Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile
“VI SEMBRA NORMALE CHE UN VICE-PREMIER CON DELEGA AI TRASPORTI NEI GIORNI DELL’INCIDENTE FERROVIARIO A BRANDIZZO SIA AL FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA E A MONZA?”
Per una volta Matteo Renzi l’ha detta giusta: “Vi sembra
normale che il vicepremier con la delega ai Trasporti nei giorni dell’incidente ferroviario a Brandizzo sia al Festival del cinema di Venezia e a Monza e non in Piemonte?”.
Infatti non c’è normalità, ma incredulità nell’apprendere che il vicepremier in questione, Matteo Salvini, a poche ore dalla strage dei cinque operai sfilava sul red carpet con Francesca Verdini, “sotto i flash dei fotografi”.
Immortalato mentre mano nella mano bacia la fidanzata, lui tutto tronfio in smoking e lei radiosa in abito da sera. A questo punto uno pensa che il ministro abbia tutto il tempo per rimediare sia pure in ritardo a un comportamento insultante.
Potrebbe rientrare in hotel, slacciarsi il papillon nero di raso e correre con la scorta a posare un fiore su quelle rotaie.
E invece lui avrà pensato di essersi sdebitato con quei poveri morti, con quell’inconveniente che rischiava di guastargli il trionfante weekend bofonchiando un “andrò fino in fondo”.
Abbastanza incomprensibile visto che lui non è la Procura di Vercelli e che l’indagine interna alle Ferrovie era già avviata (a meno che non fosse un lapsus, l’inconscia ammissione che “fino in fondo” ci stava andando definitivamente la sua reputazione).
Passano i giorni – intanto a Brandizzo dopo Sergio Mattarella hanno portato il cordoglio del governo i ministri Zangrillo e Calderone, ma Salvini il tempo per un atto di pietà non lo trova proprio. Perché, ragazzi, c’è Monza, l’Autodromo, la Formula Uno ed eccolo in un’altra immancabile passerella che dà come una carezza alla gomma di una Ferrari. E mentre posa, tutto tronfio, per fotografi e telecamere sembra dirci: io sono Salvini e voi no (per fortuna).
Nel cercare, invano, in Rete qualcosa che corregga, che smentisca tanta tristezza leggiamo il commento di un’attrice, Ornella Muti e di sua figlia Naike: “I ministri dovrebbero fare i ministri e non sfilare sui tappeti rossi”.
Giusto, ma anche sbagliato visto che ci sono ministri che si fanno nominare ministri proprio per poi pavoneggiarsi a Venezia, a Monza, allo stadio Olimpico, al Premio Strega e in ogni altra location dove sfoggiare la combinazione smoking&spocchia.
Da notare, infine, che nell’orgia di talk che ha preso a imperversare con l’arrivo delle prime piogge, non un maestro di giornalismo che si sia soffermato su tanta ignominia. Magari soltanto per chiedere se, ogni tanto, a Salvini può capitare di vergognarsi di Salvini (interrogativo che facciamo nostro).
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile
E’ ESPRESSIONE DI UN MONDO CHE NON PUO’ NE’ SCONFESSARE, NE’ DIFENDERE APERTAMENTE, PENA LA PERDITA DI VOTI O DI IMMAGINE
A megghiu parola è chidda ca ‘un si dici. Così recita un proverbio siciliano il cui significato è di facile comprensione: la parola migliore è quella che non si dice.
È un invito alla prudenza perché spesso il silenzio è più efficace delle parole che sanno essere lame affilate e taglienti, e perciò possono essere pericolose.
È su questa base culturale che è nata l’omertà mafiosa che è un vincolo e un obbligo assoluto a non parlare. Ho pensato a tutto ciò quando ho visto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni tenere la bocca chiusa in diverse e importanti occasioni. Ripercorriamone alcune.
Quando si trattò di occuparsi della strage di Bologna dell’agosto 1980 Meloni parlò di terrorismo ma evitò di pronunciare la parola fascista che è la qualifica che storici e magistrati attribuiscono a quella orrenda strage che causò il numero più elevato di vittime innocenti di tutte le stragi dell’Italia repubblicana sia di matrice eversiva nate sotto l’ombrello della strategia della tensione sia di matrice mafiosa. Meloni ritenne prudente non fare uscire dalla bocca quella parola.
Altro episodio è quello delle dichiarazioni dell’ex responsabile della comunicazione della regione Lazio, Marcello De Angelis, che proprio sulla strage di Bologna assolse Fioravanti, Mambro e Ciavardini. De Angelis non è stato muto, anzi! Ha parlato, ha parlato troppo e ha parlato a sproposito. Alla loquacità di un simile personaggio, che non è certo uno sconosciuto essendo stato parlamentare per due legislature, ha fatto da controcanto il silenzio di Meloni che è stata zitta per tutto il periodo delle polemiche che sono rimbalzate su giornali e tv per giorni e giorni.
IL LIBRO DI VANNACCI
Poi è arrivato il libro scritto dal generale Roberto Vannacci con le sue posizioni da tutti ritenute omofobe, razziste e contro persone omosessuali. Uno scritto controverso con giudizi sprezzanti, banali e molto discutibili che ha indotto il ministro della Difesa Crosetto, tra i fondatori di Fratelli d’Italia, a intervenire. Ne è nata una polemica pubblica che ha spinto altri ministri e dirigenti di FdI a polemizzare con Crosetto. Ha parlato persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con parole pacate ma nette e inequivocabili.
Meloni è stata zitta anche quando è andata a Caivano. Ha fatto un monologo e non ha accettato domande temendo che qualcuno le chiedesse conto di quanto pochi giorni prima aveva detto il suo compagno, Andrea Giambruno, che ha pronunciato parole inqualificabili. Meloni non poteva commentarle.
In quale veste avrebbe dovuto farlo? Di compagna? Di leader di FdI? O di presidente del Consiglio? E ancora una volta ha scelto di stare muta. A questo punto una domanda è ineludibile: perché sta zitta quando s’affrontano certi temi? La risposta è semplice: perché non può fare diversamente. Tutto il suo ambiente di riferimento è vissuto come in un mondo parallelo, inventato.
Un ambiente molto particolare che non ha mai fatto i conti con il fascismo. Che vive nel rimpianto e nella nostalgia dei tempi andati, che sogna ancora svastiche, gagliardetti, camicie nere, terre da conquistare e imperi da costruire. Rappresentano gruppi coesi che si sentono ancora in guerra con il “nemico interno”
Meloni è espressione genuina di questo mondo che non può né sconfessare né difendere apertamente. Perciò deve tacere. Se lo sconfessa teme di perdere quei voti, se lo difende teme l’appannamento della sua immagine che sta cercando di costruire in Europa come leader affidabile. Ma un’immagine così fa a pugni con la giovane Giorgia Meloni di Atreju dove si esibiva De Angelis cantando Claretta e Ben, canzone dedicata a Claretta Petacci e Benito Mussolini.
PREMIER E LEADER DI PARTITO
Il punto vero è che Meloni non può parlare perché è presidente del Consiglio e segretaria di FdI. È questa doppia veste che la paralizza. Infatti non sempre si capisce quando parla da presidente del Consiglio e quando da leader di partito. Quando tace è perché non vuole e non può entrare in contrasto e in contraddizione con una delle due figure che riveste.
La segretaria di FdI vorrebbe parlare, ma la presidente del Consiglio non può farlo. Questa è la contradizione più evidente, e finché non se ne libera non sarà in grado di dire fino in fondo la sua opinione, e dunque scappa, si sottrae alle conferenze stampa, fa video solitari senza domande.
Potrebbe essere libera se rinunciasse al posto di segretaria di FdI. Ma non solo non vuole fare questo passo, ma addirittura sta costruendo, con la nuova responsabilità assunta dalla sorella Arianna, un partito a conduzione familiare seguendo un modello di Familismo amorale (per citare il titolo del famoso libro di Edward C. Banfield). Meloni è una e trina. All’apice c’è lei, poi c’è la sorella, poi c’è il cognato. Seguono caporali e pretoriani che tali rimarranno per sempre.
(da editorialedomani.it)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile
NEI NUOVI PROGRAMMI VOLUTI DA PUTIN È PREVISTO UN MODULO DI ADDESTRAMENTO MILITARE DI BASE. QUESTO COMPRENDERÀ “IL MANEGGIO DEI FUCILI, L’USO DELLE BOMBE A MANO, LE OPERAZIONI CON I VELIVOLI SENZA EQUIPAGGIO E IL PRIMO SOCCORSO SUL CAMPO DI BATTAGLIA”
I bambini russi impareranno da quest’anno anche a usare i
kalashnikov: lo scrive il ministero della Difesa britannico nel suo aggiornamento quotidiano di intelligence. Il rapporto, pubblicato su X, ricorda che il nuovo anno scolastico russo è iniziato con un nuovo programma di studi che incorpora sia le abilità militari sia la visione del Cremlino sulla storia dell’Ucraina.
Il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto personalmente una lezione aperta con 30 scolari il primo giorno del trimestre”. “Gli argomenti dell’esame di storia nazionale aggiornato includono la riunificazione della Crimea con la Russia e l”Operazione militare speciale’ in Ucraina – scrivono gli esperti di Londra -. Il Parlamento russo ha approvato il programma di studi lo scorso anno”.
In particolare, sottolinea il ministero, “un elemento, ‘Fondamenti di sicurezza della vita’, è rivolto agli studenti dell’ultimo anno e comprende un modulo di addestramento militare di base. Questo comprenderà il maneggio dei kalashnikov, l’uso delle bombe a mano, le operazioni con i velivoli senza equipaggio (Uav) e il primo soccorso sul campo di battaglia”. Gli alunni potranno anche ricevere la visita di veterani ucraini.
“Il nuovo programma di studi persegue tre obiettivi: indottrinare gli studenti con le motivazioni del Cremlino per l”Operazione militare speciale’, instillare negli studenti una mentalità marziale e ridurre i tempi di addestramento per la mobilitazione e il dispiegamento – conclude il rapporto -. L’introduzione delle operazioni con gli Uav indica la loro crescente importanza sul campo di battaglia e le lezioni apprese su questi sistemi direttamente dal conflitto in Ucraina”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile
APPENA TRE DENUNCIATI PER CONTRABBANDO DI SIGARETTE, SPACCIATORI E CAMORRISTI NON SI SONO FATTI TROVARE, ANCHE PERCHÉ L’AZIONE ERA STATA ANNUNCIATA IN POMPA MAGNA DAL GOVERNO
Tante divise come ieri a Caivano non si erano mai viste. In 400 tra poliziotti, carabinieri, militari della Gdf e polizia metropolitana sono stati schierati nel Parco Verde, teatro dello stupro di due bambine di 10 e 12 anni. «È iniziata l’operazione di bonifica», ha detto la premier Giorgia Meloni. Un blitz annunciato da tempo e questo, forse, ha permesso a spacciatori e camorristi di non farsi trovare.
Il bilancio finale non è esaltante: tre persone denunciate per contrabbando di sigarette, circa 44mila euro sequestrati, così come una pistola replica, 170 proiettili anche di Kalashnikov, una mazza da baseball e un coltello. Recuperati circa 400 grammi di hashish e marijuana e 28 di cocaina. Poco se si considera che il Parco Verde è tra le principali piazze di spaccio d’Europa.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile
CI SARANNO TAGLI A RAFFICA, E NESSUNA CERTEZZA SUI SOLDI DEL PNRR. CON LO SPADONE DI DAMOCLE DI UNA MANOVRA CORRETTIVA IN PRIMAVERA (PRIMA DELLE EUROPEE)
Un’altra tegola si abbatte sui conti italiani. O meglio sulla
politica economica del governo Meloni. Nelle previsioni che la Commissione Ue presenterà lunedì prossimo le tinte saranno foschissime. Per l’Europa, per la Germania e anche per l’Italia. Sovvertendo tutte le attese ottimistiche illustrate a maggio scorso.
Un documento che getterà un’ombra di paure e sospetti sulla legge di Bilancio che l’esecutivo italiano si appresta a redigere. Se prima i “tagli” erano corposi, a questo punto dovranno essere corposissimi
Quattro mesi fa, Palazzo Berlaymont aveva fissato la crescita del Pil europeo nel 2023 all’1 per cento. Secondo le elaborazioni degli uffici di Bruxelles […], quella stima dovrebbe essere ridotta di almeno un paio di decimali. L’Italia dovrebbe subire la stessa sorte se non peggiore.
A maggio scorso, […] il Pil per quest’anno segnava un più 1,2 per cento. Un dato che aveva fatto urlare di gioia la maggioranza di centrodestra. Ma quella cifra non è più considerata attendibile. E dovrà essere tagliata in maniera sensibile. Del resto già l’Istat aveva nei giorni scorsi stimato un aumento del Prodotto interno loro dello 0,7 per cento quest’anno.
Una soglia che ormai appare anche a Bruxelles più credibile di quella precedente. Un risultato che risente del cattivo andamento del turismo nella stagione estiva che si sta chiudendo, dell’alto tasso di inflazione e dei riflessi provocati dal deciso rallentamento della “locomotiva” tedesca.
Già nelle precedenti previsioni, infatti, la Germania era quotata con un più 0,2 per cento e ora vedrà ridurre ulteriormente quella crescita. Sostanzialmente intorno allo “zero”. Una situazione che si avvicina alla stagnazione se non alla vera e propria recessione. Facendo materializzare sul Vecchio Continente uno degli incubi peggior: la stagflazione, ossia recessione e inflazione alta.
Il tutto avrà delle conseguenze pesantissime soprattutto per il nostro Paese. Con questi dati, il governo Meloni dovrà prepararsi alla “battaglia” autunnale della legge di Bilancio con un solo strumento: le forbici. Se vorrà rispettare le indicazioni concordate con la Commissione la scorsa primavera, Palazzo Chigi e Economia dovranno adottare provvedimenti che fino a pochi giorni avevano escluso. L’impianto governativo infatti si basava su due gambe per quest’anno: la crescita all’1 per cento e il rapporto deficit/Pil al 3,7. Traguardi che appaiono sempre più lontani.
Tutte le promesse elettorali confezionate meno di un anno fa rischiano dunque di rivelarsi dei sogni infranti. Anche perché lo scontro già avviato tra i ministeri, in vista della definizione del Dpb (il Documento programmatico di Bilancio) che deve essere consegnato alla Commissione europea per una prima valutazione sui nostri conti pubblici, si concentra già su tre voci del bilancio: sanità, pensioni e istruzione.
È lì che i “tecnici” cercano gli eventuali risparmi. Ma è sempre lì che si annidano le maggiori insidie nel rapporto con l’opinione pubblica e nelle relazioni tra i partiti della coalizione governativa. Senza contare che Roma non ha alcuna certezza sui soldi del Pnrr e sull’esito delle prossime tranche. E senza dimenticare che gli effetti del caro-energia dovranno essere pesati quando l’inverno diventerà rigido.
Nelle interlocuzioni ordinarie tra Roma e Bruxelles, allora, la necessità di mettere a punto una manovra «prudente», come l’ha definita il titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti, era già stata sottolineata. Una indicazione che sta già facendo innervosire il vicepresidente del Consiglio leghista, Matteo Salvini. In questo nuovo quadro le preoccupazioni dei vertici istituzionali europei sono destinate ad aumentare.
E stanno mettendo l’Italia, o meglio la squadra “meloniana”, già davanti ad un bivio: adottare subito tutti i provvedimenti in grado di rispettare gli impegni e quindi procedere con i “tagli” o sperare in una imprevista inversione di tendenza nel 2024?
Un quesito non da poco perché sottintende l’accettazione di un rischio già segnalato nei contatti informali: la manovra correttiva in primavera. Una formula del passato che diventerebbe un macigno nel primo semestre del prossimo anno, ossia nel pieno della campagna elettorale per le Europee.
Il bivio di Giorgia Meloni consiste dunque nel decidere se accettare ora la resa dei conti con l’opinione pubblica o rinviarla a giugno. Un dilemma che rovina i piani sovranisti. E che la difficoltà del nostro Paese nella trattativa per il nuovo Patto di Stabilità.
(da Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile
ALLA SIGIFER, L’AZIENDA IN SUBAPPALTO INCARICATA DEI LAVORI, SOLO 18 DEI 73 DIPENDENTI AVEVANO I TITOLI PER OPERARE NEL CANTIERE
È bastata una verifica in cassa edile per scoprire quello che era un sospetto: alla Si.gi.fer. quasi tutti i lavoratori (ben 73) hanno la qualifica di operai comuni. Appena 18 sono operai qualificati e 35 sono gli operai specializzati. «Questo vuol dire che hanno il livello più basso – spiega Claudio Papa segretario generale della Feneal Uil Torino – invece sono chiamati a svolgere mansioni per cui non si può essere operai comuni. Avere 73 operai comuni vuol dire che c’è già un problema».
E nella squadra travolta dal treno sembrerebbe – secondo gli investigatori – che quattro fossero proprio operai comuni. In linea di principio dunque non avrebbero potuto essere mandati a lavorare sui binari della ferrovia di Brandizzo: un cantiere ad alta specializzazione, non un cantiere di routine e che, perciò, richiedeva la presenza di addetti con determinate qualifiche.
Aggiunge Massimo Cogliandro, segretario generale della Fillea Cgil Piemonte. «Mai come in questi casi per evitare gli incidenti sono utili la formazione, l’adozione di strumenti preventivi grazie ad un utilizzo virtuoso delle innovazioni tecnologiche, il potenziamento dei controlli nei cantieri. Solo così è possibile garantire la sicurezza, la regolarità e la legalità nei cantieri» aggiunge Mario De Lellis, segretario generale Filca-Cisl Torino.
In procura a Ivrea il lavoro dei magistrati continua a concentrarsi su due aspetti: la piena ricostruzione della notte della tragedia (e a questo scopo l’audizione fiume di Vincenza Repaci, la dirigente della stazione di Chivasso che aveva negato l’autorizzazione ad avviare i lavori, potrebbe essere stata determinante) e la necessità di far luce sul fatto che entrare sui binari prima del via libera fosse una prassi o un fatto occasionale. In questo senso la testimonianza di Tonino Laganà, il fratello di Kevin, la più giovane delle vittime, potrebbe essere rilevante: anche il ragazzo è un dipendente della Si.gi.fer. e questa mattina verrà ascoltato dai magistrati come persona informata sui fatti.
Tra gli elementi da approfondire, pure il certificato di sicurezza che sarebbe scaduto 28 luglio, quindi un mese prima dell’incidente. Come per altre certificazioni che erano scadute a luglio e che l’azienda ha rinnovato in tempo, si sta cercando di capire se anche in questo caso c’è il rinnovo e, magari solo per lungaggini burocratiche, non sia stato inserito nell’Attestazione. Nel caso non fosse così, spiegano i sindacati, l’azienda non avrebbe proprio potuto lavorare e sarebbe dovuta essere l’azienda committente, quindi Rfi, a controllare.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile
ALL’EVENTO DEL 9 SETTEMBRE, ORGANIZZATO DAL GRUPPO LEALTÀ E AZIONE IN LOMBARDIA CI SARANNO DUE EURODEPUTATI, UN CONSIGLIERE REGIONALE E UN ALTRO COMUNALE DEL PARTITO DI SALVINI
Si intitola ‘Festa del Sole’, nome evocativo per l’immaginario
nazista, ed è organizzata da Lealtà e Azione, gruppo sedicente neofascista con un discreto radicamento in Lombardia. Appuntamento il 9 settembre in ‘terra lombarda’ – luogo esatto e indicazioni verranno date a breve dagli organizzatori – ma intanto il programma c’è.
Ospiti ‘esterni’: due eurodeputati, un consigliere regionale e un altro comunale della Lega. Il doppio filo tra estremismo di destra e Carroccio, insomma, resiste. E anche l’antica simpatia per la Russia di Vladimir Putin, visto che Danilo Lancini (eletto a Bruxelles) e Luca Girelli, consigliere a Ostiano, parteciperanno al seminario formativo su Donbass e Kosovo, con al centro la mostra dal titolo ‘Nove anni di guerra nel Donbass’ di Vittorio Rangeloni, reporter che si definisce indipendente ma che poi dal suo canale Telegram con oltre 55 mila iscritti dà notizie a gettito continuo dal fronte russo, elogiando il lavoro delle cosiddette milizie popolari.
Dove si andrà a parare è scontato: dietro il paravento della richiesta di “neutralità attiva” del nostro Paese, LeA considera l’Ucraina una specie di Stato fantoccio manovrato dalla Nato e perora la causa del no alle sanzioni contro la Russia.
Un po’ come ha sempre fatto la Lega dopo i fatti di Crimea nel 2014, salvo poi inabissarsi nel silenzio imbarazzato sulla questione una volta che Giorgia Meloni, guidando la coalizione di centrodestra, ha abbracciato in pieno la svolta atlantista.
Silvia Scurati, consigliera al Pirellone, parlerà del ‘vortice dell’utero in affitto: il business della vergogna fra donne, povertà, cultura e sfruttamento’. Mentre Silvia Sardone, punta di diamante del Carroccio in Lombardia e neo-moglie del già assessore e oggi consigliere regionale Davide Caparini, affronterà la conferenza su ‘Cancellazione della cultura o Cultura della cancellazione? La sfida del politically correct all’identità dei popoli’.
Sardone – che nel suo staff tra Bruxelles e Strasburgo ha Stefano Pavesi, consigliere municipale a Milano di LeA eletto con la Lega per la prima volta nel 2016 – guida un po’ la pattuglia ‘legazionista’
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile
LA NOMENKLATURA DI FDI SI E’ RITROVATA NELLA LUXURY LOCATION DI PALAZZO BRANCACCIO (TIPICO RITROVO POPOLARE, OVVIO)
Tutti a cena da Giorgia. O meglio, nella «luxury location» di Palazzo Brancaccio, proprio dietro la storica sezione del Msi di Colle Oppio.
Ieri, alla vigilia del vertice di oggi a Palazzo Chigi, i ministri di Fratelli d’Italia, i sottosegretari e tutti i deputati e i senatori — qualcosa come 200 persone — hanno fatto il loro ingresso nei pomposi saloni affacciati sua via Merulana, in genere cornice di feste e matrimoni.
Chi in taxi, chi a piedi, chi guidando la sua auto, come Fazzolari, i ministri sono arrivati quasi tutti con le scorte, uniche auto ammesse. L’intero stato maggiore di FdI è arrivato a Palazzo Brancaccio per la cena con la presidente. Solo lei, Giorgia Meloni, ha dribblato i fotografi entrando da un ingresso secondario.
La cena è stata organizzata dai capigruppo del partito Lucio Malan e Tommaso Foti. Il cartoncino d’invito ha un obiettivo tutto politico: serrare i ranghi del primo partito del Parlamento italiano, alla ripresa dopo la pausa estiva e all’inizio di un autunno cruciale per il governo della leader della destra e dare l’avvio con un momento conviviale, alla nuova stagione politica.
La serata si è aperta con un brindisi e un aperitivo all’esterno. Per proseguire poi con la cena. Nella sala che spesso ha accolto grandi eventi come il party-finto matrimonio dei Maneskin alcuni mesi fa, tutto è pronto per servire i quasi duecento ospiti. Ma non c’è microfono: un dettaglio che sembra confermare l’intenzione di una serata conviviale in cui la premier si soffermerà con i suoi per singoli gruppi.
La compagine governativa è praticamente al completo: Carlo Nordio, Salvatore Musumeci, Raffaele Fitto, Guido Crosetto, Adolfo Urso, Eugenia Roccella, Luca Ciriani, Andrea Abodi, Gennaro Sangiuliano, Marina Calderone, Daniela Santanchè (abile anche lei a evitare i fotografi). E poi i sottosegretari, i volti del parito. Tra loro Giovanbattista Fazzolari, Andrea Delmastro, Giovanni Donzelli e Giulio Tremonti.
A cena inoltrata è arrivato anche il presidente del Senato Ignazio La Russa. Non si è visto, invece, il ministro Francesco Lollobrigida a Cordoba in Spagna per la riunione informale del Consiglio Ue Agricoltura.
Giorgia Meloni si è intrattenuta con i commensali, concedendosi anche per un selfie di gruppo. «Mi mancate», la premier avrebbe salutato così, secondo quanto apprende Adnkronos, la truppa di parlamentari a fine cena.
Il menù a Palazzo Brancaccio ha visto: calamarata di Gragnano con pomodoro Pachino, burrata e pistacchio, guancia di manzo, Fassona piemontese brasata con verdure di stagione e insalata di cavolo viola e per concludere il tiramisù.
E il conto? Alla romana. Alla fine vanno via alla spicciolata.
(da Il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 6th, 2023 Riccardo Fucile
MOLTI HANNO ACQUISTATO ATTICI E APPARTAMENTI A PREZZI STRACCIATI
Se alla politica avessero preferito il mestiere di agenti
immobiliari avrebbero certamente vinto il premio dipendente dell’anno. Perché nel business del mattone molti ministri, sottosegretari e deputati governativi hanno dato prova di raro fiuto per le occasioni, per speculazioni e o sconti non proprio alla portata di tutti i comuni mortali.
I casi più eclatanti e sui quali la magistratura ha aperto un fascicolo d’indagine sono due, entrambi svelati da Domani nel corso dell’ultimo anno: c’è il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (Lega), fortunato inquilino grazie al sindacato di cui è stato dirigente di un appartamento di proprietà dell’ente previdenziale dei lavoratori agricoli (Enpaia), che ha sfruttato la prelazione ottenendo uno sconto notevole per una dimora di lusso; c’è la ministra Daniela Santanché e il presidente del Senato, Ignazio La Russa, beneficiari indiretti del colpaccio messo a segno dai rispettivi congiunti, i quali hanno comprato una villa a Forte dei Marmi al prezzo di 2,35 milioni e dopo 58 minuti l’hanno rivenduta a un amico imprenditore di Milano a un milione in più, realizzando così una plusvalenza d’oro, che però ha destato l’attenzione della procura di Milano che indaga sulla galassia societaria a rischio fallimento della ministra Santanchè.
FRATELLI DI CASA
Nella truppa di politici della destra alla ricerca di case, il premio trasparenza spetta alla presidente del consiglio, Giorgia Meloni. Come raccontato dal Fatto Quotidiano ha firmato il rogito a giugno per diventare proprietaria di una villa che, dopo i lavori, avrà una piccola piscina. La zona non è delle più prestigiose e il prezzo per 350 metri quadri più mille di giardino è certamente allineato al valore di mercato: poco più di un milione per un’abitazione poco distante dal grande raccordo anulare. Niente sconti per la premier, a differenza di molti suoi colleghi di partito non ha usufruito di svendite o si è cimentata in speculazioni immobiliari sospette.
Sospetta no, ma di certo curiosa è l’operazione conclusa da Andrea Delmastro, il sottosegretario alla Giustizia indagato per aver girato all’amico parlamentare Giovanni Donzelli informazioni riservate sul caso dell’anarchico Cospito, utilizzate per colpire l’opposizione in aula. Ebbene, il sottosegretario a giugno 2022, pochi mesi prima di assumere l’incarico nel governo, ha comprato un piccolo appartamento in Piemonte, nella cittadina di Biella dove ha iniziato la sua carriera politica. L’ha comprato dalla Piccola Casa della divina provvidenza “Cottolengo”. All’ente ecclesiastico l’esponente dei Fratelli d’Italia ha versato 18mila euro per un appartamento in una delle vie centrali di 42 metri quadri con una garage di 16 metri quadri. Non si tratta di una dimora principesca, di buon affare sì: da una stima fatta sui siti specializzati, in quella zona con quella dimensione, un appartamento può costare fino a 48mila euro.
«Possiamo dirle di aver provveduto a stime immobiliari per definirne il valore di mercato che di fatto in fase di contrattazione ha subito una riduzione del 15 per cento rispetto alla richiesta», hanno risposto dalla Casa divina provvidenza, aggiungendo: «Purtroppo negli anni le diverse crisi economiche susseguite hanno colpito in modo drastico il settore tessile, sul quale di fatto si basava l’economia del territorio. La conseguenza della chiusura di tantissime realtà industriali ha provocato una contrazione della richiesta di alloggi nella zona e quindi una svalutazione importante degli stessi. A fronte di tale situazione e del fatto che i costi di gestione di diversi immobili a Biella risultavano spesso superiori al valore di mercato, si sta procedendo ad una loro liquidazione».
Operazione dal profilo nettamente diverso rispetto a quella condotta da Delmastro è invece l’acquisto della villa a Forte dei Marmi da parte del fidanzato della ministra del Turismo, Santanchè, e dalla moglie del presidente del senato, La Russa. I due, Dimtry Kunz e Laura De Cicco, il 12 gennaio scorso hanno formato il rogito per comprare l’abitazione dal sociologo Francesco Alberoni (scomparso di recente) al prezzo di 2,35 milioni di euro. Meno di un’ora dopo hanno siglato un secondo atto per cedere la casa appena presa a un imprenditore di Milano, amico loro, che versa 3,35 milioni. Il valore è lievitato di un milione nel giro di 58 minuti. Una plusvalenza straordinaria, sulla quale però la magistratura dopo gli articoli di Domani vuole vederci chiaro. Per capire se la speculazione possa essere legata alle manovre di salvataggio della galassia societaria Visibilia della ministra Santanchè.
CHE SCONTO, ONOREVOLE
La procura di Roma, invece, indaga sull’acquisto della casa del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon. I leghista, ras del partito nel Lazio, ha comprato nel 2022 un lussuoso appartamento in una zona prestigiosa e residenziale di Roma nord. A venderlo è stato Enpaia, l’ente previdenziale per i lavoratori in agricoltura. Con uno sconto del 30 per cento, previsto però «solo per gli inquilini» che hanno sottoscritto contratti di locazione «da oltre 36 mesi». Durigon si trovava in questa fortunata platea. Così a soli 469 mila euro è diventato proprietario di un appartamento di otto vani, di 170 metri quadri catastali complessivi, con terrazzo angolare e balcone. Compreso nel prezzo anche un box auto: solo quest’ultimo, a prezzi attuali di mercato, vale oltre 50mila euro. Secondo Epaia lo sconto è giustificato dalle procedure di dismissione, nulla di strano, quindi. Ma tra le anomali c’è anche un altro delicato tema sul quale sta scavando la magistratura: l’affitto pagato a Durigon dal sindacato Ugl fino all’acquisto. L’Ugl è la sigla di cui Durigon è stato dirigente apicale. Il leghista, infatti, entra nella casa “Enpaia” ai tempi in cui era sindacalista e Ugl aveva deciso di pagargli l’affitto. Lo farà anche dopo, quando Durigon aveva assunto l’incarico nel governo Conte 1 di sottosegretario al Lavoro.
Un conflitto di interessi di non poco conto. Il politico ha risposto dopo le inchieste di Domani spiegando che ha restituito mensilmente gli importi all’Ugl da quando non era più dirigente e che quindi non esiste alcun conflitto di interesse. Di certo però a Enpaia i soldi li versava Ugl. E dei bonifici tramite i quali mensilmente Durigon avrebbe restituito al sindacato per ora non c’è traccia: il sottosegretario aveva promesso di mostrarli prima o poi, anzi aveva garantito che li avrebbe allegati alla querela per diffamazione contro Domani. Finora, tuttavia, non c’è evidenza né delle ricevute né della denuncia. L’unica cosa sicura è che i pm coordinati dal procuratore aggiunto Stefano Pesci continuano a indagare per capire se l’operazione Durigon-Enpaia- Ugl nasconda altro o solo un conflitto di interesse imbarazzante anche se non penalmente rilevante.
Durigon non è il solo sottosegretario ad aver fatto buoni affari immobiliari con un ente previdenziale. L’altro è Federico Freni, quota Lega. Il pupillo di Durigon, sottosegretario all’Economia. Dall’Inpgi (l’ente previdenziale dei giornalisti) ha comprato 153 metri quadri in 7,5 vani, con giardino e terrazzo di 142 metri quadrati, oltre a cantina e garage nel lussuoso quartiere romano dei Parioli. Nel maggio del 2018 ha pagato 730mila euro, con uno sconto del 25 per cento. Freni è stato a lungo un professionista dell’Ente, la cui vigilanza spetta peraltro proprio al Tesoro.
Nel 2019 dall’Inpgi ha comprato anche la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, insieme al marito Rosario De Luca (presidente del consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro). Un attico in una bella zona della capitale tra l’Appia antica e la Cristoforo Colombo. Metratura di 153 metri quadri, più garage e cantina. Roba che sul mercato potrebbe valere tra gli 800 e i 900mila euro, la ministra se lo è assicurato per 594mila euro. Calderone oggi nel suo ruolo di governo è chiamata a vigilare sull’ente commissariato da qualche mese: la ministra, insieme al capo dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha firmato il decreto per nominare Paolo Reboani commissario
OCCASIONI E MERITO
A un ottimo prezzo ha comprato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. A maggio 2019, quando era capo dipartimento “Formazione superiore e ricerca” al ministero guidato Marco Bussetti, ha comprato un appartamento in zona Trastevere, dietro il ministero, da una signora di cui si conosce pochissimo.
Tre vani e mezzo, 61 metri quadri e un terrazzo notevole di 51 metri quadri. La cifra di 230mila euro pattuita è un vero affare sia per la zona sia per la presenza di uno spazio esterno affatto piccolo. Qui il merito non c’entra. Si è trattato piuttosto di un colpo di fortuna che non capita spesso a Roma, città dove gli immobili in centro hanno prezzi proibitivi, per quasi tutti.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »