Destra di Popolo.net

COMMENTI VIETATI E ZERO SCADENZE: IL NUOVO SITO (PER ORA) ZOPPICA

Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile

LA COMUNICAZIONE SENZA POTER REPLICARE O FARE DOMANDE E UNA SPECIALITA’ DI RENZI

«Uno spazio di azione per i cittadini: chiunque potrà  partecipare, coinvolgersi, giudicarci». Eppure non c’è alcuna possibilità  di commentare o interagire.
«Verificabilità  dei risultati». Ma la sezione che mette a confronto annunci e provvedimenti effettivamente realizzati non esiste
«Rispondiamo a chi ci accusa di “annuncite” con un elenco di date». Dello scadenzario, però non c’è traccia, solo un banale countdown che segna lo scorrere dei giorni da uno a mille.
Matteo Renzi ha presentato ieri il nuovo sito «Passo dopo passo» (passodopopasso.italia. it), quello che dovrebbe essere «il diario di bordo» dell’azione del governo nei prossimi mille giorni.
Qualche infografica con le riforme completate (con i link alla fonte che non sono link), alcune news (rigorosamente «good»), un solo video (del ministro Boschi, al Tg1) e poco altro. Tutto qui.
Forse un giorno diventerà  un vero strumento di «monitoraggio, trasparenza, accountability e disintermediazione» (copyright di Francesco Nicodemo, responsabile comunicazione del Pd che presto potrebbe traslocare a Palazzo Chigi), ma nel giorno del suo battesimo il nuovo portale appare un po’ «leggerino».
E proprio sul concetto di «accountability», sottolineato anche dal premier come «l’idea che ciascuno debba rendere conto di ciò che fa», la strada da fare è ancora lunga.
Tra le cinque sezioni del sito (Home, Mille Giorni, Passo dopo Passo, News, Infografiche e Video) non trova spazio l’elenco delle cose da fare nè il relativo scadenzario.
Forse bisognerà  attendere le prossime settimane per avere un’idea più chiara della tabella di marcia, quando ci sarà  l’annunciato «passaggio parlamentare sul programma».
Resta il fatto che il sito non sembra strutturato per consentire questo tipo di verifica. E, cosa ancor più curiosa, non è indicata nemmeno la data di pubblicazione delle singole notizie.
A monitorare la situazione per ora ci pensa «Il Mattinale», il foglio politico di Forza Italia che ha dedicato una edizione straordinaria per fare «il fact checking» al portale e ha annunciato che giorno dopo giorno, «passo dopo passo», farà  le pulci al sito di Palazzo Chigi.
Un esempio: nella sezione News, Renzi mette alcuni dati Istat per dire che «da febbraio a luglio gli occupati in Italia sono aumentati dello 0,2%».
«Quei dati — ribatte il Mattinale — sono analizzati in modo scorretto e banale, da principianti. Il confronto va fatto mese per mese rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente». E così il Mattinale dimostra che i posti di lavoro sono calati.
Chi ha ragione? Tutti e due, perchè entrambi i metodi sono corretti. Solo che, come è ovvio, i dati cambiano in base a come vengono fatti leggere.
È il prezzo della tanto decantata «disintermediazione», di quando la politica (e il governo) cerca di parlare direttamente ai cittadini, senza intermediari. Una pratica sempre più diffusa, ma che mette in evidenza il netto confine che separa l’informazione dalla propaganda.
Giudicheranno i cittadini, si dirà . Ma al momento il visitatore del sito non trova uno spazio in cui dire la sua.
Non c’è un forum, nemmeno la possibilità  di iscriversi per inserire commenti alle notizie o fare domande. Niente di tutto questo.
Il cittadino-utente del sito può limitarsi solo a leggere. Al massimo può mandare una mail all’indirizzo passodopopasso@governo.it e sperare che qualcuno, prima o poi, risponda.
La comunicazione senza intermediari è un «must» di Renzi.
Sui social network (Facebook e soprattutto Twitter) e sul suo sito Internet, anche se quest’ultimo è ormai abbandonato a se stesso. Negli ultimi tre mesi solo una notizia pubblicata, la sua newsletter del 30 luglio.
Ora resta da capire se il nuovo portale diventerà  più completo e più dinamico di come si presenta oggi oppure se, passo dopo passo, farà  la fine del sito personale del premier.

Marco Bresolin

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LEGA, “BOSINA” SENZA PRESIDE E ALLA SCUOLA DI LADY BOSSI ARRIVANO I CARABINIERI

Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile

I DOCENTI HANNO TROVATO LA SCUOLA CHIUSA, NON SI SA NULLA DELL’ANNO SCOLASTICO… FINITI I TEMPI DEI FINANZIAMENTI MILIONARI, SI AVVICINA LA CHIUSURA?

L’istituto Bosina, a Varese, annuncia l’inizio delle attività  scolastiche per l’8 settembre.
Nulla di strano se non fosse che, come racconta la Prealpina, la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria fondata da Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi, non ha ancora un dirigente scolastico e di conseguenza nemmeno un corpo insegnanti.
I dieci professori e maestri assunti dall’anno scorso con regolare contratto, sono stati convocati ieri per il collegio docenti ma ad aspettarli a scuola c’era solo la segretaria.
A luglio, Andrea Piva si è dimesso dall’incarico di dirigente scolastico e da allora non è ancora stato sostituito.
Spetta al preside, infatti, disporre le attività  curriculari, la calendarizzazione delle lezioni, nonchè la nomina degli insegnanti. In mancanza di spiegazioni ieri, primo settembre i docenti hanno chiamato i carabinieri per denunciare l’assenza dei responsabili dell’istituto in modo da evitare un’assenza ingiustificata all’appello in classe.
Preoccupazioni che non hanno interessato il presidente del consiglio d’amministrazione Bruno Specchiarelli nè Lady Bossi, che ha dichiarato impegni familiari e tantomeno Dario Galli, co-fondatore della Libera Scuola dei Popoli Padani.
L’istituto Bosina aveva già  chiuso il liceo linguistico a due anni dalla fondazione e a pochi giorni dalla presunta apertura dell’anno scolastico gli alunni iscritti — 16 in terza media, uno alla prima, due alla seconda e una trentina tra infanzia e primaria- rischiano di dover essere trasferiti in altre strutture.
Quale sia il futuro di scolari e docenti resta ancora un’incognita.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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CINQUE ANNI E LE NEW TOWN DE L’AQUILA CROLLANO: CADE UN BALCONE

Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile

SONO STATE IL FIORE ALL’OCCHIELLO DELLA RICOSTRUZIONE VOLUTA DA BERLUSCONI DOPO IL TERREMOTO

Si è staccato di netto.
Ed è crollato sul balcone di sotto.
Il terrazzino al secondo piano di una palazzina prefabbricata delle “new town” costruite dal governo Berlusconi dopo il terremoto del 6 aprile 2009 a L’Aquila non ha resistito al quinto anno di vita: per fortuna in quel momento non c’erano persone in nessuno dei due balconi, altrimenti si sarebbe rischiata la tragedia.
È successo a Cese di Preturo in una dei 19 quartieri costruii dopo il sisma, costituito da circa 4500 alloggi per dare un tetto a circa 16mila aquilani rimasti senza casa.
Sul posto i vigili del Fuoco.
Il sindaco, Massimo Cialente, che si è recato sul posto, ha spiegato che bisogna verificare se c’è “un problema strutturale” e ha chiesto una perizia per chiarire l’accaduto.
Sulle “new town” (il progetto C.a.s.e.) sono ancora in corso mille polemiche polemiche, a partire da quella del costo (realizzati attraverso un bando coperto da un finanziamento dell’Ue di circa 500 milioni di euro), e ora si aggiunge quella sulla loro sicurezza.

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BENVENUTI NEL SITO DELL’OTTIMISMO, IL PORTALE GOVERNATIVO DELLE BUONE NOTIZIE

Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile

TRA MILLE GIORNI, SE SOPRAVVIVERETE, SAPRETE DOVE VI HA PORTATO RENZI

Benvenuti nel sito delle buone notizie.
Accomodatevi nel portale governativo che vi farà  vedere, giorno dopo giorno, – anzi passo dopo passo: l’indirizzo è passodopopasso.italia.it– come Matteo Renzi cambierà  il Belpaese.
E cliccate, voi che sul web attraversate ogni giorno il deserto della crisi, su quest’oasi dell’ottimismo e della speranza.
È un sito positivo già  nel colore – tutto bianco e azzurro, con un logo tricolore giusto per ravvivarlo – ed è il rimedio che il presidente del Consiglio s’è inventato per dimostrare di essere immune a due malattie.
Malattie da lui scoperte e immediatamente battezzate.
La prima è l’ «annuncite », la sindrome che colpisce chi promette ma non mantiene. La seconda è la «riformite », ovvero l’impulso irrefrenabile a sfornare una riforma dopo l’altra.
No, scrive il premier sul suo sito nuovo di zecca, dando ragione a chi lo rimprovera di usare termine «rivoluzione» più spesso di quanto non lo facesse Lenin: noi stiamo facendo «un lavoro paziente e delicato: rivoluzionario negli obiettivi, tenace nella quotidianità ».
Clicchiamo dunque sulla homepage, e vediamo dove ci porta Renzi.
Ecco il countdown, il conto alla rovescia dei mille giorni: ieri, primo settembre, era il giorno 1. Meno 999 all’ora X.
Che cadrà  esattamente domenica 28 maggio 2017, festa dell’Ascensione del Signore. Ecco le slides colorate che spiegano al colto e soprattutto all’inclita cosa c’è nelle riforme che il governo ha messo in cantiere, dalla riforma del Senato a quella della pubblica amministrazione.
Ecco il link per rilanciare su Facebook, chi volesse dare una mano al governo, il primo obiettivo della riforma della giustizia, ovvero «che il primo grado dei processi civili si svolga in un anno anzichè tre, come avviene oggi».
Ecco l’email per scrivere al governo (ma chi leggerà  questi messaggi, e soprattutto chi risponderà ?).
C’è qualcosa che non va, se il governo si autopromuove? Per carità : l’hanno sempre fatto tutti, qualcuno meglio e qualcun altro peggio.
E Renzi ha dimostrato di essere un campione, nella comunicazione politica, sin da quando – era il 2001 – lanciò sugli autobus di Firenze la sua campagna per il nuovo partito di cui era stato appena nominato coordinatore cittadino, con uno slogan indimenticabile: «Margherita. Non è la solita pizza».
Del resto, questo sito non è altro che la versione web dei vecchi manifesti, o degli spot che ancora oggi vediamo in tv. Solo che c’è più spazio per i contenuti. Anche per qualche notizia, però accuratamente distillata.
Come quella sulla disoccupazione, che ci consegna a sorpresa un dato ottimista. Titolo: «Istat: occupati in aumento da febbraio».
Ma come, non avevamo appena saputo, e proprio dall’Istat, che a luglio erano stati persi 35 mila posti di lavoro rispetto a giugno, e 71 mila rispetto a un anno prima? Non ci avevano detto che la disoccupazione è salita dello 0,3 per cento in un solo mese?
Non ci avevano rivelato che i senza lavoro sono aumentati del 4,6 per cento rispetto a un anno fa? Beh, di tutto questo sul sito del governo non c’è traccia.
C’è l’unico confronto dal quale esce in vantaggio: quello col governo Letta, che proprio a febbraio cedette il posto a Renzi.
Ed effettivamente, a luglio c’erano 44 mila occupati in più rispetto a febbraio (anche se non è detto che ci siano ancora, visto che secondo l’Istat i posti di lavoro ormai scompaiono al ritmo di mille al giorno).
Ma a Renzi interessa fare iniezioni di ottimismo, e infatti troviamo in bella evidenza anche la notizia dei 1200 posti di lavoro salvati alla Electrolux «grazie al decreto Poletti», e non importa se la notizia non è freschissima e risale al 14 maggio.
Non importa neanche se la mappa dei lavori inseriti nello «Sblocca Italia» ricorda inevitabilmente la lavagna con le «grandi opere» che Berlusconi promise agli italiani in una celebre puntata di Porta a Porta, il 18 dicembre del 2000 («Guardi qua, il ponte sullo Stretto. Una grande opera, no? Ecco: si può fare »).
Anche perchè poi, a guardare bene quelle linee e quei punti colorati che indicano aeroporti, autostrade e linee ferroviarie si scopre che nella mappa (elaborata dal Sole 24 Ore) ci sono anche quattro autostrade e un aeroporto che vengono definite «opere incagliate, o di realizzazione ancora molto incerta », e dunque la cifra sbloccabile è pari a zero.
Ma ci vuol altro, per raffreddare l’entusiasmo del premier.
Che per raccontare quel che farà  usa una metafora sportiva, passando dall’atletica all’automobilismo. «È un lavoro che richiede lo spirito del maratoneta, più che la velocità  dello sprinter. Conosciamo la direzione. Abbiamo la macchina giusta. Il serbatoio del consenso popolare è tale da non prevedere soste ai box. Passo dopo passo riporteremo l’Italia al suo posto».
Ce la farà  davvero? Lo sapremo presto.
Anzi, tra mille giorni.

Sebastiano Messina
(da “La Repubblica”)

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ORA SALVINI CHIEDERA’ L’ARRESTO DEGLI SCAFISTI VENETI? TASSISTI ARRESTATI IN GERMANIA: “TRASPORTAVANO PROFUGHI”

Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile

GLI ACCUSATI HANNO PORTATO CON AUTO E PULMINI OLTRE CONFINE CENTINAIA DI STRANIERI CHE HANNO PAGATO PER IL TRAGITTO…LA DIFESA: “NON C’E’ OBBLIGO DI CONTROLLARE L’IDENTITA'”

La frontiera si passa in taxi.
Mentre al sud continuano gli sbarchi di clandestini, al nord ad improvvisarsi “scafisti” sono i tassisti italiani.
Sono centinaia i profughi che avrebbero usato auto a noleggio con conducente e pulmini per cercare fortuna in Germania.
Le forze dell’ordine tedesche hanno arrestato decine di autisti con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
I primi fermi sono dello scorso anno, come scrive il Giornale di Vicenza e il Mattino di Padova, ma il caso è emerso in queste settimane con l’arresto del noleggiatore Alessio Tavecchio, 45 anni, di Pianezze (Vicenza) trovato mentre trasportava 10 profughi siriani.
Ma è solo l’ultimo di una lunga serie di casi che ormai sono una routine. Si prenota la vettura, nessuno chiede il documento e il passaggio è veloce e senza troppi intoppi. Mentre l’Italia dell’emergenza stranieri chiede aiuto all’Europa, al nord la soluzione è fatta in casa.
A difendere la categoria è Pierpaolo Campagnolo, presidente della Cooperativa tassisti vicentini: “Non è obbligatorio sapere chi portiamo — spiega Pierpaolo Campagnolo presidente dalla Cooperativa Tassisti Vicentini — molti dei profughi che si sono allontanati dalla città  li abbiamo portati noi. Quando il cliente è presentabile e paga nessuna legge ci impone di chiedergli l’identità . Lo stesso vale per il noleggio con conducente”.
Il consolato italiano di Monaco di Baviera ha confermato che sono decine i veneti e gli italiani coinvolti in questi viaggi sottolineando la severità  delle leggi tedesche. Proprio dal ministro degli esteri bavarese era arrivato a fine agosto l’attacco al sistema italiano: “Roma non prende dati personali o impronte perchè così gli stranieri possono chiedere asilo in un altro Paese”.
Secondo la normativa europea infatti, la procedura per la richiesta d’asilo viene fatta nel primo Paese di arrivo dello straniero che deve iniziare la pratica.
Ma secondo Joachim Hermann, l’Italia sempre più spesso avrebbe controlli allentati per far sì che i clandestini passino la frontiera e cerchino assistenza in altri Stati.
L’arresto di Tavecchio non è un episodio isolato.
Lo scrive oggi il Giornale di Vicenza, che sottolinea come lo stesso caso sia successo ad un altro vicentino, Giancarlo Flaminio di 72 anni di Grisignano di Zocco (Vicenza) e a due padovani Marco Santi (51) e Fabio Forin(30) bloccati a Rosenheim mentre stavano viaggiando con 25 siriani.
Il padovano Forin, dopo qualche giorno di detenzione è tornato a Padova dove è molto conosciuto per essere il presidente dell’associazione sportiva Atletico 2000.
Il caso, anche per l’arresto recente di due noleggiatori bresciani, è divenuto nazionale tanto che è intervenuta, come sottolinea il Mattino di Padova, l’Anitrav, l’associazione nazionale imprese trasporto viaggiatori. L’organismo tranquillizza i parenti degli arrestati confermando di essere in stretto contatto con il consolato italiano della Baviera.
Alla conta delle vittime nel Mediterraneo corrisponde la fuga degli stranieri che arrivati in Italia e sopravvissuti ai viaggi delle speranza cercano fortuna in altri Paesi. Non sono Roma, Firenze o Milano ad attirare i clandestini che vogliono lavoro e assistenza, ma gli stati del nord dalla Germania alla Svezia o la Francia.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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L’INTERNAZIONALE FASCIO-COMUNISTA: UNA PARTE DELL’ESTREMA DESTRA STA CON PUTIN

Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile

CHI VA A COMBATTERE SI ARRUOLA NEL BATTAGLIONE AZOV A FIANCO DEGLI UCRAINI, CHI FA L’INTELLETTUALE FREQUENTA I CONVEGNI PROMOSSI DA PUTIN E STUDIA STRATEGIE

A Yalta, il fine settimana scorso, è avvenuto un piccolo ma intenso capovolgimento della storia, passato inosservato a molti media occidentali.
Proprio per il suo valore simbolico, il Cremlino, anche se non direttamente, bensì “attraverso strutture parastatali” — come ha spiegato il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, unico italiano invitato — ha organizzato qui una due giorni intitolata “Russia, Ucraina, Nuova Russia: problemi e sfide globali”
Nonostante i numerosi ammiratori di sinistra, Vladimir Vladimorovic Putin all’incontro ha voluto solo gli esponenti dei separatisti filo-russi, i leader dei partiti nazional bolscevichi russi (che uniscono istanze comuniste a quelle naziste) e i leader di partiti e movimenti di estrema destra e ultra-nazionalisti europei, che sono dall’inizio della crisi ucraina al suo fianco
In una Crimea che sta vivendo una crisi economica e un calo drammatico del turismo dopo l’annessione unilaterale da parte della Russia lo scorso marzo, quello appena trascorso è stato un week-end animato.
A rappresentare Putin c’era uno dei suoi più stretti consiglieri, quel Sergey Glazyev finito nella lista dei funzionari russi colpiti dalle sanzioni economiche.
“Ciò che Forza Nuova voleva sottolineare e che ci ha visti tutti d’accordo è che la crisi ucraina è stata concepita dagli Stai Uniti per interrompere quel legame che si era creato negli ultimi anni tra la Russia e l’Europa. E infatti abbiamo presentato una lista di nomi di agricoltori italiani che chiedono a Putin di sollevarli dall’embargo che li sta penalizzando”.
Ma Fiore, così come i rappresentanti dei movimenti ultranazionalisti europei presenti concorda anche sul fatto che i separatisti hanno tutte le ragioni per combattere contro Kiev, che la vulgata rossa e rosso nera accusa dall’inizio di Maidan di fascismo. Sembrerebbe quindi una contraddizione che l’estrema destra europea stia dalla parte di Putin.
Eppure la situazione è questa, al netto della propaganda.
A discutere con i separatisti Glazyev c’era il presidente del British National party, noto per la violenza e razzismo dei suoi militanti dalle teste rasate, Pavel Chernev del Partito neonazista bulgaro, Bartosz Bekier della Falange anti-semita polacca, il gruppo conservatore euroscettico di Vlaams Belang, cioè i separatisti fiamminghi di estrema destra del Belgio.
Ospite di riguardo anche lo scrittore svedese Israel Shamir, uno dei più convinti negazionisti dell’Olocausto.
Sul campo invece i volontari europei che continuano ad arrivare nel Donbass per combattere a fianco dei separatisti vengono dai movimenti di estrema sinistra, mentre quelli a fianco dell’esercito ucraino, arruolati nel battaglione Azov, sono di estrema destra.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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I MILLE GIORNI DEL SOLDATO RYAN E IL GRANDE SILENZIO SULLA FINANZIARIA

Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile

NESSUN CHIARIMENTO SULLA MANOVRA DA 22 MILIARDI PER IL 2015

Il paese è caduto in reces ­sione, in Europa si aggira lo spet ­tro della defla ­zione, con una disoc ­cu ­pa ­zione reale (italiana) di oltre 6 milioni di per ­sone.
Le pro ­spet ­tive di cre ­scita per il 2014 sono nega ­tive e quelle per il 2015 potreb ­bero diven ­tare drammatiche.
Renzi vuole il lavoro ita ­liano come quello tede ­sco?
Si potrebbe ini ­ziare con orari e salari: rispet ­ti ­va ­mente 1.396 al posto delle 1752 ore, e salari medi annui, a tassi di cam ­bio e prezzi costanti del 2012, in dol ­lari, da 36.763 a 45.287. Abbiamo il sospetto che il pre ­mier non farà  niente del genere.
Riforme strut ­tu ­rali? Aspet ­tiamo la legge di sta ­bi ­lità  e poi discu ­tiamo. Per ora non rimane che lo «Sblocca Ita ­lia», una riforma annun ­ciata che dice molto su come il pre ­si ­dente del con ­si ­glio vuole aiu ­tare il Paese.
Il così detto «Sblocca Ita ­lia», in realtà , riguarda pre ­va ­len ­te ­mente l’accelerazione e la rea ­liz ­za ­zione di opere già  appro ­vate, e ha la pre ­tesa di avere effetti posi ­tivi in ordine ai pro ­blemi reali del Paese e la capa ­cità  di sti ­mo ­lare lo sviluppo.
Solo a luglio, il pre ­si ­dente del con ­si ­glio par ­lava di 43 miliardi di euro, diven ­tati 10 nella con ­fe ­renza stampa e 3,8 miliardi nel decreto legge.
Il mini ­stro delle Infra ­strut ­ture e Tra ­sporti, Mau ­ri ­zio Lupi, pre ­vede non meno di 100 mila nuovi posti di lavoro per le sole opere pubbliche.
Le risorse dispo ­ni ­bili, vere, sono 3,8 miliardi di euro, di cui 840 milioni arri ­vano dal fondo revo ­che di opere bloc ­cate e 3 miliardi dal “ban ­co ­mat” del Fondo svi ­luppo e coe ­sione.
Pra ­ti ­ca ­mente 38.000 euro per lavo ­ra ­tore, anche se non con ­ta ­bi ­lizza la varia ­zione del red ­dito (Pil). Fatto abba ­stanza ano ­malo visto che stiamo impe ­gnando risorse in conto capitale.
L’idea poi di svi ­luppo è tutto nel pac ­chetto made in Italy fatto di sti ­moli alle espor ­ta ­zioni e agli inve ­sti ­menti diretti esteri.
Con poco meno di 220 milioni di euro nel trien ­nio (2015—17), il Paese dovrebbe espan ­dere la pro ­pria quota di com ­mer ­cio inter ­na ­zio ­nale di 50 miliardi e attrarre non meno di 20 miliardi di inve ­sti ­menti diretti esteri, con una cre ­scita del pro ­dotto interno lordo di un punto per ­cen ­tuale.
Insomma: 220 milioni per ­met ­te ­reb ­bero una cre ­scita di 15 miliardi.
Gli eco ­no ­mi ­sti key ­ne ­siani dovranno pas ­sare molto tempo a riscri ­vere il mol ­ti ­pli ­ca ­tore. Il nostro pre ­mier impone una nuova for ­mula del moltiplicatore?
Ovvia ­mente non manca il rifi ­nan ­zia ­mento della così detta cassa inte ­gra ­zione in deroga per 720 milioni, che porta il fondo a 1.720 milioni per il 2014.
Invece di avviare una riforma seria, si con ­ti ­nua a rifi ­nan ­ziare lo stru ­mento che dovrebbe, in realtà , aggan ­ciarsi a una gene ­rale rivi ­si ­ta ­zione degli stru ­menti a soste ­gno del lavoro.
È una mate ­ria deli ­cata, ma pas ­sare da ri-finanziamento in ri-finanziamento una tan ­tum non è pro ­prio quello che chie ­dono i lavo ­ra ­tori col ­piti dalla crisi.
Ma qual ­cosa dalla con ­fe ­renza stampa di ieri e dal decreto legge lo pos ­siamo intravedere: lo svi ­luppo e la cre ­scita dell’Italia passa attra ­verso l’edilizia e le opere pub ­bli ­che.
Il governo non ha pro ­prio com ­preso che gli inve ­sti ­menti in conto capi ­tale hanno una logica eco ­no ­mica solo nella misura in cui modi ­fi ­cano il segno del Pil (come spiega effi ­ca ­ce ­mente l’economista Sylos Labini) e, quindi, anti ­ci ­pano la domanda futura.
Asse ­gnare all’edilizia, alle opere pub ­bli ­che la cre ­scita del Paese nell’era dell’innovazione tec ­no ­lo ­gica, appare come la peg ­giore poli ­tica che si possa imma ­gi ­nare.
Ormai il com ­mer ­cio inter ­na ­zio ­nale mani ­fat ­tu ­riero legato all’alta tec ­no ­lo ­gia vale il 30% del totale, men ­tre le imprese ita ­liane si posi ­zio ­nano al 10%.
Come può il Paese aumen ­tare la quota di com ­mer ­cio inter ­na ­zio ­nale di 50 miliardi di euro?
Come potrebbe atti ­rare inve ­sti ­menti diretti esteri se la spesa in ricerca e svi ­luppo pri ­vata è la più bassa tra i paesi di area Ocse?
Misteri del nostro presidente.
Indi ­scu ­ti ­bil ­mente l’edilizia attra ­versa una fase di grave crisi, ma l’edilizia, più o meno ali ­men ­tata da incen ­tivi, era spro ­por ­zio ­nata rispetto alla neces ­sità  del Paese.
Ripro ­porre le stesse opere e anti ­ci ­parne delle altre, signi ­fica ali ­men ­tare la ren ­dita, non lo svi ­luppo del Paese. Ripeto: la ren ­dita, non il red ­dito (Pil).
L’impressione è quella di un governo in piena con ­fu ­sione nella migliore e posi ­tiva inter ­pre ­ta ­zione.
La poli ­tica eco ­no ­mica del governo risie ­deva in tutto o in parte nei famosi 80 euro. Il bonus fiscale ha fal ­lito per un sem ­plice e banale fatto: men ­tre i miliardi sot ­tratti alla pub ­blica ammi ­ni ­stra ­zione, per ali ­men ­tare il bonus fiscale, erano risorse certe e quindi Pil, gli 80 euro erano e sono risorse incerte; diven ­tano red ­dito (e cioè Pil) nella misura in cui i cit ­ta ­dini deci ­dono di spen ­derli.
La caduta del pro ­dotto interno lordo del secondo tri ­me ­stre altro non è che il taglio della spesa pubblica.
Il qua ­dro però non è com ­pleto.
Con la legge di sta ­bi ­lità  arri ­verà  il pac ­chetto muni ­ci ­pa ­liz ­zate e spen ­ding review.
Sap ­piamo che il governo ha ini ­ziato un lavoro di modi ­fica delle ali ­quote Iva. Sarà  un pac ­chetto amaro, fon ­dato su luo ­ghi comuni e pesanti riper ­cus ­sioni sui lavoratori.
Il pre ­si ­dente di Con ­fin ­du ­stria ha detto, durante il mee ­ting di Comu ­nione e Liberazione, che l’Italia ha vis ­suto al di sopra dei pro ­pri mezzi.
A que ­ste con ­di ­zioni è dif ­fi ­cile imma ­gi ­nare di uscire dalla depressione.
Spe ­riamo di sba ­gliare, ma il 2015 potrebbe diven ­tare un altro anno orri ­bile.

Roberto Romano

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E FORZA ITALIA INVITA A BOICOTTARE IL FILM “BELLUSCONE”

Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile

MA GASPARRI TEME DI PIU’ IL FILM DELLA GUZZANTI

Il regista Franco Maresco dice di non avercela con Berlusconi, ma al festival di Venezia spiega di aver scelto il titolo “Belluscone, una storia siciliana”, perchè «il comportamento dell’ex Cavaliere rappresenta benissimo certi comportamenti mafiosi».
Berlusconi, quindi, sarebbe un paradigma negativo.
Comunque, la proiezione del film è stata accolta come un evento.
Per questo, 800 militanti ed elettori di Forza Italia, interpellati da Klaus Davi, hanno invitato «a boicottare la pellicola per non incrementare il business di film e libri costruiti intorno alla figura del presidente».
Lara Comi, eurodeputata forzista, condivide e attacca: «Bisogna far capire agli elettori di centrodestra e di centrosinistra che c’è bisogno di voltare pagina. Girassero piuttosto un film su come trovare il lavoro, o su come limitare la disoccupazione, oppure su come limitare la burocrazia — suggerisce — così l’audience e i guadagni sarebbero più alti».
Non solo. Secondo la Comi, «il regista ha anche dimostrato poco coraggio non presentandosi alla prima. Io — conclude — darei un piccolo consiglio al regista. Si esponga e dica perchè ha fatto questo film, se in una situazione di grande crisi gli sembrava questa una priorità , piuttosto che raccontare la realtà  italiana».
La crociata della Comi però lascia piuttosto freddi alcuni colleghi di FI.
«Per giudicare occorra vedere un film», premette il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che avverte: «L’appello a disertare le sale cinematografiche non fa che procurare pubblicità  a una pellicola che mi pare abbia tutte le premesse per essere una boiata pazzesca, per dirla con il mitico Fantozzi. E poi quel Maresco ha confessato di essere un depresso. Figuriamoci il risultato! No, il suo Belluscone non mi preoccupa, piuttosto teniamoci pronti a rintuzzare il film della Guzzanti che, come al solito, sarà  malignamente diffamatorio».

Claudia Terracina
(da “il Messaggero”)

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UNA SERA A CENA CON SILVIO: 1.000 EURO PER SALVARE FORZA ITALIA

Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile

PER SEDERSI CON BERLUSCONI OGNI INVITATO DOVRA’ PAGARE QUESTA CIFRA… PRIMO APPUNTAMENTO IL 24 A ROMA… CONTI SEMPRE PIU’ IN ROSSO

L’allarme conti per Forza Italia resta sempre alto. E il tesoriere unico, Maria Rosaria Rossi, non ha mai smesso di lavorare per cercare di racimolare più fondi possibile.
Nelle ultime due settimane la senatrice azzurra ha avuto ad Arcore varie riunioni con Berlusconi per organizzare a settembre una nuova serie di cene di autofinanziamento sul modello Usa, con il leader azzurro ospite d’eccezione.
L’obiettivo è rimpinguare le casse del partito (secondo l’ultimo bilancio, relativo all’esercizio 2013, il disavanzo complessivo ammonta ad oltre 83 milioni di euro, tutti garantiti da fidejussioni bancarie di Silvio Berlusconi) ed evitare nuovi tagli, a cominciare dal personale, che costa oltre 7 milioni di euro.
La crisi incombe e in mancanza del finanziamento pubblico, c’è poco da fare: stringere la cinghia e ridurre al massimo le spese dei tempi d’oro.
Ecco perchè l’attività  di fund raising con la politica dei «mille euro per un posto al tavolo con il Cav» è diventata fondamentale.
E forse costituisce l’unico modo, insieme alla campagna di raccolta on line lanciata prima dell’estate sulla stampa («Diventa anche tu sostenitore della libertà »), per uscire dal guado.
La sera del 24 settembre è stato fissato il primo incontro conviviale della «ripresa» per raccogliere soldi pro Forza Italia: l’appuntamento è alle 18.30, sempre a «Casina di Macchia Madama», villa storica di Roma sulle pendici di Monte Mario, perchè l’ex premier deve rientrare a palazzo Grazioli entro le 23, come previsto dal regime di affidamento ai servizi sociali.
Anche stavolta, per sedersi accanto all’ex premier, ogni invitato dovrà  versare mille euro. In agenda, c’è anche un’altra data, probabilmente a Milano.
Con i budget ridotti all’osso, tutti devono stare più attenti alle spese. E nel partito c’è preoccupazione per il futuro.
Tra i dipendenti c’è chi teme per la busta paga e il posto di lavoro, ma la Rossi sta facendo tutto il possibile per scongiurare sforbiciate.
Almeno per ora, non dovrebbe essere toccata la sede nazionale di piazza San Lorenzo in Lucina, che qualcuno vedeva a rischio per gli affitti e i costi di manutenzione troppo alti. Numeri alla mano, spulciando l’ultimo bilancio dell’ex Pdl, approvato all’unanimità  lo scorso giugno, risulta che in 5 mesi l’affitto della sede di Forza Italia è costato alle casse del partito 320 mila euro, ma a questa somma bisogna aggiungere i 312 mila 417 euro di spese di «manutenzione e riparazione» effettuate nei locali della sede azzurra di palazzo Fiano-Almagià .
Sulle spalle del movimento forzista, poi grava anche la locazione della storica sede di via dell’Umiltà , al civico 36, con 2 milioni 300 mila euro, valida fino al 31 ottobre scorso.

Gianni Di Capua

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