Marzo 21st, 2025 Riccardo Fucile
DAL 1975 A OGGI, LE REGIONI GLACIALI (ESCLUSE LE CALOTTE GLACIALI CONTINENTALI DELLA GROENLANDIA E DELL’ANTARTIDE) HANNO PERSO PIÙ DI 9 TRILIONI DI TONNELLATE, L’EQUIVALENTE DI UN BLOCCO DI GHIACCIO DELLE DIMENSIONI DELLA GERMANIA E SPESSO 25 METRI … L’ORGANIZZAZIONE METEOROLOGICA: “PRESERVARE I GHIACCIAI È UNA QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA”
Tutte le regioni glaciali hanno registrato una perdita netta di massa nel 2024 per il terzo anno consecutivo, ha affermato l’Onu in una nota, aggiungendo che preservarle è “una questione di “sopravvivenza. “Preservare i ghiacciai non è solo una necessità ambientale, economica e sociale. È una questione di sopravvivenza”, ha avvertito Celeste Saulo, Segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), in occasione del primo World Glacier Day.
In tutto il mondo ci sono oltre 275.000 ghiacciai che coprono circa 700.000 chilometri quadrati, senza contare le calotte glaciali continentali della Groenlandia e dell’Antartide. Ma queste formazioni di ghiaccio si stanno ritirando rapidamente a causa del cambiamento climatico. In cinque degli ultimi sei anni si è registrato un ritiro record dei ghiacciai e, secondo l’Omm, “per il terzo anno consecutivo, tutte le 19 regioni glaciali hanno registrato una perdita netta di massa” nel 2024.
Secondo l’Omm, che cita nuovi dati del World Glacier Monitoring Service (Wgms), con sede in Svizzera, hanno perso complessivamente 450 miliardi di tonnellate. La perdita di massa è stata relativamente moderata in regioni come l’Artico canadese e i ghiacciai periferici della Groenlandia, ma i ghiacciai in Scandinavia, Svalbard e Asia settentrionale hanno vissuto l’anno peggiore mai registrato. Sulla base di una raccolta di osservazioni globali, il Wgms stima che i ghiacciai (escluse le calotte glaciali continentali della Groenlandia e dell’Antartide) abbiano perso più di 9 trilioni di tonnellate da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1975.
Ciò equivale a “un blocco di ghiaccio delle dimensioni della Germania e spesso 25 metri”, ha spiegato il direttore del Wgms Michael Zemp in una conferenza stampa. Al ritmo attuale, molti ghiacciai nel Canada occidentale e negli Stati Uniti, in Scandinavia, nell’Europa centrale, nel Caucaso, in Nuova Zelanda e ai tropici non sopravvivranno al XXI secolo, secondo l’Omm, che sottolinea come il prosciugamento dei “serbatoi d’acqua” del pianeta metta a rischio l’approvvigionamento idrico di centinaia di milioni di persone. Per l’Onu, l’unica risposta possibile è combattere il riscaldamento globale riducendo le emissioni di gas serra.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2025 Riccardo Fucile
LA PROCURA BELGA SOSPETTA CHE SIMEONE ABBIA PRESO PARTE ALLA SPARTIZIONE DELLA PRESUNTA MAZZETTA VERSATA DA HUAWEI PER RICOMPENSARE I POLITICI IN CAMBIO DEL SOSTEGNO NELLA PARTITA PER IL G5
Due fatture ritenute false, dell’ammontare complessivo poco meno di 46mila euro,
portano in Italia l’inchiesta aperta in Belgio sulle presunte tangenti pagate da lobbisti vicini a Huawei. Un mandato di arresto europeo porta in cella a Napoli Lucia Simeone per tutti Luciana, 48 anni da compiere a giugno, collaboratrice dell’eurodeputato, nonché capodelegazione di Forza Italia Fulvio Martusciello.
Adesso la professionista è nella sezione femminile del carcere di Secondigliano. Nel mandato si fa riferimento ai reati di associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio. Simeone è sospettata di aver preso parte alla divisione della presunta mazzetta che sarebbe stata versata per ricompensare uno o più politici coinvolti nella redazione di una lettera del 10 febbraio 2021.
La missiva, firmata da otto eurodeputati fra i quali Martusciello, era diretta a tre commissari europei e invitava la Ue ad aprirsi alla concorrenza nella diffusione della tecnologia 5G senza «razzismo tecnologico».
Si indaga su quello che gli inquirenti belgi definiscono come un circuito finanziario che ruota attorno alle figure di due lobbisti, il 41enne italo-belga Valerio Ottati, dal 2019 responsabile per gli affari pubblici europei di Huawei dopo due legislature come assistente parlamentare, e il portoghese Nuno Miguel Benoliel de Carvalho Wahnon Martins, ex collaboratore di Martusciello.
I due sarebbero gli autori materiali della lettera del 10 febbraio 2021. Il 7 gennaio e il 15 febbraio 2021, il lobbista portoghese avrebbe inviato a due società le due fatture, formalmente riferite a consulenze, rispettivamente dell’importo di 18.450 e 27.500 euro, allo scopo di costituire la provvista per il pagamento delle tangenti.
Negli atti, diverse operazioni finanziarie sulle quali dovranno essere svolti ulteriori accertamenti. Sono citati fra gli altri un bonifico dell’importo di mille euro del 21 febbraio 2021 a Luciana Simeone, proveniente dal conto corrente di Wahnon Martins sul quale era stata accreditata la fattura da 27.500 euro, e quattro bonifici da un conto aperto a nome del lobbista portoghese a favore di Martusciello tra il 26 febbraio 2021 e il 10 giugno rispettivamente di 3mila, 1.250, 1.250, 1.200 euro.
Gli inquirenti belgi collegano i fatti finiti sotto la lente investigativa anche alla redazione da parte di Martusciello di emendamenti legislativi favorevoli a Huawei. L’europarlamentare forzista non risulta indagato. Venerdì scorso, a un evento del partito a Napoli, aveva estratto dalla tasca — non richiesto — il suo cellulare, per mostrare la chat whatsapp con Ottati. «Guardi, Ottati mi inviava messaggi e io non rispondevo. Mi invita e io magari gli scrivo “Mi dispiace, ma abbiamo il congresso Ppe a Napoli, non posso”. L’avrò visto 2-3 volte, girava in parlamento, era stato assistente di altri due eurodeputati. Non ho alcun problema e non so nulla», scrollava le spalle l’eurodeputato di Forza Italia.
E gli emissari del colosso cinese? «Sono venuti — replicava Martusciello — Il tema era la necessità di aprire il mercato. Ma nel momento in cui c’è stato il ban (divieto) su Huawei si è sempre respinto ogni richiesta di appuntamento. La lettera era del 2021. All’epoca non c’era ancora il divieto, poi è cambiata la strategia europea».
Domani Simeone sarà interrogata dal giudice delegato della Corte di Appello. Il suo difensore, l’avvocato Antimo Giaccio, commenta: «Ancora non sappiamo nello specifico a cosa siano collegate le accuse. Lei era comunque una mera esecutrice di ordini, svolgeva il ruolo di segretaria».
In questi giorni Martusciello è stato accostato dalla stampa belga (insieme all’ex parlamentare europeo Giuseppe Ferrandino di Azione) anche a un’altra vicenda, riguardante le verifiche disposte dalla Procura pubblica europea (Eppo) sui rimborsi spese per presenze in aula e in commissione. Fatti vecchi e già chiariti, ha precisato il dirigente di Forza Italia.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2025 Riccardo Fucile
“SONO PEGGIO DI QUELLI CHE CERCAVANO ER PAPA AL GEMELLI” … COSA BOLLE IN PENTOLA TRA L’EURODEPUTATO LEGHISTA E LA STAR DEI SOCIAL CHE “PENDE” A DESTRA? (IL 52ENNE ROMANO E’ STATO OSPITE DI “ATREJU”, LA CONVENTION DI FRATELLI D’ITALIA) … E, DURANTE IL PATTUGLIAMENTO, CICALONE INSULTA CHI GLI DICE CHE NON PUO’ SOSTITUIRSI ALLE FORZE DELL’ORDINE
Ospite d’onore è l’europarlamentare Roberto Vannacci: lo youtuber Simone Cicalone scala le vette del giudizio facile scendendo nella metropolitana di Roma insieme all’autore de Il mondo al contrario. Ovviamente lo show riguarda la caccia ai borseggiatori, ma vengono prese di mira anche persone che non apprezzano il lavoro del giustiziere social.
Nel video girato tra le stazioni Termini e Barberini, una tratta particolarmente frequentata dai turisti, si vede lo youtuber spiegare la situazione al generale Vannacci, inseguire le borseggiatrici e salutarle per nome, scavare in punti nascosti mostrando le carte di credito e i documenti sottratti ai turisti e poi abbandonati. «Meno di 500 euro non va bene per loro, perché pure se vivono nelle roulotte c’è un’economia, è una tradizione di famiglia», spiega Cicalone al suo ospite che di fronte a una generalizzazione tra le peggiori, annuisce.
Anzi, rincara la dose e lancia la sua massima politica: «Il vero problema è che una parte politica (il riferimento è ovviamente al centrosinistra) si schiera sempre a favore della criminalità: chi ruba non è un criminale ma è vittima della società.
Dobbiamo cambiare totalmente la mentalità dei cittadini perché chi ruba è un criminale e come tale va trattato. Chi vive nei quartieri alti o in collina il problema non lo sente, ma il cittadino comune sì» [
Le conclusioni sono affidate a Vannacci che con una semplificazione estrema sostiene che «senza sicurezza non c’è niente».
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2025 Riccardo Fucile
“MANTOVANO E MELONI HANNO FIRMATO LA RICHIESTA DI INTERCETTARE IL DIRETTORE CANCELLATO”… RENZI ESCE ALLO SCOPERTO , COSA HA IN MANO?
“Mantovano smetta di spiare i giornalisti. È l’autorità delegata ai servizi, quindi o lui o
la Meloni hanno firmato il foglio con cui Francesco Cancellato, autore dello scoop contro i giovani di Fratelli d’Italia, è stato intercettato”.
Con queste parole, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha apertamente accusato il governo Meloni di essere responsabile del caso Paragon, la vicenda in cui è emerso lo spionaggio di decine di persone in Europa, e in Italia di diversi attivisti e del direttore di Fanpage.it Francesco Cancellato.
L’ex presidente del Consiglio ha mosso la sua accusa a Otto e mezzo, su La7, dopo che la premier Meloni non ha risposto alle sue domande in Aula, inclusa quella sul caso Paragon: “Io in Parlamento mi sono alzato e ho chiesto alla presidente del Consiglio, ‘sei in grado di escludere che il giornalista Francesco Cancellato sia stato
oggetto di una misura firmata o dal presidente del Consiglio o dall’autorità delegata?”. Lei non mi ha risposto dicendo che non fa pubblicità al mio libro. È un modo scandaloso di vedere le istituzioni”.
Renzi ha poi rincarato la dose: “Loro sanno perfettamente che lo hanno spiato loro, perché è un giornalista pubblicista e non professionista, e la legge 124 permette di andare sui pubblicisti”. Il riferimento è alla legge 124 del 2007, che regola i servizi segreti, e impedisce le intercettazioni (con poche eccezioni) per i giornalisti professionisti, ma non per i pubblicisti. “Quando un parlamentare di opposizione fa una domanda il presidente del Consiglio risponde. Se fugge vuol dire che è un vigliacco. E la reazione di Meloni è stata vile”, ha concluso il leader di Italia viva.
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“Le intercettazioni preventive, quelle gestite dall’intelligence, vengono autorizzate da un giudice, il procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma”, e la richiesta deve essere “firmata o dal presidente del Consiglio o dall’autorità delegata. O Giorgia Meloni o Alfredo Mantovano”. Poi l’ex presidente del Consiglio ha aggiunto che se gli fosse stata rivolta un’accusa simile quando era in carica avrebbe “fatto un caos in Parlamento”.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2025 Riccardo Fucile
MA A CONFERMARE CHE QUELLO FOSSE REALMENTE IL PENSIERO DELLA PREMIER CI HA PENSATO “FAZZO”. L’UFFICIO STUDI DEL PARTITO, CHE SI COORDINA CON IL SOTTOSEGRETARIO, IERI HA DIFFUSO UNA “NOTA INFORMATIVA” DAL TITOLO EMBLEMATICO: “SU VENTOTENE GIORGIA MELONI DEMOLISCE LA SINISTRA”
Mercoledì sera, dopo lo show in Parlamento contro il Manifesto di Ventotene, cenando coi suoi europarlamentari a Bruxelles la premier Giorgia Meloni ha detto di essersi “divertita moltissimo” avendo fatto “impazzire la sinistra”.
Una ricostruzione raccontata ieri a pranzo da tre quotidiani – Repubblica, Messaggero e La Stampa – e confermata a questo giornale, ma smentita “categoricamente” da fonti di Palazzo Chigi, aggiungendo un’ulteriore postilla della presidente del Consiglio: “Preoccupano le ormai quotidiane notizie diffuse da alcuni media su fatti mai accaduti”.
Eppure, a dimostrare che fosse quello il pensiero della premier dopo lo scontro in aula alla Camera ci hanno pensato ieri mattina direttamente i vertici del suo partito. Di buon mattino, infatti, l’ufficio studi del partito che si coordina con Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e responsabile comunicazione del governo, invia ai deputati e senatori del partito un dossier, tecnicamente una “nota informativa”.
Un documento riservato che serve per dare la linea ai parlamentari di Fratelli d’Italia. Il titolo è emblematico: “Manifesto di Ventotene: Giorgia Meloni demolisce la sinistra”.
Quello sul manifesto di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli però non è l’unico dossier prodotto dai vertici di Fratelli d’Italia sul tema del riarmo: durante la giornata ne invia anche un altro contro le giravolte del M5S su “difesa e armi all’Ucraina”. Meloni sa che il tema dell’invio di aiuti a Kiev ha un impatto sul consenso elettorale e quindi cerca di ributtare la palla nel campo delle opposizioni, come su Ventotene.
Il primo documento serve per alzare ancora di più i toni e dimostra come quella della premier sia stata una scelta comunicativa con l’obiettivo di distogliere l’attenzione sulle divisioni interne alla maggioranza sul piano di riarmo e per provocare l’opposizione. La scelta di attaccare su Ventotene era maturata già nel fine settimana da Meloni e Fazzolari dopo la distribuzione del manifesto al corteo di Piazza del Popolo organizzato da Repubblica.
E la convinzione di aver fatto una cosa giusta è arrivata ieri mattina dopo la citazione di Ventotene fatta da Roberto Benigni mercoledì sera in diretta su Rai 1 (accusato da alcuni esponenti meloniani come Federico Mollicone). Ieri Meloni da Bruxelles ha ribadito le sue accuse anche contro la sinistra: “L’essenza di alcuni passaggi di quel manifesto è che il popolo non è in grado di autodeterminarsi, sono sconvolta dalla reazione dei parlamentari della sinistra” che mostra “un’anima nostalgica e illiberale, sono stata io a essere stata insultata”.
Una posizione che ha provocato il gelo del Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, come da prassi, non era stato informato dell’intervento di Meloni e i due non hanno avuto modo di parlarne mercoledì durante il pranzo al Colle prima del Consiglio Europeo. Non c’è stato nemmeno un faccia a faccia. Mattarella non vuole farsi tirare per la giacchetta, ma negli ultimi anni è stato a Ventotene e spesso ha celebrato il manifesto come documento fondativo dell’Ue.
Non è un mistero, dunque, che i due non siano d’accordo sulla questione. Benigni un mese fa aveva fatto sapere al Quirinale che avrebbe fatto un discorso su Rai1 sull’Unione Europea.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Marzo 21st, 2025 Riccardo Fucile
IN UN PAESE DOVE LA SCUOLA PUBBLICA NON ESISTE, LA STRUTTURA FEDERALE SERVIVA PER FINANZIARE PROGRAMMI PER DISABILI E FAMIGLIE A BASSO REDDITO
Il presidente statunitense Donald Trump ha firmato oggi l’ordine esecutivo che dà inizio
al processo di smantellamento del Dipartimento dell’Istruzione. Al momento della firma, Trump era circondato da bambini seduti ai loro banchi nella Casa Bianca, intenti a firmare contemporaneamente dei documenti in una cartella.
Una volta terminata la siglatura, i bambini hanno sollevato i loro documenti, proprio come ha fatto il presidente. La Casa Bianca afferma che l’ordine incaricherà la segretaria Linda McMahon di facilitare il processo, restituendo il processo decisionale in materia di istruzione agli stati, preservando al contempo i servizi chiave del Dipartimento.
L’ordine segue l’annuncio all’inizio del mese di ridurre il personale di circa la metà, tagliando 1.950 posizioni in totale, tra cui 1.315 dipendenti federali. La legge vigente non consente al presidente di chiudere unilateralmente un dipartimento, come quello dell’Istruzione, istituito dal Congresso. Perciò, di fatto, lo smantella.
I repubblicani hanno una maggioranza di 53-47 al Senato, che dà loro il controllo della Camera, ma è improbabile che riescano a ottenere il sostegno dei democratici per raggiungere una maggioranza, spiega il Wall Street Journal. La maggior parte degli uffici e dei programmi del dipartimento sono previsti per legge, molti dei quali codificati nella legge che ha creato l’agenzia federale durante l’amministrazione Carter nel 1979.
I due programmi più importanti del Dipartimento dell’Istruzione forniscono fondi per l’istruzione degli studenti disabili e per chi proviene da famiglie a basso reddito. Questi finanziamenti ammontano a decine di miliardi di dollari all’anno. Quale sarà il loro destino ora che man mano viene depotenziato il dipartimento non è chiaro.
(da Open)
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Marzo 21st, 2025 Riccardo Fucile
IL “FINANCIAL TIMES” RIVELA: “LE POTENZE MILITARI EUROPEE LAVORANO A UN PIANO DI 5-10 ANNI PER SOSTITUIRE GLI STATI UNITI NELLA NATO: REGNO UNITO, FRANCIA, GERMANIA E PAESI NORDICI SONO TRA I PAESI IMPEGNATI PER UNA TRANSIZIONE ORDINATA”
La Francia ospiterà giovedì 27 marzo a Parigi un nuovo vertice della coalizione dei volenterosi sull’Ucraina. Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron al termine del vertice Ue. Al summit parteciperà anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
“Sono convinto che, sia per iniziare a rimborsare i debiti pre-Covid sia per riuscire a far fronte alle spese per l’intelligenza artificiale, la difesa e il clima”, nel prossimo decennio “dovremo di nuovo emettere debito comune”, anche se oggi in Europa “non c’è consenso”.
Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron al termine del vertice Ue, aggiungendo che le discussioni su quale sia lo strumento finanziario migliore da utilizzare si terranno più avanti. “Adesso è troppo presto”, ha spiegato, indicando la necessità di discuterne anche con Berlino.
“Le potenze militari europee lavorano a un piano di 5-10 anni per sostituire gli Stati Uniti nella Nato: Regno Unito, Francia, Germania e Paesi nordici sono tra i Paesi impegnati in discussioni informali per una transizione ordinata”. Lo riporta il Financial Times citando diversi funzionari europei a conoscenza del dossier.”Le maggiori potenze militari europee stanno elaborando piani per assumere maggiori responsabilità per la difesa del continente dagli Stati Uniti, compresa una proposta all’amministrazione Trump per un trasferimento gestito nei prossimi cinque-dieci anni”, scrive il quotidiano britannico. L’obiettivo è quello di “elaborare un piano per spostare l’onere finanziario e militare sulle capitali europee e presentarlo agli Stati Uniti prima del vertice annuale dei leader della Nato che si terrà all’Aia a giugno”.
“Il Libro Bianco sulla difesa ha un nome che dice tutto, ‘Prontezza 2030′”. Lo ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen rispondendo ad una domanda se il nome ReArm Europe verrà modificato come chiedono Spagna e Italia. “Il piano prevede di finanziare anche le infrastrutture, la mobilità militare, il cyber, elementi sulla comunicazione, ha un approccio più ampio”, ha sottolineato.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2025 Riccardo Fucile
LA PETROLIERA TRASPORTAVA 100MILA TONNELLATE DI GREGGIO, PER UN VALORE DI CIRCA 40 MILIONI DI EURO, CHE ORA DIVENTERANNO DI PROPRIETÀ TEDESCA
La settimana scorsa la dogana tedesca ha sequestrato una nave della flotta ombra russa.
Lo riporta Der Spiegel, spiegando che la petroliera in questione è la Eventin, battente bandiera panamense, ancorata al largo della costa di Rügen da metà gennaio.
Secondo le informazioni, la petroliera e circa 100.000 tonnellate di petrolio greggio per un valore di circa 40 milioni di euro diventeranno ora di proprietà tedesca. Una procedura possibile grazie al cosiddetto ‘avviso di confisca’ della Direzione generale delle dogane.
Dopo la decisione, la petroliera verrà ribattezzata, scrive Der Spiegel citando fonti di sicurezza. In precedenza, si erano svolte intense discussioni tra vari ministeri su come gestire la questione della petroliera. La nave stava viaggiando dal porto russo di Ust-Luga attraverso il Mar Baltico fino all’Egitto.
La Eventin è elencata come parte della flotta ombra russa dalla fine di febbraio. In precedenza, a metà gennaio, la petroliera era alla deriva al largo di Rügen, in grado di manovrare. A causa del rischio di fuoriuscita di petrolio, la petroliera è stata rimorchiata nelle acque al largo di Sassnitz e poi sorvegliata dalla guardia costiera e dalla polizia federale
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2025 Riccardo Fucile
GIÀ VENUTO A LUGLIO PER UNA PARTITA DI CALCIO, È TORNATO PER INCONTRARE ADEL JUMA, MINISTRO LIBICO DEGLI AFFARI INTERNI, RICOVERATO IN UN OSPEDALE DELLA CAPITALE DOPO UN ATTENTATO A FEBBRAIO… UN NUOVO CASO ALMASRI? NON È CHIARO SE SU GHENIWA PENDA UN MANDATO DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE, COME IL SUO ILLUSTRE COLLEGA. MA È COMUNQUE ACCUSATO DI ALMENO 501 EPISODI DI TORTURE, STUPRI E OMICIDI
A pochi mesi dall’apparizione del luglio scorso, in occasione della finale del campionato libico ospitata dall’Italia, a Roma torna a farsi vedere Abdel Ghani al-Kikli. Meglio conosciuto come Gheniwa, dal 2021 è il capo dello Stability Support Apparatus, milizia attiva a terra e a mare, per l’Onu “ripetutamente coinvolta in violazioni e abusi” e per il dipartimento di Stato Usa responsabile di “crimini contro l’umanità nelle prigioni di Ayn Zarah e Abu Salim”.
A differenza di Al Masri, il comandante libico che la Cpi avrebbe voluto in cella e l’Italia ha rapidamente liberato e riportato a casa, al momento non si sa se lui sia fra ufficiali e comandanti libici che la Corte vorrebbe in manette e i cui nomi, per evidenti ragioni investigative, sono ancora coperti da segreto. Ma contro di lui, pende una denuncia di 189 pagine presentata da Ecchr alla Corte penale internazionale, in cui viene accusato di almeno 501 episodi di torture, stupri, omicidi e sparatorie.
A Roma, Gheniwa è arrivato insieme ad altri alti papaveri del governo libico, inclusi ambasciatori e ministri, per far visita a Adel Juma, ministro libico degli Affari Interni, a metà febbraio ferito in un attentato e qualche settimana dopo trasferito in un ospedale romano per ricevere cure mediche.
Secondo le prime indiscrezioni, diffuse dal dissidente libico Husam El Gomati, uno degli spiati del cosiddetto caso Paragon, il gruppo sarebbe arrivato a Fiumicino a bordo di un aereo privato, atterrato attorno alle 18 a Fiumicino e subito si sarebbe diretto in ospedale. A diffondere immagini dell’incontro sono stati gli stessi
partecipanti, che non hanno esitato a diffonderle sui social network.
Non è la prima volta che Gheniwa approda in Italia. A luglio si era personalmente presentato per supportare l’Al Ahly club, una delle sei squadre finaliste del campionato libico invitate in Italia, che secondo l’ultimo report del panel of experts dell’Onu di fatto dirige e controlla. Ma in relazioni e denunce delle Nazioni Unite, quello del comandante libico è un nome ricorrente fin dal 2014. All’epoca era al comando di una milizia che si è macchiata di centinaia di episodi di torture, abusi, omicidi, detenzioni arbitrarie, stupri.
Da Abu Salim, nella cintura urbana di Tripoli, rapidamente – hanno denunciato negli anni diverse agenzie delle Nazioni Unite – negli anni ha anche esteso il suo potere, finendo per controllare direttamente diversi centri di detenzione, fra cui quello di Maya. Un buco nero in cui nessuno, neanche l’Onu con i suoi esperti riesce a entrare.
Secondo Libya Crimes Watch da lì sarebbero passate almeno 1.800 persone, tutto o quasi – denunciano Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani – sarebbero state vittima di violenze e abusi.E ci ha guadagnato, anche tanto. “Il traffico, la schiavitù, il lavoro forzato, la prigionia, l’estorsione e il contrabbando hanno generato entrate significative per individui, gruppi e istituzioni statali”.
(da La Repubblica)
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