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CARI FRATELLI D’ITALIA, ORA PARLATECI DI BIBBIANO: “NON CI FURONO BAMBINI SOTTRATTI”. SI SBRICIOLA IL CASTELLO ACCUSATORIO SUL “SISTEMA BIBBIANO”, IL PROCESSO SUL PRESUNTO BUSINESS DEI BAMBINI TOLTI A FAMIGLIE DEBOLI, GRAZIE A FALSE RELAZIONI, E ASSEGNATI A COPPIE GIUDICATE PIÙ ADATTE, È FINITO CON 11 ASSOLUZIONI

Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile

SOLO TRE CONDANNATI MA CON PENE (SOSPESE) LIEVI E BEN DISTANTI DALLE RICHIESTE DEI PM … IL PD PUNGE IL CENTRODESTRA CHE SI SCHIERÒ “CON I PICCOLI CHE NON SI TOCCANO”

«Non doversi procedere», «i fatti non sussistono», «non hanno commesso i fatti». Frasi ascoltate più e più volte, ieri al tribunale di Reggio Emilia a partire dalle 17 e 30, l’ora in cui è cominciata la lettura della sentenza di primo grado che ha sbriciolato uno dopo l’altro quasi tutti i circa 100 caPI d’imputazione al «sistema Bibbiano».
Il processo a quel business che secondo l’accusa vedeva i bambini tolti a famiglie deboli, grazie a false relazioni, e assegnati a coppie giudicate più adatte è finito con 11 assoluzioni. Dei 14 imputati, solo tre sono stati condannati ma con pene (sospese) lievi e ben distanti dalle richieste dell’accusa. È il caso, ma quello più eloquente, di Federica Anghinolfi, l’ex responsabile dei Servizi sociali della Val d’Enza — una decina di comuni nel Reggiano — ritenuta la «regista» di quel sistema
Per lei la pm Valentina Salvi aveva chiesto in tutto 15 anni per un lunghissimo elenco di reati: falso, frode processuale, inganno, truffa, violenza privata, calunnia e lesioni personali. Tutto spazzato via a parte il falso, addebito per cui il collegio presieduto da Sarah Iusto ha stabilito una pena di due anni. Ora Oliviero Mazza e Rossella Ognibene, gli avvocati di Anghinolfi, contrattaccano: «Oggi è stata affermata la totale infondatezza dei 60 capi di imputazione contestati. La condanna riguarda un solo aspetto amministrativo, ossia la presunta non corretta appostazione di una voce di bilancio per il pagamento di una
psicoterapia».
Tra le 11 assoluzioni c’è quella della psicoterapeuta Nadia
Bolognini, ex moglie di Claudio Foti, il celeberrimo collega, specializzato in temi dell’infanzia, definitivamente assolto dalla Cassazione dopo il rito abbreviato. Bolognini era la donna che per l’accusa aveva previsto l’uso dell’elettrochoc, «la strega che inseguiva i piccoli terrorizzandoli», scandisce l’avvocato Luca Bauccio che l’ha difesa e che adesso, visto che i reati (tra cui quello di lesioni) sono caduti parla di «dolorosa gogna finita». Assolta pure la neuropsichiatra Valentina Ucchino: «Termina un incubo — sorride l’avvocato Matteo Marchesini —, la relazione controfirmata dalla mia assistita sulle condizioni di un bimbo
era vera» e non falsificata per favorire l’affido.
Il «caso Bibbiano» divise la politica sin dal via dell’indagine, il 27 giugno 2019. Il centrodestra si schierò «con i piccoli che non si toccano». Giorgia Meloni si fece fotografare, all’ingresso di Bibbiano, con il cartello «siamo stati i primi ad arrivare, saremo gli ultimi ad andarcene». Simili le parole che giunsero da Matteo Salvini: «Chi ha sbagliato sulla pelle dei bambini deve pagare il doppio». Senza contare l’allora grillino Luigi Di Maio: «Mai col partito che toglieva alle famiglie i bambini».
E mentre dalla maggioranza non arrivano commenti, ora il Pd
ribalta lo scenario. «Chi ha strumentalizzato chieda scusa» ha sintetizzato il deputato Andrea Rossi, dem reggiano, ieri in aula. Dello stesso tenore il tweet di Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva: «Ora servirebbe solo una cosa: le scuse di Giorgia Meloni. Cari Fratelli d’Italia: adesso sì, parlateci di Bibbiano. O non avete il coraggio di farlo?»
(da agenzie)

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IN ITALIA HA VINTO IL NAZIONAL-QUALUNQUISMO DEL “MELUSCONI” -C’E’ UN FILO CHE UNISCE GIORGIA MELONI E SILVIO BERLUSCONI: DAI RAPPORTI OSTILI CON LA MAGISTRATURA ALL’OCCUPAZIONE DELLE TV, DALLA POLITICA ESTERA GESTITA À LA CARTE FINO ALLE RELAZIONI TURBOLENTE CON I CAPI DELLO STATO

Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile

BERLUSCONI ATTACCO’ SCALFARO E NAPOLITANO,, NEL 2008 MELONI HA PAVENTATO LA MESSA IN STATO DI ACCUSA PER ALTO TRADIMENTO DI MATTARELLA PERCHÉ AVEVA OSATO IMPEDIRE A UN IMPENITENTE ANTIEUROPEISTA, PAOLO SAVONA, DI DIVENTARE MINISTRO DELL’ECONOMIA

Giorgia Melusconi. Simili e speculari. Diversi in tutto e uguali per costituzione. Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni di primo acchito appaiono distanti, dicotomici e antitetici, ma sono anche simbiotici e in continuità. Rispetto a differenze, apparenti sostanziali, che marcano le caratteristiche bio-politiche, ci sono sinuose sovrapposizioni che delineano netta omogeneità di cultura politica.
Oltre le specificità su ciascuna tematica, ciò che rende i due politici fungibili è l’essere profondamente qualunquisti: una crasi, una figura antropolitica descrivibile quale Melusconi.Melusconi viaggia appaiato, mosso da congiunte idiosincrasie, parallele avversioni e comuni nemici. I rapporti con la magistratura nel solco di malcelata insofferenza, condita da attacchi sistematici. Del Cavaliere ne era la cifra distintiva,
ma anche «io sono Giorgia», dal 2022, ha incrementato le dichiarazioni ostili ai togati.
Per quanto diverso siano il pedigree processuale e la fedina penale, politicamente Melusconi non lesina attribuzioni di responsabilità al potere giudiziario per intralcio nell’applicazione di norme, siano esse ad personam, televisive o progetti di gestione dei migranti, ma saldamente contraltare delle «toghe rosse».
Strali di cui ha beneficiato il presidente dell’organo di autogoverno della magistratura: nel 2008 Meloni ha paventato la
messa in stato di accusa per alto tradimento o attentato alla Costituzione (figurarsi) di Sergio Mattarella perché aveva osato impedire a un impenitente antieuropeista, Paolo Savona, di diventare ministro dell’Economia.
Intemerate sistematiche contro i giornalisti, con editti e sberleffi, perché curiosi, impertinenti, irriverenti, insomma liberi. Melusconi ha poi un gusto acceso per la battuta sagace (B. era più efficace con le barzellette), il dileggio degli avversari, la costruzione del nemico e il controllo pervasivo dei media. L’ex leader di FI, da monopolista, con sprezzo per il ridicolo, aveva
sostenuto che l’opposizione guidava tv e quotidiani (anche esteri), e anche Meloni ha abilmente occupato caselle della tv di stato, enti e fondazioni culturali.
Il 2 giungo del 2025 Meloni ha annunciato che non ritirerà la scheda per i referendum, dileggiando la democrazia diretta dopo aver osannato il popolo. Berlusconi aveva invece partecipato attivamente al referendum del 2016: una divaricazione apparente perché Melusconi solletica l’antipolitica.
Melusconi mostra innata passione per il revisionismo storico, la banalizzazione del passato fascista, la riscrittura della
Costituzione. Un profluvio di menzogne volte a minimizzare il duce e il codazzo di criminali, dal «fece anche cose buone» al «non ha mai ammazzato nessuno», fino alla «villeggiatura» del confino e al «no all’Europa di Ventotene».
L’antieuropeismo è intercambiabile, sebbene l’ex Cavaliere fosse meno strutturato e più reattivo rispetto a presunte ingerenze di Bruxelles, mentre la capa di FdI rimanda al deliberato piano di scardinamento dell’Ue comune ai nazionalisti. E poi il socialista tedesco Martin Schulz, proposto da Berlusconi per il «ruolo di kapò» o la perenne tensione di
palazzo Chigi con la Francia di Emmanuel Macron, fino al tentativo di disgelo di queste ore che cela permali simil adolescenziali.
La politica estera gestita à la carte, mutando rapidamente con il contesto in forma di realismo estemporaneo. Memorabili gli amorosi sensi di Berlusconi con George W. Bush e con Vladimir Putin; analoga dinamica di Meloni con Joe Biden e Donald Trump e, prima del 2022, con lo zar.
Per certi aspetti sul piano umano la premier e l’ex leader di FI mostrano assonanze: guasconi, maschilisti, temperamento fumino. Un imprenditore prestato alla politica e una donna politica, che uscita dalla marginalità con l’intento di ridare lustro a una rinnovata Alleanza nazionale che non varcasse l’abiura finiana del fascismo «male assoluto», ha mostrato di essere meno politica/partitica di quanto credesse. Una filigrana lega i due. In Italia oggi prevale il nazionalqualunquismo di Melusconi.

(da Dagoreport)

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“SE GLI EUROPEI SONO AL SICURO, È SOLO PERCHÉ GLI UCRAINI STANNO RESISTENDO”: PARLA LA 41ENNE OLEKSANDRA MATVIICHUK, PREMIO NOBEL PER LA PACE NEL 2022

Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile

“SI È PARLATO POCO DI UOMINI E DONNE TORTURATI E VIOLENTATI. TORMENTATI CON LE SCOSSE ELETTRICHE AI GENITALI, LE DITA MOZZATE, LE UNGHIE STRAPPATE. UNA DONNA MI HA RACCONTATO COME I RUSSI HANNO USATO UN CUCCHIAIO PER CAVARLE UN OCCHIO … CI SONO 20 MILA BAMBINI UCRAINI DEPORTATI. CI SONO BAMBINI RAPITI NEGLI ORFANOTROFI

«Dopo tre anni chi non è coinvolto direttamente nel conflitto tende a perdere attenzione, è naturale, tanto più che l’Ucraina purtroppo non è l’unico teatro di guerra nel mondo. Ma chi è attaccato alla democrazia e alla libertà non può distrarsi. Se gli europei per adesso sono al sicuro, è solo perché gli ucraini stanno ancora resistendo. Se non riusciamo a fermarlo, Putin andrà avanti in Europa», dice Oleksandra Matviichuk, la 41enne avvocata ucraina che con il suo «Centro per le libertà civili» nel 2022 ha vinto il premio Nobel per la pace, e che oggi partecipa alla conferenza di Roma.
Uno degli aspetti più terribili dell’aggressione russa è il destino dei 20 mila bambini ucraini deportati. Che cosa sappiamo di loro?
«Sequestrandoli e facendo loro il lavaggio del cervello la Russia cerca di cancellare alla radice l’identità ucraina. Ci sono i bambini rapiti negli orfanotrofi, difficili da rintracciare perché viene cambiato loro non solo il nome ma anche luogo e data di nascita; poi quelli che non hanno più genitori, ma altri famigliari che li aspettano; e poi i bambini i cui genitori, arrestati dai russi, sono ancora vivi. Eppure vengono comunque dati in adozione a
famiglie russe. Purtroppo pochissimi tornano a casa».
Qual è l’impatto dei cambi di strategia del presidente americano Donald Trump?b «Da candidato aveva promesso che avrebbe portato la pace in 24 ore, e noi ucraini saremmo stati i primi a rallegrarcene. Quando è entrato alla Casa Bianca, Trump ha cominciato i negoziati ma la guerra non è mai stata così violenta. In questi mesi abbiamo sentito parlare molto di minerali, della visione storica di Putin, delle sue pretese territoriali, ma si è parlato poco delle persone. Prigionieri di guerra, uomini e donne, torturati e violentati. Persone tormentate con le scosse elettriche ai genitali, le dita mozzate, le unghie strappate. Ho parlato con centinaia di persone, una donna mi ha raccontato come i russi hanno usato un cucchiaio per cavarle un occhio».
Questo spiega la resistenza degli ucraini?
«È importante che l’opinione pubblica lo capisca. Non è questione di nazionalismo, di vivere più o meno allo stesso modo sotto la bandiera di uno Stato o di un altro, e allora in fondo che importa. Noi ucraini combattiamo per non venire torturati, uccisi e gettati nelle fosse comuni, perché i nostri
bambini non vengano rapiti. La resa e l’occupazione russa non diminuirebbero le sofferenze, le farebbero aumentare in modo ancora più spaventoso».
Pensa che l’Italia e gli altri Paesi europei siano vittime della propaganda russa?
«Lo sono tutti i Paesi, la Russia ha stanziato cifre enormi per influenzare le opinioni pubbliche occidentali, ed è facilitata da un momento storico globale in cui il digitale prende il sopravvento ed è sempre più difficile distinguerlo dal reale».
(da agenzie)

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LA FUGA DI NOTIZIE, IL DEEP STATE E RENZI: PERCHE’ GIORGIA MELONI E’ FURIOSA PER IL CASO ALMASRI

Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile

SI PROFILA L’OMISSIONE D’ATTI D’UFFICIO PER NORDIO, MA UN GOVERNO CHE LIBERA UN TORTURATORE DOVREBBE TOGLIERE IL DISTURBO IN MASSA

La rabbia sul tribunale dei ministri. E il rischio che la vicenda diventi una mina vagante per il governo. Le “cose turche” del capo di gabinetto di Nordio. E le bugie in Parlamento
La rabbia per la fuga di notizie sul tribunale dei ministri. Il rischio che il caso Almasri si trasformi in una mina vagante per il governo. E l’accusa al Deep State (e a Matteo Renzi) che ha deciso di mettere in difficoltà l’esecutivo. Giorgia Meloni è furiosa per le carte dell’accusa nei confronti dei ministri finite sui giornali. E per la frase su Signal da utilizzare per le comunicazioni. La risposta della premier sta tutta nella minaccia all’avvocata Giulia Bongiorno, che difende l’esecutivo, di indagare sulla fuga di notizie che ha all’improvviso riportato d’attualità un caso che doveva spegnersi. Dal punto di vista giudiziario gli indagati rischiano poco: la maggioranza di destra non darà mai l’autorizzazione al processo. Ma ora il punto politico. Come giustificare il fatto che Carlo Nordio abbia mentito al Parlamento?
Il caso Almasri
La storia è quella del generale libico Nijeem Osama Almasri e comincia il 18 gennaio, quando la Corte penale internazionale spicca un mandato d’arresto nei suoi confronti per crimini di guerra e contro l’umanità. L’accusa è di averli commessi nella prigione di Mitiga ( Tripoli) dal febbraio 2011. Il giorno dopo Almasri viene fermato a Torino e portato in carcere. Due giorni dopo sale su un volo di Stato per essere rimpatriato. Il Tribunale
ha concluso le indagini e a breve comunicherà la sua decisione. Due le strade possibili: archiviazione o richiesta di rinvio a giudizio per quattro membri del governo. Gli indagati sono la premier, i ministri Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano. Le ipotesi di reato vanno dal favoreggiamento, al peculato, all’omissione d’atti d’ufficio (contestata al solo Nordio).
L’accusa
Il documento più importante a sostegno dell’accusa è un’e-mail in cui la capo di gabinetto di Nordio Giusi Bartolozzi
raccomanda «massimo riserbo e cautela» nei contatti tra i dirigenti del Dipartimento affari di giustizia, suggerendo di utilizzare l’app criptata Signal per evitare comunicazioni ufficiali e tracciabili. Smentendo così la versione fornita da Nordio in parlamento, visto che il ministro aveva dichiarato che il suo dicastero era stato informato solo il giorno successivo. Secondo Nordio il governo non poteva riparare l’errore procedurale della Cpi. La comunicazione dimostra che il tempo c’era. E in un retroscena La Stampa spiega che l’accusa su Signal è inconsistente visto che le comunicazione che
contengono informazioni di intelligence vanno trattate con maggiore privacy.
Via Arenula e Palazzo Chigi
In ogni caso la testa di Bartolozzi è a rischio. Anche se a via Arenula dicono che del caso si è occupato Palazzo Chigi. Tanto che il tribunale dei ministri è stato invitato ad ascoltare Mantovano. E a decidere è stata direttamente lei. Che intanto vuole sfidare apertamente il deep state che ritiene responsabile della fuga di notizie. E che ha imbeccato Renzi. «Quando Renzi ha partecipato al podcast di Fedez la settimana scorsa si è capito
che qualcosa stava per accadere», confida un parlamentare di maggioranza al quotidiano. Che comincia a preparare il terreno anche per un’ipotesi più clamorosa. Ovvero quella dell’addio di Nordio al ministero. Nonostante sia il padre della riforma della giustizia voluta dalla maggioranza.
L’anello debole
Intanto Il Fatto Quotidiano riporta altri dettagli dalle carte. La comunicazione del 19 gennaio nella quale Bartolozzi scrive al capo DAG, Dipartimento Affari Giustizia del ministero Luigi Birritteri di usare Signal e non il protocollo ufficiale per le
comunicazioni sull’arresto di Almasri non è l’unica. A febbraio, subito dopo l’avvio dell’istruttoria, il tribunale chiede le carte al ministero. Il Dipartimento Affari Giustizia diretto da Luigi Birritteri manda tutte le carte. Bartolozzi a quel punto chiede quali atti siano stati trasmessi. Lui non risponde. E quella seconda mail potrebbe generare imbarazzo più della prima. Perché Bortolozzi cita direttamente Nordio.
Cose turche
Ma cosa ha detto Renzi per finire sulla graticola virtuale del governo? Nel podcast di Fedez e Mr Marra, su Youtube, Renzi
ha detto già un decina di giorni fa: «La prima carriera che vorrei separare è quella di Nordio dalla sua capo di gabinetto. Si chiama Bartolozzi e sta facendo delle cose turche». L’intervista è andata in onda lunedì 30 giugno ma era stata registrata prima. E Renzi sembra conoscere le carte del tribunale: «Quando andate in onda, lunedì (30 giugno, ndr)? Lo vedrete: c’è una vicenda complessa sul generale Almasri e su quello che ha fatto il Governo con la capo di gabinetto Bartolozzi, della serie come farsi una nuova amica». Poi l’anticipazi

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STILE VANNACCI

Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile

LA DESTRA CAFONA

E dunque il Vannacci ha salutato le dimissioni dall’Europarlamento della collega Carola Rackete postando una foto dei suoi polpacci non depilati. Se tirassimo in ballo il sessismo e il body shaming, il Vannacci se li appunterebbe al petto (depilato?) come medaglie al valore, considerandoli espressione di una visione del mondo decadente.
Invece vorrei esaminare la questione dal punto di vista della «sua» parte, quella della destra dura e pura, un cui fulgido esemplare abitava fino a qualche anno fa nel mio condominio. Il colonnello G. Nostalgico di Salò, nemico giurato di quella bizzarria che gli altri, certamente non lui, chiamavano progresso. Sempre elegantissimo e profumatissimo, sempre il primo ad aprire la porta alle signore, a cui faceva il baciamano sbattendo i tacchi. Non riesco neppure a immaginare come commenterebbe oggi il comportamento del Vannacci. Lui che alla Rackete avrebbe al massimo potuto dire: «Signorina, si copra quelle gambe: un po’ di contegno, perdiana!». Ma poi non lo avrebbe neanche detto, si sarebbe limitato a pensarlo, fulminandola con lo sguardo, ma facendole egualmente il baciamano.
Non è agli attivisti ambientali o al variopinto popolo dei diritti civili che il Vannacci deve una spiegazione. La deve al fantasma del colonnello G e di una destra che è esistita e molti di noi hanno ancora fatto in tempo a conoscere. Una destra a cui la destra che irride le donne senza neanche un residuo di galanteria sarebbe apparsa semplicemente cafona.
(da corriere.it)

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DIMENTICHIAMOCI I LIBERALI

Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile

LA MATRICE DI FORZA ITALIA E’ LA DESTRA ILLIBERALE, ALTRIMENTI NON SAREBBE ALLEATA CON I PEGGIORI POPULISTI: PIER SILVIO HA FATTO BENE A RICORDARCELO

Opportunamente, Pier Silvio Berlusconi ha stroncato sul nascere l’illusione che Forza Italia possa diventare per davvero un partito liberale (nel senso italiano classico: conservatore e democratico).
Presentando i palinsesti Mediaset ha definito “non prioritario” lo ius scholae, ovvero la legge che dichiarerebbe uguali ai nostri figli i compagni di scuola dei nostri figli.
Per altro, non si capisce per quale fortunato accidente un partito fondato da un miliardario innamorato solo di se stesso e dei propri quattrini, pioniere e quasi fondatore del populismo
mondiale, possa riempire in qualunque modo il più vistoso spazio vuoto della scena politica italiana: quello della destra liberale. Una destra mercatista in economia e diffidente del Welfare (come tutte le destre del mondo); e però laica, tollerante in campo culturale e aperta sul fronte dei diritti.
Questa destra, già gracile nel Novecento per via della gracilità della borghesia italiana, oggi è ridotta a qualche sparuto circolo culturale.
Da un paio d’anni, senza che un solo atto concreto possa suffragare la tesi, ogni tanto salta fuori la stramba idea che Forza
Italia, terza gamba di un governo dalla doppia anima nera (perfino più nera e dunque più antidemocratica e antieuropea, a ben vedere, quella della Lega che quella meloniana), possa passarsela da “liberale”.
Se così fosse, il governo cadrebbe entro cinque minuti, tanto inconciliabili sono il liberalismo e il populismo di destra. Ma così non è, e che sia il proprietario del partito (è tra i beni di famiglia, per quanto costoso) a definirlo con tanta chiarezza, aiuta a soffocare sul nascere ogni illusione. Forza Italia è al governo con Meloni e Salvini perché la matrice politica è la stessa: la destra illiberale.
(da repubblica.it)

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“L’ITALIA AGLI ITALIANI”: MA ORA AD ESPELLERCI SONO ORDE DI TURISTI

Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile

IL TRIONFO DEL SOVRANISMO ALL’ITALIANA

Milioni di stranieri ci invadono arrivando a bordo di carrette dei cieli, i cui sedili sono stati rimpiccioliti per farci stare più persone, dove si è costretti a pagare acqua e cibo a caro prezzo, e se in valigia porti un etto in più devi chiedere un’ipoteca. Un
traffico finanziato da entità chiamate Regioni che imbottiscono di milioni compagnie aeree straniere (217 milioni nel 2021 solo per RyanAir). Roba che, tra le altre cose, scredita i complottismi su Soros che paga gli scafisti! Soldi e sconti che arrivano anche da para-pubbliche società di gestione aeroportuale altrimenti destinate ad avere piste vuote nella “nazione” degli scali costruiti spesso a un’ora di distanza l’uno dall’altro (Comiso e Catania; Palermo e Trapani; Brescia e Verona, Bologna e Forlì) dove l’uno cannibalizza l’altro.
Una volta usciti dagli aeroporti con autobus da sei euro la massa
di stranieri irrompe in centro e occupa le città d’arte, espellendo gli italiani dalle proprie case (negli ultimi 10 anni, il centro di Roma ha perso quasi il 40% di residenti). Se l’italianità resiste perché il 75% delle nostre famiglie possiede una casa di proprietà, la restante parte che cerca un tetto (perché non può pagare un anticipo e/o ricevere un mutuo) si ritrova espulsa. Sfollati che dal centro città si spostano sempre più lontano per trovare una casa decente. “Il tuo b&b, il mio sfratto”. “Booking mafia”. Scritte sui muri forse vergate da studenti fuori sede in cerca di una stanza, genitori separati o giovani che vogliono
andarsene da casa di mammà.
Gli immobili invasi sono resi riconoscibili da grandi lucchetti a combinazione agganciati a balaustre e pali della luce per fare in modo che gli invasori senza alcun controllo possano entrare nei condomini dove resistono gli ultimi autoctoni e rendere la loro vita impossibile (magari si decidono a vendere?) tra valigie trascinate sulle scale all’alba o feste alcoliche notturne.
L’orda espelle gli italiani dai ristoranti con un subdolo meccanismo a noi sconosciuto: la prenotazione. Con mesi d’anticipo fissano tavoli anche in locali un tempo di quartiere
ma resi popolarissimi da una serie di finte recensioni social. Gli stranieri contaminano anche la cucina italiana perché qualsiasi scadente piatto venga servito loro diventa “Look at that! Delicious” ma soprattuto “So cheap!” (economico) perché a casa loro costa tutto il quadruplo. Talmente cheap che i ristoratori raddoppiano i prezzi: tanto i clienti (statunitensi, nordeuropei, britannici) non diminuiscono. Poco importa che così per gli italiani, i cui salari sono fermi da trent’anni, andare al ristorante diventa proibitivo se non impossibile. Esattamente come le ferie in paeselli della penisola un tempo accessibili ma
ormai trasformatisi in borghi: meta preferita per gli invasori perché for locals (gli italiani vanno cacciati dovunque si rifugino), con pensioni diventate luxury & wellness retreat e stabilimenti balneari che offrono mindfulness experience non più solo un ombrellone e una sdraio. Attività che finalmente fioriscono, dopo la crisi causata dal reddito di cittadinanza che impediva lo sfruttamento del precariato da Jobs act. Legittimati da Open to Meraviglia, campagna che ha convinto persino la venere di Botticelli a uscire dalla cornice per farsi un selfie, i turisti trasformano il patrimonio culturale italiano in sfondi per
autoscatti autoreferenziali. Sarebbe stato più utile indirizzarli verso le aree interne ormai abbandonate ma del resto l’obiettivo era “l’Italia agli Italiani”, la difesa dei confini e della “razza bianca” dagli sbarchi dei poveri cristi neri sui barconi. Poco importante se l’invasione quotidiana è un’altra e tocca l’apice con un miliardario straniero che si affitta la laguna, lasciando fuori casa persino dei venezianissimi residenti fino al giro di bomboniere. È il trionfo del sovranismo, ma all’italiana.
(da ilfattoquotidiano.it)

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IL 75% DELLA RICCHEZZA IN MANO AGLI OVER 50, COSI’ L’ITALIAHA FERMATO L’ASCENSORE SOCIALE

Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile

ALLARME PER LE GENERAZIONI PIU’ GIOVANI

L’Italia è uno dei Paesi sviluppati e democratici in cui la famiglia in cui si nasce pesa di più sulle opportunità di vita e viceversa la mobilità sociale è ridotta. Lo aveva già segnalato qualche anno fa, dopo la crisi del 2008 e prima di quella del Covid 19, uno studio Ocse, utilizzando non solo la nota metafora dell’ascensore sociale rotto, ma anche quella di “pavimenti e soffitti appiccicaticci”, per indicare che l’origine di nascita è altamente predittiva di dove ci si troverà da grandi nella stratificazione sociale ed economica.
Un fenomeno presente i altri Paesi, ma che in Italia appariva particolarmente forte. Lo conferma, in modo ulteriormente accentuato, una recentissima ricerca della Future proof Society
insieme al think tank Tortuga (La pesante eredità: ricchezza e (im)mobilità sociale tra le generazioni in Italia). Il rafforzamento della riproduzione intergenerazionale della disuguaglianza è la conseguenza di un sistema educativo e di istruzione che non riesce sempre a compensare adeguatamente le diseguaglianze nelle risorse materiali e culturali in cui crescono le nuove generazioni (si vedano a questo proposito anche gli ultimi dati delle prove Invalsi presentati ieri), di un mercato del lavoro in cui crescono i lavori poveri e i salari sono stagnanti, di una distribuzione della ricchezza sempre più sbilanciata: il 10% più
ricco della popolazione detiene il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera possiede appena il 7,4%. Negli ultimi dieci anni, questa disparità si è ulteriormente accentuata: la quota dal 10% più benestante è aumentata di 7 punti percentuali, a un ritmo doppio rispetto alla media europea, nonostante il valore assoluto dei patrimoni sia cresciuto meno che in altri paesi: una dimostrazione, secondo i ricercatori, del fatto che in Italia la crescita non solo è molto ridotta, ma fortemente sbilanciata.
Riprendendo dati della Banca d’Italia, lo studio segnala inoltre
che la ricchezza è detenuta in misura maggiore di un tempo dagli over cinquantenni (75%, di cui il 40% pensionati). Le generazioni oggi tra i 20 e i quarant’anni circa , Millennials e Generazione Z, non solo, come è naturale visto che hanno meno anni di potenziale accumulazione alle spalle, dispongono di una quota molto più piccola della ricchezza complessiva, ma anche di livelli di patrimonio nettamente inferiori (circa il 50% in meno) rispetto alle generazioni precedenti, Generazione X e Baby Boomer, alla stessa età. Stagnazione salariale, aumento del costo dell’abitazione, privatizzazione strisciante di alcuni beni
pubblici, a partire dalla sanità, più che una maggiore predisposizione al consumismo hanno ridotto la capacità di formarsi un patrimonio tra le generazioni più giovani, nonostante l’aumento, per quanto ancora troppo ridotto, dell’occupazione femminile che in molte famiglie consente un doppio reddito. Insieme alla stagnazione salariale e del mercato del lavoro, questo divario inter-generazionale nella dotazione patrimoniale accentua, appunto, il peso cruciale dell’origine familiare sulle chances di vita, anche oltre il raggiungimento dell’età adulta: sul poter comprarsi casa, cambiare lavoro per scelta e non perché lo si è perso, fare esperienze all’estero o farle fare ai propri figli, delegare ad altri parte del lavoro di cura (inclusa la cura degli anziani fragili) o dovervi fare fronte da sole.
Il paradosso di queste disuguaglianze intergenerazionali nella disponibilità di ricchezza è che le attualmente svantaggiate generazioni più giovani sono le potenziali eredi della ricchezza ora concentrata nelle mani di (una parte) della generazione anziana. È un fenomeno messo in luce qualche mese fa anche dall’Economist relativamente al Regno Unito (un altro paese
caratterizzato da grande concentrazione di ricchezza). La ricerca citata stima che nei prossimi venti anni l’Italia affronterà uno dei più grandi trasferimenti di ricchezza della storia, con oltre 6.400 miliardi di euro. Se nulla verrà cambiato nell’attuale sistema fiscale relativo ai passaggi ereditari, ciò comporterà un’ulteriore accentuazione delle diseguaglianze, perché, stante la concentrazione della ricchezza da un lato e la situazione demografica che vedrà poche figlie/i e nipoti ereditare grandi ricchezze, con scarsi, o nulli, effetti sulla crescita economica e sociale del paese, per creare benessere comune, stante l’esiguità
delle imposte sull’eredità. I ricercatori suggeriscono invece di utilizzare questo passaggio per investire in un miglioramento del sistema, riducendo le diseguaglianze e creando un contesto favorevole ad uno sviluppo equo e sostenibile. A questo scopo propongono di rivedere l’imposta di successione, aumentandola per i grandi patrimoni (sopra un milione di euro), allineandola alla normativa di paesi come Francia, Germania o Regno Unito. Oltre a contribuire a mettere ogni nuova generazione in condizioni di maggiore parità, come auspicava già Einaudi, il maggior gettito riequilibrerebbe parzialmente lo sbilanciamento
attuale tra tassazione del reddito da lavoro e tassazione della ricchezza, consentendo di alleggerire la prima. La proposta non è nuova, sembra molto ragionevole, persino limitativa (un milione di euro è una soglia molto alta). Ma proprio per questo temo che, come altre simili, troverà più opposizioni che consensi.
(da agenzie)

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NOVE INDAGATI PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE PER LE “RONDE ANTI-IMMIGRATI” DEI SOLITI NAZISTELLI

Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile

FANNO PARTE DELLA RETE ARTICOLO 52

Individuati nove membri della presunta rete ‘Articolo 52’ che nei mesi scorsi era apparsa sui social con contenuti violenti, filmati nel corso di quelle che sono state definite ‘ronde anti maranza’
Nella mattina di mercoledì 9 luglio la polizia ha eseguito perquisizioni tra le province di Milano, Pavia, Monza e Como delegate dalla procura di Milano nei confronti di nove italiani indagati a vario titolo per i reati di associazione a delinquere e istigazione a delinquere. Il gruppo si era costituito sotto il nome di ‘Articolo 52’ come chiaro riferimento all’articolo della Costituzione italiana che recita: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Le condotte erano state immortalate dagli stessi per rendere noto il loro operato: ronde cittadine punitive nei confronti di cittadini stranieri ritenuti – arbitrariamente responsabili di reati.
Le indagini
L’indagine è stata svolta dalla Digos di Milano e dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia postale Lombarda, con il coordinamento della Direzione centrale della polizia di prevenzione e del servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica. Gli agenti hanno ricostruito la struttura del gruppo, composto principalmente da residenti nell’hinterland di Milano e appartenenti all’area ideologica di estrema destra. I membri, tramite chat, organizzavano sopralluoghi e
pianificavano le azioni punitive nei confronti di quelli che venivano definiti ‘maranza’.
Il video in Darsena
Tutto è nato da un video, rintracciato e pubblicato anche da MilanoToday, diffuso sui social e che riprendeva un’aggressione avvenuta tra l’8 e il 9 marzo 2025 in zona Darsena ai danni di un giovane straniero accusato dalla ronda di aver appena rubato una collanina a un passante. Il filmato è stato ripubblicato da diverse pagine e su un canale Telegram chiamato ‘Gli orgogliosi’. La pagina social ‘Articolo 52’ ha poi rivendicato il pestaggio
“Finché lo Stato, in primis la magistratura corrotta e nemica del popolo, continuerà a ignorare, volutamente, questa situazione, le ronde continueranno e si moltiplicheranno in tutte le zone degradate – si leggeva nella descrizione del filmato pubblicato come reel -. Gli adepti al nostro Movimento anticrimine aumentano quotidianamente di numero. E si genererà qualcosa che non potrete fermare. Queste bestie se ne fregano della vostra debole e inutile giustizia. Se non c’è un braccio armato di solide manette, la legge rimane lettera morte e vile”. Il video aveva fatto il giro del web e molte persone si erano dette interessate a
partecipare a queste azioni.
Gli altri contenuti
Gli investigatori della polizia sono risaliti alla responsabilità di alcuni militanti del gruppo che l’11 marzo avevano diffuso un secondo video relativo a una precedente aggressione ai danni di un ragazzo accusato da loro di molestie. Anche un terzo filmato era stato diffuso e riprendeva un’ulteriore aggressione avvenuta il 28 marzo a San Siro descritta dal gruppo come “milizia del movimento anticrimine e anti maranza Articolo 52” che aveva “assaltato il parco dello spaccio”. Alcuni dei membri del
sodalizio avrebbero anche partecipato a presidi contro il degrado e l’immigrazione come quelli di Forza Nuova. Contestualmente la polizia postale ha monitorato le piattaforme digitali riuscendo a intercettare una riunione organizzata su Zoom dall’amministratore del gruppo Telegram ‘Articolo 52’.
(da agenzie)

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