PER FAR FINIRE LA GUERRA, BASTAVA ARMARE DI PIÙ E MEGLIO KIEV: ZELENSKY ANNUNCIA CHE UN MISSILE FLAMINGO DI PRODUZIONE UCRAINA HA COLPITO UN IMPIANTO RUSSO A MILLE CHILOMETRI DAL CONFINE. IL CONFLITTO È ARRIVATO IN RUSSIA E PUTIN ORA HA PAURA
GIULIANO FERRARA: “LA GUERRA SAREBBE FINITA MOLTO PRIMA SENZA QUEL LIMITE MASOCHISTICO MESSO SULLE SPALLE DI UN ESERCITO E DI UN POPOLO EROICI” – “BASTAVA AUTORIZZARE L’IMPIEGO DELLE ARMI PER COLPIRE GLI APPROVVIGIONAMENTI ENERGETICI DELL’ESERCITO RUSSO, PER INFONDERE INSICUREZZA NEL PAESE DELLO ZAR”
Kiev ha colpito durante la notte un impianto militare russo a diverse centinaia di
chilometri a est di Mosca con missili di produzione ucraina, ha dichiarato oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, segnando un raro impiego dell’arma di punta del suo Paese.
“Ieri sera i missili ucraini FP-5 Flamingo hanno colpito un impianto militare a Cheboksary che fornisce all’esercito occupante componenti per droni e missili”, ha detto Zelensky. Cheboksary è la città principale della regione centrale russa della Ciuvascia, situata a 1.000 chilometri dal confine ucraino.
Il governatore della regione russa, Oleg Nikolayev, ha confermato che la città è stata colpita. “Questa mattina presto, Cheboksary è stata colpita da un attacco missilistico. Stiamo lavorando per determinare il numero delle vittime e l’entità dei danni alle infrastrutture”, ha dichiarato Nikolayev su Telegram.
L’Ucraina ha anche colpito una raffineria di petrolio nella regione russa di Samara, nonché una petroliera russa nel Mar Nero, secondo quanto riferito dallo Stato Maggiore ucraino.
Joe Biden e gli europei sono stati concordi per anni, dal 2022 […] fino al passaggio dell’amministrazione a Trump, con i suoi maneggi collusivi di Anchorage, sono stati concordi nel dire no all’escalation.
Ci sembrava una cretinata e lo scrivemmo qui ripetutamente. Quel no all’escalation significava: sì, vi armiamo, vi finanziamo, perché l’aggressione all’Ucraina è un’aggressione all’Europa e all’occidente, ma vi poniamo dei limiti, potete uccidere e essere uccisi, ma solo in territorio ucraino.
La guerra, come intuiscono adesso anche i piccini, sarebbe finita molto prima senza quel limite masochistico messo sulle spalle di un esercito e di un popolo eroici, con un risparmio effettivo di vite umane, di atroci sofferenze, di distruzione e ludibrio, aspettando il ritorno esiziale di Trump, che ora raccoglie al Madison Square Garden quanto ha seminato in Alaska e sta seminando in medio oriente.
Bastava non cedere alla retorica pseudopacifista dell’escalation da evitare a tutti i costi, e invece di dare inutilmente del macellaio a Putin, autorizzare l’impiego delle armi ucraine e occidentali per colpire gli approvvigionamenti energetici dell’esercito russo, per infondere insicurezza nel paese dello zar, per difendersi come sempre ci si difende nelle guerre e nella vita, con la deterrenza fatta di azioni altamente intollerabili per l’avversario o il nemico aggressore.
Oggi, con i suoi armamenti poveri ma non solo volenterosi, anche tecnologicamente astuti, la splendida Ucraina, che è lo scudo di tutti noi, colpisce in territorio russo e riscrive la storia di questa guerra smentendo le panzane e le riluttanze con le quali si alimentano solo sconfitte basate sul cosiddetto coraggio della bandiera bianca.
Quanto tempo, quanto terreno, quanta pace si è persa per la velleità di fare la guerra di difesa con un braccio legato dietro la schiena? I sapientoni dell’establishment politico e militare di Washington, anche quelli dell’onesto e tenace Biden e del Congresso a maggioranza democratica, dovranno una buona volta rifare i loro calcoli.
Intanto le paure di San Pietroburgo e di Mosca sono una garanzia per la trasformazione dello spirito del volontariato di Londra e Parigi in una strategia di controffensiva e di negoziato attraverso la forza che è la sola via per la pacificazione, almeno provvisoria, e per la punizione della protervia russa.
(da agenzie)
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