Marzo 9th, 2019 Riccardo Fucile
NESSUN FERMO DELL’OPERA, GLI AVVISI DI INTERESSE (CHE SONO LA NATURALE FASE INIZIALE DEI BANDI) VANNO AVANTI, ENTRO IL 31 MARZO O SI DECIDE O SI PERDONO I FINANZIAMENTI UE, SIA FRANCIA CHE ITALIA POSSONO RITIRARSI MA SOLO SE ENTRAMBI LO DECIDONO DI COMUNE ACCORDO (E POSSONO FARE MODIFICHE TECNICHE)
Giuseppe Conte pubblica su Facebook la lettera inviata a Telt, società incaricata della realizzazione della Torino – Lione, e la risposta dell’azienda.
Alla Telt il premier comunica di aver chiesto di “astenersi, con effetti immediati, da qualsiasi ulteriore attività che possa produrre ulteriori vincoli giuridici ed economici per lo Stato italiano con riguardo ai bandi di gara”, in attesa dell’impegno delle forze di maggioranza di “ridiscutere integralmente” questo progetto con la Francia e con l’Unione europea “alla luce delle più recenti analisi costi-benefici da noi acquisite”.
Nello specifico Conte chiede all’azienda di “evitare di assumere impegni di spesa gravanti sull’erario italiano” e di “adoperarsi per non pregiudicare gli stanziamenti finanziari posti a disposizione dall’Ue”.
Chiede inoltre che “tutte le prossime iniziative” della Telt rispettino “questa duplice esigenza, avendo cura che sia garantita la piena reversibilità di qualunque attività giuridica o scelta operativa posta in essere”.
Conte pubblica poi la lettera di risposta inviata da Telt a Palazzo Chigi e al primo ministro francese Edouard Philippe, in cui l’azienda scrive che “la pubblicazione dei bandi di gara relativi ai lavori principali è stata rinviata, su richiesta del Governo italiano e in accordo con il Governo francese, pur invitando la società a fare in modo da salvaguardare i finanziamenti europei”.
Nel dettaglio, la Telt (Tunnel EuroAlpin Lyon Turin) spiega però che un rinvio dei bandi “oltre il mese di marzo” comporterebbe la perdita di 300 milioni di fondi Ue, per cui “preso atto delle posizioni dei due governi vi informiamo che, in assenza di atti giuridicamente rilevanti che comportino istruzioni di segno contrario, abbiamo previsto che il Cda fissato per l’11 marzo 2019 autorizzi la Direzione a pubblicare gli ‘avis de marchès’ (avvisi a presentare candidatura) relativamente agli interventi dei lotti francesi del tunnel di base, in modo da rispettare il termine del 31 marzo” per avere il finanziamento Ue per il 2019.
In altre parole, Telt va avanti con “la prima fase di candidatura” da parte delle imprese interessate alle opere, ma si sottoporrà “la successiva fase di trasmissione dei capitolati per la presentazione delle offerte al preventivo avallo dei due governi”.
Negli inviti ci sarà la clausola di dissolvenza, ossia sarà inserito “l’esplicito riferimento alla facoltà per la stazione appaltante in qualunque momento di non dare seguito alla procedura senza che ciò generi oneri per la stazione appaltante stessa, nè per gli Stati”.
Riepilogando: la fase preliminare dei bandi (avvisi di interesse) sono confermati e partono lunedi, entro il 31 marzo o si decide o si perdono i finanziamenti europei, i governi italiani e francesi possono ridiscutere gli aspetti tecnici dell’opera e ritirarsi in caso entrambi gli Stati decidano in tal senso.
Tradotto: non c’è alcun no all’opera che va avanti fino a prova contraria, si è solo preso altro tempo.
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2019 Riccardo Fucile
IL BLUFF DEL PRENDERE TEMPO: “SITUAZIONE RISOLTA, ANDIAMO AVANTI”, MA LE POSIZIONI RESTANO LE STESSE
Prove di distensione tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio sulla grana Tav. 
Dopo ore caldissime condite da minacce di “andare fino in fondo” e staccare la spina al governo lanciate dal ministro dell’Intero, ora è lo stesso vicepremier leghista a provare a tendere la mano al suo alleato, con alcune dichiarazioni rilasciate a margine della festa sua festa di compleanno a Milano: “Non c’è nessuna crisi in vista. La situazione economica è tale che nessuno si può permettere di giocare sul futuro degli italiani”. Elezioni anticipate? “Non ci penso neanche – ha chiosato – Abbiamo fatto tanto in nove mesi e voglio fare ancora di più in cinque anni”.
“Sono disponibile a tutto: se non c’è accordo del governo, si può pronunciare il Parlamento, si possono pronunciare gli italiani con un referendum consultivo – ha aggiunto Salvini parlando a SkyTg24 – L’accordo si può trovare in Parlamento o nel Paese”. “I rapporti umani vengono prima di tutto – ha concluso – Io ho un ottimo rapporto sia con Giuseppe che con Luigi”.
Parole di tregua arrivano anche dall’altra parte della barricata, da parte di Luigi Di Maio, forse rinfrancato dal compromesso ottenuto grazie alla mediazione del premier Conte: “Sulla Tav la situazione si sta risolvendo positivamente. Quindi ora parliamo di altro e andiamo avanti”, ha scritto il vicepremier pentastellato su facebook. “Andiamo avanti con altre opere, con Quota 100, con investimenti produttivi per le imprese, con il Reddito di Cittadinanza e con tutto ciò di cui il Paese ha bisogno, ora”.
Di Maio, tuttavia, non rinuncia a una frecciatina al suo collega vicepremier: “Le ‘teste dure’ o frasi come ‘vediamo chi va fino in fondo’ non mi appartengono, sono folklore che non fa bene all’Italia. Siamo stati eletti per servire gli italiani ed è quello che faremo con responsabilità “, aggiunge.
(da “Huffigntonpost”)
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Marzo 9th, 2019 Riccardo Fucile
AVANTI PURCHE’ SI POSSA TORNARE INDIETRO, BASTA FARLO CREDERE AI GONZI
Una lettera di Giuseppe Conte riporta la distensione sulla Tav. Destinataria la Telt, che lunedì riunirà il Cda sui bandi.
Parola vista come la peste dai 5 stelle, che stanno combattendo con le unghie perchè vengano fermati. Mentre la Lega preme perchè arrivi un segnale di ripartenza dell’opera, che vuole realizzare a tutti i costi.
Il compromesso prevede che la Tav non si ferma.
C’è anche un espediente lessicale dietro la rinnovata intesa. Quella che Matteo Salvini chiama “pubblicazione dei bandi”, nella lettera di Giuseppe Conte prende la forma di “avviso di interesse a candidarsi”.
Bandi sì o bandi no, l’importante per il premier Giuseppe Conte era trovare una via per una tregua nel Governo, che non mettesse in difficoltà Luigi Di Maio, che sull’annullamento dei bandi si era speso senza se e senza ma.
Non è un caso se ieri i tecnici si affannavano a trovare una soluzione, chiamate su chiamate: “Se non li chiamiamo bandi, come possiamo chiamarli?”.
In una girandola di telefonate che ha coinvolto tutte le parti, il clima era questo. Ed è così che oggi fonti di Palazzo Chigi fanno trapelare che “i bandi non partiranno lunedì”.
La Telt, società metà italiana e metà francese che si occupa della realizzazione dell’opera, deve decidere in Cda sui 2,3 miliardi di lavori del tunnel di base della Tav. Sugli “avvisi di interesse a candidarsi” c’è una clausola di dissolvenza, che consente di tornare indietro, motivata dall’avvio della procedura di revisione del trattato italo-francese sull’opera.
Da M5s filtra che si tratta di un “avviso rivolto alle aziende a candidarsi per manifestare interesse” nei riguardi dell’opera.
In questo modo, secondo i grillini, “non vengono vincolati i soldi degli italiani”. Ma nei fatti l’opera non si blocca perchè l’iter prosegue come da programma precisando, ma già è la legge che lo dice, che si possa annullare entro sei mesi.
Salvini, un attimo dopo la notizia della lettera, è il primo a dichiarare. “Farò di tutto perchè la Tav si faccia. Ma una revisione è doverosa, con gli amici 5 stelle troveremo una soluzione”.
Perchè sull’opera non cede: “L’importante è che si dia un segnale di partenza”.
E tiene il coltello dalla parte del manico, perchè “se un accordo non si trova nel Governo si può trovare nel Parlamento o nel Paese” con un referendum, con un vantaggio per i Sì Tav.
Poi parla Luigi Di Maio è dice “questione risolta” e “andiamo avanti con altre opere”. Evidente che la tregua è solo temporanea, di Tav si sentirà ancora parlare domani e nelle settimane a venire.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 9th, 2019 Riccardo Fucile
SEGNALI DI FUMO DI POSSIBILE RITORSIONE, MA CONTE, DI MAIO E TONINELLI FRENANO, TEMENDO DI FINIRE IN GALERA PURE LORO
Crisi di governo? Andiamoci piano. Perchè – come fonti divine ai pentastellati hanno fatto
trapelare – nel codazzo di Giggino Di Maio c’è qualcuno che pensa di mettere sul tavolo il salva-Salvini sulla Diciotti, visto che teoricamente al Senato un voto unito di M5s, Pd, Leu e altri potrebbe ottenere la maggioranza
E così c’è anche chi sta pensando in queste ore convulse a far arrivare al Carroccio un messaggio chiaro, dal momento che il processo al ministro della Nutella potrebbe finire con un risultato diverso dall’assoluzione, visto che in un dibattimento di discute di fatti veri e dimostrati, di documenti ufficiali e non è luogo di chiacchiere in libertà , selfie, menzogne e slogan.
Ovviamente questo desiderio che i grillini fanno trapelare avrebbe delle conseguenze: oltre ad una probabile crisi di governo anche alla mozione di sfiducia a Toninelli che vedrebbe tutto il centro-destra votare a favore.
Ma soprattutto sullo sfiondo c’è la ‘geniale’ (detto ironicamente) mossa di Conte, Di Maio e Toninelli che per salvare Salvini si sono auto-denunciati sulla Diciotti, assumendosi la responsabilità di ciò che aveva fatto il ministro.
L’auto-denuncia è stata inviata dalla Giunta per le Autorizzazioni a procedere alla procura di Catania e poi (indipendentemente dalla richiesta di archiviazione o meno) l’ultima parola spetterà allo stesso tribunale dei ministri che ha chiesto l’autorizzazione a procedere per Salvini.
Al di là degli aspetti tecnico-giuridici – ossia valutare come e quanto questa chiamata di correo sia riscontrata, ossia quando in concreto Conte, Toninelli e Di Maio siano responsabili del sequestro – è evidente che la la vicenda della Diciotti è stata letta come sequestro di persona prima, sarà letta come sequestro di persona anche adesso.
Il che significa che tra un po’ di tempo potrebbe arrivare una nuova richiesta di autorizzazione a procedere, ma questa volta per Conte, Di Maio e Toninelli. E allora scatterebbe la legge del taglione.
Hanno voglia i grillini di affrontare un processo dall’esito incerto? No ovviamente.
Perchè le chiacchiere sul popolo, la casta, la giustizia senza immunità , finiscono quando si tratta di badare ai propri interessi.
Quindi è una partita a scacchi. Che forse danneggerà la Lega. Forse M5s, forse entrambi.
(da “Globalist)
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Marzo 9th, 2019 Riccardo Fucile
MAI FIDARSI DELLA PAROLA DI SALVINI, NEL CONTRATTO NON C’E’ SCRITTO CHE LA TAV SAREBBE STATA CANCELLATA
Per Luigi Di Maio Matteo Salvini è un traditore. Il capo politico del MoVimento 5 Stelle ritiene che il leader della Lega lo abbia fregato sul tema che lui stesso aveva definito irrinunciabile e nei retroscena di oggi ha molta voglia di mandare un segnale al Capitano:
Il vero obiettivo del presidente del Consiglio è quello di strappare una modifica dei bandi, rendere le scadenze e i termini meno stringenti, rafforzare la “clausola di dissolvenza” già prevista: consentirebbe almeno sulla carta al governo italiano di tirarsi indietro dall’assegnazione dei lavori entro sei mesi. E consegnerebbe ai 5 stelle un claudicante alibi da vendere ai propri elettori.
Tutto per aiutare Luigi Di Maio e lo stato maggiore del Movimento a uscire dal vicolo cieco in cui si è barricato, fino alla minaccia di una crisi di governo che, secondo il sottosegretario Stefano Buffagni, sarebbe «già aperta».
Tattica, scintille e guerra di posizione con l’oltranzista del sì Tav, Matteo Salvini.
Il capo del Movimento è infuriato, nessuna telefonata col collega vicepremier in queste ore campali.
«Prima di firmare il contratto — va ripetendo il ministro dello Sviluppo — Matteo mi aveva chiesto quale sarebbe stata la nostra battaglia irrinunciabile, gli avevo detto fin d’allora che era la Tav. Mi ha tradito».
Ma quello che dice Di Maio non è esatto perchè nel contratto Lega-M5S a proposito della TAV c’è scritto che i due alleati si impegnano a una ridiscussione integrale del progetto in accordo con la Francia.
Ridiscuterlo non vuol dire cancellarlo ma, appunto, rivedere i termini degli accordi per spuntarne di più vantaggiosi.
Quindi i casi sono due.
O Di Maio, come spesso gli cà pita, non ha capito quello che ha firmato.
O si è fidato della parola di Salvini (non scritta nel contratto) e allora è un fesso, non comprendendo il soggetto con cui ha a che fare.
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2019 Riccardo Fucile
“SULLA DICIOTTI NESSUNO CONOSCEVA LE CARTE E SI VOTATO, SULLA TAV SI DISCUTE DA ANNI E NON SI CHIEDE L’OPINIONE DEI MILITANTI”
Una strategia pilatesta come nel caso della Diciotti? Perchè no: intanti i trucchetti li conosciamo
tutti.
“A Di Maio non interessa l’opera ma mantenere in vita il governo. E otterrà questo risultato facendo parlamentarizzare la questione Tav, che invece è questione di carattere puramente esecutivo ed attiene al ruolo specifico del governo: è il governo, infatti, che deve ora prendere su di sè la responsabilità di questa fase”.
Parola di Gregorio De Falco, senatore ex M5s ora nel gruppo Misto.
De Falco sembra far riferimento al passaggio contenuto nella lettera inviata dal vicepremier 5 Stelle ai parlamentari del Movimento in cui si fa cenno alla necessità di un “passaggio parlamentare per il no definitivo all’opera”.
“Così – ragiona il capitano di fregata – Di Maio scaricherà tutta la responsabilità sui gruppi parlamentari 5 Stelle i quali in Parlamento sulla Tav sono notoriamente in minoranza”.
Il senatore fa un confronto con quanto accaduto per il caso Salvini-Diciotti, sul quale il M5S ha, invece, interpellato la propria base per dirimere la questione: “In quel caso, sebbene si trattasse di rendere un giudizio su una vicenda complessa di cui all’esterno della Giunta per le immunità non si conoscono nè i fatti nè i documenti, si è chiesto agli iscritti rete di esprimersi, tramite un quesito suggestivo proposto tramite la piattaforma Rousseau. Il 40% di voti a favore del processo al ministro è stato un risultato addirittura inatteso”.
“Invece, nel caso del Tav Torino-Lione, opera di cui l’opinione pubblica discute da anni, non si chiede nulla alla rete, preferendo rivolgersi ai gruppi parlamentari del M5s, la cui posizione No Tav è notoriamente minoritaria in Parlamento. In tal modo Di Maio ottiene di non mettere in crisi il governo, sebbene accetti di mettere in minoranza i gruppi parlamentari”, conclude De Falco.
(da Globalist)
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Marzo 9th, 2019 Riccardo Fucile
SE PARTONO I BANDI TUTTI I CONSIGLIERI GRILLINI SI AUTOSOSPENDERANNO
Potrebbe essere Chiara Appendino la prima vittima della TAV. La sindaca di Torino potrebbe trovarsi già lunedì con i consiglieri che reggono la sua maggioranza in Aula autosospesi dal MoVimento 5 Stelle.
All’assemblea congiunta di giovedì, il vicepremier M5S ha sentito che l’unico modo per ricompattare un gruppo troppo provato dai cedimenti nei confronti della Lega sarebbe fermare quei bandi che mettono a rischio – prima di tutto – la giunta torinese della sindaca, sondata ieri mattina dal premier.
Giuseppe Conte voleva sapere come reagirebbero i consiglieri M5S davanti all’avvio della procedura. «Si autosospenderebbero tutti», è stata la risposta.
Per i consiglieri nei giorni scorsi circolava anche l’ipotesi delle dimissioni, che avrebbe portato la giunta a cadere direttamente.
A quanto pare l’ipotesi è rientrata per mere ragioni di calcolo politico: «Non esiste che i parlamentari 5 Stelle si tengano la poltrona e che ci dimettiamo noi», ha detto Andrea Russi alla Stampa.
E se lunedì partissero? «Preferisco che cada il governo. Se i nostri parlamentari non si dimetteranno da sè, immagino che i territori amministrati dai 5 Stelle voteranno una sorta di sfiducia al governo. Di sicuro i nostri rappresentanti non avrebbero più la mia di fiducia».
Lui però è uno dei pochi a sbilanciarsi: gli altri, tra cui la capogruppo Valentina Sganga, non rispondono alle domande sulle dimissioni ma fanno capire che senza i No TAV il M5S è finito
La maggioranza sembra compatta: chi ha una posizione attendista, come Antonio Fornari («A livello locale abbiamo fatto quel che dovevamo, poi vedremo»), è dello stesso avviso: «Sono stato eletto a Torino e rispetto il mandato degli elettori».
Quindi se i bandi partono la prima mossa sarà l’autosospensione, per dare un segnale al MoVimento, poi i consiglieri si metteranno alla finestra e in ascolto. In attesa di un segnale da Roma.
Pronti a scatenare l’inferno.
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 9th, 2019 Riccardo Fucile
GALLO ESORTA IL CDM A FERMARE I BANDI, NUGNES: “CERCARE ALTRE INTESE”
La battaglia No Tav sta restituendo compattezza al Movimento 5 stelle. 
Le voci dissonanti rispetto alla linea indicata da Luigi Di Maio sono poche e gli ortodossi, guidati da Roberto Fico, sono sempre più convinti che non ci siano passi indietro possibili. Il presidente della Camera, a Napoli per un convegno, ha spiegato che il no alla Tav “non è un atto ideologico” ma “una battaglia identitaria del Movimento 5 Stelle”.
Il Movimento 5 stelle è No Tav o non è, in altre parole, secondo la terza carica dello Stato “nel 2005 la prima riunione non del Movimento perchè non esisteva, ma dei meet up che nascevano fu fatta a Torino perchè quel giorno c’era la grande manifestazione per dire no alla Tav – racconta Fico – eravamo un centinaio di persone, oggi alcuni non ci sono, c’era anche Beppe Grillo, finì la riunione e andammo tutti alla manifestazione No Tav”.
Le carte dicono, prosegue Fico, che non si deve andare avanti. “Abbiamo visto tutte le relazioni che sono negative senza contare che, non solo in Italia, ogni volta purtroppo che un’opera va avanti in un certo modo crescono anche le spese che in questo momento non sono a bilancio”.
Secondo Fico “la legislatura è saldamente in piedi, c’è la nostra Carta costituzionale, la nostra Repubblica e semmai avverrà qualcosa la parola passerà sempre al Presidente della Repubblica, non al presidente della Camera”.
Il deputato considerato più vicino a Roberto Fico, Luigi Gallo, esorta il Consiglio dei ministri a bloccare i bandi della Tav in un messaggio su Facebook, costringendo Salvini a scoprire le carte.
“Il Cdm può fermare i bandi del Tav con un decreto. Il Presidente del Consiglio ha certificato con chiarezza che l’analisi costi benefici sul Tav è fondata ed ha la responsabilità di convocare il Consiglio dei Ministri per non buttare i soldi degli italiani in un’opera che crea molti più danni che benefici. Gli azionisti di maggioranza di questo governo ci sono, se Salvini non vuole partecipare è chiaro che sarà lui ad aprire la crisi di governo disconoscendo il contratto che regge questa maggioranza, su cui il Parlamento ha votato la fiducia e che è stato sostenuto tanto dagli iscritti del M5S quanto dai militanti della Lega”.
Fuori dalla linea di Luigi Di Maio si conferma Paola Nugnes: intervistata da QN, dice che ora è il momento per il Movimento di cercare un’alleanza con il Pd, “in Parlamento avremmo quattro anni per sovvertire il calo dei consensi. Se, al contrario, cade il Governo e si va a elezioni – spiega la senatrice Nugnes – per il Movimento è la fine”.
(da agenzie)
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Marzo 9th, 2019 Riccardo Fucile
CONTE INVIA LA LETTERA A TELT CERCANDO UNA VIA DI FUGA PER RINVIARE TUTTO A DOPO LE EUROPEE
Una lettera è stata inviata da Palazzo Chigi alla Telt per autorizzare l’approvazione di avvisi per i 2,3 miliardi di lavori del tunnel di base della Tav con la clausola di dissolvenza che sarà motivata dall’avvio della procedura di revisione del trattato italo-francese. §
Come anticipato ieri dall’Huffpost, è questa la strada che Giuseppe Conte ha deciso di percorrere per trovare una mediazione all’interno del Governo, in stallo sulla Torino-Lione.
La Lega insiste perchè i bandi partano e si prosegua con la realizzazione dell’opera, il Movimento 5 stelle è fortemente contrario.
La terza via, quella dei bandi che possono essere cancellati, potrebbe mettere pace dentro l’esecutivo.
Un portavoce di Telt conferma di aver ricevuto il documento da Palazzo Chigi. Il Cda dell’azienda è chiamato a riunirsi lunedì mattina per dare il via libera ai bandi da 2,3 miliardi di euro per i lavori di scavo del tunnel di base.
(da agenzie)
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