Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile
“QUANDO DUE OCCHI SI GUARDANO, DUE MONDI SI INCONTRANO”
È una storia di umanità silenziosa e solidale quella raccontata da Michele Ciavarella su Facebook. Una storia che nell’Italia della deriva razzista e indifferente, restituisce un po’ di fiducia e speranza per il nostro paese.
“Era già sera, forse le 20:30. A quell’ora tutti i bar delle stazioni sono chiusi e le biglietterie automatiche spente — racconta Michele in un lungo post su Facebook – Alla fermata di Mungivacca un ragazzo si avvicina allo sportello del treno. Una schiera di agenti di sicurezza fa muro e una giovanissima donna intima al ragazzo di mostrarle il biglietto”.
Lo immaginiamo già , quel pregiudizio che schiaccia, che rende inermi, la disperazione che ti paralizza e che ti fa sentire solo al mondo. Perchè il ragazzo non ha abbastanza soldi per comprare il biglietto
“Il controllore urla verso l’abitacolo di partire. Il ragazzo comincia ad agitarsi e piange”. Davanti a questa scena Michele non riesce a restare impassibile e decide di intervenire. Paga lui al controllore i cinque euro che servono per far partire il migrante
“Nè io nè il ragazzo ci guardiamo negli occhi per tutta la durata del viaggio”, continua Michele. Ma quando entrambi scendono a Bari, il ragazzo straniero si avvicina e ringrazia il suo benefattore. “Quando due occhi si guardano, due mondi si incontrano. Il controllore e le guardie di sicurezza non hanno mai guardato negli occhi quel ragazzo. Forse hanno visto solo il colore della sua pelle”, denuncia Michele.
(da Globalist)
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Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile
GLI OVICOLTORI DEL SUD IN GINOCCHIO DOPO LE GELATE E LA XYLELLA… “DA DI MAIO E CENTINAIO SOLO CHIACCHIERE”
Piazza Santi Apostoli è un’enorme macchia arancione. A comporla sono migliaia di gilet, le
uniformi scelte dagli olivicoltori accorsi a Roma da tutto il sud Italia come simbolo di unità della loro protesta.
A terra, in un gesto simile a quello dei pastori sardi, hanno steso i rami degli ulivi spezzati dalla gelata di febbraio 2018 e dalla Xylella.
Sopra di essi c’è una bara, colma di bottiglie d’olio e di rabbia contro l’indifferenza del governo. Il messaggio della piazza è “Ridateci la dignità “.
“Di Maio incontra i gilet gialli, perchè non noi?” si legge su uno dei tanti cartelli esposti dagli agricoltori.
Se lo chiede anche Gennaro Sicolo, coordinatore del movimento dei gilet arancioni: “Lui va a incontrare i francesi e non si cura di impegnarsi per i lavoratori agricoli italiani. Questa è veramente una cosa ignobile. E ora che escano dai social e mettano i piedi per terra”.
Il messaggio è per Di Maio, ma anche per il ministro Centinaio, atteso in piazza di ritorno da una trasferta a Mosca. Il titolare dell’agricoltura arriva in tarda mattinata, e promette un “decreto ad hoc entro il 26 febbraio”.
Nell’attesa di fatti concreti, i manifestanti espongono striscioni e intonano cori e slogan. Quando si chiede cosa vogliano dal governo, estraggono il megafono e rispondono con la voce di Mahmood e della sua “Soldi”. Ma oltre alle risorse per sanare i danni fatti dal gelo e dal batterio killer, chiedono anche un decreto ad hoc e l’immediato rilascio dello stato di emergenza.
Sul palco si alternano olivicoltori e diversi sindaci dei comuni più colpiti: “Il governo si è dimenticato del sud – tuona Salvatore Danieli, vicesindaco del comune di San Donato di Lecce – Il Movimento Cinque stelle, in particolare, ha deluso tantissime aspettative, non solo degli agricoltori, ma anche dei cittadini del sud”.
A fargli eco c’è il sindaco di Terlizzi, Ninni Gemmato: “Siamo tra falce e martello di un governo regionale incapace e di un governo nazionale altrettanto incapace e a evidente trazione nordista. Non si tratta solo della difesa di una categoria, ma dell’economia meridionale nel suo complesso”.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL CANDIDATO GOVERNATORE GRILLINO DESOGUS: “STA SCHERZANDO COL FUOCO”… RISOLVE IL PROBLEMA ENTRO 48 ORE? BENE SONO SCADUTE
Il latte entra al Viminale e i 5Stelle non ci stanno: “Matteo Salvini vuole mettere il cappello anche sulla protesta dei poveri pastori speculando sulla loro pelle”.
Luciano Cadeddu, il deputato grillino che nei giorni scorsi si è occupato dell’arrivo in Sardegna del premier Conte e dei ministri Lezzi e Centinaio che hanno incontrato i pastori, adesso ha perso la pazienza: “Non amo apparire, sono un pastore anch’io ma non posso stare zitto di fronte a questa entrata a gamba tesa di Salvini”.
Il ministro dell’Interno incontra nel suo dicastero i rappresentanti di Coldiretti, dopo aver partecipato a un loro evento a Roma, una delegazione di pastori e gli industriali. Garantisce che sarà trovata una soluzione per mettere fine alla protesta, che ancora oggi va avanti di fronte ai caseifici dell’isola.
Tra cui quello di Thiesi, il cui titolare Pinna solo ieri sera ha proposto un aumento del latte di cinque centesimi: “Ridicoli”, gli urlano i pastori.
Sta di fatto che le parole del vicepremier sono a effetto: “Non mi alzo se il costo del latte non arriverà a un euro come chiesto dai pastori”, annuncia qualche ora prima della riunione che secondo il leader leghista sarà risolutiva anche se Coldiretti rappresenta solo una parte dei pastori.
Salvini però, secondo gli M5s, guarda più al voto regionale sardo del 24 febbraio che ai contenuti e alla reale possibilità di trovare un accordo.
“Sul prezzo del latte Salvini sta giocando col fuoco”, sostiene il candidato presidente M5s Francesco Desogus mentre in Sardegna la protesta dei pastori andrà avanti se non arriveranno le dovute garanzie.
Inevitabilmente la protesta dei pastori si intreccia con le elezioni regionali e nessuno di loro nasconde che la scelta di bloccare l’intera isola in questo periodo non è un caso. “Purtroppo è così, nessuno ci ha ascoltato e noi blocchiamo i seggi”, dice uno dei leader al settimo giorno di protesta in un’isola paralizzata dove l’asfalto è imbiancato di latte e di rabbia.
“Non si può prendere in giro un’intera categoria, io non me la bevo, mi dispiace”, dice ancora Cadeddu all’Huffpost: “Salvini regala l’illusione che dall’oggi al domani il prezzo del latte salga ma è impossibile che avvenga. Non bisogna creare false aspettative, servono soldi da dare agli industriali, tanti soldi. Per questo il suo comportamento è scorretto”.
I pentastellati, neanche a dirlo, restano fuori dal tavolo.
Tutti i rappresentanti grillini dell’esecutivo giudicano quanto mai scorretto il comportamento dell’alleato. Fuori dal tavolo resta anche una parte dei pastori sardi che non si sente rappresentata da Coldiretti perchè qui la protesta è variegata.
Ad oggi tutto sembra essere nelle mani di Salvini, dopo che il tavolo tecnico regionale a guida Pd ieri sera si è chiuso con una fumata nerissima.
Ora è il vicepremier leghista, che si appresta alla campagna elettorale del week end in giro per la Sardegna, a voler dare l’annuncio, nonostante la competenza sia del ministro dell’Agricoltura Centinaio.
Ma il vicepremier leghista ha battuto tutti sul tempo. Il 21 febbraio al ministero dell’Agricoltura, come ha annunciato lo stesso Conte in Sardegna, ci sarebbe dovuto essere un incontro dopo un vertice con il commissario europeo Hogan, ma Salvini ha anticipato tutto e tutti convocando la riunione al Viminale per ragioni di ordine pubblico.
Anche su questo punto i 5Stelle non ci stanno: “E’ una motivazione fittizia perchè non ci sono stati episodi di violenza”.
Invece “evocare i manganelli, come fa Salvini non serve”, spiega il candidato Desogus per il quale se “il tavolo era previsto per il 21 febbraio evidentemente c’era bisogno di tempo per avvicinare le tante posizioni e giungere ad una soluzione condivisa. Nessuno può cavalcare elettoralmente questo problema dell’economia sarda perchè è controproducente”.
Cadeddu parla di “protesta triste, ma anche molto poetica” quella pastori. Una protesta che comunque la si pensi si intreccia fortemente con il voto di domenica prossima su un’isola che questa volta non sembra voler fare sconti.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile
ECCO COSA CHIEDONO PER FERMARE LA PROTESTA
“Si è giunti a questa protesta pacifica, costituita dallo sversamento di tonnellate di latte sulle
strade, al fine di portare il problema all’attenzione dei media e della politica; alla politica ci si deve rivolgere”, inizia così il documento che raccoglie le richieste dei pastori al governo.
Di seguito il testo integrale:
“In ogni democrazia avanzata, qualsiasi sia la strada da percorrere oltre quella normativa è quella sbagliata e noi siamo qui per questo: chiedervi di regolamentare una volta per tutte la creazione del prezzo del latte ovicaprino, delimitando in maniera distinta i ruoli di tutti gli attori di filiera senza per questo trascurare le eventuali responsabilità che nel corso degli anni si sono accumulate.
Gruppi di potere, industriali, consorzi di tutela, cooperative si sono coalizzati in cartelli commerciali che hanno stabilito unilateralmente il prezzo del latte.
Non è plausibile che lo stesso prezzo del 1981 venga giustificato con eventi economici catastrofici e con la globalizzazione.
Non chiediamo che il prezzo del latte triplichi, siamo coscienti e abbiamo contezza dei costi di trasformazione. I nostri dubbi si concentrano, purtroppo, in oscuri passaggi commerciali specialmente all’estero, dove viene difficile monitorare la rete di vendita.
Non si spiega come il pecorino romano venga venduto al dettaglio negli USA a 22 dollari al chilo; non si spiega l’affermazione degli industriali che imputano alle grandi quantità di latte, quindi alla sovrapproduzione il prezzo basso del latte, quando le esportazioni verso il Canada sono aumentate del 67 per cento.
C’è evidentemente un passaggio che ci sfugge; c’è evidentemente una condotta fraudolenta ed immorale da parte di qualcuno che solo per un passaggio commerciale raddoppia o triplica il prezzo del formaggio. Questo discorso si acuisce ancora di più in ordine agli industriali che producono altri formaggi che esulano dal mondo del Romano. Questo è per noi il punto di partenza della trattativa”.
Le richieste:
1. Vogliamo che i maggiori industriali presentino pubblicamente i loro contratti di vendita degli ultimi tre anni. Devono comunicare inoltre a chi hanno venduto il formaggio all’estero, se hanno avuto eventuali rapporti commerciali con Albino Cubeddu e a quanto costui ha re-immesso in vendita il formaggio.
2. Vogliamo che venga determinata la quantità di formaggi di qualità diversa e a che prezzo sono stati immessi sul mercato in modo da quantificare gli introiti, quindi i maggiori ricavi degli industriali, non legati al romano.
3. Vogliamo che il presidente e tutto l’organo sociale del consorzio di tutela si dimetta immediatamente lasciando il posto a rappresentanti eletti ogni due anni in modo da evitare il cristallizzarsi di gruppi di potere legati agli industriali, agli esportatori e ai distributori all’estero;
4. Vogliamo che venga imposto l’obbligo a tutti coloro che siano titolari di impianti di trasformazione di latte ovino, di comunicare mensilmente, in modo analitico e dettagliato, al ministero delle Politiche agricole:
a) la quantità di latte trasformato;
b) la quantità di latte importato destinato alla trasformazione, i paesi di provenienza e il costo al litro;
c) la quantità di latte esportato;
d) la quantità di latte destinato alla lavorazione del pecorino romano e la quantità di latte destinato alla trasformazione in formaggi di altre specie;
5. Vogliamo che il prezzo del latte non possa essere inferiore ad 1 euro più IVA e che la formazione del prezzo si evinca da formule matematiche legate al prezzo contrattuale, di esportazione e di contratti già firmati, entro il primo aprile dell’anno precedente alla campagna del latte. Tale prezzo dovrà essere monitorato costantemente da un ufficio istituito presso l’assessorato all Agricoltura del quale faranno parte membri eletti dagli operatori di filiera e della pubblica amministrazione. Il prezzo verrà stabilito con delibera di Giunta regionale su proposta dell’assessore all’Agricoltura comunicando preventivamente al ministero delle Politiche agricole le modalità di calcolo del prezzo.
6. Chiediamo di trasmettere, ove emergano irregolarità , gli atti alle competenti Procure della Repubblica e all’autorità garante della concorrenza sul mercato che dovrà analizzare l’andamento delle vendite dei formaggi pregresse dalle quali emerga la palese situazione di cartello che perdura da almeno 30 anni, comminando le necessarie sanzioni.
Al fine di legittimare questo documento con la volontà della sottoscrizione da parte di decine di migliaia di pastori, chiediamo di essere ricevuti in data 21 febbraio 2019 per il deposito formale di tutte le firme di coloro che hanno aderito senza alcun colore politico o bandiera”.
(da “TPI”)
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Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile
IL GRILLINO FA IL GESTO DELLE MANETTE AI BANCHI DEL PD … SE E’ COSI’ AMANTE DELLA GIUSTIZIA PERCHE’ NON LO FA A SALVINI?
Momenti di bagarre alla Camera dove era in corso il dibattito sulla riforma del referendum. La tensione era palpabile ed è sfociata in una clamorosa protesta.
Il Pd, come aveva avvertito, ha abbandonato l’Aula dopo che il 5 stelle Giuseppe D’Ambrosio non è stato sanzionato con l’espulsione per essersi rivolto al deputato dem Gennaro Migliore mimando il gesto delle manette.
Il presidente Fico aveva spiegato che D’Ambrosio era stato richiamato all’ordine e che poi si sarebbe visto quale sanzione dare nella riunione del collegio dei Questori. Ma al Pd non è bastato: “Se non si scusa o non lo espelle noi abbandoniamo l’Aula”, ha detto Emanuele Fiano.
Nel momento in cui i deputati Pd hanno cominciato ad abbandonare i banchi, il presidente della Camera, Roberto Fico, ha detto: “Arrivederci. Mi state salutando”.
A quel punto, nell’inquadratura del circuito chiuso entra un fascicolo, che riesce ad arrivare sino allo scranno della presidenza, il più alto, colpendo la segretaria generale Lucia Pagano.
È a quel punto che Fico esclama “No, così non funziona” e sospende la seduta per cinque minuti.
Alla ripresa si scusa con il Pd: “C’è stata un pò di tensione, il Pd stava uscendo e veniva sotto i banchi qui salutando. Chiedo scusa al Pd per aver risposto ‘arrivederci’. Mi sono lasciato andare. È stata una mia colpa, un mio errore. Questa presidenza quando sbaglia si scusa”.
Poi aggiunge: “Apprezzate le circostanze ritengo opportuno interrompere i lavori, che riprenderanno martedì”.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile
SU FB SI TRINCERA DIETRO IL SEGRETO, MA VIENE SOMMERSO DI COMMENTI “DOVETE VOTARE SI’ E BASTA CHIACCHERE”
“La posizione del M5S su Salvini a processo? La saprete martedì”: il senatore Mario Michele
Giarrusso vuole tenerci sulle spine e non intende rivelare in base a quale supercazzola il MoVimento 5 Stelle salverà dal processo Salvini, che da imputato volontario si è trasformato in Capitan Coniglio quando ha capito che sulla Diciotti rischiava la condanna e gli effetti della legge Severino.
Il M5S quindi per adesso non annuncia nulla e attende fino a martedì 19, quando il senatore Gasparri, presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere, si schiererà , come annunciato, per il no.
Nel frattempo però Giarrusso è andato all’attacco del Fatto Quotidiano, che ieri avrebbe pubblicato “dichiarazioni mai fatte, destituite di ogni fondamento, in una parola: false” perchè nel titolo di un articolo ha scritto: “Gli attivisti capirebbero il no al processo per Salvini” attribuendolo al senatore.
E già che c’è, se la prende con il “lampadato radicalfrikkettone”, ovvero Andrea Scanzi, con cui ha litigato qualche tempo fa.
Giova ricordare che l’agenzia di stampa ANSA aveva riportato, a proposito di Salvini e della Diciotti, questa frase attribuita a Giarrusso: “Non esiste la base, ci sono gli attivisti che sono con noi. E gli attivisti capiscono, capiscono…“.
Ma la parte divertente è che nei commenti al post di Giarrusso ci sono un sacco di attivisti che non sembrano capire molto il no all’autorizzazione a procedere:
Considerato che il voto c’è martedì, l’ultima data per organizzare un voto su Rousseau è lunedì: il tempo stringe.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile
LA SENATRICE GRILLINA: “UNO DECIDE E GLI ALTRI RATIFICANO, CI SI SPOSTA QUA E LA’ SECONDO CONVENIENZA”
C’era una volta un movimento di seguaci di San Francesco che voleva Gino Strada presidente della Repubblica e Milena Gabanelli tra le alte cariche dello Stato.
E’ poi arrivato al potere un partito parte integrante di un governo reazionario, che bastona i poveri e i migranti e giustifica le azioni liberticide.
“Il Movimento non è più il Movimento. Dovevamo essere meglio dei partiti, superarli. Ammettiamolo: non siamo riusciti a realizzare la democrazia diretta”.
La senatrice del M5S Paola Nugnes, intervistata da Qn, ha commentato così la svolta annunciata da Luigi Di Maio. “Darsi delle regole non è un problema. Anzi, l’abbiamo chiesto in più occasioni, per evitare una regola diversa per ogni situazione. Il problema è il verticismo esasperato: il M5S ha fallito nella democrazia partecipata”, sottolinea Nugnes.
“A questo punto, meglio i partiti tradizionali nella loro organizzazione interna che tanto osteggiavamo”.
“Se le proposte le fa una persona sola e la votazione online è praticamente solo una ratifica di scelte decise dall’alto, allora abbiamo sbagliato”, prosegue Nugnes, secondo cui il sistema Rousseau “può andar bene per una struttura privata, per decisioni interne, ma la democrazia diretta è un’altra cosa. Se si devono decidere cose che riguardano tutti i cittadini, non può votare solo una parte e le proposte devono venire dal basso, devono essere dibattute e poi votate”.
“Quali sono i nostri valori non lo so più. Credevo che essere nè di destra, nè di sinistra significasse andare oltre i vecchi schemi. Ma gli ideali restavano quelli: l’ambientalismo, i beni comuni, l’uno vale uno, non lasciare mai nessuno indietro. Ormai ci si sposta di qua o di là a seconda della convenienza, senza sapere dove andare”, conclude Nugnes.
(da Globalist)
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Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile
“LA BASE SI DEVE SENTIRE SU ORIENTAMENTI POLITICI, NON SULL’AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE CONTRO SALVINI, QUESTA NON E’ UNA DECISIONE POLITICA”
“Il preminente interesse nazionale” riguarda “lo Stato e non il governo. Lo Stato e il governo
non coincidono” perchè lo Stato “è al di sopra di tutte le forze politiche”.
Lo ha detto Elena Fattori, senatrice del Movimento 5 stelle, parlando del caso Diciotti a Radio Anch’io.
Lo Stato è anche “al di sopra delle logiche politiche di trattative con l’Ue: quella è politica non è preminente interesse dello Stato”, ha aggiunto sostenendo che “se non si riesce a fare buona politica convincendo l’Unione europea ad aiutarci con i migranti, non si possono sequestrare delle persone”.
Fattori si è detta anche contraria a una consultazione della base del Movimento per decidere se accogliere o meno la richiesta di autorizzazione a procedere presentata contro Matteo Salvini dal Tribunale dei ministri di Catania.
“La base si può sentire per orientamenti politici. Questa non è una decisione politica, ma una decisione che spetta ai singoli parlamentari per giudicare l’azione di un ministro. Credo che non si possa chiedere ai parlamentari di uniformarsi a un parere politico dato dagli iscritti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile
“DEVE RIDIMENSIONARE IL SUO INCARICO”… “VOTANDO SI’ SI MANTENGONO I NOSTRI VALORI E SI PERMETTE A SALVINI DI DIMOSTRARE LA SUA INNOCENZA DAVANTI AI GIUDICI”
La capogruppo del M5s alla Camera Roberta Lombardi in un’intervista a Repubblica ha dichiarato: “ho detto in tempi non sospetti che tenere insieme le attività di capo politico, vicepremier e guida di due ministeri sarebbe proibitivo per chiunque. Per quanto Luigi Di Maio sia in gamba, è comunque un essere umano e la giornata è di 24 ore. Gli consiglio di valutare, tra le varie proposte che metterà in discussione, di ridimensionare questo suo sovraccarico. Puo’ essere che gli iscritti gli dicano continua tu, ma una valutazione fossi in lui la farei”.
Lombardi si dice favorevole all’apertura alle liste civiche: “Può accadere, ora che siamo nelle istituzioni, di esser percepiti come establishment. Dialogare con liste civiche vere può essere salutare. Anche perchè abbiamo visto che andare soli alle amministrative e soprattutto alle regionali è una lotta improba”, dichiara.
Contraria, invece, a una segreteria politica: “Non dobbiamo ripetere gli errori dei vecchi partiti. Serve un progetto di rete che metta insieme, sui temi, eletti di tutti i livelli, esperti e attivisti che hanno voglia di dire la loro. Rousseau – propone – porrebbe essere usato come un pensatoio diviso in stanze tematiche”.
Sulle elezioni in Abruzzo, “quello che mi ha colpito è non aver fatto meglio di 5 anni fa. Le persone con un minimo di intelligenza capiscono che degli errori sono stati fatti per forza”, osserva Lombardi
Quanto al caso Diciotti, “i 5 Stelle devono votare sì all’autorizzazione. Votando sì legittimeremmo sia l’operato dei giudici che quello del ministro dell’Interno, che potrà dimostrare di aver agito nel rispetto delle sue prerogative”.
(da agenzie)
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