Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
LA COMUNICAZIONE SENZA POTER REPLICARE O FARE DOMANDE E UNA SPECIALITA’ DI RENZI
«Uno spazio di azione per i cittadini: chiunque potrà partecipare, coinvolgersi, giudicarci». Eppure non c’è alcuna possibilità di commentare o interagire.
«Verificabilità dei risultati». Ma la sezione che mette a confronto annunci e provvedimenti effettivamente realizzati non esiste
«Rispondiamo a chi ci accusa di “annuncite” con un elenco di date». Dello scadenzario, però non c’è traccia, solo un banale countdown che segna lo scorrere dei giorni da uno a mille.
Matteo Renzi ha presentato ieri il nuovo sito «Passo dopo passo» (passodopopasso.italia. it), quello che dovrebbe essere «il diario di bordo» dell’azione del governo nei prossimi mille giorni.
Qualche infografica con le riforme completate (con i link alla fonte che non sono link), alcune news (rigorosamente «good»), un solo video (del ministro Boschi, al Tg1) e poco altro. Tutto qui.
Forse un giorno diventerà un vero strumento di «monitoraggio, trasparenza, accountability e disintermediazione» (copyright di Francesco Nicodemo, responsabile comunicazione del Pd che presto potrebbe traslocare a Palazzo Chigi), ma nel giorno del suo battesimo il nuovo portale appare un po’ «leggerino».
E proprio sul concetto di «accountability», sottolineato anche dal premier come «l’idea che ciascuno debba rendere conto di ciò che fa», la strada da fare è ancora lunga.
Tra le cinque sezioni del sito (Home, Mille Giorni, Passo dopo Passo, News, Infografiche e Video) non trova spazio l’elenco delle cose da fare nè il relativo scadenzario.
Forse bisognerà attendere le prossime settimane per avere un’idea più chiara della tabella di marcia, quando ci sarà l’annunciato «passaggio parlamentare sul programma».
Resta il fatto che il sito non sembra strutturato per consentire questo tipo di verifica. E, cosa ancor più curiosa, non è indicata nemmeno la data di pubblicazione delle singole notizie.
A monitorare la situazione per ora ci pensa «Il Mattinale», il foglio politico di Forza Italia che ha dedicato una edizione straordinaria per fare «il fact checking» al portale e ha annunciato che giorno dopo giorno, «passo dopo passo», farà le pulci al sito di Palazzo Chigi.
Un esempio: nella sezione News, Renzi mette alcuni dati Istat per dire che «da febbraio a luglio gli occupati in Italia sono aumentati dello 0,2%».
«Quei dati — ribatte il Mattinale — sono analizzati in modo scorretto e banale, da principianti. Il confronto va fatto mese per mese rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente». E così il Mattinale dimostra che i posti di lavoro sono calati.
Chi ha ragione? Tutti e due, perchè entrambi i metodi sono corretti. Solo che, come è ovvio, i dati cambiano in base a come vengono fatti leggere.
È il prezzo della tanto decantata «disintermediazione», di quando la politica (e il governo) cerca di parlare direttamente ai cittadini, senza intermediari. Una pratica sempre più diffusa, ma che mette in evidenza il netto confine che separa l’informazione dalla propaganda.
Giudicheranno i cittadini, si dirà . Ma al momento il visitatore del sito non trova uno spazio in cui dire la sua.
Non c’è un forum, nemmeno la possibilità di iscriversi per inserire commenti alle notizie o fare domande. Niente di tutto questo.
Il cittadino-utente del sito può limitarsi solo a leggere. Al massimo può mandare una mail all’indirizzo passodopopasso@governo.it e sperare che qualcuno, prima o poi, risponda.
La comunicazione senza intermediari è un «must» di Renzi.
Sui social network (Facebook e soprattutto Twitter) e sul suo sito Internet, anche se quest’ultimo è ormai abbandonato a se stesso. Negli ultimi tre mesi solo una notizia pubblicata, la sua newsletter del 30 luglio.
Ora resta da capire se il nuovo portale diventerà più completo e più dinamico di come si presenta oggi oppure se, passo dopo passo, farà la fine del sito personale del premier.
Marco Bresolin
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
I DOCENTI HANNO TROVATO LA SCUOLA CHIUSA, NON SI SA NULLA DELL’ANNO SCOLASTICO… FINITI I TEMPI DEI FINANZIAMENTI MILIONARI, SI AVVICINA LA CHIUSURA?
L’istituto Bosina, a Varese, annuncia l’inizio delle attività scolastiche per l’8 settembre. 
Nulla di strano se non fosse che, come racconta la Prealpina, la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria fondata da Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi, non ha ancora un dirigente scolastico e di conseguenza nemmeno un corpo insegnanti.
I dieci professori e maestri assunti dall’anno scorso con regolare contratto, sono stati convocati ieri per il collegio docenti ma ad aspettarli a scuola c’era solo la segretaria.
A luglio, Andrea Piva si è dimesso dall’incarico di dirigente scolastico e da allora non è ancora stato sostituito.
Spetta al preside, infatti, disporre le attività curriculari, la calendarizzazione delle lezioni, nonchè la nomina degli insegnanti. In mancanza di spiegazioni ieri, primo settembre i docenti hanno chiamato i carabinieri per denunciare l’assenza dei responsabili dell’istituto in modo da evitare un’assenza ingiustificata all’appello in classe.
Preoccupazioni che non hanno interessato il presidente del consiglio d’amministrazione Bruno Specchiarelli nè Lady Bossi, che ha dichiarato impegni familiari e tantomeno Dario Galli, co-fondatore della Libera Scuola dei Popoli Padani.
L’istituto Bosina aveva già chiuso il liceo linguistico a due anni dalla fondazione e a pochi giorni dalla presunta apertura dell’anno scolastico gli alunni iscritti — 16 in terza media, uno alla prima, due alla seconda e una trentina tra infanzia e primaria- rischiano di dover essere trasferiti in altre strutture.
Quale sia il futuro di scolari e docenti resta ancora un’incognita.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
SONO STATE IL FIORE ALL’OCCHIELLO DELLA RICOSTRUZIONE VOLUTA DA BERLUSCONI DOPO IL TERREMOTO
Si è staccato di netto.
Ed è crollato sul balcone di sotto.
Il terrazzino al secondo piano di una palazzina prefabbricata delle “new town” costruite dal governo Berlusconi dopo il terremoto del 6 aprile 2009 a L’Aquila non ha resistito al quinto anno di vita: per fortuna in quel momento non c’erano persone in nessuno dei due balconi, altrimenti si sarebbe rischiata la tragedia.
È successo a Cese di Preturo in una dei 19 quartieri costruii dopo il sisma, costituito da circa 4500 alloggi per dare un tetto a circa 16mila aquilani rimasti senza casa.
Sul posto i vigili del Fuoco.
Il sindaco, Massimo Cialente, che si è recato sul posto, ha spiegato che bisogna verificare se c’è “un problema strutturale” e ha chiesto una perizia per chiarire l’accaduto.
Sulle “new town” (il progetto C.a.s.e.) sono ancora in corso mille polemiche polemiche, a partire da quella del costo (realizzati attraverso un bando coperto da un finanziamento dell’Ue di circa 500 milioni di euro), e ora si aggiunge quella sulla loro sicurezza.
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
TRA MILLE GIORNI, SE SOPRAVVIVERETE, SAPRETE DOVE VI HA PORTATO RENZI
Benvenuti nel sito delle buone notizie. 
Accomodatevi nel portale governativo che vi farà vedere, giorno dopo giorno, – anzi passo dopo passo: l’indirizzo è passodopopasso.italia.it– come Matteo Renzi cambierà il Belpaese.
E cliccate, voi che sul web attraversate ogni giorno il deserto della crisi, su quest’oasi dell’ottimismo e della speranza.
È un sito positivo già nel colore – tutto bianco e azzurro, con un logo tricolore giusto per ravvivarlo – ed è il rimedio che il presidente del Consiglio s’è inventato per dimostrare di essere immune a due malattie.
Malattie da lui scoperte e immediatamente battezzate.
La prima è l’ «annuncite », la sindrome che colpisce chi promette ma non mantiene. La seconda è la «riformite », ovvero l’impulso irrefrenabile a sfornare una riforma dopo l’altra.
No, scrive il premier sul suo sito nuovo di zecca, dando ragione a chi lo rimprovera di usare termine «rivoluzione» più spesso di quanto non lo facesse Lenin: noi stiamo facendo «un lavoro paziente e delicato: rivoluzionario negli obiettivi, tenace nella quotidianità ».
Clicchiamo dunque sulla homepage, e vediamo dove ci porta Renzi.
Ecco il countdown, il conto alla rovescia dei mille giorni: ieri, primo settembre, era il giorno 1. Meno 999 all’ora X.
Che cadrà esattamente domenica 28 maggio 2017, festa dell’Ascensione del Signore. Ecco le slides colorate che spiegano al colto e soprattutto all’inclita cosa c’è nelle riforme che il governo ha messo in cantiere, dalla riforma del Senato a quella della pubblica amministrazione.
Ecco il link per rilanciare su Facebook, chi volesse dare una mano al governo, il primo obiettivo della riforma della giustizia, ovvero «che il primo grado dei processi civili si svolga in un anno anzichè tre, come avviene oggi».
Ecco l’email per scrivere al governo (ma chi leggerà questi messaggi, e soprattutto chi risponderà ?).
C’è qualcosa che non va, se il governo si autopromuove? Per carità : l’hanno sempre fatto tutti, qualcuno meglio e qualcun altro peggio.
E Renzi ha dimostrato di essere un campione, nella comunicazione politica, sin da quando – era il 2001 – lanciò sugli autobus di Firenze la sua campagna per il nuovo partito di cui era stato appena nominato coordinatore cittadino, con uno slogan indimenticabile: «Margherita. Non è la solita pizza».
Del resto, questo sito non è altro che la versione web dei vecchi manifesti, o degli spot che ancora oggi vediamo in tv. Solo che c’è più spazio per i contenuti. Anche per qualche notizia, però accuratamente distillata.
Come quella sulla disoccupazione, che ci consegna a sorpresa un dato ottimista. Titolo: «Istat: occupati in aumento da febbraio».
Ma come, non avevamo appena saputo, e proprio dall’Istat, che a luglio erano stati persi 35 mila posti di lavoro rispetto a giugno, e 71 mila rispetto a un anno prima? Non ci avevano detto che la disoccupazione è salita dello 0,3 per cento in un solo mese?
Non ci avevano rivelato che i senza lavoro sono aumentati del 4,6 per cento rispetto a un anno fa? Beh, di tutto questo sul sito del governo non c’è traccia.
C’è l’unico confronto dal quale esce in vantaggio: quello col governo Letta, che proprio a febbraio cedette il posto a Renzi.
Ed effettivamente, a luglio c’erano 44 mila occupati in più rispetto a febbraio (anche se non è detto che ci siano ancora, visto che secondo l’Istat i posti di lavoro ormai scompaiono al ritmo di mille al giorno).
Ma a Renzi interessa fare iniezioni di ottimismo, e infatti troviamo in bella evidenza anche la notizia dei 1200 posti di lavoro salvati alla Electrolux «grazie al decreto Poletti», e non importa se la notizia non è freschissima e risale al 14 maggio.
Non importa neanche se la mappa dei lavori inseriti nello «Sblocca Italia» ricorda inevitabilmente la lavagna con le «grandi opere» che Berlusconi promise agli italiani in una celebre puntata di Porta a Porta, il 18 dicembre del 2000 («Guardi qua, il ponte sullo Stretto. Una grande opera, no? Ecco: si può fare »).
Anche perchè poi, a guardare bene quelle linee e quei punti colorati che indicano aeroporti, autostrade e linee ferroviarie si scopre che nella mappa (elaborata dal Sole 24 Ore) ci sono anche quattro autostrade e un aeroporto che vengono definite «opere incagliate, o di realizzazione ancora molto incerta », e dunque la cifra sbloccabile è pari a zero.
Ma ci vuol altro, per raffreddare l’entusiasmo del premier.
Che per raccontare quel che farà usa una metafora sportiva, passando dall’atletica all’automobilismo. «È un lavoro che richiede lo spirito del maratoneta, più che la velocità dello sprinter. Conosciamo la direzione. Abbiamo la macchina giusta. Il serbatoio del consenso popolare è tale da non prevedere soste ai box. Passo dopo passo riporteremo l’Italia al suo posto».
Ce la farà davvero? Lo sapremo presto.
Anzi, tra mille giorni.
Sebastiano Messina
(da “La Repubblica”)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
GLI ACCUSATI HANNO PORTATO CON AUTO E PULMINI OLTRE CONFINE CENTINAIA DI STRANIERI CHE HANNO PAGATO PER IL TRAGITTO…LA DIFESA: “NON C’E’ OBBLIGO DI CONTROLLARE L’IDENTITA'”
La frontiera si passa in taxi.
Mentre al sud continuano gli sbarchi di clandestini, al nord ad improvvisarsi “scafisti” sono i tassisti italiani.
Sono centinaia i profughi che avrebbero usato auto a noleggio con conducente e pulmini per cercare fortuna in Germania.
Le forze dell’ordine tedesche hanno arrestato decine di autisti con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
I primi fermi sono dello scorso anno, come scrive il Giornale di Vicenza e il Mattino di Padova, ma il caso è emerso in queste settimane con l’arresto del noleggiatore Alessio Tavecchio, 45 anni, di Pianezze (Vicenza) trovato mentre trasportava 10 profughi siriani.
Ma è solo l’ultimo di una lunga serie di casi che ormai sono una routine. Si prenota la vettura, nessuno chiede il documento e il passaggio è veloce e senza troppi intoppi. Mentre l’Italia dell’emergenza stranieri chiede aiuto all’Europa, al nord la soluzione è fatta in casa.
A difendere la categoria è Pierpaolo Campagnolo, presidente della Cooperativa tassisti vicentini: “Non è obbligatorio sapere chi portiamo — spiega Pierpaolo Campagnolo presidente dalla Cooperativa Tassisti Vicentini — molti dei profughi che si sono allontanati dalla città li abbiamo portati noi. Quando il cliente è presentabile e paga nessuna legge ci impone di chiedergli l’identità . Lo stesso vale per il noleggio con conducente”.
Il consolato italiano di Monaco di Baviera ha confermato che sono decine i veneti e gli italiani coinvolti in questi viaggi sottolineando la severità delle leggi tedesche. Proprio dal ministro degli esteri bavarese era arrivato a fine agosto l’attacco al sistema italiano: “Roma non prende dati personali o impronte perchè così gli stranieri possono chiedere asilo in un altro Paese”.
Secondo la normativa europea infatti, la procedura per la richiesta d’asilo viene fatta nel primo Paese di arrivo dello straniero che deve iniziare la pratica. 
Ma secondo Joachim Hermann, l’Italia sempre più spesso avrebbe controlli allentati per far sì che i clandestini passino la frontiera e cerchino assistenza in altri Stati.
L’arresto di Tavecchio non è un episodio isolato.
Lo scrive oggi il Giornale di Vicenza, che sottolinea come lo stesso caso sia successo ad un altro vicentino, Giancarlo Flaminio di 72 anni di Grisignano di Zocco (Vicenza) e a due padovani Marco Santi (51) e Fabio Forin(30) bloccati a Rosenheim mentre stavano viaggiando con 25 siriani.
Il padovano Forin, dopo qualche giorno di detenzione è tornato a Padova dove è molto conosciuto per essere il presidente dell’associazione sportiva Atletico 2000.
Il caso, anche per l’arresto recente di due noleggiatori bresciani, è divenuto nazionale tanto che è intervenuta, come sottolinea il Mattino di Padova, l’Anitrav, l’associazione nazionale imprese trasporto viaggiatori. L’organismo tranquillizza i parenti degli arrestati confermando di essere in stretto contatto con il consolato italiano della Baviera.
Alla conta delle vittime nel Mediterraneo corrisponde la fuga degli stranieri che arrivati in Italia e sopravvissuti ai viaggi delle speranza cercano fortuna in altri Paesi. Non sono Roma, Firenze o Milano ad attirare i clandestini che vogliono lavoro e assistenza, ma gli stati del nord dalla Germania alla Svezia o la Francia.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
CHI VA A COMBATTERE SI ARRUOLA NEL BATTAGLIONE AZOV A FIANCO DEGLI UCRAINI, CHI FA L’INTELLETTUALE FREQUENTA I CONVEGNI PROMOSSI DA PUTIN E STUDIA STRATEGIE
A Yalta, il fine settimana scorso, è avvenuto un piccolo ma intenso capovolgimento della storia, passato inosservato a molti media occidentali.
Proprio per il suo valore simbolico, il Cremlino, anche se non direttamente, bensì “attraverso strutture parastatali” — come ha spiegato il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, unico italiano invitato — ha organizzato qui una due giorni intitolata “Russia, Ucraina, Nuova Russia: problemi e sfide globali”
Nonostante i numerosi ammiratori di sinistra, Vladimir Vladimorovic Putin all’incontro ha voluto solo gli esponenti dei separatisti filo-russi, i leader dei partiti nazional bolscevichi russi (che uniscono istanze comuniste a quelle naziste) e i leader di partiti e movimenti di estrema destra e ultra-nazionalisti europei, che sono dall’inizio della crisi ucraina al suo fianco
In una Crimea che sta vivendo una crisi economica e un calo drammatico del turismo dopo l’annessione unilaterale da parte della Russia lo scorso marzo, quello appena trascorso è stato un week-end animato.
A rappresentare Putin c’era uno dei suoi più stretti consiglieri, quel Sergey Glazyev finito nella lista dei funzionari russi colpiti dalle sanzioni economiche.
“Ciò che Forza Nuova voleva sottolineare e che ci ha visti tutti d’accordo è che la crisi ucraina è stata concepita dagli Stai Uniti per interrompere quel legame che si era creato negli ultimi anni tra la Russia e l’Europa. E infatti abbiamo presentato una lista di nomi di agricoltori italiani che chiedono a Putin di sollevarli dall’embargo che li sta penalizzando”.
Ma Fiore, così come i rappresentanti dei movimenti ultranazionalisti europei presenti concorda anche sul fatto che i separatisti hanno tutte le ragioni per combattere contro Kiev, che la vulgata rossa e rosso nera accusa dall’inizio di Maidan di fascismo. Sembrerebbe quindi una contraddizione che l’estrema destra europea stia dalla parte di Putin.
Eppure la situazione è questa, al netto della propaganda.
A discutere con i separatisti Glazyev c’era il presidente del British National party, noto per la violenza e razzismo dei suoi militanti dalle teste rasate, Pavel Chernev del Partito neonazista bulgaro, Bartosz Bekier della Falange anti-semita polacca, il gruppo conservatore euroscettico di Vlaams Belang, cioè i separatisti fiamminghi di estrema destra del Belgio.
Ospite di riguardo anche lo scrittore svedese Israel Shamir, uno dei più convinti negazionisti dell’Olocausto.
Sul campo invece i volontari europei che continuano ad arrivare nel Donbass per combattere a fianco dei separatisti vengono dai movimenti di estrema sinistra, mentre quelli a fianco dell’esercito ucraino, arruolati nel battaglione Azov, sono di estrema destra.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
NESSUN CHIARIMENTO SULLA MANOVRA DA 22 MILIARDI PER IL 2015
Il paese è caduto in reces sione, in Europa si aggira lo spet tro della defla zione, con una disoc cu pa zione reale
(italiana) di oltre 6 milioni di per sone.
Le pro spet tive di cre scita per il 2014 sono nega tive e quelle per il 2015 potreb bero diven tare drammatiche.
Renzi vuole il lavoro ita liano come quello tede sco?
Si potrebbe ini ziare con orari e salari: rispet ti va mente 1.396 al posto delle 1752 ore, e salari medi annui, a tassi di cam bio e prezzi costanti del 2012, in dol lari, da 36.763 a 45.287. Abbiamo il sospetto che il pre mier non farà niente del genere.
Riforme strut tu rali? Aspet tiamo la legge di sta bi lità e poi discu tiamo. Per ora non rimane che lo «Sblocca Ita lia», una riforma annun ciata che dice molto su come il pre si dente del con si glio vuole aiu tare il Paese.
Il così detto «Sblocca Ita lia», in realtà , riguarda pre va len te mente l’accelerazione e la rea liz za zione di opere già appro vate, e ha la pre tesa di avere effetti posi tivi in ordine ai pro blemi reali del Paese e la capa cità di sti mo lare lo sviluppo.
Solo a luglio, il pre si dente del con si glio par lava di 43 miliardi di euro, diven tati 10 nella con fe renza stampa e 3,8 miliardi nel decreto legge.
Il mini stro delle Infra strut ture e Tra sporti, Mau ri zio Lupi, pre vede non meno di 100 mila nuovi posti di lavoro per le sole opere pubbliche.
Le risorse dispo ni bili, vere, sono 3,8 miliardi di euro, di cui 840 milioni arri vano dal fondo revo che di opere bloc cate e 3 miliardi dal “ban co mat” del Fondo svi luppo e coe sione.
Pra ti ca mente 38.000 euro per lavo ra tore, anche se non con ta bi lizza la varia zione del red dito (Pil). Fatto abba stanza ano malo visto che stiamo impe gnando risorse in conto capitale.
L’idea poi di svi luppo è tutto nel pac chetto made in Italy fatto di sti moli alle espor ta zioni e agli inve sti menti diretti esteri.
Con poco meno di 220 milioni di euro nel trien nio (2015—17), il Paese dovrebbe espan dere la pro pria quota di com mer cio inter na zio nale di 50 miliardi e attrarre non meno di 20 miliardi di inve sti menti diretti esteri, con una cre scita del pro dotto interno lordo di un punto per cen tuale.
Insomma: 220 milioni per met te reb bero una cre scita di 15 miliardi.
Gli eco no mi sti key ne siani dovranno pas sare molto tempo a riscri vere il mol ti pli ca tore. Il nostro pre mier impone una nuova for mula del moltiplicatore?
Ovvia mente non manca il rifi nan zia mento della così detta cassa inte gra zione in deroga per 720 milioni, che porta il fondo a 1.720 milioni per il 2014.
Invece di avviare una riforma seria, si con ti nua a rifi nan ziare lo stru mento che dovrebbe, in realtà , aggan ciarsi a una gene rale rivi si ta zione degli stru menti a soste gno del lavoro.
È una mate ria deli cata, ma pas sare da ri-finanziamento in ri-finanziamento una tan tum non è pro prio quello che chie dono i lavo ra tori col piti dalla crisi.
Ma qual cosa dalla con fe renza stampa di ieri e dal decreto legge lo pos siamo intravedere: lo svi luppo e la cre scita dell’Italia passa attra verso l’edilizia e le opere pub bli che.
Il governo non ha pro prio com preso che gli inve sti menti in conto capi tale hanno una logica eco no mica solo nella misura in cui modi fi cano il segno del Pil (come spiega effi ca ce mente l’economista Sylos Labini) e, quindi, anti ci pano la domanda futura.
Asse gnare all’edilizia, alle opere pub bli che la cre scita del Paese nell’era dell’innovazione tec no lo gica, appare come la peg giore poli tica che si possa imma gi nare.
Ormai il com mer cio inter na zio nale mani fat tu riero legato all’alta tec no lo gia vale il 30% del totale, men tre le imprese ita liane si posi zio nano al 10%.
Come può il Paese aumen tare la quota di com mer cio inter na zio nale di 50 miliardi di euro?
Come potrebbe atti rare inve sti menti diretti esteri se la spesa in ricerca e svi luppo pri vata è la più bassa tra i paesi di area Ocse?
Misteri del nostro presidente.
Indi scu ti bil mente l’edilizia attra versa una fase di grave crisi, ma l’edilizia, più o meno ali men tata da incen tivi, era spro por zio nata rispetto alla neces sità del Paese.
Ripro porre le stesse opere e anti ci parne delle altre, signi fica ali men tare la ren dita, non lo svi luppo del Paese. Ripeto: la ren dita, non il red dito (Pil).
L’impressione è quella di un governo in piena con fu sione nella migliore e posi tiva inter pre ta zione.
La poli tica eco no mica del governo risie deva in tutto o in parte nei famosi 80 euro. Il bonus fiscale ha fal lito per un sem plice e banale fatto: men tre i miliardi sot tratti alla pub blica ammi ni stra zione, per ali men tare il bonus fiscale, erano risorse certe e quindi Pil, gli 80 euro erano e sono risorse incerte; diven tano red dito (e cioè Pil) nella misura in cui i cit ta dini deci dono di spen derli.
La caduta del pro dotto interno lordo del secondo tri me stre altro non è che il taglio della spesa pubblica.
Il qua dro però non è com pleto.
Con la legge di sta bi lità arri verà il pac chetto muni ci pa liz zate e spen ding review.
Sap piamo che il governo ha ini ziato un lavoro di modi fica delle ali quote Iva. Sarà un pac chetto amaro, fon dato su luo ghi comuni e pesanti riper cus sioni sui lavoratori.
Il pre si dente di Con fin du stria ha detto, durante il mee ting di Comu nione e Liberazione, che l’Italia ha vis suto al di sopra dei pro pri mezzi.
A que ste con di zioni è dif fi cile imma gi nare di uscire dalla depressione.
Spe riamo di sba gliare, ma il 2015 potrebbe diven tare un altro anno orri bile.
Roberto Romano
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
MA GASPARRI TEME DI PIU’ IL FILM DELLA GUZZANTI
Il regista Franco Maresco dice di non avercela con Berlusconi, ma al festival di Venezia spiega di aver scelto il titolo “Belluscone, una storia siciliana”, perchè «il comportamento dell’ex Cavaliere rappresenta benissimo certi comportamenti mafiosi».
Berlusconi, quindi, sarebbe un paradigma negativo.
Comunque, la proiezione del film è stata accolta come un evento.
Per questo, 800 militanti ed elettori di Forza Italia, interpellati da Klaus Davi, hanno invitato «a boicottare la pellicola per non incrementare il business di film e libri costruiti intorno alla figura del presidente».
Lara Comi, eurodeputata forzista, condivide e attacca: «Bisogna far capire agli elettori di centrodestra e di centrosinistra che c’è bisogno di voltare pagina. Girassero piuttosto un film su come trovare il lavoro, o su come limitare la disoccupazione, oppure su come limitare la burocrazia — suggerisce — così l’audience e i guadagni sarebbero più alti».
Non solo. Secondo la Comi, «il regista ha anche dimostrato poco coraggio non presentandosi alla prima. Io — conclude — darei un piccolo consiglio al regista. Si esponga e dica perchè ha fatto questo film, se in una situazione di grande crisi gli sembrava questa una priorità , piuttosto che raccontare la realtà italiana».
La crociata della Comi però lascia piuttosto freddi alcuni colleghi di FI.
«Per giudicare occorra vedere un film», premette il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che avverte: «L’appello a disertare le sale cinematografiche non fa che procurare pubblicità a una pellicola che mi pare abbia tutte le premesse per essere una boiata pazzesca, per dirla con il mitico Fantozzi. E poi quel Maresco ha confessato di essere un depresso. Figuriamoci il risultato! No, il suo Belluscone non mi preoccupa, piuttosto teniamoci pronti a rintuzzare il film della Guzzanti che, come al solito, sarà malignamente diffamatorio».
Claudia Terracina
(da “il Messaggero”)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
PER SEDERSI CON BERLUSCONI OGNI INVITATO DOVRA’ PAGARE QUESTA CIFRA… PRIMO APPUNTAMENTO IL 24 A ROMA… CONTI SEMPRE PIU’ IN ROSSO
L’allarme conti per Forza Italia resta sempre alto. E il tesoriere unico, Maria Rosaria Rossi, non ha mai smesso
di lavorare per cercare di racimolare più fondi possibile.
Nelle ultime due settimane la senatrice azzurra ha avuto ad Arcore varie riunioni con Berlusconi per organizzare a settembre una nuova serie di cene di autofinanziamento sul modello Usa, con il leader azzurro ospite d’eccezione.
L’obiettivo è rimpinguare le casse del partito (secondo l’ultimo bilancio, relativo all’esercizio 2013, il disavanzo complessivo ammonta ad oltre 83 milioni di euro, tutti garantiti da fidejussioni bancarie di Silvio Berlusconi) ed evitare nuovi tagli, a cominciare dal personale, che costa oltre 7 milioni di euro.
La crisi incombe e in mancanza del finanziamento pubblico, c’è poco da fare: stringere la cinghia e ridurre al massimo le spese dei tempi d’oro.
Ecco perchè l’attività di fund raising con la politica dei «mille euro per un posto al tavolo con il Cav» è diventata fondamentale.
E forse costituisce l’unico modo, insieme alla campagna di raccolta on line lanciata prima dell’estate sulla stampa («Diventa anche tu sostenitore della libertà »), per uscire dal guado.
La sera del 24 settembre è stato fissato il primo incontro conviviale della «ripresa» per raccogliere soldi pro Forza Italia: l’appuntamento è alle 18.30, sempre a «Casina di Macchia Madama», villa storica di Roma sulle pendici di Monte Mario, perchè l’ex premier deve rientrare a palazzo Grazioli entro le 23, come previsto dal regime di affidamento ai servizi sociali.
Anche stavolta, per sedersi accanto all’ex premier, ogni invitato dovrà versare mille euro. In agenda, c’è anche un’altra data, probabilmente a Milano.
Con i budget ridotti all’osso, tutti devono stare più attenti alle spese. E nel partito c’è preoccupazione per il futuro.
Tra i dipendenti c’è chi teme per la busta paga e il posto di lavoro, ma la Rossi sta facendo tutto il possibile per scongiurare sforbiciate.
Almeno per ora, non dovrebbe essere toccata la sede nazionale di piazza San Lorenzo in Lucina, che qualcuno vedeva a rischio per gli affitti e i costi di manutenzione troppo alti. Numeri alla mano, spulciando l’ultimo bilancio dell’ex Pdl, approvato all’unanimità lo scorso giugno, risulta che in 5 mesi l’affitto della sede di Forza Italia è costato alle casse del partito 320 mila euro, ma a questa somma bisogna aggiungere i 312 mila 417 euro di spese di «manutenzione e riparazione» effettuate nei locali della sede azzurra di palazzo Fiano-Almagià .
Sulle spalle del movimento forzista, poi grava anche la locazione della storica sede di via dell’Umiltà , al civico 36, con 2 milioni 300 mila euro, valida fino al 31 ottobre scorso.
Gianni Di Capua
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