Destra di Popolo.net

L’ITALIA FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI, LA CORTE DEI CONTI DENUNCIA CHE, NEL NOSTRO PAESE, VA SPRECATO IL 40% DEI 9 MILIONI DI METRI CUBI D’ACQUA POTABILE IMMESSI IN RETE OGNI ANNO

Marzo 24th, 2025 Riccardo Fucile

COLPA DELLE PERDITE NEL “TRATTAMENTO DI POTABILIZZAZIONE” E DELL’INEFFICIENZA DELLA DISTRIBUZIONE … LA MAGISTRATURA CONTABILE LANCIA UN ALLARME ANCHE SULLE SPESE POCO TRASPARENTI

Il volume d’acqua prelevato in Italia per uso potabile supera i 9 miliardi di metri cubi l’anno, per un prelievo giornaliero di 25 milioni, ma il volume effettivamente erogato corrisponde alla metà del prelievo (4,6 miliardi di metri cubi), principalmente a causa delle perdite nel trattamento di potabilizzazione (1 miliardo) e dell’inefficienza della distribuzione, in cui si spreca circa il 40% del quantitativo immesso in rete (3,4 miliardi).
È quanto fa emergere la Corte dei conti nella relazione approvata con Delibera n. 4/2025 dalla Sezione per gli affari europei e internazionali, in cui la magistratura contabile ha analizzato ”Il contributo al raggiungimento dell’obiettivo 6 dell’Agenda 2030 dell’Onu e alla mitigazione dei danni connessi alla siccità attraverso il miglioramento della rete distributiva e dell’approvvigionamento idrico”.
Il sistema di prelievo e trattamento delle acque in Italia, specifica la Corte, si fonda su una governance multilivello (sono tre i ministeri coinvolti) e sul Servizio idrico integrato – previsto dalla legge n. 36/1994 e non ancora completamente attuato – con alcuni ambiti territoriali gestiti in economia e caratterizzati da una bassa capacità di investimento.
A fronte di un fabbisogno stimato di 6 miliardi di euro annui, i giudici contabili rilevano che le entrate non superano i 4 miliardi, con una previsione delle spese correnti peraltro fortemente aleatoria, poiché formata per circa un terzo dal costo dell’energia elettrica, dato l’impiego del 2,5% del consumo elettrico nazionale nella gestione del sistema.
(da agenzie)

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ANCHE QUEL SEMOLINO DI TAJANI S’È ROTTO IL CAZZO DI ESSERE SCAVALCATO: “UN PARTITO QUAQUARAQUÀ PARLA E DICE SENZA STUDIARE E RIFLETTERE, SONO I PARTITI POPULISTI. MA CHI STRILLA CONTA E COMANDA POCO, NOI PREFERIAMO LAVORARE”

Marzo 24th, 2025 Riccardo Fucile

IL RIFERIMENTO, OVVIAMENTE, È ALLA LEGA DOPO LE ULTIME SPARATE DI SALVINI E DEI SUOI GRAN “CIAMBELLONI” …. LA PREMIER TEME CHE DIETRO L’ATTIVISMO DEL FU TRUCE DEL PAPEETE CI SIA LA SPINTARELLA DI MUSK

La conferenza per i giovani di Forza Italia a Milano, la scuola politica della Lega a Roma: in mezzo 600 chilometri di temporali, con i due partiti della coalizione che fanno apertamente a sportellate . Un crescendo a cui Fratelli d’Italia assiste in silenzio, ma che rischia seriamente di mandare in pezzi il centrodestra
All’evento milanese degli azzurri, voluto e benedetto a distanza da Marina Berlusconi, il titolo è tutto un programma: “Forza Europa”. Il segretario Antonio Tajani, come tutti in sala, ha letto le parole del vicesegretario leghista Claudio Durigon che, su Repubblica , lo invitava a farsi dare una mano dal Carroccio in politica estera.
Ma fedele al proprio registro di questi mesi non nomina mai la Lega, anche se gli astanti hanno ben chiaro a chi si rivolga: «A volte ci attaccano anche aspramente, “non ragioniam di lor ma guarda e passa”»; oppure, «pensavano che ci saremmo sciolti come neve al sole, pensavano di saccheggiare i nostri pascoli.
Ma abbiamo saputo difendere le nostre pecorelle e i nostri elettori sono aumentati»; e ancora, «un partito quaquaraquà parla e dice senza studiare e riflettere, sono i partiti populisti. I partiti seri studiano, approfondiscono, poi decidono e fanno quello che dicono, e non rinnegano quello che dicono cambiando idea»; infine, «chi strilla conta poco e comanda poco. Noi preferiamo lavorare e non strillare».
Sempre il vicepremier, in apertura di evento, ricorda proprio il Cavaliere: «Dal suo letto d’ospedale spiegava due cose: serviva una difesa comune europea e superare il diritto di veto», un testamento politico valido ancora oggi che da sé, solo a citarlo, vale due dita in un occhio alla Lega ovviamente, che invece sostiene esattamente il contrario.
«Consiglierei di studiare un po’ di più a quelli che dicono “usciamo dall’Europa” o cose del genere, quando si fanno delle scelte bisogna capire perché si fanno, non di pancia», aggiunge Tajani. Il quale, a margine, difende pure il manifesto di Ventotene attaccato frontalmente da Giorgia Meloni («come FI abbiamo dei riferimenti popolari ma è comunque uno dei testi fondativi»).
Dopodiché il protagonismo del Carroccio in politica estera è rivendicato nuovamente da Claudio Borghi, senatore e membro del Copasir, lui ospite della due giorni formativa del partito nella Capitale. Se l’altro vicepremier Salvini sente il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance «non c’è nessun problema, anzi uno dovrebbe essere contento, se si ha a cuore l’interesse dell’Italia. Se invece uno ragiona sullo 0,5 per cento in più alle Regionali, allora alzo le mani…». Idem fa Alberto Bagnai, vicecapogruppo leghista alla Camera: «Il prestigio degli interlocutori, da Netanyahu a Vance, conferma la credibilità di Salvini »
(da agenzie)

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GRAZIE ALLE FOLLIE TRUMPIANE, I FONDI DI INVESTIMENTO DIROTTANO I MILIARDI VERSO L’EUROPA: DA INIZIO ANNO SONO STATI SPOSTATI 40,2 MILIARDI DA UN LATO ALL’ALTRO DELL’OCEANO ATLANTICO. E ANCHE LE GRANDI BANCHE AMERICANE ABBANDONANO IL TYCOON

Marzo 24th, 2025 Riccardo Fucile

GOLDMAN SACHS: “L’EUROPA È AL CENTRO DELLA NOSTRA STRATEGIA” – I DAZI, I BITCOIN E I LICENZIAMENTI DEL TYCOON
GENERANO INCERTEZZA, E IL VECCHIO CONTINENTE DIVENTA IMPROVVISAMENTE L’EL DORADO, GRAZIE AL MEGA PIANO DI INVESTIMENTI DA 1000 MILIARDI IN GERMANIA

Meno 33,53 miliardi di dollari in una sola settimana. Wall Street ha vissuto il più significativo deflusso di investimenti degli ultimi tre mesi nei sette giorni appena conclusi. I dati di Lseg Lipper restituiscono una fotografia per cui, a due mesi dall’insediamento del presidente Donald Trump alla Casa Bianca, gli investitori hanno sempre meno fiducia nelle scelte operative di Washington.
A pesare sono l’incertezza e i chiari di luna dell’esecutivo, come sottolinea l’ultimo sondaggio tra i gestori globali condotto a marzo da Bank of America. Secondo cui c’è una tendenza consolidata: la fuga dagli Usa per andare verso l’Europa.
Nello specifico, la maggiore rotazione di portafoglio dal 1999 a oggi. Il più grande cambio di posizionamento dell’ultimo quarto di secolo. Difesa e infrastrutture in Ue, secondo i banchieri statunitensi, sono le opzioni da scegliere per proteggersi dalla ridefinizione degli equilibri globali.
Un’occasione che da inizio anno a oggi ha spostato risorse per circa 40,2 miliardi di dollari da un lato all’altro dell’Oceano Atlantico. Trasferimenti che, secondo Goldman Sachs, non sono ancora terminati. A tal punto che la banca guidata da David Solomon ha rimarcato che “l’Europa è al centro della nostra strategia”.
Il 20 gennaio 2025 doveva essere “l’anno dell’Eccezionalismo”, secondo i fondi d’investimento più aggressivi e vicini all’Amministrazione Trump. A due mesi di distanza il sentimento del mercato è stato di segno opposto.
Da inizio anno a oggi i listini di Wall Street hanno virato in territorio negativo. Il Nasdaq ha lasciato sul terreno il 7,91%, l’S&P 500 il 3,64% e il Dow Jones l’1,31 per cento. Gli umori degli investitori, tuttavia, non riflettono al meglio ciò che sta avvenendo a livello di “ideologia strategica”, come evidenziato da più di un investitore.
La crescita economica regge, ma l’incertezza può giocare un ruolo fondamentale nella fiducia di consumatori e imprese. I corsi azionari rappresentano, secondo la Fed, un segnale da non sottovalutare. L’indice S&P 500 è in territorio correttivo, il Nasdaq pure. E non è passato inosservato l’ultimo Global Fund Manager Survey di Bank of America, che è avvenuta una rotazione da record fra le azioni statunitensi e quelle europee.
Per la precisione, la più significativa dal 1999. Era il secolo scorso. “Il 39% netto dichiara di sovrappesare le azioni europee rispetto ai mercati globali, in aumento rispetto al 12% del mese scorso e con il maggior sovrappeso dalla metà del 2021. Il 23% netto dichiara di sottopesare le azioni statunitensi, la percentuale più alta dalla metà del 2023, mentre a febbraio il 17% netto dichiarava di essere sovrappesato”, ha
evidenziato il sondaggio di Bofa. Il massimo da 25 anni, appunto.
Allo stesso tempo, non è solo la banca di Brian Moynihan ad aver raccolto i dubbi dei fondi d’investimento e delle case d’affari. Anche Citi, Goldman Sachs, Morgan Stanley e J.P. Morgan mantengono un approccio “agnostico” e “cautelativo”, come sottolineato dagli addetti ai lavori in queste settimane.
Tuttavia, le preoccupazioni sull’impatto delle politiche tariffarie statunitensi iniziano a pesare. Maggio, mese cruciale per la rotazione di molti portafogli, è sempre più vicino e l’opinione dominante è che gli Usa[…] non forniscono più una relativa certezza per gli investimenti. Durante l’ultima settimana il ritiro dai fondi azionari a stelle e strisce è stato di 33,53 miliardi di dollari. Ma dall’inizio dell’anno la quota, sempre secondo i dati Lipper, arriva a 40,2 miliardi.
Le incognite sono state su ampio spettro. I fondi statunitensi a grande capitalizzazione hanno registrato vendite nette per 27,38 miliardi di dollari, interrompendo una serie di acquisti durata tre settimane
I fondi tecnologici, dei servizi di comunicazione e sanitari hanno guidato i deflussi settoriali, con vendite nette pari a 451 milioni, 230 milioni e 227 milioni di dollari. “È una prima scossa di assestamento? No, è un riallineamento marcato. Meno certezze, più fughe”, commenta un banchiere di lungo corso. La direzione delle risorse è l’Europa. Un’area che oggi può avere più concretezza e una maggiore redditività grazie alla spinta delle promesse sugli investimenti in difesa e sicurezza. Argomenti che, a oggi, convincono gli investitori più delle minacce sui dazi.
(da agenzie)

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IMMAGINATE DI RISCHIARE LA VITA PER L’AMERICA, E POI ARRIVA UN SUDAFRICANO E VI LEVA TUTTO: LA MOTOSEGA DI ELON MUSK SI SCAGLIA CONTRO LA “VETERANS ADMINISTRATION”, CHE SI OCCUPA DEGLI EX MILITARI

Marzo 24th, 2025 Riccardo Fucile

IL TOSSICO VORREBBE LICENZIARE PIÙ DI 80MILA DIPENDENTI E TAGLIARE PROGRAMMI DI ASSISTENZA PSICHIATRICA E DI TRASPORTI GRATUITI PER I VETERANI DISABILI, I CENTRALINI DI ASSISTENZA TELEFONICA E NUMEROSI CORSI DI FORMAZIONE SULLA PREVENZIONE DEI SUICIDI … L’IRONIA DELLA SORTE? QUELLO DEI VETERANI È UNO DEI SEGMENTI PIÙ TRUMPIANI: IL 67% DI LORO IN NOVEMBRE HA VOTATO PER “THE DONALD”

In America gli ex militari, i «veterans», sono oggi il 6,1% degli americani maggiorenni, 15,8 milioni di persone, la maggior parte delle quali ha ormai una certa età (la leva è stata abolita nel 1973). I «veterans» invecchiano: ci sono gli anziani e
coscritti, e i più giovani reduci delle varie guerre post 11 settembre. Per motivi diversi — età o ferite di guerra — è un segmento della popolazione con problemi di salute spesso gravi.
Anche a causa dei costi astronomici della sanità americana, i «veterans» continuano a richiedere sempre più fondi a Washington: il budget della Veterans Administration che si occupa di loro è di 369,3 miliardi di dollari per il 2025 (339,4 miliardi di euro) e pertanto è un bersaglio naturale per la scure dei tagli operati da Elon Musk e dal suo neonato dipartimento Doge […] che cerca disperatamente 1.000 miliardi da risparmiare (non per buona amministrazione ma per finanziare un maxi-taglio alle tasse per i ricchi, dicono i pochi democratici non ammutoliti dalla sconfitta dello scorso novembre).
In questo quadro, non stupisce che sia stata accolta malissimo in ambienti militari l’idea di Musk: licenziare più di 80.000 dipendenti della Veterans Administration, molti dei quali essi stessi veterani, nei prossimi mesi. Già adesso sono stati tagliati programmi di trasporti gratuiti per i veterani disabili, i centralini di assistenza telefonica, e c’è stato il rinvio o la cancellazione di numerosi corsi di formazione sulla prevenzione dei suicidi (nel 2022 ogni giorno si sono suicidati 131 americani, 17 dei quali erano veterani).
Altri tagli hanno colpito l’assistenza psichiatrica e la terapia di gruppo. Si allungano i tempi di attesa per gli appuntamenti, e alcuni trial di cure sperimentali sono stati fermati per mancanza di fondi. I tagli effettuati con la motosega dagli emissari muskiani del Doge […] hanno provocato in vari settori della pubblica amministrazione problemi insormontabili risolti soltanto con la marcia indietro del Doge (caso di studio: il licenziamento dei responsabili della manutenzione dei missili atomici, immediatamente revocato).
Anche per quel che riguarda i veterani ci sono state retromarce: l’annunciato taglio di servizi essenziali come le assunzioni di medici e i servizi funebri è stato poi rivisto.
(da agenzie)

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LA LOTTA TRA FORZA ITALIA E LEGA PASSA ANCHE DAL “MERCATO” DEI PARLAMENTARI: IL DEPUTATO DAVIDE BELLOMO LASCIA IL CARROCCIO PER GLI AZZURRI

Marzo 24th, 2025 Riccardo Fucile

IL MOTIVO DELL’ADDIO? LA LINEA TRUMPUTINISTA DI SALVINI: “SONO ENTRATO IN UN PARTITO TERRITORIALE CHE AMBIVA A DIVENTARE NAZIONALE E MI SONO RITROVATO IN EUROPA AL FIANCO DI AFD E ORBÁN. IO SONO UN EUROPEISTA CONVINTO”

Un passaggio, dalla Lega a FI, arrivato in un momento in cui i rapporti tra i due partiti sono molto tesi. L’addio del deputato Davide Bellomo ha toccato un nervo scoperto: molti si chiedono se altre fuoriuscite seguiranno.
«Sono scelte personali — dice Bellomo —. Ma è evidente che ci siano diversi in disaccordo con la linea di Salvini». Il disaccordo, lo tratteggia così: «Sono entrato in un partito territoriale che ambiva a diventare nazionale e mi sono ritrovato in Europa al fianco di AfD e Orbán».
L’obiezione è immediata: la linea nazional-sovranista non nasce oggi e quando Bellomo — che vive in Puglia ed è nato ad Ascoli da papà siciliano e mamma calabrese — approda nella Lega è il 2019 e Salvini ha già posizionato il partito a destra: «Negli ultimi mesi è diventato tutto troppo. […] è stata un’escalation il suo spostamento per occupare lo spazio alla destra di Meloni». Dunque un posizionamento tattico? «Credo di sì. E pesa anche il congresso di aprile». Perché FI? «Sono un europeista convinto».
(da “Corriere della Sera”)

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E ALLA FINE I SOVRANISTI HANNO AUMENTATO LE TASSE: DA 75 A 260 EURO IN PIU’ NELLA PROSSIMA DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Marzo 24th, 2025 Riccardo Fucile

COME FOTTERE GLI ITALIANI: LE SIMULAZIONI SU LAVORATORI, AUTONOMI E PENSIONATI…ALIQUOTE PIU’ ALTE E DETRAZIONI PIU’ BASSE FANNO PAGARE PIU’ TASSE DEL DOVUTO

Da 75 euro a 260 euro in più nella prossima dichiarazione dei redditi. Per il pasticcio dell’acconto Irpef non dovuto. Che riporterà nelle casse dello Stato 4,3 miliardi. Proprio quelli serviti per finanziare il taglio dell’Irpef in vigore dal primo gennaio 2024.
«Una vergognosa partita di giro», la definisce Christian Ferrari, segretario confederale Cgil. «Dopo aver autofinanziato il taglio del cuneo con il fiscal drag, dopo la flat tax regalata agli autonomi benestanti, dopo gli innumerevoli condoni, ecco l’ennesimo inganno: una riforma virtuale». I Caf Cgil hanno effettuato simulazioni sulle dichiarazioni di lavoratori, autonomi, pensionati. Tutte portano alla stessa conclusione.
Aliquote più alte, detrazioni più basse
Il governo Meloni, spiega oggi Repubblica, ha infatti applicato le vecchie regole dell’Irpef vigenti nel 2023. Che prevedono aliquote più alte e detrazioni più basse. In questo modo quasi tutti pagano più tasse non dovute. O abbatte il rimborso per le spese portate in detrazione. Per esempio una pensionata con reddito da 27.800 euro, una casa con rendita da 500 euro, un figlio disabile a carico, avrebbe una dichiarazione a zero imposte. Il ricalcolo che l’Agenzia delle entrate farà del suo 730 precompilato porterà invece un debito fiscale di 260 euro. In media i lavoratori dipendenti presteranno a tasso zero allo Stato circa 75 euro nella fascia sopra la no tax area fino a 15 mila euro. Quelli dello scaglione successivo (da 15 a 28 mila) ne daranno 100. 260 euro dai 29 mila euro in su.
2,8 miliardi di imposte non dovute
In questo modo 9,5 milioni di contribuenti coinvolti verseranno così 2,8 miliardi di imposte non dovute. Che riavranno l’anno prossimo. Perché si tratta di un disallineamento temporaneo, spiegano dalle parti del ministero dell’Economia. I pensionati con 15-29 mila euro di reddito dovranno pagare 100 euro. Quelli sopra 29 mila euro ne dovranno pagare 260. In totale si tratta di 9,2 milioni di pensionati interessati. Dovranno dare 1,5 miliardi. Il totale è esattamente quanto ha speso il governo Meloni per ridurre dal 25 al 23% l’aliquota Irpef nel secondo scaglione e alzare la detrazione per lavoro dipendente da 1.880 a 1.955 per redditi fino a 15 mila euro. Ovvero 4,3 miliardi.
L’Ufficio Studi
All’epoca del varo della norma, nel dicembre 2023, il comma 4 dell’articolo 1 era stato criticato dall’ufficio studi di Camera e Senato. «Andrebbero forniti elementi informativi circa lo sviluppo per cassa degli effetti finanziari stimati». Ma la relazione tecnica del decreto legislativo 216 non forniva l’informazione. «Di sicuro già l’anno scorso, in sordina, il governo ha fatto pagare ai contribuenti acconti più alti del dovuto e così quest’anno, senza trasparenza, infilandoli nei 730 precompilati», dice Maria Cecilia Guerra, responsabile lavoro del Pd. «Di sicuro il prossimo anno ci sarà un ammanco per il bilancio dello Stato, visto che dovrà restituire quanto prelevato: chiediamo di sapere di quanto».
(da agenzie)

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GRATTERI: “45 GIORNI PER INTERCETTARE? CON QUESTA RIFORMA SI SVENDE LA LIBERTA’ DEI CITTADINI ONESTI”

Marzo 24th, 2025 Riccardo Fucile

“IL LIMITE AGLI ASCOLTI AIUTA I CRIMINALI E RENDE COMPLICATO CERCARE LE PROVE”

Procuratore Nicola Gratteri, come valuta nel complesso la riforma appena approvata che fissa a 45 giorni il limite di tempo per intercettare la maggior parte dei reati?
È una riforma incomprensibile. Reati anche gravi vengono scoperti dopo diversi mesi, perché non si riesce a trovare il bersaglio giusto o perché in molti casi si raccolgono le prove dopo diverso tempo. Ed è una riforma anche incoerente perché se la legge fissa un termine di un anno e mezzo o due (a seconda dei reati) per indagare, non si capisce perché ci debba essere una tagliola per le sole intercettazioni, che sono uno strumento proprio per indagare. Evidentemente la finalità è un’altra.
Quale?
Quella di complicare l’acquisizione delle prove.
Quali saranno i reati più difficili da perseguire dopo questa riforma?
Rapine, furti in abitazioni, falsi materiali, riduzione in schiavitù, tratta di persone, reati in materia di stupefacenti, inquinamento ambientale, disastro ambientale, omicidio, violenza sulle donne. L’elenco è lungo, forse si fa prima a dire quali reati sarà ancora possibile perseguire.
Ci può fare degli esempi concreti sulle ricadute per le indagini e, di conseguenza, sulla sicurezza dei cittadini?
Viene commessa una rapina e arrestato uno degli autori. Si devono individuare i
complici. Si mettono sotto controllo telefoni dei familiari o i colloqui carcerari nella immediatezza. Bene, dopo 45 giorni si devono staccare gli ascolti, impedendo l’acquisizione di prove sugli altri componenti, che ben possono essere frutto di successivi colloqui. Altro esempio, viene commesso un omicidio e si intercettano i possibili sospettati. Dopo 45 giorni, potranno parlare a ruota libera.
I reati di terrorismo e di mafia sono stati esclusi da questo limite temporale. Ma resta il problema per i reati satellite, quelli cosiddetti “spia”, che preludono a un’attività di tipo mafioso? E se sì, per meglio comprendere, può citarne alcuni?
Il problema resta. Per esempio, se ci troviamo di fronte a una estorsione non aggravata; se avviene il trasporto di 50 kg di cocaina; se c’è una rapina di armi da guerra. Oppure un falso permesso di costruire, rilasciato per fare una speculazione edilizia. Si tende ad affermare, quando si fanno riforme di questo tipo, che non si abbassa l’asticella della lotta alle mafie. Ma la nostra comunità non ha bisogno solo di combattere le mafie, ha bisogno di affermare la legalità, che comprende anche la sicurezza delle strade, la sicurezza degli anziani potenziali vittime di truffe, il pagamento delle tasse da parte di tutti, la lotta alle speculazioni edilizie. Quello che il governo deve spiegare, ma ai cittadini non certo a noi magistrati, è perché vogliono limitare così fortemente la possibilità di fare giustizia, di individuare gli autori di reati così odiosi.
La maggioranza di governo ha già cancellato l’abuso d’ufficio e neutralizzato il traffico di influenze. Adesso si appresta a sterilizzare il danno erariale per scudare ulteriormente gli amministratori, oltre che – in generale – voler ridimensionare il compito di “controllore” della Corte dei Conti. Non sono riforme che lanciano messaggi di impunità?
Assolutamente si. Dietro lo slogan della cosiddetta paura della firma si è inteso dapprima scudare tutte le condotte gravemente colpose che comportassero danno erariale e ora – nonostante si sia dimostrato nella pratica che in tal modo si è solo legalizzato il comportamento del funzionario gravemente negligente senza alcun tipo di ripresa per l’economia nazionale – si intende bloccare se non annullare l’azione erariale sul territorio, aumentando le ipotesi di controllo sugli atti e stabilendo che ogni atto anche solo collegato a quello vietato comporti impunità. Tutto questo lascia i cittadini senza tutela. In tutti i settori.
Quindi?
Spero che si percepiscano, a tutti i livelli, le mortificazioni che stanno subendo i cittadini onesti. Stiamo svendendo le nostre libertà.
Procuratore, il ministro Nordio ha fretta di far approvare al Parlamento la separazione delle carriere e i due Csm. Punta al referendum entro un anno al massimo. Come la giudica questa fretta, al di là del merito della riforma su cui già si è espresso negativamente?
Conferma quello che penso da tempo, che il vero obiettivo non è la “sola” separazione delle carriere, già di per sé sbagliata e dannosa, ma che si vuole giungere frettolosamente a questo risultato per poi assicurarsene subito dopo un altro, ovvero quello di assoggettare il Pm all’esecutivo. Io sono molto preoccupato, ma non per noi magistrati, per i cittadini, per la democrazia. Sarà mio impegno, da ora in poi, fare capire alla collettività, in tutte le sedi i cui mi sarà consentito, a cosa vanno incontro. Sono ottimista, mi fido degli italiani.
Il nostro giornale ha deciso per i 30 anni di Libera di dedicare, a partire dalla giornata in ricordo delle vittime, ogni 21 marzo, una riflessione su mafia e anti mafia. Come sta la lotta alle organizzazioni di tipo mafioso?
Non va bene e non basta andare alle cerimonie di commemorazione di tanti uomini e donne che hanno perso la vita per mano della mafia, per dire di essere contro la mafia e di volere combattere la mafia. Bisogna agire e in concreto, volerla questa lotta alla mafia. La cosa che mi lascia perplesso è che ogni volta che vengo audito in sedi istituzionali, spero sempre che qualcuno comprenda che la lotta alla mafia è una lotta di democrazia, di libertà. Ma ogni volta poi resto deluso dalle scelte che vengono fatte. Quella in atto è più corretto chiamarla riforma della “ingiustizia”, perché di giustizia non ce ne è. Ma andiamo avanti.
(da ilfattoquotidiano.it)

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SANITA’, GOVERNO BOCCIATO: PER IL 51% E’ PEGGIORATA

Marzo 24th, 2025 Riccardo Fucile

SONDAGGIO DEMOS: MALE ANCHE SULLE TASSE… LA SICUREZZA E’ MIGLIORATA SOLO PER IL 16%

Il governo guidato da Giorgia Meloni attraversa una fase complicata. Lo ha messo in evidenza un recente sondaggio condotto da Demos per Repubblica, nel quale emergeva che il grado di fiducia verso questa maggioranza ha toccato il grado più basso dalle elezioni del 2022. Quando si era
affermata. È, peraltro, vero che il (la) presidente del Consiglio si conferma davanti a tutti gli altri leader, in quanto a gradimento popolare: 42%. Ben al di sopra, rispetto alla segretaria del Pd, Elly Schlein: 26%.
Tuttavia, un recente sondaggio di Demos mostra come l’azione del governo non soddisfi particolarmente i cittadini. Anche se, in generale, non li delude. Salvo alcune materie, molto importanti per la società. In particolar modo, la sanità e le tasse, che generano grande insoddisfazione. E, com’è noto, si tratta di argomenti “sensibili”. Certamente, fra i più considerati dagli italiani. Ma appare minoritaria anche la quota delle persone che, da quando è in carica questo governo, ritengono “migliorati” i servizi pubblici e la difesa dell’ambiente, il contrasto alla criminalità e il controllo dei flussi migratori. Argomenti centrali per i cittadini e nei programmi dei partiti della maggioranza di governo a sostegno di Giorgia Meloni. Che ottiene valutazioni più positive per quel che riguarda l’economia e il sistema produttivo, ma, soprattutto, il ruolo dell’Italia sul piano internazionale. Al quale il governo e Meloni, in prima persona, hanno riservato grande attenzione. Fin dall’inizio. Con incontri diretti – e personali – con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. E il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
I giudizi sull’azione del governo, prevedibilmente, riflettono la posizione politica dei cittadini. Di conseguenza, emerge un grado elevato di insoddisfazione fra i più vicini ai partiti di centrosinistra. Mentre, parallelamente, le opinioni divengono più positive fra quanti dichiarano la loro preferenza al centrodestra. Pareri particolarmente critici vengono espressi dai sostenitori del M5S e di Avs sulle politiche relative all’ambiente e, insieme al Pd, sulla sanità. Mentre, al contrario, le critiche sfumano nella base di centrodestra. E anche di Iv e Azione. Ma l’aspetto più evidente, che caratterizza l’opinione pubblica, è lo sguardo pessimista. Che non percepisce grandi cambiamenti, rispetto al passato recente. L’epoca del governo Meloni non sembra aver mutato lo sguardo dei cittadini. Che appare largamente “incerto”. O meglio, l’unica certezza è l’in-certezza. L’in-sicurezza. Che la (il) Presidente del Consiglio non pare avere intenzione di superare. Perché l’insicurezza fornisce buoni motivi a chi governa. Per dare forza alla propria posizione. Al proprio ruolo. D’altra parte, è ormai da molto tempo che alla base del consenso ci sono le paure. Le ideologie si sono dissolte da decenni. Insieme alla Prima Repubblica. Quando il voto era dettato da fratture storiche. Come l’anti-comunismo. Segnato dal muro che separava l’Occidente dall’Unione Sovietica e i suoi Paesi periferici. Ma oggi il muro non esiste più. Neppure in Italia. Dove il governo ha di fronte un’opposizione…timida. E disorientata.
Mentre anche “il polo dell’Occidente”, gli Stati Uniti, è divenuto un problema, più che un riferimento certo. Soprattutto dopo la ri-elezione di Donald Trump alla Presidenza. Così l’Europa e l’Italia sono divenuti, a loro volta, “periferici”. Stretti
nella morsa fra Putin e Trump. E quindi pervasi dall’in-sicurezza. Economica e politica. Anche perché l’Unione Europea non è mai divenuta veramente unita. Ma Unione di Paesi che seguono il proprio specifico percorso. Somma e coalizione di Paesi distinti e, spesso, distanti. Incapaci di costruire un esercito comune perché diffidenti verso gli altri Paesi europei. E, al tempo stesso, divisi al loro interno. Così l’Europa diventa una “terra di mezzo”. Fra i due storici Paesi dominanti. E l’Italia rischia di divenire la “periferia di mezzo”. Come percepiscono gli stessi cittadini. Che, per questa ragione, guardano con preoccupazione l’azione del governo. Ma, per la stessa ragione, dovrebbero opporsi quando il governo si distacca dal manifesto di Ventotene. Per un’Europa più libera e giusta. E più unita. Perché così anche noi …ci perdiamo.
(da La Repubblica)

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CANADA, IL NUOVO LEADER LIBERALE CARNEY: “ELEZIONI IL 28 APRILE. GLI AMERICANI VOGLIONO DISTRUGGERE LE NOSTRE VITE? LI FERMEREMO”

Marzo 24th, 2025 Riccardo Fucile

“TRUMP NON RIUSCIRA’ A SPEZZARCI”… UN’ONDATA DI SANO NAZIONALISMO STA RAFFORZANDO I LIBERALI NEI SONDAGGI

Il primo ministro canadese Mark Carney ha indetto le elezioni per il 28 aprile durante una conferenza stampa. Lo riporta la Bbc. Carney ha affermato di volere «un mandato forte e positivo dai miei concittadini canadesi» e ha aggiunto che ci sarà una campagna elettorale di cinque settimane prima del voto.
«Chiedo ai canadesi un mandato forte per affrontare il presidente Trump», ha dichiarato il capo del governo canadese che ha sostituito Justin Trudeau meno di 10 giorni fa. Il voto anticipato si terrà in un clima di guerra commerciale per i dazi e di crescenti tensioni con gli Stati Uniti.
«Stiamo affrontando la crisi più significativa della nostra vita a causa delle ingiustificate azioni commerciali del presidente Trump e delle sue minacce alla nostra sovranità», ha aggiunto Carney. «Vuole spezzarci, così l’America può possederci. Non permetteremo che ciò accada. Abbiamo superato lo shock, lo shock del tradimento, ma non potremo mai dimenticare la lezione. Dobbiamo prenderci cura di noi stessi. Dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro». Lo riporta il Guardian.
I liberali al governo, di cui Carney e l’ex primo ministro Justin Trudeau fanno parte, sembravano destinati a una storica sconfitta elettorale quest’anno, fino a quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha dichiarato una guerra commerciale al Canada. Trump ha ripetutamente affermato che il Canada dovrebbe diventare il 51° stato degli Stati Uniti. Gli attacchi quasi quotidiani di Trump alla sovranità del Canada hanno fatto infuriare i canadesi e hanno portato a un’ondata di nazionalismo che ha rafforzato i numeri nei sondaggi per i liberali.
(da agenzie)

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