Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
E’ TORNATA A KABUL PER CONTINUARE IL SUO LAVORO DI CORRISPONDENTE: IERI NEL SERVIZIO IN ONDA LO SCONTRO CON UN TALEBANO DELLA BRIGATA BADRI’
Lucia Goracci, giornalista Rai. E’ la sua la voce che arriva dall’Afghanistan nel nostro paese, oltre ogni ragionevole dubbio il coraggio delle giornaliste italiane è inquantificabile.
Non facile buonismo, ma coraggio vero.
A raccontare i fatti afghani in Italia sono state due croniste, donne (con lei anche Cecilia Sala), in un paese che ha marcato il cambio di rotta proprio nel mutamento delle possibilità consentite al genere femminile. Tornate anni addietro in materia di diritti.
Goracci, inviata Rai, è tornata a Kabull da pochi giorni. Era andata via con l’ultimo volo degli italiani, ed ora è di nuovo in Afghanistan. Nel servizio andato in onda ieri su Rai 3 la cronista è ripresa mentre ingaggia un colloquio acceso con un militare talebano, una delle forze d’elite.
“Perchè non mi guarda in volto?” chiede l’inviata del servizio pubblico, dopo aver rivolto diverse domande alla guardia armata fino ai denti. Lui accaldato ed in mezzo alla gente con un fucile ben saldo tra le mani, ed una serie di ordigni legali sul corpo pronti ad essere utilizzati, risponde “Non mi è permesso guardare in faccia le donne”. E’ un membro della Brigata Badri, spiega Goracci, la divisione d’assalto che utilizza le armi americane.
Ha gli occhiali sul volto, non si sa bene dove stia guardando. Sarebbe bello se il suo sguardo fosse in camera, dove finirebbe negli occhi di migliaia di donne davanti allo schermo.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
ORA SERVE IL SI’ DEL SENATO
Dopo che il Senato ha autorizzato l’utilizzo di sei intercettazioni telefoniche
su 28, il gip di Napoli ha emesso un’ordinanza cautelare nei confronti di Luigi Cesaro, senatore di Forza Italia ed ex presidente della Provincia di Napoli: arresti domiciliari per il reato di concorso esterno nell’associazione camorristica capeggiata dal boss Pasquale Puca e attiva a Sant’Antimo, la città di origine del politico.
Per questa vicenda tre fratelli del senatore (Aniello, Antimo e Raffaele) sono già a giudizio. Secondo l’accusa i Cesaro, in qualità di imprenditori e Luigi anche di politico, agevolavano le attività illecite dei Puca. La misura cautelare ovviamente non può essere notificata prima dell’autorizzazione a procedere del Senato.
L’indagine
Quando scattarono le 59 misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta sugli intrecci tra politica, imprenditoria e camorra a Sant’Antimo, nel giugno del 2020, i pm di Napoli avevano chiesto l’arresto in carcere per il senatore di Forza Italia. Richiesta rinviata dal gip all’esito dell’autorizzazione per l’uso delle intercettazioni e trasformata in domiciliari. Aniello e Raffaele Cesaro, fratelli del parlamentare di Forza Italia, erano già stati arrestati nel 2017 nell’ambito dell’inchiesta sul Piano di insediamento produttivo (Pip) di Marano.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
“SALVINI E MELONI SBAGLIANO A FAR GUERRA ALLA SCIENZA”…. “IDEOLOGICAMENTE SONO UN LIBERALE DI CENTRODESTRA MA ADESSO NON MI SENTO RAPPRESENTATO”
In una lunga intervista rilasciata al Fatto Quotidiano oggi Matteo Bassetti, infettivologo dell’ospedale San Martino di Genova, racconta la sua guerra ai contro Covid-19 e parla anche di politica.
«Chi perde la grande opportunità di vaccinarsi è un coglione», esordisce Bassetti, che poi punta il dito contro chi, come Matteo Salvini e Giorgia Meloni, punta al voto dei No vax: «Il gioco non vale la candela. Ideologicamente io sono da quella parte, ma questa guerra contro la scienza mi fa sentire orfano. E come me tante persone di centrodestra» e rivela: «Sono un liberale, ho votato Forza Italia e pure Renzi quando era nel Pd».
Poi il dottore dice che le reazioni avverse al vaccino sono pochissime: «Poi sa, poco fa ero al telefono con una signora che soffre di fibrillazione atriale e insufficienza mitralica, dopo cinque giorni dal vaccino ha un problema elettrico al cuore. Mi dice “la seconda dose non la faccio”. Le dico: “Attenzione, con i suoi pregressi quel problema le poteva venire comunque”. Con 40 milioni di vaccinati è normale che possano esserci sovrapposizioni temporali tra eventi non collegati».
Per Bassetti il vaccino non è infallibile ma «se si ha paura degli effetti collaterali bisogna essere coerenti nella vita e non prenderne. A Udine un giorno mi venne uno con un’atrofia giallo acuta da iperdosaggio di tachipirina, è morto. MORTO. Quello che afferma “il vaccino è sperimentale”, poi magari si prende l’antibiotico scaduto dal cassetto del nonno o se gli si ammala la mamma di tumore al pancreas dice sì a qualsiasi cura sperimentale».
Infine, racconta una storia che gli «è rimasta addosso: prima ondata. Vengono da me due operatori tv, Paolo e Luca per un programma Mediaset. Qualche giorno dopo mi chiama uno dei due e mi dice ‘sto male’. Lo ricovero. Il secondo pure. Finiscono nella stessa stanza. Entrambi intubati. Uno mi torna indietro, l’altro, Paolo Micai, no. L’ho dovuto dire io a Luca. Sono ancora segnato».
(da Open)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
VOLEVANO SGANCIARE TRITOLO CON I DRONI SULLA CAMERA
Un panettiere, un custode, un’ex commessa, due operai, una cuoca. E una
disoccupata di 51 anni in passato vicina agli indipendentisti veneti e a cui era stato revocato il porto d’armi per problemi psichiatrici.
Questo è l’identikit di alcuni dei “Guerrieri” No vax che ieri sono finiti in una retata dell’antiterrorismo e della polizia postale.
Perché in una chat su Telegram minacciavano di far saltare i furgoni delle televisioni con le molotov o di far esplodere il Parlamento usando dei droni.
Non si tratterebbe però di un progetto ma di farneticazioni, definite dagli inquirenti puro odio delirante. «Radere al suolo il Parlamento con tutti loro dentro – si legge nelle chat – basta un piccolo drone pilotato a distanza da uno dei tetti di Roma… un 500 grammi di tritolo e lo lasci cadere durante la seduta… e non rimarrebbero tracce».
E ancora, sulla ricerca spasmodica di armi: «I lacrimogeni vedo di procurarmeli io – scriveva un indagato – in un’armeria ho visto che sono di libera vendita. La pistola che spara il peperoncino si chiama Whalter PEP. È più precisa e meno dispersiva della bomboletta di spray classico. Ha una gittata fino a sei metri. Se anche i poliziotti hanno i caschi, basta un piccolo spruzzo che passa sotto la visiera e sono fottuti. Accecati per almeno mezzora».
Repubblica racconta oggi che l’istigatore numero uno dei “guerrieri”, riuniti sotto il simbolo della doppia V rossa dentro un cerchio (che sta per warriors, ma richiama anche V per Vendetta), è un 46enne milanese, Tommaso, che di mestiere fa il custode in un palazzo. È lui ad aver creato e amministrato il gruppo Telegram, ora chiuso, dove incitava alla ribellione violenta e all’uso delle armi.
A casa sua sono stati trovati due tirapugni, lui stesso aveva messo le foto sui social pochi giorni fa, «il mio nuovo giocattolo». Da usare nelle piazze «perché non dobbiamo solo scrivere, ma fare qualcosa». Il 46enne pensava di comprare un tirapugni in armeria, ma al terzo rifiuto lo acquista «dagli zingari, quelli hanno tutto», scrive sul web.
L’altro amministratore del gruppo è milanese dell’hinterland, Francesco, 34 anni, operaio metalmeccanico. Da tempo la sua famiglia era molto preoccupata perché viveva solo su Internet, in un mondo virtuale parallelo.
Sui suoi social comparivano manifesti con svastiche barrate e la scritta «No alla dittatura sanitaria», e incitava per lo più alla distruzione dei ripetitori 5G.
Insieme a loro c’era anche Stefano, 53enne bergamasco, operaio, con un regolare porto d’armi e due pistole a casa. Nelle chat diceva di avere «dei gingilli a lungo raggio da provare». Mentre David, 45 anni, proprietario di un bar a Roma, incitava ad «azioni violente» e sul suo profilo Facebook ci sono scritte «No mask no Vax no green pass».
E ancora: a casa di Stefano, 33 anni, panettiere di Reggio Emilia sono stati trovati manganelli, una katana e spray al peperoncino.
Infine le tre donne del gruppo. Ilaria, 43 anni, romana, ex commessa in un grande magazzino ora disoccupata; Lara, veneziana, 51 anni, è la simpatizzante secessionista: aveva un porto d’armi regolare ma nel 2019 le è stato revocato per ragioni di salute mentale. Infine ecco Sandra, padovana, 53 anni: lavora in una mensa aziendale e voleva tirare letame e uova addosso a Roberto Speranza in un appuntamento pubblico a Padova, il 2 settembre, al quale però il ministro ha dato forfait.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
BULGARIA, POLONIA E UNGHERIA I PAESI EUROPEI CON IL MINOR NUMERO DI VACCINATI
Il fronte anti-vaccino in Europa è composto da elementi radicali che si rifanno all’ultradestra e ai Gilet Gialli oltre che ai complottisti seguaci di Qanon nel Vecchio Continente.
Lo raccontano i risultati di un sondaggio di Eurobarometro, secondo il quale il ruolo dell’Ue nelle politiche di vaccinazione messe in atto dagli Stati membri è considerato positivamente dal 64 per cento degli europei e dal 69 per cento degli italiani.
Intanto dalla rivelazione arriva un netto segnale positivo rispetto alla campagna di vaccinazione europea e al green pass.
Per quel che riguarda la sicurezza dei vaccini, il 72 per cento degli europei, il 77 per cento in Italia, si dichiara completamente d’accordo e tendenzialmente d’accordo con il principio secondo cui i benefici superino i potenziali rischi.
E la vaccinazione è considerata un dovere civico dal 67 per cento degli europei e dal 76 per cento degli italiani.
Ma, spiega oggi Repubblica, ci sono anche i No vax. E c’è un filo nero che unisce questi gruppi a quelli neopopulisti e ai sovranisti dell’est Europa. E che arriva ai cospirazionisti americani che attraverso il gruppo “Qanon” si sono fatti largo nel Vecchio Continente.
In Italia le proteste più violente fanno spesso perno su Forza Nuova e si legano alle accondiscendenze di chi attribuisce al certificato un valore illiberale. Ma spesso i movimenti “no Euro”, poi, si sono convertiti ai “No Vax”. Ma anche in Germania l’estrema destra si sta saldando ai gruppi cospirazionisti. L’anello di congiunzione è il gruppo Reichsburger.
In Francia invece i vecchi Gilet gialli si stanno convertendo al “Novaxismo”. Tra questi Maxime Nicole e Florian Filippot, ex braccio destro di Marine Le Pen.
In Gran Bretagna il gruppo “Saveourrights” ha collezionato almeno 16 mila follower su Telegram. Dove si fa sentire la voce dei cospirazionisti americani.
Poi ci sono le nazioni dove il vaccino non è visto come un dovere civico.
La peggiore è la Bulgaria, dove solo il 38% lo ritiene un dovere. Ci sono poi la Slovenia (40%), la Slovacchia (44%) e l’Ungheria (52%).
L’Italia è nelle prime posizioni con il 76%. E la Bulgaria guida la classifica del minor numero di vaccinati (22%), insieme a Polonia (60%) e Ungheria (68%).
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
LIVELLO DI ATTENZIONE ALTO PER IL TIMORE DI AZIONI ARMATE DI CANI SCIOLTI
Figure di basso profilo e, almeno per il momento, nessun contatto strutturato
con esponenti di frange estremiste. Ma con le armi non si scherza.
Se il volto del movimento No Vax è quello degli otto indagati dalla Procura di Milano il timore reale che la loro attività – come scrivono i magistrati – sia in grado di «mutare o condizionare la politica governativa e istituzionale in tema di campagna vaccinale» è assai contenuto.
Al Viminale non si respira aria di grande preoccupazione in vista dell’annunciato weekend di manifestazioni a Roma contro il Green Pass che avrebbero dovuto essere teatro delle azioni violente de “I guerrieri”.
Così come accaduto alla vigilia dell’1 settembre quando si temeva l’assalto alle stazioni ( poi rivelatosi un grande flop) del popolo No Vax, le forze dell’ordine sono già pronte al ferreo controllo del territorio.
E però, quando si parla di armi ( e le armi le hanno trovate) le cose cambiano.
E la parola d’ordine diventa prevenzione perchè in una massa di gente variegata che si muove dietro le sigle più diverse, accesa e istigata dai leoni da tastiera sui social e sulle chat ma senza soggetti che la governano e che conoscono le regole di ingaggio, qualcuno si può anche fare male.
Soprattutto se – come accade a Roma – frange di estremistri di destra ( Forza Nuova) ne approfittano per riacquisire legittimità e assumono il comando della piazza.
Questa la valutazione del Comitato di analisi strategica antiterrorismo che ieri si è riunito al Viminale.
«La nostra stella polare è la prevenzione, il nostro compito anticipare la soglia di intervento dove possono esserci situazioni di rischio. Ed è quello che abbiamo fatto intervenendo chirurgicamente quando abbiamo colto una minaccia effettiva da parte di un gruppo che sembrava avere un discreto indice di pericolosità – dice Diego Parente, direttore centrale della Polizia di prevenzione – La fotografia che emerge dall’attività approfondita sul web della Polizia postale e dalla nostra osservazione sul territorio è quella di un movimento in cui potrebbero annidarsi soggetti pericolosi in grado di innescare dinamiche che possono generare rischi per la sicurezza».
La valutazione del movimento di protesta è comune: cani sciolti non in grado di provocare un turbamento alla sicurezza nazionale. La questione, però, non è quello che sono. Ma quello che potrebbero diventare.
Da un lato esiste il timore che possano fondersi con movimenti politici che hanno l’obiettivo di destabilizzare. Ci sono i movimenti anarchici ma soprattutto esponenti dell’estrema destra, che hanno intenzione di sfruttare il movimento no Vax per portare la gente in piazza.
E’ uno spartito giò visto: lo hanno fatto con gli ultras. E’ accaduto lo scorso anno con chi protestava per le chiusure. Sta succedendo ora con i vaccini.
Il ruolo del leader di Forza Nuova di Roma, Giuliano Castellino ( la cui casa è stata perquisita dalla Digos), è molto esemplificativo: allo stadio con il Green Pass. In piazza contro il Green Pass.
Il secondo punto di fragilità riguarda i “lupi solitari”. Esiste un rischio che qualcuno decida di passare autonomamente dalle parole ai fatti. Il richiamo all’uso delle armi, le molotov, l’indirizzo di casa dei politici, l’appuntamento di Speranza, sono campanelli che sono suonati nella testa degli investigatori. Ecco perché si è deciso di procedere subito con le perquisizioni ed è possibile che accade ancora nei prossimi giorni. «Nessuna sottovalutazione».
Un ultimo elemento. A Roma soprattutto, ma anche in altre procure di Italia, da qualche giorno stanno arrivando denunce fotocopia contro Draghi per la decisione di imporre il Green Pass. Sono denunce identiche, figlie di un prestampato.
Come era successo con Conte quando decise le restrizioni. Tutto fu archiviato. Ma le denunce sono uguali. Dunque c’è qualcuno che muove i fili. Non c’è da essere preoccupati. Ma molto attenti.
La procura nazionale antiterrorismo segue con attenzione quanto sta accadendo in queste ore. «Mi fanno spesso una domanda: perché in Italia non c’è mai stato un attentato in questi anni? La mia risposta è sempre la stessa. Perché le nostre forze di Polizia sono le migliori in tema di prevenzione – ragiona il procuratore nazione, Federico Cafiero de Raho – Questo è un momento delicato per il nostro Paese. E, per questo, la parola prevenzione è quella cruciale anche per capire cosa sta accadendo in queste ore: dobbiamo muoverci in anticipo per fare capire a queste persone che lo Stato non scherza. E che non tollererà alcuna violazione della legge, mettendo a repentaglio la salute dei cittadini».
(da La Repubblica)
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Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
DEVE GESTIRE LA CRISI DEL SALVINISMO, DOSANDO GLI INTERVENTI PER NON SPACCARE LA LEGA
La curiosità è legittima: “Quale è l’umore di Mario Draghi, l’uomo chiamato a salvare l’Italia dopo il crack dei partiti, vaccinarla, dotarla di un piano per far arrivare parecchi denari dall’Europa, abituato a una visione razionale dei problemi e altrettanto razionale delle soluzioni, e ora, dopo aver spiegato come la pensa sui vaccini con decisionismo (più o meno come Biden), costretto alla politica del step by step per contenere le intemperanze di Salvini, prima contrario alla mascherina che poi ha indossato, riottoso sul vaccino che poi si è inoculato, contrario al Green Pass che poi ha accettato, contrario all’estensione che sarà costretto a digerire sia pur a fatica?”.
Dopo un giro di telefonate a fonti informate, il cronista registra un certo disappunto a palazzo Chigi verso il leader leghista non dissimile da quello registrato verso Conte ai tempi dell’altrettanto faticosa trattativa sulla giustizia e sulla prescrizione: anche in quel caso ci fu una minaccia di voto contrario, una mediazione d’antan, poi l’epilogo possibile nelle condizioni date.
E il disappunto si comprende, perché la pandemia è la pandemia, ha i suoi tempi che non coincidono con quelli della politica, i sondaggi, le amministrative, per cui è chiaro che Salvini gioca ad allungare i tempi, scontando una seria emorragia di voti a destra. Ecco, i tempi: in discussione non c’è il “se”, perché lì si arriverà, all’estensione ai lavoratori, ma il quando.
Incassata la scuola, la road map di palazzo Chigi prevede che “la prossima, o al massimo quella successiva, sarà approvato su statali e altre categorie di lavoratori”.
Il punto riguarda la gestione della crisi politica della Lega, che ha costretto Draghi a misurarsi su un terreno del tutto nuovo, quello della politica con i suoi rapporti di forza e le sue fasi di metabolizzazione.
E a pagare questo realismo con un percorso, che non è indolore, di parcellizzazione dei provvedimenti – prima questo, poi quell’altro – che alimenta conflitti e, con essi, il rischio di ingenerare confusione.
Insomma, quel che sta accadendo dentro la Lega è vissuto come un problema da gestire. Salvini, che ogni tanto si diletta a rendere pubbliche le telefonate col premier per esigenze comunicative, sa benissimo quale sarà il punto di caduta, perché i contatti con palazzo Chigi sono frequenti. Sa bene che lì si arriverà.
E sa bene che il premier può concedere un po’ di tempo, ma non può, e non vuole, mettere in discussione la ratio di un provvedimento che rappresenta l’asse portante della politica di contrasto alla pandemia del governo.
Altre volte è successo che i congressi dei partiti si sono scaricati sulla quotidianità dei governi. Stavolta sono le contraddizioni della Lega a riversarsi sull’esecutivo.
Detta in modo un po’ brutale, il titolo di questa storia non è “la trattativa Draghi-Salvini”, ma “Draghi e la crisi della Lega”, di cui le intemperanze salviniane sono l’epifenomeno.
Era prevedibile che un governo che rappresenta la negazione di alcuni cardini identitari del salvinismo – l’europeismo, lo scientismo nel contrasto alla pandemia – ne facesse esplodere le contraddizioni, ed è quel che sta accadendo.
Gli industriali del Nord sono favorevoli all’obbligo vaccinale, i governatori leghisti mostrano il Green pass a favore di telecamere, i gruppi parlamentari sono divisi. Raccontano fonti leghiste che proprio questi equilibri interni hanno costretto Salvini a votare oggi sì al Green Pass pur essendo tentato fino all’ultimo dall’idea dell’astensione.
È una situazione di tensione permanente: il partito è diviso, la Meloni ha superato la Lega in termini di voti, Salvini trasmette il nervosismo di chi non ha il controllo della situazione: gira come una trottola, è in costante diretta facebook, dà l’idea di un affannoso inseguimento degli eventi.
È uno, per dirla con le fonti interpellate, che “ha sbagliato posizione” dicendo no al Green Pass e ora “fa fatica a ricollocarsi”, anche per una certa testardaggine personale e perché culturalmente incline più al sovranismo che al pragmatismo operoso della Lega del Nord.
E quindi? E quindi è chiaro che non si può andare col machete nella cristalleria leghista, perché avrebbe l’effetto di aumentare l’instabilità, non di ridurla.
Ma poi si tira una riga perché “è inverosimile che voti contro”, nella misura in cui votare contro il Green Pass significherebbe uscire dal governo e sfasciare la Lega.
Ed è il primo a non poterselo permettere, perché non lo reggerebbe.
Dicevamo, la politica e i rapporti di forza: Draghi ha bisogno di Salvini, per tutta una serie di ragioni, ma forse il bisogno che Salvini ha di Draghi è maggiore.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
IL TENTATIVO DI MOSTRARSI MODERATA DI FATTO FAVORISCE ERIC ZEMMOUR, IL GIORNALISTA CONDANNATO PER RAZZISMO, CHE I SONDAGGI DANNO AL 7%, TUTTI VOTI SOTTRATTI AL RN
Quando fu composta, nel 1792, la Marsigliese era un canto rivoluzionario,
scritto in un periodo di profondo mutamento per la Francia e l’Europa intera. E forse è proprio per il suo carattere sovversivo, più che per il suo significato patriottico, che Marine Le Pen ha deciso di prenderne un verso e utilizzarlo come slogan per la terza corsa presidenziale della sua carriera.
“Libertà, libertà care” è la frase che campeggia sul manifesto ufficiale svelato in anteprima da Le Figaro. Un motto che accompagnerà la leader dell’estrema destra nella sua ennesima rivoluzione, come dimostra anche l’immagine scelta.
Le Pen appare sorridente, su uno sfondo verde, con lo slogan bene in vista.
Via la fiamma, via le tinte blu utilizzate fino ad oggi e, soprattutto, via il nome del Rassemblement National (Rn).
Il partito scompare, resta la leader, da sola con lo slogan. In quella che molto probabilmente sarà la sua ultima competizione presidenziale, Marine Le Pen continua la mutazione iniziata all’indomani della sua investitura a presidente del partito, nel 2011, quando prese dalle mani del padre Jean-Marie le redini dell’allora Front National. Un’eredità pesante da gestire.
Le posizioni violente, negazioniste e antisemite del “vecchio leone” erano insostenibili nel progetto di conquista dell’Eliseo.
Marine negli anni ha lavorato sui toni, sull’immagine e sul programma, fino a cambiare nome alla creatura fondata dal padre. Una “dédiabolisation” passata per diversi momenti, come quello della lotta all’Unione europea, spauracchio abbandonato dopo la batosta alle ultime presidenziali. Ma il ripulisti non è finito.
“Le Pen ha capito da tempo che il Rn faceva paura”, spiega all’HuffPost Jean-Yves Camus, politologo esperto di populismi ed estrema destra, co-direttore dell’Osservatorio della fondazione Jean-Jaurès di Parigi. “Lei stessa è una personalità, e lo si vede in tutti i sondaggi, giudicata divisiva dai francesi”, afferma l’esperto.
“Da qualche tempo insiste molto sulla sua volontà di riunire per attirare più gente possibile, non solo di destra, verso il suo partito”, sostiene Camus. Quale frase migliore, quindi, se non quella dell’inno nazionale? Se poi si sceglie un passaggio in cui si parla di libertà, ancora meglio.
Nell’ultimo step del suo progetto, Le Pen mischia le carte, si mostra aperta e flessibile.
In un’intervista rilasciata a Le Figaro propone di nazionalizzare le autostrade (idea già avanzata dal candidato di sinistra Arnaud Montebourg) e privatizzare la televisione pubblica. “Questo vuol dire che non determino la qualità di una misura in base al suo colore politico. Ecco due proposte che lo dimostrano”, dice lei.
Ma il tentativo di superare la contrapposizione destra-sinistra è stato già tentato da molti negli ultimi anni. Tra questi anche il suo avversario numero uno: il presidente Emmanuel Macron. Sebbene ultimamente abbia applicato alla sua politica una brusca sterzata a destra, Macron nel 2017 è arrivato all’Eliseo con la promessa di superare uno schema politico giudicato ormai ammuffito. Marine Le Pen starebbe quindi copiando il suo rivale?
“Il presidente – secondo Camus – è un prodotto dell’alta amministrazione francese. Per lui le buone soluzioni sono quelle efficaci, indipendentemente dal loro colore politico. Le Pen è differente. Vuole una voce capace di andare oltre la destra e la sinistra. Un progetto che in realtà rappresenta una vecchia ossessione dell’estrema destra francese”.
Ma sulla sua strada Le Pen rischia di essere travolta proprio da un suo ex sostenitore. Il giornalista e opinionista ultraconservatore Eric Zemmour sembra essere sempre più vicino ad annunciare la sua discesa in campo per le elezioni del prossimo anno, sebbene i sondaggi lo diano a circa il 7%.
Un’ipotesi giudicata ormai talmente probabile che il Consiglio superiore dell’audiovisivo (Csa), organo responsabile del pluralismo dell’informazione, ha chiesto ai media nazionali di “dedurre” il tempo degli interventi di Zemmour “quando si esprime sul dibattito politico nazionale” visto che ormai ne è diventato un “attore”. Una “censura”, secondo il diretto interessato, che su questo punto viene sostenuto dal Rn, sebbene sia sempre più preoccupato da una sua candidatura, come ha confessato questa mattina a BfmTv Louis Aliot: Preferirei che tra i due “ci fosse un accordo”.
Secondo Camus, “l’arrivo di Zemmour nella corsa all’Eliseo potrebbe spingere Le Pen ad accelerare la normalizzazione del suo partito”.
Conosciuto per le sue posizioni anti-Islam e anti-immigrazione, che nel corso degli anni gli sono valse diverse condanne, Zemmour si andrebbe a posizione alla destra della Le Pen. Le differenze tra i due ci sono, almeno sulla carta.
“La presidente del Rassemblement National vuole bloccare l’immigrazione e ha posizioni forti sull’Islam, ma a differenza dell’opinionista non lo ritiene incompatibile con l’essere un cittadino francese”, afferma Camus.
Le divergenze riguardano anche i toni. “Zemmour dà un’immagine estremamente negativa della Francia, è un pessimista, continua a parlare solo del declino francese. Le Pen sviluppa invece un discorso molto più costruttivo e ha una visione molto meno tragica della situazione del paese”.
Domenica Le Pen consegnerà il partito al suo delfino, Jordan Bardella, per dedicarsi interamente alla campagna elettorale. L’ultimo passo prima dello sprinti finale verso l’Eliseo. L’ultimo tentativo con poche speranze.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
DEVE SCONTARE UN ANNO PER REATI SOCIETARI… IMBARAZZO DEL PARTITO CHE LO AVEVA PRESENTATO BEN SAPENDO LA SUA SITUAZIONE GIUDIZIARIA… E’ IL QUARTO CASO A LATINA DI CONDANNE PER ESPONENTI DI FDI
Travolto da una condanna per reati societari, si ritira dalla competizione elettorale, Andrea Marchiella candidato con Zaccheo nella lista di Fratelli D’Italia, capogruppo uscente dello stesso partito.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso che aveva presentato contro la condanna per una vicenda del 2011 che lo aveva visto giudicato colpevole in primo grado già nel 2018. L’esponente politico ha ora chiesto l’affidamento ai servizi sociali per scontare la pena ad un anno.
Un fatto che imbarazza Fratelli d’Italia che si presenta come la lista che, secondo sondaggi e pronostici, è candidata ad essere la più forte a Latina in termini di consensi nelle urne elettorali.
E non che non sia un partito che, a Latina, abbia dovuto scontare la presenza di personaggi ingombranti sotto il profilo di indagini e inchieste: su tutti, l’ex sindaco Giovanni Di Giorgi e l’ex deputato e assessore Pasquale Maietta.
Di recente, peraltro, anche la vicenda di un altro esponente di punta del partito locale di Giorgia Meloni: l’avvocato Luigi Pescuma coinvolto in episodio di un certificato medico falso a favore di un suo cliente.
Oggi, tra i candidati al Consiglio Comunale anche colui che ha ricoperto e ricopre tuttora il ruolo di Capogruppo per Fratelli d’Italia a Piazza del Popolo tra i banchi dell’opposizione: per l’appunto Andrea Marchiella.
Per il consigliere comunale di Borgo Montello, la condanna in primo grado risale al 2018 quando il Tribunale di Latina lo condannò a un anno e sei mesi per un reato di natura tributaria. Come commissario liquidatore di una società basata a Fondi, Marchiella, secondo la sentenza di condanna, ha nascosto e distrutto le scritture contabili.
Due anni dopo, a novembre 2020, la Corte d’Appello di Roma ha confermato la condanna riducendola di sei mesi, ridotta dalla prescrizione: un anno. Al che Marchiella ha presentato ricorso in Cassazione i cui giudici hanno ritenuto inammissibile confermando a loro volta la condanna a un anno.
Marchiella, molto noto a Borgo Montello e impegnato nel mondo del calcio e dell’associazionismo, è ed è stato amministratore di diverse società.
Considerato un fedelissimo del Senatore Nicola Calandrini, il consigliere comunale, in corsa con Fratelli d’Italia per il bis a Piazza del Popolo, con qualche velleità per la futuribile Giunta Zaccheo, ha dichiarato dalle colonne de Il Messaggero edizione Latina di aver commesso, in merito a tale condanna, “un errore di gioventù“.
Dal canto loro i giudici di Cassazione hanno scritto in sentenza che “la Corte di Roma (ndr: Corte d’Appello) ha evidenziato che l’occultamento e la distruzione di scritture contabili di cui è obbligatoria la conservazione non è condotta che si è esaurita durante la fase di ordinaria attività della compagine societaria della quale è stato commissario liquidatore, ma è proseguita anche in relazione alla fase di liquidazione, per la quale deve, evidentemente, rispondere il Marchiella data la qualifica dal medesimo rivestita“.
Inoltre, la Cassazione ha negato la sospensione condizionale della pena per cui, con probabilità, il consigliere comunale dovrà scontarla ai servizi sociali.
(da agenzie)
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