Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
MELONI IMPARA A PROPRIE SPESE LA REGOLA DEL CINISMO INTERNAZIONALE: SE NON SEI SEDUTO AL TAVOLO, ALLORA SEI NEL MENU
La sovranista che voleva dare il Nobel per la Pace a Donald Trump è stata licenziata dal
capo. Il Presidente degli Stati Uniti la liquida come una mezza cartuccia senza coraggio dalle colonne del Corriere della Sera. Un brusco risveglio per Meloni che, dagli stand del Vinitaly, tenta di celare quel sapore amaro commentando il suo ‘licenziamento’ con la nonchalance di chi parla di tannini e retrogusti legnosi. Anche sul fronte degli accordi con lo stato di Israele, Meloni ritratta le dichiarazioni da lei stessa fatte poche ore prima, quando ne sosteneva l’inevitabilità. Che succede a Giorgia Meloni?
La sua è una triste parabola che ha inizio con un silenzio ostinato, lungo mesi, sulle centinaia di migliaia di civili palestinesi uccisi, feriti e deportati. Mentre scuole, ospedali e persino tendopoli venivano polverizzate, la “madre cristiana” non vedeva, non parlava, non disturbava, anzi forniva appoggio praticamente incondizionato, ad eccezione di qualche sparuta tiratina d’orecchie quando veniva compiuta un’azione particolarmente efferata sulla quale persino da parte sua sarebbe stato indecente tacere. Silenzio su Gaza, silenzio sul Libano, silenzio sull’Iran. Poi, d’improvviso, la giravolta: il mancato rinnovo degli accordi.
In merito alla sudditanza nei confronti di Trump, il nostro Presidente del Consiglio non ha fatto una piega di fronte alla barbarie dell’Ice, non una parola sui dazi, appoggio totale sul Venezuela, “non condanno né condivido” sull’Iran, nemmeno quando Trump minacciava “li rispediremo all’età della pietra”, oppure “un’intera civiltà morirà stanotte”.
Mentre l’escalation iniziava a mandare in rovina l’economia nazionale, Meloni è rimasta intrappolata tra il sovrano statunitense e l’alleato israeliano che, oltre a bombardare l’Iran, iniziava a replicare in Libano quanto fatto a Gaza. Eppure non è stato il massacro degli innocenti a farla ricredere: ci voleva l’attacco verbale al Papa, quello è stato il confine invalicabile.
La presa di posizione sulle parole di Trump e il mancato rinnovo dell’accordo con Israele sono giravolte che vengono oggi vendute come un ‘atto di forza e indipendenza’, mentre è evidente che si tratta di una manovra di emergenza di chi ha capito che il costo elettorale di questa complicità è diventato insostenibile. Il No al referendum e la caduta di Orban in Ungheria sono stati i rintocchi finali: rimasta senza un partner ideologico in Europa e con una sconfitta elettorale in casa, la premier cerca di smarcarsi.
Ma sono sempre il tempismo e la sostanza delle sue scelte a tradirla: come per le purghe arrivate dopo il referendum, è tardi per cercare di mostrarsi risoluta e, soprattutto, è oltremodo ridicolo avvertire l’urgenza di farlo per un attacco verbale al Pontefice dopo aver avallato più di uno sterminio senza batter ciglio. È partita con “Dio, Patria e Famiglia” e ha finito con “Dio, Trump e Famiglia”, sacrificando la sovranità della patria al sultano di turno.
Ed eccoci dunque all’epilogo di questa triste parabola: si palesa così il fallimento del sovranismo, di cui avevo scritto in precedenza. Con un benservito pubblico
arrivato da Washington, Giorgia Meloni impara a proprie spese la regola aurea del cinismo internazionale: se non sei seduto al tavolo, allora sei nel menu. Per anni la premier ha creduto di avere un posto d’onore tra i grandi; oggi scopre che il suo nome non era scritto sul segnaposto, bensì sulla lista delle portate. Non c’è alcuna autorevolezza nell’indignazione per il Papa dopo aver avallato massacri di bambini e civili innocenti. Resta l’immagine di un governo che ha barattato la dignità del paese per un’illusione di potenza, ritrovandosi oggi isolato e screditato dall’idolo sul quale aveva puntato tutto.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
LA CAMALEONTE ORA PROVA A RIPOSIZIONARSI DOPO AVER ASSECONDATO LE FOLLI SCELTE DI TRUMP E I SILENZI DI FRONTE AI CRIMINI DI NETANYAHU
Una batosta dietro l’altra. Dalla débâcle referendaria in poi a Giorgia Meloni non ne è
andata più una per il verso giusto. La Guerra del Golfo scatenata da Usa e Israele a ridosso della consultazione – “Non condanno né condivido”, si era barcamenata la premier per non prendere posizione – che ha fatto esplodere i prezzi dei carburanti; il deferimento dell’Italia all’Assemblea degli stati membri dalla Corte penale internazionale per il caso Almasri.
Il niet di Bruxelles alla richiesta di allentare i vincoli del Patto di Stabilità Ue – firmato senza colpo ferire dal governo italiano – per fronteggiare la crisi e, soprattutto, l’ultimo anno di legislatura prima delle prossime Politiche; la sconfitta dell’alleato Viktor Orbán in Ungheria, pietra miliare del sovranismo europeo; l’attacco senza precedenti di Trump a Papa Leone XIV che l’ha costretta, con mezza giornata di ritardo, a prendere le distanze (parole “inaccettabili”) dall’idolo che sognava di emulare – al punto da candidarlo perfino al Nobel per la pace – di fronte all’ondata di indignazione internazionale che ha travolto il presidente Usa.
Lo stesso Trump che ieri non ha perso tempo a scaricarla: “È lei che è inaccettabile”, ha detto il tycoon in un’intervista telefonica al Corriere della Sera all’indomani della presa di posizione della premier italiana in difesa del Pontefice. Poco prima, era stata proprio Meloni a far sapere che “il governo ha deciso di sospendere” – solo con tre anni di ritardo – “il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele”. Meglio tardi che mai, certo, almeno per la credibilità (e la dignità) dell’Italia nel mondo, pesantemente compromessa (e isolata) dalla sconsiderata azione dell’esecutivo.
Ma forse troppo tardi per quella della presidente del Consiglio e del suo governo. Che, nel tentativo di riposizionarsi per far dimenticare la sua totale sudditanza verso le folli scelte di Trump e gli incomprensibili silenzi di fronte agli atti criminali di Netanyahu, ha certificato il fallimento della politica estera del suo governo. La pacchia (e la farsa) per Giorgia stavolta pare sia finita davvero. Resta solo da calcolare l’entità dei danni arrecati all’Italia.
(da lanotiziagiornale.it)
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
I VOTI PARTITO PER PARTITO
Fratelli d’Italia tocca un nuovo minimo e scende al livello più basso dalle elezioni
europee, ovvero da giugno 2024. Oggi il partito di Meloni è dato al 28,4%. In retrocessione anche la Lega, al 7,1%. Nel centrodestra sale solo Forza Italia, che arriva all’8,5%. Decisamente più positivo il quadro nel campo largo: Partito democratico e M5s salgono entrambi, rispettivamente al 22,2% e al 12,6%. Vediamo nel dettaglio l’ultimo sondaggio di Termometro politico.
I consensi ai partiti
Non è più solo l’effetto referendum quello che sta facendo calare i consensi di Fratellid’Italia, ora al 28,4%. Nelle ultime settimane il partito di via della Scrofa si è trovato a fare i conti con una serie di scandali interni che hanno riguardato prima l’ex sottosegretario Andrea Delmastro, poi l’ex ministra Santanchè, dopo ancora il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
A queste vicende si sono aggiunte le tensioni internazionali. Ieri per la prima volta da quanto è tornato alla Casa Bianca, Donald Trump ha scaricato Giorgia Meloni, dopo che quest’ultima aveva deciso di prendere le distanze e andare in difesa di Papa Leone, anche lui finito nel mirino del tycoon. Un cambio di posizionamento strategico che potrebbe giovare ai consensi di FdI.
Nel resto del centrodestra, si segnala l’arretramento della Lega, al 7,1%, compensato dalla risalita di Forza Italia, all’8,5%. Negli azzurri proseguono i tentativi di rinnovamento richiesti dalla famiglia Berlusconi. Dopo le dimissioni di Gasparri da capogruppo al Senato, sostituito da Stefania Craxi, sono arrivate quelle di Paolo Barelli alla Camera e la conseguente nomina di Enrico Costa.
Nel centrosinistra, le due principali forze di opposizione risultano in aumento. Il Pd è al 22,2%: il distacco con FdI si è ridotto a circa sei punti. Il M5s invece, si attesta al 12,6%. Infine, Alleanza Verdi e Sinistra è ferma al 6,5%. Rimanendo all’interno del campo largo, si osserva da una parte il calo di +Europa, all’1,6%, dall’altra la crescita di Italia Viva, al 2,6%. In entrambi i casi si tratta di movimenti marginali che mantengono partiti su livelli abbastanza stabile.
Al di fuori delle coalizioni troviamo: a destra, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che ormai sembra essersi stabilizzato sul 3,2%; più verso il centro, Azione, in discesa al 3%, percentuale peggiore dall’inizio dell’anno.
(da Fanpage)
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
RENZI: “SCARICATA DAL SUO GURU”…CONTE: “PREVEDIBILE”
Dopo l’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, sono molte le reazioni del mondo politico italiano. In testa gli esponenti dell’opposizione.§Elly Schlein ha preso la parola nell’Aula di Montecitorio per difendere la premier “dopo i gravissimi attacchi del presidente americano Donald Trump, per avere doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone. L’Italia è un paese libero e sovrano e la nostra costituzione è chiara: l’Italia ripudia la guerra. Nessun leader straniero può permettersi di insultare e minacciare il nostro Paese e il nostro governo. Chiediamo su questo condanna unanime”.
Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, scrive su X: “Ecco le parole del presidente degli Stati Uniti: Meloni non ha coraggio, non la sento da tempo, non ha fatto nulla sulla sicurezza, ha fallito sui migranti, non lavora per giuste soluzioni energetiche. E questo, Donald Trump, che era il suo alleato: potete immaginarvi cosa dicono di lei gli altri?”. E aggiunge: “Giorgia Meloni viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru, dal suo leader. Da dopo il referendum ogni giorno un problema. Saranno 15 mesi di piano inclinato fino alle elezioni, il crollo è appena cominciato”.
Secondo il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, si tratta di una reazione prevedibile: “Gli attacchi non mi sorprendono. In questo contesto avevo cercato di avvertire che almeno la linearità e la chiarezza possono mettere un po’ al riparo. Invece l’ambiguità poi a un certo punto, come tutti i nodi, viene al pettine”.
Per Carlo Calenda, leader di Azione, “Meloni ha avuto coraggio a fare ciò che andava fatto da tempo: dire basta questo pazzo. Il che è già più di quello che hanno fatto tanti altri. E spero davvero che davanti a questo attacco di Trump al nostro paese saremo tutti compatti nel respingerlo al mittente”.
Sul caso interviene poi il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia: “La nostra condanna a Trump è ferma. Perché offendendo il presidente del Consiglio offende l’Italia intera. Non è accettabile, quindi massima vicinanza a Giorgia Meloni. A maggior ragione ci aspettiamo che lei diventi conseguente rispetto aquesta presa di distanza del suo ex punto di riferimento ideologico. È evidente che gli interessi italiani vanno in direzione opposta rispetto a quelli del presidente americano”.
(da agenzie)
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