Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
“PREFERISCO CHI NON ACCETTA AMMUCCHIATE”
La Lega perde un altro pezzo a favore di Fratelli d’Italia: si tratta della consigliera della provincia autonoma di Trento Alessia Ambrosi. Alla base della decisione la mancata condivisione della scelta di appoggiare il governo Draghi.
“Oggi che il mio partito, la Lega, ha fatto legittimamente che non è per me condivisibile, è naturale per me prenderne atto e con coerenza annuncio perciò di aver scelto di seguire Giorgia Meloni in Fratelli d’Italia”, scrive Ambrosi su Facebook.
“Ho formalmente comunicato la mie dimissioni ai gruppi provinciale e regionale della Lega, Lega che ringrazio – prosegue – per i tanti anni di belle esperienze, grandi battaglie e militanza appassionata. Ovviamente, a livello locale, qui in Trentino, nulla cambia nel mio convinto sostegno alla Giunta Fugatti. Ma preferisco, restando convintamente nel centrodestra, far parte di un centrodestra che con i grillini e con il Pd e le ammucchiate non accetta di governare”.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
I 32 MILIARDI STANZIATI DAL GOVERNO CONTE ANCORA OGGETTO DI DISCUSSIONE NEL GOVERNO DRAGHI: ARRIVERANNO “TEMPESTIVAMENTE” DOPO PASQUA
Avrà pure la bacchetta magica, come giornaloni e talk show tv ci fanno credere da un mese, ma al
momento l’unico prodigio riuscito a Mario Draghi è aver fatto sparire i ristori alle imprese chiuse per Covid.
Il decreto Ristori 5 è in alto mare e lo scostamento di bilancio da 32 miliardi fatto approvare in Parlamento dall’Esecutivo giallorosso resta inutilizzato, nell’attesa che i nuovi ministri si mettano d’accordo su chi beneficiare di più con questo tesoretto.
A sentire i leader e i sottopancia dei partiti che fino a gennaio scorso stavano all’opposizione, adesso sarà sempre Natale e festa tutto l’anno, perchè una fetta importante andrà alle partite Iva, una fetta ancora maggiore al turismo, col grosso si pagherà la Cassa integrazione e con tutto il grasso che resta si darà molto più di prima a ristoratori, palestre, estetisti, artisti e compagnia cantando.
La propaganda funziona così: più prendono in giro gli italiani più hanno consenso.
Ma a venti giorni dal giuramento del nuovo premier qualcuno comincerà pure a svegliarsi, e dopo essersi infinitamente rallegrato insieme a Salvini, Renzi e Meloni per il cambio del commissario Arcuri e del capo della Protezione Civile Borrelli magari verificherà se gli è arrivato in tasca un solo euro in più, se si sono fatti concreti passi avanti sulle vaccinazioni o se è improvvisamente finita la pandemia.
Un fact-checking disastroso, perchè i contagi aumentano e l’unica novità sui ristori è che adesso si chiameranno sostegni. Anzi, non adesso, ma quando arriveranno — se arriveranno — non prima di Pasqua e in misura inferiore rispetto ai tempi di Conte.
(da Infosannio)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
NEL 2020 SONO 335.000 LE FAMIGLIE IN PIU’
La povertà assoluta torna a crescere e tocca il record dal 2005. Le stime preliminari Istat del 2020 indicano valori dell’incidenza di povertà assoluta in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%), con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%) che si attestano a 5,6 milioni.
Nell’anno della pandemia si azzerano i miglioramenti registrati nel 2019. Dopo 4 anni consecutivi di aumento, si erano infatti ridotti in misura significativa il numero e la quota di famiglie (e di individui) in povertà assoluta, pur rimanendo su valori molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008.
Secondo le stime preliminari, nel 2020 le famiglie in povertà assoluta sono oltre 2 milioni (il 7,7% del totale, da 6,4% del 2019, +335mila) per un numero complessivo di individui pari a circa 5,6 milioni (9,4% da 7,7%, ossia oltre 1milione in più rispetto all’anno precedente).
A eccezione delle famiglie unipersonali, che presentano un’incidenza di povertà stabile (5,7%), una più ampia diffusione della povertà assoluta riguarda tutte le famiglie, ma in misura più rilevante quelle con un maggior numero di componenti. Se, infatti, fino a quattro componenti l’incremento si mantiene sotto i due punti percentuali o poco più (per le famiglie di due persone passa dal 4,3% al 5,7%, per quelle con tre dal 6,1% all′8,6%, per quelle con quattro dal 9,6% all′11,3%), per quelle con almeno cinque persone peggiora di oltre quattro punti, passando dal 16,2% al 20,7%.
A veder peggiorare la propria condizione sono soprattutto le famiglie mono-genitore (l’incidenza passa dall′8,9% all′11,7%), le coppie con un figlio (da 5,3% a 7,2%) e quelle con due (dall′8,8% al 10,6%). La presenza di figli minori espone maggiormente le famiglie alle conseguenze della crisi, con un’incidenza di povertà assoluta che passa dal 9,2% all′11,6%, dopo il miglioramento registrato nel 2019.
L’incidenza di povertà tra gli individui minori di 18 anni sale, infatti, di oltre due punti percentuali – da 11,4% a 13,6%, il valore più alto dal 2005 – per un totale di bambini e ragazzi poveri che, nel 2020, raggiunge 1 milione e 346mila, 209mila in più rispetto all’anno precedente. La situazione peggiora anche tra gli individui nelle altre classi di età , ad eccezione degli ultra sessantacinquenni per i quali l’incidenza di povertà rimane sostanzialmente stabile.
Anche nell’anno della pandemia, la presenza di anziani in famiglia – per lo più titolari di almeno un reddito da pensione che garantisce entrate regolari – riduce il rischio di rientrare fra le famiglie in povertà assoluta. La percentuale di famiglie con almeno un anziano in condizioni di povertà è pari al 5,6% (sostanzialmente stabile rispetto al 2019 in cui era pari al 5,1%); quelle dove gli anziani non sono presenti l’incidenza passa invece dal 7,3% al 9,1%.
L’incremento della povertà assoluta registrato nel 2020 è poi maggiore nel Nord del Paese e riguarda 218mila famiglie (7,6% da 5,8% del 2019), per un totale di 720mila individui. Peggiorano anche le altre ripartizioni ma in misura meno consistente. Il Mezzogiorno resta l’area dove la povertà assoluta è più elevata: coinvolge il 9,3% delle famiglie contro il 5,5% del Centro.
In generale l’incidenza di povertà assoluta, spiega l’Istat, cresce soprattutto tra le famiglie con persona di riferimento occupata (7,3% dal 5,5% del 2019). Si tratta di oltre 955mila famiglie in totale, 227mila famiglie in più rispetto al 2019.
Tra queste ultime, oltre la metà ha come persona di riferimento un operaio o assimilato (l’incidenza passa dal 10,2 al 13,3%), oltre un quinto un lavoratore in proprio (dal 5,2% al 7,6%).
Nel 2020 si è poi registrato un calo record della spesa per consumi delle famiglie. L’aumento della povertà assoluta si inquadra nel contesto di un calo record della spesa per consumi delle famiglie (su cui si basa l’indicatore di povertà ). Secondo le stime infatti, nel 2020 la spesa media mensile torna ai livelli del 2000 (2.328 euro; -9,1% rispetto al 2019). Rimangono stabili solo le spese alimentari e quelle per l’abitazione mentre diminuiscono drasticamente quelle per tutti gli altri beni e servizi (-19,2%).
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
“L’INCREMENTO DEI NUOVI CASI SUPERA IN UNA SETTIMANA IL 33%, SERVE TEMPESTIVITA’ SULLE ZONE ROSSE”
Parte la terza ondata, le zone rosse locali arrivano in ritardo e la campagna vaccinale non decolla. E per
accelerare per la Fondazione Gimbe è meglio non prendere in considerazione l’ipotesi di somministrare una sola dose di vaccino Pfizer o Moderna. Intanto, mentre il dibattito si concentra su produzione e forniture, il virus continua a correre, incrementato dalle varianti, e i contagi aumentano.
È la fotografia scattata dalla Fondazione di Bologna nel monitoraggio indipendente pubblicato come di consueto il giovedì. Nella settimana dal 24 febbraio al 2 marzo si rileva un netto incremento dei nuovi casi (123.272 da 92.571) e un modesto calo del numero dei morti (1.940 da 2.177). In forte rialzo i casi attualmente positivi (430.996 da 387.948), le persone in isolamento domiciliare (409.099 da 367.507), i ricoveri con sintomi (19.570 da 18.295) e e nei reparti di terapie intensive (2.327 da 2.146).
“Per la seconda settimana consecutiva – spiega il presidente, Nino Cartabellotta – si registra un incremento dei nuovi casi che negli ultimi 7 giorni supera il 33%, segnando l’inizio della terza ondata”. Rispetto alla settimana precedente, in 16 Regioni e nella Provincia Autonoma di Trento aumentano i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti e in tutto il Paese sale l’incremento percentuale dei nuovi casi ad eccezione della Provincia Autonoma di Bolzano, Umbria e Molise già sottoposte a severe misure restrittive. Sul fronte ospedaliero, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in 5 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 9 Regioni quella del 30% delle terapie intensive. Lo scenario dunque peggiora e la presenza sempre più diffusa delle varianti richiede decisioni rapide per fermare l’avanzata del virus.
“È fondamentale essere realmente tempestivi nell’istituzione delle zone rosse a livello comunale e provinciale”, precisa la responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione, Renata Gili. Invece, fa notare Cartabellotta “nonostante l’allerta lanciata da Gimbe già da due settimane, gli amministratori locali continuano a ritardare le chiusure se non davanti a un rilevante incremento dei nuovi casi, quando è ormai troppo tardi. Infatti, in presenza di varianti più contagiose, questa “non strategia” favorisce la corsa del virus, rendendo necessarie chiusure più estese e prolungate”.
Nè un contributo determinante a sbarrare il passo al virus arriva dalla campagna vaccinale. Delle dosi previste per il primo trimestre 2021, al 3 marzo ne sono state consegnate alle Regioni 6.542.260 e hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.454.503 milioni di persone (2,44% della popolazione), con marcate differenze regionali. “L’avvio della campagna vaccinale fuori da ospedali e RSA – spiega Gili – ha determinato una frenata sul fronte delle somministrazioni, con quasi 2 milioni di dosi (pari al 30% delle consegne) ancora inutilizzate”. Tuttavia “la strada per accelerare la campagna vaccinale – rileva il Presidente della Fondazione – non deve certo portare ad avventurarsi in rischiosi azzardi, come l’ipotesi di somministrare un’unica dose di vaccino Pfizer o Moderna”.
Per Cartabellotta “le zone rosse locali arrivano quando la situazione ormai è sfuggita di mano. La campagna vaccinale, intanto, stenta a decollare non solo per i noti ritardi di produzione e consegna delle dosi, ma anche per difficoltà organizzative di molte Regioni che lasciano “in fresco” dosi di vaccino che potrebbero evitarericoveri e salvare vite, soprattutto tra le persone più a rischio di Covid severa”.
E il primo Dpcm a firma Draghi “non segna affatto il cambio di passo auspicato: il sistema delle Regioni “a colori” resta di fatto immutato, così come le misure per la maggior parte delle attività produttive e commerciali. E a pagare il conto più salato – conclude Cartabellotta – come sempre, è la scuola”.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2021 Riccardo Fucile
IL MICROBIOLOGO: “SE AVESSIMO DIECI MILIONI DI VACCINI NON SAPREMMO DISTRIBUIRLI”
Andrea Crisanti, il microbiologo che ebbe un ruolo di primo piano nel contenimento della pandemia in Veneto lo scorso marzo, critica in maniera decisa il nuovo commissario all’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo.
“Due mesi fa avevo detto che il Governo” per la distribuzione dei vaccini anti-Covid “doveva consultare quelli di Amazon. Non lo avevo detto a caso, Amazon è un gigante nella logistica. Con tutto il rispetto, il nostro generale del Genio, in confronto agli ingegneri di Amazon, è un apprendista”, ha affermato Andrea Crisanti intervenendo a ”ilcafFLEdelmercoledì”, rubrica settimanale della Fondazione Luigi Einaudi.
Amazon “è in grado di movimentare miliardi di pacchi al giorno e distribuirli capillarmente su tutto il territorio – ha argomentato il microbiologo – Il fatto che Figliuolo sia un Generale ha un grosso impatto mediatico e di comunicazione, ma vi assicuro che per distribuire i vaccini probabilmente ci volevano esperti in ingegneria e informatica che stanno in Amazon non nell’Esercito. Se avessero preso lo chief executive officer di Amazon sarei stato più tranquillo”.
Crisanti ha criticato in generale il piano vaccinale italiano: “Se oggi avessimo dieci milioni di dosi non sapremmo come distribuirle. Abbiamo iniziato la vaccinazione con quella “pagliacciata” del “vaccination day”, illudendo tutti gli italiani. Fino ad ora non si era fatto nulla ed era stato programmato pochissimo, senza rendersi conto delle difficoltà logistiche di una vaccinazione di massa con un vaccino come quello di Pfizer, che ha problemi giganteschi di logistica”.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile
ALTRO CHE NUCLEARE. RUSSIA, CINA E ISRAELE USANO LE DOSI PER AVERE PIU’ INFLUENZA… EUROPA ANELLO DEBOLE
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è stato il più sfrontato, ma almeno lo ha ammesso: nel mondo
della pandemia si è ormai fatta strada una nuova ‘diplomazia’ tra gli Stati, quella dei vaccini.
Una settimana fa, il premier israeliano ha dichiarato di volerne fare uso per conquistarsi la benevolenza dei paesi amici e soprattutto la loro disponibilità ad aprire sedi di diplomatiche a Gerusalemme, conclamandola così a capitale effettiva di Israele.
Ciò che ha avviato Donald Trump, lo finisce la pandemia. Il piano è finito un po’ nel congelatore, per polemiche interne allo stesso governo di Tel Aviv, sebbene faccia proseliti in Europa (Austria, Danimarca, Repubblica Ceca). Ma l’idea, destinata a plasmare il mondo post-covid, galoppa in Russia e Cina, spinge il nuovo presidente Usa Joe Biden a correre ai ripari, accartoccia l’Ue, la più debole nel nuovo schema di relazioni globali mediate dalla nuova caccia al tesoro: il vaccino.
Il siero anti-covid è diventata la nuova arma di egemonia geopolitica delle superpotenze mondiali. Al confronto, pure l’eterna diatriba tra Usa e Iran sul nucleare sembra roba minore. Mentre la nuova amministrazione Biden ha scelto di privilegiare i cittadini americani anche per archiviare l’era del negazionismo di Trump sul coronavirus, mentre l’Ue ha perso settimane a litigare con Astrazeneca accusandola di privilegiare le commesse nel Regno Unito, Cina e Russia hanno messo in pratica la ‘dottrina Netanyahu’ prima che lui ci pensasse. Puntando a espandere la loro influenza sui paesi meno sviluppati, dall’Africa all’America Latina e l’Asia.
Le prime dosi del vaccino Sputnik sono arrivate in Argentina prima di Natale. Ieri il presidente argentino Alberto Fernandez ne ha riparlato con Vladimir Putin al telefono, affrontando addirittura anche il tema spinoso della posizione dell’Argentina rispetto al Fondo Monetario Internazionale, mentre si moltiplicano le voci di un altro default per il paese latino-americano.
Ma ora nella sola America Latina, territorio su cui storicamente gli Stati Uniti hanno esercitato o cercato di esercitare la loro influenza strategica, sono diversi gli Stati che hanno autorizzato lo Sputnik: Bolivia, Messico, Nicaragua, Paraguay, Venezuela. Con il Cile e il Brasile, il Messico ha anche investito nel Sinopharm, il vaccino cinese.
E che dire della Colombia? Ivà¡n Duque Mà¡rquez, presidente della Colombia nonchè storico alleato dei Repubblicani statunitensi, pure ha autorizzato il vaccino russo, meno costoso (circa 10 euro a dose, la metà rispetto a Pfizer), più facile da conservare (gli bastano dai 2 agli 8 gradi centigradi) e anche più facile da ottenere, a quanto racconta alla Cnn Danil Bochkov, esperto del Consiglio russo per le relazioni internazionali: “È sempre più facile trattare con lo Stato che con un’azienda privata, che deve coprire eventuali rischi temendo enormi perdite. Con le società statali è più facile negoziare, soprattutto quando perseguono obiettivi politici”.
La Cina intanto ha annunciato oggi di aver avviato la produzione di massa del suo vaccino anti-covid: in futuro la produzione annuale arriverà a 3 miliardi di dosi. Finora sono state somministrate 52milioni di dosi in tutto il paese, ma Pechino ha fornito assistenza a ben 69 paesi e due organizzazioni internazionali. Tuttavia, guai a parlare di ‘diplomazia del vaccino’: critiche “meschine”, dice il portavoce della Conferenza Consultiva del Popolo Cinese, Guo Weimin.
Nel frattempo, l’occidente ha perso l’occasione per affermare una sua vittoria morale e politica nel mondo piegato dalla pandemia.
Mentre Russia e Cina ‘conquistano’ i paesi più poveri con gli aerei carichi di fiale anti-covid, la piattaforma del Covax, elaborata dall’Oms per garantire un accesso equo e globale ai vaccini, langue. All’ultima riunione dei G7, Emmanuel Macron ha chiesto di donare all’Africa il 5 per cento delle scorte nazionali, anche per contrastare l’attivismo cinese, ma non è riuscito a convincere i partner di Italia, Germania, Usa, Canada, Giappone, Gran Bretagna.
Biden tenta di correre ai ripari, resuscitando il vecchio ‘Quad’, l’alleanza con Giappone, India e Australia nata nel 2004 per aiutare l’Indonesia e gli altri paesi del sud-est asiatico colpiti dallo tsunami. Con questi paesi Washington ha avviato una collaborazione per distribuire vaccini in Asia e cercare di limitare l’egemonia cinese. L’iniziativa ha già suscitato reazioni a Pechino, dove il ‘Quad’ è stato bollato con disprezzo come ‘Nato asiatica’.
L’anello più debole di questa catena di competizioni globali è l’Europa che non è uno Stato federale, ma una somma di 27 Stati che la Commissione Ue fa fatica a coordinare. Se altrove le campagne vaccinali – intese come campagne di immunizzazione della popolazione nazionale e come campagne per conquistare influenza all’estero – stanno fondando nuovi rapporti di forza, per l’Europa la pandemia potrebbe rivelarsi fatale. Di fronte ad una campagna vaccinale che non prende la piega giusta, di fronte alle ‘lentezze’ dell’Agenzia europea del farmaco che ha tempi diversi per l’autorizzazione dei vaccini rispetto ad altre agenzie nazionali, sempre più Stati si guardano intorno alla ricerca di una via alternativa.
Austria e Danimarca vogliono avviare una collaborazione con Netanyahu, dando soddisfazione alla sua idea di ‘diplomazia dei vaccini’ e aggiungendosi ai paesi dell’est che fin dall’inizio hanno condotto strategie parallele rispetto a quella di Bruxelles. L’Ungheria usa il vaccino russo e cinese, la Polonia tratta con Pechino, la Slovacchia punta su Sputnik, la Repubblica Ceca userà i vaccini Pfizer importati da Israele e aprirà una sede diplomatica a Gerusalemme. I riverberi di questa disgregazione si avvertono anche in Italia, sotto il governo Draghi.
Sono giorni che Matteo Salvini ha messo da parte la sua svolta europeista, riprendendo il filo delle critiche a Bruxelles sulla gestione della pandemia. Lui e i suoi chiedono all’Ema di accelerare le autorizzazioni, anche per Sputnik. E per fare scena il leader della Lega ne parla oggi con Teodoro Lonfernini, segretario di Stato a San Marino, paese che sta già usando il vaccino russo.
Si agitano anche i governatori. Non solo il leghista friulano Massimiliano Fedriga che annuncia di aver ricevuto offerte di “vaccini non autorizzati dall’Ema”. Anche il Dem Stefano Bonaccini chiede chiarezza su Sputnik: “Vorremmo e chiediamo chiarezza sul vaccino russo. Se ha validità ci auguriamo l’autorizzazione e l’acquisto per aumentare le dosi in circolazione”.
Il covid sta ridisegnando la geopolitica mondiale, magari accelerando processi in corso da tempo: il sorpasso di Russia e Cina sugli Stati Uniti nella mappa della competizione globale. Avrebbe faticato l’America di Trump, ma quella di Biden non è messa meglio.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO: “UNA FORZA RIFORMISTA COME LA NOSTRA NON PUO’ ANDARE A DESTRA”
“Tutto è cambiato con il governo Draghi. E tutto cambia anche per noi di Italia viva. Che vogliamo fare? Dove vogliamo collocarci? Serve chiarezza nel posizionamento, e può venirci solo dalla celebrazione di un congresso”.
Anche Italia viva è percorsa da una fronda, come avviene già nel Pd e nei Cinquestelle? “Non ho questa ambizione”, assicura Camillo D’Alessandro, che ieri ha scritto una lettera sul Foglio per invocare un’assemblea: “Per Italia viva questo è il momento di un congresso nazionale che decida, non i nomi, ma se la nostra esperienza è conclusa e va verso altri contenitori, e quale è il campo su cui costruiamo (dai territori al livello nazionale) la nostra proposta per il Paese”. Ha 44 anni, abruzzese di Arielli (Chieti), e fa politica da sempre. Commercialista, è stato eletto due volte in Provincia e tre volte in Regione Abruzzo. Stesso percorso di Matteo Renzi: Popolari, Margherita, Pd.
E adesso? “Andare con la Lega o con il Pd per me non è la stessa cosa. Dobbiamo chiarirlo, a prescindere da come sarà la legge elettorale. Italia viva è nata per rafforzare il centrosinistra, temendo l’abbraccio tra il Pd con il populismo buono dei Cinquestelle, ma ora che questo abbraccio si è sciolto, bisogna porre le condizioni per costruire il campo del dopo Draghi. E dobbiamo deciderlo ora, non tra un anno”.
Renzi l’ha chiamata, chiediamo. “Intanto mi lasci esprimere la mia solidarietà per i bossoli inviati a Matteo, un attacco vigliacco figlio del clima di odio che si è creato nei suoi confronti”. Insistiamo, l’ha chiamata? “No”.
Ma lei come lo immagina, questo congresso? “Un confronto politico, l’importante che si apra un dibattito vero, abbiamo il dovere di essere netti anche con la nostra base, i nostri elettori hanno il dovere di sapere dove ci collochiamo”.
Ma lei quindi sospetta che Renzi non escluda di collocarsi nel centrodestra? “Non credo. E’ un uomo del centrosinistra, è nato lì, quello è il suo terreno da sempre, tuttavia si pone la necessità di ribadirlo. Una forza riformista come Italia viva non può andare a destra”.
Italia viva finora non ha deluso finora le aspettative? “Io mi aspettavo di più, mi aspetto di più, ma la verifica non sono i sondaggi, bensì il prossimo test nazionale. E siccome siamo presenti in ogni provincia a quel punto capiremo quanto valiamo”.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile
BONELLI: “CEDIAMO IL SIMBOLO, ALTRI DEPUTATI IN ARRIVO”
A tredici anni dall’ultima volta, il partito dei Verdi torna in Parlamento. La deputata di Liberi e uguali
Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente, ha deciso di lasciare i colleghi e di passare al Misto, dove costituirà una nuova componente ecologista insieme ad Alessandro Fusacchia (eletto con +Europa e poi passato a Centro democratico) e l’ex M5s Lorenzo Fioramonti.
Un progetto sostenuto dal coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli, il quale si dice pronto a “cedere il simbolo” per permettere la nascita del gruppo.
Il regolamento della Camera, infatti, permette la nascita di nuove formazioni solo nel caso in cui fanno riferimento a partiti politici che si siano presentati alle elezioni.
“Nelle ultime settimane il contesto politico è cambiato”, spiega Muroni a Repubblica. “Il governo Draghi nasce dopo un fallimento della politica e questo ora permette di agire con più libertà e con meno appartenenze”.
Ai suoi ex colleghi della sinistra contesta che Leu “non è mai diventato un partito. È riuscito a eleggere 18 parlamentari, ma poi non è stato capace di fare il salto, non elaborando anche un proprio punto di vista sulla questione ecologica, che oggi è la questione per eccellenza”.
Bonelli chiarisce che il dialogo con Muroni va avanti da tempo e ora “è il momento di unire le forze, riducendo la frammentazione del mondo ambientalista“. Alla componente green del Misto aderiranno per ora in tre, ma “altri due deputati potrebbero aggiungersi nei prossimi giorni . Nel frattempo si lavora anche al Senato”.
L’ex numero 1 di Legambiente è stata eletta a Montecitorio nel 2018 e ha assunto la carica di vicecapogruppo di Liberi e uguali, tanto che durante le consultazioni per la nascita del nuovo governo ha incontrato il premier Mario Draghi insieme a Federico Fornaro in rappresentanza dei suoi colleghi.
Alla fiducia ha votato Sì e ha intenzione di sostenere “il governo con responsabilità , ma allo stesso tempo lo incalzerò”, spiega al quotidiano di largo Fochetti. “Spero mantenga gli impegni sull’ambiente e non subentri il green washing che abbiamo già visto nelle grandi imprese”.
Poi rivolge un pensiero a chi l’ha affiancata in questi anni alla Camera: “Devo solo ringraziare Leu e in particolare Piero Grasso per quello che ho avuto, sono stata eletta come indipendente e mi è sempre stata lasciata molta libertà . Ho imparato moltissime cose in questi tre anni”.
Ora, però, a suo parere serve un nuovo impegno politico sui temi dell’ambiente. “Bisogna fare come in Francia, dove i Verdi erano al due per cento e ora governano città come Marsiglia e Lione, grazie a un lavoro fatto comunità per comunità , città per città . In Germania la Merkel non è che è diventata ambientalista di colpo, dando incentivi per le auto elettriche, ma lo ha fatto perchè ha capito che l’industria della mobilità andava in quella direzione”.
L’auspicio, aggiunge Bonelli al Fatto.it, è quello di “coniugare la giustizia sociale con quella ambientale”. Ma senza i limiti del passato: “Immaginiamo una fase di evoluzione dei Verdi italiani che li faccia navigare in un mare molto più aperto”.
Il primo tema, dice il coordinatore nazionale del partito, è quello della collocazione politica: “L’errore storico dei Verdi è quello di essersi sempre sovrapposto alla sinistra radicale. In Germania invece i Verdi sono più al centro e dialogano con larghe fette della società ”.
La nuova proposta di Muroni e Bonelli, quindi, punta a “sedurre una parte delle imprese, i bravi sindaci che stanno facendo un grosso lavoro nel campo dell’innovazione, il volontariato, la società civile, anche il mondo cattolico che fa riferimento all’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco”.
Per quanto riguarda le alleanze future, Bonelli rimanda tutto a quando verrà il momento: “Pd e M5s non hanno dimostrato di praticare la transizione ecologica con coerenza, a partire dalla carenza di fondi per la mobilità locale prevista nella prima versione del Recovery plan”. Salvini, invece, parla di ecologismo nonostante “il suo partito abbia cementificato per decenni tutto il Nord Italia, e oggi anche la Sardegna”. Se il sistema elettorale sarà ancora in parte maggioritario con coalizioni, però, la decisione sarà presa “in base ai programmi“. Il punto, conclude, è che “l’ecologia deve parlare con una propria autonomia politica“, rompendo definitivamente i “confini classici” dei Verdi italiani.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile
VISTA LA CRESCITA DEI CONTAGI ORMAI QUASI CERTO LO SLITTAMENTO A OTTOBRE
Non c’è ancora nulla di ufficiale, ma si va verso un rinvio delle elezioni amministrative di primavera. E’ questo, vista la nuova crescita della curva dei contagi, l’orientamento delle forze politiche che sostengono il governo Draghi. Ma la decisione passa da un decreto legge che potrebbe essere approvato già domani dal consiglio dei ministri, o al massimo nella seduta successiva.
La deadline per una delibera governativa è l’11 marzo, quando scadono i termini per la presentazione delle liste per le Regionali in Calabria, attualmente previste per l’11 aprile. L’ipotesi più concreta è quella di uno slittamento in autunno – nella stessa data – sia delle Regionali calabresi che dell’intera tornata di amministrative in tutto il Paese.
Tra i 1.287 Comuni chiamati al voto quest’anno per scegliere il nuovo sindaco ci sono Roma, Milano, Torino e Napoli. Una nuova data possibile è quella del 10 e dell’11 ottobre, ma l’ufficialità arriverà solo dopo la riunione del consiglio dei ministri, che terrà conto anche di un parere del comitato tecnico scientifico.
(da agenzie)
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