Destra di Popolo.net

LE “LEZIONI” DI EPIDEMIOLOGIA DEL LEGHISTA BORGHI E LA GAFFE DEI DUE GRAFICI IN SCALE DIVERSE

Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO DELLA LEGA CI RIPROVA A DIMOSTRARE L’INEFFICACIA DEI VACCINI, MA SI DIMENTICA UN PICCOLO PARTICOLARE E BURIONI LO METTE A TACERE

Roberto Burioni 3. Claudio Borghi Aquilini 0.
Si potrebbe sintetizzare così il “match” andato in scena su Twitter in queste ore tra il virologo e il deputato della Lega Nord.
Nulla di strano, dal momento che il terreno di scontro era nientemeno che una serie di grafici e dati epidemiologici che il mai domo Borghi ha deciso di divulgare sui social, in barba alla sua completa ignoranza in materia e compiendo – al solito – errori da matita blu per comprendere i quali non serve una laurea in virologia, basta e avanza aver completato la scuola dell’obbligo.
Il tema sollevato da Borghi questa volta sono due grafici che mostrano i casi di contagio da Covid-19 in Vermont e in Alabama a confronto, corredato da questo tweet: “Cosa dicono oggi Bassetti e C.? Che bisogna vaccinare di più per fermare il contagio, limmunità di gregge e altre fenomenate vero? Prendiamo gli stati americani, il più vaccinato è il Vermont, 67% totalmente vaccinati, quello meno è l’Alabama, 35% Chissà la differenza! Ah no…”
Il tutto per dimostrare la cara vecchia tesi leghista: che i vaccini non funzionerebbero o non sarebbero efficaci.
Già, peccato che i due grafici a confronto abbiano due scale completamente differenti, e quindi, per loro natura, semplicemente incomparabili.
La risposta – o sarebbe meglio da dire, la blastata epica – gliela dà il virologo Roberto Burioni, che sempre su Twitter riprende il tweet di Borghi e lo sbugiarda con una scioltezza quasi imbarazzante.
“Borghi, che da qualche giorno gioca a fare il virologo con scarso successo, non si è accorto che nel grafico di destra Vermont) la scala va da 0 a 300, in quello di sinistra {Alabama) va da 0 a 7500. Il vaccino funziona”.
Non è la prima volta che Borghi si avventura nell’accidentato mondo della virologia, brandendo e agitando studi, dati e documenti che, alla prova dei fatti, si rivelano o parziali o decontestualizzati o smentiti dalla comunità internazionale.
L’ultima volta, la più eclatante, accadde a PiazzaPulita, quando il “nostro” tentò di dare lezioni di epidemiologia nientemeno che ad Andrea Crisanti. Risultato? Anche lì respinto con perdite.
Ma Borghi un pregio ce l’ha: non si arrende mai. A costo di andare a sbattere contro un muro e farsi molto male. La coerenza, bisogna ammetterlo, non gli manca. Gli mancano solo quei venti o trent’anni di studi scientifici che non guastano quando provi a dare lezioni ai professori universitari nel loro campo, in casa loro.
(da NextQuotidiano)

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AFGHANISTAN: NEMICI A FASI ALTERNE

Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile

DAI MUJAHIDDIN FORAGGIATI CONTRO I SOVIETICI AGLI “STUDENTI DEL CORANO” FINO AI COLLOQUI DI PACE CON IL FEDELISSIMO DEL MULLAH OMAR

Il riconoscimento di un’autorità rivoluzionaria non è mai una questione semplice. Dopo che i bolscevichi presero il potere in Russia nel 1917, ci vollero anni prima che l’Unione Sovietica fosse riconosciuta dalle nazioni occidentali.
Gli Stati Uniti negarono il riconoscimento fino al 1933. Una domanda simile si pone ora a Kabul. Ma il periodo buio che attende l’Afghanistan sotto il dominio talebano non esclude la possibilità di costruire relazioni di livello internazionale, quelle che darebbero legittimità ai talebani ma forse contribuirebbero ad attutire il previsto colpo di frusta sulla società civile afghana.
I Paesi occidentali stanno tenendo duro o almeno fingono di farlo, perché certamente non si può lasciare il predominio di Cina e Russia – ben posizionate con i nuovi talebani a Kabul – in una regione così strategica. Dovrebbe prevalere una “realpolitik” – il capo degli Esteri della Ue Josep Borrell ha già dichiarato: “Sono loro che hanno vinto la guerra e con loro dobbiamo parlare” –. Alla Casa Bianca di Joe Biden forse è presto per parlarne – brucia ancora la ritirata stile Saigon da Kabul – ma potrebbe essere inevitabile. L’America ha le mani in pasta in Afghanistan da oltre 40 anni e non sarebbe certo la prima volta che “cambia” cavallo.
1979-1982
Gruppi di guerriglieri noti come mujahiddin organizzano un’opposizione e un jihad contro le forze d’invasione sovietiche. Gli Usa attraverso l’Arabia Saudita iniziano segretamente a incanalare armi ai mujaheddin dal Pakistan.
1983-1986
Il presidente Ronald Reagan accoglie i combattenti afghani alla Casa Bianca nel 1983 e il leader dei mujahiddin Yunus Khalis visita lo Studio Ovale nel 1987. La Cia, fornendo i missili antiaerei Stinger ai mujaheddin, cambia le sorti della guerra, permettendo loro di abbattere gli elicotteri da combattimento sovietici.
1988-1993
Gli accordi di pace di Ginevra sono firmati da Afghanistan, Unione Sovietica, Stati Uniti e Pakistan, e le forze sovietiche iniziano il loro ritiro il 15 febbraio 1989. L’Afghanistan precipita nel caos con i signori della guerra (e della droga) che si combattono senza tregua
1994
I talebani, studenti-guerrieri afghani ultraconservatori che emergono da gruppi di mujahiddin e seminari religiosi in Pakistan e Afghanistan, prendono il controllo di Kandahar, promettendo di ristabilire l’ordine e portare maggiore sicurezza. Impongono rapidamente la loro dura interpretazione dell’Islam sul territorio che controllano.
1996
I talebani conquistano Kabul. Solo tre Paesi riconoscono ufficialmente il regime: Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
1997
Appena un anno dopo però il gigante petrolifero statunitense Unocal ospita una delegazione di leader talebani, tra cui l’ex ministro degli Esteri Mullah Mohammad Gaus, negli uffici della compagnia a Houston, in Texas. Lo scopo della visita della delegazione – in cui hanno ricevuto un trattamento regale, incluso un viaggio vacanza al Monte Rushmore – era quello di firmare un accordo per costruire un gasdotto che sarebbe andato dal Turkmenistan attraverso l’Afghanistan fino al Pakistan e India. Per i talebani sul piatto 100 milioni di dollari l’anno.
2001
L’Alleanza del Nord, appoggiata dagli Stati Uniti, entra a Kabul il 13 novembre. I talebani fuggono a sud e il loro regime viene rovesciato. Dopo l’invasione americana dell’Afghanistan nel 2001, le autorità d’occupazione Usa nominano presidente Hamid Karzai, carica che ha ricoperto fino al 2014. Karzai è un membro della tribù Popalzai, la stessa tribù di Abdul Ghani Baradar, un tempo vice del mullah Omar (una celebre foto li ritrae insieme mentre stanno fuggendo in motocicletta) e ora leader dei nuovi talebani. Baradar venne catturato nel 2010 dagli americani e liberato nel 2018 per ordine di Donald Trump per portarlo al tavolo dei negoziati a Doha che gli Usa hanno tenuto con la leadership talebana nel 2020. È quasi impossibile tracciare le linee che separavano il governo corrotto di Karzai dai talebani, ma allo stesso tempo quei legami potrebbero aiutare oggi gli Stati Uniti a trovare canali per arrivare ai nuovi signori di Kabul. Perché ci sono in gioco immensi interessi economici. Gli Usa non solo hanno continuato a portare avanti l’idea del gasdotto dal Turkmenistan, ma l’hanno trasformata in un progetto di punta nel 2014 che potrebbe generare enormi profitti per l’Afghanistan, il Turkmenistan e le società americane che avrebbero dovuto costruirlo. Ancora più importante, il progetto è un modo per aggirare la pipeline degli ayatollah iraniani. I Paesi attraverso i quali dovrebbe passare – Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India – hanno firmato un accordo per costruire la pipeline a un costo stimato di 7,5 miliardi di dollari. La costruzione è iniziata nel 2015 e, sebbene gli Stati Uniti non siano partner nel finanziamento o nella costruzione, vedono il suo completamento come una mossa che potrebbe aiutare a riabilitare l’Afghanistan.
2013
L’Amministrazione Obama annuncia l’intenzione di avviare colloqui formali di pace con i talebani.
2020
Dopo due anni di trattative Stati Uniti e talebani firmano un accordo di pace a Doha, in Qatar, il 29 febbraio. È qui che i talebani acquisiscono la loro legittimità, quando sono riconosciuti dalla Casa Bianca di Donald Trump come partner nei colloqui diplomatici sul futuro dell’Afghanistan. La firma di quell’accordo – che prevedeva la liberazione di 5.000 talebani detenuti e la fine degli attacchi alle forze Usa in cambio del ritiro – è di fatto un certificato di legittimità.
Gli Stati Uniti non sono l’unica potenza che ha mantenuto canali aperti con il “nemico” talebano. Russia e Cina (che condivide con l’Afghanistan un delicato confine di 45 chilometri) quest’anno hanno ospitato rappresentanti del movimento e hanno tenuto e stanno tenendo – a Mosca, a Pechino e Kabul – colloqui sulla costruzione e il rafforzamento dei legami economici. Arabia Saudita, India, Pakistan ed Emirati Arabi Uniti hanno aiutato – economicamente e militarmente – i talebani nel corso di questi anni e ora sperano di raccogliere i frutti dei loro investimenti.
(da Il Fatto Quotidiano)

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IL LEADER DEI TALEBANI BARADAR E’ A KABUL

Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile

L’INVIATA DELLA CNN CLARISSA WARD LASCIA IL PAESE

“Non finisce con Kabul”. Le luci dei riflettori sono puntati sulla capitale ma ci sono evacuazioni in corso a Herat, Mashhad e in altre province.
Sono le parole di Kirsten Fontenrose, ex intelligence Usa e ora analista per il think tank americano Atlantic Council. Attori non governativi stanno assumendo un ruolo più importante per questioni di rapidità e a causa degli “ostacoli che il governo deve superare da un punto di vista di burocrazia e regolamenti”, dice Fontenrose.
Von der Leyen: “Nessun riconoscimento per i talebani”
“Chiedo a tutti i Paesi che hanno partecipato alla missione in Afghanistan, europei e non, di offrire abbastanza quote per i reinsediamenti e percorsi sicuri, in modo che si possa garantire rifugio a quanti ne hanno bisogno. Siamo pronti ad aiutare gli Stati membri dell’Ue” che accoglieranno. Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, annunciando che porrà il tema dei “reinsediamenti al G7”. “Abbiamo contatti operativi con i talebani. Dobbiamo discutere su come facilitare l’arrivo delle persone all’aeroporto di Kabul. Ma non ci sono colloqui politici, non c’è un loro riconoscimento”.
Ambasciata Usa: “Evitare aeroporto: rischio terrorismo
L’ambasciata Usa a Kabul avverte di “potenziali minacce alla sicurezza” fuori dall’aeroporto di Kabul. “Stiamo consigliando ai cittadini statunitensi di evitare di recarsi in aeroporto e di evitare gli ingressi dell’aeroporto in questo momento, a meno che non si ricevano istruzioni individuali da un rappresentante del governo degli Stati Uniti”, si legge nell’avviso.
Talebani: “Istituito un comitato per i media”
Lo ha scritto su Twitter il portavoce dell’Emirato, Zabihullah Mujahid. “Abbiamo creato un comitato tripartitico per i media. È formato da un membro della Commissione culturale, uno della Federazione dei giornalisti e da un rappresentante della Questura di Kabul”.
Il neonato sollevato sul filo spinato è tornato dal padre
Lo ha detto il portavoce del Pentagono John Kirby. Si è conclusa con un lieto fine la storia del neonato mostrato da un video che ha fatto il giro del mondo mentre viene sollevato oltre un muro ricoperto da filo spinato da un soldato americano, nella convulsa e caotica evacuazione. Secondo quanto riporta Al Jazeera, Kirby ha spiegato che ai marine era stato detto dei problemi di salute del piccolo e del fatto che necessitava di cure. “Il soldato lo ha portato in un ospedale norvegese che si trova all’aeroporto. Hanno curato il bambino e lo hanno poi restituito al padre”.
La lettera di una ragazza afghana ad Angelina Jolie
“Il popolo afghano non ha voce. Per questo pubblico su Instagram questa lettera per condividere le storie e le voci di chi si sta battendo per i suoi diritti”. Angelina Jolie ha postato sul suo profilo Instagram la lettera di una giovane afghana. “Prima che tornassero i talebani, avevamo i nostri diritti. Ora siamo di nuovo in prigione”.
Bbc da Kabul: “Migliaia di persone accampate davanti all’aeroporto”
Secunder Kermani, corrispondente dell’emittente britannica ha raccontato la situazione drammatico allo scalo della capitale. “Un interprete che ha lavorato per l’esercito britannico dice che il 90% delle persone che stanno qui, non hanno documenti regolari. Dice che è in strada da 4 giorni ed ‘molto, molto pericoloso'”. In migliaia sono accampati davanti al gate britannico e ancora di più davanti a quello controllato dagli americani. “Le persone non fanno altro che chiedere ‘come faccio a entrare? Come faccio a farmi rispondere da inglesi e americani?”
Nessun annuncio sul nuovo governo fino al 31 agosto
Lo scrive Associated Press. Il leader talebano è a Kabul per incontri governativi, ma fonti afghane vicine ai colloqui, hanno affermato che finché gli Usa non si ritireranno definitivamente, il 31 agosto, l’Emirato non farà alcuna dichiarazione sul nuovo governo.
La corrispondente Cnn lascia Kabul
Clarissa Ward era tra gli ultimi giornalisti sul posto. Corrispondente della Cnn, ha raccontato la caduta di Kabul, l’arrivo dei leader talebani e la tragedia dell’aeroporto. Ha lasciato il Paese con il suo team e 300 sfollati afghani. Lo ha annunciato su Twitter.
“La prima fatwa talebana: università di Herat, no a classi miste”
Così titola la notizia, l’agenzia di stampa afghana Khaama. Nella provincia occidentale di Herat è stato ordinato al governo e alle università private di impedire alle ragazze l’accesso alle classi miste. Dopo un incontro di tre ore con docenti universitari e responsabili di istituzioni private, il mullah Farid, responsabile dell’Emirato per l’istruzione superiore, ha avvertito che le classi miste devono essere abolite perchè “questo sistema è la radice di tutti i mali della società”.
Oscurati cinque siti online dei talebani. Anche chat WhatsApp
Cinque siti web talebani, strumenti chiave per trasmettere i messaggi degli estremisti fuori e dentro il Paese, sono improvvisamente andati offline. Lo scrive il Washington Post. Non è stato immediatamente chiaro chi o cosa abbia messo offline i siti talebani, sebbene tutti e cinque in precedenza fossero protetti da CloudFlare, una società con sede a San Francisco che aiuta i siti web a fornire contenuti e a difendersi dagli attacchi informatici. La società non ha risposto a una richiesta di commento sul fatto che stesse ancora proteggendo i siti talebani, che avevano versioni in pashtu, dari, arabo, urdu e inglese. Site Intelligence Group, che monitora l’estremismo online, ha detto che anche numerosi gruppi WhatsApp utilizzati dai talebani, venerdì sono stati chiusi.
La resistenza anti-talebana rivendica vittoria in tre province
Le forze di Anmad Shah Massud, figlio del generale Massud, leader della resistenza contro i talebani, guidate dal comandante Abdul Hameed Dadgar hanno annunciato la riconquista dei distretti di Pule Hisar, Deh Saleh e Banu nella provincia di Baghlan, a nord della capitale dell’Afghanistan. Secondo la reistenza, sarebbero stati uccisi almeno 20 talebani.
Atene erige barriera al confine con la Turchia
La Grecia ha innalzato una barriera lunga 40 km, dotata di sistema di sorveglianza, al confine con la Turchia, per contenere al massimo l’ondata di profughi dall’Afghanistan. “Non possiamo aspettare passivamente il possibile impatto”, ha detto ieri il ministro della Protezione dei cittadini, Michalis Chrisochoidis, durante una visita nella regione di Evros: “I nostri confini rimarranno inviolabili”. Atene ha ribadito che respingerà qualsiasi migrante che tenti di varcare il confine illegalmente.
Il fratello dell’ex presidente Ghani giura fedeltà all’Emirato
Lo scrive su Twitter Faran Jefrrey, analista e commentatore per il Regno Unito dal Pakistan. “Hashmat Ghani, fratello dell’ex presidente Ashraf Ghani, ha stretto alleanza con i talebani davanti a Khalil Haqqani (leader dell’omonima rete terroristica che affilia gli irriducibili del gruppo islamista, ndr)”.
Il mullah Baradar è arrivato a Kabul
Abdul Ghani Baradar,cofondatore dei talebani e capo dell’ufficio politico del movimento, è arrivato a Kabul. Lo riferiscono i media locali. Sarebbe arrivato ieri sera nella capitale da Kandahar insieme ad una delegazione di alto livello.
Il capo dell’ufficio politico del movimento, capo-negoziatore dei colloqui di Doha in Qatar, ha in agenda incontri per formare un nuovo governo. “Incontrerà altri leader e politici per un nuovo governo inclusivo”, ha detto un funzionariorio talebano all’Afp. Arrestato in Pakistan nel 2010, Baradar è rimasto in carcere fino al 2018, quando Washington ha spinto per liberarlo. Da allora, fino a martedì scorso, era in Qatar.
Ok da 13 Paesi per ospitare afghani a rischio
Sono 13 i Paesi che finora hanno accettato, almeno temporaneamente, di ospitare gli afghani a rischio evacuati dal Paese dopo il ritorno al potere dei talebani. Lo ha riferito il dipartimento di Stato americano in una nota, citando Albania, Canada, Colombia, Costa Rica, Cile, Kosovo, Macedonia del Nord, Messico, Polonia, Qatar, Rwanda, Ucraina e Uganda. Washington ha anche espresso un “ringraziamento speciale” ai “partner in tutto il mondo che sono stati fondamentali”, come Paesi di transito, nelle operazioni di evacuazione di “americani e altri” dall’Afghanistan; tra questi, Bahrain, Danimarca, Germania, Italia, Kazakistan, Kuwait, Qatar, Tagikistan, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Uzbekistan.
(da La Repubblica)

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LA FOTO DEL MARINE CHE CULLA UN BAMBINO E’ IL SIMBOLO DELL’EVACUAZIONE DELL’AFGHANISTAN

Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile

IL MARINE APPARTIENE ALLA 24ESIMA UNITA’ CHE HA SEDE NELLA CAROLINA DEL NORD

Una foto di un marine statunitense che tiene in braccio un neonato durante l’evacuazione di americani e civili afgani da Kabul è diventata virale mentre le evacuazioni continuano all’indomani della riconquista dell’Afghanistan da parte dei talebani cinque giorni fa.
L’immagine, condivisa su Twitter venerdì da Task and Purpose, un sito web di notizie militari, sembra mostrare un marine che calma un neonato e lo culla tra le braccia.
È stata scattata all’aeroporto internazionale di Kabul, da dove diverse migliaia di civili NATO e americani, oltre a rifugiati afgani che hanno lavorato con l’Occidente durante la “guerra al terrore”, sono stati evacuati nei giorni successivi al crollo del governo e delle forze armate afgane.
Sebbene non si sappia chi sia il bambino, si dice che il marine sia stato assegnato alla 24a unità di spedizione marina (MEU), che ha sede nella Carolina del Nord.
Decine di utenti di Twitter hanno ritwittato l’immagine, con uno che scrive che “I militari sono migliori di noi. Dio benedica tutti”. “Adoro lo sguardo sul suo viso, così premuroso”, ha aggiunto un altro. “Questa foto mi fa venire le lacrime agli occhi”.
(da agenzie)

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“NEI LORO OCCHI LA DISPERAZIONE”: A FIUMICINO I POLIZIOTTI ACCOLGONO I BAMBINI CHE ARRIVANO DA KABUL

Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile

IN DONO CAPPELLINI, ALBUM E MATITE COLORATE: LA GRANDE UMANITA’ DELLE NOSTRE FORZE DELL’ORDINE

Dopo l’aereo con 103 afghani evacuati dal Paese giunto ieri sera, poco prima delle 23 all’aeroporto di Fiumicino, è appena atterrato un altro velivolo militare proveniente dal Kuwait con 195 afghani, trasferiti ieri da Kabul grazie a un altro aereo C130J.
In attesa di definire le procedure di frontiera relative all’ingresso sul territorio nazionale, i poliziotti hanno accolto i piccoli distribuendo cappellini, album e matite colorate. Anche un poliziotto prestigiatore ha fatto compagnia ai bambini durante i momenti di attesa nell’aeroporto facendo ritrovare loro un sorriso. L’oggetto più ricercato il berretto della polizia.
“Abbiamo a bordo molti bambini e molte donne: nei loro occhi abbiamo visto la disperazione di lasciare le proprie case, il proprio paese ma sicuramente comprendono l’opportunità che gli viene fornita dall’Italia di trovare un futuro migliore e un nuovo inizio”.
E’ la testimonianza di un pilota di un 767 dell’Aeronautica militare impegnato nel ponte aereo dall’Afghanistan e l’Italia via Kuwait. Sul mezzo sono presenti 100 profughi.
(da agenzie)

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LA SICILIA HA TROVATO LA SOLUZIONE PER NON ANDARE IN ZONA GIALLA

Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile

DIMETTE I POSITIVI E RESTA BIANCA

Contrordine. Si resta tutti in bianco.
A quanto risulta da indiscrezioni di palazzo, i dati in possesso della Cabina di regia differirebbero di qualche decimale rispetto a quelli diffusi da Agenas, l’agenzia ministeriale per i servizi sanitari, secondo cui l’Isola avrebbe superato entrambe le soglie critiche di occupazione dei posti letto sia nei reparti ordinari (17%, limite del 15) che in quelli di terapia intensiva (10,2%, soglia al 10).
Questo nonostante la Sicilia anche ieri abbia registrato i dati più alti d’Italia, con 1.377 nuovi positivi e 16 morti. 724 i ricoverati, 23 in più rispetto al giorno precedente, mentre in terapia intensiva sono 83 i ricoverati, 3 in più rispetto a mercoledì.
La retrocessione in zona gialla, stando a quanto riporta livesicilia.it, potrebbe essere evitata anche grazie alla delibera “svuotareparti” firmata dal direttore del dipartimento regionale per la Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute Mario La Rocca datata 13 dicembre.
Il dirigente autorizza le aziende sanitarie siciliane a dimettere, anche se positivi al Covid, pazienti che non abbiano febbre da 48 ore, che abbiano una saturazione uguale o superiore a 92% o 90% per i cronici da almeno 48 ore, che non siano in ossigenoterapia, che siano emodinamicamente stabili e “autosufficienti nella gestione delle attività quotidiane”.
La cura del paziente dimesso, si legge sempre nella circolare, sarà affidata alle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziali della Regione.
Insomma, dopo l’aumento del numero di posti letto in terapia intensiva (da 730 a 762 in una settimana), l’ulteriore alleggerimento della pressione sul sistema sanitario siciliano potrebbe risparmiare all’Isola il giallo.
Ma cosa eviterebbero i siciliani? Ben poco.
Le regole della zona gialla prevedono solo il ritorno dell’obbligo di mascherina all’aperto e il divieto di tavolate superiori a quattro persone. Per il resto tutto uguale alla zona bianca.
(da agenzie)

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LA RISPOSTA EPICA DI MARIO TOZZI A CHI METTE IN DUBBIO LE SUE COMPETENZE

Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile

AVEVA RAGIONE ECO QUANDO HA DETTO CHE “I SOCIAL DANNO DIRITTO DI PAROLA A LEGIONI DI IMBECILLI”

Fare la domanda sbagliata al personaggio giusto, ma accusandolo (preventivamente) di non essere a conoscenza della risposta. Il divulgatore scientifico e noto volto della televisione Mario Tozzi, è stato accusato da un “utente X” sui social di non conoscere il significato del secondo principio della termodinamica.
Parole che rappresentano al meglio il pensiero espresso da Umberto Eco sui social network: “Danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. Per questo la risposta dell’esperto è da incidere nella storia.
“Se azzerassimo tutte le emissioni clima alteranti ora, se, in questo preciso istante, ogni processo di combustione di tutte le fonti fossili cessasse, ci vorrebbero 45 anni per far ritornare la temperatura dell’atmosfera ai livelli odierni. Che dite, ci diamo una mossa? Dico”, ha scritto Mario Tozzi su Twitter.
Ed è lì che interviene a gamba tesa “l’esperto” GiuZ73 (che ora ha il profilo “protetto” che non permette, se non a chi era già suo follower, di visualizzare quel che scrive e di interagire con lui).
“Scusi, ma lei il significato profondo del secondo principio della termodinamica lo conosce? Secondo me no”.
GiuZ73 – che nella sua bio Twitter scrive “I cavalli vincenti si vedono alla partenza. Io avrei scommesso tutto su di te… E avresti perso” – accusa Mario Tozzi di non conoscere uno dei principi fondamentali della termodinamica.
Ma è sicuro di quel che dice? L’esperto divulgatore scientifico, infatti, è “costretto” a rispondere sciorinando il suo curriculum: “No, ho solo una laurea in geologia, un dottorato in geofisica e una laurea illustre, oltre a essere primo ricercatore del CNR, mentre lei è GiuZ, vero?”.
E da lì, GiuZ73 si è “protetto” su Twitter.
(da NextQuotidiano)

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L’IMMUNOLOGO ABRIGNANI E’ PER L’OBBLIGO: “IL COVID SI BATTE SE VACCINI TUTTI”

Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile

“CON UNA PANDEMIA CHE IN ITALIA HA UCCISO 130.000 PERSONE ALLUCINANTE CHE CI SIA ANCORA CHI SI CHIEDE SE E’ OPPORTUNO VACCINARSI O MENO”

A fare il punto della situazione Sergio Abrignani, immunologo all’Università Statale di Milano e membro del Cts.
Abrignani sottolinea che “grazie ai vaccini non stiamo vivendo un’estate catastrofica”. La priorità ora è “cercare i 4,2 milioni di italiani over 50 che a oggi non sono vaccinati neppure con una dose. Circa 2 milioni sono over 60, che più spesso finiscono in ospedale e in terapia intensiva”.
Per riuscirci “proporrei l’obbligo vaccinale perché le malattie infettive le contieni quando vaccini tutti e lo abbiamo visto con la polio, il vaiolo e altre malattie. Mi chiedo come sia possibile che con una malattia infettiva come il Covid che ha rischiato di distruggere la nostra economia e solo in Italia ha ucciso 130 mila persone ci sia ancora chi si interroga se sia opportuno o no vaccinarsi”.
L’immunologo invita tutti a riflettere che “ormai i vaccini sono stati iniettati quasi a un miliardo di persone. Gli effetti collaterali sono studiati su vasta scala”. Detto questo, “non sappiamo che cosa succederà tra 20 anni, ma non esiste alcun vaccino che negli ultimi 50 anni abbia dato effetti avversi dopo decenni”.
Sappiamo inoltre che “i vaccini non proteggono al 100% e con la Delta circa un 30% di vaccinati può infettarsi, pur non sviluppando sintomi gravi”.
Per Abrignani, in altre parole, “i vaccini non sono perfetti, ma mitigano enormemente il rischio di subire conseguenze severe”.
Potrebbe rivelarsi necessaria la terza dose, contro cui si è espressa l’Oms, ”è probabile che ci arriveremo. Un richiamo serve per prolungare la memoria ha chi ha risposto bene e per aumentare la protezione a chi risponde poco al vaccino. Si dovrà iniziare con gli immunocompromessi, per poi pensare ai 19 milioni di over 60, più suscettibili alla malattia grave”.
(da agenzie)

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QUEI POSITIVI IN FUGA DAI TEST PER EVITARE LA QUARANTENA E POTER ANDARE IN VACANZA

Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile

SE SONO POSITIVI AL TEST RAPIDO IN FARMACIA STACCANO IL TELEFONO PER EVITARE QUELLO DI CONFERMA: “VOGLIONO ANDARE IN FERIE”

Danno falsi numeri di telefono e indirizzi inventati.
Sono contagiati, sì, ma le Asl non li trovano più dopo il primo test rapido. Perché la quarantena li costringerebbe a rinunciare alle vacanze.
E per questo non rispondono alle telefonate ed evitano il test del tampone. Sono i positivi in fuga dall’isolamento e il fenomeno è in continuo aumento.
Solo a Roma e provincia si contano 250 casi da inizio agosto. A Capri ne hanno contati 30. E altri episodi sono stati segnalati in Puglia, Abruzzo ed Emilia-Romagna. «Sono soprattutto persone che fanno il test rapido in farmacia e se sono positivi staccano il telefono per evitare di fare il molecolare di conferma», dice il direttore della Sisp della Asl 1 di Roma Enrico di Rosa al Messaggero.
Quando le Asl segnalano i loro nomi rischiano una sanzione amministrativa che va dai 400 ai 3.000 euro. Ma qualcuno è stato anche segnalato alla polizia e si è trovato gli agenti sotto casa.
Ma provano lo stesso a scansare la quarantena e andare in ferie, sperando di cavarsela con un «non lo sapevo». Visto che i regolamenti dicono che la positività si ufficializza solo con il test del tampone.
Sono 160 i casi contati soltanto nell’Asl Roma 3. A Capri dopo il test in farmacia ne sono spariti una trentina, 20 in Salento. «Chiamiamo le forze dell’ordine per segnalarli», dice Alberto Fedele, direttore della Prevenzione dell’Asl di Lecce. «Qualcuno al telefono ci ha anche risposto ma dal rumore si capiva che era al mare», aggiunge. E non aveva alcuna intenzione di tornare. Anche se nelle banche dati di alcune regioni – come la Puglia – i nomi dei positivi al test rapido rimangono.
A Rimini i casi si moltiplicano soprattutto tra i ragazzi: «Vogliono godersi le vacanze – dice il capo dell’Ufficio d’Igiene Franco Borgognoni – Le prime difficoltà nascono dal tracciamento: chiediamo ai positivi di fornire i nomi di chi hanno frequentato, spesso rispondono di non aver visto nessuno». Così coprono gli amici. E facilitano la circolazione del virus.
Ma c’è anche chi semplicemente fa finta di nulla. A Bologna l’azienda sanitaria locale ha scoperto che un turista positivo il giorno dopo il test se ne era andato a Firenze: alla fine l’ha trovato la polizia.
«Gli esiti degli esami in farmacia sono fuori dai radar. Chissà quanti sono i contagiati che non l’hanno detto a nessuno per non perdersi le vacanze», commenta il direttore dell’Unità Operativa di Epidemiologia dell’Asl Abruzzo 1 Enrico Giansante.
(da agenzie)

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