GIORGIA MELONI HA CAPITO CHE IL SUO VERO AVVERSARIO E’ VANNACCI. I SONDAGGI CHE DANNO FUTURO NAZIONALE VICINO AL 5%, FANNO NAUFRAGARE LA STRATEGIA CHE ERA STATA CONCORDATA DA MELONI E SALVINI, OVVERO IGNORARE IL GENERALE
PER ARGINARNE L’AVANZATA LA DUCETTA ORDINA AI SUOI DI ESSERE PIÙ AGGRESSIVI: “MENO FAIR PLAY”… MA LA STATISTA DELLA SGARBATELLA RISCHIA DI FINIRE IN UN CUL DE SAC: UN’ALLEANZA CON VANNACCI NON È ACCETTABILE NÉ PER SALVINI NÉ PER MARINA BERLUSCONI (TANTOMENO PER L’“UCRAINO” FAZZOLARI). MA SENZA I VOTI DELL’ULTRADESTRA, NEL 2027, LA DUCETTA RISCHIA DI DOVER SALUTARE PALAZZO CHIGI
Gli ultimi sondaggi hanno lasciato tutti senza parole. Stroncando una strategia decisa da Giorgia Meloni e Matteo Salvini subito dopo l’addio di Roberto Vannacci dalla Lega: ignorare il generale, questa la linea, non confliggere con lui in modo da evitare che un atteggiamento oppositivo alimenti il consenso di Futuro nazionale.
Ecco: era tutto sbagliato, o quantomeno decisamente rivedibile. Le ultime rilevazioni riservate che circolano ai vertici di Fdi e del Carroccio suggeriscono infatti che gli elettori di centrodestra, e non solo dunque i quadri dirigenti, abbiano la sensazione che il leader di estrema destra sia parte di una coalizione, o comunque non ostile alla premier.
Da qui la decisione: qualcosa deve cambiare. Meno fair play. Voglia di far capire che quel voto non è “utile”, che anzi potrebbe aiutare la sinistra. E soprattutto spazio ai dubbi, che in queste ore sono prima di tutto di Giorgia Meloni: per la leader è difficile costruire un’alleanza con Fn, questo trapela da ambienti meloniani di massimo livello, assai improbabile legarsi a lui in vista delle politiche.
Il consigliere politico forse più stretto di Meloni, Giovanbattista Fazzolari, del generale non vuole sentire parlare: troppo filorusso per poter essere considerato un alleato praticabile. «La nostra generazione di quarantenni e cinquantenni – confidava ieri in Transatlantico l’influente responsabile del programma Fdi, Francesco Filini, a un collega meloniano – quella che ha militato nel Fronte della gioventù e poi in Alleanza nazionale fino a fondare Fratelli d’Italia e a governare il Paese, non ha praticamente niente a che vedere con tutto questo».
Né con Vannacci, né con la filosofia del generale al comando. Anche a via della Scrofa e nei gruppi parlamentari iniziano a pensarla così. A ridosso della scissione, anche Ignazio La Russa, sempre ascoltato dalla premier, aveva tracciato la strada:
restiamo vaghi, in modo tale che anche la sinistra tema un’alleanza dell’ultimo minuto ed eviti di alimentare il fenomeno Vannacci.
Il quadro sembra velocemente mutato. E Meloni è costretta a ragionare su un dato strutturale: almeno due alleati vivono con profondo disagio l’opzione di un patto con Vannacci.
Non piace a Marina Berlusconi, non può ovviamente piacere a Matteo Salvini, che rischia la leadership a causa di Futuro nazionale. E anche Fratelli d’Italia inizia a soffrire il “nemico a destra”, che non vota la fiducia all’esecutivo, non sostiene alcun provvedimento e picchia duro sull’attuale coalizione di governo.
“È uscito non dalla Lega – ricordava ieri Claudio Durigon, che ambisce a controllare il Carroccio nel centrosud – ma dall’intero centrodestra. Difficile in questo modo costruire qualcosa”.
Poi, certo, c’è Salvini che non può esagerare pubblicamente nello scontro, perché sa che fette di classe dirigente non aspettano altro per peggiorare l’emorragia di parlamentari convinti di lasciare i gruppi: «Se Vannacci è ben accetto? Io non chiudo mai niente a nessuno. Oggi c’è un centrodestra che governa in Italia e c’è qualcuno che quasi quotidianamente polemizza con il governo. È chiaro che se attacchi il governo e poi cambi idea…».
Le percentuali di Fn, incredibile ma vero, sono destinate anche a influenzare le scadenze elettorali. «Quando ci sarà la legge elettorale rifletteremo sulla data – diceva ieri Giovanni Donzelli – ma sicuramente sarà il 2027: che sia giugno oppure ottobre dipende da tanti fattori». Uno di questi, anche se il capo dell’organizzazione Fdi non lo ammetterebbe, è proprio la parabola di Vannacci nei sondaggi.
(da Dagoreport)
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