.
Condannato il governatore Pdl Pace, condannato il governatore Pd Del Turco, condannato il deputato Pdl Aracu.
Era “il partito unico dei soldi”, come diceva uno degl’imputati intercettato.
Intanto il buco della sanità si allargava, le cliniche private ingrassavano sullo sfascio degli ospedali e sugli accreditamenti regionali, e Pantalone pagava.
Del Turco poi è una larga intesa ambulante: da buon ex socialista, è popolarissimo nel mondo berlusconiano e in quello pidino (specie nell’ex Pci migliorista, detto piglio-rista), entrambi infarciti di avanzi e vedovi inconsolabili del craxismo.
Basta leggere i giornali, o assistere alle lacrimazioni dei tg Rai e Mediaset.
Il Giornale: “Del Turco condannato senza prove”.
Il Foglio: “Di prove non se ne sono viste”.
Libero: “La prova non c’è, la condanna sì” (firmato Maria Giovanna Maglie, che al processo non c’era, ma nell’entourage di Bottino sì).
Corriere : “Del Turco, 9 anni e mezzo: ‘Io trattato come Tortora’”, “Quei buchi nell’inchiesta”.
L’Unità : “La sentenza non ha spazzato via tutti i dubbi. Se possibile ne ha anche aggiunti altri… Se i soldi non ci sono, la condanna invece resta. E con questa i dubbi”, “Io come Tortora, condannato senza prove”.
Per carità , le sentenze non sono vangelo, e questa è solo di primo grado.
Ma per criticarle bisognerebbe almeno conoscere qualche carta, oltre al diritto e alla logica.
Invece qui si dicono scemenze da Guinness.
Si ignora che, a confermare le accuse del corruttore Angelini, ci sono le testimonianze convergenti della moglie, della segretaria e dell’autista.
Si ripete che le foto delle mazzette portate a villa Del Turco sarebbero false o dubbie, mentre una perizia super partes le ha dimostrate autentiche e un’intercettazione dimostra che un coimputato istruiva il consulente della difesa per alterarle.
Nessuno scrive che un processo per corruzione in cui il corruttore (spacciandosi per concusso) confessa tutto, fotografa le mazzette dinanzi a testimoni, dimostra i viaggi per le consegne con i telepass autostradali, è il sogno di tutti i giudici.
Nei processi di tangenti il bottino non si trova quasi mai (solo i deficienti lo nascondono nel materasso per farselo trovare).
Se bastasse far sparire il corpo del reato e l’arma del delitto per essere assolti, non si riuscirebbe mai a condannare un killer mafioso per i casi di lupara bianca.
Però si può sempre fare una riforma: chi brucia il cadavere o lo scioglie nell’acido e getta la pistola in mare aperto, è innocente.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 24th, 2013 Riccardo Fucile
LA SINDACA DI CARDANO E’ STATA UN ESEMPIO DI COME NELLA VITA POLITICA CONTINO I VALORI COMUNI E LA SOLIDARIETA’ FEMMINILE
Laura Prati viene ricordata oggi in tutta Italia: dal Senato, dove è stato osservato un minuto
di silenzio, fino al consiglio regionale lombardo.
La sindaca di Cardano era stata colpita all’addome lo scorso 2 luglio, da un dipendente comunale, l’ex vigile Giuseppe Pegoraro.
In seguito erano subentrati problemi cerebrali a causa di un aneurisma.
Laura era una donna forte e apprezzata per il suo impegno per i diritti civili e per il ruolo della donna nella vita publica e privata
A Roma un intervento in senato è stato affidato a Erica D’Adda, senatrice di Busto Arsizio, amica personale della Prati.
«Continueremo — ha detto la senatrice D’Adda – da dove Laura Prati ha lasciato, a partire dall’ultimo convegno sul femminicidio. Oggi è il giorno per piangere con il marito Pino e i figli Massimo e Alessia, il momento di lasciare che la rabbia contro quanto e’ accaduto gridi forte. Noi donne, tue amiche, continuando la tua opera costruiremo per te un ricordo indelebile sul nostro territorio».
Un folle, bianco, rosso, nero, non importa..
Uno con le armi da guerra in casa, un lavoro da vigile finche’ non l’hanno denunciato e sospeso per truffa.
Uno di quelli che, siccome è nato in questo Paese e aveva un lavoro, anche se ogni tanto dava segni di aggressività , anche se si mormorava che non fosse tutto a posto, alla fine si diceva che era un brav’uomo.
Non ha preso un piccone, ma le sue armi da guerra ed ha sparato, ha ferito, ha ammazzato.
Poteva andare peggio, molto peggio, ma da lassù qualcuno ha deciso di aiutare molti, tutti.
Tranne Laura.
Secondo molti perchè ha voluto prendersela e portarsela vicina, lei che aveva combattuto contro la violenza: ha voluto portarla lontana da un mondo in cui la violenza è quotidiana, ci circonda.
Da un mondo in cui se quel signore fosse stato rosso giallo o nero ci sarebbero stati cortei per le strade e urla di sdegno su tutta la rete.
Invece rassegnatevi, è bianco, italiano, europeo.
Tutto tranquillo, tutto nella norma, anzi stendiamo un velo di silenzio,
Hai visto mai qualcuno dovesse insinuare che molti uomini italiani sono violenti.
una sua cara amica
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Luglio 24th, 2013 Riccardo Fucile
ARSENE SENDEL CONFERMA: “PAROLA DI MINISTRO, IL PASSAPORTO E’ BUONO”… “IL 30 MAGGIO IL NOSTRO AMBASCIATORE A GINEVRA AVEVA GIA’ COMUNICATO ALLE AUTORITA’ ITALIANE LA VERIDICITA’ DEL DOCUMENTO”
Quel passaporto è vero. Arsène Sende è categorico.
Il ministro della Giustizia della Repubblica Centrafricana ci risponde gentile al suo cellulare, appena uscito da una riunione di gabinetto.
Signor ministro, lei è a conoscenza della vicenda della signora Alma Ayan o Shalabayeva?
Sì, certo.
E immaginerà che la stiamo chiamando in merito al passaporto diplomatico rilasciato dal suo paese…
Il nome del ministro che ha firmato quel passaporto non è il mio, è dell’ex ministro Antoine Gambi, che all’epoca ricopriva il mio incarico.
Eppure lei è a conoscenza di tutta la vicenda: da chi è stato informato?
È un avvocato che mi ha informato, con un documento scritto.
Ma lei sa che la polizia italiana ha considerato falso il passaporto?
Certo che lo so. Ma noi abbiamo verificato: il passaporto che abbiamo rilasciato è regolare.
Questo è il punto: lei l’ha comunicato?
Certo.
Ha inviato una lettera il 21 giugno?
Esattamente.
Mandata dal suo ministero della Giustizia, una lettera ufficiale?
Sì, certo.
E prima di quella data la polizia italiana aveva ricevuto un’informazione anche dall’ambasciata centrafricana a Ginevra?
Esatto, ho una copia di questa lettera e di tutta la corrispondenza.
Quindi lei sapeva già che il 30 maggio il suo ambasciatore a Ginevra, Leopold Ismael Samba, comunicava la veridicità del passaporto?
Certamente.
E cosa ha pensato quando le autorità italiane hanno giudicato falso il passaporto, nonostante la lettera dell’ambasciata?
Bah, lì per lì non ho capito. È del tutto normale rivolgersi alle autorità diplomatiche per la verifica di un passaporto. Che poi non sia stato riconosciuto, questo non è per nulla normale.
Qual è stata la sua reazione?
Beh, penso che il nostro ministero degli Affari esteri reagirà , perchè le relazioni fra i due paesi così proprio non vanno…
Dice che le relazioni fra l’Italia e la Repubblica Centrafricana sono compromesse?
Esatto. Anche il nostro capo di Stato è informato di tutta questa vicenda.
Pensa che vi sarà una protesta ufficiale con il governo italiano?
Tutto è affidato al ministro degli Affari esteri. Per quanto mi riguarda sono chiamato in causa circa la regolarità del passaporto, e ho rilasciato un documento ufficiale che attesta la sua validità .
Il suo paese ha contatti col Kazakistan?
No, per niente. E comunque è il ministero degli Affari esteri che vi può dare informazioni.
Alma Ayan aveva un passaporto diplomatico ed era consigliere del vecchio presidente, giusto?
Sì, è giusto, è quello che è scritto nel passaporto.
Lei l’ha mai incontrata?
No.
Ma come ha fatto a ottenere il passaporto?
È venuta qui in Africa. Ma come ho detto, quel documento è stato rilasciato dal precedente governo, non da quello attuale: io son qui dal mese di aprile…
Ma il passaporto è stato rilasciato a questa donna per motivi umanitari?
Questo non lo so. Sono stati il ministro e il capo di Stato precedenti che l’hanno rilasciato, quindi non posso dirle nulla.
Ma lei che ne pensa, perchè come sa il marito è ricercato dall’Interpol ma ha ricevuto anche asilo in Gran Bretagna perchè è un oppositore del presidente del Kazakistan. Per questo qui in Italia qualcuno ha immaginato che il passaporto fosse stato rilasciato per motivi umanitari, perchè lei era in pericolo nel suo paese…
Io ho solamente verificato l’autenticità e la regolarità del documento. Non posso fare nessun’altra considerazione.
La polizia italiana ha considerato falso il passaporto perchè c’erano errori in inglese come “adress”, con una sola d, e poi perchè il numero delle pagine non era regolare .
Se vogliono possono venire a verificare…
Ma nessuno l’ha chiamata per chiederle informazioni?
No, nessuno mi ha chiamato. Lei è il primo italiano che mi contatta.
Lei ha mai sentito parlare di Angelino Alfano, il ministro dell’interno italiano?
Mai sentito.
Marco Filoni e Laetitia Mèchaly
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 24th, 2013 Riccardo Fucile
NON SOLO ALFANO: ALTRI ESPONENTI DEL GOVERNO NON HANNO CONTROLLATO L’ITER E LE PROCEDURE SULL’ESPULSIONE
Ministro contro ministro. 
Se per il responsabile della giustizia della Repubblica Centrafricana il passaporto rilasciato alla moglie di Ablyazov era perfettamente regolare, per il ministro della giustizia italiano, Anna Maria Cancellieri, le cose non stanno così.
“Mi sono subito informata e le procedure (dell’espulsione di Alma Shalabayeva, mNdr) sono perfette. Tutto è in regola e secondo la legge”, così il ministro aveva sentenziato il cinque giugno scorso.
Quanto afferma il ministro centroafricano Sende al Fatto Quotidiano è una clamorosa smentita dell’incauta dichiarazione.
Dopo cinque giorni dall’espulsione, Cancellieri era ancora convinta che fosse stato giusto, formalmente, spedire una donna e una bambina di sei anni nelle braccia del principale nemico del padre, ricercato e dissidente.
Tanto che il governo kazako ha precisato che il solo Ablyazov era ricercato, non certo la moglie e la figlia.
Cancellieri basava quel suo giudizio sulle decisioni del giudice di pace e delle procure di Roma, sia quella ordinaria che quella dei minori.
Il Giudice di pace aveva convalidato il provvedimento della prefettura di Roma che disponeva il trattenimentopresso il CIE di Ponte Galeria.
Quella decisione del giudice di pace, che solo recentemente è finita nel mirino degli accertamenti del ministro Cancellieri, legittimò il 31 maggio alle 19 l’espulsione via aereo di Alma e figlia.
Alle 15 e 30 di quel giorno la Procura ordinaria tentò di bloccare la procedura quando l’aereo noleggiato dal governo kazako era già sulla pista.
Gli avvocati dello studio Olivo, che difendono la famiglia Ablyazov, avevano infatti consegnato due fax rispettivamente provenienti dall’ambasciatore della Repubblica Centroafricana a Bruxelles e a Ginevra, che affermano l’autenticità e la validità del passaporto diplomatico della signora.
Alma Ayan (così denominato in quel documento) era titolare di un passaporto diplomatico del paese africano in qualità di consigliere del presidente.
Quel passaporto però era falso, almeno secondo la Polizia di frontiera italiana che aveva realizzato una perizia (sulla base di quattro elementi, tra i quali spiccavano due errori ortografici e la numerazione delle pagine).
Il giudice di pace, tra la Polizia di frontiera e i fax dei diplomatici africani, si era fidato della prima e aveva convalidato il trattenimento.
Anche il pm Eugenio Albamonte della Procura di Roma, ricevuta la nota della Polizia di frontiera, alla fine aveva concesso il nulla osta al decollo.
Un nulla osta, va precisato, che non entra nel merito della correttezza dell’espulsione, e che riguarda solo l’indagine sulla presunta falsità del passaporto che è ancora oggi aperta.
Sostanzialmente il pm diceva alla Polizia che poteva rimpatriare Alma perchè questo non avrebbe danneggiato l’indagine sul passaporto. Non perchè era giusto farlo.
La competenza sul-l’espulsione era del giudice di pace della Polizia. Ed entrambi pensavano che il passaporto fosse falso.
Solo sulla base di questa pretesa falsità Alma è stata consegnata agli emissari del governo kazako.
Alma non aveva consegnato altri due documenti che le avrebbero permesso di restare in Italia ma che — secondo lei — l’avrebbero messa in pericolo con la sua famiglia, poichè rivelavano la sua identità di moglie di un ricercato.
Resta il fatto però che il documento mostrato, quello diplomatico del Centroafrica, era vero e valido secondo l’unica autorità che poteva certificarne l’autenticità : il Governo Centrafricano.
E non il giudice di pace o la polizia italiana.
A rendere ancora più assurda questa storia è che Alma Shelbayeva era titolare di un regolare permesso di soggiorno in Lettonia, per ragioni di lavoro, che le permetteva di circolare legalmente nel territorio europeo compresa l’Italia.
E di un secondo permesso di soggiorno in Gran Bretagna perchè aveva ricevuto l’asilo in quanto moglie di un dissidente del regime kazako.
Le dichiarazioni del 5 giugno del ministro Cancellieri sono particolarmente gravi perchè non arrivavano a caldo, prima che si conoscesse lo status di rifugiato di Alma Shalabayeva, ma dopo le prime polemiche sorte in Italia e nel mondo.
Cancellieri sapeva che la donna aveva asilo politico in Gran Bretagna .
Lo sapeva dalla stampa e già a quella data il ministro aveva i mezzi per saperlo ufficialmente.
Questa notizia era nota alla Polizia italiana dal 4 giugno, che ne aveva ricevuto comunicazione via lettera dal capo della Polizia dell’immigrazione di Scotland Yard. Nè il ministero della Giustizia, nè quello degli Interni e nemmeno quello degli Esteri hanno contattato mai il ministro centroafricano.
Oggi Emma Bonino riferirà in Parlamento e magari ci spiegherà anche il perchè.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Esteri, Giustizia | Commenta »