Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile
E’ LA VITTORIA DEL CAPITALE: CHI HA I SOLDI, GIACE
Questa volta Karl Marx rischia davvero di rivoltarsi nella tomba. Il cimitero di Highgate a Londra, dove è sepolto il padre del comunismo, metterà in vendita la possibilità di farsi interrare accanto al vecchio Karl alla «modica» cifra di 25 mila sterline (circa 30 mila euro): ci si aspetta una corsa di nostalgici della bandiera rossa per andare a riposare assieme al loro nume tutelare, cosa che andrà a rimpinguare le casse del cimitero.
Insomma, sfruttamento capitalista del mito dell’emancipazione proletaria. Marx morì in esilio a Londra nel 1883 e venne sepolto in una modesta tomba a Highgate, ma venne poi reinterrato in un sepolcro più grande nel 1954, a spese del partito comunista britannico.
Ora il cimitero ha ottenuto il permesso di rimuovere le vecchie tombe, dove sono sepolte persone che non hanno più discendenti, per fare spazio a nuove sepolture: e si comincerà proprio dall’area circostante la tomba di Marx. A Highgate lo spazio è prezioso: per poter essere tumulati lì, si spendono 5 mila sterline per un’urna cineraria e fino a 25 mila per un sepolcro con tutti i crismi
Il cimitero riceve metà dei suoi introiti dalle visite e l’altra metà dalle sepolture: adesso la mai esaurita spinta propulsiva del comunismo darà il suo contributo.
(da Corriere della Sera)
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Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile
SEQUESTRO BENI E IMMOBILI PER 350.000 EURO
La Guardia di finanza ha eseguito un sequestro di beni e immobili
per un valore di circa 350mila euro nell’ambito dell’inchiesta in cui risulta indagato il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas insieme ad altre sei persone.
Il governatore in quota Lega è in questo momento al centro delle trattative nella maggioranza per decidere i candidati alle imminenti regionali. Solinas è sostenuto dal Partito sardo d’Azione e, sebbene i rapporti di forza nel centrodestra siano cambiati rispetto a cinque anni fa, non ha intenzione di ritirarsi dalla corsa a vantaggio di Fratelli d’Italia. Sono due i filoni di indagine che lo vedono coinvolto.
Nel primo, è indagato con l’imprenditore Zedda per la compravendita di una proprietaà del governatore a Capoterra e poi l’acquisto di un’abitazione al Poetto di Cagliari.
Secondo gli investigatori, Zedda avrebbe avuto in cambio la fornitura di termoscanner e il prolungamento di una fornitura nell’ambito del project financing di Nuoro.
Il secondo filone riguarda invece presunte pressioni per la nomina di Roberto Raimondi alla direzione generale dell’autorità di gestione del programma Eni-Cbc bacino del Mediterraneo. Con loro sono indagati anche il consulente di Solinas, Christian Stevelli, il rettore dell’università di Tirana Arben Gjata e il direttore generale della E-Campus Algonso Lovito.
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile
VANNACCI SI È ISCRITTO A “SIAMO ESERCITO”, IL SINDACATO MILITARE PIÙ CRITICO CON IL MINISTRO DELLA DIFESA, CHE HA AVVIATO CONTRO DI LUI UN PROCEDIMENTO DISCIPLINARE PER IL LIBRO “IL MONDO AL CONTRARIO”
In pole per candidarsi alle Europee di giugno, Roberto Vannacci si è iscritto intanto a Siamo esercito (Sindacato italiano autonomo militare organizzato). Si tratta della formazione sindacale più critica con il ministro della Difesa Guido Crosetto, il quale, in agosto, aveva definito il generale un «farneticante» — con seguito di richiesta di azione disciplinare — alla luce del libro Il mondo al contrario carico di opinioni criticate per essere «omofobe, razziste e sessiste».
Siamo esercito, guidato dal segretario generale Daniele Lepore, ha accolto ora Vannacci dicendosi preoccupato del fatto «che un membro del governo, in un momento storico caratterizzato da guerre internazionali, dedichi particolare attenzione a un alto ufficiale dell’esercito, dando, per lo più, impressione di parzialità e mancanza di equidistanza. Vigileremo».
L’iscrizione del generale ha l’obiettivo di tutelarlo al massimo. Il timore dichiarato è quello «di una condanna senza appello già emessa da chi ora si appresterebbe a giudicarlo in esito a un procedimento disciplinare viziato all’origine».
Non a un sindacato qualsiasi ma “per la precisione, al Siamo, un sindacato autonomo dell’esercito; il quale subito si adopera in sua difesa con un appello al ministro della Difesa Guido Crosetto, affinché ci siano ‘ponderazione e dialogo’ nell’esaminare il procedimento aperto che riguarda il generale”.
Una fonte bene informata, che conosce alcuni dossier alla Difesa, segnala qualche numero interessante. “Vannacci il 4 dicembre è stato assegnato al Confoter come capo di stato maggiore. Lui definì l’incarico molto prestigioso e ringraziò. Il 4 stesso chiede licenza per motivi familiari fino al 26 dicembre. Rientra in ufficio il 27, fa le vacanze di fine anno e il 4 gennaio richiede una nuova licenza per motivi famigliari. Il 16, ieri, torna al lavoro e finalmente assume l’incarico ‘prestigioso’.
Su 42 giorni ne ha lavorati 6. O meglio è stato formalmente in ufficio per 6 giorni. Fulgido esempio di servitore indefesso dello stato”.
(da Il Foglio)
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Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI LODI INDAGA PER ISTIGAZIONE AL SUICIDIO
La procura di Lodi conferma ciò che già era emerso nei giornali
negli ultimi giorni, ovvero di aver sentito la ristoratrice Giovanna Pedretti il giorno prima del suicidio. «Sabato 13 gennaio, i carabinieri di Sant’Angelo Lodigiano, ipotizzando il reato ex art. 604 bis C.P. (propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa), al fine di informare la Procura della Repubblica competente, convocavano in caserma la signora Pedretti con riferimento ad una recensione pubblicata su Google, e poi rimossa, da un anonimo cliente del suo ristorante», spiega in una nota. «La signora – aggiungono gli inquirenti – veniva sentita nel pomeriggio dello stesso giorno come persona informata sui fatti, quale potenziale vittima dell’intera vicenda. Il colloquio durava pochi minuti e la medesima confermava il contenuto della recensione, ma non era in grado di fornire ulteriori dettagli sull’identità del cliente». La titolare della pizzeria Le Vignole a Sant’Angelo Lodigiano aveva due cellulari. Uno è stato ritrovato nella sua Panda sulle rive del Lambro. Quello personale è finito in acqua con lei. E in uno dei due ci dovrebbe essere lo screenshot rimosso, a cui la donna rispose usando un “programmino”, come raccontò ai militari. Il marito Aniello D’Avino detto Nello, che l’ha accompagnata al colloquio con i militari, ha detto che la moglie «era ossessionata da quei commenti negativi».
Nello, racconta Il Fatto Quotidiano, ha anche spiegato ai carabinieri che la moglie era diventata silenziosa nelle ore precedenti alla morte. Non aveva risposto alle sue esortazioni a dimenticare tutto. Ossessionata dall’idea di essere diventata prima un’eroina e poi una truffatrice in poche ore. Gli inquirenti analizzeranno anche le celle telefoniche. E le chiamate, per cercare di capire se qualcuno ne abbia fatta una che ha fatto crollare la donna. Che ha ribadito anche ai carabinieri l’esistenza del post prima della sua cancellazione.
«Non l’ho scritto io, il post esiste», avrebbe ripetuto. Sostenendo anche che aver rivisto la persona che secondo lei aveva scritto la recensione nel locale l’ha fatta decidere di realizzare e pubblicare la risposta artefatta. Lo screenshot nel telefono, ha ricordato, era datato «aprile 2023». Il procuratore di Lodi Maurizio Romanelli potrà accertare la verità, sempre che Google collabori. Giovanna aveva sofferto molto per la morte del fratello Stefano, anche lui suicida. In quei giorni cadeva la ricorrenza della morte. La famiglia ha nominato un’avvocata, Simona Callegari. Gestirà i rapporti con la stampa dopo gli assedi di questi giorni. Angela Giulia, cugina di Giovanna, ha spiegato all’agenzia di stampa Ansa che il lavoro era la priorità della donna. Proprio sul lavoro «è stata bastonata», ha detto. Ed è per questo che non avrebbe retto.
Attualmente la procura di Lodi indaga per istigazione al suicidio. Senza indagati. Oltre all’autopsia e all’analisi degli smartphone decisiva sarà la risposta di Google che, sollecitata dagli inquirenti, dovrà confermare o meno l’esistenza della recensione.
(da Open)
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Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE ATTACCA: “TROVO IPOCRITA DA PARTE DI QUALCUNO FAR FINTA CHE NON ESISTA LA SENTENZA DELLA CONSULTA CHE AUTORIZZA IL FINE VITA. UNA LEGGE È NECESSARIA, COME SI FA A NEGARLO?”… MA TI SEI ACCORTO ADESSO DELLA FOGNA CUI TI ACCOMPAGNI?
«Qualcuno ha voluto far passare il messaggio, scorretto oltre che sbagliato, che la legge autorizzasse il fine vita. Ma non è così. Questa possibilità esiste già in forza di una sentenza della Corte costituzionale del 2019. Puntava a regolare modalità e tempi».
Di fronte al pareggio che ha decretato il rinvio in commissione (e quindi, sul binario morto) il progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia rigetta la lettura politica che dà il centrodestra spaccato (FdI e FI hanno votato contro, nella Lega qualcuno si è detto a favore, qualcuno contro, due si sono astenuti).
Presidente, davvero non è stato un voto politico?
«Non scherziamo. Dovevamo votare su un tema etico, non politico. Ognuno si è espresso secondo coscienza. Per quanto riguarda la Lega non abbiamo mai fatto una riunione per contare i voti. Avrei trovato vomitevole il contrario».
Tutti vanno a guardare i voti, la divaricazione è evidente.
«Guardi che anche il centrosinistra si è spaccato. Sui temi etici, vedi l’aborto, non ci sarebbe l’unanimità in nessuno schieramento».
L’esito l’ha sorpresa?
«No, penso che sia uscita una rappresentazione della spaccatura che su questi temi vive l’intero Paese. Anche se in cuor loro, credo, i cittadini sarebbero favorevoli ad avere una legge che regola i comportamenti che si possono tenere in situazioni così delicate anche dal punto di vista etico. Io, comunque, rispetto tutte le posizioni. Anche quelle di chi non ha avuto rispetto per le mie».
Con chi ce l’ha?
«Con chi nega l’evidenza, con gli ipocriti che fingono di non vedere che il suicidio assistito c’è già ma respingono la necessità di adottare una legge per regolamentarlo».
C’era l’occasione e non è stata sfruttata.
«Esatto. E ricordo che non era una legge voluta da me o dalla mia giunta, ma era una iniziativa popolare sostenuta da una raccolta di 9 mila firme da parte dell’associazione Coscioni che è stata presentata in tutte le Regioni».
Non era lei il promotore ma la Regione l’ha portata avanti.
«Certo, lo Statuto del Veneto prevede che i progetti di legge di iniziativa popolari debbano essere discussi entro sei mesi. E così è stato».
In Consiglio i contrari le hanno obiettato che il compito di varare una legge tocca al Parlamento.
§«Hanno ragione, ma a oggi nulla di fatto. L’ufficio legale del Consiglio regionale ha detto che l’iniziativa era comunque legittima e quindi le ha dato corso. Ma, ripeto, non è questo il punto».
E qual è, allora?§
«Dobbiamo ricordare che tutto parte dalla sentenza della Corte costituzionale che rende possibile, a determinate condizioni, il fine vita».
Quali condizioni?
«Una malattia con esito infausto; vivere grazie ad un supporto vitale; l’insostenibilità del dolore fisico e psicologico; la libertà di scelta e la capacità di intendere e di volere».
E allora, che altro serve?
«Serve normare nel dettaglio le procedure e i tempi, a tutela estrema del paziente, aspetti non contenuti nella sentenza della Consulta».
Lei comunque condivideva la proposta di legge.
«L’ho scritto nel mio libro I pessimisti non fanno fortuna. Io sono per il rispetto della scelta individuale. Rispetto tutti ma vorrei essere libero di scegliere se dovesse capitare a me di trovarmi in una certa situazione».
C’è un ampio fronte, ben rappresentato nel centrodestra, che è contrario.
«Tutte le posizioni sono rispettabili e le rispetto fino in fondo. Trovo però ipocrita da parte di qualcuno far finta che non esista nemmeno la sentenza della Consulta che autorizza il fine vita».
Lei ha detto che è «immorale» che la politica non faccia la sua parte.
«Sì, perché al di là di tanti bei discorsi di principio, c’è la vita che bussa alla nostra porta. Noi amministratori siamo chiamati a dare risposte ai cittadini, anche o soprattutto di fronte a situazioni così delicate. In Veneto dal 2019 sono state presentate sette richieste: cinque sono state rigettate e due accolte dai nostri comitati bioetici (una è stata portata a termine e l’altra è in attesa, ndr) . Si sono mossi con scrupolosità e rigore».
(da La Stampa)
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Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile
IL CREMLINO MANDA LA GUARDIA NAZIONALE
Nel distretto Baymaksky della Baschiria, dove questa mattina sono
iniziati violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza durante una manifestazione di molte migliaia di persone, sono stati avvistati veicoli della Guardia Nazionale, riporta il Moscow Times.
Le persone si sono radunate nella piazza davanti al tribunale distrettuale di Baymak per chiedere il rilascio dell’attivista Fail Alsynov, che il 17 gennaio è stato condannato a 4 anni di carcere con l’accusa di “incitamento all’odio etnico”.
Il comitato investigativo ha aperto il caso contro Alsynov sulla base della denuncia del capo della Bschiria, Radiy Khabirov.
Testimoni oculari riferiscono di almeno tre carri con cavalli di frisa in un convoglio di autobus e camion con rinforzi.
Forse le forze di sicurezza li useranno per trattenere i cittadini, riferisce RusNews.
Diverse decine di persone sono state arrestate e molte sono state picchiate durante la repressione da parte delle autorità baschire di una manifestazione di protesta nella città di Baymak, che è diventata la più grande dopo le proteste a sostegno di Navalny.
Le forze di sicurezza picchiano i manifestanti, usano gas lacrimogeni, granate stordenti, scudi e manganelli. I manifestanti segnalano “scontri violenti” con gli agenti di polizia.
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile
STALLO IN SARDEGNA
Siccome un po’ tutto si tiene, la prima conseguenza delle tensioni sulle regionali è lo slittamento della decisione di Giorgia Meloni sulle europee. La premier oscilla, come un pendolo, tra il sì, il no e il forse. I pro (il partito) e i contro (la presidenza del G7). Ha tempo fino all’8 maggio per prendere una decisione. Quanto basta per friggere gli alleati di Lega e Forza Italia. Tra accelerazioni e frenate, la leader di Fdi sa che così può tenere tutti sulla corda. La sua presenza come capolista può valere, secondo i dati che girano in via della Scrofa, fra il 3 e il 5 per cento in più per le liste dei patrioti. Lo spread, insomma, che passa fra un successo annunciato e una vittoria in carrozza che veleggia verso quota 30 per cento. Tutti questi ragionamenti sembrano slegati rispetto alla partita sarda, che si porta dietro quelle abruzzese, lucana e piemontese. Ma non è così. Meloni sa di avere la forza di dare le carte. E quindi aspetta. Convinta che l’idea di concordare con Antonio Tajani e Matteo Salvini una linea comune sulle europee sia stata superata dai fatti. Il capo del Carroccio si è sfilato, quello di Forza Italia preferirebbe evitare di correre, anche se dice che ci starebbe pensando. E così si arriva alla Sardegna, caso ormai nazionale.
Dalle parti di Fdi sono convinti che ormai la spunterà il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu sul governatore uscente Christian Solinas, diventato la linea Maginot di Salvini. Che fa esclamare ad Andrea Crippa, vicesegretario leghista: “Ah, quando c’era Silvio! Berlusconi sì che era un capo della coalizione generoso”. Nostalgia canaglia.
Sempre Crippa (che è l’oggetto contundente usato da Salvini) prima che i leader si vedessero a Palazzo Chigi ieri sera, spiegava che le minacce di Francesco Lollobrigida non gli fanno perdere il sonno e che insomma lui si sarebbe trovato meglio a dialogare con Giovanni Donzelli, coordinatore nazionale del partito. Schermaglie su schermaglie: questo offriva il menu in attesa che la grande capa riunisse i leader prima di cena per arrivare a una decisione che però non c’è stata (si rivedranno oggi: la premier ha parlato in privato con il leader leghista).
Si sa che in Sardegna bisogna presentare le liste entro il 22 gennaio e il nome del candidato governatore a loro collegato entro il 25. Salvini continua a dire – chissà se è vero – che l’indipendentista Solinas potrebbe appoggiare, se fatto fuori, Renato Soru. E il tutto a favore di Alessandra Todde, candidata rossogialla di espressione M5s che zitta zitta si è già fatta 40 tappe elettorali sull’isola mentre il centrodestra locale e nazionale si prende ancora a piatti in faccia. Alla fine Meloni, Tajani e Salvini – tra cabina di regia sul Pnrr e Consiglio dei ministri – parlano, si confrontano ma senza trovare un accordo. Ormai la Sardegna si trascina dietro anche la Basilicata dove il forzista Vito Bardi non è proprio sicurissimo della ricandidatura. Anzi. Sempre da Fratelli d’Italia, dove ormai la parola chiave è “riequilibrio”, si scommette una pizza sul fatto che alla fine la spunterà un candidato civico (si parla del presidente locale di Confindustria Francesco Somma). “Ma noi allora mettiamo in discussione anche l’Abruzzo di Marsilio”, ripete senza crederci nemmeno troppo Crippa, vice Salvini con licenza di menare fendenti. Di fatto il tavolo è destinato ad aggiornarsi. Magari a oggi, quando Meloni sarà tornata dalla visita in Emilia Romagna con Ursula von der Leyen. A Forlì si parlerà di alluvione, ma si respirerà aria europea. Quanto basta a far crescere suggestioni e timori dentro Lega e Forza Italia.
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile
ARRESTATI UN MEDICO E UN’INFERMIERA
I tempi di attesa negli ospedali per visite ed esami medici, annoso
problema della sanità negli ultimi anni, possono essere angosciosi per chi ne ha urgentemente bisogno. Così, un medico e un’infermiera del punto territoriale assistenziale di Trani avrebbero escogitato un escamotage. Una corsia preferenziale per chi era disposto a pagare sottobanco. Questa è l’accusa che oggi, 17 gennaio, ha fatto finire i due agli arresti domiciliari. La misura cautelare è stata eseguita dagli agenti della polizia di Stato. Le accuse, in concorso e a vario titolo, sono quelle di concussione, peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato. L’indagine, avviata dopo la segnalazione di alcune irregolarità, si è concentrata nel periodo compreso fra febbraio e marzo 2023. E si è avvalsa anche di intercettazioni ambientali e telefoniche. Che hanno permesso di ricostruire il modus operandi dei due accusati.
Un meccanismo ben oleato
Gli incontri avvenivano all’interno dell’ufficio del dirigente medico, con alcuni dei pazienti dell’ospedale, spesso affetti da patologie gravi. Proprio a causa della loro «soggezione psicologica» venivano poi indotti o costretti a consegnare delle somme di denaro, che variavano attorno alle 100 euro 150 euro. In cambio, e in spregio della lista di attesa ospedaliera, venivano fornite le prestazioni necessarie. Come esami diagnostici tipo tac, radiografie e risonanze magnetiche. Un meccanismo ben oleato, andato in scena in almeno 30 casi diversi. Ovviamente, a essere privilegiati erano anche parenti amici, che non solo eludevano le liste ma non pagavano nemmeno il ticket. Questo almeno quando il medico in questione si trovava in ospedale: in alcuni casi infatti avrebbe attestato falsamente la sua presenza.
(da Open)
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Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile
SAREBBE PARTITO UN SONDAGGIO INFORMALE TRA I 19 PAESI CHE L’HANNO GIÀ RATIFICATO PER SAPERE QUANTI ERANO D’ACCORDO A FAR FUORI L’ITALIA DELLA DUCETTA DAL FONDO SALVA STATI. UNA QUINDICINA AVREBBERO ACCETTATO. E VISTI I REGOLAMENTI, L’OPERAZIONE PUÒ ANDARE IN PORTO
Sul rifiuto italiano alla ratifica del Fondo salva-Stati, il direttore del Mes, Pierre Gramegna, ha chiesto una relazione al ministro Giancarlo Giorgetti. Il semolino varesotto ha biascicato la poesia di natale della Meloni: ‘sto Mes è troppo vincolante. L’ipotesi della Ducetta di apportare modifiche è stata subito sfanculata dall’Eurogruppo: per apportare cambiamenti occorrono da uno a due anni.
“Una fonte di un paese Ue informata sulla discussione all’Eurogruppo ha indicato che è difficile che 19 paesi su 20 che hanno già ratificato il trattato possano e vogliano cambiarlo perché un paese non rispetta l’impegno alla ratifica: semmai occorre definire una narrativa positiva sul ruolo del Mes affinché il trattato venga ratificato dall’Italia, aiutando il ministro italiano in questa direzione”, informa il Sole24ore.it.
Al termine della riunione, i soliti beni informati riferiscono che il presidente dell’Eurogruppo, Pascal Donohoe, avrebbe valutato un piano B per aggirare l’ostacolo italiano. Sarebbe partito un sondaggio informale tra i 19 paesi che hanno già ratificato il Mes per sapere quanti erano d’accordo a far fuori dal Fondo l’Italia della Ducetta.
Una quindicina avrebbero accettato. E visti i regolamenti, l’operazione può andare in porto, tra le titubanze di rito di Paolo Gentiloni in modalità Saponetta. La prossima riunione, che dovrebbe essere fatale per far abbassare le penne alla Meloni, è in agenda il prossimo mese.
(da Dagoreport)
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