L’ULTIMO, TRAGICO TAJANI: IN SETTIMANA IL VICEPREMIER SARÀ RICEVUTO DA MARINA BERLUSCONI. UN FACCIA A FACCIA CERCATO DAL SEGRETARIO DI FORZA ITALIA, PER PROVARE A FRENARE LA SLAVINA INTERNA, INNESCATA DALLA SCONFITTA AL REFERENDUM
IL MINISTRO DEGLI ESTERI NON SI FIDA DELLA MINORANZA INTERNA DEL SUO PARTITO CHE PREME PER SOSTITUIRE IL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA, PAOLO BARELLI, FEDELISSIMO E CONSUOCERO DEL SEGRETARIO… SI VA VERSO UNO STOP AI CONGRESSI REGIONALI DI FORZA ITALIA, PER IMPEDIRE A TAJANI DI BLINDARSI E DI GOVERNARE LA DELICATA FASE DI COMPOSIZIONE DELLE LISTE ELETTORALI
Mercoledì o giovedì, alla fine di una doppia trasferta a Kiev prima e a Belgrado poi, Antonio
Tajani incontrerà Marina Berlusconi. Un faccia a faccia fortemente cercato dal segretario di Forza Italia, per provare a frenare la slavina interna, innescata dalla sconfitta al referendum.
«Se si vuole dare una scossa al partito, concordiamola. Io non posso subirla». Questo il ragionamento che Tajani avrebbe condiviso con i suoi e vorrebbe portare alla figlia del fondatore del partito in quello che auspicherebbe come «un chiarimento definitivo, almeno fino al voto delle Politiche». Non per puntellare sé stesso, giura, ma per salvaguardare il partito.
Tajani non si fida della minoranza interna che da giorni preme per sostituire il capogruppo, fedelissimo e consuocero del segretario, Paolo Barelli, come ha già fatto con Maurizio Gasparri al Senato, dopo aver sollecitato e ottenuto il via libera dalla famiglia Berlusconi. «Se sostituiamo Barelli — il calcolo che Tajani vuole portare all’attenzione di Marina Berlusconi — non si fermeranno, il giorno dopo pretenderanno altro».
E «l’altro» è già emerso: bloccare i congressi regionali il cui iter è stato avviato dal segretario, con circolare formale, a meno di 24 ore dalla batosta elettorale.
Se questa è la strategia di Tajani, sul fronte della minoranza regna una calma apparente. A consigliare prudenza in parte è la paura delle elezioni anticipate, minacciate dalla premier.
Se la sostituzione di Barelli è congelata — «ma non certo abortita», sono sicuri i più attivi —, domani bisogna confermare l’impegno con Gasparri che deve essere eletto presidente della commissione Esteri e difesa.
Si attende uno stop ai congressi, per impedire a Tajani di blindarsi e di governare la delicata fase di composizione delle liste elettorali senza contraddittorio. Ma lo snodo fondamentale è ancora un altro: le nomine nelle aziende pubbliche.
Giovedì infatti si depositano le prime liste dei candidati alla guida di Poste, Eni, Enel, Terna. E Leonardo, su cui sono puntati gli occhi di tutti. E la partita interna alla maggioranza è cominciata da tempo. Per la presidenza al posto di Stefano Pontecorvo, Forza Italia vorrebbe Stefano Cuzzilla: già manager pubblico, sostenuto da Barelli. Fermare la candidatura di Cuzzilla sarebbe un segnale non meno potente della sostituzione del capogruppo.
Se invece Tajani riuscisse a difendere l’indicazione, dimostrerebbe l’autonomia di manovra che rivendica. Autonomia dalla sua minoranza. Ma dalla famiglia non si prescinde. Così Tajani andrà a chiedere di condividere i passi di quel rinnovamento che Marina Berlusconi chiede.
Del resto non è certo l’unico a parlare con i Berlusconi: nei prossimi giorni gli appuntamenti già fissati con la figlia del fondatore sono diversi.
(da agenzie)
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