Destra di Popolo.net

IL BURQA, MESSI E LA MAGLIA NUMERO 30: COSA C’ENTRA LA PULCE CON I TABEBANI NELLA COPERTINA DI CHARLIE HEBDO

Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile

L’EMIRO DEL QATAR, PROPRIETARIO DEL PARIS SAINT GERMAINE, E’ UN FINANZIATORE DEI TALEBANI

Charlie Haebdo questa settimana dedica una delle sue famosissime copertine alla situazione in Afghanistan. Molto più timida di tante altre, mette però risalto un singolare triangolo economico che in queste settimane occupa le prime pagine dei quotidiani di ogni tipo.
Perchè se è vero come è vero che si parla solo della presa di Kabul da parte dei talebani, i giornali sportivi sono settimane che raccontano del Psg e del suo mercato. Qual’è il collegamento tra le due cose? Il Qatar.
I proprietari del Psg, cugini di quelli del Manchester City, sono sceicchi qatarioti. Nasser Al-Khelaïfi, presidente dei parigini, è molto vicino alla famiglia alla guida del Qatar stato accusato di essere tra i principali finanziatori dell’esercito Talebano.
Ora che tutto è detto, risulta facile capire il collegamento dei punti.
Le tre donne nella copertina del quotidiano sono il simbolo del colpo di stato di Kabul, il tema delle donne è quello che più di ogni altro preoccupa l’opinione pubblica in questi giorni. Poi c’è Lionel Messi, il faraonico colpo dell’estate calcistica parigina.
“I talebani sono peggio di quanto pensiamo”, questo il titolo della copertina di Charlie Hebdo. Effettivamente quello che la rivista satirica francese vorrebbe evidenziare è il legame del calcio con quello che succede nella strettissima attualità mondiale, denunciando un sistema quantomeno colluso.
I prossimi mondiali di calcio si terranno in Qatar, stato da cui arrivano i soldi per i talebani appunto. Il Psg aveva remato contro la creazione della Superlega, evidentemente perché avrebbe appianato una leadership economica che oggi crea un forte gap tra i parigini e qualsiasi altro club al mondo.
Il Divo Giulio, appassionato tifoso della Roma, interruppe il passaggio di Falcao all’Inter. Oggi calcio e politica hanno un rapporto ben più complesso dell’epoca.
(da NextQuotidiano)

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LA BELLA FINE DELLA STORIA DELL’ATLETA POLACCA CHE HA DONATO LA MEDAGLIA OLIMPICA PER RACCOGLIERE FONDI PER UN BAMBINO MALATO

Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile

LA CATENA DI SUPERMERCATI CHE HA CONTRIBUITO ALLA RACCOLTA LE HA VOLUTO RESTITUIRE LA MEDAGLIA

Ha commosso tutti la storia di Maria Andrejczyk la giavellottista polacca che aveva deciso di mettere all’asta la sua medaglia d’argento vinta a Tokyo per finanziare l’intervento ad un bambino di otto mesi.
Il gesto di generosità dell’atleta ha scatenato una corsa alla solidarietà, così chi l’aveva acquistata ad un prezzo da favola ha deciso come primo atto di restituire il pezzo di argento all’olimpionica.
Andrejczyk si era lasciata coinvolgere nella storia del neonato che per sopravvivere si dovrà sottoporre ad una operazione negli Stati Uniti dal costo di 500mila dollari.
La campionessa, 25enne, ha deciso allora di partecipare alla raccolta fondi, a cui mancavano praticamente ancora tutti i soldi necessari per raggiungere l’obiettivo.
Una vicenda simile, di un bambino costretto a doversi sottoporre a gravi interventi negli States, aveva coinvolto tutta la Polonia solo qualche settimana prima. I
n quel caso la macchina della solidarietà era riuscita a raccogliere solo 100mila dollari, insufficienti per l’operazione.
La malattia fece il resto, stroncando una vita ancora giovanissima.
E’ da quei fondi che è partita la raccolta della giavellottista polacca. La raccolta di denaro ha potuto contare anche sui 100mila euro che non erano riusciti a salvare una vita ma che sarebbero diventati preziosissimi per un altro giovanissimo paziente.
In soccorso dei familiari del piccolo che necessita di cure sono arrivati prima Maria Andrejczyk e poi la catena di supermercati polacca Żabka, autrice dell’offerta più alta pari a 125mila dollari, equivalenti a poco meno di 110mila euro.
Un acquisto che ha spostato la proprietà del bene per pochissimi secondi, infatti i responsabili del supermercato hanno deciso subito di restituire la medaglia alla sua legittima proprietaria.
Un lieto fine per l’atleta che speriamo porti soprattutto ad un lieto fine per il bambino. Era cominciata come una bellissima storia di solidarietà, è finita come una grandissima storia d’amore.
(da agenzie)

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MIGLIAIA DI VOLONTARI E SOSTENITORI DI EMERGENCY A MILANO DA TUTTA ITALIA PER L’ULTIMO SALUTO A GINO STRADA

Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile

DA SABATO A LUNEDI’ APERTA LA CAMERA ARDENTE NELLA SEDE DI EMERGENCY IN VIA SANTA CROCE

In arrivo da tutta Italia migliaia di volontari e sostenitori di Emergency per dare l’ultimo saluto a Gino Strada.
Sabato in via Santa Croce, a Milano, dalle 16 sarà possibile visitare la camera ardente per l’omaggio al fondatore della organizzazione umanitaria che ha curato 11,5 milioni di persone dal 1994, morto a 73 mentre era in vacanza in Normandia.
I resti di Gino Strada rientreranno sabato stesso in Italia. Per tre giorni, da sabato, chi vorrà portare un saluto potrà farlo nella sede di Emergency, nel rispetto delle norme Covid che impongono ingressi contingentati. Si potrà visitare la casa di Gino Strada anche domenica dalle 10 alle 22 e lunedì dalle 10 alle 14.
“Grazie Gino”: per la morte di Strada fiori e messaggi davanti alla sede di Emergency a Milano
“Il mondo con te è stato un posto migliore e lo sarà ancora di più grazie al tuo esempio. Con tanta ammirazione, Adriana, Francesca e family”. “Una via o una piazza intitolata a Gino e un albero nel Giardino dei Giusti”. “Grazie per il tuo coraggio, siete straordinari”.
Tanti fiori e messaggi legati al cancello della sede di Emergency a Milano, in via Santa Croce: i milanesi ricordano così il medico di guerra e di pace Gino Strada, morto durante una vacanza in Normandia pochi giorni fa
“Gino Strada è stato fondatore, chirurgo, direttore esecutivo, l’anima di Emergency – si legge sul post Facebook per l’evento che inizia sabato -. I pazienti vengono sempre prima di tutto, il senso di giustizia, la lucidità, il rigore, la capacità di visione: erano queste le cose che si notavano subito in Gino. E a conoscerlo meglio si vedeva che sapeva sognare, divertirsi, inventare mille cose. Non riusciamo a pensare di stare senza di lui, la sua sola presenza bastava a farci sentire tutti più forti e meno soli, anche se era lontano. Ti vogliamo bene Gino”.
Nel fine settimana a Reggio Emilia ci sarà il festival di Emergency organizzato prima che il fondatore mancasse.”Come possiamo immaginare un nuovo ruolo della salute nella nostra vita quotidiana? Quali sono le condizioni politiche, economiche e sociali affinché la cura corrisponda effettivamente ai bisogni collettivi e non alle logiche di mercato? Perché la salute è diventata la cartina al tornasole di un sistema squilibrato?”, è il tema del festival “La cura”,
“Tre giorni di incontri su salute – uguale e diseguale – ma anche scienza, ambiente, guerra, lavoro e migrazioni insieme a numerosi ospiti”, tra cui Fiorella Mannoia, Marco Paolini, Simonetta Agnello Hornby, Antonella Viola, Ilaria Capua, Michela Marzano e Telmo Pievani, Elly Schlein. Poi in settembre a Milano ci sarà un evento specifico con gli amici del chirurgo diventato un simbolo del movimento pacifista internazionale.
(da agenzie)

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AFGHANISTAN, RAPPORTO ONU DENUNCIA: E’ CACCIA ALL’UOMO PER CHI COLLABORAVA CON GLI STRANIERI

Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile

VIETATO L’INGRESSO IN RADIO A DUE CONDUTTRICI… UCCISO UN PARENTE DI UN GIORNALISTA DI DEUTSCHE WELLE

Anche i diplomatici americani in servizio a Kabul avvisarono un mese fa Washington della rapida avanzata dei talebani e fornirono consigli su come accelerare le evacuazioni.
Lo scrive il Wall Street Journal, secondo cui circa una ventina di dirigenti del dipartimento di stato all’ambasciata Usa mandarono un memo interno al segretario di Stato Antony Blinken e ad un altro funzionario per metterli in guardia del potenziale collasso di Kabul poco dopo il termine del 31 agosto per il ritiro delle truppe americane.
Il cable, mandato il 13 luglio attraverso il canale riservato su cui i diplomatici possono esprimere il loro dissenso, avvisava delle rapide conquiste territoriali dei talebani e del conseguente crollo delle forze di sicurezza afghane e offriva raccomandazioni su come mitigare la crisi e rendere più veloci le evacuazioni.
Nei giorni scorsi altri media Usa avevano rivelato analoghi moniti da parte dell’intelligence americana. I documenti confermano che gli Stati Uniti erano a conoscenza della crisi a cui sarebbero andati incontro, ma nonostante questo non si sono fermati.
Il mercato di Kabul è aperto. “L’atmosfera è calma, ma i commercianti ci dicono che c’è meno gente del solito – racconta il corrispondente Bbc, Secunder Kermani – Donne, poche. Dicono che molti residenti hanno paura e per ora, rimangono a casa”.
Accuse a intelligence tedesca: valutazioni errate
Cresce in Germania la pressione sui servizi segreti tedeschi del Bnd (Bundesnachrichtendienst) che, stando alle rivelazioni dei media, nei loro rapporti dall’Afghanistan avevano “totalmente sottovalutato” la situazione. A quanto scrive la Zeit online, appena una settimana fa in una relazione inviata a Berlino il Bnd scriveva che la leadership dei talebani “al momento non ha alcun interesse” ad una “occupazione militare di Kabul”. Un tale passo, affermavano gli 007 tedeschi, “è improbabile” prima dell’11 settembre. “Non sono passati neanche due giorni prima che accadesse proprio quello che si escludeva”, scrive il settimanale sul suo sito, l’intelligence tedesca in pratica aveva “completamente” sbagliato la sua valutazione.
Caccia all’uomo porta a porta: la denuncia dell’Onu
Un documento dell’Onu riporta che i miliziani starebbero setacciando la città, porta a porta, per scovare i collaboratori della Nato o dell’ex governo. “C’è un alto numero di persone che sono diventate il bersaglio dei talebani. La minaccia è chiara”, ha detto alla Bbc Christian Nellemann, a capo del Rhipto Norwegian Center for Global Analyses, autore del rapporto. “Se non si consegnano – prosegue – le loro famiglie verranno arrestate e giudicate, interrogate punite”.
Omicidi e violenza nelle province afghane: talebani o faide?
“I talebani hanno detto di non avere interesse alle rappresaglie – riporta Rob McBride di Al Jazeera da Kabul – Ma sappiamo che nelle province, a livello locale, ci sono stati casi di ritorsioni. La gente è stata uccisa. Non è chiaro se è responsabilità dei talebani o si tratta di faide famigliari. Nella provincia è tutto confuso”.
I talebani negano l’ingresso in radio a due conduttrici
Shabnam Khan Dawran e Khadija non possono tornare al loro posto di lavoro: la radio nazionale Rta (Radio Television Afghanistan). I talebani glielo hanno impedito. Lo racconta ToloNews. “Volevo tornare a lavorare – ha detto Dawran – Ma non me lo hanno permesso. Mi hanno detto che il regime è cambiato e che non posso lavorare”. “Sono andata in ufficio ma non mi hanno fatto entrare. Più tardi è successa la stessa cosa ad altre colleghe. Abbiamo parlato con il nuovo direttore, un uomo dei talebani”. Gli estremisti hanno detto che devono aspettare finché non siano decise le nuove regole”.
Talebani: “La Cina può avere un grande ruolo”
Un potenziale “grande ruolo” nella ricostruzione dell’Afghanistan. In un’intervista alla Cgtn Europe, il canale europeo in lingua inglese della tv statale cinese Cctv, il portavoce degli studenti coranici tornati al potere, Suhail Shaheen, ha affermato che “la Cina è un grande Paese con un’enorme economia e capacità e penso che possa giocare un ruolo molto grande nella ricostruzione e nel recupero dell’Afghanistan. Possono avere quel ruolo”. Sui fondi monetari bloccati dall’Fmi, Shaheen ha detto che la mossa “non è giusta, un’ingiustizia. Abbiamo bisogno di ricostruire il Paesen, la sua gente ha bisogno di quelle risorse. La Banca centrale ne avrà bisogno”.
Caccia al giornalista Deutsche Welle
Alla ricerca di un giornalista che lavora per Deutsche Welle, i talebani hanno ucciso un suo parente e ne hanno ferito gravemente un altro a colpi d’arma da fuoco. Lo ha annunciato l’emittente tedesca sul suo sito. L’identità del giornalista preso di mira, che ora risiede in Germania, non è stata specificata. Diversi altri membri della sua famiglia sono riusciti a fuggire in extremis mentre i talebani andavano di porta in porta per catturarli.
Fonti Nato: oltre 18mila evacuati da Kabul
Oltre 18mila persone sono state evacuate da Kabul per via aerea dalla caduta della capitale afghana in mano ai talebani. Lo ha riferito a Reuters, un funzionario della Nato, che ha promesso di raddoppiare gli sforzi per le operazioni di evacuazione. Migliaia di persone stanno continuando ad affollare l’aeroporto nella speranza di lasciare il Paese caduto in mano agli islamisti, spiega il funzionario, sebbene i talebani abbiano esortato a tornare a casa le persone prive dei documenti richiesti.
La foto postata da Karzai: “Figlia mia, realizzerai il tuo sogno: diventerai ingegnere”
Uno splendido volto di bambina incorniciato dai colori della bandiera nazionale. L’ha twittata qualche settimana fa un account afghano, @Afghanistan_55, ed è stata ritwittata dall’ex presidente Hamid Karzai, ora mediatore tra i vecchi e i nuovi padroni. Il post di ‘Afghanistan’: “Rahima, 11 anni. Impiega un’ora per andare a scuola. Vive in un villaggio nella provincia di Daikundi, in una povera famiglia. Ma nutre grandi sogni. Vuole diventare ingegnere”. Il post di Karzai: “Figlia mia. Realizzerai il tuo sogno. Un giorno diventerai ingegnere e costruirai ponti, strade e fabbriche per il nostro caro Paese”.
In arrivo a Roma due voli con 207 persone
Decollato da Kabul un C130J dell’Aeronautica Militare con a bordo un totale di 103 passeggeri. Le persone evacuate saranno trasportate in Kuwait e lì trasferite su un KC767 con cui raggiungeranno l’Italia nelle prossime ore. Inoltre, questa mattina a Fiumicino sta per giungere un volo charter messo a disposizione in Kuwait dalla onlus ‘Nove’, sul quale sono stati imbarcati i 104 afghani evacuati ieri da un altro C130J partito da Kabul.
(da La Repubblica)

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PIOVONO SCHIAFFONI SU SALVINI, DA FERRARA A GENOVA E VERCELLI, PERSINO LE MARCHE A GUIDA FDI: TUTTI PRONTI AD ACCOGLIERE I PROFUGHI AFGHANI

Agosto 19th, 2021 Riccardo Fucile

LEADER SOVRANISTI SMENTITI DAI LORO STESSI SINDACI

Il leit motiv è sempre il solito: l’Italia non può permettersi di accogliere decine di migliaia di persone, i centri di accoglienza stanno esplodendo, altri Paesi non stanno facendo nulla.
E ovviamente non poteva mancare un grande classico salviniano: i profughi potenziali terroristi. “Corridoi umanitari per donne e bambini in pericolo certamente sì. Porte aperte per migliaia di uomini, fra cui potenziali terroristi, assolutamente no”, ha dichiarato ieri Matteo Salvini.
Ma stavolta, di fronte al disastro umanitario che si sta consumando in Afghanistan, non è il caso di calcare troppo la mano e blaterare di negare la protezione umanitaria a chi davvero in queste ore sta vivendo l’inferno.
Anche perché il leader della Lega non solo si scontra con la ferma volontà del premier Mario Draghi, che ha esplicitamente affermato che “il futuro per l’Italia è fatto di difesa dei diritti fondamentali, di difesa dei diritti delle donne, di protezione di tutti coloro che si sono esposti in questi anni nella difesa di questi diritti in Afghanistan”, ma anche con i sindaci del suo stesso partito
A partire da quello di Ferrara, Alan Fabbri (nella foto): “Siamo pronti a fare la nostra parte. Di fronte alla catastrofe umanitaria in Afghanistan daremo come ente locale la massima disponibilità per salvare vite, a partire da donne e minori”, le parole di Fabbri. E ancora: “Come sindaco, come cittadino, sono pronto a dare un contributo e a mettere in campo la massima collaborazione, nel limite delle possibilità che possiamo offrire, per sottrarre i civili esposti alla barbara azione degli estremisti islamici”.
Ma nei territori quella del primo cittadino di Ferrara non è una posizione isolata, l’atteggiamento di Salvini crea imbarazzo negli amministratori locali di centrodestra un po’ ovunque.
“Il Comune di Genova sta analizzando ogni strada possibile, in accordo con Prefettura, Anci e Regione Liguria, per essere in grado di accogliere i profughi afghani attivando le strutture di ricovero in accordo con quelle che saranno le direttive che arriveranno dal Governo. Riteniamo sia dovere della nostra amministrazione intervenire per poter aiutare i profughi che decideranno di lasciare il loro Paese minacciati da una nuova dittatura”, così il sindaco Marco Bucci e anche in Piemonte il presidente regionale Anci e sindaco (di centrodestra) di Vercelli, Andrea Corsaro conferma l’impegno dei comuni piemontesi che “di fronte alla tragedia afghana sono pronti a dare il loro contributo di solidarietà e accoglienza, come non hanno mai mancato di fare”.
E, in netta contrapposizione con l’intenzione del segretario federale della Lega di operare dei distinguo su chi aiutare e chi no, chi accogliere perché ha collaborato nei vent’anni di presenza delle forze della coalizione occidentale e chi invece va lasciato al proprio destino nel Paese riconquistato dai talebani perché potenziale terrorista, ha sottolineato: “Non saremo noi sindaci nel momento dell’accoglienza a fare la differenza tra chi ha collaborato con le autorità italiane e chi comunque fugge da una situazione che è sotto gli occhi del mondo”.
Dino Latini, presidente del Consiglio regionale delle Marche – Regione guidata dall’esponente di FdI Francesco Acquaroli – ha annunciato che nella prima seduta di settembre dell’Assemblea presenterà una specifica mozione per “prendere l’impegno formale per azioni concrete di solidarietà ed accoglienza per i profughi e, in particolare, per le profughe afghane”, ricordando come “lo spirito di accoglienza e di aiuto incondizionato verso chi si trova in difficoltà sia uno degli aspetti peculiari della terra marchigiana”.
(da agenzie)

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LA PROCURA DI PADOVA INDAGA SULLE INFILTRAZIONI DEGLI ESTREMISTI SOVRANISTI NEI CORTEI NO VAX E NO GREEN PASS

Agosto 19th, 2021 Riccardo Fucile

NEL MIRINO IL GRUPPO “BASTA DITTATURA” CHE UTILIZZA UN CANALE TELEGRAM

Infiltrazioni di estremisti di destra nella piazza no-vax e no-greenpass in Veneto? La Procura di Padova ha aperto un’inchiesta per la manifestazione non autorizzata che si è tenuta il 14 agosto, ma ha dato un input investigativo preciso per la Digos.
Il sostituto procuratore Sergio Dini ha chiesto alla Polizia di verificare se vi siano infiltrazioni politiche sospette che punti a fare crescere il malcontento sociale, una tattica non nuova da parte di gruppi radicali.
In particolare nel mirino è stato messo il gruppo Basta Dittatura che utilizza un canale Telegram per informare su tamponi e vaccini, in chiave negazionista, e per convogliare la mobilitazione popolare.
Il corteo, a differenza delle occasioni precedenti, era meno numeroso, ma più agguerrito. Il fatto è apparso subito chiaro perchè in precedenza gli organizzatori si erano attenuti alle indicazioni provenienti dalla Questura per quanto riguarda gli spostamenti dei cortei.
In questo caso la parte che fa riferimento a Venetonogreenpass si è dissociata, lasciando sola l’ala più dura che fa riferimento a Basta Dittatura. Quest’ultima sigla è ormai nota alle cronache ed esibisce una svastica nel proprio simbolo, seppur come riferimento polemico alla “Dittatura Covid” e usa slogan del tipo “Siamo in dittatura e dobbiamo ribellarci per riavere le nostre libertà!”.
Il 14 agosto Basta Dittatura ha deviato il corteo rispetto alle indicazioni della Questura, riuscendo a raggiungere Prato della Valle, non senza qualche momento di tensione.
Il pm Dini ha acceso un faro sull’organizzazione per verificare se vi siano infiltrazioni politiche che utilizzino la protesta solo per creare caos e contrapposizione con le istituzioni. E’ per questo che, dopo l’identificazione dei promotori (sono già in arrivo cinque denunce per manifestazione non autorizzata), si indagherà anche sulla loro eventuale appartenenza ad altri gruppi.
La prima manifestazione padovana, il 24 luglio, aveva raccolto circa 5 mila persone ed era stata promossa dal pubblicitario Cristiano Fazzini, poi denunciato dalla Polizia. Pochi giorni dopo il prefetto Raffaele Grassi aveva convocato una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, in vista di un altro corteo. Il questore Isabella Fusiello aveva spiegato: “Stiamo tenendo monitorata la situazione e la Digos sta lavorando per capire chi sono gli organizzatori e invitarli a dare il preavviso, che deve arrivare almeno 48 ore prima di un evento. Poi si fanno delle prescrizioni e si autorizza. Ovviamente deve svolgersi nel rispetto delle regole”.
Viste le minacce che aveva ricevuto in rete e la concreta possibilità che le regole non fossero rispettate, Fazzini aveva revocato la richiesta di autorizzazione per il corteo del 14 agosto.
Così alla vigilia di Ferragosto la manifestazione non era autorizzata ed è stata gestita completamente da Basta Dittatura. Fazzini ha spiegato ai giornali locali: “La nostra è una manifestazione spontanea e aperta a tutti, siamo contro ogni divisione, purché però i toni siano pacati. Quello che vogliamo è ottenere un confronto costruttivo e pacifico, mentre ci dissociamo da ogni tipo di estremismo”.
Non a caso sui manifesti, accanto al nome Venetonogreenpass compare una fotografia del Mahatma Gandhi. E in vista di un altro appuntamento per il 21 agosto ha aggiunto: “Bastano anche pochi estremisti per lanciare messaggi che non appartengono al nostro atteggiamento, da sempre pacifico. Noi siamo sempre stati chiari: non scendono in strada dei partiti, ma il popolo. Come potremmo riuscire a unire così tante persone se avessimo un approccio estremistico?”.
(da agenzie)

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L’ESTATE SCORSA L’EPIDEMIA SEMBRAVA FINITA, OGGI I NUMERI SONO PIU’ ALTI

Agosto 19th, 2021 Riccardo Fucile

PESANO IL LOCKDOWN NON RIPETUTO E LA VARIANTE DELTA

Oggi in Italia il 66,7% della popolazione vaccinabile contro Covid-19, gli over 12, ha completato il ciclo vaccinale eppure l’epidemia non si ferma.
Anzi, confrontando i dati dell’estate scorsa, quando la campagna vaccinale non era ancora cominciata (le prime vaccinazioni in Italia sono partite a fine dicembre 2020), la situazione sembra addirittura peggiorata nonostante l’arma dei vaccini.
Il 18 agosto 2020 si erano registrati 403 nuovi contagi da coronavirus e 5 decessi. Un anno dopo, il 18 agosto 2021 i nuovi positivi sono stati 7.162 con 69 morti (anche se 24 erano un recupero della regione Sicilia dei giorni scorsi).
Rispetto all’estate scorsa, quest’anno sono stati registrati circa 175 mila contagi in più. Ma come è possibile che si arrivi a questi numeri? In gioco ci sono diversi fattori, e non si tratta di inefficacia dei vaccini.
Lockdown
Non dimentichiamoci che ci siamo affacciati all’estate 2020 dopo oltre due mesi di lockdown durissimo. L’Italia è rimasta completamente chiusa dal 9 marzo al 18 maggio (la Lombardia addirittura da 24 febbraio) e questa scelta ha rallentato la diffusione del virus. Quest’anno non è mai stato messo in atto un lockdown così duro. Solo gli studenti delle scuole superiori hanno fatto la Dad per tutto l’anno, gli altri studenti e i lavoratori hanno proseguito le loro attività, in smart working o in presenza, ad eccezione di un breve periodo sotto Pasqua in cui le scuole sono state chiuse.
Le varianti
Purtroppo a pesare sull’estate 2021 c’è la variante Delta, ormai ampiamente prevalente nel nostro Paese (l’ultimo bollettino parla di una diffusione del 90%). E sappiamo che la Delta ha una elevata trasmissibilità: si stima che un positivo possa infettare fino a 7-8 persone rispetto a 2,5 del ceppo che ha circolato in Europa a inizio pandemia e che circolava la scorsa estate, prima che si diffondesse Alfa. La circolazione del virus tra i giovani L’ultimo bollettino sull’epidemia da Covid rilasciato dall’Istituto Superiore di Sanità il 14 agosto riporta un’età mediana molto bassa tra chi ha contratto l’infezione: 27 anni.
Nelle ultime due settimane il 29,3% dei casi totali ha un’età inferiore a 19 anni, il 59,5% ha una età compresa tra 20 e 59 anni e solo l’ 11,2% ha un’età superiore a 60 anni. Il virus sta quindi circolando proprio in quelle fasce di età che a oggi hanno minore copertura vaccinale. Proprio i ragazzi in questa estate più libera trascorrono molto tempo insieme, hanno molti contatti sociali dopo tanta clausura, gli episodi di assembramento sono sotto gli occhi di tutti.
I vaccini
Ma i vaccini sono altamente efficaci a prevenire le malattie gravi e la morte. Basti guardare la fascia di età più a rischio e più vaccinata, gli over 80: «Negli ultimi 30 giorni, si rileva come il 26,3% delle diagnosi di SARS-COV-2, il 40,7% delle ospedalizzazioni, il 61,3% dei ricoveri in terapia intensiva e il 62,1% dei decessi negli over 80 siano avvenuti tra coloro che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino recita il report che evidenzia anche il cosiddetto effetto paradosso per cui il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile tra vaccinati e non vaccinati, per via della progressiva diminuzione nel numero di non vaccinati. Per esempio, nella fascia di età 80+, dove la copertura vaccinale è intorno al 90%, si osserva che il numero di ospedalizzazioni fra vaccinati con ciclo completo è pari a 294 e mentre nei non vaccinati è leggermente più basso, pari a 220 . Tuttavia, calcolando a partire da questi dati il tasso di ospedalizzazione negli ultimi 30 giorni, si riscontra come questo per i non vaccinati sia oltre sette volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo (52 contro 7 ricoveri per 100.000 abitanti).
Ma che cosa sarebbe successo senza vaccini?
«Sarebbe potuto accadere quello che abbiamo visto in Spagna e Gran Bretagna che, con percentuali di vaccinazioni simili a noi e stesso stile di vita sono arrivati a 40- 60 mila infezioni giornaliere per alcuni giorni a inizio estate» spiega Sergio Abrignani, immunologo, docente di Patologia generale all’Università di Milano e membro del Cts. «Ma dal momento che la metà delle persone era vaccinata i decessi non sono mai stati sopra i 100 . Con la Delta a gennaio, quando la campagna vaccinale stava iniziando in Gran Bretagna avevano sempre 60 mila infezioni ma 1500 morti».
(da Il Corriere della Sera)

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COVID, IN ISRAELE PIU’ RICOVERI TRA I VACCINATI, MA PFIZER FUNZIONA CON LA VARIANTE DELTA

Agosto 19th, 2021 Riccardo Fucile

I DATI VANNO INTERPRETATI CORRETTAMENTE

La reale efficacia del vaccino Pfizer è ancora vicina al 90%. Quello che vediamo in Israele è il cosiddetto «paradosso di Simpson»: i dati, in realtà, confermano la bontà dell’immunizzazione. Un argomento utilizzato dai no vax smontato dall’analisi dei numeri
Si è parlato molto di dati recenti provenienti da Israele che sembrano suggerire un calo dell’efficacia del vaccino contro i casi gravi da Covid dovuti alla variante Delta.
Il paradosso di Simpson
Questa settimana i numeri mostravano che, su 515 pazienti attualmente ricoverati per Covid grave, 301 (il 58,4%) erano completamente vaccinati. Non significa che i vaccini non siano efficaci (o lo siano meno delle attese), ma solo che i numeri sono «ingannevoli» se non riferiti a un contesto specifico.
Queste percentuali, infatti, sono confuse dall’età dei vaccinati e dall’alto tasso di vaccinazione di Israele e danno vita al «paradosso israeliano» che è quello conosciuto in statistica come «paradosso di Simpson».
Vediamo di che cosa si tratta e come i numeri, in realtà, ci stiano dicendo che i vaccini proteggono ancora bene (in questo caso Pfizer, trattandosi di Israele, ndr)
Secondo gli ultimi dati, nel Paese l’efficacia della vaccinazione contro i casi gravi sembra essere piuttosto bassa, attestandosi a circa il 67% quando sarebbe attesa a circa il 96% .
La stessa efficacia misurata all’interno di due gruppi di età, però, oscilla tra l’85% e il 92%: come mai? È il «paradosso israeliano», come si vede nella Tabella a fianco, ncompilata da Jeffrey S. Morris, professore e direttore di Biostatistica presso la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania (su dati forniti dal governo israeliano).
L’insieme di partenza
Quando parliamo di percentuali, dobbiamo sempre riferirci a un insieme. Come sia composto l’insieme di partenza è basilare. Poniamo che i ricoveri riguardino il 100% di persone vaccinate e lo 0% di persone non vaccinate. La spiegazione matematica di questa singolare situazione potrebbe essere che l’insieme di partenza riguardi una popolazione vaccinata al 100 per cento. Ovviamente ogni percentuale riguarderebbe solo persone vaccinate.
Con il SARS-CoV-2 le variabili importanti sono l’età delle persone (perché il rischio di ricovero è direttamente proporzionale all’anzianità), la percentuale di popolazione vaccinata con due dosi, ma non solo, anche come si distribuiscono i tassi di vaccinazione nelle classi di età.
Solo così possiamo fare bene le distinzioni sull’efficacia dei vaccini. Solo così i valori visti nella Tabella 1 diventano quelli della Tabella 2 descritti sotto: l’efficacia riguardo alle singole fasce di età e al loro rischio di finire in ospedale per Covid è nuovamente «allineata» con quanto ci aspetteremmo dai vaccini, con quasi tutti i valori intorno al 90% di efficacia nel prevenire i casi gravi tra gli anziani vaccinati.
Il calcolo e la «rivincita» dei vaccini
Ecco come ci si arriva: il pannello dei dati del Covid di Israele mostra che quasi il 60% di tutti i pazienti ricoverati in ospedale sono vaccinati. Sebbene questi numeri siano veri, citarli come prove di una bassa efficacia del vaccino è sbagliato. I fattori chiave che contribuiscono alla «confusione» citati dal professor Morris nel suo blog sono: gli alti tassi di vaccinazione nel Paese, il fatto che l’85% dei non vaccinati è costituita da giovani, che il 90% degli anziani sia vaccinato e che gli stessi anziani abbiano più probabilità di essere ricoverati in ospedale rispetto ai giovani (i maggiori di 50 anni 20 volte di più rispetto ai minori di 50 anni).
«Dopo aver tenuto conto dei tassi di vaccinazione e stratificato per fasce di età, da questi stessi dati si può vedere che i vaccini mantengono un’elevata efficacia (85-95%) rispetto alle malattie gravi, dimostrando che Pfizer sta ancora andando molto bene contro la variante Delta, anche in Israele. Nel caso dell’efficacia del vaccino rispetto alla malattia grave, il fatto che sia lo stato vaccinale che il rischio di malattia grave siano sistematicamente più alti nella fascia di età più avanzata rende i numeri di efficacia complessiva (se stimati senza stratificazione per età) fuorvianti», scrive Morris.
Esempio tra due gruppi
Questo effetto si chiama «Paradosso di Simpson», un fenomeno ben noto in statistica, per cui a volte una tendenza che si applica all’interno di ciascun gruppo può essere invertita se le informazioni del gruppo non vengono prese in considerazione. In un gruppo con il 95% di vaccinati, le infezioni tra i vaccinati supererebbero quelle tra i non vaccinati semplicemente perché ci sono molte più persone vaccinate tra cui il virus può diffondersi. In un gruppo con il 20% di vaccinati in cui tutti siano esposti al virus, la maggior parte dei non vaccinati verrebbe infettata e la maggior parte dei vaccinati no. Tutto dipende dall’insieme di partenza.
Si spiegano gli alti tassi di ospedalizzazione in Usa
I dati provenienti da Israele hanno fatto pensare a una ridotta efficacia dei vaccini contro la variante Delta, o a un calo della stessa efficacia dopo 4-6 mesi. Ciò ha alimentato il sentimento anti-vaccini, ma come si vede, i numeri non «smentiscono» i vaccini
La stessa differenza tra i tassi di ospedalizzazione in UK e Usa (a sfavore degli Stati Uniti, dove gli ospedali sono sotto stress) potrebbe essere spiegata con la stessa cautela, andando a capire quante persone anziane non sono ancora vaccinate nei due Paesi: gli Usa hanno vaccinato meno i loro anziani rispetto a quanto fatto in UK. Nell’immagine sopra, la Figura 3, compilata su dati CDC, NHS England e ONS da Colin Angus, ricercatore presso la School of Health and Related Research all’Università di Sheffield, si vede in grigio il margine di persone senza vaccinazione nelle varie classi di età, margine che in Gran Bretagna quasi non esiste nella popolazione anziana.
I vaccini «tengono» anche contro Delta
Queste analisi riferite a ciò che dicono i numeri, possono essere applicate a tutte le percentuali che «suonano stonate», anche quelle riferite alle vittime o ai contagi tra vaccinati nei vari Paesi: devono essere studiate andando a stratificare per età e tasso di vaccinazione. Quelli descritti sopra sono solo esempi. La linea di fondo è che ci sono prove molto forti che i vaccini abbiano un’elevata efficacia nella protezione da malattie gravi, anche per la variante Delta, e che anche i dati israeliani, che in superficie sembrano suggerire che il vaccino Pfizer potrebbe avere un’efficacia calante, in realtà confermano la bontà dell’immunizzazione.
(da agenzie)

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AVEVA DETTO NO AL VACCINO: RICOVERATA PER COVID E COSTRETTA AL PARTO PREMATURO

Agosto 19th, 2021 Riccardo Fucile

ANCHE IL PICCOLO E’ IN GRAVI CONDIZIONI

La storia arriva da Napoli. I medici, visto l’aggravarsi delle sue condizioni a causa del Covid, hanno eseguito un parto anticipato. Lo stato di salute della donna è grave, così come quello del neonato prematuro
Aveva deciso di non vaccinarsi. Una scelta condivisa anche con il marito e le rispettive famiglie. Adesso sono risultati tutti positivi al Sars-CoV-2, ma le condizioni che preoccupano maggiormente i medici sono quelle della donna.
Lei, 31 anni, al momento del ricovero in ospedale di Napoli, era incinta. L’aggravarsi del suo stato di salute ha costretto i medici a procedere con un parto cesareo anticipato, dopo soli sei mesi di gestazione.
E anche il piccolo è in gravi condizioni. I medici, ora, stanno cercando di salvare in tutti i modi la donna incinta non vaccinata e il suo bambino.
Lei, 31 anni e già madre di tre bambini, viene ricoverata lo scorso 10 agosto nel reparto di Ostetricia e ginecologia del Policlinico Federico II. La donna era risultata positiva al virus insieme a tutta la sua famiglia.
Nonostante le indicazioni terapeutiche dei medici – che avevano sottolineato come non ci fosse alcuna controindicazione nel vaccinarsi -, la 31enne e suo marito (così come le rispettive famiglie) avevano deciso di non partecipare alla campagna di immunizzazione. Poi, quasi dieci giorni fa, il ricovero in ospedale
Le sue condizioni di salute della donna incinta non vaccinata sono peggiorate nel corso dei giorni e, come riporta il quotidiano il Messaggero, i medici hanno deciso di procedere con un parto cesareo dopo sei mesi di gestazione.
Adesso, il neonato è in incubatrice ed è considerato come un “prematuro grave”. Le sue condizioni di salute vengono costantemente monitorate dal personale sanitario del Policlinico Federico II di Napoli.
Stesso discorso vale per la mamma che sta lottando tra la vita e la morte dopo le gravi conseguenze a causa del Covid. Anche il resto della sua famiglia è risultato positivo ai test, ma al momento non sembrano esserci complicazioni per gli altri componenti.
(da agenzie)

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