Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
“C’E’ STIMA RECIPROCA CON IL GENERALE, MA PER UN CAMBIO DI PASSO NON SI PUO’ FARE A MENO DELLA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA”
Un chiarimento dopo le polemice: “Da subito ho detto che il cambio di Arcuri con Figliuolo”, il Generale dell’Esercito diventato nuovo Commissario straordinario per l’emergenza Covid, “è sicuramente un segno di discontinuità importante. Io ho l’onore di conoscerlo: è una persona che stimo moltissimo e con la quale c’è una reciproca stima. Quello che volevo dire è che va bene il cambio passo, ma non si può fare a meno di ignorare rivoluzioni tecnologiche che hanno cambiato la vita di tutti. E con questo mi riferivo all’esperienza logistica, di automazione e informatica portata da Amazon, e nei confronti della quale siamo tutti giocoforza apprendisti. Quindi non era un riferimento ad personam che volevo fare”.
Chiarisce il senso del suo messaggio il virologo Andrea Crisanti, che ieri in occasione di un evento online della Fondazione Luigi Einaudi, parlando di logistica dei vaccini e della sfida che aspetta il generale Francesco Paolo Figliuolo, aveva chiamato in causa il colosso hi-tech.
“Auspicavo che queste competenze incredibili non fossero trascurate – precisa all’Adnkronos Salute – Amazon è una struttura che dimostra di poter consegnare 13,7 milioni di pacchi al giorno, ha capacità di movimentazione e distribuzione capillare e informatica che non hanno uguali in nessuna parte del mondo. Non ignoriamo queste competenze”, è l’invito ribadito dal direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell’ateneo cittadino.
“In questo momento sicuramente di fronte a questi giganti siamo tutti quanti apprendisti. Ma il mio non era un riferimento alla persona in sè. Figliuolo l’ho anche sentito e ci siamo ribaditi la stima reciproca. Anzi, ha dimostrato l’apertura che serve in questo momento – conclude – E di buono c’è anche che l’Esercito ha recentemente sviluppato un sistema informatico che supporta la logistica, è sicuramente una struttura che potrà dare un contributo importante. Ci tengo che le mie libere manifestazioni di un pensiero non vengano interpretate come un attacco alla persona”.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
PRIMA DI FARE ANNUNCI ROBOANTI AVREBBERO FATTO MEGLIO AD ASPETTARE
Vi ricordate quando Salvini, ancora non diventato completamente europeista, spiegava di voler proporre a
Mario Draghi il modello Bertolaso per imprimere una svolta decisiva alla campagna vaccinale in Italia?
Sembra passato un secolo. Intanto la Lombardia chiude le scuole e va in zona arancione rafforzato.
Il modello scelto da Draghi non è quello lombardo, anzi va in un’altra direzione, affidandosi al nuovo capo della Protezione Civile e al neo commissario per l’emergenza COVID Figliuolo che centralizzeranno le vaccinazioni.
E cosa è successo in Lombardia con le vaccinazioni over 80?
Dopo il flop iniziale delle prenotazioni che non funzionavano (la regione ha provato a dare la colpa a Tim ma non era andata così), sembra che il ritmo promesso non si stia realizzando. Il Fatto analizzava qualche giorno fa i dati elaborati da Lorenzo Ruffini di Youtrend:
L’assessore Letizia Moratti prevedeva di vaccinare 15 mila anziani nella prima settimana, 50 mila nella seconda, 100 mila nella prima di marzo. Previsioni che si scontrano con la penuria di vaccini. Così, molti dei 473.212 ultraottantenni che si sono già prenotati non hanno ancora un appuntamento. Non c’è certezza sulla disponibilità delle dosi, si è giustificata Regione. Per capire che non va tutto liscio, basta uno sguardo ai dati elaborati dal ricercatore Francesco Ruffino (Youtrend), secondo i quali ha ricevuto la seconda dose meno del 10% dei circa 3.369 over 80 vaccinati prima dell’inizio della Fase 1ter. E non va meglio per le altre fasce di età , tutte sotto il 10%. Tra il 18 e il 21 febbraio, a ricevere la seconda dose sono stati solo 1.626 lombardi
L’opposizione in regione, tramite il 5 Stelle Massimo De Rosa intanto denunciava: “Domenica hanno ricevuto la prima dose poco più di 2.000 over 80. Se si considera che in attesa ci sono circa 500 mila persone, di questo ritmo la loro salute sarà a rischio per molto tempo”, accusa l’M5S Massimo De Rosa, che aggiungeva: “Da inizio campagna hanno ricevuto la prima dose 14.000 over 80 su 500 mila”.
La situazione non è migliorata nel frattempo. Anzi. Proprio ieri Bertolaso, che paventa una zona rossa in arrivo per tutta l’Italia, si lamentava: “Avrei molti motivi per essere avvilito: due province sono in zona rossa e tutte le rianimazioni piene, oltre al problema delle convocazioni per gli over 80 con il sistema che continua a funzionare male”.
Ma del modello Bertolaso, che vorrebbe vaccinare 6 milioni di lombardi entro marzo, con 140 mila dosi al giorno nei 55 hub pubblici, cui si aggiungono le 30 mila giornaliere dei privati, dubitano in tanti.
Ad esempio è un rebus il personale necessario: a partire dai 4mila infermieri che mancano, come sottolineava il sindacato Nursing Up, per arrivare ai medici specializzandi, che per Bertolaso vanno precettati, ma che denunciano di “essere sfruttati a costo zero“.
Intanto i numeri parlano chiaro: Ats Milano dovrebbe somministrare dosi a 50mila persone al giorno mentre ad esempio il 1 marzo ne ha conteggiate appena 2.713.
Il Fatto di oggi fa un po’ di conti: “dal 18 febbraio al 1° marzo gli over 80 vaccinati sono stati 72.282, a fronte di una platea di 720.000. Mentre la fase 1, che avrebbe dovuto coprire tutti i 319.952 sanitari e ospiti delle Rsa, è ancora in corso (hanno ricevuto due dosi 243.027 persone, il 76%). I 200.000 insegnanti (esclusi quelli di nidi e materne) inizieranno le iniezioni l’8 marzo. Ma dovranno attendere l’sms dalla piattaforma che sta raccogliendo le adesioni, che però nel primo giorno di funzionamento ha mostrato più di un bug. Per esempio non accettava le prenotazioni di docenti non residenti in regione, ma che in Lombardia lavorano”.
Insomma, qualche tempo fa Fontan presentava ricorsi contro la zona rossa: poi tutta l’Italia scopriva che se la Lombardia ci era finita era invece per un errore di calcolo dell’indice RT dovuto ai dati sbagliati che arrivavano dalla regione.
E non è tutto: questo grafico mostra come i dati dell’RT lombardo consolidati dimostrano che la regione, in zona gialla, si doveva trovare in zona arancione da una settimana:
A TPI Nicoletta, che riporta il grafico, ha spiegato: Praticamente, dall’excel della Regione Lombardia bisogna sommare le quattro colonne dei pazienti con “nessuno stato clinico”, “solo stato lieve paucisintomatico severo grave”, “con stato lieve paucisintomatico severo grave guarito” e “stato lieve paucisintomatico severo grave deceduto”.
Si otterranno così tutti i pazienti sintomatici. E per calcolare l’Rt basta usare questa formula. “C’è da dire — sottolinea il ricercatore — che se anche le altre regioni o pubbliche amministrazioni rilasciassero i dati dei sintomatici a inizio sintomi potremmo fare le stesse verifiche”.
Ora di certo la situazione non è rosea in nessuna parte del paese. Però nessuno ha detto di avere una ricetta magica per risolvere l’avanzata delle varianti e della terza ondata.
Gli unici a fare annunci roboanti sono stati Salvini e Bertolaso. Forse era meglio aspettare.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
“HA UN’EFFICACIA DEL 100%, NEGLI STATI UNITI SIAMO VICINI ALLA VACCINAZIONE DI MASSA”
Per Alex Gorsky, ceo di Johnson & Johnson, gli Stati Uniti sono ormai vicini al traguardo della vaccinazione di massa contro il Coronavirus.
Il manager ha rilasciato un’intervista al quotidiano la Repubblica, dopo che la Fda ha approvato in emergenza l’uso del siero. «Stiamo uscendo dalla fase in cui dovevamo riservare i vaccini a categorie prioritarie, entriamo in quella in cui ci saranno dosi disponibili per tutti coloro che lo vogliono», ha detto Gorsky.
All’aumento della produzione, condizione fondamentale, si accompagna la moltiplicazione dei centri per le vaccinazioni di massa: stadi, catene di farmacie, centri drive-through accessibili in automobile.
Ma a migliorare, sempre secondo Gorsky, è anche «la capacità di raggiungere ceti sociali meno abbienti e minoranze etniche perchè tutti siano inclusi».
Il presidente americano Joe Biden è inoltre riuscito a fare in modo che una casa farmaceutica concorrente, la Merck, metta due fabbriche a disposizione per produrre il vaccino di J&J.
Una cooperazione fra rivali che darà un’ulteriore accelerazione alle forniture: fine maggio anzichè fine luglio per avere a disposizione vaccini sufficienti per tutta la popolazione adulta degli Stati Uniti.
Ma si punta ad andare oltre: «Abbiamo dovuto iniziare la campagna dai 18 anni in su, ma stiamo lavorando per raggiungere la fascia dai 12 ai 18. In seguito ci occuperemo dei più piccoli e delle donne in gravidanza. I test sono in corso, lavoriamo a stretto contatto con la Fda», spiega ancora Gorsky.
Si può quindi immaginare una vaccinazione dei bambini prima di settembre? «È probabile. La Fda ci sta lavorando, con noi e con le altre case. Per il vaccino Johnson & Johnson, la piattaforma-vettore è la stessa che usammo nelle vaccinazioni in Africa contro Ebola e Hiv, distribuendole a una popolazione più giovane».
Il manager ha inoltre precisato che i test della casa farmaceutica hanno coinvolto per il 45% pazienti negli Stati Uniti, per il 40% in America latina, per il 15% in Sudafrica. In America latina era già dominante la variante brasiliana, in Sudafrica quella locale.
I risultati sono incoraggianti: «Il vaccino ha dato un’efficacia praticamente al 100% nell’impedire morti o ricoveri ospedalieri. Questa è la statistica che conta di più. In questa fase la missione prioritaria è bloccare il contagio, prima che il virus abbia il tempo di evolversi in altre varianti Covid potenzialmente più contagiose o più pericolose. In questa funzione il nostro prodotto è perfino più efficace dei concorrenti».
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
UNA SCUDISCIATA SENZA APPELLO CONTRO I CONGIURATI CHE VOGLIONO IL RIENTRO DI RENZI E LO SPOSTAMENTO DEL PARTITO ANCORA PIU’ VICINO ALLA DESTRA ECONOMICA
Nicola Zingaretti getta la spugna: “Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno — scrive a sorpresa in un post al
vetriolo su Facebook — che nel Pd, partito di cui sono segretario, da venti giorni si parli solo di poltrone e primarie”.
Parole mai sentite nella bocca di un segretario. Una scudisciata senza appello. Un j’accuse che è l’esatto opposto di quello che fece Walter Veltroni al Tempio di Adriano, quando lasciò la carica senza indicare responsabili.
Zingaretti, invece, fa nomi e cognomi, sbatte la porta, e forse potrebbe addirittura candidarsi a sindaco a Roma. L’idea che, dopo questo gesto, il Pd possa tornare un partito contendibile e addirittura scalabile dagli ex renziani può solo far venire i brividi.
“Mi vergogno — scrive — che questo accada quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni”.
È una piccola bomba atomica, un Big Bang destinato a cambiare, in un senso nell’altro, gli equilibri precari su cui fino ad oggi si era retto il Partito democratico. Adesso si prospetta una reggenza (quella del vice, Andrea Orlando) e un Congresso con il coltello tra i denti fra la destra e la sinistra interna.
Ancora dal post del segretario: “Sono stato eletto proprio due anni fa. Abbiamo salvato il Pd e ora ce l’ho messa tutta per spingere il gruppo dirigente verso una fase nuova. Ho chiesto franchezza, collaborazione e solidarietà per fare subito un congresso politico sull’Italia, le nostre idee, la nostra visione”.
“Dovremmo discutere di come sostenere il Governo Draghi — scrive Zingaretti — una sfida positiva che la buona politica deve cogliere. Non è bastato”.
Per una volta non c’è retroscena, è tutto squadernato in questo messaggio di addio, senza filtri o censure: “Mi ha colpito invece il rilancio di attacchi anche di chi in questi due anni ha condiviso tutte le scelte fondamentali che abbiamo compiuto. Non ci si ascolta più e si fanno le caricature delle posizioni. Ma il Pd — aggiunge Zingaretti — non può rimanere fermo, impantanato per mesi a causa in una guerriglia quotidiana. Questo, sì, lo ucciderebbe”.
Hanno pesato gli attacchi continui sui giornali, l’isolamento, il fatto che nel tempo del Covid la politica rischi di diventare solo congiura di palazzo. Altro che ologramma.
Una invettiva di queste proporzioni non può che creare un pandemonio. Da mesi Zingaretti aveva dato segnali di insofferenza, rinunciando anche ad avere suoi uomini nel governo, combattendo la “correntite” dei vertici.
Poi si è arrivati, nelle ultime ore, al casus belli: con i Lotti e i Guerini c’è stato il duello sulla vicesegretaria. Zingaretti che voleva nominare una donna a lui vicina (Cecilia D’Elia) e i signori delle tessere, che pretendevano un loro nome, per condizionare le scelte. Contestavano la linea del segretario e la strategia di un accordo giallorosso.
Adesso salta tutto, con un leader che dice “Il re è nudo” e se ne va sbattendo la porta. Adesso, nel Pd, è tutti contro tutti: “Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione. Ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità . Nelle prossime ore scriverò alla Presidente del partito per dimettermi formalmente”. Auguri.
(da TPI)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
L’ASSOCIAZIONE ROUSSEAU FISSA PER IL 10 MARZO LA PRESENTAZIONE DEL MANIFESTO “CONTROVENTO”… I PARLAMENTARI: “ORA LIBERI TUTTI”
â€³È arrivato il momento di riattivare i motori e cominciare la nostra corsa controvento”. Così
l’Associazione Rousseau che mercoledì 10 marzo presenterà il “Manifesto ControVento. Principi e valori per ritornare a volare alto”.
Il manifesto, spiega Rousseau, ” vuole essere un codice etico di riferimento per la nostra azione, ma anche un perimetro ben definito di termini e condizioni di utilizzo dell’ecosistema Rousseau al fine di poter esercitare pienamente quel ruolo di garanzia che consenta metodi di partecipazione trasparenti e una sempre più attenta e intransigente tutela dei diritti di cittadinanza attiva e digitale”.
“Non è più tempo di accontentarsi. Non è più tempo di limitare l’immaginazione. Non è più tempo di tenere i sogni a terra. Non è più tempo di avere sogni moderati. È tempo di confronto, di idee ribelli, di sogni che non siano bollati di utopia da chi non ha capacità , voglia o coraggio di realizzarli” scrive l’associazione presieduta da Davide Casaleggio che continua: “Per tornare a volare alto dobbiamo sfidare il vento del “si è sempre fatto così”, dobbiamo avere il coraggio di confrontarci con tutte le idee e dobbiamo decidere se essere dei segnavento degli umori del momento o se correre controvento e ritornare a volare. Per questo è arrivato il momento di riattivare i motori e cominciare la nostra corsa controvento. Ogni fase servirà per irrobustire le ali, per potenziare la corsa, per chiarire l’orizzonte. Ogni momento sarà aperto alle vostre critiche, ai vostri suggerimenti e ai vostri miglioramenti” .
“Un movimento di persone che vuole volare alto deve affrontare le sue contraddizioni, i suoi diversi punti di vista e le sue innovazioni in modo aperto affinchè ogni idea abbia la solidità del dibattito, ogni azione abbia la forza delle persone che vogliono che accada e ogni cambiamento sia difeso dai cittadini convinti della sua bontà a prescindere da chi siederà nei posti di comando in futuro”. Per tornare “a volare alto dobbiamo anteporre le idee alle persone, le riforme alle poltrone, l’esempio al cambiamento che vogliamo vedere in altri” dice.
E prosegue: “Per tornare a volare alto non dobbiamo accomodarci sulle seggioline della tifoseria della politica, sventolando le bandiere di destra contro sinistra, opposizionisti contro governisti, nordisti contro sudisti”.
Viene poi illustrato un pantheon di persone a cui ispirarsi. Il nuovo Manifesto “Controvento”, è scritto, è “liberamente e continuamente ispirato da idee di Dario Fo, Adriano Olivetti, Francesco d’Assisi, Mahatma Ghandi, Giorgio Gaber, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio”.
Dati anagrafici, indirizzo e-mail, telefono e anche il codice fiscale: sono invece le credenziali richieste dall’Associazione Rousseau per poter partecipare alla presentazione del “Manifesto ControVento”. Il sito dell’associazione richiede infatti un’iscrizione per poter partecipare all’iniziativa che, evidentemente come le altre, prevede che si possa fare una “donazione” per sostenere l’evento. L’opzione “continua senza donare” tuttavia non elimina l’obbligatorietà di indicare il codice fiscale.
Parlamentari contro Rousseau: “Ora liberi tutti”.
“Ora liberi tutti: ci disiscriviamo”. È uno dei messaggi che rimbalza nelle chat dei parlamentari M5S, come riporta l’agenzia di stampa Adnkronos, dopo che l’associazione Rousseau ha reso nota l’iniziativa della nascita di un manifesto politico, ControVento. L’idea, che accomuna gran parte dei parlamentari, sia alla Camera che al Senato, è quella di cancellare l’iscrizione dall’Associazione Rousseau, così da non dover più corrispondere i 300 euro chiesti mensilmente dalla piattaforma presieduta da Davide Casaleggio.
“Non siamo più legati, Casaleggio è andato alla guerra aperta”, dice una fonte di peso. “L’addio alla fine ce lo ha dato lui, la nascita del ‘manifesto ControVento’ parla chiaro e va in quella direzione”, dice all’Adnkronos il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia, ribadendo, durissimo, che “Rousseau è un partito politico nel M5S che lavora contro il Movimento e con i soldi dei suoi parlamentari”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
“LO STILLICIDIO NON FINISCE, MI VERGOGNO CHE NEL PD DA 20 GIORNI SI PARLI SOLO DI POLTRONE E PRIMARIE”… I RENZIANI INFILTRATI ORA POSSONO VOTARE BONACCINI E VENDERE IL PARTITO AI POTERI FORTI
“Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni”.
Lo scrive su Facebook Nicola Zingaretti. “Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione. Ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità . Nelle prossime ore scriverò alla Presidente del partito per dimettermi formalmente. L’Assemblea Nazionale farà le scelte più opportune e utili”.
Il messaggio integrale di Nicola Zingaretti
Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni
Sono stato eletto proprio due anni fa. Abbiamo salvato il Pd e ora ce l’ho messa tutta per spingere il gruppo dirigente verso una fase nuova. Ho chiesto franchezza, collaborazione e solidarietà per fare subito un congresso politico sull’Italia, le nostre idee, la nostra visione. Dovremmo discutere di come sostenere il Governo Draghi, una sfida positiva che la buona politica deve cogliere
Non è bastato. Anzi, mi ha colpito invece il rilancio di attacchi anche di chi in questi due anni ha condiviso tutte le scelte fondamentali che abbiamo compiuto. Non ci si ascolta più e si fanno le caricature delle posizioni.
Ma il Pd non può rimanere fermo, impantanato per mesi a causa in una guerriglia quotidiana. Questo, sì, ucciderebbe il Pd.
Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione. Ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità . Nelle prossime ore scriverò alla Presidente del partito per dimettermi formalmente. L’Assemblea Nazionale farà le scelte più opportune e utili.
Io ho fatto la mia parte, spero che ora il Pd torni a parlare dei problemi del Paese e a impegnarsi per risolverli. A tutte e tutti, militanti, iscritti ed elettori un immenso abbraccio e grazie.
Ciao a tutte e tutti, a presto. Nicola
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
RISTORI, SCUOLA, EMERGENZA, DCPM, ACCENTRAMENTO DEI POTERI: ORA CHE GOVERNA DRAGHI QUELLO CHE PRIMA ERA TUTTO SBAGLIATO DIVENTA MAGICAMENTE GIUSTO
Dpcm. C’è una bella differenza fra quelli di Conte e quello identico di Draghi. Lo spiega la Gelmini,
appena fuori dal tunnel dei neutrini, che ai tempi della tirannide contiana lo definiva “strumento discutibile” e ora lo illustra alla stampa “rivendicando la discontinuità nei tempi e nei metodi”.
Nei tempi perchè i Dpcm di Conte erano datati 2020 e quello di Draghi 2021. Nei metodi perchè “abbiamo tentato di correre il più possibile” (come prima) e “cercato la condivisione più ampia possibile” (come prima, solo che allora la destra e le sue Regioni erano all’opposizione).
Ma soprattutto: prima i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri li illustrava il Presidente del Consiglio dei Ministri, ora invece c’è la Gelmini, perchè a lui gli vien da ridere.
Premier fantasma. In democrazia, il premier coinvolge nelle decisioni il Consiglio dei ministri e poi le spiega al Parlamento e ai cittadini. Draghi ha silurato il capo della Protezione civile (Borrelli) sostituendolo col predecessore (Curcio) e il commissario all’emergenza (Arcuri) rimpiazzandolo con un generale (Figliuolo).
I risultati diranno se ha fatto bene o ha fatto male. Ma perchè l’abbia fatto sfugge a tutti. Non vuole spiegarlo a voce? Scriva un comunicato stampa. Ma la stampa non vuole. Il silenzio del premier, per il Giornale, è “un po’ come il grande Gatsby, che non partecipava quasi mai alle sue feste, limitandosi a vigilare sul fatto che tutto fosse impeccabile” (infatti già allora ci mandava la Gelmini). Per il Foglio, “Draghi sa scomparire” e “offre la scena ai ministri”, ma non per scaricare barile: “delega e si fida”, è l’“uomo solo al comando che sa delegare”. Per il Messaggero, pare che taccia, ma parla con quei “silenzi eloquenti che migliorano la politica”.
Seguiranno le parole silenti, i movimenti immobili, i vegani carnivori, la tirannia democratica.
Prima la scuola. Ricordate la “svolta” di Draghi al Senato? “La didattica a distanza crea disagi ed evidenzia diseguaglianze… Dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale e recuperare le ore di didattica in presenza perse”. Risultato: le scuole richiudono nelle zone rosse e, se i presidenti di Regione vogliono, pure in quelle gialle e arancioni.
Prima i ristori. Il 21 gennaio il Parlamento approvò 32 miliardi di deficit per il dl Ristori-5, ultimo atto del Conte-2, mentre FI, FdI, Lega e Iv strillavano ai ritardi nei rimborsi alle categorie colpite e le tv erano piene di ristoratori e gestori di impianti sciistici furibondi, affamati, alcuni suicidi.
Dopo un mese e mezzo le proteste sono scomparse, così come il dl Ristori: forse i soldi arrivano dopo Pasqua perchè il ministro Franco sta escogitando una nuova piattaforma presso Sogei. La Stampa però già li vede: “Draghi: 12 miliardi di sostegni” (si rivende quelli dei famigerati predecessori). E la discontinuità è garantita: il dl Ristori-5 si chiamerà Sostegno-1.
Prima i commissari. Ricordate gli alti lai di renziani&giornaloni sulla cabina di regia di Conte per il Recovery che esautorava ministri, Parlamento, Regioni e Comuni? Il neoministro Giovannini informa sul Sole 24 Ore: “Commissari anche per le opere del Recovery”. E tutti zitti, anzi plaudenti. Com’è umano, lui.
Fianco destr! Tutti vedono che questo è un governo di centrodestra coi voti gratuiti della maggioranza di centrosinistra.
Il premier è un grande banchiere, il ministro dell’Economia è l’ex dg di Bankitalia, il loro consigliere economico è il turboliberista Giavazzi, il sottosegretario ai Servizi è l’ex capo dei Servizi, i ministeri chiave sono tutti in mano a tecnici e politici di centrodestra.
E ora è arrivato pure il generale al posto di Arcuri che M5S, Pd, LeU avevano chiesto di confermare e Lega, FI, FdI, Iv di cacciare.
Lo scrive persino Repubblica a pag. 6: “Di fatto Draghi ha escluso la politica dalla linea di comando: le scelte economiche le fa lui insieme a Franco”.
Ma Stefano Folli spiega a pag. 27 che “il governo Draghi non va a destra” perchè “la sostituzione di Arcuri permette a Salvini di sentirsi soddisfatto”, e “ questo rafforza l’esecutivo”, mentre Speranza non l’hanno ancora cacciato. Quindi, per “rafforzare” il suo governo, Draghi deve badare ogni giorno che Salvini si senta “soddisfatto”. Ergo è ufficiale: il governo è di centrodestra. Chissà se il centrosinistra lo capirà . E quando.
Vogliono i colonnelli.
Nel 1980, dopo il terremoto in Irpinia, il Corriere di Franco Di Bella iniziò a reclamare la militarizzazione dell’emergenza (“E adesso la mano passa ai militari”), fortunatamente inascoltato dal governo Forlani, che nominò commissario Zamberletti.
Quattro mesi dopo si scoprì che Di Bella e il Corriere erano della P2. Altri tempi, ma questo festoso tintinnar di sciabole e penne fa comunque riflettere.
Sentite il caporale Merlo dalla nuova fureria su Rep: “Oggi i militari, come i pompieri di New York, sono gli ‘arrivano i nostri’ della democrazia, risorse dello Stato che intervengono nei terremoti e nelle emergenze, anche meno gravi della pandemia”.
Conte e Arcuri “non erano generali, ma hanno esercitato un potere autoritario, come i ‘colonnelli’ di Tognazzi”. Quindi i veri generali non sono i generali (che semmai sono pompieri), ma quelli che non lo sono.
E chi non si allinea stia punito. Signorsì signore!
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
“IL BONIFICO DELLA MAERSK E’ UNA DONAZIONE, PREVISTA DALLE CONVENZIONI INTERNAZIONALI E REGISTRATA A BILANCIO, NESSUN ACCORDO PER TRASBORDO MIGRANTI”
Alessandro Metz è furibondo. “Sono un operatore sociale che lavora da 30 anni nel campo della salute mentale”, grida al telefono. “Lavoro da una vita coi disabili, coi minori, nel settore accoglienza, con le cooperative sociali: questo è il mio stipendio. Che adesso qualcuno si permetta di dire che sto lucrando sul salvataggio dei migranti in mare è una cosa intollerabile”.
La sua rabbia è comprensibile. L’accusa che gli muove la procura di Ragusa — aver accettato in qualità di armatore della Mare Jonio il trasbordo dei 27 migranti della Maersk Etienne solo per soldi – è di quelle che, se provate, fanno tabula rasa. Della credibilità , del sostegno, del futuro del progetto Mediterranea.
E però un bonifico tra la compagnia danese Maersk e la Idra, la società di Metz e Giuseppe Caccia, c’è. E’ agli atti dell’indagine.
E’ un bonifico di 125.000 euro. E’ datato 30 novembre. Metz, cosa sono quei soldi?
“Una liberalità da parte della Maersk, i cui rappresentanti abbiamo incontrato per la prima volta il 6 ottobre. Quasi un mese dopo il trasbordo”
Liberalità per cosa? Vi fate pagare i trasbordi adesso?
“No. Il 6 ottobre veniamo invitati a Copenaghen dalla Danish Shipping, l’associazione che riunisce i maggiori armatori danesi. A Copenaghen va Beppe Caccia. E’ un convegno tra diverse associazioni di categoria in cui si discute proprio il caso di settembre della Maersk Etienne. Lì Caccia incontra Tommy Thomassen, uno dei dirigenti della Maersk”.
Di cosa parlano?
“Caccia spiega a Thomassen che, dopo il trasbordo e l’attracco a Pozzallo, Mare Jonio ha avuto problemi con le autorità italiane, perchè è stata aperta un’indagine, siamo stati diffidati e non ci hanno fatto più riprendere il mare nè imbarcare tecnici armatoriali. Nei due mesi successivi all’operazione abbiamo avuto spese per 270 mila euro. A quel punto Thomassen dice a Caccia che è loro intenzione ristorare il danno che abbiamo subito”.
Perchè Maersk non ha fatto semplicemente una donazione a Mediterranea?
“Beppe gliel’ha suggerito! Ma i legali della Maersk hanno detto che la soluzione migliore, di maggior trasparenza, era seguire i dettami della Convenzione di Londra del 1989”.
Che dice cosa?
“Codifica la modalità di aiuto e supporto in acque internazionali tra assetti navali diversi. Così arriviamo alla fattura da 125 mila euro della nostra Idra Social Shipping, regolarmente rendicontata nel nostro bilancio. Niente di illegale, di oscuro o di strano”.
Però è la prima volta che si sente di un passaggio di denaro in seguito a un intervento di carattere umanitario. Siete andati a prendere migranti che stavano su quella petroliera da 37 giorni e li avete portati in Italia. Non crede che le questioni commerciali dovrebbero rimanere fuori da questo campo?
“Nessuno nella Idra prende soldi, i soci non si spartiscono dividendi. Tutto ciò che incassiamo lo usiamo per mantenere la Mare Jonio attiva, per metterla in mare e salvare i naufraghi”.
Avevate informato gli altri di Mediterranea del bonifico?
“Il direttivo e l’assemblea dei soci di Mediterranea hanno i bilanci di Idra”.
I pm di Ragusa ritengono che prima del trasbordo abbiate contattato gli armatori della Maersk per mettervi d’accordo.
“E’ una falsità indegna”
Ci sono i tabulati delle telefonate tra Beppe Caccia e un numero danese. Almeno 4 chiamate.
“Quel numero non è di un dirigente della Maersk, ma della rappresentante della Danish Shipping, l’associazione di categoria degli armatori danesi”.
E non è strano che proprio prima della vostra partenza dal porto di Licata Beppe Caccia telefonasse ai danesi? Di cosa parlava con la Danish Shipping?
“Il caso della Etienne era diventato la vergogna d’Europa, 37 giorni fermi in mare con i 27 migranti e Malta che negava lo sbarco. In quel momento l’elemento politico era fondamentale per arrivare alla soluzione del caso. Caccia stava cercando di capire se c’era la possibilità , attraverso Danish che ha una potenza di lobbying notevole, di fare pressioni su Ursula Von Der Leyen per mettere fine a quello scandalo”.
Non può essere che l’accordo avveniva tramite lei?
“Le rispondo con la nostra storia: in questi 30 anni di attività politico-istituzionale e sociale che ognuno di noi ha svolto, ci possono accusare di tutto, ma non di lucrare e speculare sulla pelle delle persone. E poi la Maersk si è esposta pubblicamente, negando che ci fosse un accordo preventivo. Perchè, mi chiedo, i pm di Ragusa non hanno ascoltato anche la loro versione prima di venirci a sequestrare telefoni e computer e far scoppiare questo scandalo?”.
Sostengono che avete falsificato i report medici sulle condizioni di quei migranti, per spingere il Centro di soccorso italiano a concedervi il porto di sbarco. E’ così?
“A fare il report medico è stata una dottoressa seria che ora lavora in ospedale», ribatte Metz. «Solo dei pm in malafede possono sostenere che quelle persone, dopo tutto ciò che avevano passato in Libia e da 37 giorni confinate in uno spazio di 20 metri quadrati sulla prua della petroliera, non fossero in stato di necessità . Stanno criminalizzando la solidarietà ”.
Come sta reagendo la vostra comunità alle notizie che arrivano da Ragusa?
“Massima solidarietà da parte di tanti che fanno parte della civil fleet e hanno capito che è in atto un attacco pretestuoso a Idra Social Shipping. Alla procura di Ragusa non interessa la questione dei soldi, quello è fango immesso nel ventilatore. Fango che poi non se ne va facilmente, perchè rimane il dubbio…è una situazione fortemente penalizzante”.
La trattativa per comprare la maxi nave da 500 posti procede lo stesso?
“No, al momento è saltata. L’operazione della procura di Ragusa mira a mettere in ginocchio Idra Social Shipping che nasce per gestire le navi della società civile di mediterranea. L’intento è ovvio”.
Sta dicendo che c’è un complotto contro di voi?
“No. Osservo solo che uno dei magistrati, Fornasier, è quello che anni fa mise sotto inchiesta la Cap Anamour che aveva portato in salvo 37 naufraghi del Sudan. Io e Beppe Caccia allora andammo in Sicilia per protestare, e trovammo quelle persone rinchiuse nei container del centro di detenzione. Quella giornata finì con l’intervento delle forze dell’ordine, io sono finito in ospedale. Nel processo sulla Cap Anamour, poi, tutti gli imputati sono stati assolti”.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
CON 250 CONTAGI SU 100.000 ABITANTI LE SCUOLE CHIUDONO, ANCHE FUORI DALLA ZONA ROSSA
Il ministro Patrizio Bianchi non perde occasione per ringraziare il grande lavoro fatto dal mondo della
scuola in questi mesi così difficili, professori in testa. Ed anche per ricordare come la didattica a distanza (o Did, didattica integrata a distanza, acronimo in voga da settembre per meglio specificare come non sia alla pari con la didattica in presenza, ma solo una necessità ) sia un’eccezione da adottare solo “in situazioni estreme”.
In questo siamo dove già eravamo con il Conte due e anche nell’auspicio per “una scuola nuova che non lascia indietro nessuno”, come ha detto ancora a Rainews24 il ministro.
Nel frattempo, però, il titolare di viale Trastevere in quasi due settimane ha dovuto fare retromarci sulle promesse del governo.
A partire dall’ipotesi di un prolungamento generalizzato dell’anno scolastico al 30 giugno per recuperare il tempo perso, affermazione attribuita a Draghi che tanto ha irritato il corpo docente.
Sul punto i sindacati si sono messi subito di traverso, il ministro ha accolto le rimostranze, ha nominato una commissione e ha lasciato chiaramente capire che si procederà caso per caso, andando a vedere dove c’è l’esigenza di recuperare qualità . Quindi, al 30 giugno molto a macchia di leopardo (rammentando, tra l’altro, che il calendario scolastico è di competenza regionale).
Soprattutto alle superiori sarebbe stato impossibile impegnare professori e nell’esame di Stato e nelle lezioni ordinarie. Tralasciando che in alcuni contesti sarebbe difficile tenere i ragazzi in classe ad oltre 30-40 gradi di temperatura: del resto le strutture scolastiche sono ben lontane dall’essere moderne ed efficienti (areate con condizionatori), il che avrebbe anche di molto attenuato l’impatto della pandemia, oltre al resto delle infrastrutture che servono (trasporti capaci di evitare assembramenti, anche se su questo molto è stato fatto da prefetti, enti locali e dal precedente governo). Le degenerazioni sui social, tipo gli attacchi alla dodicenne Anita che a scuola ci andrebbe fino al 30 giugno, sono solo lo specchio di un contesto degradato sul web e nella vita quotidiana, ma non da oggi, da molto tempo.
In più, il rintocco della pandemia è inesorabile e il desiderio di riportare tutti i ragazzi a scuola in presenza, espresso dal ministro nella sua prima intervista appena assunta la carica, sembra infrangersi contro la dura realtà .
Il primo Dpcm di Draghi non lascia scampo: 250 contagi ogni 100mila abitanti, “incidenza cumulativa settimanale dei contagi”, e la scuola si chiude, a partire dalle zone rosse, dove, al contrario, prima, elementari e prima media non avevano mai chiuso, se non nel primo, durissimo, lockdown.
Il Dpcm, inoltre, lascia ampia discrezionalità ai Governatori, che possono intervenire sulle scuole “in caso di motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico”. De Luca è, quindi, un anticipatore. I margini di manovra sono pochissimi per viale Trastevere, anche se ministro e suo entourage si sforzano nella narrazione per cui le scuole chiudono se chiudono anche le altre attività
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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