Destra di Popolo.net

GRILLO SHOW, TRA ATTACCHI AL COLLE E PIANI ECONOMICI ECUADOREGNI

Dicembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

PARTE LA CAMPAGNA ELETTORALE ANTIEUROPEA E GRILLO CONFONDE L’OCSE CON ANNA OXA

Parte la campagna elettorale antieuropea, la parola d’ordine è “oltre”. In piazza il circo di Grillo e Casaleggio tra modello ecuadoregno e web in Costituzione
Nella bella piazza di Genova dove si esibì il grande William Cody, in arte Buffalo Bill, va in scena un secolo più tardi il circo indiano della Casaleggio Associati, in arte Beppe Grillo.
Allora come oggi, «il più grande spettacolo del mondo».
È davvero uno show unico nella storia questo Movimento 5 Stelle fondato da un comico e diventato dal nulla il primo o secondo partito di una grande nazione e per questo continua a richiamare inviati da ogni angolo del pianeta.
Popolo, un po’ meno. Dei centomila attesi per il terzo V-Day dell’era grillina ne sono arrivati un terzo, soprattutto da fuori.
I genovesi, che conoscono bene il concittadino, sono rimasti a casa.
Grillo ci scherza sopra («Vedo un tre metri quadri vuoti, il Tg1 ci farà  sopra un servizio»), ma la delusione dei militanti è tanta.
Si va comunque in scena, da professionisti, secondo lo schema solito.
Gianroberto Casaleggio è arrivato in largo anticipo, fra un fluire di chiome grigie al vento di tramontana, e si è piazzato nel backstage da bravo impresario. Alle due è arrivata sul palco la star, Grillo.
Un Beppe in gran forma, dimagrito, ringiovanito, in palla e tornato spiritoso. E’ già  pronto per la campagna elettorale europea e magari anche italiana, all’insegna dell’antieuropeismo e della nuova parola d’ordine: oltre.
Al benaltrismo classico della vecchia politica italiana («i problemi sono ben altri»), il grillismo contrappone da oggi la nuova frontiera: il benoltrismo.
Un programma economico al cui confronto i libri della Rowlings scarseggiano di formule magiche.
Trattandosi di uno spettacolo contano più le emozioni che le ragioni, il «numero» rispetto ai numeri. Nel benoltrismo di emozioni e «numeri» ce n’è in abbondanza e ognuno può scegliere i più divertenti.
A parte il referendum sull’euro, altri due o tre, in particolare, mettono allegria: la «rinegoziazione del debito pubblico sul modello ecuadoregno», la nazionalizzazione delle banche e l’inserimento di Internet gratuito nella Costituzione.
Cominciamo dall’Ecuador.
La simpatica nazione andina ha rinegoziato nel 2008 la bellezza di 3,5 miliardi del debito pubblico, circa l’8 per cento del Pil, senza grandi scossoni.
L’Italia dovrebbe rinegoziare oltre 2000 miliardi, 133 per cento di un Pil per giunta in calo, con prevedibile catastrofe planetaria, fallimento a catena di sistemi bancari europei e di diversi fondi pensione stranieri, crollo dell’euro.
Perfino chi scrive Pino Chet staccato può valutare le differenze.
Per nazionalizzare il sistema bancario, che tutti odiamo, bastano invece appena 400 miliardi, una cifra che un governo italiano può facilmente raccogliere nel giro di una ventina d’anni, a patto di rimettere da domani l’Imu e portare il prezzo della benzina a 10 euro al litro.
Internet libera nella Costituzione non richiede commenti, è semplicemente sublime. Del resto, secondo il profeta Casaleggio, fra sei anni una guerra termonucleare spazzerà  sei miliardi di persone dalla faccia della terra, e quindi non è il caso di perder tempo a studiare soluzioni serie.
«Oltre» saremo tutti morti.
Grillo dal palco è comunque una forza della natura, il più grande animale da palcoscenico mai visto.
Se la prende con destra, sinistra, centro, poteri forti e deboli, banche e sindacati, con lo stesso popolo italiano che è troppo ignorante, tanto da figurare agli ultimi posti delle classifiche di alfabetizzazione «dell’Oxa», ripetuto due o tre volte.
Lui stesso però potrebbe cominciare evitando di confondere l’Ocse con la brava cantante Anna, compagna di tanti festival di Sanremo.
Le sue promesse miracolose sono comunque più affascinanti delle vecchie balle della politica, che una volta erano nuove promesse, e scatenano applausi ogni mezzo minuto.
La folla è sempre il soggetto più interessante negli happening grillini. Dietro al palco sono ammessi soltanto i giornalisti stranieri, che in realtà  scrivono cose terribili, ma nessuno li legge.
A un certo punto mi pare di scorgere il corrispondente di Le Monde, Philippe Ridet, al quale invidio una folgorante definizione: «Grillo è l’unico comico che mi fa paura».
Così i giornalisti italiani sono costretti a stare fra la gente ed è un bel regalo. Non è la folla sterminata di Piazza San Giovanni a Roma, alla vigilia del voto, ma è sempre un buon campionario di facce oneste.
Ragazzi ai quali la classe dirigente ha preparato un futuro da emarginati e non si capisce perchè dovrebbe votarli ancora.
Vecchi militanti della sinistra che la sinistra ha fatto di tutto per buttare fuori dalle sezioni, ora circoli.
Cittadini della Val di Susa che hanno tutto il diritto di protestare contro la Tav, senza essere bollati come estremisti o terroristi. Una delegazione di aquilani, vittime della peggiore truffa della seconda repubblica.
Italiani come tanti altri, che si alzano ogni giorno alle 7 per guadagnare al mese quanto una mezza calzetta di consigliere regionale si mangia in una festa a spese del contribuente.
Saranno magari un po’ sommari nel giudizio sull’informazione («Siete tutti a libro paga di Berlusconi e del Pd»), ma è difficile non provare simpatia, comprensione. In tanti fanno la fila al gazebo dei parlamentari, che in questi mesi, siamo onesti, non hanno soltanto discusso di scontrini e parenti da assumere.
Un esempio è la sacrosanta battaglia contro lo scellerato acquisto di F35.
Tutti quanti meriterebbero, come altri italiani, capi meno furbi.
Così, mentre dal palco volano sogni colorati, come i palloni gialli che si perdono nel cielo azzurrissimo di Genova, ci si domanda dove finirà  tutta questa passione o illusione.
Alla fine Grillo lancia in alto il pallone più grosso, la «modesta proposta» che è in realtà  il suo contratto con gli italiani in sette punti.
L’ha scritta Casaleggio e lui la firma, col suo nome.
E il suo nome era Buffalo Bill

Curzio Maltese

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INTERVISTA AD ALFANO: “RENZI NON TIRI LA CORDA O SI VOTA”

Dicembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

CONTINUA LA LOTTA A DISTANZA TRA GLI ALLEATI DI GOVERNO

«Vuole prendersi la sedia di Letta» e cerca di far «fibrillare il governo». Ma resta il fatto che «noi siamo determinanti». Angelino Alfano non si sente offeso per le parole del sindaco di Firenze.
Ma non accetta l’idea che l’esecutivo possa diventare un monocolore democratico.
Anche il vicepremier propone un patto per il 2014 per poi tornare alle urne nel 2015. Ma avverte il probabile segretario del Pd: «Non abbiamo paura di andare a votare anche prima. Decida lui se assumersi la responsabilità  di far cadere il presidente del consiglio del suo partito».
Renzi ha detto che lei si deve adeguare perchè ha trenta deputati e il Pd trecento. Si è offeso?
«A parte che dice numeri sbagliati, comunque no, non mi sono offeso. È un contrasto politico in cui lui gioca una partita abbastanza chiara».
Ossia?
«Avendo le primarie che lo misureranno due volte — con i voti che prenderà  e con l’affluenza — è evidente che vuole sparare grosso per richiamare l’attenzione. È un professionista puro della politica e ne adopera le tecniche. Ma farebbe bene a dire con chiarezza se dopo le primarie vuole la sedia di Enrico Letta».
Quindi il sindaco di Firenze attacca lei per attaccare il presidente del consiglio?
«Certo, è un modo per far fibrillare il governo. Tra una settimana però ci sarà  il nuovo segretario del Pd e finalmente avranno altro cui pensare. Da mesi il governo è condizionato dal loro scontro interno. Magari adesso riusciranno a pensare anche ai problemi del Paese».
Veramente negli ultimi mesi il governo è stato soprattutto condizionato dallo scontro dentro il Pdl.
«Ma da noi l’esito è stato chiaro, sono nati due partiti diversi. E noi rappresentiamo il futuro del centrodestra. Dai sondaggi si capisce che con noi la coalizione nel suo complesso è passata in vantaggio».
Di quale coalizione parla?
«Di quella alternativa alla sinistra. Non è una coincidenza che questa seconda Forza Italia è lontana dai livelli percentuali del grande Pdl e anche dalla Forza Italia del 2001. Noi, invece, riusciamo a raccogliere consenso anche tra chi ha votato altri partiti o fa parte del blocco dell’astensionismo».
Ma è vero o no che lei ha paura di andare a votare?
«Per niente. Abbiamo una squadra sul territorio che è pronta ad ogni partita. I riscontri sono incoraggianti oltre ogni più rosea aspettativa».
Non mi dica che non teme la vendetta di Berlusconi
«Perchè dovrei? Siamo decisivi per il futuro del centrodestra».
Cioè sarà  di nuovo alleato con Forza Italia
«Il nostro campo è impresso nel nostro nome. E anche nel dibattito sulla legge elettorale chiederemo che le due metà  campo restino distinte. O di qua o di là . Io difendo il bipolarismo»
Quindi Renzi sta tirando troppo la corda? Non rischia di ritrovarsi in un monocolore Pd?

«C’è un dato che resta strutturale e che Renzi non deve dimenticare: noi siamo determinanti. Era così 15 giorni fa e lo è anche adesso. Quindi chiediamo un contratto di governo, Italia 2014, per dire senza giri di parole che deve durare un anno e che deve contenere alcune questioni ineludibili. Senza le quali non firmeremo il contratto».
Scusi, ma anche il Pd è abbastanza determinante.
«E infatti hanno il presidente del consiglio. Ricordo che Letta era il loro vicesegretario. Non è della nostra parte. Sul Pd incombono grandi onori ma anche grandi oneri. Se qualcuno non vuole assumersi il peso di guidare questa coalizione, lo dica. Il nuovo segretario democratico avrà  il potere di far cadere il presidente del consiglio del proprio partito, il suo presidente del consiglio. Se vuole esercitare questo potere, lo dica agli italiani chiedendo il voto con questa legge elettorale».
Tutti i candidati alla segreteria Pd, in realtà , ritengono che questo esecutivo, nonostante i numeri, sia stato condizionato più dal Pdl che dal Pd.
«Noi abbiamo avuto il merito di individuare obiettivi chiari e percepibili come la cancellazione dell’Imu. Anche il Pd ha centrato i suoi obiettivi ma lo ha fatto sempre con un borbottio che ha impedito ai suoi elettori di accorgersi dei risultati conseguiti».
Tornando al contratto di governo, quali sono i vostri punti irrinunciabili?
«La parola chiave sarà  lavoro: aumentare il numero degli occupati e dare una speranza ai nostri ragazzi. Tutto deve ruotare attorno al lavoro: tagli robusti alla spesa pubblica improduttiva, riforma elettorale, fine del bicameralismo perfetto, detassazione per le imprese, determinazione del salario di produttività . Abbiamo appena visto il metodo tedesco. Il patto tra Cdu e Spd, sebbene alla Merkel mancassero solo 5 deputati, è circostanziato. Noi vogliamo scrivere mese per mese gli obiettivi da raggiungere».
Molti di questi punti sembrano compatibili con quelli indicati da Renzi.
«Lo vedremo. Larghe intese devono diventare chiare intese. Sapendo che questa amicizia non sarà  troppo lunga. Vedremo se il futuro segretario del Pd vorrà  iscriversi al partito della crisi e a quello delle elezioni con il Porcellum».
Ma avete i numeri per approvare un programma così ampio?
«Abbiamo i voti che il governo Berlusconi ha avuto al momento della fiducia nel 2008. Facciamo quel che dobbiamo fare e torniamo al voto nel 2015».
Pensa che serva un rimpasto per andare avanti?
«Non è un tema che ci appassiona. Valuteremo tutti insieme. Ma è prioritario l’interesse del Paese».
Lei resterà  ministro?
«Si. Sono orientato semmai a non avere ruoli operativi nel nuovo partito».
Molti nel Pd potrebbero cogliere l’occasione di un riequilibrio del governo per allontanare la Cancellieri a causa della vicenda Ligresti.
«Ho già  espresso fiducia al ministro Cancellieri ».
Tornando al programma per il 2014, lei chiederà  un nuovo intervento sull’Imu? In questi giorni c’è stata un po’ di confusione.
«Veramente i comportamenti di alcuni comuni potevano essere evitati. Certi aumenti improvvisi delle aliquote non hanno aiutato. In ogni caso faccio notare che nel 2103 le tasse sulla casa sono calate di quattro miliardi e nel 2014 ci sarà  una sensibile riduzione rispetto al 2012».
I vostri ex amici di Forza Italia vi direbbero che però aumentano rispetto al 2011.
«Ma il parametro non può che essere il governo Monti. E comunque sono stati accorpati altri servizi e la prima casa è stata esclusa».
Per quale sistema elettorale vi batterete?
«Vogliamo restituire ai cittadini il diritto di scegliere. Collegi o preferenze. Il nostro obiettivo è superare il Porcellum. E non va bene qualsiasi sistema che non metta al sicuro il bipolarismo».
Ma davvero pensa che si possa realizzare anche la riforma della giustizia
«Sì se il Pd sarà  leale. Avevano sempre la scusa di Berlusconi. Ora non hanno alibi su abuso della custodia cautelare, certezza della pena, equilibrio tra uso delle intercettazioni e tutela della privacy».
Manca la separazione delle carriere
«Temo che dovremo aspettare di vincere le elezioni».
E se il Pd vi chiedesse di inserire nella discussione anche l’abolizione di quelle che chiamano “leggi ad personam”?
«Ma quali leggi ad personam! Mica siamo al mercato».
Con un elenco di impegni così lungo, ha mai pensato di tornare alle urne nel 2016?
«Come vede di materiale ce n’è parecchio e c’è la possibilità  di fare bene. Ma tra un anno — ripeto, tra un anno — ci separeremo e andremo al voto con l’ambizione di vincere le elezioni e di dar vita ad un governo di centrodestra».
E il candidato premier potrà  essere Berlusconi?
«Non strattoniamo il presidente Berlusconi in un momento così delicato».
Allora toccherà  a lei?
«È una discussione prematura. Anche perchè noi ci batteremo per le primarie».

Claudio Tito
(da “La Repubblica“)

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INTERVISTA A GABRIELLA GALLARATI, RESPONSABILE PER IL NORD DI “BLU PER L’ITALIA”: “LA POLITICA TORNI A ESSERE PASSIONE E CAPACITA’ DI FARE SQUADRA: OGNI ESSERE UMANO E’ UN VALORE”

Dicembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

“ABOLIRE EQUITALIA, LO STATO DEVE MOSTRARSI UMANO”… “MUTUI ANCHE A CHI NON HA UN CONTRATTO DI LAVORO INDETERMINATO” “INVESTIRE NELLA RICERCA SCIENTIFICA E NELLA PREVENZIONE SANITARIA, BASTA FUGHE DI CERVELLI” …”I TOSSICODIPENDENTI VANNO ASSISTITI IN COMUNITA’, NON IN GALERA”…”LO SPORT DEVE ESSERE FRUIBILE DA TUTTI”

Grintosa e determinata, Gabriella Gallarati è la responsabile organizzativa di “Blu per l’Italia” per il nord. Una vita divisa tra Parma e la Riviera di Levante, alternando impegno sportivo (ha giocato nella serie A di soft-ball) e lavorativo (in un noto istituto di credito). Non è una politica di professione, si nota, ma rivela subito una grande capacità  di rapportarsi: “Ognuno di noi è una risorsa di grande valore.   E, come spesso dico, fare squadra è forza”.
Lei è responsabile organizzativa per il Nord della nuova associazione “Blu per l’Italia”. Nel vostro programma leggiamo che “occorre ritrovare la perduta competitività  delle nostre imprese e battersi contro possibili derive stataliste”. Sono concetti che fotografano in particolare la situazione del nord industriale del Paese?
Il nord deve tornare ad essere competitivo, occorre liberalizzare i mercati e dare alle amministrazioni locali l’opportunità  di migliorare i servizi ai cittadini, alleggerendo la burocrazia. Non dimentichiamo che competitività  significa miglioramento dei settori, qualità  e prezzi.
Vivendo a contatto con la crisi economica che attraversa anche le piccole e medie imprese vuole farci un quadro reale di quali sono i problemi quotidiani degli imprenditori e cosa rimproverano alla politica?
Molti sono ormai alla canna del gas, prima di tutto hanno bisogno di linee di credito e riduzione delle imposte.
Pensa a qualche misura specifica?
Per incentivare l’occupazione, si potrebbe dare la possibilità  di assumere giovani fino ai 35 anni di età  senza dover versare contributi. Stipendio netto con obbligo del datore di lavoro di stipulare una polizza assicurativa sulla salute a favore del dipendente e obbligo del lavoratore di aprire un fondo pensione privato. Accompagnata da una tassazione annuale sul reddito del 10% che il dipendente provvederà  a versare allo Stato.
Il sistema del credito è in sofferenza: l’accesso è sempre più difficile per chi non ha solide garanzie. Esiste una possibile soluzione per ridare fiato a tante famiglie che si trovano in difficoltà  con mutui e pagamenti, attraverso un nuovo approccio della politica all’economia?
Guardi, per ridare fiato alle famiglie bisogna ricondizionare mutui e prestiti. E concedere mutui anche a chi non ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Ormai, molti giovani e non, lavorano a progetto, o stagionalmente, anche da anni, referenziati, con interruzioni brevissime, ma non riescono ad ottenere mutui o prestiti personali. È vergognoso. Io ti do 100 se tu metti in garanzia 100, pensa che offerta…
Voi auspicate “uno Stato che investa maggiori risorse in scuola, università  e ricerca”. In Europa siamo i fanalini di coda nel rapporto investimenti/Pil…
La ricerca scientifica e medica sono fattori essenziali per la vita umana. I nostri uomini e donne migliori se ne vanno all ‘estero, anzi, ce li portano via, vanno in Stati dove trovano mezzi, strutture e servizi più avanzati e dove viene riconosciuto il loro operato. Pensiamo a tutti quelli che soffrono di patologie gravi e che sperano nel progresso della medicina e nel soccorso sanitario. Ma anche chi sta male all’improvviso, dove va? Al pronto soccorso (non nomino neppure il medico di famiglia, serve solo per le ricette mediche). Quale? Li stanno chiudendo tutti. E avrà  la fortuna di trovare la giusta tempestiva assistenza e la struttura adeguata con macchinari funzionanti?
Immagino che anche sulla prevenzione sanitaria sia critica…
Dovrebbe essere obbligatoria, non facoltativa. Per la salute di tutti. Lo Stato investe denaro con inviti a presentarsi nei laboratori ospedalieri, ma spesso sono ignorati. Rendiamolo obbligatorio, con sanzioni a carico di chi non prenota i test e non si presenta. E non limitiamoci ai pap test e mammografie. Più siamo sani, meglio viviamo e meno costiamo alla comunità .
In Italia esistono fasce di emarginazione, settori in “sofferenza”: persino le famiglie dei disabili sono costrette a manifestare sotto i Palazzi del potere. “Blu per l’Italia” si rivolge anche a loro?
Oguno di noi per un attimo provi a immaginare come sarebbe la sua vita su una sedia a rotelle, oppure cieco o sordomuto.Conosco famiglie con disabili che mi raccontano della carenza di strutture pubbliche riabilitative e dell’incompetenza di chi fa assistenza. La vita di queste persone è già  molto penalizzata dalla natura o dalla disgrazia: e’ nostro dovere offrire loro ogni possibilità ‘ di miglioramento
Anche sulla gestione delle tossicodipendenze va cambiato qualcosa?
I tossicodipendenti non devono essere lasciati soli, ci vogliono strutture adeguate. I volontari sono ammirevoli e ben vengano, ma non bastano. Troppi ragazzi si rovinano la vita   e muoiono, lasciando dietro di se dolore e disperazione. Non serve metterli in prigione, si rovinano del tutto. Occorre aiutarli a ritrovare se stessi e reinserirli nella società . Una volta, a Milano, ho sentito Don Mazzi dichiarare che quasi tutti i tossicodipendenti provengono da famiglie di separati. E anche su questo ci sarebbe molto da dire.
Ampio spazio del vostro programma è rivolto alla necessità  di “rendere maggiormente produttivi i nostri beni culturali”, tante regole vanno cambiate, vi rivolgete ai giovani in particolare. Lei ha un passato sportivo di tutto riguardo: anche il sistema sport necessita ci cambiamento?
Lo sport è salute, educazione e disciplina. Fortifica il fisico e l’anima e si coltiva da bambini, altro che diminuire le ore di palestra nelle scuole. Incentivare, ecco cosa si deve fare. Lo sport è interesse e passione ed allontana la noia, causa primaria di avvicinamento a droga e alcool. Riconoscerei benefici fiscali alle imprese che sostengono e/o organizzano attività  sportive con i propri collaboratori. Lo sport non deve essere un privilegio solo per chi può permettersi di pagare palestre, attrezzature o altro.
Nel vostro manifesto si legge che occorre “promuovere la figura femminile come motore dell’intero sistema Paese”. Come mai nella gestione della cosa pubblica in Italia ci sono ancora così poche donne, rispetto ad altri Paesi europei?
Forse perchè ci sono ancora troppi “vecchi” schemi maschili che impediscono di riconoscere la capacità  e spesso, superiorità , femminile.
“Blu per l’Italia” sta riscuotendo consensi pur essendo solo agli albori: segno che esiste ancora un interesse verso una partecipazione alla vita sociale e politica. In quali strati della popolazione trovate maggiore adesione?
Non sono una politica, vivo in mezzo alla gente comune, posso solo dire che i problemi di cui abbiamo conversato sono i problemi di tutti e che tutti sono interessati. Imprenditori, famiglie, studenti…tutti vogliamo la stessa cosa: lavoro, dignità  e giustizia sociale.
Le diamo una virtuale bacchetta magica: se potesse far passare una sua proposta di legge, quale norma vorrebbe introdurre nel nostro Paese?
Abolire Equitalia, lo Stato torni a essere umano.

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I GRILLINI SMENTISCONO GRILLO: MA CHE 200.000, ERAVAMO 40.000 IN PIAZZA DELLA VITTORIA

Dicembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

A CHI CI HA CRITICATO PER AVER DATO UNA CIFRA BASSA, RISPONDIAMO CON FOTO E DICHIARAZIONE DEI CINQUESTELLE LOCALI… GRILLO AVEVA DETTO DI AVER SCELTO UNA PIAZZA DA UN MILIONE DI PERSONE E ANCORA STASERA SUL SUO BLOG PARLA DI 200.000 PRESENZE… LE PREVISIONI ERANO DI 100/150.000, UN MEZZO FLOP

Non siamo tra coloro che taroccano i numeri a loro convenienza o che stiamo alle stime degli organizzatori o della Questura.
Laddove possiamo verificare di persona o attraverso documentazione fotografica crchiamo di dare dati il più possibile vicini alla realtà .
Personalmente poco ci importa quanti fossero i Cinquestelle radunati oggi nella nostra città , ma quando due settimane fa Grillo parlò’ di piazza della Vittoria come della più grande piazza d’Italia e della sua previsione di un milione di presenza ci venne da ridere.
La piazza è notoriamente divisa a metà  dall’arco dei caduti, leggermente rialzato, e questo la dimezza di fatto.
Alleghiamo a tal fine una foto che evidenzia come metà  (segnata in blu e verde scuro) fosse occupata da gazebo e servizi vari.
L’altra metà  è quella come appare nella seconda foto con la folla che ascolta il comizio di Grillo.
Tipico accorgimento “berlusconiano” il megapalco che copre parecchio spazio, poi un rettangolo e quindi il quadrante prima dell’Arco con relativo schermo gigante.
Come si può notare nella seconda parte vi sono ampi vuoti laterali: per chi è amante delle valutazioni la seconda fascia corrisponde a circa 5.000 presenze, nella prima si può ipotizzare un 25.000 persone al massimo.
Stasera sul suo blog Grillo parla di 200.000 persone, tradendo la sua origine comica.
Rispondiamo con un estratto del Secolo XIX che recita:
“Secondo gli organizzatori del V-Day in piazza della Vittoria si sono radunate circa 40 mila persone provenienti da tutta Italia . Mentre Grillo su Twitter scrive: «Siamo 200mila». La Questura non conferma nè smentisce il dato e, al momento, non ha fornito cifre della partecipazione”.
Quindi Grillo è smentito dai dirigenti locali Cinquestelle a cui va bene che si parli di 40.000 presenze (quindi sono ancora meno…)
Dettaglio: i bus speciali arrivati da ogni parte d’Italia per il raduno erano (dato degli organizzatori) circa 200 (pari a 10.000 presenze), altrettanti si prevedeva arrivassero in treno o auto (altri 10.000) , poche migliaia i genovesi, per lo più curiosi (come da precedenti comizi locali di Grillo).
E come vedete i nostri conti tornano.

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EURO & TASSE: COSÌ IL CAVALIERE PUÒ RESUSCITARE

Dicembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

LA CRISI DEL PDL-FORZA ITALIA E’ STRUTTURALE, IN 5 ANNI HA PERSO IL 15% DI CONSENSI E 6 MILIONI DI ELETTORI, MA UNA CAMPAGNA ELETTORALE CONTRO L’AUSTERITA’ E L’EUROPA POTREBBE DARGLI RESPIRO

Non si sa se è un timore, una speranza o una constatazione: “Lui ha sempre saputo risollevarsi con successo, non credo che scompaia dalla vita politica italiana per la sua decadenza, penso sia un giudizio politico superficiale”, dice Massimo D’Alema, Pd, intervistato da Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera.
Da vent’anni duellano e dialogano, tra inciuci, commissioni bicamerali e grandi coalizioni.
E non è finita avverte D’Alema, anche per mettere un po’ di ansie al leader predestinato, Matteo Renzi (che subito dice: “Occhio al Cavaliere, ha sette vite come i gatti).
Possibile che Berlusconi, per quanto decaduto e ineleggibile, possa davvero risorgere nelle urne, alle elezioni europee di primavera?
In teoria no: secondo l’associazione di studi elettorali Itanes, che ha curato il libro Voto Amaro (Il Mulino), la crisi del Pdl-Forza Italia è strutturale.
Tra 2008 e 2013 Berlusconi ha perso 15 punti percentuali (la morente Dc, tra 1987 e 1992, ne perse solo 5), perfino il 34 per cento degli elettori che sono rimasti fedeli al Cavaliere lo considerano “un leader non adatto a difendere l’Italia sulla scena internazionale”, metà  degli elettori delusi, che hanno cambiato orientamento, e il 28 per cento dei fedeli non hanno apprezzato la campagna sull’Imu prima delle politiche. Morale: la crisi del Pdl è profonda, se si guarda il numero di voti e non le percentuali, Berlusconi sembra senza futuro, i suoi elettori sono passati dai 13,6 milioni del 2008 ai 7,3 del 2013.
Praticamente dimezzati. Finito. Kaputt.
Però D’Alema potrebbe non avere tutti i torti.
Basta guardare quello che è successo dopo la fine del governo Monti: il 7 dicembre 2012 Angelino Alfano toglie il sostegno del Pdl al governo Monti.
In quel momento il partito è dato al 15,6 per cento nei sondaggi. Poco più di due mesi dopo, alle elezioni politiche, arriva al 21,56: nonostante la perdita di voti in cifra assoluta, nelle percentuali la rimonta c’è, merito soprattutto del tracollo del Pd che negli stessi mesi scende dal 32,5 al 25,4 (controllate sul sito Youtre nd. it ).
Una manciata di settimane: il Cavaliere attacca il governo Monti e la sua austerità  (che ha votato e che è cominciata proprio durante il governo berlusconiano, ma questo nessuno lo ricorda più), il Pd si trova costretto a difendere l’operato del professore Bocconiano e si inabissa.
La domanda ora è: avendo davanti sei mesi, Berlusconi riuscirà  a spingere al massimo questo suo talento predatorio o invece la sua forza distruttrice verrà  annacquata?
Sempre secondo Itanes, gli elettori delusi del Pdl hanno deciso di cambiare partito solo molto a ridosso del voto, il 28 per cento ha fatto la sua scelta soltanto una volta arrivato al seggio (contro il 16 per cento di quelli che hanno scelto di rimanere fedeli).
Conta molto, insomma, quello che succederà  nei prossimi mesi. Forse conta più di quanto è successo, cioè la decadenza, gli scandali, il declino.
Il governo di Enrico Letta avrà  molte occasioni di regalare consensi al Cavaliere: proprio il giorno dopo la decadenza di Berlusconi da parlamentare, si è capito che i Comuni dovranno imporre a milioni di italiani di pagare comunque un po’ di Imu sulla prima casa, da alcune decine a oltre 100 euro a seconda della città .
E il Pdl sta già  iniziando ad attaccare Letta su questo (l’ariete è Renato Brunetta).
Tempo pochi mesi e Carlo Cottarelli farà  i primi tagli: il commissario per la spesa pubblica deve trovare 1,5-2 miliardi già  in primavera per rassicurare Bruxelles, dove non hanno preso molto sul serio le coperture della manovra (troppi aumenti di acconti, di fatto prestiti dei contribuenti allo Stato).
E saranno tagli agli sprechi, ma sono pur sempre tagli, quindi impopolari. L’austerità , in campagna elettorale, è sempre colpa dell’Europa.
E quindi il Foglio di Giuliano Ferrara sta costruendo la base intellettuale per una campagna anti-europea più sofisticata e concorrente a quella di Beppe Grillo, con il Cavaliere abilissimo a presentare la sua totale perdita di credibilità  internazionale come la dimostrazione che lui, e non Mario Monti, aveva osato sfidare Angela Merkel. Matteo Renzi è consapevole del rischio e sta già  spingendo la sua critica all’Europa parecchio oltre quello che era lo standard democratico.
Se poi dal governo il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano riuscirà  a dimostrare di avere quel 5-6 per cento che gli accreditano i sondaggisti, la profezia (o l’auspicio) di D’Alema sulla resurrezione del Cavaliere potrebbe davvero tradursi in una rimonta di Forza Italia. Chissà .

Stefano Feltri

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L’ULTIMA SPERANZA DI SILVIO: “ELEZIONI IN PRIMAVERA, SARA’ MATTEO AD APRIRE LA CRISI”

Dicembre 1st, 2013 Riccardo Fucile

MA BERLUSCONI TEME ALTRE FUORIUSCITE DA FORZA ITALIA

Scricchiola, Forza Italia. I sottosegretari sembrano voltare le spalle a Silvio Berlusconi.
Il gruppo del Senato rischia di perdere presto altre pedine. E anche i vertici tra il Cavaliere e i figli ricordano le corride di palazzo Grazioli.
Eppure, l’ex premier spera ancora. «Dobbiamo fare casino è la linea recapitata ieri ai falchi azzurri — Creare le condizioni affinchè Renzi stacchi la spina».
E’ una scommessa disperata. Siccome però nuvoloni nerissimi si addensano su Arcore, Berlusconi punta tutto sul sindaco.
In fondo, quando è all’angolo il Cavaliere dà  il meglio di sè: «Io non lo attacco più — sussurrava due giorni fa a un vertice Ue lo storico rivale socialista tedesco Martin Schulz — perchè il suo gioco è di provocare per poi fare la vittima… »
Politicamente il Cavaliere gioca d’azzardo. La strategia si riduce a puntare tutto sul sindaco di Firenze, come conferma il senatore Augusto Minzolini: «Se si vuole salvare, Renzi deve andare a votare a marzo. Se non lo fa, fatti suoi. Ma farà  la fine di Veltroni con Prodi. Al 2015 arriverà  consunto »
Ecco allora che nella nuova sede di San Lorenzo in Lucina si gioca con la teoria del caos.
Agitare la piazza, convocare conferenze stampa in ogni regione per spiegare l’addio al governo, tenere a battesimo mille club “Forza Silvio” il prossimo 8 dicembre.
Saverio Romano promette una mozione di sfiducia al governo. Berlusconi tentenna, non vuole compattare il Pd.
«Vedremo — spiega Renata Polverini — ma servirebbe per sancire la fine delle larghe intese ». E poi ci sono le commissioni parlamentari presiedute da uomini di Fi.
L’idea è di boicottarle, provocando uno stallo parlamentare che avvicini le urne
«Con otto senatori di vantaggio non si governa, un raffreddore provoca la crisi», è il tam tam azzurro.
Ma intanto Berlusconi è in allerta per una possibile, prossima mini-frana a Palazzo Madama.
Sotto osservazione due senatori di Gal, Antonio Scavone e Giuseppe Compagnone, che hanno votato la manovra.
Ma anche cinque potenziali transfughi Fi. Alcuni hanno disertato la fiducia sulla legge di stabilità . Senza contare la figuraccia sui sottosegretari.
Berlusconi è rimasto scosso. Non è tanto la posta in palio — in fondo, qualche posto di sottogoverno — ma la portata dei potenziali “tradimenti”.
Rocco Girlanda è proiezione di Denis Verdini, Bruno Archi espressione di Gianni Letta, Jole Santelli milita nel cerchio magico di Francesca Pascale, Marco Cirillo amico di Paolo Berlusconi.
Quest’ultimo non si dimetterà , Girlanda bussa addirittura al Ncd.
«E vedrete — giura Paolo Naccarato — appena si chiuderà  lo spazio elettorale del 2014, la slavina diventerà  frana. Resteranno solo posti in piedi…»
Per tappare l’eventuale falla, il Cavaliere dovrebbe partecipare martedì prossimo alla riunione dei suoi gruppi parlamentari.
Vale tutto, in questa battaglia. Anche il nuovo pallino di Berlusconi, pronto a conquistare gli animalisti con una campagna al fianco di Dudù.
Di certo, Berlusconi gestisce la partita più delicata mentre è alle prese anche con fastidiose grane familiari.
La pax rossonera uscita ieri da un vertice con i figli in Brianza è precaria, ma obbligata.
La ragione la ripete di continuo l’ex premier agli amici: «Barbara ci tiene troppo, che ci posso fare? ». Stima la figlia. E a volte si lascia pure un po’ andare, con un sorriso: «È intelligente, sveglia, a volte anche un po’ furbetta come la mamma…».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)

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E SILVIO ORDINA LA TREGUA NEL MILAN: “NON POSSIAMO PERDERE I DIRITTI TV”

Dicembre 1st, 2013 Riccardo Fucile

GALLIANI: “BARBARA È SOLO UNA RAGAZZINA VIZIATA”

Scusate, eravamo su “Scherzi a parte”. L’addio di Adriano Galliani al Milan? Non c’è più.
La rabbia dell’ad dei rossoneri («La pazienza è finita, sono stato umiliato, me ne vado! »)? Uno sfogo, già  dimenticato.
Quattro ore di psicodramma serale a Villa San Martino tra Silvio Berlusconi e l’uomo che continua a giurargli affetto «immutato e immutabile» – più qualche telefonata supplementare ieri mattina – hanno rimesso assieme, per quanto non si sa, i cocci della Dinasty di Milanello: il numero uno del Diavolo resta al suo posto anche se dimezzato e a tempo determinato (ad aprile dovrebbe farsi da parte).
Barbara Berlusconi, la rottamattrice che voleva pensionarlo anzitempo, porta a casa lo scalpo della promozione ad amministratore delegato.
E ad Arcore si festeggia in tono minore e sotto i primi fiocchi di neve il pericolo scampato: “Bene così – commenta minimalista uno degli uomini più vicini al Cavaliere che ha seguito passo passo la drammatica notte di Arcore – . La verità  è che non potevamo permetterci di perdere un uomo importante come Adriano”. Vero? Solo in parte.
A convincere l’ex premier a mettere il casco blu per obbligare i due litiganti a sotterrare l’ascia di guerra non sono stati tanto i dubbi sui destini del Milan, ma le possibili ricadute del Vietnam rossonero sulla già  fluida situazione politica romana.
Quando venerdì pomeriggio ha letto sulle agenzie lo sfogo di Galliani – raccontano i suoi collaboratori – il Cavaliere ha fatto un salto sulla sedia: la coltellata alle spalle di Angelino Alfano, vera o concordata che sia, ci sta.
La bufera nel cuore pulsante dell’impero del Biscione – il cerchio magico dei fedelissimi e la famiglia – era troppo.
“Non posso dare l’impressione di aver perso il controllo della situazione anche tra le mura di casa. Sarebbe un segnale di debolezza mortale!” avrebbe confidato ai suoi. E staccando agenzie di stampa e telefono (e ignorando il dibattito tv per le primarie del Pd) si è messo a tavolino per mettere il silenziatore alla tragicomica telenovela del Diavolo.
I motivi per spegnere l’incendio, del resto, sono tanti.
Galliani è a fianco di Silvio dagli anni d’oro di Edilnord, ha fondato con lui Canale 5 ed è uno degli azionisti di riferimento della sua cerchia più stretta di amici.
Dell’ex premier e dei suoi affari conosce quindi vita, morte e miracoli. A 360 gradi. Non solo. In questi giorni la Lega Calcio sta trattando il rinnovo del contratto per i diritti tv.
Un affare da un miliardo di euro l’anno fondamentale per il futuro di Mediaset. E a tirare le fila dei negoziati c’è la Infront di Marco Bogarelli – fedelissimo dell’ad del Milan – che negli ultimi anni (ad Arcore è considerato un onore) è riuscita a far infuriareSky per i presunti trattamenti di favore alle tv di Cologno.
“Questo non è proprio il momento per divorziare da Galliani”avrebbe fatto sapere un preoccupatissimo Piersilvio a papà . Meglio insomma provare a ricucire almeno fino alla spartizione della torta del calcio in televisione.
La mediazione con Barbara, condotta con continue telefonate durate fino a ieri mattina e coordinata anche da Bruno Ermolli, non è però stata facile.
Le incomprensioni delle scorse settimane – compresi gli sfoghi freschi di stampa dell’ad – sono ferite che non si rimargineranno più.
Galliani ha insistito per ore accusando la figlia dell’ex-premier di essere poco più di una ragazzina viziata “pronta solo a scaricare le responsabilità  delle sconfitte su altri salvo prendersi lei i meriti delle vittorie”.
Lei, fumantina come sempre e senza peli sulla lungua, gli avrebbe rinfacciato le scelte tecniche sbagliate (compresa la difesa ad oltranza dell’allenatore Massimiliano Allegri) ma anche “inciuci con la Curva e con gli Ultra” e la gestione un po’ sbarazzina dei rapporti con alcuni procuratori. Il Cavaliere avrebbe strigliato il manager (“non puoi tradirmi come un Alfano qualsiasi!”) e tirato le orecchie alla figlia (“ma ti pare il momento di far su questo casino?”).
Poi, deposto il bastone, ha messo sul tavolo le carote: un occhio di riguardo per la liquidazione d’oro di Galliani quando – pare ad aprile – leverà  le tende da Milanello.
E lo zuccherino per Barbara, sotto forma di una promozione dimezzata prima dell’incoronazione a Regina dei rossoneri prevista a primavera quando il suo rivale si farà  da parte.
Tutto è bene quello che finisce bene? Meglio non sbilanciarsi troppo.
In primis perchè quando c’è di mezzo la vulcanica Barbara le sorprese sono sempre dietro l’angolo. E la sua mezza marcia indietro di ieri – “l’ho fatto per papà ”, ha detto a mezza voce – l’ha privata della vittoria per ko cui puntava.
“Deve accontentarsi” dicono i suoi collaboratori. In fondo il risultato, vale a dire l’uscita di scena dell’ad, è stato portato a casa, anche se a scoppio ritardato.
“Non è poco – aggiungono i fedelissimi dell’Evita milanista – e se ci siamo riusciti è solo perchè lei c’ha messo la faccia alzando i toni e forzando la mano. Se no Adriano sarebbe rimasto al Milan fino a 90 anni”.
L’ennesima puntata della Dinasty del Biscione, serie “La decadenza”, va così in archivio.
Ma viste le fibrillazioni ad Arcore e dintorni (Marina e Piersilvio, dice il tam tam di Villa San Martino, sarebbero infuriati per il blitz della sorella) c’è da scommettere che per la prossima non ci sarà  da aspettare molto.

Ettore Livini

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ASSANGE TIRA IL PACCO A GRILLO,”DOVEVA ESSERE COLLEGATO, MA LO HANNO SCONSIGLIATO”: GLI AVRANNO DETTO CHI SONO GRILLO E CASALEGGIO?

Dicembre 1st, 2013 Riccardo Fucile

NONOSTANTE LE TRUPPE CAMMELLATE DA TUTTA ITALIA, L’ADUNATA DI GRILLO SI FERMA A 40.000 PRESENZE, BEN LONTANE DAI 150.000 ANNUNCIATI… IL PRESTANOME DI CASALEGGIO SI CONSOLA ARRUOLANDO PERTINI E IL PAPA… MENO MALE CHE ALMENO DARIO FO QUALCOSA DI INTELLIGENTE DICE

Con quaranta minuti di ritardo Beppe Grillo sale sul palco del Vaffaday.
Ma ci sarà  spazio per tutto nel suo discorso, anche la richiesta di un impeachment per il presidente della Repubblica Napolitano. E sette punti programmatici tra cui un referendum per valutare se restare o meno nell’euro, ma anche rivedere i rapporti con l’Europa. E poi: “Siamo andati oltre la piazza, ma ricordatevi quando è nato il Movimento, è nato il 4 ottobre, il giorno di San Francesco, siamo arrivati prima del Papa Francesco. Anche lui è grillino”.
“Siamo in una piazza storica, l’ultimo che ha parlato da qui è stato Pertini che ha dato vita ad una rivoluzione contro Tambroni. E l’ultimo che ha fatto qui una performance è papa Ratzinger, ma c’era meno gente”.
Ironizza sulle tv e l’informazione (“I giornali vanno chiusi subito”) davanti a circa 40 mila persone invece delle 100-150 mila annunciate.
Poi si rivolge a Genova. “Questa è una città  che è oltre, abbiano inventato le banche, i porti, le assicurazioni, e tutto deve partire da qua la più grande rivoluzione culturale della politica”. Perchè siamo oltre il sogno”.
Rivendica che lui e il suo movimento sono “populisti e anche arrabbiati”.
“Tutti a casa” rumoreggia la piazza. E lui: “Sì, ma sono pieni di case”.
Poi attacca sull’affitto dei piazza della Vittoria per farne un parcheggio. Attacca Burlando che lo ha criticato per aver parteciato allo sciopero dei tranvieri mentre loro facevano gli accordi.
Poi si riferisce ai suoi fedelissimi, “perchè io comincio a sentire il peso degli anni”, insiste sulla necessità  di cambiare entro il 2050 tutte le fonti di energia.
E si spinge ancora più avanti: “Ogni cittadino, alla nascita deve poter avere nella Costituzione l’accesso gratuito a Internet”.
Ha insistito a lungo sull’euro, sulla necessità  di un referendum che stabilisca se stare dentro o fuori la moneta unica: ma dovrebbe valutare anche i rapporti con l’Europa.
Poi, prima di passare il microfono a quanti verranno dopo di lui, lancia una nuova provocazione” aboliamo anche le regioni, i comuni sotto i 5000 abitanti”.
Gli attacchi
Durante il suo intervento Grillo ripete molti dei concetti che ha già  espresso al suo arrivo in piazza ai microfoni di Sky:       “Dobbiamo vincere e vinceremo. Siamo entrati dentro e abbiamo tolto la finta sacralità  del parlamento: ci abbiamo messo dentro i cittadini”.
Così Beppe Grillo, arrivato in piazza della Vittoria era intervenuto sulla situazione politica e le tasse sulla casa: “Non sfasciamo più, non c’è più niente da sfasciare, diamo l’estrema unzione a questi cadaveri che si aggirano. Avete controllato se c’è sul marciapiede Casini che sta battendo? Non l’hanno visto”.
E, mentre sul palco in sua attesa, continua la musica: “I politici sono vigliacchi, non faremo mai alleanze con gli altri schieramenti politici” ha aggiunto.
L’impeachment di Napolitano
“Assolutamente sì, ci saranno passaggi formali in Parlamento per la messa in stato di accusa di questo signore, sicuramente non lo voteranno, lo bocceranno ma noi lo presenteremo, perchè ha una valenza politica per noi: noi vogliamo mandarlo via”.
Niente Assange
“Assange doveva essere qui con noi, inviando un videomessaggio, ma lo hanno sconsigliato. Lui è uno che rischia la pena di morte negli Stati”.
Così Beppe Grillo, spiegando che non ci sarà  l’annunciato videocollegamento con l’uomo di Wikileaks rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra.
Casaleggio: Italia senza democrazia
Sale anche Gianroberto Casaleggio sul palco del Vday. “Sono orgoglioso di essere populista e di essere qui insieme e decine di migliaia di populisti’ – ha esordito.
“Il potere deve tornare al popolo, le istituzioni devono tornare al popolo, non devono stare sopra il popolo. In questo mondo in Italia non c’è nemmeno la democrazia”.
Dario Fo: un urlo per Franca
Introdotto da Beppe Grillo, mentre un’ovazione lo salutava, scusandosi per il pesante colbacco nero che lo difende dalla gelida tramontana, il premio Nobel, a cui è affidato il finale del V-Day, prende la parola circa tre quarti d’ora prima del previsto per una “lectio” sulla cultura.
Parlando delle diseguaglianze: “Il paradiso è per i manigoldi e i potenti” e “sono convinto che tra un pò lo dirà  anche Papa Francesco” ha detto Fo, perchè “il debito maturato con la frode dei derivati e dei titoli spazzatura “continuano a pagarlo i disoccupati, le donne e i giovani. Una rapina portata a buon fine non per salvare il paese ma per salvare le banche e le multinazionali”.
Poi, passa a parlare della cultura negletta. Infatti i   responsabili culturali dei vari   governi che si sono succeduti alla guida dell’Italia “sempre meno hanno ritenuto importante investire in sapere”
E poi l’Ilva,   “C’è chi lucra sulla disperazione dei lavoratori dell’Ilva che devono scegliere se crepare di fame perchè perdono il lavoro o di veleno”. Si è chiesto se “esistano magistrati in grado di fermare i padroni di questa macchina di stragi. Sì che ci sono – ha detto – ma poi arrivano i politici che accettano denaro per convincere i lavoratori a tornare nell’ultima gabbia della mattanza”.
I deputati
Molti tra i presenti portano le maschere di Anonymous. Sono molti anche i deputati del M5S che in mezzo alla folla aggiornano sulle iniziative politiche e parlamentari del Movimento nei primi sei mesi di questa legislatura.
Di Battista ha fatto anche un po’ di autocritica: “Nei primi mesi non abbiamo comunicato bene, certo anche Beppe – ha aggiunto riferendosi a Grillo – è stato poco presente in questi mesi”.
La mattina
Dalle 8 sono arrivati i bus provenienti da ogni parte d’Italia, sette da Torino, più di 10 quelli da Roma e Milano, 3 da Firenze, in arrivo quelli da Bologna, Bari, Salerno, Modena, Empoli. Già  giunti i pullman dell’hinterland di Monza e della Brianza.
Tanti i ‘pentastellati’ arrivati con i treni da Veneto, Campania e Lazio.

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ALFANO CONTRO RENZI: “VUOLE LA SEDIA DI LETTA?” , IL SINDACO FA RETROMARCIA: “NON E’ UN TUTTI A CASA”

Dicembre 1st, 2013 Riccardo Fucile

LUPI: “FUORI DALLA CRISI O CI MANDERANNO TUTTI A CASA, ROTTAMATORI COMPRESI”… CUPERLO: “DA RENZI ASSIST A BERLUSCONI”… CIVATI: “RENZI GOVERNATIVO, MA NON DI DOMENICA”

Dopo le uscite dei suoi ministri, è Angelino Alfano in persona ad andare dritto contro Matteo Renzi: “Se ha l’obiettivo di prendere la sedia di Letta lo dica con chiarezza, senza girarci attorno come si faceva con la vecchia politica” dichiara il vicepremier e leader del Nuovo Centrodestra al Tg2.
Parole che, come quelle pronunciate in precedenza da Gaetano Quagliariello e Maurizio Lupi sono la ferma replica a Renzi, che in un’intervista a Repubblica ha avvertito il Nuovo centrodestra sul fatto che si farà  come dirà  il Pd essendo la nuova maggioranza tutta sbilanciata sul Partito democratico (“non tratto con chi ha 30 deputati”).
E, come i suoi ministri, anche Alfano spiega l’intervista di Renzi con la necessità  di alzare i toni nel rush finale delle primarie Pd. “Renzi sa che a una settimana dalle primarie deve spararla grossa per arrivare primo per quantità  di voti e di votanti. Per fortuna le primarie si stanno concludendo, visto che se ne parla da sei mesi. Finalmente dopo si potrà  parlare dei problemi dell’Italia”.
Da Venezia, dove interviene al Congresso del Psi, il ministro delle Riforme ribatte: “C’è un peso specifico e un peso politico”.
Quagliariello è comunque convinto che “dopo l’8 dicembre (giorno delle primarie Pd, ndr) le cose miglioreranno non peggioreranno”. Su Renzi che propone un super Mattarellum senza quota proporzionale, Quagliariello commenta: “Sulla legge elettorale dobbiamo fare qualcosa”.
Decisamente più diretto Maurizio Lupi: “Se Renzi ha il problema di sostituire Letta a marzo del 2014, nessuno ha paura delle elezioni. Ci dispiace per l’Italia, ma questo è un’altro ragionamento” dichiara il ministro per le Infrastrutture ospite de ‘L’Intervista’ di Maria Latella su Sky Tg24.
“La gente si aspetta che portiamo il Paese fuori da crisi – aggiunge Lupi -, altrimenti ci manderà  a casa, rottamatori compresi”.
La controreplica di Renzi da Pesaro, ennesima tappa del tour primarie. “Non stiamo dicendo al governo: ‘tutti a casa’” precisato il sindaco di Firenze alla platea del teatro Rossini, “non è in corso una competizione all’interno dei partiti”. Ma Renzi chiede di fare cose “mettendo da parte le ambizioni personali”. “Il Pd deve fare il Pd, basta ascoltare quello che dice Berlusconi, dobbiamo dire noi quello che c’è da fare”.
Cuperlo: “Da Renzi un assist a Berlusconi”.
“Quello di Renzi è un assist che si offre alla posizione di Berlusconi” commenta a In mezz’ora il candidato alla segreteria del Partito Democratico Gianni Cuperlo, “un po’ preoccupa che il candidato del Pd anche indirettamente rischi di fare sponda alla posizione di Berlusconi”.
Civati: “Ecco il Renzi della domenica”.
“Su Repubblica di oggi leggiamo il Renzi della domenica, quello governista tutti gli altri giorni della settimana: solo venerdì, durante il confronto su Sky, aveva garantito per l’ennesima volta il suo sostegno al governo, con posizioni interscambiabili con quelle di Cuperlo. Oggi, dopo aver inoltre candidato molti uomini vicini a Enrico Letta nelle sue liste, cambia verso e annuncia un ultimatum” dichiarato il candidato alla segreteria Pd Giuseppe Civati.
“Capisco bene che dopo il confronto televisivo Renzi sia preoccupato e cerchi di recuperare “audience”, ma sono fiducioso che gli elettori non si faranno abbindolare da queste giravolte dell’ultimo minuto, e l’8 dicembre sceglieranno la coerenza e il vero cambiamento”.
Franceschini: “So che non farà  cadere il governo, lo pungolerà  dall’esterno.
C’è un’intesa tra Enrico e Matteo, sono amici da tanti anni”, ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, aggiungendo che Renzi “guiderà  il partito e Letta il governo” in un anno, il 2014, fondamentale per le Riforme.
Lupi: “Renzi alza i toni per le primarie”.
“Capisco Renzi: a una settimana dalle primarie ha paura di essere il segretario eletto con il più basso numero di partecipanti e deve alzare i toni per portare a votare i suoi. Certo, se quei 300 deputati (e non senatori) fossero stati così sufficienti, allora perchè Bersani eletto da milioni di militanti del Pd alle primarie non aveva fatto il governo? Comunque, tra una settimana finalmente finisce pure il congresso del Pd e ognuno si può assumere le proprie responsabilità . Vogliamo aprire una crisi buttando l’Italia allo sbando, mentre noi parliamo di cose di Palazzo e perdiamo la ripresa? Se Renzi ha il problema di dover sostituire Letta dica che a marzo si vota perchè vuol diventare presidente del Consiglio. E’ legittimo. Non abbiamo nessuna paura. Ci dispiace per l’Italia”.
Quagliariello a Venezia.
A Venezia il Congresso del Psi rielegge segretario, a larghissima maggioranza, Riccardo Nencini. Presente il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello, che interviene e sottolinea quanto sia vitale cambiare l’architettura istituzionale del Paese. E su un altro cambiamento, il rimpasto del governo sostenuto dalla nuova maggioranza decretata dalla scissione del Pdl e dal passo indietro di Forza Italia, rimanda tutto all’esito del colloquio di lunedì tra il premier Enrico Letta e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
“Oggi opporsi alle riforme significa coltivare un sentimento antinazionale” spiega il ministro, ricollegando il tema delle riforme alle “ragioni antiche e attuali che mi portano” al Congresso del Psi. “Negli anni Ottanta un partito si accorse per primo che l’Italia, per rimanere grande, aveva bisogno di riforme – ricorda Quagliariello -. Quel partito era il Psi, il suo leader era Bettino Craxi. Quello che serviva negli anni Ottanta oggi non può essere evitato. Opporsi significa coltivare un sentimento anti nazionale”.
Il ministro prosegue: “Anche se il nuovo quadro politico non ci desse i due terzi dei parlamentari, resta l’esigenza delle riforme. Sul bicameralismo e sulla riduzione del numero dei parlamentari, faremo qualcosa prima di Natale, ma ovviamente in democrazia i numeri contano”.
Poi Quagliariello cita le primarie del Pd per lanciare l’idea dell’elezione diretta del capo del governo. “Se il Pd elegge direttamente il proprio segretario, perchè gli italiani non possono eleggere direttamente il capo dell’esecutivo o tramite il presidente del Consiglio o tramite il presidente della Repubblica?”. “In Italia – prosegue Quagliariello – corriamo il rischio di avere partiti liquidi e istituzioni che non funzionano”.
Da Venezia, anche Quagliariello tocca il tema della riforma della Giustizia, inserito ieri dal vicepremier e leader del Nuovo Centrodestra Angelino Alfano tra le riforme a cui il Pd non potrà  più dire di no dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi. Per Quagliariello “serve una riforma della Giustizia penale e della giustizia civile. Vanno separate le carriere dei magistrati, ma prima ancora vanno separate le carriere dei magistrati e dei giornalisti”.
“La riforma sulla Giustizia è l’altra faccia della luna e della riforma dello Stato. Non c’è riforma dello Stato senza riforma della Giustizia” ripete a Venezia Quagliariello. “C’è chi ha dato appuntamento alla fine del 2014 per alcune riforme che urgono al Paese, tra cui quella della Giustizia e questa riforma serve a tanti, tanti cittadini. Quindi, perchè non ora? Questo tema entrerà  in quel contratto per l’Italia che noi vogliamo stipulare, perchè il 2014 sia un anno veramente di svolta”.
Sulla vicenda della seconda rata Imu, “devo dire che c’è stato qualche sindaco che ha avuto il coraggio di dire che alcuni comuni hanno anche fatto un po’ di caos – commenta Quagliariello -. E’ la classica vicenda del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, l’Imu dava 4 miliardi di gettito, ora 150 milioni, li troveremo. Quindi in questo caso il bicchiere non è mezzo pieno, mancano solamente alcune gocce per riempirlo del tutto e quelle gocce verranno trovate”.
E si arriva allo stato di salute del governo Letta. Queste le parole del ministro alla domanda sul rimpasto nell’attuale esecutivo. “Sono decisioni che verranno prese dal presidente del Consiglio dopo che avrà  sentito il presidente della Repubblica”. E i sottosegretari di Forza Italia ancora nel governo Letta? “Chiediamo a ‘Chi l’ha visto'” sorride Quagliariello.

(da “La Repubblica“)

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